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  • LE AGENZIE DI RATING PUNISCONO IL BEL PAESE:COSA C'E' SOTTO?

    venerdì 22 luglio 2011

    E’ il caso di chiederlo, visto che questi organismi internazionali sono ormai permanentemente sotto accusa da parte dei governi di tutti gli stati: cosa rende possibile da parte delle agenzie di rating il cosiddetto “downgrade” dei conti pubblici di un paese? In altre parole, cosa permette alle agenzie di abbassare i giudizi sulle finanze sovrane, condizionando in maniera così determinante il futuro economico di un paese?

    I CONTI DI UN PAESE – Ce lo spiega Foreign Policy, ricordando che il tema è di grandissima attualità dal momento che le agenzie hanno fatto di recente più o meno il bello e il cattivo tempo, dispensando tegole sui conti pubblici degli Usa (“potrebbero essere degradati”), su quelli del Portogallo (“i titoli di stato sono a livello spazzatura”), e analogamente, su quelli dell’Irlanda. Insomma, cosa permette ad un pool di tecnici assolutamente non controllati da nessun organismo internazionale, e che vivono sostanzialmente solo della loro fama, di condizionare le sorti dell’economia mondiale? E’ presto detto.I rating sono una misura di quanto rischioso possa essere un investimento in obbligazioni di quel paese; spaziano da AAA (il più alto grado) a C (il più basso). Un paese con un credito che ha un rating di BBB o più alto è considerato “investment grade”; sotto quel livello, “junk”.

    PREOCCUPAZIONI POLITICHE – I criteri su cui i raters si basano per dare i giudizi su un paese sono duplici: sono criteri economici, che analizzano quindi la situazione presente, e politici, ovvero che analizzano le intenzioni dei governanti per il futuro.I criteri economici includono le entrate del paese, le politiche fiscali e monetarie, la flessibilità nei budget, il livello di inflazione, il peso del debito pubblico, e l’andamento economico storico.Sulla base di questi criteri, ad esempio, dice FP, il rating degli Stati Uniti non potrebbe essere altro che “AAA”, se non fosse per le preoccupazioni politiche sulle azioni del governo.Washington potrebbe facilmente continuare a prendere in prestito soldi per pagare gli obbligazionisti. Ma se il Congresso e la Casa Bianca non riusciranno a trovare 14.3 miliardi di dollari entro il 2 agosto, non potranno pagare il debito.
    SILVIO E I RATINGS – Perciò, sono le preoccupazioni degli analisti sulle vicende politiche a imporre un calo nel rating; calo che, avverte, FP, non sempre è una tragedia: a meno che non si passi il grande scoglio, ovvero i propri titoli non diventino, improvvisamente, titoli “junk”, spazzatura.Le più grandi ed importanti società fiduciarie, come i pianificatori di pensioni e gli assicuratori, non possono investire in titoli junk. Questo vuol dire che paesi come Irlanda, Portogallo e Grecia hanno ora un gruppo ben più piccolo di investitori che possano comprare i loro bond. E chi lo farà potrà domandare un tasso di interesse ben più alto.Perché, e si capisce, il rischio è tanto. E non stupisce, dunque, che il governo di Silvio Berlusconi abbia affrontato una bocciatura tanto seria da parte del mercato borsistico, sostenuto in questa negatività dai dubbi di molti analisti finanziari internazionali e delle stesse agenzie di rating che, anche prima della manovra finanziaria, avevano declassato i conti pubblici italiani- prima che il vertice della Consob, Giuseppe Vegas, convocasse i raters per una audizione, in una mossa che molti hanno definito “inconcepibile” per gli Usa, dall’altra parte dell’Oceano: quando la tua intenzione politica è quella di scaricare il peso della manovra sulla prossima legislatura, tutto è meno che un’iniezione di fiducia che possa rassicurare i mercati: “Tanto”, equivale a dire, “ci penserà qualcun altro”.
    FONTE

     
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