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  • Politici e controversie giudiziarie:Il Governo

    domenica 3 luglio 2011

    1)Gianni Letta (FI-PdL)   Sottosegretario del Consiglio dei Ministri
    Procedimenti e indagini giudiziarie
    L'8 aprile del 1993 il vicepresidente della Fininvest Comunicazioni, Gianni Letta, interrogato dal magistrato Antonio Di Pietro, ammise che nel 1988 l'allora segretario del PSDI Antonio Cariglia lo contattò alla vigilia delle elezioni europee per avere più spazio sulle reti della Fininvest e per avere dei contributi per il partito; Letta confermò di avere versato al PSDI una somma, forse di una settantina di milioni (ma il reato di violazione della legge sul finanziamento ai partiti era stato amnistiato fino al 1989)
    Dal novembre 2008 Gianni Letta risulta indagato per i reati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata in riferimento a presunti favori per l'affidamento ad una holding di cooperative legata al movimento Comunione e Liberazione dell'appalto per la ristorazione di un centro di assistenza per richiedenti asilo nel comune di Policoro. Dopo un conflitto di competenza tra le Procure di Potenza e Roma, la Procura Generale presso la Corte di cassazione ha affidato il prosieguo dell'indagine alla Procura della Repubblica di Lagonegro

     2) Gianfranco Miccichè (FI–PdL), con delega al CIPE
    Uso di droga
    L'11 gennaio 1988 Micciché, che all'epoca lavorava presso Publitalia, venne interrogato nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto sospettato di essere uno spacciatore. Miccichè rispose: "Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina". Non comportando il fatto reato, la posizione venne archiviata mentre gli spacciatori vennero arrestati il successivo 14 aprile.
    L'8 agosto 2002 venne invece diramata un'informativa dei Carabinieri che sostanzialmente accusava Gianfranco Micciché di farsi recapitare periodicamente della cocaina presso gli uffici del ministero delle Finanze, in cui all'epoca ricopriva il ruolo di vice ministro. L'informativa fu emessa in seguito ad indagini testimonianti, anche tramite supporti audiovisivi, le "visite" che il presunto corriere Alessandro Martello faceva indisturbato presso il ministero, pur non essendo un soggetto accreditato ad entrarvi. Anche le intercettazioni confermerebbero la versione degli organi di polizia. Dal canto suo, Miccichè ha smentito categoricamente, avanzando a sua volta l'ipotesi di un servizio d'ordine deviato[.



    3) Guido Bertolaso (tecnico), con delega all'emergenza rifiuti in Campania, alla Protezione Civile ed ai Grandi eventi (dal 21/05/2008)
    Critiche e controversie
    La gestione dei rifiuti in Campania
    Pur essendo rientrata successivamente al suo intervento la crisi dei rifiuti in Campania, la gestione di Bertolaso ha formato oggetto anche di critiche. Così, in particolare, nel documentario Biùtiful cauntri.
    Guido Bertolaso risulta tra gli indagati nell'ambito dell'inchiesta "Rompiballe" per traffico illecito di rifiuti e truffa ai danni dello Stato.
    La contrapposizione con Enzo Boschi sul terremoto dell'Aquila
    Subito dopo il disastroso terremoto dell'Aquila del 2009 Bertolaso ha dichiarato che «in una conferenza stampa Boschi ha stabilito che non era prevedibile alcuna situazione di terremoto più violenta di quelle che si erano registrate». Boschi in relazione a ciò ha affermato «Il fatto che io possa avere escluso forti scosse in Abruzzo è assurdo» e che dunque «qualcuno ha mentito», aggiungendo di aver mandato «all'Ufficio sismico della Protezione civile un comunicato sulla sequenza in atto che non può essere certo considerato tranquillizzante». Boschi ha inoltre definito "del tutto irrituale" la riunione della Commissione grandi rischi convocata da Bertolaso a L'Aquila il 31 marzo dopo una scossa di magnitudo 4, lamentando l'assenza di una discussione sulle misure da intraprendere, la conclusione prematura e il fatto che il verbale invece di essere compilato subito dopo venne prodotto immediatamente dopo il sisma del 6 aprile e gli venne presentato per firmarlo solo "per ragioni interne" quando invece fu pubblicato sui giornali. Bertolaso ha replicato accusando Boschi di mettere in atto «un tentativo tardivo di esonero dalla propria responsabilità» e, quanto alle accuse «sulla confusione e la mendicità delle notizie diffuse dal dipartimento prima, durante e dopo il sisma», ha minacciato di ricorrere in tribunale.[13]
    Terremoto di Haiti del 2010
    Recatosi ad Haiti dopo il disastroso terremoto che ha colpito l'isola, Bertolaso ha messo in discussione l'operato degli Stati Uniti criticando in particolare Barack Obama e Hillary Clinton, definendo la situazione patetica con una grande mancanza di un coordinamento, e troppi show televisivi, per lo più per presenti per fare bella figura, che per socorrere i bisognosi[14]. Hillary Clinton ha replicato quasi subito[15] declassando l'intervento di Bertolaso a commento da bar dello sport.
    Coinvolgimento nello scandalo del G8 de La Maddalena
    Il 10 febbraio 2010 è stato raggiunto da un avviso di garanzia nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena e poi spostato a L'Aquila. In seguito al provvedimento ha rimesso nelle mani del Consiglio dei ministri la sua nomina a Capo della Protezione Civile e sottosegretario, le dimissioni sono state però respinte dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi[16]. Secondo l'accusa Bertolaso, insieme a diversi imprenditori e altri membri della Protezione Civile, sarebbe stato coinvolto in un meccanismo di subornazione, comprendente altri personaggi di rilievo degli ambienti dell'amministrazione pubblica (tra cui l'ex Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci), della politica e dell'imprenditoria, ruotante intorno a scambi di favori di svariata natura, anche sessuale, in cambio di appalti. Lo stesso Bertolaso, secondo il GIP di Firenze sarebbe stato usufruitore "non solo di massaggi, ma di vere e proprie prestazioni sessuali".
    Bertolaso si difese, all'immediato scoppio del ciclone mediatico, sostenendo la legittimità del suo operato come servitore dello Stato, ammettendo nondimeno la possibilità che durante la propria gestione della protezione civile l'operato di alcuni dei suoi collaboratori possa essergli sfuggito.

    4)Umberto Bossi(Lega) Ministro delle riforme per ilFederalismo

    Procedimenti giudiziari
    Il 5 gennaio 1994, al processo ENIMONT Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell'amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l'allontanamento dal partito di Patelli, è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
    Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase "Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo", nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, "Il tricolore lo metta al cesso, signora", nonché di aver chiosato "Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore".
    Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l'accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006.
    All'inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall'originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Bossi ha chiesto poi che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa

    5)Aldo Brancher (FI–PdL, dal 18/06/2010) Ministro per la Sussidiarietà e per l’Accentramento
    Aldo Brancher (Trichiana, 30 maggio 1943) è un politico italiano. Dal 18 giugno 2010 è Ministro senza portafoglio del quarto governo Berlusconi, inizialmente per l'attuazione del federalismo, poi per la sussidiarietà e il decentramento. Le sue deleghe non sono tuttavia state ancora ufficializzate tramite pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
    Procedimenti giudiziari
    Falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti (Tangentopoli)
    Detenuto per tre mesi nel carcere di San Vittore[, fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall'ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui"[3].
    Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito ai partiti. In Cassazione il secondo reato va in prescrizione (per riduzione dei termini decisa dal governo Berlusconi), mentre il falso in bilancio è stato depenalizzato dal Governo Berlusconi II, del quale faceva parte.
    Ricettazione (scandalo Antonveneta)
    Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Gianpiero Fiorani all’istituto creditizio[: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni[4].
    Controversia sull'opposizione del legittimo impedimento
    A 5 giorni dalla nomina a Ministro avvenuta il 18 giugno 2010, Aldo Brancher ha eccepito in base alla legge il legittimo impedimento. Il 26 giugno era prevista l'udienza del processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi in cui il ministro era imputato. Brancher ha motivato la richiesta di sospensione del processo con la necessità di organizzare il nuovo ministero. Ma il Quirinale, con una nota, ha fatto presente che essendo Brancher ministro senza portafoglio, la struttura ministeriale non è prevista. A seguito della riprovazione da parte delle principali forze politiche (compresi molti esponenti del suo partito, il PDL), della stampa e dell'opinione pubblica, Brancher ha affermato di voler rinunciare al legittimo impedimento e di essere pronto a presentarsi all'udienza del 5 luglio 2010

    6)Mara Carfagna (Fi-PDL) Ministro delle Pari Opportunità
    Attività di modella, valletta e conduttrice televisiva [modifica]
    Dal 2000 al 2006, in qualità di co-conduttrice, ha partecipato al programma televisivo La domenica del villaggio condotto da Davide Mengacci. Nel 2006 ha condotto il programma Piazza grande insieme a Giancarlo Magalli[3]. Inoltre, ha fatto parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni, Vota la voce e Domenica In[4]. Nel 2005 Mara Carfagna ha lavorato anche come modella, con pose fotografiche sexy per un calendario edito dalla rivista Max[5].
    Nel 2006, in un'intervista in cui le si chiedevano le ragioni del suo rifiuto a recitare senza veli in un film diretto da Tinto Brass, dichiarò di essere «timida e di credere in certi valori»[6].
    Nel gennaio 2007, in occasione della serata per la consegna dei Telegatti, fu al centro di una controversia che riscosse l'attenzione dei quotidiani nazionali: riferendosi a lei Silvio Berlusconi disse: «Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente». Il commento provocò l'immediata reazione di Veronica Lario che, tramite una lettera aperta inviata al quotidiano La Repubblica, pretese pubbliche scuse dal consorte
    Le presunte intercettazioni a sfondo sessuale tra la Carfagna e Berlusconi
    Nei primissimi giorni del luglio 2008 la dirigente del Popolo della Libertà Margherita Boniver, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano La Repubblica, afferma l'esistenza di intercettazioni telefoniche a carattere privato tra la Carfagna e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, lasciando intendere un retroscena imbarazzante e facendo un chiaro riferimento al decreto anti-intercettazioni che in quel periodo era al vaglio del Governo[23]. Pochi giorni dopo, il giornale argentino El Clarín cita l'articolo di Repubblica, aggiungendo però alcuni dettagli espliciti mai menzionati dal quotidiano italiano: secondo la testata sudamericana, infatti, tra il Presidente del Consiglio e la neoeletta ministro delle Pari Opportunità vi sarebbe stato un colloquio riguardante prestazioni di natura sessuale e nella fattispecie un rapporto di sesso orale[24].
    Alla pubblicazione di El Clarín fecero seguito alcune polemiche.
    Il 2 novembre 2008 il senatore del Popolo della Libertà Paolo Guzzanti scrive sul suo blog riguardo alla Carfagna[25]
    « È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe.[25] »
    Riprendendo in termini di contenuto le parole pronunciate dalla figlia Sabina al No Cav Day l'8 luglio 2008[26] (la notizia è stata ripresa da varie fonti nazionali, tra cui Il Corriere della Sera e La Repubblica[27]). A tali dichiarazioni Mara Carfagna ha risposto prima chiedendo i danni alla Guzzanti[28] e successivamente, in data 3 novembre, annunciando con una nota ufficiale di voler «presentare querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog e ripreso dal sito di Repubblica»[29]. Tale querela non sarebbe però mai stata proposta[30], anche perché il senatore Guzzanti ha dichiarato alla stampa che avrebbe chiamato a testimoniare autorevoli esponenti politici che avevano letto le trascrizioni di tali intercettazioni e ritenevano credibile la notizia relativa alla presunta relazione amorosa tra la Carfagna e il premier[31]. Successivamente, la Carfagna ha querelato il quotidiano La Repubblica per avere riportato in un articolo alcune frasi della Guzzanti che alludevano ai presunti rapporti sessuali tra il Ministro delle pari opportunità e il Presidente del Consiglio
    7) Raffaele Fitto (Fi-PDL) Ministro dei rapporti con le Regioni
    Provvedimenti giudiziari
    Il rinvio a giudizio per associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d'ufficio e illecito finanziamento ai partiti

    Il 20 giugno 2006 la Procura di Bari ha chiesto alla Camera dei deputati gli arresti domiciliari di Fitto con l'accusa di illecito affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie di proprietà dell'imprenditore romano Giampaolo Angelucci (proprietario di numerose cliniche private). Il Gruppo Angelucci ha versato 500.000 euro alla lista di Fitto "La Puglia prima di tutto" in occasione delle elezioni regionali del 2005. Secondo il gruppo (Tosinvest), si tratta di un regolare finanziamento registrato a bilancio. Per la Procura di Bari si tratta invece di una tangente pagata per assicurarsi l'appalto da 198 milioni di euro con cui Angelucci ha ottenuto la gestione delle undici residenze sanitarie "assistite" dalla Regione Puglia[3]. Si tratta della stessa inchiesta per cui è indagato Francesco Storace. Il parlamento, tuttavia, ha respinto l'autorizzazione a procedere con l'arresto con 457 voti favorevoli (su 462 presenti), 1 contrario (del deputato di Italia dei Valori, Antonio Borghesi) e 4 astenuti.
    Il 7 luglio 2008 il Tribunale del riesame ha riconfermato il sequestro della somma in questione oltre a beni di proprietà di Angelucci per un valore di 55 milioni di euro.
    Il 20 aprile 2008 la Cassazione ha confermato a sua volta il sequestro dei 500.000 euro, non condividendo la tesi della difesa ma ritenendo invece che il sequestro sia giustificato anche dal fondato sospetto che il reato sia stato commesso, almeno a giudicare dagli elementi attualmente disponibili[4].
    Il 12 ottobre 2009 la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per Fitto, per Giampaolo Angelucci e per 78 dei 90 imputati dell'inchiesta "La Fiorita"[5]. Per l'accusa Fitto sarebbe colpevole di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d'ufficio e illecito finanziamento ai partiti.
    Il giorno 11 dicembre 2009 il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Bari ha rinviato a giudizio Fitto per i capi di imputazione relativi a: abuso d'ufficio, due episodi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti, peculato e un altro abuso. È stato invece dichiarato il non luogo a procedere per i reati di associazione a delinquere, per tre episodi di falso e per concussione[6].

    Il rinvio a giudizio per concorso in turbativa d'asta e di interesse privato
    Il 3 febbraio 2009, Raffaele Fitto è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta e di interesse privato del curatore fallimentare per aver venduto a prezzo di favore (per sette milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni di euro) la società commerciale Cedis (fallita nel 2005) a un contraente predeterminato (la società Sviluppo Alimentare, riconducibile all'imprenditore Brizio Montinari) durante la sua presidenza della Regione Puglia. La Cedis si trovava in procedura di amministrazione straordinaria e, secondo le accuse, Fitto sarebbe stato 'concorrente estraneo' in questa vicenda, giocando il ruolo di 'referente politico' di alcuni fra gli indagati per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio[7]. Il processo è stato fissato dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Bari al 12 maggio 2009. Alla fine di marzo 2009 arrivano alla Procura di Bari le ispezioni dei tecnici del Ministero della Giustizia, inviati in Puglia dal guardasigilli Angelino Alfano, nonché collega del ministro Fitto. Il 4 aprile 2009 il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato una denuncia esposta da Raffaele Fitto contro i Pm pugliesi. Il Csm ha aperto subito dopo un nuovo fascicolo al fine di scongiurare eventuali ingerenze politiche in una vicenda d'ambito squisitamente giurisdizionale[8], una decisione quindi volta ad assicurare l'indipendenza e la continuità del lavoro dei pubblici ministeri. Nel frattempo il ministro Fitto descrive i magistrati inquirenti come "un manipolo di legionari", e il CSM come espressione di una casta togata presente anche al Senato.
    Le possibili implicazioni nel "Barigate"
    In alcune intercettazioni telefoniche riguardanti conversazioni di Gianpaolo Tarantini, al centro di un insieme di indagini denominato "Barigate" legato agli appalti sanitari nella regione Puglia, si fa cenno al coinvolgimento di Fitto (che all'epoca dei fatti ricopriva la carica di presidente della Regione) nelle attività orchestrate dallo stesso Tarantini.
    Il procedimento per abuso d'ufficio
    Il 25 settembre 2009 si apprende che Fitto, insieme al collega ministro Angelino Alfano, risulta indagato per abuso d'ufficio. La storia è incentrata su una ispezione nei confronti della procura di Bari disposta dal ministro Alfano ed effettuata il 31 marzo 2009, nei confronti dei pubblici ministeri e del procuratore aggiunto che indagano su Fitto. L'ispezione è stata disposta in seguito all'esposto che Fitto ha presentato Alfano il 19 febbraio 2009.

    8)Roberto Calderoli(Lega) Ministro per la Semplificazione Normativa
    L'11 giugno 2007 viene iscritto al registro degli indagati, con l'ipotesi di appropriazione indebita, dalla Procura della Repubblica di Lodi nell'indagine sui comportamenti del banchiere Giampiero Fiorani e di Antonveneta.
    9)Vincenzo Scotti (Noi del Sud) sottosegretario del Ministero Affari Esteri
    Vicende giudiziarie
    Assolto dall'accusa di corruzione nella gestione della Nettezza urbana e in quello dei Mondiali di Italia 90, rinviato a giudizio per peculato e abuso d'ufficio per lo scandalo Sisde, ha evitato il giudizio con la prescrizione. Una sentenza della Corte dei Conti gli ha imposto di risarcire allo Stato 2.995.450 euro, giudicandolo colpevole insieme all'ex direttore del Sisde, Alessandro Voci, di aver fatto acquistare un palazzo a Roma con fondi riservati del Sisde a un prezzo maggiorato di 10 miliardi di lire per la creazione di fondi neri.

    10)Angelino Alfano (Fi-PDL) Ministro della Giustizia
    Controversie
    Nel 2002, La Repubblica rende conto della presenza di Alfano al matrimonio (avvenuto nel 1996) della figlia di Croce Napoli, indicato dagli inquirenti come boss mafioso di Palma di Montechiaro e morto nel 2001. Tale presenza è testimoniata da un video amatoriale della festa. Alfano, all'epoca neo-deputato all'Assemblea Regionale Siciliana, avrebbe salutato con affetto Napoli. Alfano in un primo momento dichiarò a Repubblica di non avere "nessuna memoria o ricordo di questo matrimonio" e che "non ho mai partecipato a matrimoni di mafiosi o dei loro figli, non conosco la sposa, Gabriella, né ho mai sentito parlare del signor Croce Napoli che lei mi dice essere stato capomafia di Palma di Montechiaro". In seguito affermò di aver ricordato di essere stato effettivamente a quel matrimonio ma di aver ricevuto l'invito dallo sposo e di non conoscere la sposa e la sua famiglia.
    Nell'ottobre del 2009 il pentito di mafia di Racalmuto (Ag), Ignazio Gagliardo, ha accusato Alfano di aver chiesto aiuti elettorali alla mafia, per mezzo del padre anch'esso politico.

    11)Nicola Cosentino(Fi-PDL) sottosegretario del Minestero Economia e Finanze

    Sviluppi recenti e coinvolgimenti giudiziari
    Rieletto deputato nelle elezioni del 13-14 aprile 2008 nelle liste del Popolo della Libertà, la nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi, Cosentino è stato nominato Sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze del quarto Governo Berlusconi.
    Nel settembre 2008 venne pubblicamente accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell'ambito del riciclaggio abusivo di rifiuti tossici, come emerse dalle rivelazioni di Gaetano Vassallo, il boss responabile di disastro ambientale relativamente allo smaltimento abusivo di rifiuti tossici in Campania attraverso la corruzione di politici e funzionari. Di seguito parte della confessione di Gaetano Vassallo ai PM della direzione distrettuale antimafia napoletana:
    « Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landolfi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto[2] »
    (Gaetano Vassallo)
    Nel novembre 2009 venne inoltrata alla Camera dei deputati dai magistrati inquirenti una richiesta di autorizzazione per l'esecuzione della custodia cautelare per il reato di concorso esterno in associazione camorristica. La richiesta venne respinta dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. [6]
    Il 28 gennaio 2010 la Corte di Cassazione confermò le misure cautelari a carico di Cosentino. Il 19 febbraio la richiesta di dimissioni dagli incarichi venne respinta da Silvio Berlusconi.

    12)Claudio Scajola ex Ministro dello Sviluppo Economico
    Nel 2010 la Guardia di Finanza trova traccia di assegni circolari per circa 900.000 euro, tratti da un conto corrente bancario intestato ad un professionista vicino al gruppo Anemone (coinvolto in un'inchiesta secondo la quale il gruppo avrebbe ricevuto appalti pubblici dalla Protezione civile quali frutti di corruzione). Interpellate in proposito, le beneficiarie degli assegni hanno affermato di averli ricevuti per la vendita a Scajola di un appartamento a Roma davanti al Colosseo. Scajola ha negato queste circostanze ribadendo in più occasioni di aver pagato l’immobile con i 600.000 euro attestati nell'atto notarile e di tasca propria, per i quali ha contratto regolare mutuo.[17].
    Sotto la pressione di questa vicenda il 4 maggio Scajola si è dimesso da Ministro.
    13)Roberto Castelli(Lega) viceministro e sottosegretario Ministero Infrastrutture e Trasporti
    Castelli è stato indagato dal Tribunale di Roma per abuso d'ufficio per alcune consulenze affidate alla società Global Brain, durante il suo mandato al Ministero della Giustizia nel periodo del secondo governo Berlusconi. Il 20 dicembre 2007 il Senato ha negato l'autorizzazione a procedere in giudizio in base all'art. 96 della Costituzione; per le stesse accuse anche il Tribunale dei ministri ha chiesto di procedere contro Castelli, e di nuovo è stata negata l'autorizzazione. Per gli stessi fatti la Corte dei Conti, con sentenza n. 592 dell'8 aprile 2009, ha condannato Castelli al rimborso di 33100 euro ( fonte la sentenza)a titolo di risarcimento erariale, con l'esclusione del dolo, dichiarando la consulenza «irrazionale e illegittima».[30] Travaglio sostiene in un suo libro che sarebbero stati contestati a Castelli altri danni per un ammontare di 400.000 euro circa.

    14) Altero Matteoli(An-PDL) Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
    Nel febbraio 2005, quando era ministro dell'Ambiente, è stato indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione all'inchiesta sul "mostro di Procchio", un complesso in costruzione a Marciana nell'isola d'Elba, in merito alla quale Matteoli, in una telefonata col prefetto di Livorno, aveva chiesto informazioni sulla notizia di una possibile indagine a suo carico per abusi edilizi. L'indagine si inseriva in una più vasta inchiesta che coinvolgeva, tra gli altri, un giudice e due prefetti, accusati di corruzione.
    Rinviato a giudizio il 4 maggio 2006, dopo la prima udienza in ottobre, il 17 maggio 2007, la Camera bloccò il processo (394 voti favorevoli, 2 contrari e 32 astenuti), sollevando un conflitto di attribuzione tra poteri dello stato alla Consulta contro il Tribunale dei Ministri che non aveva richiesto l'autorizzazione a procedere.
    Nel luglio 2009 la Corte Costituzionale ha annulato la richiesta di rinvio a giudizio espressa dal Tribunale di Livorno per favoreggiamento in relazione alla vicenda del complesso dell'isola d'Elba e dava ragione alla Camera dei deputati che aveva sollevato il conflitto di attribuzione, sostenendo che avrebbe dovuto essere il Tribunale dei Ministri a giudicare il ministro.

    FONTE:WIKIPEDIA

     
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