Due milioni di persone, circa la metà della popolazione di Nairobi, vive stipata sull'uno per cento del territorio cittadino, senza avere servizi pubblici essenziali.
Gli insediamenti abitativi precari di Nairobi, come qualunque altro insediamento umano, sono luoghi dove le persone vivono, lavorano, mangiano, dormono e crescono i loro figli. Le persone che vi abitano soffrono della carenza di servizi, non possono vantare alcun diritto sulle case in cui abitano e convivono con la paura di essere sgomberate in qualsiasi momento. Non avendo le politiche governative previsto abitazioni a basso costo o alternative a lungo termine, che vive nelle baracche ha come unica possibilità abitativa accessibile gli insediamenti abitativi precari.
Gli insediamenti abitativi precari di Nairobi, come qualunque altro insediamento umano, sono luoghi dove le persone vivono, lavorano, mangiano, dormono e crescono i loro figli. Le persone che vi abitano soffrono della carenza di servizi, non possono vantare alcun diritto sulle case in cui abitano e convivono con la paura di essere sgomberate in qualsiasi momento. Non avendo le politiche governative previsto abitazioni a basso costo o alternative a lungo termine, che vive nelle baracche ha come unica possibilità abitativa accessibile gli insediamenti abitativi precari.
- slum di Kibera ©Matteo Bordin
Solo il 24 per cento degli abitanti degli insediamenti di Nairobi ha accesso all'acqua portata da condutture; chi è costretto ad acquistarla da venditori privati deve pagare un costo, in media, sette volte superiore rispetto a quello pagato dalle persone benestanti, che usufruiscono dei servizi della Compagnia pubblica.
La scarsa qualità d'acqua, il consumo di acqua non pulita e le cattive condizioni delle tubature comportano un'alta incidenza di malattie quali colera, dissenteria e altre malattie collegate all'acqua, soprattutto per i bambini.
Nonostante la Legge sanitaria del Kenia (Kenyan Public Health Act) garantisca standard dettagliati sull'abitazione e sui servizi igienici, questa non è mai stata applicata negli insedimaneti di Nairobi, che non sono stati inclusi nella pianificazione urbana. Inoltre, i proprietari delle case qui presenti non vengono perseguiti dalle autorità locali quando realizzano condomini a uso residenziale e commerciale senza le necessarie fognature.
La scarsa qualità d'acqua, il consumo di acqua non pulita e le cattive condizioni delle tubature comportano un'alta incidenza di malattie quali colera, dissenteria e altre malattie collegate all'acqua, soprattutto per i bambini.
Nonostante la Legge sanitaria del Kenia (Kenyan Public Health Act) garantisca standard dettagliati sull'abitazione e sui servizi igienici, questa non è mai stata applicata negli insedimaneti di Nairobi, che non sono stati inclusi nella pianificazione urbana. Inoltre, i proprietari delle case qui presenti non vengono perseguiti dalle autorità locali quando realizzano condomini a uso residenziale e commerciale senza le necessarie fognature.
"I nostri bambini devono attraversare le acque di scolo e generalmente quando le condutture d'acqua - sotto o sopra la terra - esplodono, allora le acque di scolo vanno nell'acqua, che viene contaminata". Un residente a Mukuru Kwa Njeng
- slum di Kibera ©Matteo Bordin
Canali interrati realizzati a mano raccolgono le acque di scolo all'aperto e queste spesso entrano in contatto con le condutture dell'acqua o passano a ridosso delle abitazioni. La maggior parte dei residenti negli insediamenti usa come latrine delle buche sul terreno, ognuna delle quali viene utilizzata dalle 50 alle 150 persone.
Possono volerci anche 10 minuti per raggiungere i servizi igienici dalle abitazioni, un tragitto che si rivela molto pericoloso soprattutto per le donne. Molte, infatti, hanno subito stupri e altre forme di violenza mentre tentavano di recarsi a servizi igienici o latrine distanti da casa. Soprattutto col buio, la mancanza di servizi igienici e bagni vicino alle abitazioni pone le donne ad alto rischio di violenza, anche di stupro. Per alcune, le latrine sono il solo luogo dove lavarsi in privato, mentre altre possono utilizzare un piccolo bagno adiacente alle latrine. Queste sono condivise da decine di famiglie e sono spesso prive di igiene. L'inaccessibilità di questi servizi compromette gravemente il diritto alla privacy delle donne. Le scarse condizioni igieniche inoltre causano problemi di salute, provocando un aumento delle spese sanitarie per le famiglie.
Possono volerci anche 10 minuti per raggiungere i servizi igienici dalle abitazioni, un tragitto che si rivela molto pericoloso soprattutto per le donne. Molte, infatti, hanno subito stupri e altre forme di violenza mentre tentavano di recarsi a servizi igienici o latrine distanti da casa. Soprattutto col buio, la mancanza di servizi igienici e bagni vicino alle abitazioni pone le donne ad alto rischio di violenza, anche di stupro. Per alcune, le latrine sono il solo luogo dove lavarsi in privato, mentre altre possono utilizzare un piccolo bagno adiacente alle latrine. Queste sono condivise da decine di famiglie e sono spesso prive di igiene. L'inaccessibilità di questi servizi compromette gravemente il diritto alla privacy delle donne. Le scarse condizioni igieniche inoltre causano problemi di salute, provocando un aumento delle spese sanitarie per le famiglie.