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  • Rai, lo scandalo della Struttura Delta così Berlusconi ha ingannato gli italiani

    sabato 9 luglio 2011


    L'attività di un sodalizio nel sistema pubblico televisivo per condizionare l'opinione pubblica e controllare tutta l'informazione. Al servizio di un solo uomo. Il presidente della Vigilanza Zavoli: fare chiarezza sulle telefonate inquietanti. Lei: nessun giudizio sommario


    In Rai, nel sistema pubblico televisivo, è stata all'opera - e nessuno può escludere che ancora lo sia, se solo si guarda a quel che combina ogni sera il direttore del Tg1 - un sodalizio che, al servizio di un solo uomo, proprietario di Mediaset e capo del governo, ha manipolato l'informazione. Ha corrotto il linguaggio. Ha falsificato la realtà. Ha concordato l'agenda dell'attenzione pubblica con il network concorrente. Ha schedato, discriminato e danneggiato i discordi, ovunque fossero in quell'azienda: nelle redazioni, sul palcoscenico, tra i funzionari e dirigenti della Rai.

    Il manipolo di infedeli (li si può definire così? O come altro li si può definire?) ha tradito i più elementari principi di correttezza aziendale e, quel che più conta, ha ingannato i telespettatori, i cittadini, l'opinione pubblica.

    È questo inganno lo scandalo perché - con un'informazione che nasconde i fatti, li manipola e li confonde, li omette o addirittura li sopprime - la libertà d'opinione viene umiliata, la possibilità del cittadino di formarsi in autonomia una convinzione sullo "stato delle cose" diventa una burla.

    A fronte di questo scandalo, è uno scandalo doppio l'indifferenza che vuole nascondere quel che è avvenuto e ancora avviene. Sono di palese evidenza le trascuratezze complici della politica, i silenzi colpevoli degli attori istituzionali. A cominciare dalla magistratura. Per dire meglio, dalla procura di Roma sempre all'altezza dell'antica definizione di "porto delle nebbie".

    L'inchiesta che consente di raccogliere le conversazioni del drappello di uomini di Berlusconi al lavoro, nel suo interesse, nel corpaccione della Rai nasce a Milano. S'indaga per una bancarotta fraudolenta. Quando i pubblici ministeri ascoltano quelle conversazioni saltano sulla sedia. La notizia di reato è limpida. Ipotizzano l'abuso d'ufficio, per cominciare. Impacchettano ogni cosa - intercettazioni e brogliacci - e spediscono i documenti a Roma, competente per territorio.

    Nella Capitale, l'affare è assegnato al dipartimento della pubblica amministrazione della Procura, diretto dall'"aggiunto" Achille Toro. La toga, oggi nei guai per aver violato il segreto istruttorio a vantaggio dei corrotti e corruttori del "sistema Protezione Civile", è sempre prudente quando in ballo ci sono interessi e destini politici. Lo sarà anche in questo caso. Prima di mettersi in movimento - e nonostante le intercettazioni confermino in modo nitido gli abusi - l'inchiesta s'affloscia in una frettolosa archiviazione. È soltanto la prima omissione, il primo nascondimento.

    Oggi con sotto gli occhi le interferenze dirette e indirette di Berlusconi e dei suoi uomini sulla programmazione e l'informazione della Rai qualcosa Viale Mazzini doveva muovere. Anche soltanto per dimostrare di essere ancora in vita. È un paradosso fragoroso: se oggi il direttore generale Lorenza Lei e il consiglio d'amministrazione, presieduto da Paolo Garimberti, possono presentarsi davanti alla commissione parlamentare di vigilanza con in mano una mossa, una replica, una qualche reazione allo scandalo, lo devono non alla loro personale volontà di fare chiarezza, ma alla determinazione di un alto dirigente (Gianfranco Comanducci), oggi vicedirettore generale, di uscire pulito dall'"affaire".

    È per sua iniziativa che la Rai ha messo in movimento la struttura aziendale dell'internal auditing che condurrà un'indagine interna. "Sia ben chiaro - dice però la Lei - che non mi presterò e non consentirò che l'azienda possa vedere pregiudicata la propria immagine sulla base di processi sommari, prima ancora che siano accertate eventuali responsabilità sulla base di fatti puntualmente dimostrati".


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    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/07/news/rai_cos_agiva_la_struttura_delta_lo_scandalo_della_struttura_delta_condizionare_l_opinione_pubblica_e_controllare_tutta_-18777977/?ref=HREC1-8

     
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