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  • Gli indignados, speranza dell’Europa

    domenica 17 luglio 2011

    Secondo l’Economist sono “il movimento di protesta più onesto”: quanti successi otterranno ancora?

    Gli indignados della Plaza del Sol “forse non sanno bene cosa vogliono, ma stanno iniziando ad ottenerlo”, dice l’Economist, che dedica una parte della sua sezione europea a descrivere l’evoluzione e le piccole conquiste che il movimento che è sceso in piazza in Spagna negli scorsi mesi – “toma la calle!”, dicono loro – è riuscito a portare a casa. Non è un caso, scrivono da Londra, che il candidato socialista per le presidenziali del prossimo anno, l’aspirante successore di Zapatero insomma, abbia promesso la riforma elettorale.
    TOMA LA CALLE – Secondo l’Economist, questa è una vittoria degli indignados.

    Dopo essere stato indicato come candidato alla corsa di primo ministro dal Partito Socialista al governo, Alfredo Perez Rubalcalba ha usato il suo discorso di accettazione per proporre la riforma elettorale. Il che potrebbe non sembrare granché. Ma che Rubalcalba proponga l’adozione del modello tedesco in Spagna, così da installare la rappresentanza proporzionale pur permettendo alle persone di scegliere i loro deputati locali, significa una concessione diretta al movimento che ha spontaneamente occupato le piazze a metà maggio, affermando che i politici “non li rappresentavano”.
    Non solo, ricorda l’Economist, anche la legge “sulla libertà di informazione” è stata approvata in Spagna sotto la pressione del movimento di piazza che ha occupato le strade delle città ispaniche in maniera del tutto spontanea. Giovani, precari, le nuove generazioni senza futuro sono scese in maniera evidente ed eclatante nel dibattito pubblico, a costo di forzare un po’ la mano. E non è detto che i loro successi debbano fermarsi qui. Ovviamente, dice la rivista londinese, il movimento ha ancora bisogno di crescere.
    Gli indignados, che affermano di non aver alcun leader, sono in effetti molto confusi riguardo a ciò che la loro protesta voglia significare. I loro dibattiti assembleari , populistici e tutti mirati a raccogliere il consenso sono dolorosamente lenti.

    ESTREMISTI? – Tuttavia “i politici ignorano gli indignados a proprio rischio e pericolo”. D’altronde, spiega un esperto di movimenti sociali, non si tratta di un vero e proprio movimento, ma più “di un sintomo” da non sottovalutare.

    I conservatori scaricano gli indignados bollandoli come estremisti. Alcuni li vedono come un gruppo estremista che si oppone al partito Popolare di Mariano Rajoy, che probabilmente vincerà le prossime elezioni.

    Un analisi corretta, quella della destra? Probabilmente no, dice l’Economist.
    Se questo è estremismo, perché il supporto per gli indignados continua a salire quando la lista comunista di Izquierda Unida ha soltanto il 4% dei voti? La risposta è che gli indignados non sono solo di sinistra. E’ vero che ci sono molte persone che provengono dall’estrema sinistra, ma ci sono anche liberali economici e centristi. Il movimento è tenuto unito dalle lamentele, non dalle soluzioni.

    Costi della politica, corruzione e legislazione penale che fa cadere la prescrizione come una tagliola nei procedimenti per i reati dei colletti bianchi; disoccupazione endemica, costo del lavoro, precarietà; l’astio diffuso contro le banche che il candidato socialista dovrà affrontare se spera di vincere le elezioni. Di tutto questo gli indignados si fanno portatori: qualcuno li ascolterà?

    FONTE

     
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