• Medicina
  • Internet
  • Video
  • Maroni pronto per il dopo B.

    martedì 2 agosto 2011

    Lui continua a smentire, per carità. Ma tutte le sue mosse dell'ultimo mese non lasciano dubbi: il ministro dell'Interno si sta preparando a sostituire Silvio. Tessendo una tela che va da pezzi del Pdl al Pd


    E vedrai quando sarò presidente della Repubblica!". La dedica di tanto tempo fa racconta bene le ambizioni del giovane Bobo. E' scritta nitida sulla copia della biografia "Maroni, l'arciere", di Carlo Zanzi, l'autore, suo compagno al liceo Cairoli di Varese. Ma alla luce di quello che è successo negli ultimi giorni - il nome di Maroni evocato e approvato a destra e a sinistra (da Gianfranco Fini a Enrico Letta), la freddezza della combriccola Pdl (Denis Verdini ha il calore di una granita), il sorriso molto Udc di Roberto Rao (plenipotenziario casiniano) - il sottotitolo di quel libro appare ancora più significativo: "Scocca la freccia diplomatica del vice di Bossi, il "Barba" della Lega, l'uomo delle alleanze impossibili". 
    A quanto pare, è proprio così, a tanti anni di distanza. Roberto Maroni, quotazioni vertiginose nel caso di una futura premiership, ministro dell'Interno che ha portato ai padani lo scalpo promesso a Pontida, cioè lo smarcamento dal Pdl (l'autorizzazione a procedere nei confronti di Alfonso Papa votata con il centrosinistra), futuro ospite d'onore della festa dei Democratici a Pesaro a fine estate, quella freccia l'ha scoccata, ora. E ha centrato la mela della leadership berlusconiana in bolletta.

    Sarà lui l'arciere (è davvero bravo con l'arco) liberatore e salvifico di una macro stagione repubblicana che sta portando il Paese dritto dritto verso un default finanziario, economico, politico, etico? La faretra di Maroni, avvocato, tastierista, fondatore insieme a Umberto Bossi della Lega lombarda, in gioventù simpatizzante di Democrazia proletaria e questo conta, è piena di frecce. Le usa con molta parsimonia e per forza: per Silvio Berlusconi, affatto rassicurato da Umberto Bossi ("E' solo un ragazzo") è diventato il certificatore delle congiure di Palazzo. C'è Pier Ferdinando Casini sul piede di guerra (e la base della Lega approverebbe). C'è il Terzo Polo che non aspetta altro. E soprattutto il popolo della Lega non ci sta più a perdonare le gesta berlusconiane. Grandi manovre, certo. Bloccate in fieri da Fini e con gran mal di pancia di tutti, reo di aver lanciato l'apertura a un "governo Maroni", rovinando il lavoro delle segrete diplomazie. 
    Di fronte al consenso che monta, il ministro-arciere (figura che nella mitologia leghista ha un segno profondo, vedi la Robin Hood tax di Giulio Tremonti) non batte ciglio. E' uomo accorto tanto simpatico e suadente in privato quanto affilato e scaltro nella strategia. Diffidente come un poliziotto in servizio (al ministero raccontano che ha le stimmate di un capo della Polizia). Mai contaminato dalla Roma dei poteri apparenti, né da quelli del Cupolone, laico fino al midollo. Sfiorato però dai clamori di compleanni piuttosto sfavillanti della sua portavoce Isabella Votino, molto bella, giovane e campana (un'anti valchiria padana), inseparabile amica dell'imprenditrice Luisa Todini, e dalle dichiarazioni di Fabrizio Corona (poi querelato) che l'aveva "paparazzato" con la suddetta Votino.

    Sono anni che lavora alla costruzione di uno scacchiere di un potere grigio, da prima Repubblica paradossalmente: le nomine dei prefetti, simboli dell'odiato centralismo romano (i due fedelissimi, Angela Pria, capo dipartimento Affari interni e territoriali, e Giuseppe Procaccini, capo di gabinetto) condivise con l'opposizione che informa e consulta anche tramite il Pd Daniele Marantelli, detto il leghista rosso, ambasciatore di Pier Luigi Bersani (con cui il ministro è in ottimi rapporti), spesso in macchina insieme nei viaggi settimanali Varese-Roma. Il monitoraggio costante dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani. Il cuore dello Stato, il cuore del Paese, il controllo del territorio. Sopravvissuto all'emergenza clandestini, sfumato il suo anti europeismo, non troppo speso sui ministeri al Nord, Maroni è riuscito a impersonare l'immagine di una Lega dialogante e non becera (anche se molti gli riconoscono una nascosta arroganza) trasformandosi nella negazione di quell'alibi sventolato da anni: non c'è alternativa al Cavaliere, e dunque così sia.



    CONTINUA A LEGGERE...

     
    Free Italy © 2011 | Designed by RumahDijual, in collaboration with Online Casino, Uncharted 3 and MW3 Forum