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    Dalla patrimoniale all’aumento dell’Iva. Le “contromanovre” di Cgil, Pd, Confindustria

    giovedì 25 agosto 2011

    Il sindacato propone di colpire i "tesori" superiori a 800 mila euro e i grandi immobili. Polemica con Cisl e Uil sullo sciopero generale. Bersani insiste con la ritassazione dei capitali scudati. Confindustria chiede un intervento sulle pensioni e l'aumento dell'Iva. I piccoli comuni: "Costiamo meno di tredici deputati". Una sanatoria sugli immigrati porterebbe al fisco tre miliardi all'anno.


    Un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze, sul modello francese, sulla quota che eccede gli 800 mila euro; un’imposta straordinaria suigrandi immobili, con aliquota fissa dell’1%; ma anche un fondo per la crescita e l’innovazione che punti al sostegno della politica industriale per il Mezzogiorno, all’aumento della spesa in ricerca e sviluppo e a un piano per l’occupazione. Sono i cardini della contromanovra che la Cgil presenterà oggi in un’audizione in commissione Bilancio del Senato. I saldi resterebbero invariati rispetto la decreto approvato dal governo, ma con “maggiore equità” e anticipando al 2013 il pareggio del bilancio. E la proposta del sindacato maggiore arriva poche ore dopo la ricetta in dieci punti presentata dal Pd, che rilancia la ritassazione dei capitali scudati, mentre Confindustria si schiera contro la supertassa ai ricchi e la Robin tax, puntando sulla revisione del sistema pensionistico e sull’aumento dell’Iva. Il Pdl fa pressione per alzare il tetto del reddito per la tassa di solidarietà, portandolo a 200mila euro, con un’imposizione fissa del 5%.


    CGIL: “TASSARE CHI EVADE E NIENTE VENDETTE CONTRO IL LAVORO” – ”Paghiamo tutti un contributo di solidarietà, ma che sia in ragione della capacità contributiva, in proporzione a redditi e patrimoni”, ha chiarito Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenuta ieri a un presidio organizzato dal sindacato in piazza Navona, a pochi passo dal Senato, dove le commissioni competenti hanno cominciato a esaminare la manovra. Il contributo deve essere sborsato anche dagli evasori, sostiene Camusso, che propone “un’imposizione aggiuntiva del 15% sui capitali già sanati con lo scudo fiscale”. Quanto ai beni ecclesiastici, ecco la linea della Cgil: “Paghino anche quelli per uso commerciale del Vaticano, perché va difeso e rispettato il culto di tutte le religioni e non solo di alcune”.

    Non manca un duro accenno all’articolo 8 del decreto, quello che prevede deroghe alla contrattazione collettiva e allo Statuto dei lavoratori. Camusso sfida il presidente della Fiat John Elkann: “Se tiene all’unità del Paese, faccia un gesto nobile: dica al Parlamento che l’articolo 8non lo vuole, non gli serve ed è incostituzionale”. Il decreto governativo, secondo il segretario generale, contiene “vere e proprie vendette verso il lavoro, la sua dignità, i suoi diritti, la sua memoria”. Norme come quelle che eliminano i licenziamenti senza giusta causa “non portano nessun beneficio al Paese e creano molti problemi ai lavoratori e al sistema delle relazioni sindacali. Il governo vuole vendicarsi e cambiare la natura del Paese”.

    Nessuna ragione, quindi, per recedere dallo sciopero generale indetto per il 6 settembre, molto criticato dall’area governativa come “un danno” per l’Italia. E’ invece una mossa “necessaria”, sostiene il segretario, ”per cambiare questa manovra e il segno sociale”. L’iniziativa sarà articolata in “cento manifestazioni territoriali” in tutta Italia. Susanna Camusso tira anche una stoccata alle altre due sigle confederali, che non aderiscono alla mobilitazione: “Penso che Cisl e Uil sbaglino, che stiano subendo il fascino di questo Governo e pensano poco a come cambiare questa manovra”. A stretto giro di posta la replica degli interessati: “Non intendo in nessun modo commentare questo tipo di battute”, si limita a dire il segretario della Uil Luigi Angeletti. E così la Cisl, per bocca del segretario generale aggiunto Giorgio Santini: ”Alle offese non rispondo”.

    CONFINDUSTRIA: “NIENTE SUPERTASSA AI RICCHI” – ”La manovra va migliorata per renderla più credibile e per rafforzare le misure a sostegno della crescita”, sottolinea il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, in audizione oggi al Senato. Galli chiede che venga eliminata la Robin Tax e che vengano superate le pensioni di anzianità e anticipato al 2012 l’aumento dell’eta pensionabile per le donne nel privato. Queste misure, secondo Confindustria, produrrebbero assieme a un ritocco dell’Iva e alla lotta all’evasione un risparmio di 15 miliardi di euro. Il presidente Emma Marcegaglia, intervistata ieri da Repubblica, si schiera poi contro una “supertassa” ai ricchi sul modello che si sta discutendo in Francia. “Da noi servirebbe soltanto a far pagare di più chi le tasse le paga già con un prelievo che complessivamente ormnai sfiora il 50 per cento” E “a differenza della Francia abbiamo uno Stato inefficiente e sprecone”. Non passa neppure il contributo di soilidarietà: “Sono totalmente in disaccordo, chi prende 90 mila euro, soprattutto se ha figli a carico, non è ricco”.

    Bocciata anche la Robin Tax (di cui invece la Commissione industria del Senato suggerisce l’estensione “ad altri settori regolati”, come le telecomunicazioni) e l’eventuale prelievo bis sui capitali scudati, che la presidente degli industriali italiani giudica “incostituzionale”, senza ulteriori dettagli. Le alternative? Sì ad accelerare “il superamento delle pensioni di anzianità in cambio di una graduale riduzione dl carico contributivo, a cominciare da quello sui lavoratori più giovani”. E sì all’aumento di un punto dell’Iva, tema caldo del dibattito sula manovra, “dal 20 a le 21 per cento”. Un provvedimento che vede però contrario l’amministratore delegato della principale industria privata italiana, la Fiat: “Qualsiasi aumento delle tasse avrà un impatto sull’auto e sui consumi”, ha detto in proposito Sergio Marchionne, intervenuto al meeting di Cl a Rimini. Si registra però un’apertura all’imposta patrimoniale, confermata dal direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli. “Abbiamo dato la nostra disponibilità a ragionare su una tassazione ordinaria sul patrimonio immobiliare”.

    PD: “RITASSARE I CAPITALI SCUDATI” – L’aumento dell’Iva suscita però ”forti perplessità” nel Pd, dice il segretario Pierluigi Bersani. L’innalzamento anche di 1 solo punto percentuale dell’Iva sui prodotti alimentari, calcola in proposito il Centro Studi di Federalimentare, comporterebbe un aumento di spesa per la famiglia media italiana di 50 centesimi al giorno. Il Pd ha messo a punto ieri la sua contromanovra in attesa di trasformarla in emendamenti parlamentari. Sono dieci proposte all’insegna della lotta all’evasione, della tassa bis agli scudati della parziale dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e del taglio dei costi della politica. Bersani raccoglie il plauso di uno storico ministro delle Finanze, il socialista Rino Formica. Che fornisce un suggerimento pratico: “L’Agenzia delle entrate e tutte le esattorie possiedono gli elenchi di tutti i condonati: basterebbe prendere quelli di fascia medio-alta (società e persone fisiche) e imporre un contributo di solidarieta del 5-10% sull’ultima dichiarazione, con esclusione dei bottegai, artigiani e piccole imprese”.

    La guerra agli evasori continua a essere un tema di fondo in vista delle modifiche che il parlamento apporterà alla manovra licenziata dal governo, ed è al centro di diverse proposte alternative. Anzi, è ”la vera questione morale di oggi”, scrive il settimanale cattolico Famiglia cristiana. La proposta di un nuovo condono “tombale”, avanzata dai parlamentari del Pdl Amedeo Labocetta e Antonio Mazzocchi, riceve una stizzita bocciatura dal capogruppo Maurizio Gasparri: ”Noi non condividiamo l’ipotesi di nuovi condoni”. Intanto l’Unione inquilini suggerisce provvedimenti “a costo zero” per stanare l’ampio “nero” del settore immobiliare: rendere obbligatoria la tracciabilità di tutti gli affitti versati dagli inquilini di qualunque importo. In altre parole, mai più affitti pagati in contanti.

    ANCI: “TAGLI AI COMUNI? ZERO RISPARMIO” – Continua la lotta per la sopravvivenza degli enti locali minori. ”In una manovra che nel prossimo anno sarà di 25,7 miliardi di euro l’incidenza del taglio alla democrazia nei piccoli Comuni sarebbe solo dello 0,023%”, sostiene l’Associazione nazionale dei Piccoli comuni italiani (Anpci). I Comuni che potrebbero finire accorpati in base al decreto governativo, afferma l’Anpci, sono 1.963 (il 71,2% sono Comuni montani).

    Nella “migliore delle ipotesi” lo Stato risparmierebbe “circa 11,6 milioni di euro”, meno del costo annuo di 27 deputati. Ma in realtà, “visto che oltre il 50% degli amministratori dei piccoli Comuni rinunciano alle loro indennità, il risparmio reale ammonterebbe a 5,8 milioni di euro, meno del costo annuo di 13,5 deputati”. Le poltrone destinate a saltare, infatti, sarebbero “17.667 e non 50 mila come dichiarato dal premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa del 12 agosto”. Su questo fronte si muove la Lega nord: “Il ministro Calderoli stalavorando a una serie di emendamenti che garantiranno il diritto di rappresentanza anche per gli enti locali con pochissimi abitanti”, assicura su La Stampa il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

    “REGOLARIZZARE GLI IMMIGRATI FRUTTEREBBE TRE MILIARDI” – Infine, una proposta inedita arriva dal sito Stranieriinitalia.it, che parla di ”un tesoretto sfuggito a Tremonti”. Vale a dire tre miliardi di euro che potrebbero derivare dalla regolarizzazione dei lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno. Sarebbero almeno 500 mila gli irregolari “che non vedono l’ora di uscire alla luce del sole”. Anche pagando un contributo di 500 euro, suggerisce Stranieriinitalia.it, che frutterebbe subito duecentocinquanta milioni. E mezzo milione di nuovi contribuenti, che porterebbero nella casse dell Stato “tre miliardi di euro ogni anno”.

    Lampedusa, barcone con 25 morti nella stiva "Gridavano per uscire, li buttavano giù"

    lunedì 1 agosto 2011



    A bordo dell'imbarcazione di 15 metri c'erano quasi 300 migranti. Tutti i cadaveri, alcuni pieni di lividi, trovati nella sala motori larga poco più di 2 metri quadrati. La morte per asfissia. L'sos era stato lanciato 35 miglia a sud dell'isola. Aperta un'inchiesta. Roma manda gli ispettori sanitari

      

    LAMPEDUSA -  "Gridavano per uscire dalla botola ma venivano ributtati giù. Chiedevano aiuto perchè non avevano ossigeno. Uno di loro è riuscito a uscire ma alcuni uomini lo hanno preso e lo hanno gettato in mare dove è annegato". E' una delle tragiche testimonianze dei circa 300 profughi sbarcati la notte scorsa a Lampedusa.


    Orrore sul barcone soccorso dalla Guardia costiera la scorsa notte a 35 miglia a Sud di Lampedusa. Emergono racconti agghiaccianti dalle parole dei 271 superstiti condotti nel centro di accoglienza dell'isola e ascoltati in queste ore dagli investigatori. Su quel barcone in 25 sono morti asfissiati e ritrovati sottocoperta, nell'angusto locale del motore. Ma c'è anche l'ombra di altri omicidi crudeli tra i dannati del mare. Di mani che bloccavano chi tentava di uscire e di braccia che buttavano gente in mare. Qualcun altro è passato dal sonno alla morte, ucciso più velocemente anche dalle esalazioni del monossido di carbonio che saturavano il piccolo ambiente.

    Nessuno di certo ha aperto la loro botola, anzi chi usciva veniva preso a bastonate, e rispinto nel suo inferno. O gettato in mare. Ora si tratta di verificare di chi sia la responsabilità. Forse per paura, nessuno dei superstiti aveva in un primo tempo parlato dei morti sottobordo, scoperti dagli uomini della Guardia costiera quando hanno ispezionato il natante dopo aver trasbordato i migranti su due motovedette, a circa un miglio da Lampedusa.

    Nemmeno nella telefonata che uno dei passeggeri del barcone aveva fatto ieri sera alla Capitaneria per chiedere soccorso era stato fatto cenno alla presenza di quei dannati della stiva. 

    I morti sono uomini giovanissimi, di non più di 25 anni e una sola donna. Per quanto l'ipotesi dell'asfissia sia quella più probabile, la causa dei decessi non è ancora stata stabilita con certezza e si ignora se sia la stessa per tutti. I medici del Poliambulatorio di Lampedusa hanno effettuato un primo esame, ma si attendono ulteriori accertamenti. Alcuni cadaveri presenterebbero sul corpo ecchimosi e segni non compatibili con eventuali urti avvenuti in navigazione, ma anche questa è un'ipotesi da accertare.

    La procura di Agrigento intanto ha aperto un fascicolo d'inchiesta a carico di ignoti, che ipotizza i reati di morte come conseguenza di altro reato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. "Faremo eseguire l'autopsia sui cadaveri - ha detto il procuratore Renato Di Natale - per ricostruire precisamente le cause della morte", confermando però che dai primi accertamenti pare che il decesso sia causato da asfissia. La procura stessa ha escluso che la strage possa essere dovuta alle conseguenze di un'epidemia. I ministri dell'Interno, Roberto Maroni, e della Salute, Ferruccio Fazio, seguono le operazioni connesse allo sbarco: "Le operazioni vengono costantemente affrontate dalle strutture sanitarie provinciali che operano sull'isola, in continuo contatto con la Protezione Civile Nazionale e la Prefettura di Agrigento", si legge in una nota del Viminale. Il ministero della Salute ha disposto anche l'invio a Lampedusa di specialisti sanitari di supporto alle strutture locali. 






    fonte
    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/08/01/news/immigrazione_tragedia_a_lampedusa_arriva_barcone_con_25_cadaveri_a_bordo-19861199/?ref=HREC1-1

    L’Italia stringe la cinghia La casta non molla un euro

    giovedì 28 luglio 2011


    La Grecia ha ridotto Comuni e Province, da noi si eliminano i soldi ai partiti se la legislatura finisce prima

    Su una manovra finanziaria complessiva che il relatore al Senato Gilberto Pichetto Fratin valuta (esagerando) avere un impatto vicino ai 70 miliardi di euro, quanto contribuirà la politica? Dai primi calcoli fatti dopo il passaggio a Palazzo Madama, si deduce che si tratti di una somma assai trascurabile.

    L’unica norma inserita nel pacchetto – qualcuno maligna per far sì che i gruppi politici non facciano cadere il governo – è la soppressione del contributo ai partiti in caso di interruzione anticipata della legislatura. A questa norma, già prevista nella prima bozza della manovra, l’aula del Senato ha aggiunto una ulteriore soppressione. Quella relativa al “versamento della quota annua di rimborso, spettante (…) anche nel caso in cui sia trascorsa una frazione di anno”. Che vuol dire? Che non solo cade la norma odiosa per cui i partiti prendono rimborsi per i cinque anni della legislatura anche se questa si interrompe a metà, ma che i contributi pubblici, se la legislatura si interrompe dopo due anni e tre mesi, non copriranno per intero l’anno in corso.

    In termini economici cosa vuol dire? I calcoli sono semplici: se la legislatura continua sino alla naturale scadenza il risparmio è zero. Se si interrompesse adesso, i partiti oggi in Parlamento non prenderebbero il rimborso degli anni 2012 e 2013, ma dei 500 milioni complessivi, otterrebbero solo le tre tranches (300 milioni totali) che hanno già incassato. Questo, ovviamente, non vuol dire che quei soldi non verranno spesi (le nuove elezioni porteranno nuovi rimborsi di simile entità), ma che, salvo modifiche da parte di Montecitorio, la norma che fino a quest’anno ha fatto si che Ds, Dl, Forza Italia e An incassassero i rimborsi relativi alle consultazioni politiche del 2006, non sarà più valida.

    È questa, in realtà, l’unica legge che, messa a sistema, consente di operare dei tagli strutturali di una qualche rilevanza, evitando il “cumulo” di soldi ottenuti dagli stessi partiti per partecipare alle elezioni. L’altra norma individuata per gli stessi soggetti pesa assai meno: dal 2013, infatti, i partiti dovranno rinunciare ad una somma di rimborso di 7,67 milioni complessivi ogni anno.

    Per gli “stipendi” di deputati e senatori si dovrà attendere l’apposita commissione che dovrà comparare indennità, diaria e benefit di tutti i parlamenti d’Europa per mettere in linea Camera e Senato con il Bundestag o con l’Assemblea nazionale francese.

    Se il calcolo fosse fatto sulla sola “indennità” – che in Italia tocca gli 11mila euro (record continentale) contro i 2.921 della Spagna e i 6.892 della Francia – il livellamento la porterebbe alla cifra di 5.300 euro. La commissione ancora da istituire, però, dovrà prendere la cifra nel suo complesso, aggregando anche i “servizi” che eventualmente siano utilizzati dagli altri parlamentari d’Europa. Insomma, il calcolo pare assai complicato.

    Gli altri tagli, quelli alle auto blu e agli aerei blu (di cui tra l’altro, per motivi di sicurezza, non si conosce l’utilizzo dall’anno 2009), non peseranno pressochè per nulla, visto che il grosso della spesa è dato dalla presenza degli autisti ormai in servizio effettivo per conto dello Stato (due autisti per ogni vettura).

    Non sono toccate le grosse voci della spesa pubblica: gli 8 miliardi e mezzo degli enti territoriali, i 3 miliardi degli organi Costituzionali (1,7 solo per i bilanci di Camera e Senato),e i 2,5 miliardi delle “consulenze esterne” nella pubblica amministrazione.

    In Grecia, con la crisi economica, hanno tagliato le Province da 57 a 13, i Comuni da 1034 a 325 e propongono di ridurre i deputati da 300 a 200.
    Noi, che stiamo un po’ meglio della Grecia, conserviamo tutte le Province, le Regioni con o senza lo statuto speciale e contiamo 945 tra deputati e senatori contro i 661 parlamentari tedeschi. Toccateci tutto, ma non la casta.
    fonte
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/15/l%E2%80%99italia-stringe-la-cinghia-la-casta-non-molla-un-euro/145507/

    "Sull'Expo ho dovuto dire sì è l'unica strada per salvarlo"

    lunedì 25 luglio 2011


     

    Il sindaco Pisapia e i dubbi del centrosinistra: "Dobbiamo uscire da polemiche sterili"
    "Sul rafforzamento delle deleghe di Boeri discuteremo con serenità in un secondo tempo

     

    Il dibattito invade da giorni il web. Tra divisioni e le critiche di quanti, nel centrosinistra, non capiscono perché non si sia cambiato l’accordo sui terreni di Expo del duo Formigon-iMoratti. Tra i dubbi anche di alcuni suoi sostenitori e la contrarietà esplicita dei “boeriani”. A cui Giuliano Pisapia risponde: «Non c’è da una parte Boeri e dall’altra Pisapia. Non ci sono da una parte meravigliosi orti globali e dall’altra il cemento. C’è un impegno già preso che va portato avanti nel modo migliore affinché diventi una occasione di ricchezza per tutta la città, sia durante che dopo Expo». Perché dopo la firma sul documento urbanistico e la rottura sfiorata in giunta, il sindaco prova a spiegare le ragioni di una scelta che considera imposta dalla necessità di non perdere l’evento.

    Sindaco Pisapia, perché non ha cambiato l’accordo di programma scritto ai tempi di Letizia Moratti?

    «Perché non si poteva. Anzi, avevamo la certezza che, se non avessimo firmato l’accordo, ci sarebbe stata la revoca dell’evento da parte del Bie. Avremmo dovuto pagare ingenti penali e perduto non solo ogni credibilità nazionale e internazionale, ma anche i finanziamenti fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di Milano e del Paese. Chi sostiene che sarebbe stato meglio rinunciare, dice una cosa astratta e in contrasto con il programma della coalizione che ha sempre assicurato quell’Expo diffusa in cui credo e crediamo».

    Eppure con il Pgt avete agito diversamente, esaminando tutte le strade prima di decidere. Perché con Expo non è stato così?
    «Per il Pgt la scelta dipendeva esclusivamente dal Comune, l’accordo di programma coinvolge istituzioni nazionali e riguarda un evento internazionale su cui l’ultima decisione spetta al Bie. L’unica opzione che non ho preso in considerazione è stata quella che avrebbe portato alla revoca di Expo: governare significa anche tenere fede agli impegni».

    Il Bie, però, non ha mai fatto una piega di fronte a ritardi e liti. Perché questa volta sarebbe dovuto essere diverso?
    «Questa volta il tempo era scaduto. Ce lo hanno detto chiaramente in toni ultimativi. Senza la partenza delle gare a luglio e dei lavori a ottobre c’era la certezza di far saltare tutto e il danno sarebbe stato enorme per tutti. Ecco perché adesso invito la maggioranza a lavorare su Expo e sul dopo Expo: possiamo fare la manifestazione come l’abbiamo sempre voluta».

    Perché, secondo lei, l’atteggiamento del Bie non è stato lo stesso per tre anni?
    «Io non c’ero, bisognerebbe chiederlo ad altri, anche se mi risulta che vi fossero già stati richiami verbali. Ma, prima o poi, arriva il tempo in cui si deve mettere la parola fine. E quel tempo è stato scandito in modo perentorio dal Bie».

    Al di là della necessità, qual è il suo giudizio sull’accordo?
    «L’ho sempre detto: io avrei scelto l’esproprio dei terreni in modo che la decisione sul valore delle aree fosse del tribunale. Ma ci siamo trovati di fronte a un’opzione di acquisto della parte dei Cabassi già avviata dalla Regione. Chi parla di valore agricolo, però, non tiene conto che varie sentenze hanno stabilito che va considerato non solo lo stato attuale dei terreni, ma anche la prospettiva futura. Dalle verifiche fatte, il prezzo dell’esproprio sarebbe stato lo stesso. In ogni caso non ci sarà nessuna speculazione edilizia. Possiamo e dobbiamo mettere vincoli e paletti, se usciamo da polemiche sterili e da accuse irreali a me e alla giunta».

    Quali sono questi paletti?
    «Si dovrà decidere l’ingresso del Comune nella newco e la governance. Le decisioni su Expo e sul post 2015 dovranno essere condivise tra Regione e Comune. Noi dovremo poter dire una parola decisiva anche perché il documento sullo sviluppo urbanistico dipende da Palazzo Marino. Quando è stata siglata la nascita della newco, poi, era previsto un parere della corte dei Conti: l’ho chiesto io perché nessuno l’aveva fatto prima».
    Sostiene che l’indice edificatorio dello 0,52 sarà il massimo, ma come farete ad abbassarlo?
    «Le ipotesi sono tante, ma l’importante è che non si possa fare niente contro la volontà del Comune. La perequazione è un’ipotesi e si potrebbero accogliere alcune osservazioni al Pgt. Si può lavorare sull’idea di utilizzare i terreni per una Città della comunicazione, con la Rai, ma penso anche a un luogo per concerti ed eventi culturali o a strutture sportive di cui Milano è carente».

    Non teme di deludere i milanesi che hanno votato per il referendum sul parco?
    «Il quesito sarà rispettato: il parco ci sarà e sarà vasto almeno il 56 per cento dell’area, per quanto mi riguarda anche di più. La società Expo ha anche il compito di costruire quella via d’acqua che congiungerà il sito a una Darsena finalmente ripristinata. Anche solo ipotizzare che io voglia la cementificazione è assurdo, vuol dire indebolire il mio lavoro».

    Sarà lei il commissario straordinario e Formigoni quello generale?
    «Parlo per me. Ho detto fin dall’inizio che una corretta lettura della legge assicura che io già sono il commissario straordinario. Attendo di capire se ci sono interpretazioni diverse».

    Non teme l’accusa di “intelligenza con il nemico”?
    «Ma no, con Formigoni abbiamo solo rapporti istituzionali. Non ho avuto e non avrò mai nessun interesse che non sia quello pubblico e della città. Se questo coincide con un’altra istituzione come la Regione ben venga, dopo anni di litigi e doppi stipendi».

    Saranno potenziate le deleghe di Boeri?
    «Il compito più difficile e urgente è creare le condizioni affinché Expo diventi il grande evento che porterà visitatori e lascerà a Milano sviluppo economico e ricchezze sociali e culturali. Ritengo che Boeri abbia la professionalità per occuparsi con successo di questi temi, per cui ha già le deleghe. Se, dopo il chiarimento sul commissario straordinario, saranno necessarie modifiche ne discuteremo con serenità».







    fonte
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/sull_expo_ho_dovuto_dire_s_l_unica_strada_per_salvarlo-19255734/

    PSICOLOGIA: 51% ITALIANI PENSA AL LAVORO DURANTE LE FERIE

    sabato 23 luglio 2011

     
    Roma, 21 lug - Il 51% degli italiani pensa alle questioni di lavoro anche in vacanza, ma solo in caso di urgenze, mentre il 23% ammette di pensarci di continuo. Al contrario, il 14% confessa di non occuparsi di incombenze professionali durante le ferie e il 12% dichiara di evitarle per principio: a mettere in evidenza che ''staccare la spina'' quando si e' in vacanza e' sempre piu' difficile e' un sondaggio condotto su 600 italiani da InfoJobs.it, portale per la ricerca di lavoro attivo in Italia e in Europa.

    Alla domanda se, rispetto al passato, oggi in vacanza si lavora di piu', gli italiani si dividono: mentre il 56% dichiara di non portare in villeggiatura nessun dispositivo di lavoro, il 35% degli intervistati avverte un incremento della quantita' di mansioni da svolgere nei giorni liberi a causa proprio dell'utilizzo di pc portatili o altri dispositivi mobili in dotazione. Solo il 9% afferma di usare raramente apparecchi portatili in vacanza, anche se concorda con l'aumento della pressione lavorativa durante le ferie.










    fonte
    http://www.asca.it/news-PSICOLOGIA__51_PERCENTO__ITALIANI_PENSA_AL_LAVORO_DURANTE_LE_FERIE-1036525-ORA-.html

    Da dottoranda a capotreno la sfida di Martina alla precarietà

    Il racconto di una ragazza 26enne che ha lasciato la carriera accademica per un posto alla Ntv, la nuova compagnia di treni ad alta velocità. Dicendo addio al sogno dell'insegnamento per un po' di stabilità: "Venivamo trattati come ragazzini. Io voglio sentirmi adulta"

     

    ALTRO CHE ricercatore a tempo determinato, professore associato e ordinario. Per i dottorandi delle università italiane, il mercato del lavoro riserva numerose possibilità. Peccato, però, che abbiano poco o nulla a che fare con la carriera accademica. Ne sa qualcosa Martina Gherardi, romana di 26 anni. Ieri, dottoranda in Linguistica a Roma Tre. Oggi, capotreno in Ntv, la nuova compagnia di treni ad alta velocità (il cui inizio delle attività è previsto per la fine dell'anno), guidata dagli imprenditori Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo. 

    “Arrivata al secondo anno di dottorato - racconta Martina - ho capito che per diventare un docente universitario la strada era lunga, tortuosa e piena di attese”. Meglio allora la strada ferrata dei binari e l’alta velocità: così in pochi mesi Martina ha deciso di dirottare il sogno accademico verso una nuova vita (professionale, s’intende) in viaggio sugli Italo, i convogli di Ntv.


    Un passaggio brusco dopo un lungo percorso nelle università: due lauree conseguite nei tempi e col massimo dei voti; Erasmus a Londra; post-laurea a Berlino. Una borsa di dottorato - il livello di formazione più alto degli studi universitari - vinta a 24 anni. E, nel privato, la passione per la corsa (finora ha partecipato a tre maratone), il fitness, le moto e il mare: “In due anni ho preso la patente A e quella nautica. Sono un maschiaccio - sorride - non posso farci niente”.

    Insomma un tipo dinamico, forse troppo,
    per resistere alle lungaggini della carriera accademica. “Studiare - dice con un pizzico di amarezza - mi è sempre piaciuto. All’inizio ero contenta, avevo tante idee e progetti per la testa, ma alla fine mi scontravo sempre con qualcuno che cercava di tagliarmi le gambe. Io e i miei colleghi, tutti precari, venivamo trattati come ragazzini di 18 anni: troppo piccoli (alcuni hanno 30 anni) per partecipare a un convegno, figuriamoci per fare qualche esperienza di insegnamento. Ho sentito il bisogno di cercarmi un altro lavoro, di diventare finalmente una persona adulta. Quando sono entrata all’università avevo in mente solo la carriera, ero più arrivista; adesso desidero una famiglia e un po’ di stabilità”.

    E la stabilità alla fine è arrivata: “Dopo alcuni colloqui - spiega con un pizzico d’orgoglio - sono stata assunta in Ntv con un contratto a tempo indeterminato. Finito il periodo di formazione, mi verrà affidata la direzione dei treni: mi occuperò della sicurezza del mezzo e dei passeggeri, della gestione del personale di bordo e dei servizi erogati dall’azienda”. 

    Di rimpianti per il sogno lasciato nel cassetto, nemmeno l’ombra. Solo un po’ di dispiacere per gli ex-colleghi: “Tra di loro - racconta - c’è chi ha puntato tutto sul dottorato per poi ritrovarsi al bar sotto casa a chiedere lavoro. Altro che bamboccioni e parte peggiore dell’Italia: per lavorare in queste condizioni devi avere una dedizione fuori dal comune”.







    fonte
    http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/22/news/da_dottoranda_a_capotreno-19353034/?ref=HREC2-1

    La Mussolini difende il nonno «Vaffa» in aula diretto a Fiano (Pd)

    giovedì 21 luglio 2011

    L'onorevole, figlio di un deportato, aveva definito «assassino» il Duce. Lei: «Orgogliosa di mio nonno»

    MILANO - Clima teso alla Camera, dove a fine seduta tiene banco un botta e risposta tra Alessandra Mussolini ed Emanuele Fiano su un altro «processo». Quello della storia. Il deputato Pd aveva definito «assassino» Benito Mussolini. La replica della nipote del Duce non si è fatta attendere.
    IL «VAFF...» DELLA MUSSOLINI - La Mussolini ha chiesto la parola per scagliarsi contro il collega del Pd che era intervenuto martedì sera: «Piazzale Loreto è stato uno scempio - attacca Mussolini- mio nonno è stato massacrato senza alcuna condanna o processo. Sono orgogliosa di lui. Nessuno, in quest'aula, si deve permettere di chiamare assassino mio nonno, del quale ho dato il cognome ai miei tre figli». E poi, lontana dal microfono del banco, ma mostrando chiaramente il labiale, e accompagnandolo con un gesto eloquente della mano: «Ma vaffan...». Non contenta esce dall'aula e in Transatlantico, tra i colleghi parlamentari sbigottiti, Mussolini urla: «Mi avete rotto i coglioni».

    LA VICENDA - Fiano, deputato del Pd, era intervenuto per denunciare Maurizio Testa, vicesindaco Pdl di Boltiere (Bergamo), che si è fatto fotografare a Predappio sulla tomba del Duce con tanto di saluto romano e commento su Facebook per «Zio Benito» e per «la forza che lui sa dare». Fiano ha fatto in aula una ricostruzione storica per «ricordare al signor Testa da che parte stava Benito Mussolini: non dalla parte degli italiani consegnati ai nazisti; non degli antifascisti torturati in via Tasso; non dalla parte degli 8.500 ebrei consegnati nelle mani dei nazisti perchè venissero deportati e uccisi nei lager». In Italia, aveva detto Fiano, «a volte si perde il senso della storia se un amministratore pensa di andare ad inneggiare un dittatore che in questo paese ha negato la libertà e ha collaborato affinché venissero, prima espulse dalle scuole, dal lavoro, dalle loro occupazioni, e infine uccise migliaia di persone tra cui, appunto, 8500 ebrei». 

    LA REPLICA - Insomma, un discorso appassionato di «uno che oggi ancora si indigna» perché «non dimentica chi fu Benito Mussolini». Il discorso di un uomo figlio di un deportato ad Auschwitz. Stamane, dopo la replica di Alessandra Mussolini in aula, Fiano ha osservato: «Io faccio forza sulla storia della mia famiglia e di mio padre, arrestato dalla milizia fascista all'inizio dell'anno 1944, prima incarcerato nel carcere delle Murate di Firenze e in seguito deportato nel lager nazista di Auschwitz-Birkenau, insieme alla madre e al padre, che sono i miei nonni, che non ho mai visto. Prima di lui - ricorda - lì l'avevano preceduto il fratello, Enzo Fiano, la cognata, Livia Di Porto e mio cugino Sergio Fiano, di 18 mesi. Mio padre fu arrestato dalla milizia fascista, incarcerato da italiani prima nel carcere delle Murate di Firenze, poi trasferito nel campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi, e da lì trasferito, con un viaggio atroce, insieme ai miei nonni, nel campo Birkenau, dove dopo li raggiunse anche la mia bisnonna, portata via dal letto di inferma a 86 anni». E ancora: «Oggi, mio padre è uno, credo, dei dieci sopravvissuti ebrei italiani a quella deportazione, non tutta compiuta con la complicità dei fascisti. Ma di mio padre so. Io so che Benito Mussolini fu un assassino e non me lo dimenticherò mai». 

    Dalla Calabria in Val di Susa

    mercoledì 20 luglio 2011

    di Francesco Cirillo (militante ambientalista  della “Rete difesa del territorio “Franco Nisticò”)

    2600 chilometri dalla Calabria fino alla val di Susa, andata e ritorno, per portare la bandiera del No Ponte in mezzo a quelle della No Tav. Abbiamo le stesse motivazioni, quelle contro un opera pubblica inutile, fatta con i soldi dei cittadini e che serve solo a rinnovare capitali, tramite appalti e subappalti e togliere paesaggio, vita pulita, ambiente, territori a chi vi abita. Le ragione contro la No tav sono le stesse contro il No al Ponte sullo stretto. Due anni fa, alla manifestazione contro il ponte del 6 agosto fatta a  Messina, un centinaio di No tav scesero giù per darci manforte. Oggi ricambiamo con la stessa determinazione e  rabbia. La valle ci appare alle 6,30 del mattino dopo 13 ore di viaggio , partenza da Cosenza,  ora, che dopo una notte insonne nel pulmino affittato per l’occasione, arriviamo. Le strade sono deserte e ne approfittiamo per rilassarci e goderci la bellezza dei luoghi. Paesini puliti, fiumi limpidi, castelli sulle punte di montagne e colline. Sembra di entrare in una valle magica, di paesaggi di Tolkien. Non vediamo quelle orribili speculazioni edili che accompagnano i territori calabresi. Gli albergoni costruiti con i soldi della ‘ndrangheta e della Regione Calabria, i mega villaggi sulle scogliere e le colline che un tempo erano coltivate ad uliveti e cedro. Ovunque scritte No Tav fatte con pietre bianche ci indicano le opposizioni dei valliggiani. L’atmosfera si riscalda quando vediamo camionette della polizia schierarsi e nascondersi nelle gallerie dell’autostrada. Siamo forse le ultime auto a passare. Poi l’autostrada verrà “chiusa per ordine pubblico” ci sarà scritto sui tabelloni luminosi. E’ un susseguirsi di pulmini e mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, finanza. Si preparano all’assalto, altro che all’ordine pubblico. Ci rilassiamo quando entriamo nel piccolo paesino di Exiles dove ci sarà il concentramento di tutto i cortei. Un tabellone dice subito alle auto di rallentare in quanto in quel paesino ancora ci sono bambini che giocano per strada. Un segnale di grande civiltà che subito ci fa rilassare e spingere in un baretto che sforna cornetti caldi e cappuccini ai primi arrivati per la manifestazione. E lo spazio sotto il grande fortino si riempie subito di migliaia di persone giunti da tutta la valle e da tutta Italia. Incontriamo i ragazzi di Palermo, di Reggio Calabria, di Napoli, di Taranto. Quando apriamo lo striscione della “Rete difesa del territorio” , che raccoglie tante associazioni della Calabria sono tantissimi i calabresi che vivono a Torino, a Milano, al nord che si avvicinano e vogliono sapere da dove veniamo. “ Ji sugn’ i jirac’ ci dice un operaio che vive a Genova da tanti anni. E con questo striscione ci incamminiamo verso il cantiere de La Maddalena occupato dai reparti dei carabinieri   fin da una settimana. Il corteo parte puntuale alle 10. Si vede che siamo in oltre 50 mila. Il serpentone è lunghissimo, compatto e soprattutto molto ma molto arrabbiato. I camioncini davanti a spezzoni dei cortei che sparano musica, sono coperti dal suono delle pietre e dei bastoni sbattuti a ritmo sui guardarail. E’ un suono che rimbomba per tutta la vallata e che da l’idea di quanta gente stia scendendo verso il cantiere. Arriviamo ai cantieri verso le 12. E’ un assedio pacifico, fatto da bambini, mamme, donne, anziani, giovani. Un popolo che rappresenta in quel momento la rabbia di tutti gli italiani che lottano per la difesa dei  propri territori, da Napoli contro le discariche della camorra, a Reggio calabria contro il ponte della ‘ndrangheta, a Palermo, a Taranto contro i fumi tossici dell’Ilva. Siamo tutti lì a difendere i nostri pezzi della vita, della nostra memoria, del nostro essere. Lo stato, quello che ci ruba la vita e che non difende il nostro futuro ha mandato lì i propri servitori. Quelli addestrati ad offendere la vita degli altri, a picchiare i ragazzi catturati, a sparare lacrimogeni sulla folla. Sono peggiori della polizia di Mubarack che si rifiutò di sparare sulla folla . Questi non se ne fregano dei bambini avvolti nella bandiera No Tav , per loro sono black blok, terroristi, assassini. Così gli è stato detto e così fanno. La nostra protesta pacifica, tranquilla, viene così interrotta da migliaia di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, appena ci si avvicina alle loro reti. Quelle reti che difendono il cantiere e che dovrà garantire l’arrivo dei milioni di euro oltre che l’avvio delle trivelle e della distruzione del territorio. Il ponte davanti il cantiere della Maddalena diventa, così il simbolo della resistenza. I giovani si organizzano e si difendono cercando di spezzare le reti, con coraggio ed atti di eroismo, applauditi da migliaia di cittadini che sono rimasti lì,  pronti ad entrare nel cantiere se mai i ragazzi fossero riusciti a sfondare le reti. Quei pochi politicanti giunti sul ponte a farsi intervistare dalle reti televisive sono subito andati via appena sono arrivati i lacrimogeni ed i ragazzi hanno cominciato a rompere le reti. Hanno visto che non erano black blok, potrebbero dirlo, almeno questo. Hanno visto che la violenza era dalla parte di chi lanciava lacrimogeni ad altezza d’uomo e pietre verso la folla. Questo potrebbero dirlo, per ingraziarsi almeno i presenti, poi facessero pure il loro sporco lavoro di prendere le distanze dalle loro paure e dai loro timori, per ingraziarsi i voti degli industriali, dei mass media,  del Presidente della repubblica, dalle forze dell’ordine e del disordine, tanto lo sanno che quella gente, quella massa di giovani, e di persone comuni, non li voteranno mai. Perché hanno capito il loro sporco gioco, e delle loro capacità di prendere per il culo la gente spacciandosi per persone di sinistra. Vogliono la TAV , così come vogliono il Ponte sullo stretto, gli inceneritori , le strade di penetrazione, i porti ed i megavillaggi. Bisognerà imparare , e prima o poi qualcuno lo farà , a prenderli a calci in culo, durante le manifestazioni , dove si presentano solo per farsi intervistare e poi sparire se il gioco si fa serio. Questo lo devono capire anche  i valliggiani  . I cantieri si potranno riprendere solo con la determinazione dei cittadini No Tav ad entrarci rompendo le reti. Queste oramai non si apriranno da sole davanti ad un pacifico corteo neanche se davanti metti la madonna . Questo governo lo ha detto chiaro e tondo, ed ora è ancora più forte , perché ha uno schieramento che va da Vendola al PD al completo, ed ai tanti piccoli sabotatori veri black bloc della politica. Noi dalla Calabria siamo pronti a ritornare in quella valle, perchè siamo certi che se vinciamo contro la Tav abbiamo speranza e più forza per vincere contro il Ponte. Dopo sei ore di battaglia alla fine ritorniamo al nostro pulmino. La battaglia è stata dura. Molti i ragazzi feriti,che non potranno farsi medicare negli ospedali, per non essere arrestati o identificati.  Specie quelli che con coraggio sono entrati nei boschi per cercare di aggirare il cantiere. Lì la battaglia è stata dura, con dei veri corpo a corpo con i gendarmi del regime. Migliaia i lacrimogeni sparati nei boschi a casaccio, colpendo molti manifestanti sulla testa, nella speranza che si allontanassero. Cosa che non hanno fatto e che hanno continuato a fare per ore. Da giù , dal cantiere assediato, giungiamo a piedi  fino a Chiomonte. Qui la fila delle auto è enorme a causa del blocco dell’autostrada da parte della polizia. Troviamo un ferroviere di Messina con la moglie che gentilmente ci accompagna con la sua panda fino ad Exiles. E’ un piccolo contributo per il vostro lungo viaggio ci fa e per ringraziarvi per essere venuti fino a qui ad aiutarci.  Alla prossima .








    fonte
    http://www.noponte.it/search/label/Francesco%20Cirillo

    Bocciato il ponte di Messina. L’Europa si accinge a cancellare i finanziamenti

    Dopo aver annunciato tagli agli esigui finanziamenti della Tav Torino-Lione, l’Unione Europea si accinge a cancellare qualsiasi contributo alla costruzione di un’altra grande opera inutile, il ponte di Messina.

    A settembre la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo spostamento di uomini e merci.

    La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’”autostrada del mare”.Non ci verso neanche una lacrima. Solo che, con la scusa del ponte, i politici hanno trovato il modo per cavare fior fior di quattrini dalle nostre tasche anche se il ponte non si fa.
    La Corte dei Conti ha già demolito il ponte sullo Stretto, invitando ad approfondirne la fattibilità e sottolineando come si conta di far fronte al 60% dell’investimento necessario attraverso i pedaggi pagati dai veicoli: ma non è affatto certo, ha sottolineato la Corte, che il volume di traffico sia sufficiente per rientrare delle spese.In teoria il costo del ponte sarebbe di 6,3 miliardi. In pratica si può calcolare il doppio o il triplo: di solito va a finire così per tutte le grandi opere.Dettaglio non trascurabile, del ponte non c’è nemmeno un progetto definitivo approvato. Il consiglio d’amministrazione della Società Stretto di Messina (la cordata guidata da Impregilo assegnataria dell’opera) ha iniziato ad esaminarlo a fine giugno.
    Non esiste nemmeno un progetto esecutivo per qualsivoglia opera ferroviaria collegata alla costruzione del ponte: o perlomeno, non esiste sul lato di Messina, come si sono sentiti dire pochi giorni fa i ferrovieri che protestavano per la chiusura della sezione messinese di Italfer, la divisione del gruppo Fs che si occupa delle opere e infrastrutture ferroviarie.

    Eppure attorno al ponte che non esiste e probabilmente non esisterà mai sono già stati spesi 250 milioni circa, secondo i calcoli del Corriere della Sera. Inoltre la mancata costruzione comporterà il pagamento di centinaia di milioni di penale agli assegnatari dell’opera.

    Soldi estratti dalle tasche di noi contribuenti. Ancora il male minore, secondo me, rispetto alla costruzione e al pagamento dell’opera.

    Però si tratta di quattrini nostri che i nostri politici elargiscono alle grandi imprese in cambio di nulla. Ricordiamocene per favore: non solo al momento di andare a votare, ma anche quando qualcuno, nel nome del presunto “sviluppo”, tirerà fuori la prossima idea faraonica, assurda e soprattutto costosa.

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    Tav, un progetto europeo in alto mare (non solo per il tunnel in Val di Susa)


    La Torino-Lione è un tratto dell'asse ferroviario che dovrebbe arrivare fino all'Ucraina. Ma sui 1.638 chilometri previsti finora ne sono stati realizzati solo 234. E in Italia non è stato ultimato nemmeno il 20 per cento del percorso: sono necessari 20 miliardi di euro, di cui l'Ue non finanzierà più di 671 milioni.

    Sembra che il destino dell’Alta velocità in Italia dipenda solo dai cantieri della Val di Susa, ma la situazione è molto più complessa. La famigerata Torino-Lione rappresenta infatti solo una parte del lungo asse che dovrebbe collegare Lione con il confine ucraino, passando attraverso Italia, Slovenia e Ungheria: 1.638 chilometri di strada ferrata, di cui finora ne sono stati completati solo 234.

    Si tratta del cosiddetto asse prioritario 6, progettato in linea teorica dall’Ue all’interno dell’enorme network Ten-T, la rete di trasporto trans-europea ideata negli anni Ottanta per collegare tutta Europa con ferrovie e autostrade del mare. Solo “in teoria”, perché a decidere dove far passare nella pratica i tracciati dei 30 assi ci pensano gli Stati membri in accordo con le autorità locali. Nel caso dell’asse 6, l’Ue si è limitata a dettare il tracciato di massima (Lione-Trieste-Divača/Koper-Divača-Lubiana- Budapest-confine ucraino), lasciando libertà di manovra ai diversi Paesi per i tratti di loro competenza.

    Sicuramente il passaggio piemontese rappresenta lo snodo più delicato: per motivi geografico-ambientali e per la ferma opposizione della popolazione locale. Ma costruire il tunnel di 57 km tra Jean de Maurienne e la Val di Susa non vuol dire portare a casa l’Alta velocità, visto il ritardo cronico in cui versano i lavori sul resto dell’asse, a cominciare dalla parte italiana. Dove, secondo il Progress Report 2010 della Commissione europea, sinora è stato completato solo il 18,8 per cento dei lavori. In Italia sono state costruite solo le tratte Torino-Novara, Novara-Milano, Milano-Treviglio e Padova-Venezia. Per il restante 40,8 per cento del totale, il completamento dei lavori è previsto entro il 2013, ma dal momento che mancano sia i progetti che i soldi, si tratta di una data del tutto utopica. Sì perché l’Ue finanzia soprattutto le parti a cavallo dei confini. Nel caso del tratto italiano, Bruxelles non ne finanzierà più di 671 milioni (a causa dei ritardi, ieri l’Ue ha annunciato tagli ai fondi) a fronte dei 20 miliardi previsti per l’opera che saranno a carico delle finanze di Roma.

    Proprio questa carenza di risorse destinate all’Alta velocità in Lombardia e Veneto ha spinto gli imprenditori del Nord Est ad organizzare il 17 giungo scorso una giornata dal titolo eloquente: “La Tav ce la facciamo da soli”. Convinti che l’Alta velocità ferroviaria sia indispensabile per il territorio più industrializzato d’Italia, a Casale sul Sile, a due passi da Treviso, imprenditori ed amministratori locali hanno parlato della possibilità di lanciare un project financing per finanziare l’opera privatamente. Da Treviglio a Padova e da Mestre a Trieste ci vogliono circa 15,8 miliardi di investimenti, ma secondo il vicepresidente di Confindustria Cesare Trevisani, “solo 1,4 miliardi sono stati finanziati con risorse pubbliche”.

    Ma anche se si trovassero i soldi, restano i problemi del tracciato. Veneto e Friuli Venezia Giulia stanno bisticciano da anni per decidere dove far passare il tracciato al loro confine. Proprio per questo, come fotografa il report della Commissione, “il tratto Venezia-Trieste è in gravissimo ritardo”. Ai problemi di allineamento si aggiungono quelli di fermata. E’ il caso di Verona e Vicenza, entrambe interessate ad avere lo stop della Tav.

    Uscendo dall’Italia la situazione non migliora. Tranne una breve tratta tra Slovenia e Ungheria, il tracciato versa totalmente in alto mare, con interi tratti su cui si deve ancora iniziare a ragionare. E l’Ucraina diventa sempre più lontana. Proprio per fare il punto sul network Ten-T, la Commissione ha lanciato una revisione delle proprie priorità, anche per ottimizzare i fondi messi a disposizione. Per il periodo 2007-2013, l’Ue ha stanziato oltre 50 miliardi di euro (8 dal programma Ten-T e 43 dal fondo di coesione e di sviluppo regionale). Secondo Monica Frassoni, presidente del partito europeo dei Verdi ed ex deputata al Parlamento europeo, l’Ue dovrebbe riconsiderare l’utilità dell’intero asse 6. “Si tratta di un’opera faraonica, impossibile da realizzare in una realtà come quella italiana e che proprio non possiamo permetterci”. E poi, certo, c’è la Val di Susa.






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    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/08/tav-un-progetto-europeo-in-alto-mare-non-solo-per-il-tunnel-in-val-di-susa/143515/

    23/07: ITALIAN REVOLUTION SCENDE IN PIAZZA





    Il prossimo 23 luglio Italian Revolution scenderà in piazza a Roma per esprimere la propria indignazione verso la classe politica Italiana che dopo aver creato il debito vuole fare pagare a noi la crisi.

    Il corteo partirà alle ore 18 da largo di torre Argentina per arrivare alle 20 davanti a Castel  Sant’Angelo dove si terrà una pubblica assemblea partecipata per discutere di alcuni punti ritenuti centrali dal movimento come l’eliminazione dei privilegi della casta dei politici, il taglio dei rimborsi elettorali e un riequilibrio fra sovranità popolare e sovranità parlamentare tramite un più severo controllo dell’assenteismo di chi ricopre una carica pubblica e la non prescrivibilità del reato di corruzione.

    Si sottolinea che essendo il movimeto APARTITICO si chiede di non portare BANDIERE POLITiCHE e di USARE TERMINI O GESTI NEL PIU TOTALE RISPETTO DEL PROSSIMO

    Purtroppo in Italia la guerra fredda non è mai terminata, anzi si costruiscono identità negative (sono/non sono oppure berlusconiano/antiberlusconiano) delegittimando in maniera esacerbata l'avversario politico. Una guerra civile che perdura da più di cinquant'anni e che ci divide in modo falsamente ideologico, con schemi mentali, pregiudizi che non ci permettono di vedere nel fondo dell'anima dell'altro. Identità fragile, costruite sulla demonizzazione reciproca.
    Italian Revolution vorrebbe riuscire a superare lo stallo che tiene bloccata la società italiana. Siamo a-partitici ma siamo soggetti Politici che vogliono ricostruire il Paese partendo da un sentimento di indignazione, un sentimento comune in tanti italiani e stranieri che abitano la nostra terra.

    Valorizziamo le cose che abbiamo in comune, riconciliamoci tra destra e sinistra partendo dai problemi comuni, rompiamo i vecchi schemi e false divisioni ideologiche che fanno solo il gioco dei partiti eretti a casta autoreferenziale.

    I partiti non ci rappresentano ? Chiediamo nuove forme di vera democrazia.

    Siamo precari ? Chiediamo il diritto al lavoro e tutele sociali.

    Non so forse mi sto illudendo perché vedo che siamo stati talmente abituati a ragionare secondo schemi e false bandiere che  non dicono più nulla, vedo che dall’alto ci hanno abilmente diviso per mascherare la “corrispondenza d’amorosi sensi” che c’è fra una destra e una sinistra che pensano solo a proteggere se stesse e a far proliferare i loro privilegi.  Forse bisognerebbe andare tutti in piazza e ritrovarsi uniti per rinascere ITALIANI.
     
    ELIMINAZIONE DEI PRIVILEGI DELLA CASTA... DEI POLITICI: Controllo attento dell'assenteismo di coloro che hanno una carica politica. Prevedere sanzioni specifiche per chi non adempia alle proprie funzioni pubbliche.
    ■ Eliminazione dei privilegi fiscali e pensionistici . Equiparazione dello stipendio dei politici al salario medio a cui va aggiunta una quota minima strettamente necessaria ed indispensabile per l'esercizio delle funzioni pubbliche
    ■Eliminazione dell'immunità connessa alla carica politica. Rendere il reato di corruzione non prescrivibile
    ■ Pubblicazione obbligatorio del patrimonio personale di tutti coloro che hanno una carica politica
    ■Riduzione delle cariche di sottogoverno assegnate discrezionalmente
    ■Contro la disoccupazione Distribuzione del lavoro attraverso la riduzione delle ore di lavoro e la conciliazione fino al termine della disoccupazione non strutturale ( cioè fino a quando la disoccupazione non diminuisca al di sotto del 5 per cento) . Allo scopo saranno accompagnate iniziative di legge atte a dare incentivi ai contratti di solidarietà particolarmente se a costo zero e potranno essere usati i fondi di cassaintegrazione e disoccupazione (ecc) per lavori socialmente utili, decisi da Corte dei Conti, in modo tale da integrare tali redditi. ELIMINAZIONE DEI PRIVILEGI DELLA CASTA... DEI POLITICI: Controllo attento dell'assenteismo di coloro che hanno una carica politica. Prevedere sanzioni specifiche per chi non adempia alle proprie funzioni pubbliche.

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