Mentre si continua a parlare delle signorine che negli ultimi anni hanno fatto compagnia al nostro Presidente del Consiglio che presiede un governo con valori cristiani, come lui stesso ha detto il 24 dicembre 2009, nessuno parla di una notizia che in un paese normale quale non è il nostro avrebbe una certa importanza. Il 17 settembre l'ANSA ha riportato:«Il processo per la strage di via D'Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta, si rifarà almeno per sette degli imputati che stanno scontando l'ergastolo pur essendo estranei all'attentato. E di pari passo si svilupperà un altro filone giudiziario, l'ennesimo, per fare luce sul ''colossale depistaggio'' - cosi' lo ha definito il procuratore Sergio Lari - costruito dagli apparati investigativi deviati sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Le sue rivelazioni pilotate sono praticamente crollate di fronte all'altra verità raccontata da Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, due collaboratori ben più informati e attendibili del ''picciotto'' della Guadagna. Se non altro perché si sono autoaccusati di avere partecipato alla fase preparatoria della strage organizzata da Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio». Di tutto questo naturalmente non si è parlato nei vari telegiornali di regime che occupano l'etere televisivo. Ma qual'è l'altra verità raccontata da Gaspare Spatuzza? Chiaramente non possiamo sapere cosa abbia detto ai pm negli ultimi interrogatori, ma cosa ha detto in passato invece lo possiamo ricordare benissimo. Nel dicembre del 2009 affermò: "Graviano(Giuseppe Graviano, boss di cosa nostra negli anni novanta. NDA) mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro 'crasti' socialisti che avevano preso i voti dell'88 e '89 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vengono fatti i nomi di due soggetti: di Berlusconi, Graviano mi disse che era quello del Canale 5''. Riguardo l'altro soggetto:''C'è di mezzo un nostro compaesano, Dell'Utri'', ha detto Spatuzza, citando Graviano. ''Grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani''. Non è un giudice comunista a parlare, ma un mafioso pentito. Le accuse sono pesantissime. Cosa nostra avrebbe ottenuto qualcosa(“ tutto quello e questo”) grazie alla serietà di Berlusconi, il cui tramite con Cosa Nostra era Marcello Dell'Utri. Questi due signori, è giusto ricordarlo, sono i due fondatori di “Forza Italia”. Cosa avrebbero fatto Berlusconi e Dell'Utri per Cosa nostra? A sentire Spatuzza c'è poco da fantasticare:''Grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani''. Come avrebbero fatto? La risposta a questa domanda probabilmente sta nel “papello”, cioè le richieste che Cosa Nostra fece allo Stato in cambio di fermare le stragi(era appena stato ucciso il giudice Giovanni Falcone). Il papello, consegnato ai giudici da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, che dice di averlo preso in una busta, in un bar di Mondello, dal medico condannatto per mafia Antonino Cinà, è composto da dodici punti: Revisione delle sentenze del maxi processo, annullamento del 41 bis, revisione della legge Rognoni-La Torre, riforma della legge sui pentiti, riconoscimento dei benefici per i condannati di mafia, arresti domiciliari dopo i 70 anni, chiusura dei super carceri, carcerazione vicino le case dei familiari, niente censura della posta familiare, esclusione delle misure di prevenzione per la famiglia, arresto con "fragranza" (nel papello è scritto così) di reato, levare tasse carburanti come ad Aosta. Ci volle un po' prima che lo Stato decidesse cosa fare. Furono necessarie la strage di via D'Amelio nel luglio del 1992(con tutti i punti interrogativi che porta con se, c'è chi dice che la causa dell'omicidio di Borsellino e della sua scorta sta nel fatto che Borsellino sapeva della trattativa fra Stato e mafia ed era assolutamente contrario), la strage di via dei Georgofili a Firenze, di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma, di via Palestro a Milano nel 1993. Poi si organizza un attentato ai carabinieri dello stadio Olimpico. Ma per pura fortuna qualche ingranaggio non funziona. E allora Cosa Nostra decide di rinviarlo. Spatuzza a proposito delle stragi in giro per l'Italia, che sono qualcosa di insolito per la mafia che mai si era allontana dal territorio siciliano, dice:"Dopo le stragi di Capaci e Via d'Amelio abbiamo gioito, perché Falcone e Borsellino erano nostri nemici; mentre i morti di Firenze e Milano non ci appartenevano. Quando rappresentai a Giuseppe Graviano questa mia debolezza, lui mi rispose: 'E' bene che ci portiamo un po' di morti dietro, così chi si deve muovere si dia una smossa. Graviano mi disse che dovevamo uccidere un bel po' di carabinieri e organizzammo l'attentato, all'Olimpico di Roma". Chi è che si deve muovere? E a fare cosa? Intanto si organizza per la fine del 1993 l'attentato ai carabinieri in servizio allo Stadio Olimpico. Ma Cosa Nostra all'ultimo momento lo revoca. Non serve più. Da quel momento finiscono le stragi di mafia e comincia una lunga pax mafiosa che tutt'ora non ha fine. Perché? Quello che è certo è che da lì a poco Berlusconi si candida alle elezioni politiche del 1994 con il partito che ha fondato con l'amico Marcello Dell'Utri. Cosa hanno a che fare Berlusconi e Dell'Utri con Cosa Nostra e con le stragi? Centra qualcosa la loro scesa in campo con il fatto che, secondo Cosa Nostra, gli “avevano messo praticamente il Paese nelle mani” ? Dopo tante domande, sarebbe ora di ricevere qualche risposta.
P.S. Proprio poche ore la pubblicazione del post, alle ore 16:27 l’ANSA batte la notizia che « “Bernardo Provenzano mi riferì di accordi politici con Dell’Utri, dopo le stragi del ’92-’93, che costituirono la base su cui la mafia decise di appoggiare Forza Italia”. E’ la rivelazione del pentito Stefano Lo Verso, per anni vicino a Provenzano, depositata oggi al processo per favoreggiamento aggravato al generale dei carabinieri Mario Mori. Lo Verso ha riferito che tra i benefici previsti dal presunto accordo c’era anche il mantenimento della latitanza di Provenzano. » Le accuse sono sempre più gravi. E le risposte sempre più assenti.
Giacomo Cangi
