Nessun uomo è un’isola, specialmente sui mercati. Il nostro paniere di consumo racchiude gli sforzi di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e il nostro diritto di consumare dipende dalla nostra capacità di vendere a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Nel corso del secolo attuale il numero degli adulti che abiteranno i paesi più ricchi e produttivi si ridurrà di un terzo. Tutti noi saremmo più poveri.
Ci sarà un terzo in meno delle persone che guadagneranno profitti dalle imprese, che pagheranno tasse ai governi, compreranno case o auto, o andranno in vacanza. Partendo dal 2015 la popolazione adulta comincerà a declinare di circa il 2% all’anno. La produttività nelle nazioni industriali (prodotto per lavoratore) è cresciuta poco più del 2% dal 2000, secondo la Conference Board [1], quindi un declino del 2% nella popolazione in età lavorativa suggerisce che la produzione rimarrà più o meno la stessa nei paesi sviluppati.
Popolazione con un’età tra i 15 e i 59 anni, nelle regione più sviluppate
L’America è la grande eccezione al trend globale.
Popolazione adulta per regione (2010=100)
Stati Uniti, Canada e Australia sono quelle che hanno più frecce nel loro arco. Sono le uniche nazioni industriali in cui vale la pena investire nel lungo termine, ma il declino demografico nel resto del mondo sviluppato riguarderà anche loro. Ci saranno meno persone che compreranno le esportazioni statunitensi, e meno produttori di nuovi beni da oltre oceano.
il mondo in via di sviluppo? La popolazione adulta cinese cadrà da 915 milioni nel 2010 a solo 682 milioni nel 2050, un calo di più di un terzo. La popolazione adulta indiana crescerà di un terzo, ma andrà visto quanti di loro riusciranno a integrarsi nella fascia della modernità e quanti rimarranno intrappolati nella povertà. L’Africa, l’America Latina e il mondo arabo non hanno mai contribuito molto a parte le materie prime all’economia mondiale, e la produttività dei loro popoli non è da prendere in considerazione.
La bolla che è esplosa nel 2008 (vedi Waking from Lever-Lever Land, 25 dicembre 2008) è stata una delusione collettiva delle nazioni industrializzate del fatto che potessero generare notevoli profitti dagli investimenti malgrado il declino del numero di persone necessarie per produrre questi ritorni.
Ora che la delusione è sopita, i cittadini delle nazioni industrializzate non hanno altra scelta che accettare profitti più bassi dai propri investimenti, ridurre gli interventi del settore pubblico e un’esistenza più povera in generale. Dalla Wisconsin State House al Palazzo di Monte Citorio a Roma, la sola domanda da porsi e come i governi taglieranno la spesa e quanto.
La crisi è arrivata nel 2008, quando il leverage è collassato. Il dramma del debito dell’eurozona non è un dramma, è una negoziazione. C’è un paragone illuminante tra la crisi del debito municipale negli USA e quella del debito sovrano in Europa. La più corrotta città negli Stati Uniti è un rifugio di angeli paragonata a qualsiasi luogo dell’Europa meridionale.
Gli elettori che sono anche contribuenti hanno dato mandato ai politici di tagliare pesantemente le spese. In Wisconsin e in Minnesota, dove i governatori Repubblicani si sono scontrati con i sindacati del settore pubblico, si è arrivati a un confronto aperto. In soldoni, il sistema funziona perché gli stati e le città devono reperire i soldi dai propri residenti, e i contribuenti votano per eleggere le persone responsabili delle tasse e della spesa.
Gli impieghi statali e locali stanno cadendo rapidamente, con 21.000 licenziamenti solamente in giugno. Nel corso dell’anno passato, le città degli USA si sono liberate di 124.000 posti nell’educazione. I prestiti degli stati e delle città statunitensi sono caduti della metà nel corso di quest’anno, e il debito municipale ha migliori performance rispetto a qualsiasi altro titolo a reddito fisso.
In Europa, dove i governi nazionali e i burocrati di Bruxelles controllano la spesa per tutti, e gli elettori possono fare poco per i budget degli enti locali, non c’è una tale reattività. Il risultato è una battaglia tra i beneficiari delle larghezze del governo greco e i contribuenti tedeschi. Non ci sono incentivi per gli enti locali per smuovere il culo, perché non sono i soldi degli ateniesi che pagano gli stipendi pubblici di Atene. Gli indolenti europei dovrebbero guardare in fondo all’abisso prima di fare quello che gli stati e le città degli Stati Uniti hanno fatto spontaneamente.
Questo è il punto in cui le somiglianze si fermano. L’America ha abbastanza contribuenti per pagare i suoi obblighi a tutti i livelli del governo. L’eurozona perderà dal 30% al 40% dei suoi contribuenti potenziali alla metà del secolo. E a un certo punto, le obbligazioni emesse oggi dai governi italiano e spagnolo avranno lo stesso valore di quelle firmate dall’imperatore Romolo Augusto nel 475 d.C.
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Note:
1. 2011 Productivity Brief – Key Findings, The Conference Board, 2011.
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Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/MG15Dj01.html