Il racconto di una ragazza 26enne che ha lasciato la carriera accademica per un posto alla Ntv, la nuova compagnia di treni ad alta velocità. Dicendo addio al sogno dell'insegnamento per un po' di stabilità: "Venivamo trattati come ragazzini. Io voglio sentirmi adulta"
ALTRO CHE ricercatore a tempo determinato, professore associato e ordinario. Per i dottorandi delle università italiane, il mercato del lavoro riserva numerose possibilità. Peccato, però, che abbiano poco o nulla a che fare con la carriera accademica. Ne sa qualcosa Martina Gherardi, romana di 26 anni. Ieri, dottoranda in Linguistica a Roma Tre. Oggi, capotreno in Ntv, la nuova compagnia di treni ad alta velocità (il cui inizio delle attività è previsto per la fine dell'anno), guidata dagli imprenditori Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo.
“Arrivata al secondo anno di dottorato - racconta Martina - ho capito che per diventare un docente universitario la strada era lunga, tortuosa e piena di attese”. Meglio allora la strada ferrata dei binari e l’alta velocità: così in pochi mesi Martina ha deciso di dirottare il sogno accademico verso una nuova vita (professionale, s’intende) in viaggio sugli Italo, i convogli di Ntv.
Un passaggio brusco dopo un lungo percorso nelle università: due lauree conseguite nei tempi e col massimo dei voti; Erasmus a Londra; post-laurea a Berlino. Una borsa di dottorato - il livello di formazione più alto degli studi universitari - vinta a 24 anni. E, nel privato, la passione per la corsa (finora ha partecipato a tre maratone), il fitness, le moto e il mare: “In due anni ho preso la patente A e quella nautica. Sono un maschiaccio - sorride - non posso farci niente”.
Insomma un tipo dinamico, forse troppo,
E la stabilità alla fine è arrivata: “Dopo alcuni colloqui - spiega con un pizzico d’orgoglio - sono stata assunta in Ntv con un contratto a tempo indeterminato. Finito il periodo di formazione, mi verrà affidata la direzione dei treni: mi occuperò della sicurezza del mezzo e dei passeggeri, della gestione del personale di bordo e dei servizi erogati dall’azienda”.
Di rimpianti per il sogno lasciato nel cassetto, nemmeno l’ombra. Solo un po’ di dispiacere per gli ex-colleghi: “Tra di loro - racconta - c’è chi ha puntato tutto sul dottorato per poi ritrovarsi al bar sotto casa a chiedere lavoro. Altro che bamboccioni e parte peggiore dell’Italia: per lavorare in queste condizioni devi avere una dedizione fuori dal comune”.
fonte
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/da_dottoranda_a_capotreno-19353034/?ref=HREC2-1
