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    IL PIANO DI OBAMA IN SEI PUNTI PER LA GUERRA GLOBALE

    domenica 29 luglio 2012





    DI NICK TURSE
    asiatimes.com

    Sembra una scena da film di Hollywood. Nel buio pesto, uomini in tenuta da combattimento, dotati di armi automatiche e di occhiali per la visione notturna, afferravano un grosso cavo intrecciato che pendeva da un elicottero Chinook MH-47. Poi, in un lampo, ognuno di loro “velocemente-legato” si calava in una nave che era giù. Successivamente, “Mike”, un componente della Navy SEAL (flotta americana, ndt) che ha preferito non rivelare il suo cognome, si vantava con un sergente per gli affari pubblici dell’esercito che, quando erano nel loro gioco, la flotta avrebbe potuto condurre 15 uomini sulla nave in questo modo, in 30 secondi o anche meno.

    Una volta sul ponte di poppa, le truppe per le operazioni speciali irruppero in squadre e perquisirono metodicamente la nave che ondeggiava nella baia di Jinhae, Corea del Sud. Sottocoperta e sul ponte, i commandos collocarono diversi uomini e provarono le armi su di loro, ma nessuno sparò un colpo. Dopotutto si trattava di un esercizio di addestramento.

    Tutti coloro che perquisirono la nave erano dei SEAL – la flotta navale americana di mare, aria, terra, parte della comunità Navale Speciale di Guerra – ma non tutti erano americani. Alcuni erano del Gruppo 1 della flotta Navale Speciale di Guerra di Coronado, California; altri provenivano dalla Brigata Navale Speciale della Corea del Sud. L’addestramento era parte del Foal Eagle 2012, un’esercitazione multinazionale congiunta. Era anche un modello – in minima parte – per pubblicizzare “il perno” dell’armata americana dal Grande Medio Oriente all’Asia, una mossa che include l’invio di un contingente iniziale di 250 Marines a Darwin, Australia, la creazioni di basi per navi da combattimento a Singapore, il rafforzamento dei legami militari con Vietnam e India, la messa in scena di giochi di guerra nelle Filippine (anche la prova di droni), e lo spostamento della maggior parte delle navi della flotta verso il Pacifico per la fine del decennio.

    Il modesto esercizio di addestramento ha messo in rilievo inoltre un altro tipo di perno. La facciata dello stile americano di condurre una guerra sta cambiando ancora una volta. Dimentichiamo pure le invasioni a vasta scala e occupazioni di grande impronta sui territori dell’Eurasia; pensiamo invece a forze di operazione che lavorano per se stesse ma che addestrano o che combattono a fianco di alleati militari (se non veri e propri eserciti delegati) in punti caldi nel mondo. E con queste operazioni speciali i consiglieri, gli addestratori, i commandos si aspettano sempre più fondi e sforzi per confluire nella militarizzazione dello spionaggio e dell’intelligence, nell’uso di aerei-droni, nel lancio di attacchi cibernetici e operazioni congiunte con il Pentagono, con le agency “civili” di governo sempre più militarizzate.

    Molto di questo è stato notato dai media, ma come si combini insieme in ciò che potremmo chiamare nuovo volto globale dell’impero è sfuggito alla loro attenzione. E tuttavia questo rappresenta niente di meno che una nuova dottrina del Presidente Barack Obama, un programma articolato in 6 punti per una guerra del XXI secolo, in stile americano, che l’amministrazione sta cautamente sviluppando e mettendo a punto.

    La sua portata globale è già mozzafiato, se poco riconosciuta, e come l’esercito-leggero dell’ex segretario della difesa Donald Rumsfeld e le operazioni anti-insurrezionali di David Petraeus, avrà evidentemente il suo giorno al sole – e come loro, senza dubbio deluderà in modalità da sorprendere i suoi stessi creatori.

    Lavorare nell'ombra

    Per molti anni, l’esercito americano ha parlato e promosso il concetto di “comunanza”. Un elicottero dell’esercito della Navy SEAL che atterra su una nave coreana raccoglie alcuni aspetti a livello tattico. Ma il futuro, almeno sembra, ha qualcos’altro in serbo. Pensiamolo come una “confusione” (blur-ness), una sorta di versione organizzativa di combattimento nella quale il Pentagono dominante fonde le sue forze con altre agency di governo – specialmente la CIA, il Dipartimento di Stato, e il Drug Enforcement Administration – nel complesso, sovrapponendosi a missioni in tutto il mondo.

    Nel 2001 Rumsfeld iniziò la sua “rivoluzione negli affari militari”, guidando il Pentagono verso un esercito-leggero modello high-tech, di forze agili. L’idea venne con la triste distruzione delle città irachene assediate. Un decennio dopo, le ultime vestigia dei suoi numerosi fallimenti continuano ad avere conseguenze nella stagnante guerra in Afghanistan contro una disparata insorgenza minoritaria che non può essere sconfitta. Negli anni successivi, due segretari della difesa, un nuovo presidente hanno dato vita ad una nuova trasformazione – questa orientata a evitare rovinose guerre su vasta scala in territori in cui gli USA hanno dato costantemente prova di essere incapaci di vincere.

    Con Obama, gli Stati Uniti hanno allargato o lanciato numerose campagne militari – utilizzando per la maggior parte di queste un mix di 6 elementi della guerra americana del XXI secolo. Prendiamo ad esempio la guerra americana in Pakistan – un primo manifesto di quella che potrebbe essere chiamata la formula di Obama, se non la dottrina.

    Iniziando con la campagna altamente circoscritta di assassinii con droni sostenuta da limitate incursioni di commando attraverso i confini sotto l’amministrazione Bush, le operazioni americane in Pakistan si sono allargate in qualcosa simile ad una guerra aerea robotica su vasta scala, accompagnata da attacchi da elicotteri transfrontalieri, dal “kill team” di forze delegate afghane della CIA, come anche la missione boots-on-the-ground delle forze di operazioni speciali, tra cui il raid SEAL che ha ucciso Osama bin Laden.

    La CIA ha condotto missioni clandestine di intelligence e spionaggio in Pakistan, anche se il suo ruolo, in un futuro, potrebbe diventare meno importante, grazie alla insinuante missione del Pentagono. Ad Aprile, infatti, il Segretario della Difesa Leon Panetta ha annunciato la creazione di una nuova agency di spionaggio interna al Pentagono come la CIA chiamata Servizio di Difesa Clandestino. Secondo il Washington Post, il suo scopo è ampliare “gli sforzi di spionaggio militare al di là delle zone di guerra.”

    Nell’ultimo decennio, la nozione stessa di zona di guerra è diventata molto confusa, rispecchiando la sfocatura delle missioni e delle attività della CIA e del Pentagono. Analizzando la nuova agency e “il trend di una più ampia convergenza” tra Dipartimento della Difesa e le missioni della CIA, il Post ha evidenziato che “la sfocatura è evidente anche nei ranghi alti delle organizzazioni. Panetta precedentemente è stato direttore della CIA, posto attualmente occupato dal Generale dell’esercito David H. Petraeus.

    Per non essere da meno, lo scorso anno il Dipartimento di Stato, una volta sede della diplomazia, ha continuato la sua lunga marcia verso la militarizzazione (e marginalizzazione), quando si è deciso di unire alcune delle sue risorse al Pentagono e creare il Fondo per il Contingente di Sicurezza Globale. Questo programma concederà al Dipartimento della Difesa più voce in capitolo su come gli aiuti da Washington confluiranno alle forze delegate in posti come lo Yemen e il Corno d’Africa.

    Una cosa è certa: il modo americano di far guerra (insieme alle sue spie e ai suoi diplomatici) si sta dirigendo sempre più profondamente “nell’ombra”. Aspettiamoci più operazioni clandestine in molti altri luoghi con, naturalmente, sempre più possibilità di un ritorno di fiamma negli anni a venire.

    Fare luce sul “Continente Nero”.

    Una parte del mondo che nei prossimi anni rischia di vedere un afflusso di spie del Pentagono è l’Africa. Sotto la presidenza Obama, le operazioni sul continente sono aumentate, molte di più rispetto agli interventi degli anni di Bush:

    • La guerra dello scorso anno in Libia: una campagna regionale di droni con missioni dall’aeroporto e dalle basi in Gibuti, Etiopia e l’arcipelago delle Seychelles nell’Oceano Indiano;
    • Una flottiglia di 30 navi nell’oceano a supporto delle operazioni regionali;
    • Un esercito ramificato e la campagna della CIA contro i militanti in Somalia, incluse le operazioni di intelligence, addestramento per gli agenti somali, prigioni segrete, attacchi da elicotteri, e raid del commando americano;
    • Cospicuo influsso di soldi per le operazioni di contro-terrorismo attraverso l’East Africa;
    • Una possibile guerra aerea in vecchio stile, effettuata di nascosto nella regione, utilizzando aerei con equipaggio;
    • Decine di milioni di dollari in armi per i mercenari alleati e le truppe africane;
    • Una forza speciale per operazioni straordinarie (sostenute da esperti del Dipartimento di Stato) inviate per aiutare a catturare o uccidere il leader dell’Esercito della Resistenza Joseph Kony e i suoi alti comandanti, che operano in Uganda, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica Centroafricana (dove le Forze Speciali americani hanno ora una nuova base) – comincia solo a graffiare la superficie dei piani in rapida espansione di Washington e le sue attività nella regione.

    Ancora meno noti sono gli altri sforzi militari statunitensi designati per addestrare le forze africane per le operazioni ora considerate parti integranti degli interessi americani sul continente. Queste includono, per esempio, una missione delle Forze di Ricognizione dei Marines dallo Special Purpose Marine Air Ground Task Force 12 (SPMAGTF-12) per addestrare i soldati delle Forze di Difesa ugandesi, che forniscono la maggioranza delle truppe alla missione dell’Unione Africana in Somalia.

    All’inizio di quest’anno, i Marines dello SPMAGTF-12 hanno addestrato anche i soldati della Forza di Difesa Nazionale del Burundi, il secondo contingente per grandezza in Somalia; hanno inviato addestratori dal Gibuti (dove gli americani mantengono la più grande base nel Corno d’Africa a Campo Lemonier); si sono diretti in Liberia dove si sono focalizzati sull’insegnamento di tecniche di controllo delle insurrezioni all’esercito della Liberia come parte d’altronde di uno sforzo guidato dal Dipartimento di Stato di ricostruzione di quella forza.

    Gli USA stanno inoltre conducendo un addestramento al contro-terrorismo e mettendo a punto delle milizie in Algeria, Burkina Faso, Chad, Mauritania, Niger e Tunisia. In più l’Africom (Commando USA-Africa) ha programmato 14 piani per esercizi di addestramento congiunto per il 2012, incluse le operazioni in Marocco, Cameroon, Gabon, Botswana, South Africa, Lesotho, Senegal, e quello che potrebbe diventare il Pakistan dell’Africa, la Nigeria.

    Anche questo, tuttavia, non comprende l’intera gamma delle missioni di addestramento e preparazione in Africa. Per fare un esempio di paesi che non rientrano nella lista dell’Africom, questa primavera gli USA hanno riunito 11 nazioni, inclusa la Costa d’Avorio, Gambia, Liberia, Mauritania e Sierra Leone, per prendere parte ad una esercitazione marittima, il cui nome in codice è Saharan Express 2012.

    Tornare nel cortile di casa

    Sin dalla loro fondazione, gli USA hanno spesso interferito nel vicinato, trattando i Caraibi come il proprio lago privato e intervenendo a piacimento in tutta l’America Latina. Durante l’amministrazione Bush Jr, con alcune eccezioni, l’interesse di Washington nel “cortile di casa” americano è andato in secondo piano rispetto alle guerre intraprese lontano da casa.

    Recentemente, tuttavia, l’amministrazione Obama ha ampliato le operazioni a sud del confine usando una nuova formula. Questo ha significato che il Pentagono potesse andare in profondità all’interno del Messico con missioni-droni per aiutare la battaglia del paese contro i cartelli della droga, mentre gli agenti della CIA e gli operatori civili del Dipartimento della Difesa sono stati spediti nelle basi militari messicane per prendere parte alla guerra della droga nel paese.

    Nel 2012 il Pentagono ha potenziato le operazioni anti-droga anche in Honduras. Mettendo in funzione il Forward Operating Base Mocoron e altri campi remoti, l’esercito americano sta sostenendo le operazioni honduregne attraverso i metodi affinati in Iraq e Afghanistan.
    Inoltre, le forze statunitensi hanno preso parte ad operazioni congiunte con le truppe honduregne per una missione di addestramento chiamata Beyond the Horizon 2012; i Berretti Verdi hanno assistito le forze per le Operazioni Speciali Honduregne contro il contrabbando; e la Drug Enforcement Administration ha messo a disposizione l’Advisory Support Team, originariamente creato per distruggere il commercio di papaveri in Afghanistan, che ha unito le sue forze al Tactical Respose Team Honduregno, l’unità antidroga più elitaria del paese.

    Un GLIMPSE di queste operazioni ha fatto notizia recentemente quando gli agenti DEA, che volavano su un elicottero americano, stati coinvolti in un attacco aereo su civili che ha ucciso due uomini e due donne incinte nella remota regione della Costa di Mosquito.
    Meno visibili sono stati gli sforzi americani in Guyana, dove le Forze di Operazione Speciali degli USA hanno addestrato truppe locali in tecniche d’assalto con aerei Heliborn.
    “È la prima volta che coinvolgiamo in questo tipo di esercizi le Forze di Operazioni Speciali americane in vasta scala,” il colonnello Bruce Lovell della Forza di Difesa del Guyana ha dichiarato quest’anno agli ufficiali per gli affari pubblici americani. “È un’opportunità per testare noi stessi, per constatare a che punto siamo, quali sono i nostri punti deboli.”

    L’esercito americano è stato attivo in modo simile anche in altre zone dell’America Latina, concludendo esercizi di addestramento in Guatemala, sponsorizzando missioni di “partnership-building” nella Repubblica Domenicana, El Salvador, Perù e Panama, raggiungendo un accordo per portare avanti 19 “attività” con l’esercito colombiano entro il prossimo anno, inclusi esercizi militari congiunti.

    Fermi al centro del Medio Oriente

    Nonostante la fine della guerra in Iraq e in Libia, il declino in Afghanistan, e le copiose dichiarazioni pubbliche riguardo al fulcro per la sicurezza in Asia, Washington si sta senz’altro ritirando dal Grande Medio Oriente. Oltre alle operazioni che continuano in Afghanistan, gli USA stanno lavorando in maniere consistente per addestrare truppe alleate, per costruire basi militari e per l‘intermediazione della vendita di armi e il trasferimento di armi in depositi della regione dal Bahrain allo Yemen.

    Infatti, lo Yemen, come la vicina Somalia, attraverso il Golfo di Aden, ha dato inizio ad un laboratorio per le guerre di Obama. Lì, gli USA stanno portando avanti una nuova modalità di fare guerra che porta la loro firma con le truppe “black ops” (operazioni nere, ndt) come le SEALs e l’Esercito delle Forze del Delta che senza dubbio conducono missioni di uccisioni/catture, mentre le “white forces” (le forze bianche, ndt) come i Berretti Verdi e i Rangers stanno addestrando truppe locali e pianificano l’uccisione di membri di al-Qaeda e suoi affiliati, possibilmente assistiti da un contingente ancora più segreto di MANNED AIRCRAFT.

    Il Medio Oriente è anche diventato il luogo per un altro emergente aspetto della dottrina di Obama: sforzi per una guerra cibernetica. Nel discorso di engagement di impegno , il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha presenziato alla recente Conferenza sulle Forze Speciali di Operazione in Florida, dove ha tenuto un discorso parlando del desiderio del suo dipartimento di partecipare alla nuova modalità di guerra americana.

    “Abbiamo bisogno di Forze per le Operazioni Speciali che siano a loro agio nel bere te con i leader tribali come a razziare un compound di terroristi” ha detto all’uditorio, la Clinton.
    “Abbiamo anche bisogno di diplomatici ed esperti dello sviluppo che siano all’altezza del compito di essere vostri partner.”

    Clinton ha colto l’opportunità per pubblicizzare gli sforzi della sua agency online, rivolti ai siti web utilizzati dagli affiliati di al-Qaeda in Yemen. Quando i messaggi di reclutamento di al-Qaeda sono apparsi su questi siti, “il nostro team ha tappezzato gli stessi siti con versioni modificate… che hanno mostrato il numero di attacchi che al-Qaeda ha sferrato contro la popolazione yemenita.” Ha inoltre osservato che questa missione di informazione-guerra è stata effettuata da esperti del Centro di Stato per le Comunicazioni Strategiche e Anti-terrorismo con l’assistenza, non a caso, da parte dell’esercito e della Comunità di Intelligence americano. Questi modesti sforzi si aggiungono ai più potenti metodi di guerra cibernetica del Pentagono e la CIA, tra cui il recentemente rivelato “Olympic Games”, un programma di attacchi sofisticati a computer degli impianti iraniani di arricchimento nucleare progettati e messi in atto dall’Agency di Sicurezza Nazionale (NSA) e dall’Unità 8200, l’equivalente israeliano della NSA.

    Come per altri aspetti delle nuove modalità di guerra, questi sforzi sono stati avviati dall’amministrazione Bush, ma hanno subito una forte accelerazione con l’attuale presidente, che è diventato il primo comandante in capo americano ad ordinare attacchi cibernetici prolungati destinati a paralizzare le infrastrutture dell’altro paese.

    Da focolaio a incendio incontrollato

    In tutto il pianeta, dall’America Centrale e Meridionale all’Africa, al Medio Oriente e all’Asia, l’amministrazione Obama sta lavorando ad una formula per una nuova modalità di guerra americana. Nella sua ricerca, il Pentagono e i suoi partner di governo sempre più militarizzati, stanno pianificando tutto, dai classici canoni della guerra coloniale alle ultime tecnologie.

    Gli USA sono una potenza imperiale castigati da più di 10 anni di guerre fallite e che hanno lasciato una forte impronta. Sono stati paralizzati da un’economia che svuota, e inondati da centinaia di migliaia di recenti veterani – uno sbalorditivo 45% delle truppe che hanno combattuto in Afghanistan e Iraq – che soffrono di disabilità cui servizi richiedono di cure sempre più costose.
    Nessuna meraviglia che l’attuale combinazione di operazioni speciali, spy games, droni, militari civili, guerra cibernetica, combattenti per procura, suoni come un più sicuro, più lucido modo di combattere una guerra. A prima vista, potrebbe anche sembrare una panacea per i mali che affliggono la sicurezza nazionale americana. In realtà potrebbe essere tutt’altro che questo.

    La chiara impronta della nuova dottrina di Obama in effetti sembra che fare la guerra sia ancora più attraente e apparentemente facile – un punto sottolineato recentemente dall’ex-presidente dei capi congiunti dello staff del Generale Peter Pace.
    “Mi preoccupo della velocità che rende troppo facile impiegare la forza”, ha dichiarato Pace quando gli è stato chiesto riguardo ai recenti sforzi di rendere più semplice dispiegare le Forze di Operazioni Speciali all’estero. “Mi preoccupo della velocità che rende troppo facile di rendere una semplice risposta – andiamo a colpire con operazioni speciali – al contrario forse di una più articolata risposta per una soluzione migliore e a lungo termine, probabilmente.

    Di conseguenza, la nuova guerra americana ha un grande potenziale per coinvolgimenti imprevisti e ritorno periodico. Iniziando o aizzando focolai di guerre su diversi continenti potrebbe portare ad incendi di grande portata che si diffondono in modo imprevedibile e si rivelano difficili, se non impossibili, da placare.

    Per la loro stessa natura, piccoli impegni militari tendono ad allargarsi, e le guerre tendono ad espandersi attraverso i confini. Per definizione, l’azione militare tende ad avere conseguenze impreviste. Coloro che mettono in dubbio questo devono guardare al 2001, quando tre attacchi low-tech in un solo giorno hanno scatenato più di un decennio di guerra che si è diffusa in tutto il globo. La risposta a quel giorno è iniziata con la guerra in Afghanistan, si è diffusa in Pakistan, poi in Iraq, per passare in Somalia e Yemen, e così via. Oggi i veterani di questi interventi si ritrovano a cercare di replicare i loro dubbi successi in posti come Messico e Honduras, Repubblica Centrafricana e Congo.

    La storia dimostra che gli USA non sono bravi a vincere le guerre, non avendo riscontrato vittorie in nessuno dei maggiori conflitti dal 1945. Interventi più piccoli sono stati un misto di buono e di cattivo, con vittorie modesti in posti come Panama e Grenada, ed ignominiosi esiti in Libano (anni Ottanta) e Somalia (anni Novanta), per citarne alcuni.

    La preoccupazione è che è difficile stabilire in che modo l’intervento andrà a finire – fino a quando non è troppo tardi. Mentre seguono strade differenti, Vietnam, Afghanistan e Iraq tutti questi interventi iniziano con l’essere circoscritti per poi allargarsi e diventare rovinosi. Già le prospettive della nuova dottrina Obama sembrano tutt’altro che rosee, nonostante la buona stampa che si sta facendo nella Beltway di Washington.

    Ciò che oggi appare come una formula per la proiezione di un potere facile che favorirà gli interessi imperiali americani a buon mercato potrebbe presto rivelarsi un vero e proprio disastro – che probabilmente non sarà chiaro fino quando non sarà troppo tardi.

    Nick Turse è editore associato della TomDispatch.com. Giornalista vincitore di diversi premi, il suo lavoro è apparso sul Los Angeles Times, Nation e regolarmente su TomDispatch.com.

    È autore/editore di diversi libri, incluso Terminator Planet: The First History of Drone Warfare, 2001-2050 (con Tom Engelhardt), appena pubblicato. Questo pezzo è l’ultimo articolo della sua nuova serie sul cambiamento del volto dell’impero americano, che è stato sottoscritto dalla Lennan Foundation. Potete seguirlo su Twitter @NickTurse, su Tumblr e su Facebook.

    Fonte: www.atimes.com
    Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/NF16Dj03.html
    16.06.2012

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARIA MERCONE

    PUNTI AVVERTE: "MANTERREMO PRONTE LE NOSTRE ARMI NUCLEARI."UN AVVISO DIRETTO AGLI USA?

    L'AVVISO MINACCIOSO DI PUTIN RICORDA AGLI USA E AI SUOI ALLEATI CHE LA RUSSIA E' PRONTA ALLA BATTAGLIA. ANCHE OGGI. UN SMS CHIARO E PRECISO AI FOMENTATORI DI "GUERRE DI LIBERAZIONE" INGIUSTIFICATE..

    di hispantv.com
    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info
    Il presidente russo, Vladimir Putin, ha informato lo scorso giovedì che il suo paese manterrà le sue armi nucleari e i sistemi di difesa aerospaziali pronti per l'uso.

    "Non entriamo in nessuna corsa agli armamenti, ma nessuno può dubitare della sicurezza e dell'efficacia del nostro arsenale nucleare, così come del nostro sistema di difesa aerospaziale", ha precisato il leader russo durante una riunione sullo sviluppo del programma di armamento nazionale.

    Allo stesso tempo, ha sottolineato che "la garanzia più importante" della sovranità e dell'integrità russa sta nel suo armamento nucleare, che gioca un ruolo chiave nella stabilità della zona e del mondo.

    Tutti i paesi del mondo che dispongono di armi nucleari e di strumenti di attacco aerospaziale, "sono impegnati a migliorarli e a perfezionarli,inoltre si dedicano allo sviluppo costante di sistemi di controllo, incrementando l'efficienza dei sistemi di riconoscimento,osservazione e di raccolta di informazioni", ha dichiarato lo stesso Putin.

    Inoltre ha sottolineato che il suo paese ha in programma di stanziare circa 600 miliardi di dollari per modernizzare e perfezionare l'85% delle sue armi strategiche e il 70% delle sue armi di difesa aerospaziali entro il 2020.


    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info



    fonte


    STATI UNITI,PRONTA LA SUPER BOMBA DA USARE CONTRO L'IRAN: COSTO 330 MILIONI DI DOLLARI!

    sabato 28 luglio 2012

    STATES IN FESTA: PRONTA LA SUPER BOMBA DA USARE CONTRO LA FORTEZZA NUCLEARE IRANIANA. "SI FOSSE NECESSARIO USARLA OGGI, SAREMMO GIÀ PRONTI PER FARLO", HA AFFERMATO IL SEGRETARIO DELLA FORZA AEREA,MICHAEL DONLEY.

    di actualidad.rt.com
    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info
    La "distruttrice di bunker", la più grande bomba convenzionale mai costruita, è pronta ad infliggere duri danni ai nemici degli Stati Uniti.Si tratta della moderna bomba a profonda penetrazione GBU-57 (MOP-57 in inglese) che dopo alcuni anni di sviluppo è finalmente pronta ad entrare in azione, secondo quanto dichiarato dal segretario della Forza Aerea degli Stati Uniti Michael Donley. "Se fosse necessario usarla oggi, saremmo pronti per farlo", ha affermato Donley. "Continuiamo a testare la bomba per definire le sue capacità. Siamo comunque in grado di usarla con la configurazione attuale", ha aggiunto. Costruita dalla Boeing Company, la bomba ha un peso totale di 14.000 kg, sei volte maggiore delle versioni anti bunker precedenti. Il Pentagono ha speso circa 330 milioni di dollari per produrre e consegnare nel 2011 alla Forza Aerea una ventina di bombe capaci di raggiungere una profondità di 70 metri prima di esplodere. Inoltre quest'anno il Dipartimento dell Difesa ha stanziato circa 120 milioni di dollari, destinati inizialmente ad altri programmi militari, per aumentare la capacità della stessa bomba.

    Anche se il Pentagono non specifica l'obiettivo concreto della bomba, fonti militari hanno ripetutamente dichiarato che stanno costruendo la bomba per attaccare Fordow, l'impianto di arricchimento dell'uranio iraniano. Situato ad almeno 70 metri sotto terra, l'impianto è considerato impenetrabile dalle forze iraniane che lo ritengono esente da possibili attacchi di forze estere che considerano il programma nucleare iraniano a scopo militare,mentre Teheran ha sempre sostenuto il suo fine civile. Anche se non fosse usata, la nuova bomba potrebbe servire agli Stati Uniti per intimidire il paese arabo e indurlo a rinunciare al suo programma militare.


    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info


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    USA VS CINA: GLI STATI UNITI INVIANO I POTENTI F-22 RAPTOR IN GIAPPONE.UN MESSAGGIO ALLA CINA?

    GLI STATI UNITI DISPIEGANO I SUOI AEREI PIU' POTENTI VICINO ALLA CINA. LEON PANETTA INVIA GLI F-22 A UNA BASE GIAPPONESE ELIMINANDO LE PRECEDENTI RESTRIZIONI...

    di actualidad.rt.com
    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info
    In un chiaro messaggio agli avversari potenziali degli Stati Uniti in Asia, il segretario della Difesa Leon Panetta ha inviato uno squadrone di caccia invisibili (ai radar n.d.r) di quinta generazione, gli F-22 Raptor, in una base militare americana sita in Giappone. In seguito alle relazioni delle Forze Aeree Americane, fatte la settimana scorsa, Panetta ha deciso di eliminare le restrizioni imposte agli aerei caccia. Il primo passo in questa direzione è rappresentato dal dispiegamento di uno squadrone di F-22 nella base aerea di Kadena, in Giappone, a due passi da Cina e Corea del Nord. Il portavoce del Pentagono, George Little, ha chiarito che lo squadrone sarà dispiegato nel paese occidentale ad un'altitudine inizialmente circoscritta, anche se è già prevista la possibilità di ampliare il rango di altitudini di volo. Little ha assicurato che l'alto comandante della Forza Aerea ha informato Panetta,lo scorso 20 luglio,che è certo che la vera causa dei sintomi di asfissia dei piloti vada ricercata nell'apporto di ossigeno ai piloti, alcuni dei quali, non vogliono più pilotare questi tipi di aerei.

    La decisione di limitare la distanza e l'altezza di tutti i voli dei caccia di quinta generazione è stata presa da Panetta lo scorso maggio per mantenerli sempre vicini ad una zona di atterraggio.

    In precedenza, durante lo scorso anno e mezzo, ci sono stati 23 casi di ipossia.
    Il cambiamento della base permanente di quest'aerei da combattimento invisibili, rapidissimi e i più cari del mondo pone l'accento sul cambiamento della strategia di sicurezza e di politica estera degli Stati Uniti nell'area asiatica, regione dove la Cina sta sviluppando avanzati sistemi radar e strumenti anti aerei.

    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info


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    Giochi di guerra Usa, allarme inquinamento nel Pacifico

    mercoledì 25 luglio 2012

    Si chiamano sinkex (sink exercise), un termine militare con cui si indica la pratica di colpire e affondare una propria nave-bersaglio. Per la Marina degli Stati Uniti si tratta di un modo veloce per smaltire le vecchie navi da guerra e permettere allo stesso tempo l’addestramento dei militari all’uso di nuovi armamenti contro un obiettivo reale.


    C’è solo un problema: i test di sinkex hanno un forte impatto ambientale a causa dei duraturi effetti nocivi degli inquinanti presenti a bordo delle imbarcazioni da far colare a picco. Per questo motivo suscita polemiche la decisione della US Navy di confermare l’affondamento di tre navi dismesse nel corso delle grandi operazioni militari che si svolgono questo mese al largo delle isole Hawaii. Si tratta della RIMPAC, una importante esercitazione navale svolta ogni due anni, alla quale parteciperanno i mezzi o il personale militare di Australia, Canada, Cile, Colombia, Francia, India, Indonesia, Giappone, Malesia, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Perù, Filippine, Russia, Singapore, Corea del Sud, Tailandia, Tonga, Regno Unito e Stati Uniti. Nel fitto programma di test previsti, le unità navali Kilauea, Niagara Falls e Concord, saranno i primi vascelli-bersaglio ad essere affondati con siluri, bombe ed altri ordigni, dopo una moratoria sugli esercizi di sinkex di quasi due anni, messa in atto per i discussi effetti negativi sull’ecosistema marino.

    Per decenni la Marina americana ha distrutto le sue navi senza che vi fosse alcun controllo sugli inquinanti rilasciati nell’ambiente. Le zone maggiormente interessate da queste operazioni sono state le aree del Pacifico a nord della Hawaii e quelle al largo della costa californiana. Solo negli ultimi dodici anni sono oltre cento le imbarcazioni da guerra affondate dalla Marina Militare USA. In alcuni casi si tratta di portaerei grandi come tre campi da calcio e contaminate da metalli pesanti, policlorobifenili e PBC, come la USS America o la portaelicotteri classe Iwo Jima. Soltanto a partire dal 1999, in seguito alle pressioni esercitate dall’opinione pubblica, l’Environmental Protection Agency (EPA) ha ordinato alla Marina, almeno sulla carta, di rimuovere buona parte del materiale tossico-nocivo presente a bordo delle imbarcazioni in disarmo e di stilare una relazione annuale con la stima approssimativa delle sostanze tossiche presenti.

    Come sostanziosa contropartita, l’EPA ha esentato i militari dall’osservanza di alcune leggi federali antinquinamento che vietano espressamente tali pratiche in mare. Nel 2010, lo stop agli esercizi di sinkex era sembrato mettere la parola fine a questa pericolosa pratica militare, un’aspettativa rivelatasi un’illusione in seguito all’annuncio di un ritorno al passato da parte della US Navy. Una sgradita sorpresa che ha scatenato le proteste di molte organizzazioni ambientaliste e il ricorso ad una petizione da parte del Center for Biological Diversity. I militari vengono accusati di violare molti accordi Ocse e diversi trattati internazionali come la Convenzione di Londra sulla prevenzione dell’inquinamento marino, la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti e la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti.

    ”Chiediamo alla Marina di rispettare la moratoria sui sinkex”, ha detto Sé Colby, responsabile del Basel Action Network, ”se le navi continueranno a finire sui fondali sarà troppo tardi per rimediare ai danni procurati alle nostre preziose risorse marine”. Affondare una nave da guerra obsoleta è infatti una pratica altamente pericolosa per via delle sostanze nocive presenti in molti suoi componenti. In linea generale i materiali tossici che possono venire dispersi nell’ambiente sono l’amianto, usato per l’isolamento, le acque stagnanti di zavorra, i refrigeranti dei motori, i metalli usati per la costruzione, gli agenti chimici del materiale antincendio, gli oli e i combustibili e vari prodotti chimici. Tuttavia, per la US Navy il nuovo ricorso agli esercizi di affondamento non è in discussione. I sinkex vengono ritenuti una preziosa risorsa per lo studio e la progettazione delle future navi da guerra. Ma fino a che punto il progresso dell’ingegneria bellica può giustificare la dispersione nell’ambiente di pericolosi inquinanti? La Marina rassicura che nel corso dei test verrà rispettato scrupolosamente quanto previsto dalle direttive dell’Epa, ovvero una distanza della nave bersaglio di cinquanta miglia nautiche rispetto alla costa, in acque profonde almeno seimila metri.

    C’è però anche un altro tema ad infiammare il dibattito contro il ricorso ai sinkex: l’enorme spreco di risorse. Si pensi che soltanto le tre navi che verranno mandate a picco questo mese sono composte da circa 38mila tonnellate di acciaio, alluminio, rame e piombo che potrebbe essere riciclato. Questi test non sono quindi soltanto una minaccia per l’ambiente, sottolinano dal Basel Action Network, ”la scelta della Marina di scaricare i suoi veleni nell’Oceano mette anche a rischio centinaia di posti di lavoro nell’industria americana del riciclaggio navale”. E mentre la polemica non si placa, le manovre al largo delle Hawaii sono già cominciate. Dureranno fino al prossimo 3 di agosto e vedranno in azione migliaia di uomini, quarantadue navi da guerra, sei sottomarini e una decina di aerei da combattimento.

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    L'IRAN AVVERTE GLI USA: DISTRUGGEREMO 35 BASI AMERICANE SE SAREMO ATTACCATI

    domenica 22 luglio 2012

    di stop-nwo.com
    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info
    L'Iran ha pianificato nel dettaglio la possibilità di distruggere con i suoi missili e le sue forze aree le 35 basi degli States che si trovano in Medio Oriente, golfo Persico e Asia Centrale nel caso fosse attaccato, questo secondo quanto dichiarato oggi dal generale Amir Ali Hayizadeh, comandante della Forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione.

    "Abbiamo preso tutte le misure necessarie per individuare queste basi e poter lanciare i nostri missili per distruggerle tutte nei minuti successivi all'attacco (di un nemico contro l'Iran)", ha avvisato oggi lo stesso Hayizadeh, le cui dichiarazioni sono state riportate dall'agenzia locale Fars.

    Le dichiarazioni di Hayizadeh, nelle quali descriveva i piani dell'Iran di fronte a un eventuale attacco statunitense contro il suo territorio, sono giunte al termine di tre giorni di esercitazioni nelle quali i Guardiani della Rivoluzione hanno testato diversi tipi di missili di fabbricazione iraniana.

    Il comandante dello speciale corpo militare iraniano di difesa della rivoluzione islamica ha spiegato che gli Stati Uniti "hanno 35 basi attorno all'Iran" e ha aggiunto che "tutte sono alla portata dei nostri missili, così come lo è la terra occupata della Palestino (ovvero Israele n.d.r).

    Secondo Hayizadeh, le esercitazioni missilistiche che terminano oggi avevano come obiettivo quello di distruggere la riproduzione di ipotetiche basi statunitensi nella regione e ha assicurato che sono state un successo.

    Nel frattempo,la pagina web dei Guardiani della Rivoluzione, “Sepah News”, ha informato oggi che, durante le esercitazioni, erano stati usati missili del tipo "Golfo Persico" con il sostegno di aerei da combattimento e di velivoli senza piloti.

    Ieri i guardiani della Rivoluzione hanno assicurato di aver distrutto sette ipotetiche basi di "forze esterne alla regione" durante alcune manovre aeree e grazie all'uso di missili dotati di una gittata fino a 1300 km. Durante le esercitazioni la Guardia Rivoluzionaria ha lanciati diversi tipi di missili terra-terra aventi gittata di 300,500,800 e 1300 km, anche se lo stesso generale Hayizadeh ha insistito nell'affermare che il paese islamico dispone di missili che superano i 2000 km di gittata, questo almeno secondo quanto riportato dall'agenzia locale Mehr.

    Le autorità iraniane hanno ribadito che il territorio di Israele,le navi e le basi militari statunitensi nelle zone del Medio Oriente, Golfo Persico e Asia Centrale sono alla portata dei suoi missili e che attaccheranno questi obiettivi se saranno vittime di un'aggressione.

    L'Iran è sottoposto a sanzioni dell'Onu e anche degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, a causa del suo programma militare,e sia Washington che Tel Avil hanno espresso la volontà di attaccare il territorio iraniano se il paese islamico non cesserà il suo programma nucleare, minacce a cui Teheran ha risposto avvertendo che, in questo caso, darà una risposta schiacciante e potrebbe chiudere lo strategico stretto di Ormuz.

    Mentre alcuni paesi, in testa gli Stati Uniti, sospettano che il programma nucleare iraniano abbia come fine la costruzione di armi atomiche, Teheran assicura che si tratta di un programma nucleare per scopi civili e pacifico, nel rispetto del Trattato di non Proliferazione Nucleare (TNP).

    Ieri , nella sua conferenza stampa settimanale, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Ramin Mehmanparast, ha commentato queste esercitazioni, affermando che questi test dimostrano come "l'Iran abbia i mezzi e la preparazione necessaria per assicurare la sicurezza del Golfo Persico e il traffico petrolifero nello stretto di Ormuz".

    Il presidente della Commissione di Sicurezza Nazionale e della Politica Estera del Parlamento iraniano, Alaedin Boruyerdi, ha dichiarato che Teheran considera la presenza delle forze straniere nell'area "dannosa" per la sicurezza e ha aggiunto che le esercitazioni missilistiche dimostrano che l'Iran ha i mezzi necessari per il mantenimento della stabilità nella regione.

    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info

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    Siria: Israele pronto a colpire le armi chimiche

    sabato 21 luglio 2012

    Washington ha avuto colloqui con Israele su un eventuale raid contro le riserve di armi chimiche della Siria, che si ritiene siano le più grandi al mondo. Il Pentagono non appoggia un intervento militare, soprattutto fino a quando il presidente Bashar al-Assad avrà stretto a sé il potere, ma funzionari statunitensi hanno spiegato al New York Times che la possibilità è stata offerta a Israele.

    Lo scorso week-end, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale americana Thomas Donilon è stato in Israele per discutere della crisi in rapida evoluzione, che mercoledì è giunta a una sanguinosa svolta allorquando una bomba dei ribelli ha ucciso tre dei più stretti collaboratori di Assad.

    Un’incursione israeliana dal cielo o via terra sarebbe molto delicata, dato che Israele da decenni è ufficialmente in stato di guerra con la Siria.

    In questo caso tuttavia, Israele ha un precedente di un’azione unilaterale, avendo distrutto nel 2007 un impianto sospettato di essere un centro destinato alla ricerca e allo sviluppo di armi nucleari nella regione orientale di Deir ez-Zor.

    La preoccupazione è condivisa con il re Abdallah di Giordania, il quale ha dichiarato alla CNN che “nella peggiore delle ipotesi possibili” le armi chimiche potrebbero finire nelle mani di gruppi jihadisti dell’accozzaglia delle forze anti-Assad.

    “Abbiamo notizie della presenza per un certo tempo di Al-Qaida in alcune aree all’interno della Siria,” ha detto alla CNN.

    “Inoltre, dato che ovviamente stiamo provando a ricercare una soluzione politica, una delle peggiori ipotesi possibili sarebbe che parte delle scorte chimiche possa cadere in mani ostili,” ha avvertito.

    Recenti rivelazioni dei servizi segreti statunitensi lasciano intendere che alcune armi chimiche siriane sono state spostate, anche se non sono chiari i motivi. Alcuni funzionari occidentali credono che il materiale sia stato intenzionalmente nascosto ai gruppi armati ribelli o alle potenze occidentali.

    Negli ultimi due giorni sono circolate in Siria molte voci secondo cui l’esercito si preparerebbe a impiegare armi chimiche contro le forze ribelli o i civili.

    La Casa Bianca è stata disponibile riguardo a queste preoccupazioni, con il portavoce Jay Carney che mercoledì ha affermato: “Il governo siriano è responsabile della protezione delle sue riserve di armi chimiche, e la comunità internazionale terrà conto dei funzionari siriani che non dovessero riuscire a far fronte all’obbligo.”

    Si pensa che la Siria abbia riserve di sarin, iprite e cianuro, ma sono ignoti tutti i dettagli delle sue scorte, dato che è uno degli otto stati che non hanno aderito alla Convenzione sulle Armi Chimiche (CWC) del 1997. Tra gli altri ci sono Israele e l’Egitto.

    Fonte: Alex Spillius per The Telegraph 19.07.2012

    Traduzione di Gabriele Picelli per http://www.times.altervista.org/

    SIRIA,ATTENTATI PIANIFICATI PER INIZIARE LA TERZA GUERRA MONDIALE

    giovedì 19 luglio 2012


    GLI ATTENTATI: PROVE DI GUERRA PER LA CRISI MONDIALE

    1. È necessario affiancare l'attentato a Damasco - che ha provocato la morte del Ministro della Difesa e altri maggiorenti - con quello immediatamente seguente in Bulgaria, in cui sono stati uccisi sei turisti israeliani. E soprattutto occorre affiancare le dichiarazioni di Hillary Clinton che hanno preceduto l'escalation in Siria e quelle di Benjamin Netanyahu che hanno seguito l'attentato bulgaro.

    La guerrafondaia del Partito Democratico, che ci fa quasi rimpiangere il "falco" repubblicano Kissinger - cinico, amorale ma per lo meno legato a un'idea di Realpolitik -, aveva preannunciato " attacchi devastanti" in Siria. Dato che li organizza lei, sapeva benissimo di cosa stava parlando.
    Dal canto suo il premier israeliano ha immediatamente incolpato l'Iran dell'attentato in Bulgaria. Ovviamente anche lui deve sapere molte cose di questa strage dato che non ha aspettato nemmeno un giorno di indagini per dire come il mondo deve interpretare questo attentato. Invece l'interpretazione da dare è molto diversa e abbastanza chiara: la Siria sembra ormai sufficientemente destabilizzata per riprendere il confronto con Teheran.

    Nell'ambito di quale strategia?

    2. Il fronte su cui agisce l'imperialismo statunitense è triplice:

    a) L'Europa che deve essere riportata senza discussioni e fronde nell'alveo finanziario, economico, politico e militare della Nato, passando attraverso una de-tedeschizzazione della UE. Un'operazione basata sugli attacchi speculativi ai Paesi più deboli politicamente ed economicamente della compagine europea che hanno dato vita ad un club dove Obama dirige, preferibilmente fuori scena ma non sempre, e il cui gruppo di testa è formato da Cameron, Hollande e Monti.

    b) Il Grande Medio Oriente, che deve essere inglobato in un impero formale, ovvero in una gerarchia di Stati a guida statunitense, col fine di controllare i flussi di combustibili fossili e i flussi finanziari che ruotano attorno ad essi, oltre che di installare dei fortini con cui circondare il centro del continente eurasiatico (grosso modo dai Balcani fino allo Xinjiang cinese, un’area in cui è molto forte l’influenza della Turchia che così riacquista un ruolo strategico nella Nato, appannato dopo la caduta del Muro di Berlino).

    c) Il fronte dei BRICS e in particolare il contenimento dei tre giganti Cina, Russia e India (quest'ultima abbastanza allineata all’Occidente, ma pur sempre una enorme potenza per giunta atomica, da tenere sotto costante controllo).

    3. Il duplice attentato in Siria e Bulgaria sembra dunque un forcing per spostare gli equilibri a sfavore dell’asse russo-cinese e in particolar modo della Russia (la Siria ne è alleata e la Bulgaria si affaccia sul “suo” Mar Nero). La fosca profezia dei militari russi, cioè essere costretti ad assistere impotenti entro il 2013 ad una guerra atomica ai propri confini (Iran), potrebbe così avverarsi.

    Sarebbe l’inizio del secondo atto della III Guerra Mondiale, iniziata l’11 settembre del 2001.

    In Europa e in particolar modo in Italia, il movimento pacifista o langue o è passato armi e bagagli (è il caso di dirlo) dalla parte degli aggressori. E così continuerà ad essere finché non si riusciranno a chiarire i collegamenti tra la crisi economico-finanziaria in corso e la parallela crisi militare. Sono questi connubi che fanno dell’attuale crisi una crisi sistemica e non una semplice crisi ciclica.

    Se non lo si capisce si finirà volenti o nolenti per essere alla mercé della politica di questo o quel sovrano, dell’imperatore o del vassallo riottoso, totalmente incapaci di produrre persino una semplice strategia di sopravvivenza e resistenza.

    Piotr (Пётр)
    Fonte: www.megachip.info
    Link: http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/8558-gli-attentati-prove-di-guerra-per-la-crisi-mondiale.html

    Guerre 2012: attacco al Mediterraneo


    Sì, è un film di fantascienza.
    Antefatto: comincia tutto nei primi anni ’90, con la destabilizzazione dei Balcani e la guerra seguente, la prima guerra europea dal 1945. Affaccio: mar Mediterraneo.
    La storia prosegue poi ai giorni nostri. Guerre in Libano. Rivolte e cambio di regime in Tunisia ed Egitto. Guerra sanguinosa e distruzione della Libia. Preparazione della guerra in Siria.
    Distruzione economica della Grecia e riduzione della popolazione alla miseria.
    Attacco all’economia ed impoverimento della Spagna.
    Attacco all’economia ed impoverimento dell’Italia.
    Fine primo tempo.

    Durante l’intervallo, possiamo fermarci a guardare la cartina del Mediterraneo. La parte sud, e la parte nord. Un pensiero sovviene improvviso: che forse si tratti di una comunità unica, una comunità storicamente più intrecciata di quanto non sia l’artificiale “Unione Europea”. Una comunità potenzialmente perfino più potente: sulle coste nord le industrie, le infrastrutture e la creatività, sulle coste sud le risorse, il petrolio, il sole e le braccia vogliose di riscatto economico e sociale.

    Se per un attimo proviamo a sentirci come un piccolo granello nell’immenso flusso della Storia, anziché preda delle nostre presunzioni di superiorità con i fittizi miti dell’”Occidente”, ci appare lampante come noi, i greci e gli spagnoli siamo molto più fratelli a un libanese, a un siriano, a un libico che parenti di un finlandese o un olandese. Cosa diamine ci facciamo, in realtà, con questa gente? Chi ci ha ficcato in testa che quei barbari con le corna siano superiori ad un raffinato fenicio, e che dobbiamo sottoporci a qualsiasi sacrificio pur di restare a tutti i costi nella loro deleteria compagnia?

    Comincia il secondo tempo. E nel secondo tempo, c’è qualcuno che come noi sta guardando la medesima cartina. Non vede un mare, vede un lago: il lago Mediterraneo, e tanti Paesi ricchi di tutto che vi si affacciano. Tanti Paesi che, se per ipotesi si unissero e facessero fronte comune, sarebbero un osso durissimo da sgranocchiare persino per dei barbari. Tutto ciò non deve accadere, e per questo vengono sistematicamente destabilizzati e distrutti uno alla volta. Il lago diventerà una fetente pozzanghera, in cui imperversare, saccheggiare, depredare e massacrare alla maniera barbara. Il terzo tempo si preannuncia interessante.

    Ma naturalmente, per fortuna è solo un film di fantascienza, un’invenzione. Quando usciremo dal cinema, ci troveremo senza stipendio, senza pensione, senza lavoro, senza casa. Senza più il Mare Nostrum, l’unica via d’uscita da questo disastro economico. Ma ancora stabilmente dalla parte della “gente civile occidentale”: vuoi mettere la soddisfazione.

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    SIRIA,ATTENTATO TERRORISTICO: SALTA IN ARIA IL MINISTRO DELLA DIFESA

    mercoledì 18 luglio 2012

    E VIENE ABBATTUTO UN ELICOTTERO. SIAMO ALLA FASE FINALE?



    DI ANTONIO DE MARTINI
    corrieredellacollera.com

    Avevo appena spedito il post precedente sulle pressioni e le sanzioni economiche che precedono la guerra guerreggiata, che giunge notizia di un attentato terroristico all’interno del ministero della sicurezza nazionale. Secondo notizie raccolte da www.corrieredellacollera.com il ministro siriano della Difesa Daoud Rajha è rimasto vittima assieme ad un numero imprecisato di altri funzionari siriani della sicurezza durante un briefing.

    Sempre dalle stesse fonti risulterebbe abbattuto un elicottero governativo.

    Nella foto: A sinistra il ministro siriano della Difesa, Dawoud Rajiha, e il suo vice Assef Shawkat (cognato di Assad) morti nell'attentato.

    Le due notizie fanno capire che il tipo di “resistenza” dell’esercito di liberazione di Siria si basa su exploits dello stesso tipo di quelli organizzati dalla “Rosa Bianca” nell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944, organizzato da un pugno di persone prive di seguito popolare reale ed eseguito dal tenente colonnello Von Stauffenberg.

    Nulla a che vedere con le imponenti manifestazioni egiziane o tunisine che testimoniavano la stanchezza del popolo nei confronti dei rispettivi regimi.

    La notizia dell’abbattimento dell’elicottero, a meno che non si tratti della fortuna del principiante, potrebbe significare che il governo americano guidato da Barak Obama e dalla Clinton, esasperato dalla inconcludenza della “resistenza” e dalle critiche veementi ricevute a Gerusalemme nei giorni scorsi, ha dato il via al piano di attacco finale mirante al “regime change”, perché se Obama si presenterà alle elezioni senza aver risolto il problema Siria , sarà inevitabilmente in contrasto con la lobby elettorale ebraica degli Stati Uniti, rendendo vera la previsione di Steve Jobs ( di padre siriano) che lo definì “one term president”.

    Per l’elicottero, dicevamo, se non si tratta di un colpo fortunato, si tratta di uno stinger ( missili portatili guidati) e questo strumento messo in mano a fanatici islamisti momentaneamente alleati, crea preoccupazione circa l’uso che ne potrebbe fare un giovane zelota equanimemente anti Assad e anti Israele.

    Antonio De Martini
    Fonte: http://corrieredellacollera.com
    Link: http://corrieredellacollera.com/2012/07/18/siria-attentato-terroristico-salta-in-aria-il-ministro-della-difesa-e-viene-abbattuto-un-elicottero-siamo-alla-fase-finale-di-antonio-de-martini/

    IRAN VS USA: NAVI E RADAR AMERICANI NEL GOLFO.LA GUERRA È SEMPRE PIÙ VICINA

    martedì 17 luglio 2012

    Radar Secreti ed esercitazioni con barche dragamine[1] nel Golfo:così gli Stati Uniti concentrano le loro attenzioni sull'Iran.E intanto gli americani aumentano le forza di difesa nel Golfo Persico per neutralizzare le minacce iraniane in vista di un possibile conflitto.

    di actualidad.rt.com

    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.info

    Gli Stati Uniti stanno ultimando il loro piano per eliminare le due principali minacce in mano all'Iran: i suoi missili balistici e le sue mine nello stretto di Ormuz. E per raggiungere quest'obiettivo il Pentagono starebbe costruendo una stazione segreta dotata di radar anti missili in Qatar e comincerà nel prossimo autunno le esercitazioni internazionali con dragamine nel Golfo Persico, secondo quanto hanno detto da fonti ben informate al ‘The Wall Street Journal´.


    L'obiettivo sarà privare Teheran dei suoi argomenti bellici (lancio di missili e blocco dello stretto di Ormuz) nel contesto del suo discusso programma nucleare. Il radar sarà un elemento chiave per creare un sistema di radar con installazioni in Turchia e Israele, disegnato e pensato per proteggere gli alleati statunitensi e gli Stati Uniti stessi dai missili iraniani.

    A loro volta i test con dragamine,droni sottomarini ed elicotteri che si svolgeranno nel Golfo e a cui parteciperanno circa 20 nazioni, saranno annunciati a settembri, secondo quanto dichiarato da alcuni funzioni nordamericani.

    UNO SCUDO CONTRO I MISSILI IRANIANI

    La scelta di costruire la base radar in un luogo top secret del Qatar è nata dal fatto che nel paese arabo si trova la più grande base aerea statunitense del Golfo, situata nella regione dell'Al-udeid che insieme ad un'altra base qatariota ospita oltre 8000 militari.

    Oltre tutto,questa potente apparecchiatura,chiamata AN/TPY-2 e conosciuta come radar di banda x (per la frequenza alla quale opera), si unirà a due radar già esistenti,uno nel deserto israeliano del Negev e l'altro nella Turchia centrale. Insieme,questi tre radar formeranno un arco che consentirà ai militari statunitensi e agli alleati di individuare eventuali lanci di missili dalle regioni interne dell'Iran così come da Nord,Est o Ovest del paese arabo. In questo modo Washington prende le dovute misure contro il grande potenziale iraniano di missili balistici che possono raggiungere Israele e i suoi alleati in Europe.

    La rete potrebbe proteggere gli Stati Uniti anche dalpossibile lancio di missili balistici intercontinentali,una grave minaccia per Washington che l'Iran,secondo fonti di intelligence, potrebbe essere in grado di portare nel 2015. I radar saranno collegati a batterie di missili intercettori degli Stati Uniti,posti sulla terra e sulle barche al largo della regione che potrebbe essere distrutta dai missili iraniani. Si stima che la base del Qatar sarà conclusa entro questo mese.

    Oltretutto è prevista l'installazione, possibilmente negli Emirati Arabi Uniti,del sistema intercettore THAAD(Terminal High Altitude Area Defense),disegnato per neutralizzare missili balistici di corto e medio raggio,e collegato agli intercettori Patriot, che provvederanno ad una sicurezza aggiuntiva e a un livello di precisione più alto contro i missili iraniani.

    Difesa o Offesa?Mentre officiali del Qatar e degli Stati Uniti non confermano le indiscrezioni sul nuovo radar e le esercitazioni, le fonti del "Wall Street Journal" assicurano che gli obiettivi di questi preparativi militari sono difensivi. "Stanno lavorando duramente,per metterlo in funzione al più presto",ha assicurato un'alta carica del Ministero della Difesa.

    "Ma non perchè hanno bisogno di prepararsi in fretta ad una guerra imminente",ha concluso.
    Senza dubbio questi dati riflettono la preoccupazioni dei militari statunitensi dopo la battuta d'arresto delle negoziazioni diplomatiche con l'Iran,paese contro cui quest'estate sono state adottate dure sanzioni petrolifere. La preoccupazione cresce a causa della situazione tesa che si vive nello stretto di Ormuz e la paura che Israele possa assestare un colpo preventivo contro le basi nucleari iraniane. Per questa ragione Washington non solo aumenta il suo potenziale difensivo ma rinforza anche le sue capacità d'attacco nella regione,dove vanta già un contingente di tutto rispetto. Così il Pentagono ha annunciato l'invio di una portaerei e della sua flotta nel Golfo Persico quattro mesi prima del previsto.

    L'Iran ha già criticato duramente i rinforzi alla flotta statunitense vicino alle sue frontiere,accusando Washington di aumentare la presenza militare nella regione.

    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.info

    Note

    [1]Il dragamine è una nave militare appositamente progettata per la bonifica dei tratti di mare minati. Sebbene sia spesso usata come sinonimo, in quanto i compiti sono analoghi, si distingue dal cacciamine, in quanto il compito di queste unità è la localizzazione e la distruzione di mine navali, con la priorità dell'individuazione. [fonte]


    Dragamine tedesco in porto, 1941. Si noti le due gru per la messa in acqua dei galleggianti e il verricello per le funi di dragaggio
    Sia cacciamine sia dragamine possono, in linea generale, operare per il posizionamento delle mine in acqua. Il tipo di unità con questo specifico compito è però detta posamine


    fonte

    LA MARINA RUSSA SCORTERÀ UNA BARCA CARICA DI AEREI DA COMBATTIMENTO IN SIRIA: SPERIAMO CHE LA BARCA DELLA DISCORDIA NON CAUSI LA TERZA GUERRA MONDIALE..

    domenica 15 luglio 2012

    di actualidad.rt.com
    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.info

    La flotta russa scorterà una barca carica di aerei da Guerra russi destinati al governo siriano: speriamo che custodire il barco della discordia non faccia esplodere una terza guerra mondiale.

    Il gruppo di navi della Flotta Russa del Nord che si dirige verso il Mediterraneo è preparato per garantire la sicurezza del Cargo Alaid, che trasporta nuovi aerei da guerra per la Siria.

    "Per il momento non abbiamo ricevuto l'ordine di scortare la barca, ma capiamo che questa disposizione possa arrivare in qualunque momento, perchè l'operazione per scortare il cargo Alaid è già stata pianificata", ha affermato un'alta carica dell'Armata Russa all'agenzia Interfax. Anche se non ha rivelato i dettagli della possibile operazione, la fonte ha assicurato che anche nel peggiore dei casi, il carico di bandiera russa, riceverà l'effettiva protezione delle navi della marina. Secondo il Governo Russo, il contratto per l'attualizzazione di questi aerei da guerra che i Siriani comprarono dall'Urss è stato firmato nel 2008. "Speriamo che a causa di questa situazione nessuno faccia esplodere una terza Guerra Mondiale", hanno dichiarato gli officiali dopo aver ricordato che scortare con le navi da guerra "la barca della discordia", che è salpata a metà di questa settimana da un porto nordico russo, non contraddice le norme internazionali del diritto marino.

    In precedenza,il Servizio Federale di Cooperazione Tecnico-Militare Russo aveva segnalato che l'Armata avrà come compito quello di proteggere le sue navi cargo, in caso di blocco dovuto all'instabile situazione in Siria. Lo scorso mese di giugno il cargo Alaid,fu costretto a tornare indietro perchè era stata cancellata la sua assicurazione da parte di un'impresa britannica a seguito della petizione del Governo Britannico dopo la ferma condanna della segretaria di Stato Hillary Clinton per la presunta vendita di armi russe alla Siria.

    Traduzione Free Italy per www.Free-Italy.Info

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    Ci stiamo preparando per una delle piú sanguinose guerre della storia e non lo sappiamo?

    venerdì 13 luglio 2012

    di nocensura.com
    Ci stiamo preparando per una delle piú sanguinose guerre della storia e non lo sappiamo. Leggendo le notizie relative alla spesa italiana per armamenti, verrebbe proprio da pensare così.

    Ieri è stata approvata la spending review con tutta la serie di licenziamenti, tagli e riorganizzazioni annesse e connesse ma vi è stata una conferma: il progetto F-35 Joint Strike Fighter procede.

    Costruito dalla Lockheed è l’aereo piú costoso al mondo: il prezzo speciale riservato all’Italia è 200 Mil di Euro ad esemplare chiavi in mano. L’Italia ne vuole 90, inizialmente erano 131, quindi andrà a spendere 18 Mld di Euro, di cui 12 sicuri, cioè piú della metà della finanziaria Monti o dei tagli proposti nella proposta di revisione di spesa.
    I 90 simpatici velivoli andranno a poggiare le loro alucce sulla neo portaerei Cavour, costo 1,4 Mld di Euro e 200 Mila Euro/giorno di spese di navigazionie Si andranno a sommare ai: 121 Eurofighter,100 elicotteri Nh90 e al progetto Fremm. Escludendo quest’ultimo, costo 6 Miliardi di Euro, la spesa ipotizzata due anni fa era di 29 miliardi di Euro.
    È in corso un programma di sostituzione di armamenti aerei che ci porterà ad essere tra i primi 10 paesi al mondo, con circa 200 esemplari, considerando che i 3/4 saranno nuovi di pacca e l’altro quarto composto da Tornado di tutto rispetto. Arriveremo al pari dell’Inghilterra che certamente ha piú rischi di noi, vedi Falkland/Malvinas, e ha partecipato molto piú fattivamente agli ultimi conflitti come Iraq e Afghanistan su tutti.
    Ma che ce ne faremo di tutti questi armamenti, considerando che i paesi vicini a noi, Russia a parte, sono tutti alleati UE? Quante missioni internazionali dovremo sostenere, considerando che ci costano 1,4 Mld di Euro?
    Tenete presente poi che poi che l’ F-35, pur essendo il caccia piú costoso al mondo, presenta notevoli falle. È vulnerabile ad attacchi elettronici, è hackerabile e soprattutto non è adatto a campagne stile Iraq o Afghanistan, praticamente le uniche per cui l’Italia potrebbe utilizzarlo.
    È decisamente meno performante del cinese low cost J-20 Stealth o del tutto europeo Eurofighter, per il cui assemblaggio lavorano oggi 1000 dipendenti nello stabilimento di Cameri. Per l’F-35 ne serviranno solo 600.
    Il senatore Carl Levin ha chiesto che la Commssione Forze armate ed il Pentagono facciano pressione sulla Lockheed, costruttore dell’ F-35, affinchè corregga questo scempio e diminuisca i listini.
    Mi domando, allora, perchè l’Italia stia portando avanti questo programma di rinnovo e mi balena alla mente il caso Greco. Atene ha dovuto comprare dalla Germania 170 carri Leopard e 223 cannoni obsoleti dismessi dalla Bundeswher, costo 1,7 Mld. Ha fatto molto clamore la vendita di 4 sottomarini al prezzo di due per 1,3 miliardi di Euro. La Francia ha imposto ad Atene 6 fregate e 15 elicotteri, costo 4 Mld.
    Il binomio “io ti finanzio e tu mi paghi sottobanco in armamenti” vale oggi piú che mai.

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    SIRIA,MASSACRO TREMESH: I TERRORISTI VOGLIONO INCITARE INTERVENTO ONU

    SIRIA,ENNESIMA STRAGE DEI TERRORISTI.ENNESIMO COPIONE SCRITTO PER FAR CREDERE ALL'OCCIDENTE CHE IL PROBLEMA SIA IL GOVERNO SIRIANO CHE VADA DEPOSTO PER PORTARE DEMOCRAZIA NEL PAESE,UNO DEI POCHI RIMASTI DOVE CI SONO BANCHE ISLAMICHE CHE PRESTANO SOLDI SENZA INTERESSE (FATTO GRAVISSIMO PER I RICCHI BANCHIERI SPECULATORI STROZZINI) E DOVE LA FAMIGLIA ROTHSCHILDS NON HA ANCORA UNA BANCA CENTRALE. INSOMMA DUE BUONI MOTIVI PER CREARE UNA GUERRA DAL NULLA,CON L'APPOGGIO PERSINO DEL POPOLO OCCIDENTALE CHE ANCHE QUESTA VOLTA STA CASCANDO NEL TRANELLO DELL'ELITE...


    di italian.irib.ir/

    DAMASCO - La Tv nazionale siriana conferma il "massacro" a Tremseh, nella provincia di Hama e accusa i "terroristi" che con tali operazioni inendono destabilizzare il paese: "D'accordo con alcuni media vogliono incitare l'intervento armato dell'Onu, alla vigilia di una nuova riunione del Consiglio di sicurezza". L’atto terroristico a Tremseh ha provocato oltre 200 morti.

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    IL LEADER SPIRITUALE IRANIANO: PREPARATEVI ALLA GUERRA E ALLA FINE DEL MONDO

    Le autorità iraniane diffondono tra i militari un biglietto chiamato "Gli ultimi sei mesi".
    di actualidad.rt.com
    Traduzione Free Italy per Free-Italy.info

    In un messaggio agli iraniani, il leader religioso ha esortato i fedeli affinchè aspettino l'arrivo di Mahdi,il dodicesimo imàn che annuncerà la fine del mondo, questo secondo quanto riporta il portale "Interfax Religìon".

    Secondo la tradizione chiì, Mahdi arriverà il giorno del Giudizio Finale per salvare il mondo e stabilire l'ordine islamico sulla Terra.

    Il leader spirituale ha dichiarato che adesso il dovere degli iraniani è quello di "prepararsi per la venuta del grande leader e per l'imminente guerra".

    "Sotto la guida di Dio e con il suo appoggio invisibile faremo sì che la civiltà islamica trionfi sull'occidente. E' il nostro destino", ha concluso l'ayatollah.

    Recentemente le autorità iraniane hanno cominciato a diffondere tra i militari del paese un biglietto chiamato "Gli ultimi sei mesi", che li incita a prepararsi all'arrivo di un imàn e a combattere contro l'Occidente, che aumenta la sua forza nucleare, questo secondo quanto riportano le tv e i giornali locali.

    Traduzione Free Italy per Free-Italy.info

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    ALTROCHÈ SPENDING REVIEW,L'ITALIA SI PREPARA ALLA GUERRA: CONTINUA LA RINCORSA AGLI ARMAMENTI..

    mercoledì 11 luglio 2012


    ...e i politici come pure i media mettono tutto a tacere.

    Ci stiamo preparando per una delle più sanguinose guerre della storia e non lo sappiamo. Leggendo le notizie relative alla spesa italiana per armamenti, verrebbe proprio da pensare così.

    Ieri è stata approvata la spending review con tutta la serie di licenziamenti, tagli e riorganizzazioni annesse e connesse ma vi è stata una conferma: il progetto F-35 Joint Strike Fighter procede.

    Costruito dalla Lockheed è l’aereo più costoso al mondo: il prezzo speciale riservato all’Italia è 200 Mil di Euro ad esemplare chiavi in mano. L’Italia ne vuole 90, inizialmente erano 131, quindi andrà a spendere 18 Mld di Euro, di cui 12 sicuri, cioè più della metà della finanziaria Monti o dei tagli proposti nella proposta di revisione di spesa.

    I 90 simpatici velivoli andranno a poggiare le loro alucce sulla neo portaerei Cavour, costo 1,4 Mld di Euro e 200 Mila Euro/giorno di spese di navigazionie Si andranno a sommare ai: 121 Eurofighter,100 elicotteri Nh90 e al progetto Fremm. Escludendo quest’ultimo, costo 6 Miliardi di Euro, la spesa ipotizzata due anni fa era di 29 miliardi di Euro.

    È in corso un programma di sostituzione di armamenti aerei che ci porterà ad essere tra i primi 10 paesi al mondo, con circa 200 esemplari, considerando che i 3/4 saranno nuovi di pacca e l’altro quarto composto da Tornado di tutto rispetto. Arriveremo al pari dell’Inghilterra che certamente ha piú rischi di noi, vedi Falkland/Malvinas, e ha partecipato molto più fattivamente agli ultimi conflitti come Iraq e Afghanistan su tutti.

    Ma che ce ne faremo di tutti questi armamenti, considerando che i paesi vicini a noi, Russia a parte, sono tutti alleati UE? Quante missioni internazionali dovremo sostenere, considerando che ci costano 1,4 Mld di Euro?

    Tenete presente poi che poi che l’F-35, pur essendo il caccia più costoso al mondo, presenta notevoli falle. È vulnerabile ad attacchi elettronici, è hackerabile e soprattutto non è adatto a campagne stile Iraq o Afghanistan, praticamente le uniche per cui l’Italia potrebbe utilizzarlo.

    È decisamente meno performante del cinese low cost J-20 Stealth o del tutto europeo Eurofighter, per il cui assemblaggio lavorano oggi 1000 dipendenti nello stabilimento di Cameri. Per l’F-35 ne serviranno solo 600.

    Il senatore Carl Levin ha chiesto che la Commissione Forze armate ed il Pentagono facciano pressione sulla Lockheed, costruttore dell’F-35, affinché corregga questo scempio e diminuisca i listini.

    Mi domando, allora, perché l’Italia stia portando avanti questo programma di rinnovo e mi balena alla mente il caso Greco. Atene ha dovuto comprare dalla Germania 170 carri Leopard e 223 cannoni obsoleti dismessi dalla Bundeswher, costo 1,7 Mld. Ha fatto molto clamore la vendita di 4 sottomarini al prezzo di due per 1,3 miliardi di Euro. La Francia ha imposto ad Atene 6 fregate e 15 elicotteri, costo 4 Mld.

    Il binomio “io ti finanzio e tu mi paghi sottobanco in armamenti” vale oggi piú che mai.

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    USA,IN ARRIVO I SUPER SOLDATI: SARANNO DOTATI DI IMPIANTI BIONICI PER COMBATTERE LE MALATTIE

    mercoledì 27 giugno 2012



    di Kate Knibbs per mobiledia.com
    traduzione Free Italy

    L'esercito americano ha intenzione di impiantare nei propri soldati dei dispositivi medici,che permettano di individuare più velocemente malattie ed infezioni del soldato rendendolo più difficili da uccidere.

    L'Agenzia militare per la sperimentazione e per la ricerca ,o Darpa, ha annunciato l'intenzione di creare dei nano sensori che permettano di monitorare la salute dei soldati sul campo di battaglia e tenere costantemente aggiornati i dottori circa eventuali problemi di salute.

    Il progetto della Darpa sui nano sensori riflette una tendenza ben più marcata,in quanto gli scienziati stanno cercando di sfruttare in ogni modo la tecnologia per migliorare l'assistenza sanitaria dei soldati e dei civili in tutto il mondo. I medici che stanno già usando i nano sensori per controllare meglio lo stato di salute dei propri pazienti,vanno in giro con i loro I-pad per tenere sotto stretto controllo i progressi dei loro pazienti e per identificare eventuali segnali di stress in pazienti a rischio.

    Secondo la Darpa questi impianti bionici rappresentano un'innovazione tecnologica davvero dirompente,evidenziando specialmente come i soldati sani grazie ad essi potrebbero cambiare radicalmente il modo di vedere la guerra moderne,dato che la maggior parte delle cure mediche applicate nei teatri di guerra sono di natura ordinaria. Se gli Stati Uniti fossero in grado di intraprendere questa strada con effetti positivi avrebbero a disposizione un vantaggio enorme sui nemici,affetti da malattie comuni sui campi di battaglia.

    Ma le Nanotecnologie non si limitano solo al campo militare ma ovviamente sono di grande interesse anche per il settore medico civile. Alcuni ricercatori dell'Università di Stanford stanno sviluppando dei piccoli apparecchi digitali in grado di diagnosticare le malattie,monitorare i segni vitali dell'individuo e persino fare iniezioni. I due differenti progetti devono ancora trovare un punto d'incontro ma i loro fini così simili fanno pensare che a breve gli scienziati dell'esercito possano trarre dei vantaggi dalle ricerche dei ricercatori universitari.

    L'esercito statunitense investe regolarmente grosse cifre nella ricerca,e non solo nel settore sanitario,ma nelle tecnologie mobili fondamentali nel caso di operazioni militari terrestri. La ricerca serve appunto a sviluppare applicazioni per la guerra. L'esercito infatti sta da qualche anno implementando le apparecchiature militari che fornisce ai propri soldati. Tra di esse non poteva mancare uno smartphone le cui applicazioni stanno rivoluzionando velocemente il combattimento.

    Ma gli Stati Uniti non sono certo gli unici attivi in tal senso,infatti anche la Cina ha sviluppato un'applicazione dell'iphone destinata alle proprie spie.

    La forza di un esercito si basa su quella dei suoi soldati e quest'ultima innovazione promette di rinforzare le forze armate statunitensi,grazie alla diminuzione delle malattie prevenibili e al fatto che i nano sensori mantengono al meglio lo stato di salute dei soldati in cui sono impiantati.

    Traduzione Free Italy

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    Putin avverte Israele: è meglio per voi se non attaccate l'Iran

    GERUSALEMME OCCUPATA - Il presidente russo Vladimir Putin ha messo in guardia il regime israeliano dalle conseguenze di un'eventuale aggressione militare contro l'Iran, esortando Tel Aviv a pensare bene prima di fare qualsiasi cosa di cui ci si pentirà più tardi.

    "Guardate cosa è successo agli americani in Afghanistan e in Iraq. Ho detto a Obama la stessa cosa”, ha detto il presidente in un incontro con il suo omologo israeliano Shimon Peres. "L'Iraq, dopo tutto quello che è accaduto in questo paese, ha un governo filo-iraniano. Queste cose dovrebbero essere mediate prima di commettere errori di cui se ne pentirà dopo", ha ammonito. "Non si deve agire prematuramente”.

    Putin si è recato ieri a Tel Aviv per discutere insieme ai funzionari israeliani oltre la questione palestinese anche il programma nucleare iraniano nonché la crisi siriana. Gli Stati Uniti, Israele e alcuni dei loro alleati accusano Teheran di perseguire gli obiettivi militari nel suo programma di energia nucleare.

    Washington e Tel Aviv hanno ripetutamente minacciato Teheran con un attacco militare nel tentativo di forzare la Repubblica islamica a fermare il suo programma di energia nucleare pacifica, che viene costantemente ed attentamente sorvegliato e monitorato dagli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica.

    L'Iran ha duramente respinto le accuse occidentali insistendo sul fatto che in quanto firmatario del Trattato di non proliferazione (Npt) nonché membro dell'Aiea, ha tutto il diritto di usare la tecnologia nucleare per scopi civili. A differenza di Iran, Israele non ha firmato il Npt, non permette agli ispettori dell'Onu di visitare i suoi siti nucleari ed è in possesso di almeno 200 testate atomiche.

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    INVASIONE DEI DRONI NEI CIELI DI SICILIA

    mercoledì 20 giugno 2012


    L'ITALIA E' ENTRATA IN GUERRA?

    di Antonio Mazzeo
    Droni, droni e ancora droni. Sarà intensissimo, in estate, il via vai di aerei militari senza pilota sui cieli siciliani. Decine di decolli ed atterraggi nella base USA e NATO di Sigonella che faranno impazzire il traffico aereo nel vicino scalo civile di Catania Fontanarossa. Grandi aerei spia del tipo Global Hawk e i Predator e i Reaper carichi di bombe e missili che sorvoleranno l’isola e solcheranno i mari, pregiudicando la sicurezza dei voli e delle popolazioni. Le notificazioni ai piloti di aeromobili (NOTAM) emesse lo scorso 4 giugno lasciano presagire tragici scenari di guerra in Siria e nell’intero scacchiere mediterraneo e mediorientale. Tre riguardano lo scalo di Fontanarossa e sono distinti dai codici B4048, B4049 e B4050. Impongono la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei, tutti i giorni sino al prossimo 1 settembre, “causa attività degli Unmanned Aircraft”, i famigerati aerei senza pilota in dotazione alle forze armate statunitensi e italiane. “Le restrizioni sopra menzionate verranno applicate su basi tattiche dall’aeroporto di Catania”, specificano i NOTAM. Che le operazioni dei droni riguardino la stazione aeronavale di Sigonella, lo si apprende da un altro avviso, codice M3066/12, che ordina la sospensione di tutte le strumentazioni standard al decollo e all’atterraggio nel Sigonella Airport, dal 4 giugno all’1 settembre 2012, “per l’attività di Unmanned Aircraft militari”.


    Il grande scalo delle forze USA e NATO subirà inoltre “restrizioni al traffico aereo”, nei giorni 19 e 20 giugno, per una vasta esercitazione aeronavale nel Mediterraneo. Gli ennesimi giochi di guerra alleati che potrebbero annunciare l’attacco finale al regime di Assad. “Quelle oggetto nei NOTAM relativi all’aeroporto di Catania, sono di aerei militari senza pilota italiani o americani a Sigonella?”, chiede l’Associazione Antimafie “Rita Atria” che per prima ha rilevato l’intensissima attività dei droni in Sicilia. “L’Amministrazione Obama usa questi velivoli anche per uccidere presunti terroristi e in queste missioni ci sono sempre i cosiddetti effetti collaterali: uccisioni di bambini, donne e uomini innocenti civili.

    Conta ancora qualcosa la volontà popolare in Italia? Noi non abbiamo dato mandato a nessuno in Parlamento di autorizzare gli aerei senza pilota a fare quello che vogliono in occasione di guerre come quella in Libia e in Afghanistan, volando nel nostro spazio aereo e ponendo gravi limitazioni al traffico aereo civile. Per questo dobbiamo mobilitarci contro i droni, per smilitarizzare i nostri territori e riprenderci la nostra sovranità che ci hanno dato i Padri Costituenti”. “Con la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale degli aerei senza pilota e l’installazione a Niscemi del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema satellitare della marina militare USA, la Sicilia diviene l’epicentro delle guerre globali e permanenti del XXI secolo”, commenta Alfonso Di Stefano della Campagna per la smilitarizzazione. “Attualmente sono schierati a Sigonella due o tre Global Hawk dell’US Air Force. Entro il 2015, però, diverranno operativi l’AGS, il sistema di sorveglianza terrestre della NATO e il Broad Area Maritime Surveillance (BAMS) di US Navy e i grandi aerei-spia saranno più di una ventina. Che ne sarà allora del traffico aereo civile nell’isola che già oggi è pesantemente limitato dalle spericolate operazioni belliche dei droni italiani e stranieri?”.

    Due anni fa, l’Aeronautica militare e l’ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) siglarono un accordo tecnico per l’attività di aeronavigazione nello spazio aereo italiano dei Global Hawk schierati a Sigonella nell’ambito dell’accordo Italia-Stati Uniti del 2008. Senza attendere una normativa europea che disciplini in via definitiva l’impiego degli aeromobili a pilotaggio remoto nel sistema del traffico aereo generale, l’accordo ha consentito l’impiego dei droni nell’ambito di spazi aerei “determinati” e con l’adozione di procedure di coordinamento tra autorità civili e militari “tese a limitare al massimo l’impatto sulle attività aeree civili”. All’Aeronautica militare è stata attribuita la “predisposizione degli spazi aerei necessari all’impiego operativo ed addestrativo dei velivoli militari a pilotaggio remoto”, mentre l’Enac dovrebbe curare in coordinamento con l’Enav (ente nazionale per l’assistenza al volo) gli aspetti di gestione e controllo del traffico aereo generale.

    Il testo del documento è simile a quello che era stato siglato nel novembre 2008 per le operazioni di volo dei Predator in dotazione al 32° Stormo Ami di Amendola (Foggia), utilizzati nella guerra in Afghanistan e più recentemente in Libia. Secondo gli accordi, i profili delle missioni, le procedure operative, le aree di lavoro e gli equipaggiamenti, dovrebbero essere stabiliti “nel rispetto dei principi della sicurezza del volo”, anche se è poi precisato che in caso di “operazioni connesse a situazioni di crisi o di conflitto armato” l’impiego dei droni non può essere sottoposto a limitazioni di alcun genere. E questo nonostante i velivoli telecomandati rappresentino un rischio insostenibile per il traffico civile e le popolazioni che risiedono nelle vicinanze degli scali utilizzati per le manovre di decollo e atterraggio. “Effettivamente il rateo d’incidenti dei sistemi aerei senza pilota (UAS) non è incoraggiante per poter essere ottimisti sui tempi di integrazione di questi sistemi nello spazio aereo nazionale”, ammette il maggiore dell’aeronautica Luigi Caravita in una recente ricerca sui droni pubblicata per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemis).

    “Da fonti ufficiali si apprende che nelle prime 100.000 ore di volo il tasso d’incidente del MQ-1 Predator ammontava a 28, oltre il doppio del cacciabombardiere F16. Altri sistemi a pilotaggio remoto come il Pioneer, l’Hunter e l’RQ-7 Shadow hanno invece un rateo di incidenti di almeno uno-due ordini di grandezza superiore”. “La mancanza di una capacità matura di sense & avoid (senti ed evita) verso altro traffico può diventare ancor più critica se associata alla vulnerabilità o alla perdita del data link tra segmento di terra e segmento di volo: in più di un occasione un Predator è stato perso a seguito d’interruzione del data link”, aggiunge il maggiore Caravita. “Ad oggi gli UAS militari non sono autorizzati a volare, se non in spazi aerei segregati, perché non hanno una banda aeronautica protetta, non sono ancora considerati sufficientemente affidabili, non sono dotati di una tecnologia sense & avoid matura, non hanno ancora totalizzato un numero di ore di volo sufficiente da costituire un safety case rappresentativo e convincente, non è stata ancora dimostrata adeguata resistenza da attacchi di cyber warfare”.

    Analoghe considerazioni sono state fatte dal comando generale di US Air Force nel documento che delinea la visione strategica sull’utilizzo di questi sistemi di guerra (The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle – Strategic Vision). “I velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche”, scrivono i militari USA. “Il rischio d’incidente del Predator e del Global Hawk è d’intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell’US Air Force, anche se al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi”. In verità, gli incidenti che vedono protagonisti gli aerei senza pilota stanno crescendo in numero e gravità. In particolare si annoverano due collisioni nei cieli dell’Afghanistan, la prima nel 2004 tra un drone ed un Airbus 320 e più recentemente (agosto 2011) tra un aereo da trasporto militare C130 statunitense ed un RQ-7 Shadow.

    I Predator e i Reaper sembrano avere una certa predisposizione a perdere il controllo e precipitare rovinosamente al suolo o nei mari. E precipitano pure i Global Hawk: nel marzo 1999 un velivolo dell’US Air Force si è schiantato in California da un’altitudine di 12.500 metri dopo aver ricevuto un segnale spurio di “termine missione” dalla base aerea di Nellis. Ieri 11 giugno, è toccato a un dimostratore BAMS di US Navy ad essere inghiottito dalle acque del Nanticoke River, vicino l’isola di Bloodsworth, Maryland. Il velivolo, una versione modificata del Global Hawk RQ-4 operativo con l’aeronautica militare, era stato schierato nella stazione aeronavale di Patuxent River, nell’ambito del cosiddetto programma di sviluppo Broad Area Maritime Surveillance che prevede il trasferimento a breve di cinque aerei UAV di US Navy nella base di Sigonella.

    Autore Antonio Mazzeo http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

     
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