Con il bavaglio alla stampa c’è il rischio che arrivi anche il bavaglino a Facebook e alle sue bacheche. E decisivo, ancora una volta, sarà il voto della Giunta delle Autorizzazioni della Camera, investita del caso a norma di legge.

Il maresciallo della Croce Rossa Vincenzo Lo Zito, idolo della rete per la sua azione moralizzatrice all'interno della prestigiosa associazione e “tutelato” dal Partito dei militari di cui è segretario il radicale Maurizio Turco, è indagato a Roma per vilipendio alle istituzioni della Repubblica. Il sostituto procuratore Francesco Minisci lo ha iscritto al registro il 7 luglio scorso e il 21 ha trasmesso il fascicolo alla Giunta della Camera per chiedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del cittadino Lo Zito. Di verificare cioè se esistono o meno i presupposti per continuare ad indagare sul maresciallo e su quello che scrive sul suo blog. La richiesta, che vale per tutti i citadini indagati per vilipendio, è un filtro in più, per tutti i cittadini, a tutela e garanzia, in questo caso, anche della libertà di opinione e di espressione.
Nell'atto inviato alla Giunta, il pm Minisci elenca gli indizi dell'eventuale reato. “Lo Zito Vincenzo, mediante un proprio blog su internet e diversi interventi sul social network Facebook, pubblicamente vilipendeva la Repubblica, il Parlamento, il Governo e i suoi membri”. Segue un lungo elenco di slogan e pensieri del maresciallo Lo Zito. Del tipo: «Il ministro La Russa ci manda a scopare per strada a Napoli» riferito a quando i militari furono impiegati per l'emergenza rifiuti a Napoli; «il caro Silvio non poteva scegliere conduzione migliore al Pdl, baciamo le mani Angelino» riferito a quando l'ex ministro della Giustizia è diventato segretario politico del Pdl. E ancora, in prossimità dell’approvazione alla Camera del processo breve, ennesima legge ad personam ma anche tagliola per migliaia di processi e casi di clamorosa ingiustizia: «Oggi il verme di Arcore, noto anche c... f.....(epiteto tratto da intercettazioni del caso Ruby, ndr) otterrà dalla sua maggioranza di nominati e comprati, mignotte comprese, l’immunità perpetua da ogni processo; nulla importa a questi banditi che decine di migliaia di vittime non avranno più la speranza di ottenere giustizia». Lo Zito ha esternato anche quando il governo ha approvato il nucleare: «E’ arrivato il nucleare in Italia, Berlusconi apri la bocca, inspira bene e cerca di scoreggiare in Parlamento». Infine, a proposito di intercettazioni tra il premier e le fanciulle di Arcore: «A bugiardo cazzarone, avevi detto di non usare più il telefonino. Chi è la mignotta di turno».
Indubbiamente i pensieri on line del maresciallo non brillano per raffinatezza. Come del resto non brillano certe barzellette o esternazioni del premier. Però esprimono un punto di vista in merito a fatti di grande attualità e che fanno molto discutere. La Giunta della Camera ha preso tempo e ha chiesto nuovi atti, specie quelli circa la causa per calunnia (archiviata) nata dalla denuncia di Lo Zito nei confronti di Maria Teresa Letta, sorella del sottosegretario e presidente del Comitato Cri Abruzzo, per illeciti nella gestione dei fondi della Croce Rossa. Perplessa Donatella Ferranti (Pd): «L’accusa di vilipendio è molto grave. Colpisce però che una norma nata a tutela dei cittadini rischi di diventare strumento per limitare la libertà di opinione». Sono rari i precedenti nella storia della Giunta. E’ la prima volta che nel mirino finisce la bacheca di Facebook.
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