Il ministro dell’Interno vuole sostituire il premier e rifondare il centrodestra con il sostegno di Alfano
Roberto Maroni ha ottenuto la prima, grande vittoria in Parlamento da quando ha lanciato la sfida al cerchio magico di Bossi per il controllo della Lega. Berlusconi è ormai un problema, e bisogna lavorare alla sua sostituzione con una figura più moderata, magari recuperando alla bisogna, per un nuovo governo di centrodestra, i voti dei figliol prodighi: Fini e Casini. Il controllo del gruppo alla Camera è essenziale, e oggi i maroniani hanno messo in stretta minoranza i fedeli di Marco Reguzzoni, vicini a Bossi e ancore legati a Berlusconi.
LA STERZATA DELLA LEGA – Seduto tra i banchi dei suoi deputati e non in quelli del governo, Roberto Maroni vigila sull’ultimo atto della sua strategia. I deputati leghisti eseguono le disposizioni, e votano a favore dell’arresto di Alfonso Papa: “Forse non tutti, ma 43 su 56 sono sicuri”, garantisce uno dei luogotenenti di Maroni alla Camera. Una strategia che va avanti da mesi, ma oggi “la Lega ha definitivamente sterzato”, assicura un ‘maronita’. Che fissa ormai con certezza il punto dello strappo finale: “A settembre, massimo ottobre, cambierà tutto”.
COME ROMPERE CON SILVIO ? - Adesso per Maroni e i suoi manca un tassello, la sostituzione del capogruppo. Reguzzoni era troppo vicino a Berlusconi, e impopolare tra i deputati padani, che volevano già avere Giacomo Stucchi come loro leader. Inoltre, la base leghista è molto più vicina alla strategia di Maroni, ovvero pensionare Berlusconi, piuttosto che seguire ad oltranza il patto d’Arcore, quanto continua a fare da mesi Bossi nonostante i proclami contrari. L’unico problema è ora trovare il modo per archiviare Berlusconi. I maroniani son sicuri di trovare un caso eclatante, anche se c’è da aspettarsi che il premier non cederà tanto facilmente. E chissà che pure Maroni non debba preoccuparsi di qualche casa all’estero, come Fini con il monolocale a Montecarlo.Quanto al casus belli che in autunno determinerà l’auspicato passo indietro di Berlusconi, gli uomini di Maroni non si mostrano preoccupati: “Da qui a due mesi qualcosa si trova senza dubbio…”. Una prima avvisaglia arriva da Roberto Castelli, che ha annunciato che domani non voterà il decreto di rifinanziamento delle missioni. Una decisione che il viceministro aveva anticipato a Bossi, in un colloquio avuto questa mattina a Milano. In ogni caso già ora i leghisti ‘maroniti’ cantano vittoria: “Ci siamo tolti un peso, era ora”, dicono nei capannelli in Transatlantico. E soprattutto “la base è con noi”. L’unica incognita che per ora resta è come si comporteranno i leghisti quando si voterà la richiesta di arresto per Marco Milanese. Ma più d’uno assicura: “Ormai la linea è tracciata”. E questo “vale anche per Saverio Romano”.
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