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  • L'importanza delle parole

    giovedì 22 settembre 2011




    Come dice il giornalista e scrittore Marco Travaglio, la vera rivoluzione che dovremmo fare in Italia è la rivoluzione del linguaggio e delle parole. Perché in questo paese ormai si dice di tutto, senza rendersi veramente conto di quello che si dice. La corruzione delle istituzioni ha influenzato perfino il linguaggio che è diventato altrettanto corrotto. Marco Pannella ne è un esempio lampante. Il leader dei radicali infatti ha cominciato l'ennesimo sciopero della fame e della sete per promuovere la sua battaglia contro l'AMNISTIA. Secondo Pannella, l'amnistia, e' un provvedimento ''non negoziabile''.'Ho sempre detto amnistia per tutti”. Questa si chiama istigazione a delinquere. Dire una cosa del genere significa dire ai criminali e potenziali tali “prego, fate quello che vi pare, tanto non vi succede niente”. Me lo immagino Pannella che tornando a casa, trova la serratura scassata ed entrando si accorge che è stato vittima di una rapina e al posto di chiamare i carabinieri dice "va bè, è giusto così. Se chiamo i carabinieri poi magari trovano i ladri che in prigione non saprebbero dove mettere". Possibile che la mancanza di cibo e di acqua gli abbia dato alla testa? Che in Italia il problema delle carceri sia serio non c'è nessun dubbio. Il numero di detenuti per ogni 100 posti letto in Italia è di 148,2. Ma la soluzione non è certo il “liberi tutti” dell'amnistia. Ha ragione il ministro della giustizia Nitto Palma quando dice che l'amnistia come soluzione per il sovraffollamento carcerario ''non è percorribile politicamente'' ma ci sono ''altre strade tra cui la depenalizzazione”. Depenalizzazione dei reati minori, si intende. Non certo di reati come il falso in bilancio che il governo Berlusconi vergognosamente ha depenalizzato nel 2002(chissà, forse i cinque processi che Berlusconi aveva in corso per falso in bilancio centravano qualcosa).

    Un altro che non si rende minimamente conto di quello che dice è Giorgio Napolitano che oggi ha mandato un messaggio ad Hamid Karzai, presidente dell'Afghanistan:”La notizia della grave azione terroristica che ha provocato la morte dell'ex Presidente Burhanuddin Rabbani, Capo dell'Alto Consiglio per la Pace, e di altri afghani impegnati in prima linea per la pace e la riconciliazione nazionale, mi ha profondamente addolorato. Questo vile attentato non potrà minare la determinazione del suo Paese, assistito in questa fase di transizione da tutta la comunità internazionale, a perseguire, con coraggio e responsabilità, condivisi obiettivi di stabilità, di rafforzamento delle istituzioni democratiche e della propria ownership e progresso sociale. Su questa strada l'Italia sarà anche in futuro al fianco dell'amica nazione afgana. Con sentimenti di affettuosa partecipazione le esprimo in quest'ora di dolore il cordoglio e la affettuosa vicinanza di tutto il popolo italiano e mio personale”. Napolitano non sa alcuno cosette. Come per esempio che Karzai è un fantoccio messo lì dagli americani. Eletto per elezioni libere quanto possono essere libere delle elezioni in un paese che ha una minacciosa presenza sul territorio di 70mila soldati stranieri. Karzai è stato per anni un consulente per la multinazionale americana Unocal. Guarda caso, nel 1997 il Mullah Omar, leader dell'Afghanistan pre-americano, decide di affidare la costruzione del gasdotto che va dal Turkmenistan al Pakistan attraverso l'Afghanistan, alla Bridas argentina diretta dall'italiano Carlo Bulgheroni, invece che alla stessa multinazionale americana Unocal, che ha al suo interno Dick Cheney, Condoleezza Rice e altri personaggi che poi faranno parte del governo Bush. Bush che poi decise, guarda caso anche questa volta, di invadere l'Afghanistan. Non c'era un solo afgano nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle e il Pentagono. Non c'era un afgano neanche nelle presunte cellule di Al Quaeda scoperte dopo gli attentati. C'erano arabi sauditi, giordani, egiziani, marocchini, tunisini, algerini, yemeniti, inglesi, tedeschi e belgi di origine araba. Ma afgani no. Afghanistan che è stato distrutto dagli americani non solo da un punto di vista materiale. L'occidente oltre a questo ci ha aggiunto anche la distruzione dell'economia, della società, della mentalità, dei valori e delle tradizioni. Ashraf Ghani, un medico afghano che ha svolto il dottorato alla Columbia University e che è stato, fra le altre cose, funzionario della Banca Mondiale, ha detto “Nel 2001 eravamo poveri ma avevamo la nostra moralità. I miliardi di dollari che hanno inondato il paese ci hanno tolto l'integrità, la fiducia l'uno nell'altro”. Tanto per fare un esempio, con l'arrivo degli americani, in Afghanistan sono comparsi i primi bordelli, seppur mascherati da ristoranti cinesi. Molti non se lo immaginano neanche, ma nel 2000 il Mullah Omar, a capo del movimento talebano che governava il paese prima degli americani, vieta la produzione dell'oppio perché il Corano vieta chiaramente sia la produzione che la consumazione di sostanze stupefacenti. E per il Mullah Omar il Corano è una cosa seria. Così i talebani riuscirono nella straordinaria impresa di far crollare la produzione di oppio in Afganistan pressoché allo zero percento. Oggi, dopo 10 anni di governo americano, l'Afghanistan produce il 93% dell'oppio mondiale. É questo il “ rafforzamento delle istituzioni democratiche”, i “condivisi obiettivi di stabilità” e il “progresso sociale” di cui parla Napolitano? La prossima volta che dice qualcosa, qualcuno almeno abbia la decenza di spiegargli come vanno veramente le cose.


     
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