La protesta degli operai licenziati da Trenitalia in seguito alla soppressione dei treni a lunga percorrenza: un bilancio dopo più di un mese di occupazione della torre da parte di tre lavoratori alla stazione centrale di Milano
Scritto per noi da M.C.
L'8 dicembre del 2011 tre lavoratori oramai famosi, Carmine, Giuseppe e Oliviero hanno occupato la torre della stazione centrale di Milano situata al binario 21, per protestare contro la soppressione dei treni notte e i conseguenti 800 licenziamenti decisi da Trenitalia con decorrenza dall'11 dicembre 2011.
Il licenziamento dei lavoratori è stato preceduto da una vertenza infruttuosa tra l'azienda e le parti sociali durata quasi quattro mesi.
A partire dal 24 novembre i lavoratori dello scalo romano hanno iniziato la protesta nazionale occupando una palazzina situata in via Prenestina 135, seguiti dai lavoratori di Torino che hanno più volte bloccato i binari e successivamente hanno occupato gli uffici della stazione, cosa avvenuta anche a Messina e Venezia.
Solo a Milano la protesta ha raggiunto toni così estremi e la risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. La Regione Lombardia ha proposto un accordo di ricollocazione dei 152 ex-dipendenti dello scalo di Milano in aziende che hanno ottenuto in appalto la gestione delle tratte dei pendolari nell'area circostante Milano, mentre a una parte degli operai è stato offerto un posto nello scalo di Bologna.
L'accordo è stato firmato il 30 dicembre 2011 da Cisl e Uil ma non dalla Cgil, sindacato che rappresenta il 90% dei lavoratori impegnati nella protesta.
La proposta è stata respinta dai lavoratori. Sono andata al binario 21 per chiedere loro le ragioni del loro mancato assenso. Secondo i ferrovieri con cui ho avuto l'occasione di parlare l'accordo era una trappola, in quanto stabiliva l'assunzione dei lavoratori, con decorrenza dal primo marzo 2012 a dicembre 2013, per un periodo inferiore ai due anni, cosa che non permetterebbe loro eventualmente di usufruire dei sussidio di disoccupazione (per legge ci vogliono almeno due anni di lavoro certificati). Altro punto importante secondo gli operai interpellati è l'assenza ingiustificata nell'accordo del 30 dicembre dei criteri di assunzione stabiliti da una legge dello Stato (legge numero 223), che prende in considerazione dati come l'anzianità di servizio ad esempio. Secondo i lavoratori questa cosa può avere come conseguenza la mancata assunzione di operai considerati potenziale fonte di problemi dall'azienda, come le donne (la gravidanza è considerata sempre di più un problema dal padronato da quanto mi hanno riferito i lavoratori) e quelli più esposti nella battaglia sindacale, creando quindi discriminazioni tra i lavoratori inaccettabili e lasciando spazio a logiche di collocamento che attingono a logiche proprie del caporalato.
Un altro aspetto vissuto come ingiusto dagli operai e la frase conclusiva dell'accordo, considerata offensiva e colpevolizzante nei loro confronti, visto che non stanno facendo altro a loro avviso che agire i loro diritti sanciti dallo Statuto dei Lavoratori e dalla Costituzione e non “provocando una situazione di grave allarme sociale”.
Altra questione importante è l'importanza attribuita dagli operai in lotta alla risoluzione della questione affidata a un accordo nazionale e non territoriale.
Altre regioni sono intervenute ultimamente sulla questione. La Regione Puglia ha minacciato di rivolgersi alla magistratura per ripristinare i treni notte, per permettere all'Italia di tornare a essere un paese unito da un moderno sistema di trasporti ferroviari, per riassorbire gli 800 operai licenziati, ma anche per contenere le tariffe e i tempi di percorrenza.
Secondo uno studio effettuato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, con la soppressione dei treni notte i costi dei biglietti aumentano intorno al 50%, mentre i tempi di percorrenza arriveranno anche a 14 ore per raggiungere destinazioni al nord per cui un tempo si impiegava 4/5 ore in meno.
La Regione Sicilia invece ha proposto a Trenitalia di ripristinare i treni notte e di riassorbire i lavoratori licenziati in cambio del dirottamento nelle casse della società dei 52 milioni di euro messi a disposizione della Regione dal Ministero dei Trasporti per la manutenzione dei binari in Sicilia.
Intese bipartisan, l'interregozione parlamentare dell'Onorevole del Pd Merlo, la visita in segno di solidarietà con i lavoratori del Sindaco di Milano, di Gino Strada e del segretario della Cgil Camusso, per citare solo alcuni nomi, vanno tutti nella stessa direzione: la richiesta rivolta a Trenitalia di ripristinare immediatamente i treni notturni a lunga percorrenza e di riassumere gli 800 operai licenziati.
La solidarietà e il supporto offerto quotidianamente da molti cittadini e l'altissimo numero di firme raccolte nelle petizioni promosse dai ferrovieri nelle stazioni delle città toccate dalla protesta fanno pensare che anche i clienti di Trenitalia non gradiscono in alcun modo le scelte aziendali prese recentemente.
Ho chiesto a Oliviero, padre di famiglia di 48 anni, di spiegarmi le ragioni della loro protesta estrema, visto che in tre persone stanno vivendo da più di un mese in circa tre metri quadrati sfidando l'inverno milanese.
Oliviero mi ha risposto come segue:”Sono sempre stato un uomo mite che ha cercato di evitare il conflitto in tutti i modi, ma a tutto c'è un limite. Siamo qui per chiedere di chiudere la nostra vertenza con un accordo nazionale rispettoso dei criteri di assunzione stabiliti dalla legge 223, cosa che non lascia spazio a discriminazioni e a logiche di collocamento della manodopera propri del caporalato; perchè vogliamo che il governo rilanci una politica dell'occupazione e perchè tutti i sindacati facciano degli accordi nazionali un punto fermo in tutte le vertenze e prechè si pongano al loro interno la questione morale. Nella nostra vicenda solo la Camusso ha preso delle posizioni accettabili, mentre gli altri sindacati sono scesi a compromessi con l'azienda firmando anche l'accordo del 30 dicembre, cosa che danneggia gli operai. Siamo qui perchè abbiamo capito che se gli operai fanno troppi compromessi le aziende ne approfittano. Chiediamo il ripristino dei treni notte perchè sono l'unico mezzo popolare, quindi accessibile anche ai ceti meno abbienti, che collega il sud al nord del paese e l'Italia al resto d'Europa. Siamo qui per protestare contro la logica con cui vengono gestiti gli appalti nelle ferrovie, dannosa per le tasche degli italiani e per i lavoratori. E non scenderemo fino a quando tutte queste questioni importanti per la maggior parte degli italiani non vengono prese seriamente in considerazione dalla classe politica e dai sindacati.”
Scritto per Free Italy da M.C. che ringraziamo vivamente per questo spaccato di realtà.La Redazione di Free Italy coglie l'occasione di esprimere la sua massima solidarietà ai tre lavoratori,rinnovando l'augurio,fatto tempo fa,affinchè la situazione possa risolversi al meglio per i tre coraggiosi operai e dei loro colleghi.
