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  • LE GAFFE DEL TROTA:MAOMETTO ERA IL FIGLIO DI MAO.PAROLA DI RENZO BOSSI

    venerdì 23 settembre 2011

    L’autonomia è dare un nome alle macchine. Maometto era figlio di Mao. La colonia penale è un profumo per organo sessuale maschile. I reggiseni a balconcino fanno venire le vertigini. Chi l’ha detto? Il Trota!
    Le frasi sono alcuni degli esempi della pagina Facebook “Il Trota ha detto”, in cui circa settemila fan sono riuniti in nome di un’unica passione: quella per la sopraffina intelligenza di Renzo Bossi.
    Un mito, con un’espressione sempre sbalordita della vita e un lessico da terza elementare. La classe sufficiente, con tutta evidenza, a diventare consigliere regionale.
    Così il figliol prodigo diventa un mito, l’icona della sciocchezza, il diversamente arguto, tanto che, afferma uno dei suoi personali sostenitori, persino i carabinieri hanno inventato barzellette su di lui.
    Eppure il Senatùr non manca di elogiarlo, seppur indirettamente. Nei giorni scorsi, quando ha pubblicamente rivelato la speranza di non avere un figlio al di fuori della normalità, cioè, a suo dire, omosessuale, è come se avesse fatto accennato al celodurismo del suo pescione preferito. Che non è ancora diventato un delfino in piena regola ma sarà comunque riconoscente al genitore, come afferma uno dei fan: «Il Trota – scrive – ha detto che quando avrà un figlio lo chiamerà come suo padre: Papà».
    Non mancano, poi, i complimenti all’arguzia tipica di Renzino in fatto di web, dopotutto da responsabile del Carroccio per i media ha già mostrato, con un suo intervento video diventato celebre, una certa compassionevole incompetenza. Ma i nemici di Facebook, più cattivi dei comunisti, perché non mangiano solo i bambini ma anche i ragazzotti grandi e grossi come lui, mettono in dubbio conosca persino l’a-b-c della Rete. C’è chi si azzarda a dire: «Il Trota non usa la posta elettronica perché ha paura di prendere la scossa». Oppure chi minimizza persino le sue competenze casalinghe: «Il Trota quando ha visto un quadro elettrico ha chiesto chi fosse il pittore».
    Insomma, evviva la carriera politica di Renzo. Si merita tutto: stipendio, riconoscimenti, promozione alle più alte sfere dei vertici leghisti. Ha una gran dote, che i romani sintetizzerebbero così: a Trota, facce ride. Dai, Renzì, almeno quello.

    FONTE

     
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