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  • IL PIANO DI OBAMA IN SEI PUNTI PER LA GUERRA GLOBALE

    domenica 29 luglio 2012





    DI NICK TURSE
    asiatimes.com

    Sembra una scena da film di Hollywood. Nel buio pesto, uomini in tenuta da combattimento, dotati di armi automatiche e di occhiali per la visione notturna, afferravano un grosso cavo intrecciato che pendeva da un elicottero Chinook MH-47. Poi, in un lampo, ognuno di loro “velocemente-legato” si calava in una nave che era giù. Successivamente, “Mike”, un componente della Navy SEAL (flotta americana, ndt) che ha preferito non rivelare il suo cognome, si vantava con un sergente per gli affari pubblici dell’esercito che, quando erano nel loro gioco, la flotta avrebbe potuto condurre 15 uomini sulla nave in questo modo, in 30 secondi o anche meno.

    Una volta sul ponte di poppa, le truppe per le operazioni speciali irruppero in squadre e perquisirono metodicamente la nave che ondeggiava nella baia di Jinhae, Corea del Sud. Sottocoperta e sul ponte, i commandos collocarono diversi uomini e provarono le armi su di loro, ma nessuno sparò un colpo. Dopotutto si trattava di un esercizio di addestramento.

    Tutti coloro che perquisirono la nave erano dei SEAL – la flotta navale americana di mare, aria, terra, parte della comunità Navale Speciale di Guerra – ma non tutti erano americani. Alcuni erano del Gruppo 1 della flotta Navale Speciale di Guerra di Coronado, California; altri provenivano dalla Brigata Navale Speciale della Corea del Sud. L’addestramento era parte del Foal Eagle 2012, un’esercitazione multinazionale congiunta. Era anche un modello – in minima parte – per pubblicizzare “il perno” dell’armata americana dal Grande Medio Oriente all’Asia, una mossa che include l’invio di un contingente iniziale di 250 Marines a Darwin, Australia, la creazioni di basi per navi da combattimento a Singapore, il rafforzamento dei legami militari con Vietnam e India, la messa in scena di giochi di guerra nelle Filippine (anche la prova di droni), e lo spostamento della maggior parte delle navi della flotta verso il Pacifico per la fine del decennio.

    Il modesto esercizio di addestramento ha messo in rilievo inoltre un altro tipo di perno. La facciata dello stile americano di condurre una guerra sta cambiando ancora una volta. Dimentichiamo pure le invasioni a vasta scala e occupazioni di grande impronta sui territori dell’Eurasia; pensiamo invece a forze di operazione che lavorano per se stesse ma che addestrano o che combattono a fianco di alleati militari (se non veri e propri eserciti delegati) in punti caldi nel mondo. E con queste operazioni speciali i consiglieri, gli addestratori, i commandos si aspettano sempre più fondi e sforzi per confluire nella militarizzazione dello spionaggio e dell’intelligence, nell’uso di aerei-droni, nel lancio di attacchi cibernetici e operazioni congiunte con il Pentagono, con le agency “civili” di governo sempre più militarizzate.

    Molto di questo è stato notato dai media, ma come si combini insieme in ciò che potremmo chiamare nuovo volto globale dell’impero è sfuggito alla loro attenzione. E tuttavia questo rappresenta niente di meno che una nuova dottrina del Presidente Barack Obama, un programma articolato in 6 punti per una guerra del XXI secolo, in stile americano, che l’amministrazione sta cautamente sviluppando e mettendo a punto.

    La sua portata globale è già mozzafiato, se poco riconosciuta, e come l’esercito-leggero dell’ex segretario della difesa Donald Rumsfeld e le operazioni anti-insurrezionali di David Petraeus, avrà evidentemente il suo giorno al sole – e come loro, senza dubbio deluderà in modalità da sorprendere i suoi stessi creatori.

    Lavorare nell'ombra

    Per molti anni, l’esercito americano ha parlato e promosso il concetto di “comunanza”. Un elicottero dell’esercito della Navy SEAL che atterra su una nave coreana raccoglie alcuni aspetti a livello tattico. Ma il futuro, almeno sembra, ha qualcos’altro in serbo. Pensiamolo come una “confusione” (blur-ness), una sorta di versione organizzativa di combattimento nella quale il Pentagono dominante fonde le sue forze con altre agency di governo – specialmente la CIA, il Dipartimento di Stato, e il Drug Enforcement Administration – nel complesso, sovrapponendosi a missioni in tutto il mondo.

    Nel 2001 Rumsfeld iniziò la sua “rivoluzione negli affari militari”, guidando il Pentagono verso un esercito-leggero modello high-tech, di forze agili. L’idea venne con la triste distruzione delle città irachene assediate. Un decennio dopo, le ultime vestigia dei suoi numerosi fallimenti continuano ad avere conseguenze nella stagnante guerra in Afghanistan contro una disparata insorgenza minoritaria che non può essere sconfitta. Negli anni successivi, due segretari della difesa, un nuovo presidente hanno dato vita ad una nuova trasformazione – questa orientata a evitare rovinose guerre su vasta scala in territori in cui gli USA hanno dato costantemente prova di essere incapaci di vincere.

    Con Obama, gli Stati Uniti hanno allargato o lanciato numerose campagne militari – utilizzando per la maggior parte di queste un mix di 6 elementi della guerra americana del XXI secolo. Prendiamo ad esempio la guerra americana in Pakistan – un primo manifesto di quella che potrebbe essere chiamata la formula di Obama, se non la dottrina.

    Iniziando con la campagna altamente circoscritta di assassinii con droni sostenuta da limitate incursioni di commando attraverso i confini sotto l’amministrazione Bush, le operazioni americane in Pakistan si sono allargate in qualcosa simile ad una guerra aerea robotica su vasta scala, accompagnata da attacchi da elicotteri transfrontalieri, dal “kill team” di forze delegate afghane della CIA, come anche la missione boots-on-the-ground delle forze di operazioni speciali, tra cui il raid SEAL che ha ucciso Osama bin Laden.

    La CIA ha condotto missioni clandestine di intelligence e spionaggio in Pakistan, anche se il suo ruolo, in un futuro, potrebbe diventare meno importante, grazie alla insinuante missione del Pentagono. Ad Aprile, infatti, il Segretario della Difesa Leon Panetta ha annunciato la creazione di una nuova agency di spionaggio interna al Pentagono come la CIA chiamata Servizio di Difesa Clandestino. Secondo il Washington Post, il suo scopo è ampliare “gli sforzi di spionaggio militare al di là delle zone di guerra.”

    Nell’ultimo decennio, la nozione stessa di zona di guerra è diventata molto confusa, rispecchiando la sfocatura delle missioni e delle attività della CIA e del Pentagono. Analizzando la nuova agency e “il trend di una più ampia convergenza” tra Dipartimento della Difesa e le missioni della CIA, il Post ha evidenziato che “la sfocatura è evidente anche nei ranghi alti delle organizzazioni. Panetta precedentemente è stato direttore della CIA, posto attualmente occupato dal Generale dell’esercito David H. Petraeus.

    Per non essere da meno, lo scorso anno il Dipartimento di Stato, una volta sede della diplomazia, ha continuato la sua lunga marcia verso la militarizzazione (e marginalizzazione), quando si è deciso di unire alcune delle sue risorse al Pentagono e creare il Fondo per il Contingente di Sicurezza Globale. Questo programma concederà al Dipartimento della Difesa più voce in capitolo su come gli aiuti da Washington confluiranno alle forze delegate in posti come lo Yemen e il Corno d’Africa.

    Una cosa è certa: il modo americano di far guerra (insieme alle sue spie e ai suoi diplomatici) si sta dirigendo sempre più profondamente “nell’ombra”. Aspettiamoci più operazioni clandestine in molti altri luoghi con, naturalmente, sempre più possibilità di un ritorno di fiamma negli anni a venire.

    Fare luce sul “Continente Nero”.

    Una parte del mondo che nei prossimi anni rischia di vedere un afflusso di spie del Pentagono è l’Africa. Sotto la presidenza Obama, le operazioni sul continente sono aumentate, molte di più rispetto agli interventi degli anni di Bush:

    • La guerra dello scorso anno in Libia: una campagna regionale di droni con missioni dall’aeroporto e dalle basi in Gibuti, Etiopia e l’arcipelago delle Seychelles nell’Oceano Indiano;
    • Una flottiglia di 30 navi nell’oceano a supporto delle operazioni regionali;
    • Un esercito ramificato e la campagna della CIA contro i militanti in Somalia, incluse le operazioni di intelligence, addestramento per gli agenti somali, prigioni segrete, attacchi da elicotteri, e raid del commando americano;
    • Cospicuo influsso di soldi per le operazioni di contro-terrorismo attraverso l’East Africa;
    • Una possibile guerra aerea in vecchio stile, effettuata di nascosto nella regione, utilizzando aerei con equipaggio;
    • Decine di milioni di dollari in armi per i mercenari alleati e le truppe africane;
    • Una forza speciale per operazioni straordinarie (sostenute da esperti del Dipartimento di Stato) inviate per aiutare a catturare o uccidere il leader dell’Esercito della Resistenza Joseph Kony e i suoi alti comandanti, che operano in Uganda, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centroafricana (dove le Forze Speciali americani hanno ora una nuova base) – comincia solo a graffiare la superficie dei piani in rapida espansione di Washington e le sue attività nella regione.

    Ancora meno noti sono gli altri sforzi militari statunitensi designati per addestrare le forze africane per le operazioni ora considerate parti integranti degli interessi americani sul continente. Queste includono, per esempio, una missione delle Forze di Ricognizione dei Marines dallo Special Purpose Marine Air Ground Task Force 12 (SPMAGTF-12) per addestrare i soldati delle Forze di Difesa ugandesi, che forniscono la maggioranza delle truppe alla missione dell’Unione Africana in Somalia.

    All’inizio di quest’anno, i Marines dello SPMAGTF-12 hanno addestrato anche i soldati della Forza di Difesa Nazionale del Burundi, il secondo contingente per grandezza in Somalia; hanno inviato addestratori dal Gibuti (dove gli americani mantengono la più grande base nel Corno d’Africa a Campo Lemonier); si sono diretti in Liberia dove si sono focalizzati sull’insegnamento di tecniche di controllo delle insurrezioni all’esercito della Liberia come parte d’altronde di uno sforzo guidato dal Dipartimento di Stato di ricostruzione di quella forza.

    Gli USA stanno inoltre conducendo un addestramento al contro-terrorismo e mettendo a punto delle milizie in Algeria, Burkina Faso, Chad, Mauritania, Niger e Tunisia. In più l’Africom (Commando USA-Africa) ha programmato 14 piani per esercizi di addestramento congiunto per il 2012, incluse le operazioni in Marocco, Cameroon, Gabon, Botswana, South Africa, Lesotho, Senegal, e quello che potrebbe diventare il Pakistan dell’Africa, la Nigeria.

    Anche questo, tuttavia, non comprende l’intera gamma delle missioni di addestramento e preparazione in Africa. Per fare un esempio di paesi che non rientrano nella lista dell’Africom, questa primavera gli USA hanno riunito 11 nazioni, inclusa la Costa d’Avorio, Gambia, Liberia, Mauritania e Sierra Leone, per prendere parte ad una esercitazione marittima, il cui nome in codice è Saharan Express 2012.

    Tornare nel cortile di casa

    Sin dalla loro fondazione, gli USA hanno spesso interferito nel vicinato, trattando i Caraibi come il proprio lago privato e intervenendo a piacimento in tutta l’America Latina. Durante l’amministrazione Bush Jr, con alcune eccezioni, l’interesse di Washington nel “cortile di casa” americano è andato in secondo piano rispetto alle guerre intraprese lontano da casa.

    Recentemente, tuttavia, l’amministrazione Obama ha ampliato le operazioni a sud del confine usando una nuova formula. Questo ha significato che il Pentagono potesse andare in profondità all’interno del Messico con missioni-droni per aiutare la battaglia del paese contro i cartelli della droga, mentre gli agenti della CIA e gli operatori civili del Dipartimento della Difesa sono stati spediti nelle basi militari messicane per prendere parte alla guerra della droga nel paese.

    Nel 2012 il Pentagono ha potenziato le operazioni anti-droga anche in Honduras. Mettendo in funzione il Forward Operating Base Mocoron e altri campi remoti, l’esercito americano sta sostenendo le operazioni honduregne attraverso i metodi affinati in Iraq e Afghanistan.
    Inoltre, le forze statunitensi hanno preso parte ad operazioni congiunte con le truppe honduregne per una missione di addestramento chiamata Beyond the Horizon 2012; i Berretti Verdi hanno assistito le forze per le Operazioni Speciali Honduregne contro il contrabbando; e la Drug Enforcement Administration ha messo a disposizione l’Advisory Support Team, originariamente creato per distruggere il commercio di papaveri in Afghanistan, che ha unito le sue forze al Tactical Respose Team Honduregno, l’unità antidroga più elitaria del paese.

    Un GLIMPSE di queste operazioni ha fatto notizia recentemente quando gli agenti DEA, che volavano su un elicottero americano, stati coinvolti in un attacco aereo su civili che ha ucciso due uomini e due donne incinte nella remota regione della Costa di Mosquito.
    Meno visibili sono stati gli sforzi americani in Guyana, dove le Forze di Operazione Speciali degli USA hanno addestrato truppe locali in tecniche d’assalto con aerei Heliborn.
    “È la prima volta che coinvolgiamo in questo tipo di esercizi le Forze di Operazioni Speciali americane in vasta scala,” il colonnello Bruce Lovell della Forza di Difesa del Guyana ha dichiarato quest’anno agli ufficiali per gli affari pubblici americani. “È un’opportunità per testare noi stessi, per constatare a che punto siamo, quali sono i nostri punti deboli.”

    L’esercito americano è stato attivo in modo simile anche in altre zone dell’America Latina, concludendo esercizi di addestramento in Guatemala, sponsorizzando missioni di “partnership-building” nella Repubblica Domenicana, El Salvador, Perù e Panama, raggiungendo un accordo per portare avanti 19 “attività” con l’esercito colombiano entro il prossimo anno, inclusi esercizi militari congiunti.

    Fermi al centro del Medio Oriente

    Nonostante la fine della guerra in Iraq e in Libia, il declino in Afghanistan, e le copiose dichiarazioni pubbliche riguardo al fulcro per la sicurezza in Asia, Washington si sta senz’altro ritirando dal Grande Medio Oriente. Oltre alle operazioni che continuano in Afghanistan, gli USA stanno lavorando in maniere consistente per addestrare truppe alleate, per costruire basi militari e per l‘intermediazione della vendita di armi e il trasferimento di armi in depositi della regione dal Bahrain allo Yemen.

    Infatti, lo Yemen, come la vicina Somalia, attraverso il Golfo di Aden, ha dato inizio ad un laboratorio per le guerre di Obama. Lì, gli USA stanno portando avanti una nuova modalità di fare guerra che porta la loro firma con le truppe “black ops” (operazioni nere, ndt) come le SEALs e l’Esercito delle Forze del Delta che senza dubbio conducono missioni di uccisioni/catture, mentre le “white forces” (le forze bianche, ndt) come i Berretti Verdi e i Rangers stanno addestrando truppe locali e pianificano l’uccisione di membri di al-Qaeda e suoi affiliati, possibilmente assistiti da un contingente ancora più segreto di MANNED AIRCRAFT.

    Il Medio Oriente è anche diventato il luogo per un altro emergente aspetto della dottrina di Obama: sforzi per una guerra cibernetica. Nel discorso di engagement di impegno , il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha presenziato alla recente Conferenza sulle Forze Speciali di Operazione in Florida, dove ha tenuto un discorso parlando del desiderio del suo dipartimento di partecipare alla nuova modalità di guerra americana.

    “Abbiamo bisogno di Forze per le Operazioni Speciali che siano a loro agio nel bere te con i leader tribali come a razziare un compound di terroristi” ha detto all’uditorio, la Clinton.
    “Abbiamo anche bisogno di diplomatici ed esperti dello sviluppo che siano all’altezza del compito di essere vostri partner.”

    Clinton ha colto l’opportunità per pubblicizzare gli sforzi della sua agency online, rivolti ai siti web utilizzati dagli affiliati di al-Qaeda in Yemen. Quando i messaggi di reclutamento di al-Qaeda sono apparsi su questi siti, “il nostro team ha tappezzato gli stessi siti con versioni modificate… che hanno mostrato il numero di attacchi che al-Qaeda ha sferrato contro la popolazione yemenita.” Ha inoltre osservato che questa missione di informazione-guerra è stata effettuata da esperti del Centro di Stato per le Comunicazioni Strategiche e Anti-terrorismo con l’assistenza, non a caso, da parte dell’esercito e della Comunità di Intelligence americano. Questi modesti sforzi si aggiungono ai più potenti metodi di guerra cibernetica del Pentagono e la CIA, tra cui il recentemente rivelato “Olympic Games”, un programma di attacchi sofisticati a computer degli impianti iraniani di arricchimento nucleare progettati e messi in atto dall’Agency di Sicurezza Nazionale (NSA) e dall’Unità 8200, l’equivalente israeliano della NSA.

    Come per altri aspetti delle nuove modalità di guerra, questi sforzi sono stati avviati dall’amministrazione Bush, ma hanno subito una forte accelerazione con l’attuale presidente, che è diventato il primo comandante in capo americano ad ordinare attacchi cibernetici prolungati destinati a paralizzare le infrastrutture dell’altro paese.

    Da focolaio a incendio incontrollato

    In tutto il pianeta, dall’America Centrale e Meridionale all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia, l’amministrazione Obama sta lavorando ad una formula per una nuova modalità di guerra americana. Nella sua ricerca, il Pentagono e i suoi partner di governo sempre più militarizzati, stanno pianificando tutto, dai classici canoni della guerra coloniale alle ultime tecnologie.

    Gli USA sono una potenza imperiale castigati da più di 10 anni di guerre fallite e che hanno lasciato una forte impronta. Sono stati paralizzati da un’economia che svuota, e inondati da centinaia di migliaia di recenti veterani – uno sbalorditivo 45% delle truppe che hanno combattuto in Afghanistan e Iraq – che soffrono di disabilità cui servizi richiedono di cure sempre più costose.
    Nessuna meraviglia che l’attuale combinazione di operazioni speciali, spy games, droni, militari civili, guerra cibernetica, combattenti per procura, suoni come un più sicuro, più lucido modo di combattere una guerra. A prima vista, potrebbe anche sembrare una panacea per i mali che affliggono la sicurezza nazionale americana. In realtà potrebbe essere tutt’altro che questo.

    La chiara impronta della nuova dottrina di Obama in effetti sembra che fare la guerra sia ancora più attraente e apparentemente facile – un punto sottolineato recentemente dall’ex-presidente dei capi congiunti dello staff del Generale Peter Pace.
    “Mi preoccupo della velocità che rende troppo facile impiegare la forza”, ha dichiarato Pace quando gli è stato chiesto riguardo ai recenti sforzi di rendere più semplice dispiegare le Forze di Operazioni Speciali all’estero. “Mi preoccupo della velocità che rende troppo facile di rendere una semplice risposta – andiamo a colpire con operazioni speciali – al contrario forse di una più articolata risposta per una soluzione migliore e a lungo termine, probabilmente.

    Di conseguenza, la nuova guerra americana ha un grande potenziale per coinvolgimenti imprevisti e ritorno periodico. Iniziando o aizzando focolai di guerre su diversi continenti potrebbe portare ad incendi di grande portata che si diffondono in modo imprevedibile e si rivelano difficili, se non impossibili, da placare.

    Per la loro stessa natura, piccoli impegni militari tendono ad allargarsi, e le guerre tendono ad espandersi attraverso i confini. Per definizione, l’azione militare tende ad avere conseguenze impreviste. Coloro che mettono in dubbio questo devono guardare al 2001, quando tre attacchi low-tech in un solo giorno hanno scatenato più di un decennio di guerra che si è diffusa in tutto il globo. La risposta a quel giorno è iniziata con la guerra in Afghanistan, si è diffusa in Pakistan, poi in Iraq, per passare in Somalia e Yemen, e così via. Oggi i veterani di questi interventi si ritrovano a cercare di replicare i loro dubbi successi in posti come Messico e Honduras, Repubblica Centrafricana e Congo.

    La storia dimostra che gli USA non sono bravi a vincere le guerre, non avendo riscontrato vittorie in nessuno dei maggiori conflitti dal 1945. Interventi più piccoli sono stati un misto di buono e di cattivo, con vittorie modesti in posti come Panama e Grenada, ed ignominiosi esiti in Libano (anni Ottanta) e Somalia (anni Novanta), per citarne alcuni.

    La preoccupazione è che è difficile stabilire in che modo l’intervento andrà a finire – fino a quando non è troppo tardi. Mentre seguono strade differenti, Vietnam, Afghanistan e Iraq tutti questi interventi iniziano con l’essere circoscritti per poi allargarsi e diventare rovinosi. Già le prospettive della nuova dottrina Obama sembrano tutt’altro che rosee, nonostante la buona stampa che si sta facendo nella Beltway di Washington.

    Ciò che oggi appare come una formula per la proiezione di un potere facile che favorirà gli interessi imperiali americani a buon mercato potrebbe presto rivelarsi un vero e proprio disastro – che probabilmente non sarà chiaro fino quando non sarà troppo tardi.

    Nick Turse è editore associato della TomDispatch.com. Giornalista vincitore di diversi premi, il suo lavoro è apparso sul Los Angeles Times, Nation e regolarmente su TomDispatch.com.

    È autore/editore di diversi libri, incluso Terminator Planet: The First History of Drone Warfare, 2001-2050 (con Tom Engelhardt), appena pubblicato. Questo pezzo è l’ultimo articolo della sua nuova serie sul cambiamento del volto dell’impero americano, che è stato sottoscritto dalla Lennan Foundation. Potete seguirlo su Twitter @NickTurse, su Tumblr e su Facebook.

    Fonte: www.atimes.com
    Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/NF16Dj03.html
    16.06.2012

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARIA MERCONE

     
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