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  • IL LINGUAGGIO DELLA VERGOGNA

    domenica 10 luglio 2011


    Dalle intercettazioni, lo spaccato dell'Italia peggiore, tra uomini cortigiani e donne al servizio del Capo. Lontana una figura come quella dell'Anselmi, che lottò con coraggio per far emergere la verità sulla P2

    Anna VinciScopro, come tante cittadine e cittadini, nei resoconti delle intercettazioni, il linguaggio nascosto di giornalisti e varia umanità stazionata, parcheggiata in Rai - servizio pubblico - quali custodi delle peggiori connivenze dellʼaffarismo becero, del luciferino baratto: la tua anima per un pugno di cocuzze...
    Non cʼera un gioco della nostra infanzia che recitava "...una cocuzza, tutto il cocuzzaro"? Nel linguaggio di Mimun non cʼè eco della grazia e dellʼallegria dellʼinfanzia. Solo la malinconia di un linguaggio povero, che usato parlando di denari pubblici, di un bene pubblico, al servizio dei cittadini, da un signore di mezza età - classe dirigente - fa pensare a inquietanti regressioni: non volersi vedere per quello che si è, coprire con una risata, uno sberleffo, la vergogna del baratto. Non potendo più giocare a chi, con il proprio pipino, fa il getto più lungo o ha il pipino più lungo, ci si misura sul livello di vicinanza al Capo, che oltretutto tutti sanno - e osano appena sussurrarlo a se stessi - ha il pipino difficoltoso, ma si può sempre ricorrere alle "pompette".
    Andando avanti nella lettura, prendiamo atto che i protagonisti di questa vergogna nazionale, si lasciano andare a espressioni violente, a vezzi da bande di giovani maschi di periferie urbane. Forse non sono neanche bravi servi. Quali sono quelli bravi? Dovremmo girare la domanda al molto intelligente Giuliano Ferrara. Il camaleonte di tante battaglie perse, il grande zelig nostrano, infatti, conosce le varie sfaccettature della servitù, per esperienza diretta, consolidata pratica, ammantate di spregiudicatezza, e di raffinata libertà di pensiero: semplice priapismo intellettuale tanto in voga.
    Da queste intercettazioni, la volgarità e la ferocia sembrano colpire indistintamente donne e uomini, senza, appunto, distinzione di genere. E ritorno, sullʼonda di questa considerazione, agli incontri, di questi mesi in giro per lʼItalia a presentare il mio libro - mi si scusi la nota autoreferenziale che sempre getta unʼombra di stantio nei discorsi, e dʼinteresse privato in una discussione.



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