• Medicina
  • Internet
  • Video
  • Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post
    Visualizzazione post con etichetta Europa. Mostra tutti i post

    Il Governo prepara una nuova tassa in nome dell'austerity

    domenica 29 luglio 2012


    Un debito pubblico immenso accumulato in diversi decenni che, da qualche tempo, pare si debba estinguere nel giro di un biennio. Così, il Governo tecnico, stando a ciò che scrive Franco Bechis su libero, starebbe preparando una nuova tassa per recuperare altri fondi.

    Il vicedirettore del quotidiano, sostiene che l’esecutivo starebbe vagliando due ipotesi per la nuova imposta e scrive:"Nel primo caso si tratterebbe di varare una super-Imu legata al patrimonio complessivo dei contribuenti. Aliquote assai più alte delle attuali e progressive per patrimoni superiori al milione e mezzo di euro, con esclusione del valore della prima casa. Assieme a questa misura esistono ipotesi di aumento anche qui progressivo della tassazione sui conti correnti e titoli, sui depositi e sulle riserve tecniche delle assicurazioni. Tutto questo però avrebbe le proporzioni al massimo di una manovra bis e non risolverebbe il tema fondamentale dei conti pubblici, che resta quello della riduzione del debito”.

    E allora, come procedere? Per Bechis è abbastanza semplice intuire la prossima mossa dei tecnici: “Siccome la cifra che serve è superiore ai 300 miliardi di euro, il prelievo scatterebbe su tutto il patrimonio degli italiani, di qualsiasi natura: quadri, oro, preziosi, collezioni, depositi su conti correnti, risparmio postale, conti titoli, partecipazioni azionarie, riserve tecniche di assicurazioni e così via. Sulla carte per raggiungere l’obiettivo di quella cifra bisognerebbe tassare mediamente la ricchezza degli italiani con una imposta del 4%. Se però venissero escluse abitazioni e terreni già gravate da Imu per raggiungere i 3-400 miliardi di euro servirebbe un prelievo straordinario pari all’8-9% del patrimonio medio delle famiglie italiane. Anche se spalmato su tre anni, avrebbe un costo insostenibile, e un effetto catastrofico sui conti del paese che probabilmente vanificherebbe in gran parte l’operazione choc che si vorrebbe tentare sul debito. Non solo: ma pure incrociando tutti i dati attualmente a disposizione delle centrali fiscali e finanziarie e della Banca d’Italia, sembra assai fondata l’ipotesi che una parte larghissima della platea delle famiglie italiane non sarebbe in grado di pagare quella imposta, se non vendendo i beni stessi che vengono tassati in modo straordinario”.

    Se ciò che paventa il collega il Libero corrisponde a verità, allora, ancora una volta il prelievo forzoso di capitali dai cittadini avrà la priorità su ogni manovra di crescita e sviluppo. Per ora dal Palazzo non arrivano conferme né smentite ma l’articolo del vice di Belpietro ha già fatto il giro della rete. Sarebbe anche ora di confutarlo o, in alternativa, di correggerne le eventuali inesattezze. Se non si procede, evidentemente, è perché più di qualcosa di vero c’è.

    fonte: you-ng.it


    Draghi conferma che lo scopo della Bce è la stabilità finanziaria e non di salvare gli Stati

    giovedì 26 luglio 2012


    In un'intervista al quotidiano francese Le Monde, il numero uno della Banca centrale europea ha parlato a 360 gradi dei problemi dell'Ue, la cui unione monetaria "non è a rischio esplosione"

    ”Il nostro mandato non è di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ma di garantire la stabilità dei prezzi e mantenere la stabilità del sistema finanziario in tutta indipendenza”. Parola del presidente Bce, Mario Draghi, che in un’intervista a Le Monde ha parlato a 360 gradi della situazione dell’Unione europea e del difficile momento contingente. Una Ue che comunque, a sentire Draghi, non è a rischio recessione, anche se “dall’inizio dell’anno i rischi di deterioramento dell’economia che temevamo si sono in parte materializzati” e “la situazione è gradualmente peggiorata”.

    In virtù di questo dato di fatto, nell’ambito della zona euro “qualsiasi movimento verso un’unione finanziaria, di bilancio e politica è a mio parere inevitabile – ha detto il numero uno della Banca centrale europea - e condurrà alla creazione di nuove entità sovranazionali”. Per quanto riguarda la moneta unica, inoltre, per Draghi l’euro ”è irreversibile” e non c’è un rischio di “esplosione” dell’unione monetaria.

    Questa previsione permette a Draghi di lanciare qualche stoccata velenosa verso alcuni analisti che immaginano “scenari di esplosione della zona euro”: tutto ciò per Draghi “vuol dire mal conoscere il capitale politico che i nostri dirigenti hanno investito in questa unione e il sostegno degli europei”.

    Non poteva mancare un accenno alla questione ellenica e a un’eventuale rinegoziazione del memorandum con la Grecia. “Non prenderò alcuna posizione prima di aver visto il rapporto della troika” ha detto Draghi, il quale ha aggiunto che “la nostra opzione preferita, senza equivoci, è che la Grecia resti nella zona euro”. Una questione, quella dell’uscita di Atene dall’Eurozona che “ora è di competenza del governo greco, che ha dichiarato il proprio impegno e ora deve dare dei risultati”.

    Fonte: ilfattoquotidiano.it


    Ida Magli: come previsto, l’euro è la rovina dell’Europa


    «Spero che i pochi amici che abbiamo, che vogliono bene all’Italia, spingano i politici a uscire dall’euro». Problema numero uno, i politici: «Ormai sono un’ombra, degli spettri nel Parlamento». Parola di Ida Magli, autorevole antropologa: una delle poche voci, vent’anni fa, a mettere in guardia gli italiani dal trionfalismo europeista che – col Trattato di Maastricht – pose le condizioni per il “massacro sociale” con cui oggi facciamo i conti: privatizzazione del debito pubblico a vantaggio della finanza speculativa e fine della moneta sovrana, arma fondamentale per gestire le crisi proteggendo i cittadini. Risultato: il debito – storico motore dello sviluppo sociale – ora diventa un incubo, e costringe gli Stati sotto ricatto a svendere i “gioielli di famiglia” alle stesse multinazionali che, attraverso la grande finanza e i suoi emissari – Bce e Commissione Europea – hanno manovrato per scatenare il panico con un obiettivo chiaro: fare man bassa dei beni comuni, ovvero l’ultimo terreno di conquista rimasto, in un’economia ridotta in mutande.

    Lo scenario è cupo: le manovre speculative che deprimono l’economia reale inducendo i governi a tagliare le spese vitali preservando solo le banche – operazioni che qualcuno non esita a definire “golpe finanziario” – sono state accelerate negli ultimi mesi di fronte alla grande crisi dell’Occidente globalizzato, che dopo due secoli e mezzo sta letteralmente smettendo di crescere. Crisi climatica, penuria energetica, recessione economica dovuta all’eccessiva produzione di merci superflue, che i consumatori non riescono più ad assorbire: più l’economia fatica, più il business si trasferisce nella sola sfera finanziaria, centralizzando il potere e facendo saltare le tutele democratiche. Se fino a ieri gli Stati riuscivano a far fronte alle crisi sistemiche attraverso la propria capacità di spesa pubblica garantita dalla sovranità monetaria, l’Eurozona ha progressivamente neutralizzato le difese delle comunità nazionali. Fino all’affronto estremo del Fiscal Compact, il trattato-capestro in base al quale lo Stato perde anche la sua ultima prerogativa, l’autonomia di bilancio: dal 2013, governi e Parlamenti regolarmente eletti saranno scavalcati dai tecnocrati di Bruxelles, i soli a decidere come gli Stati dovranno spendere il denaro pubblico per i loro cittadini.

    «Sono una persona che ama la propria patria e che si occupa da molti anni della situazione dell’Unione Europea», dice Ida Magli in un intervento rilasciato il 21 luglio per il blog di Beppe Grillo. «Ho avuto sempre un’idea contraria all’unificazione, perché ero convinta che fosse un progetto assolutamente improbabile e che oggi mi appare del tutto patologico e delirante: la conduzione dei banchieri al posto dei politici ha firmato in un certo senso la fase finale del delirio», aggiunge l’antropologa. Basta dare un’occhiata alla Borsa, «a cui siamo tutti costretti a guardare come se fosse l’unico strumento della nostra vita»: se il differenziale di cambio con i titoli tedeschi torna a volare oltre i 500 punti, «significa che i trattati appena ratificati dal Parlamento italiano come una grande conquista – Fiscal Compact e Meccanismo di Stabilità – sono stati visti dai mercati per quello che sono: un segnale di debolezza, non di forza».

    I mercati, aggiunge Ida Magli, hanno visto come debolezza i due trattati «perché sono stati ratificati senza che i cittadini ne siano stati informati: tant’è vero che non lo fanno sapere agli italiani, perché sicuramente direbbero di no». Ovvio: se solo potessero pronunciarsi, gli italiani respingerebbero certamente l’idea di «dover essere succubi della Germania». Conclusione: «L’Unione Europea non può essere un unico Stato, è diventato soltanto un insieme di Stati deboli sottomessi alla Germania». Inutile girarci attorno: «I mercati valutano questo come un fatto che non potrà andare avanti per molto, perché si tratta di una situazione patologica, anomala», che oltretutto sta producendo un terremoto devastante nella finanza pubblica, a danno dei cittadini impoveriti, spaventati e precarizzati. Peggio: abbandonati al loro destino dei partiti-fantasma di cui parla Ida Magli, totalmente asserviti ai diktat della Bce e dei commissari locali come Mario Monti. Stando alle attuali regole, chiunque vincerà le elezioni nel 2013 non potrà più decidere praticamente niente. Unica possibilità: stracciare vent’anni di trattati-capestro e abrogare proprio quelle regole, tutte introdotte in modo semi-clandestino, senza uno straccio di referendum, insieme al sinistro avvento dell’euro, la moneta comune che doveva spalancare il futuro e invece sta facendo crollare l’Europa, gettando i suoi popoli nella disperazione.

    fonte


    ROMANIA,ANTONESCU CONTRO L'UE: NON ACCETTIAMO ORDINI DA BRUXELLES.

    lunedì 16 luglio 2012


    La Romania e il suo capo di Stato ”non ricevono ordini” dall’esterno. E’ la dura replica del presidente ad interim Crin Antonescu, espressa oggi nel corso di una conferenza stampa a Bucarest nei confronti di Bruxelles. ”Voglio essere chiaro una volta per tutte: il presidente della Romania, anche provvisorio, non riceve ordini o disposizioni da chiunque, se non dal Parlamento e dal popolo romeno”, ha dichiarato il segretario del Partito Nazionale Liberale, all’indomani dell’incontro tra il premier romeno Viktor Ponta e il presidente della Commissione Jose’ Manuel Barroso dopo la destituzione di Traian Basescu, votata dalla ”Casa del Popolo” la scorsa settimana. Il j’accuse e’ rivolto alla lettera con la conferma degli impegni che il primo minsitro Ponta avrebbe preso ieri davanti ai leader dei Ventisette e del Consiglio Ue, attesa da Barroso ”al massimo entro le 18 di lunedi”’. Le misure, secondo qualificate fonti europee, riguarderebbero 11 punti tra cui ”il rispetto dello stato di diritto e l’indipendenza del sistema giudiziario” nel Paese e ”il ripristino della fiducia” in un sistema politico di cui ”preoccupa” il livello di corruzione”. Ad intensificare le tensioni, inoltre, l’ipotesi ventilata questa mattina da alti funzionari Ue secondo cui l’Unione sarebbe pronta a varare un pacchetto di sanzioni nei confronti delle autorita’ di Bucarest se la crisi politica in atto dovesse intensificarsi. ”Se la situazione dovesse peggiorare”, hanno precisato le fonti, Bruxelles potrebbe perfino ricorrere all’articolo 7 del Trattato di Lisbona che prevede la sospensione di alcuni diritti, tra cui quello di voto in seno al Consiglio europeo. Le dure parole di Antonescu seguono le ”preoccupazioni” fomulate a piu’ riprese nei giorni scorsi dalla stessa Commissione Ue a proposito della rapidita’ dell’iter che ha portato in una settimana alla destituzione di Basescu e alla sostituzione dei vertici di Camera e Senato. Dal canto suo il premier Ponta era tuttavia intervenuto assicurando che la Romania restera’ ”un paese stabile nel quale viene rispettato in pieno lo stato di diritto”. ”Tengo molto all’immagine di una Romania democratica, in grado di risolvere il dibattito interno con il voto politico e popolare”, aveva ribadito ieri a Bruxelles nell’ambito di un’offensiva diplomatica mirata ad alleviare le preoccupazioni dei partner europei e americani. Ad infuocare gli animi, infine, l’annuncio dell’invio di una delegazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa guidata dal presidente Jean Claude Mignon per il 18 e 19 luglio. Secondo l’agenda, programmata in giornata, Mignon sara’ accompagnato dal parlamentare svizzero Andreas Gross, presidente del gruppo socialista, e da Anne Brasseur, presidente dei liberaldemocratici.

    fonte

    Altro che fallimento L'euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dall'oligarchia

    venerdì 13 luglio 2012

    L'euro ha centrato il suo obiettivo: ...ovvero quello di distruggere le nazioni europee in soli 10 anni!
    "L'idea che l'Euro sia un fallimento è stupidamente errata, l'Euro sta provocando ciò per cui è stato progettato dal suo ideatore e da quel 1% di oligarchi che l'hanno imposto".
    Così ha scritto il giornalista americano Greg Palast sul Guardian del 26 giugno, ricordando che "l'ideatore", Robert Mundell, ha sempre visto la sua creatura (l'euro) come l'arma che avrebbe spazzato via norme e regolamenti sul lavoro; "Ho conosciuto Mundell tramite il mio docente universitario Milton Friedman".
    Palast descrive bene l'idea di Mundell: "L'Euro inizia davvero a svolgere il suo compito in tempi di crisi, infatti la moneta unica e soprannazionale toglie ai governi eletti la possibilità di usare politiche creditizie e fiscali capaci di farci uscire dalla crisi, in quanto pone le politiche monetarie al di fuori dalla portata dei politici (eletti) e, senza queste prerogative, l'unico modo che hanno i governi per cercare di mantenere i posti di lavoro è quello di ridurre regole e diritti verso imprese e lavoratori, tutto nel nome della concorrenza". Per Mundell niente deve interferire col MERCATO".

    Palast continua dicendo che Mundell gli spiegava che "l'euro è tutt'uno con la Reaganomics; la disciplina monetaria impone la disciplina fiscale ed agisce anche sui politici (servi del mercato invisibile... sic), e quando la crisi morde allora alle nazioni resta ben poco da fare se non liberalizzare, privatizzare, deregolamentare e soprattutto distruggere il welfare garantito dallo Stato".
    Il termine "riforme strutturali" non è altro che un eufemismo per nascondere l'annullamento dei diritti dei lavoratori (e degli imprenditori...), Mundell sostiene che "l'unione monetaria è una guerra di classe con altri mezzi" (la classe oligarchica contro il 99% dei cittadini).

    fonte: movisol.org tratto da ecplanet.com

    CONSIGLIO UE: 25 PAESI FIRMANO MES E FISCAL COMPACT. FUORI REP. CECA E GRAN BRETAGNA.

    L'EUROPA FIRMA LA SUA CONDANNA A MORTE.O MEGLIO L'ELITE EUROPEA FIRMA LA CONDANNA A MORTE DEI POVERI ED INCONSAPEVOLI CITTADINI CHE DA OGGI VERRANNO STRITOLATI ANCORA PIU' A PIACIMENTO DALLO SPECULATORE DI TURNO. PER DRAGHI L'ACCORDO RAFFORZA LA FIDUCIA NELLA ZONA EURO,MENTRE MONTI DICE CHE L'ITALIA É SODDISFATTA. TRADOTTO: SIAMO SEMPRE PIU' VICINI AGLI STATI UNITI D'EUROPA E ALLA DITTATURA EUROPEA!

    di Free Italy per Free-Italy.info
    L'accordo a 25 stato raggiunto: anche l'Italia ha firmato il patto fiscale (Fiscal Compact) e il trattato che istituisce il meccanismo di stabilità europeo meglio noto come fondo salva stati o Mes o Esm. Fuori solo l'intelligente Repubblica Ceca e la furbe Gran Bretagna. Loro sì mica sono così pazzi da firmare dei trattati così aberranti,anticostituzionali,illegali e che palesemente rappresentano la condanna a morte dello stato sociale europeo. Come scrive Il Sole 24 Ore:
    Il vertice informale dell'Ue svoltosi oggi a Bruxelles è riuscito a ottenere la firma del nuovo trattato Patto di Bilancio, voluto dai tedeschi, che impone una ferrea disciplina di bilancio ai paesi dell'Eurozona, e ha approvato un piano per la crescita e l'occupazione, con misure per promuovere il lavoro dei giovani, le Pmi e il completamento del mercato unico nei servizi, ma ha 'perso pezzi' strada facendo.
    Per ore,secondo quanto riporta lo stesso giornale, è andato in scesa un'accesa controversia tra Francia e Polonia,quest'ultima appoggiata dalla stessa Repubblica Ceca e da altri paesi dell'Est Europa che chiedono che i vertici dell'Eurogruppo non siano ristretti ai soli membri dell'euro. Si è dunque arrivati ad un accordo secondo cui i 17 paesi dell'Euro si riuniranno da soli almeno due volte l'anno,ma almeno una volta l'anno dovranno aprire le riunioni agli altri stati membri che non hanno aderito all'area euro ma che hanno il diritto di dire la propria sull'architettura costituzionale dell'Europa che verrà.

    Polemiche anche sulla dichiarazione sulla crescita e sull'occupazione,con la Svezia che non ha voluto sottoscrivere (giustamente) la dichiarazione perchè vuole che sulla questione si pronunci prima il proprio parlamento nazionale. Questi sono paesi con gli attributi.Questi sono i paesi che hanno rispetto della sovranità nazionale.

    Purtroppo non è così per gli altri 25 stati che invece hanno firmato i due patti introducendo il pareggio di fatto che diventa una "regola d'oro". E certo perchè a chi sgarra l'errore costerà un occhio della testa. Spiega il Sole 24 Ore

    Il pareggio di bilancio diventa una «regola d'oro» per i 25 paesi della Ue che accettando il nuovo Patto hanno accettato di inserire l'obbligo dell'equilibrio dei conti nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti e si sono impegnati a fare scattare sanzioni 'semi-automatichè in caso di violazione. I paesi che hanno un debito superiore al tetto fissato da Maastricht del 60% sul Pil si sono impegnati inoltre ad un piano di rientro pari ad 1/20 l'anno, tenendo però conto -come chiesto dall'Italia - dei fattori attenuanti già previsti dal six-pack, il pacchetto di disposizioni sulla nuova governance economica.

    Insomma con mezza Europa che taglia tutto e il contrario di tutto da almeno 2 anni. Con una povertà alle stelle. Con una disoccupazione galoppante. Con i popoli oramai senza soldi. Ecco in una situazione del genere la regola d'oro è il colpo di grazia all'Italia e all'Europa tutta. A questo aggiungiamo che i 25 stati sapientoni "hanno anche dato il via libera alla creazione del fondo salva-stati permanente Esm, che dal primo luglio sostituirà quello provvisorio Efsf, rinviando però al vertice del primo di marzo la decisione sulle risorse."
    Lo sapevamo che sarebbe accaduto ma c'è di peggio: all'Italia e alla Germania i 500 miliardi stabiliti non bastano più e vorrebbero allargare il fondo a 750 miliardi,di cui buona parte verrebbero proprio da Italia (125 miliardi sui 500 pattuiti), Francia e Germania.
    Di male in peggio insomma!

    Chi non avesse ancora idea di cosa siano il Fiscal Compact e il Mes può leggere i seguenti approfondimenti e rendersi conto di quello che hanno in serbo per noi quei burattini di Bruxelles:

    1. Ue,arriva il meccanismo europeo di stabilità: ora l'ue potrà svuotare le casse degli stati come e quando vorrà.
    2. Fiscal Compact, che cos'è e come funziona? Nuovo trattato in vigore dal 2013



    Scritto da Free Italy per Free-Italy.info

    LO SAI CHE PRODI TRUCCÓ I CONTI ITALIANI PER ENTRARE NELL'EURO?




    L’Italia non aveva i conti in regola per entrare nell’euro e l’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl n era consapevole, ma per motivi di opportunita’ politica non si mise di traverso. Lo sostiene lo Spiegel in un articolo di cinque pagine dal titolo “Operazione autoinganno”. Il settimanale tedesco ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo Kohl sull’introduzione dell’euro tra il 1994 ed il 1998. Si tratta di rapporti dell’ambasciata tedesca a Roma, di note interne dell’esecutivo e di verbali manoscritti di colloqui avuti dal cancelliere della riunificazione. “I documenti dimostrano cio’ che finora si supponeva: l’Italia non avrebbe mai dovuto essere accolta nell’euro”, scrive lo Spiegel, aggiungendo che a decidere sull’ingresso dell’Italia “non furono i criteri economici, ma le considerazioni politiche”. “In questo modo”, denuncia il settimanale di Amburgo, “si creo’ il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo: l’ingresso nell’euro della Grecia”. Per lo Spiegel il governo Kohl non puo’ sostenere di essere stato all’oscuro della reale situazione italiana dell’epoca, poiche’ “era perfettamente informato sulla situazione di bilancio”. “Molte misure di risparmio erano solo cosmetiche, si basavano su trucchi contabili o vennero subito ritirale non appena venne meno la pressione politica”, scrive il settimanale. “Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza”, ha dichiarato al settimanale Klaus Regling, attuale responsabile del fondo salvastati Efsf ed all’epoca capo dipartimento del ministero delle Finanze tedesco. Il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero constatava che a Roma “importanti misure strutturali di risparmio sono venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale”. Il 22 aprile dello stesso anno in una nota per Kohl era scritto che “non ci sono quasi chance che l’Italia rispetti i criteri”. Il 5 giugno il dipartimento di Economia della cancelleria comunicava che le previsioni di crescita dell’Italia apparivano “modeste” ed i progressi nel consolidamento delle finanze pubbliche “sopravvalutati”. In preparazione di un vertice con una delegazione governativa italiana del 22 gennaio 1998 l’allora sottosegretario alle Finanze, Juergen Stark, constatava che in Italia “la durevolezza di solide finanze pubbliche non e’ ancora garantita”. A meta’ marzo 1998 era Horst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl, accompagnata da uno studio dell’Archivio dell’Economia mondiale di Amburgo, in cui era scritto che l’Italia non aveva rispettato le condizioni “per una durevole riduzione del deficit” e che pertanto costituiva “un rischio particolare” per l’euro. Lo Spiegel scrive che “Kohl rispose picche ai suoi consiglieri di allora”, anche perche’, come afferma Joachim Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera, al vertice Ue di maggio 1998 “la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani”. Il settimanale di Amburgo rileva che i documenti visionati “fanno sorgere il sospetto che sul problema Italia il governo Kohl abbia ingannato non solo l’opinione pubblica, ma anche il Bundesverfassungsgericht (la Corte Costituzionale di Karlsruhe, ndr)”. Secondo lo storico Hans Woller, al momento di entrare nell’euro l’Italia era “sull’orlo della bancarotta finanziaria”, mentre dai documenti visionati dallo ‘Spiegel’ risulta che nel corso del 1997 l’Italia propose per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiuto’. Bitterlich spiega che questa data era diventata “un tabu’” e che tutte le speranze tedesche erano riposte in Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro nel governo Prodi. “Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta!”, spiega Bitterlich, ma lo Spiegel scrive che “alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono sul piano formale a rispettare i criteri di Maastricht. Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi, inoltre Ciampi si dimostro’ un creativo giocoliere finanziario”. Il settimanale cita in proposito l’introduzione della “tassa per l’Europa”, la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili, con il risultato che “il deficit di bilancio scese in misura corrispondente, anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi”. Ai primi del 1998 rappresentanti del governo olandese chiesero a Kohl un “colloquio confidenziale” alla Cancelleria, durante il quale chiesero di fare maggiori pressioni su Roma, poiche’ “senza ulteriori misure dell’Italia a conferma del durevole consolidamento, un ingresso dell’Italia nell’euro non e’ accettabile”. Kohl respinse la proposta olandese, anche perche’ il governo francese gli aveva fatto sapere che senza l’ingresso nell’euro dell’Italia, neanche la Francia sarebbe entrata, con il risultato che, come scrive lo ‘Spiegel’, “i tedeschi erano in una posizione di trattativa debole”. La conclusione del lungo articolo e’ che riguardo all’Italia “molti sapevano che i numeri erano truccati e che un’autentica riduzione del debito era fuori discussione. Nessuno pero’ oso’ trarne le conseguenze e Kohl si fido’ delle melodiose dichiarazioni di Ciampi, che assicurava un ‘cammino virtuoso’, con il governo di Roma che prevedeva al piu’ tardi per il 2010 la riduzione al 60% del debito pubblico. E’ andata diversamente”.
    Questa notizia è evidentemente poco gradita e non merita di essere menzionata dal Corriere della Sera, da La Stampa, da La Repubblica e da molti altri ancora, ciò conferma che è vera!

    FONTE

    UE, Legge shock: finanziamenti di 3 milioni di euro a Paesi che promuovono insetti in cucina

    lunedì 9 luglio 2012


    Nel totale disinteresse dei media, all’oscuro dei cittadini, poche settimane fa  il Parlamento europeo ha stanziato un’ingente cifra per una causa che oscilla tra il comico e il deplorevole.

    Tre milioni di euro sono la cifra che verrà versata ad ogni Paese membro dell’Unione europea che incoraggi (con iniziative di vario tipo) l’uso di insetti in cucina.

    La bizzarra legge va interpretata come la soluzione europea al rapido incremento della popolazione mondiale e ai conseguenti problemi dovuti al loro nutrimento. Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 vi saranno altri 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti, ne deriva che sarà necessario quasi raddoppiare la produzione di cibo.

    La ripugnante soluzione gode, evidentemente, di un nutrito numero di estimatori, tanto che i propugnatori di questa iniziativa asseriscono che moltissimi insetti contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l’atmosfera.

    In un periodo di recessione così cupo, è forse corretto che l’opinione pubblica sappia che nelle stanze dei bottoni di quell’enorme macchina burocratica chiamata Unione Europea, qualche “perfetto sconosciuto” (perchè, inutile nasconderlo, la stragrande maggioranza degli europei ignora l’identità dei parlamentari di Strasburgo) pensa bene di spendere i nostri contributi per finanziarie questa, se non immonda, eufeministicamente “poco appetitosa” iniziativa.

    fonte

    L'articolo di Repubblica che parla del finanziamento (link qui)

    Altre fonti dell'incredibile notizia: 1 2

    THE WALL STREET JOURNAL: L'EUROPA DIVENTERÀ UN'ENORME ITALIA?

    sabato 7 luglio 2012

    Traduzione Francesco Costantini per Italiadallestero.info
    Le proposte di un’unione bancaria, fiscale e politica circolate in questi giorni in vista del vertice europeo di giovedì, saranno davvero in grado di scongiurare la crisi? Per saperlo basta porsi una semplice domanda: tali proposte saranno in grado di aumentare la probabilità che la Francia alzi l’età pensionabile a 67 anni, proprio dopo averla recentemente abbassata a 60 anni per alcune categorie di lavoratori?

    In altre parole: i piani di riforma permetteranno in futuro alle imprese italiane in difficoltà di licenziare i lavoratori senza dover aspettare la decisione di un giudice? O ancora, per chiarire meglio il problema: tali proposte saranno in grado di aumentare la probabilità che la Spagna chiuda le filiali delle banche in crisi anziché continuare a tenerle in vita artificialmente?

    Sfortunatamente, stando al documento di sette pagine presentato dai presidenti della BCE, del Consiglio europeo, della Commissione e dell’Eurogruppo, un «Sì» non sembrerebbe ancora la risposta.

    Certo, la strada per un’unione bancaria è segnata. E le proposte per un più stretto controllo dei bilanci nazionali si sviluppano intorno ad accordi già esistenti. Resta tuttavia incerto il paragrafo sulle misure che dovrebbero garantire, che i governi nazionali indirizzeranno le loro politiche verso una crescita forte e duratura e verso l’incentivazione dell’occupazione. Tale paragrafo non contiene altro che le solite necessità di «misure per il rafforzamento dei poteri politici e amministrativi delle istituzioni nazionali».

    Ciò di cui ha bisogno l’Europa sono meccanismi credibili che permettano un intervento degli stati su sistemi di welfare ormai insostenibili e su mercati del lavoro privi di flessibilità. Senza questo, le discussioni sulla mutualizzazione del debito, su un’unitaria messa in sicurezza dei depositi e sugli Eurobond sono solo fatica sprecata.

    Non basta che gli stati stabilizzino i loro debiti se nel frattempo permangono rigide strutture e promesse a lungo termine sui regimi pensionistici e previdenziali che impediscano loro la crescita e al contempo la riduzione del debito. L’Italia continuerà a essere una spada di Damocle sull’economia europea finché non otterrà una crescita superiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni (intorno all’1%).

    Alla ricerca di un efficiente sistema di riforme

    Quale potrebbe essere il modello in grado di convincere governi, cittadini e investitori del fatto che un profondo rinnovamento economico sarà effettivamente realizzato? Non è facile darsi una risposta.

    Certo sarebbe d’aiuto se i governi nazionali iniziassero a fare i primi passi senza pressioni esterne. Tuttavia i politici continuano a esitare di fronte alla riduzione di costosi diritti e gli elettori non sono poi così disposti a sostenere coloro che tentano di realizzare i tagli. Pare quasi che il presidente del consiglio italiano Mario Monti abbia capito che il suo fragile potere politico è più forte quando tenta di convincere la Germania a introdurre gli Eurobond che nello scontro con il suo Parlamento.

    Su questo sfondo le previsioni per l’Eurozona restano negative. Solo una solida unione politica, che disponga di ampie competenze e che possa rafforzare la competitività a lungo termine, sarà in grado di dare speranza per una stabilità duratura.

    Se ciò non accadrà il pericolo è quello che l’euro si disintegri. Oppure che tutta l’Eurozona si trasformi in una versione ingigantita dell’Italia – un’ingovernabile unione economica fondata sull’instabilità politica e finanziaria. Alla fine dei conti tutti e due gli scenari sfociano inevitabilmente nella catastrofe finanziaria.

    [Articolo originale "Wird die Eurozone ein gigantisches Italien?" di Simon Nixon]

    FONTE

    BERLUSCONI: "ASPETTO IL MOMENTO GIUSTO PER FARE LA RIVOLUZIONE.INFISCHIAMOCENE DELL'EUROPA E DELLA BCE"

    martedì 3 luglio 2012


    Berlusconi ci ricasca. Dopo aver invitato l'Italia a stampare moneta risolvendo di fatto un problema semplicissimo (la mancanza di liquidità),adesso ci dice di infischiarcene della Bce e dell'Europa. Ma io dico: proprio ora che se n'è andato ha capito alcune delle possibili soluzioni al nostro problema?
    Comunque ecco a voi quanto ha scritto a tarda notte l'ex Premier Silvio Berlusconi sulla sua pagina Facebook:

    ''Il Presidente del Consiglio Mario Monti dice che gli ultimi governi hanno ''tirato a campare'' troppo a lungo, inoltre afferma che è giunto il momento di fare i fatti, personalmente credo sia meglio ''tirare a campare'' che ''tirare a morire'', la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 36,2 %, il lavoro è fermo per tutti, gli Imprenditori non sanno come andare avanti, la cassa integrazione è arrivata ai massimi storici, la gente non riesce a fare la spesa e i ricchi stanno diventando poveri, meglio tirare a campare che continuare a chiedere sacrifici a Famiglie e Imprese, non possiamo più chiedere nulla a chi non ha più nulla, si dovrebbero fare cose che non mi hanno permesso di fare, per questo mi sono dimesso, aspetto il momento giusto per fare la rivoluzione, una rivoluzione Copernicana, serve grande coraggio per tirare fuori dalle secche l'Italia e gli Italiani, dobbiamo pensare che potremmo anche infischiarcene dell'Europa e della BCE, da soli possiamo farcela, dobbiamo avere pazienza e molto coraggio''

    fonte

    L'ARRESTO EUROPEO TU SAI COS'E'?

    mercoledì 27 giugno 2012


    PERCHE' IL SIGNOR MONTI NON SPIEGA AGLI ITALIANI DELL' ESM/MES,del FISCAL COMPACT, di ACTA e
    CHE IN ITALIA CHIUNQUE PUO' ESSERE ARRESTATO ED ESTRADATO ,GRAZIE AL TRATTATO DI LISBONA, SENZA TUTELA DI UN AVVOCATO, PER AVER COMMESSO QUALCOSA CHE IN ITALIA NON E' REATO, MA LO E' IN UNO DEGLI ALTRI PAESI DELL'EUROPA UNITA ?
    PERCHE' NON SPIEGA AGLI ITALIANI CHE LA NORMA CHE LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA E' ESTESA A BEN 27 CODICI PENALI DA RISPETTARE!!!!!

    *ESEMPIO :
    SE UN GIORNALISTA SCRIVE QUALCOSA SULLA MERKEL, ED IN ITALIA PUO' FARLO GRAZIE ALLA LIBERTA' DI OPINIONE E DI STAMPA,
    QUESTA IN FORZA DELLE LEGGI DEL SUO STATO CHIEDE ED OTTIENE L'IMMEDIATO ARRESTO E L'ESTRADIZIONE DEL GIORNALISTA CHE SENZA ESSERE ASSISTITO DA UN AVVOCATO E SENZA CAPIRE UNA SOLA PAROLA DOVRA' SUBIRE UN PROCESSO IN GERMANIA !!!!!!!!!!!

    CAPITE CHE TUTTO QUESTO SIGNIFICA POTER COLPIRE E DISTRUGGERE IMMEDIAMENTE CHI SI RIBELLA ???
    E agli Italiani non viene detto, spiegato, i MEDIA tacciono.
    COM'E' POSSIBILE CHE ANCORA NESSUNO DEI NOSTRI SIGNORI POLITICI SI PENTE di tutti i trattati firmati fino ad ora che ci hanno ridotti così, E METTE IN MOTO LO STRUMENTO DEMOCRATICO REFERENDARIO PER CHIEDERE AGLI ITALIANI SE VOGLIONO TUTTO QUESTO ?????
    QUESTO POTERE POTRA' ESSERE ESERCITATO IN OGNI CIRCOSTANZA ED IN TUTTI GLI AMBITI !!!
    E questa richiesta, in previsione della prossima firma dell'accordo ACTA che renderà tutto questo ancora peggio, molto, ma molto, molto peggio!

    MANDATO D'ARRESTO EUROPEO dal minuto 10,24:


    Watch live streaming video from losai at livestream.com

    SCOPRI COME VERRAI ARRESTATO:


    losai on livestream.com. Broadcast Live Free

    FONTE

    Il piano della Deutsche Bank per privatizzare e svendere l' €uropa

    martedì 26 giugno 2012

    Un piano di dismissione gigantesco, proporzionale a quello che coinvolse la ex Germania dell’Est dopo la riunificazione del 1990. E’ questa la richiesta che la Deutsche Bank ha fatto all’Europa, e in particolare al governo tedesco, in suo rapporto di qualche mese fa e che ora abbiamo potuto leggere grazie al sito Alencontre.org. Il documento è del 20 ottobre 2011 e si intitola “Guadagni, concorrenza, crescita” ed è firmato da Dieter Bräuninger, economista della banca tedesca dal 1987 e attualmente Senior Economist al dipartimento Deutsche Bank Researc. Un testo importante perché aiuta a capire meglio cosa sono “i mercati finanziari”, chi è che ogni giorno boccia o promuove determinate politiche di questo o quel governo. La richiesta che è rivolta direttamente alla cosiddetta Troika, Commissione europea, Bce e Fmi è quella della privatizzazione massiccia e profonda del sistema di welfare sociale e di servizi pubblici per un valore di centinaia di miliardi di euro per i seguenti paesi: Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Il rapporto stretto con gli “attacchi” dei mercati internazionali si vede a occhio nudo.

    Gli autori del rapporto hanno come modello di riferimento per questo piano di privatizzazione il vecchio Treuhandanstalt tedesco (l’Istituto di Gestione fiduciaria che, tra il 1990 e il 1994 garanti la dismissione di cira 8000 aziende dell’ex Ddr soprattutto a vantaggio delle imprese dell’Ovest). Stiamo parlando di un valore patrimoniale di 600 miliardi di marchi tedeschi del 1990 secondo le stime ufficiali, circa 307 miliardi di euro attuali. Nonostante quell’agenzia abbia terminato il suo lavoro con una perdita di 256 miliardi di marchi, lo schema viene riproposto nel documento Deutsche Bank – e a giudicare dalle intenzioni, anche dai progetti governativi: “La situazione difficile sui mercati finanziari non è un ostacolo – scrive il rapporto. Una modalità consisterebbe nel trasferire gli attivi a un’agenzia incaricata esplicitamente di privatizzazione. Questa potrebbe in seguito, a seconda della congiuntura dei mercati, scaglionare la vendita nel tempo”. Si mette tutto in un fondo comune, dunque, senza fare di questa o quella privatizzazione l’emblema del progetto, in modo da non sapere più cosa e quando viene venduto, aggirando eventuali opposizioni.

    Il capitolo che riguarda l’Italia è molto dettagliato, al pari di quelli degli altri stati. Dopo aver fatto una breve disamina della situazione pregressa – dall’Iri alle privatizzazioni di Telecom e delle altre grandi aziende - il documento ammette che “lo stato nel suo complesso nel corso dell’ultimo decennio si è ritirato in modo significativo” da diversi settori. Però esistono ancora “potenziali entrate derivanti dalla vendita di partecipazioni in grandi aziende”. Almeno 70-80 miliardi. Ma “particolare attenzione meritano gli edifici pubblici, terreni e fabbricati. Il loro valore è stimato dalla Cassa Depositi e Prestiti per un totale di 421 miliardi”. E, si aggiunge, “la loro vendita potrebbe essere effettuata relativamente con poco sforzo”.

    “Secondo i dati ufficiali, è di proprietà dello Stato (comprese le regioni, i comuni) un patrimonio complessivo di 571 miliardi, ossia quasi il 37% del Pil”. Quindi, non si tratta di vendere solo qualche quota di Eni o Enel ma interi pezzi del patrimonio pubblico “in particolare l’approvvigionamento di acqua”, misura che appare “utile” soprattutto per via delle “enormi perdite, fino al 30%, dell’acqua distribuita”.

    In effetti il testo dedica molto spazio ai servizi pubblici, non solo l’acqua pubblica: “A differenza delle telecomunicazioni, certe parti del settore energetico e dei trasporti (innanzitutto ferroviari) sono ancora suscettibili di privatizzazioni radicali e di una deregolamentazione, da condurre nell’insieme dell’Europa”. E nel testo non c’è alcun imbarazzo a scrivere che “in principio, la privatizzazione di servizi pubblici di interesse generale presenta dei vantaggi, come ad esempio l’approvvigionamento d’acqua, la gestione delle fognature, l’assistenza sanitaria e le attività non statali dell’amministrazione pubblica”.

    Oltre all’Italia, come detto, il rapporto si occupa di altri paesi. La Francia, ad esempio dovrebbe avere circa 88 miliardi di euro di beni capitalizzabili sul mercato, il 4,6% del Pil ma, spiega la Deutsche Bank, “l’intervento statale nell’economia va oltre queste cifre”. Ci sono le infrastrutture, le centrali idroelettriche a partire dall’Edf che è di proprietà statale e ampi spazi del settore bancario. Per quanto riguarda la Spagna, l’accento è posto sulla vendita di aeroporti, sui servizi di navigazione, i cantieri navali, le Poste, le ferrovie. Infine, per quanto riguarda la Grecia, si ricorda che gli impegni presi dal paese nei confronti della Troika riguardano il 22% del Pil, circa 50 miliardi di euro di privatizzazioni. Ma, si sottolinea, “lo Stato controlla il 70% del Paese”, quindi c’è ancora molto da fare.

    fonte

    LA GERMANIA E QUEL PIANO PER DISTRUGGERE GLI STATI DEL MEDITERRANEO: ALTRO CHE RISANAMENTO!

    domenica 10 giugno 2012

    ALTRO CHE RISANAMENTO!IL PIANO DI RINASCITA TEDESCO PER GLI STATI DEL MEDITERRANEO PARE SEMMAI UNA MANNAIA.NON SOLO PREVEDE LA VENDITA DELL'ORO PER ACCEDERE AGLI EUROBOND,MA ANCHE NUOVI TAGLI AI SALARI,SFRUTTAMENTO MASSIVO DEI LAVORATORI E DIRITTI ZERO.INSOMMA SE PENSAVI CHE LA GERMANIA ERA UN PAESE MODELLO,E' IL MOMENTO DI CAMBIARE IDEA.QUELLO TEDESCO E' UN MODELLO DA INCUBO!
    Germania, il piano in sei punti per lo sfruttamento dei lavoratori in Europa

    E' ormai prassi comune distruggere i salari e i diritti dei lavoratori, avviando una procedura fallimentare. Il caso più noto è quello del colosso americano delle auto General Motors, che ha licenziato 30.000 lavoratori, ha dimezzato i salari dei nuovi assunti, e ha tagliato i benefici dei pensionati. Se il governo tedesco farà a modo suo, questa procedura verrà applicata a interi paesi.
    Secondo un rapporto della rivista Der Spiegel, la cancelleria di Berlino ha elaborato un piano in sei punti per "riforme strutturali" di vasta portata in Grecia e in altri paesi fortemente indebitati dell'Unione Europea. Il piano prevede la vendita delle imprese statali, lo sventramento dei diritti di tutela dell'occupazione, la promozione di un settore del lavoro a bassi salari, la rimozione dei vincoli sulle imprese, e la creazione di zone economiche speciali e agenzie di privatizzazione sul modello della tedesca Treuhand.
    Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert non ha confermato il piano, ma neanche l'ha negato. Secondo Der Spiegel, costituirà la base per i negoziati al cosiddetto "summit sulla crescita" Dell'Unione Europea a fine giugno. Der Spiegel scrive che il cancelliere Angela Merkel accoglierà la richiesta di una politica di crescita dal neoeletto presidente francese Francois Hollande, "applicando il principio dei combattenti di judo: utilizzare lo slancio dell'avversario per sferrare il proprio attacco"
    Se la Merkel farà a modo suo, la "crescita" sarà realizzata interamente attraverso lo sfruttamento intensivo dei lavoratori e non con un eventuale piano di rilancio economico e aumento delle spese sociali. Lei ritiene che Hollande sarà aperto a queste proposte, in quanto il vertice UE avrà luogo dopo le elezioni parlamentari francesi del 17 giugno e il nuovo presidente francese non sarà più vincolato alle opinioni degli elettori o alle sue promesse elettorali.
    Il governo tedesco sta cercando di imporre livelli di sfruttamento simili a quelli attualmente esistenti solo nei paradisi del lavoro a basso costo dell'Europa orientale e asiatici come la Cina e il Vietnam. Le zone economiche speciali hanno svolto un ruolo cruciale nell'emergere della Cina come la più grande fabbrica di sfruttamento del mondo. Queste zone libere esentano le aziende dal pagamento delle tasse o dall'osservanza delle disposizioni ambientali e degli standard di lavoro, riducendo i lavoratori allo status di poveri schiavi industriali.
    Il modello per le agenzie di privatizzazione consigliato dagli esperti presso la Cancelleria è la Treuhand, che ha distrutto il paesaggio industriale della Germania dell'Est dopo il crollo del regime stalinista nel 1989. Gestita da confidenti delle grandi imprese e delle banche accuratamente scelti e senza rispondere ad alcun organismo democratico, la Treuhand ha deciso il destino di milioni di persone. Ha svenduto 8.500 aziende con 45.000 strutture a prezzi stracciati o semplicemente le ha chiuse. Solo una piccola frazione degli originali 4 milioni di posti di lavoro industriali sono rimasti.
    Il piano in sei punti elaborato dalla cancelleria è incompatibile con la sovranità nazionale o la democrazia. Il quotidiano Tagesspiegel ha intervistato vari esperti tedeschi di economia che sono stati brutalmente sinceri nell'esprimere le loro opinioni sulle prospettive future per la Grecia.
    Thomas Straubhaar, direttore dell'Istituto di Economia Internazionale di Amburgo, ha chiesto l'istituzione di un "protettorato europeo" sulla Grecia. Ha detto che qualunque sia l'esito delle prossime elezioni del 17 giugno in Grecia, il paese resterebbe uno "stato fallito", senza "la forza di ricominciare da sola."
    Il termine "protettorato" evoca ricordi orribili. L'imperialismo britannico si riferiva alle sue ex colonie come protettorati quando consentiva a burattini locali, come in Egitto e in diversi emirati del Golfo, di giocare a fare i capi di stato. Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale il termine divenne famoso dopo l'occupazione nazista della Cecoslovacchia e la creazione del Protettorato di Boemia e Moravia.
    Il fatto che questo termine venga re-introdotto nel vocabolario ufficiale rivela ciò che i circoli dirigenti della Germania e dell'Europa hanno in mente. Il dibattito sulle zone economiche speciali e sui protettorati si svolge sullo sfondo di un peggioramento della crisi economica.
    Come risultato del programma di austerità dettata dalla troika - UE, Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca centrale europea (BCE) - l'economia greca è in caduta libera. Il paese è ora al suo quinto anno di recessione. Le piccole e medie imprese sono al collasso. La loro associazione imprenditori prevede che, solo quest'anno, 61.000 imprese chiuderanno, si perderanno 240.000 posti di lavoro. L'industria del turismo, che rappresenta uno su cinque dei posti di lavoro greci, ha visto una perdita dei ricavi del 45 per cento nell'ultimo anno.
    Le banche del paese sono al collasso, perché i mutuatari non possono più rimborsare i loro prestiti e gli investitori e i correntisti stanno ritirando i loro soldi. Gli esperti parlano di un assalto "al rallentatore" alle banche che minaccia di propagarsi in Spagna e in Italia. Dall'inizio della crisi, privati ​​cittadini e imprese hanno ritirato 63 miliardi di euro dai conti greci, vale a dire, un terzo dei depositi totali. Dalla metà dello scorso anno, 100 miliardi di euro sono stati ritirati dalle banche spagnole e 160 miliardi di euro dalle banche in Italia.
    In queste circostanze, la classe dirigente sta arrivando alla conclusione che non può più permettersi il lusso della democrazia. Funzionari importanti come il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e il capo del Fondo Monetario Christine Lagarde minacciano il popolo greco di immediata bancarotta dello Stato se il 17 giugno voterà a favore di partiti che chiedono un ammorbidimento delle politiche di austerità dettate dalle banche attraverso la troika.
    Allo stesso tempo, l'Unione Europea si prepara alla bancarotta nazionale greca e all'uscita della Grecia dall'euro. L'Euro Working Group, un comitato dei ministri delle finanze di tutti i 17 paesi dell'area euro, ha ordinato a tutti i governi di preparare piani di emergenza per un'uscita della Grecia dall'euro. Nella stessa Grecia, la classe dirigente sta preparando segretamente piani per utilizzare l'esercito per schiacciare l'opposizione popolare alle misure di austerità.
    La Grecia, non lascia dubbi su cosa sta di fronte alla classe operaia in tutta Europa. Quasi quattro anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria globale, le strutture democratiche sono al collasso ed i rappresentanti delle élite finanziarie e societarie stanno difendendo il loro dominio con attacchi interminabili sui salari, posti di lavoro e programmi sociali.
    La classe operaia può contrastare questa offensiva solo serrando i ranghi a livello internazionale e lottando per un programma socialista. Il compito non è quello di riformare l'Unione europea, ma di mobilitare la classe operaia per abbatterla e sostituirla con gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

    Fonte: Global Research
    Traduzione: Anna Moffa per ilupidieinstein.blogspot.it


    LO SAI CHE L'ITALIA,LA SPAGNA E LA GRECIA DOVRANNO SVENDERE IL LORO ORO PER ESSERE SALVATI DALL'EUROPA?

    QUELLO CHE SEGUE E' UN INTERESSANTE ARTICOLO TRADOTTO DAL TELEGRAPH DOVE EMERGE UN DETTAGLIO DI CUI AVEVAMO PARLATO QUALCHE MESE FA: VOGLIONO IL NOSTRO ORO IN CAMBIO DELLA RIDUZIONE DI UNA PICCOLA FRAZIONE DI DEBITO.STIAMO PARLANDO DI UN PIANO DI SALVATAGGIO DA 2300 MILIARDI,CIFRA RIDICOLA SE PENSATE AL SOLO DEBITO ITALIANO CHE APPARE SUL CONTATORE DEL NOSTRO SITO: OLTRE 1900 MILIARDI..E ALLORA IL PERCHE' DI QUESTA MOSSA?STANNO PENSANDO AL RITORNO ALLO STATUS AUREO?LASCIO A VOI IL GIUDIZIO FINALE!


    I DEBITORI EUROPEI DEVONO DARE IN PEGNO IL LORO ORO


    DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
    telegraph.co.uk

    Gli stati debitori dell'Europa meridionale devono offrire le loro riserve auree e le ricchezze nazionali come garanzia per un piano di stabilizzazione da 2300 miliardi di euro che inizia a concretizzarsi in Germania.

    Il progetto tedesco – noto sotto il nome di Patto di Redenzione Europeo – propone una specie di “Eurobond Light” che sia compatibile con la costituzione e sblocchi l'attuale impasse politico. È una via d'uscita dalla crisi del debito molto creativa, ma non è una scelta facile per Italia, Spagna, Portogallo e altri paesi in difficoltà.



    Il piano è stato abbozzato dal Consiglio Tedesco di Esperti Economici e ispirato dal Sinking Fund [1] statunitense di Alexander Hamilton – creato nel 1790 per sistemare il caos di debiti lasciato dalla Rivoluzione. La prospera Virginia di quel tempo si può paragonare alla Germania di oggi.

    Lo scorso novembre il Cancelliere Angela Merkel aveva rifiutato la proposta, definendola “completamente impossibile”, ma da allora la crisi europea si è inasprita, e il partito Cristiano-Democratico ha continuato a subire brucianti sconfitte nelle elezioni locali.

    L'opposizione socialdemocratica è invece favorevole all'idea. I Verdi dicono che bloccheranno la ratifica del Fiscal Compact europeo al Bundesrat, a meno che la signora Merkel non si dia una calmata.

    “Questo 'Patto di Redenzione' unisce brillantemente i vantaggi dei bassi tassi di interesse (ottenuti tramite un prestito congiunto europeo) con la riduzione del debito,” dice il leader dei Verdi Jürgen Trittin. “Le passività complessive sarebbero limitate nel tempo e ridotte di dimensioni.”

    Il piano prevede una suddivisione del debito pubblico degli stati dell'Unione Monetaria Europea. Tutto quello che si trova al di sotto del limite stabilito a Maastricht (60% del PIL) rimane competenza dei singoli stati, tutto quello che eccede questo limite verrebbe trasferito gradualmente nel fondo “di redenzione”, che verrebbe poi coperto da titoli emessi congiuntamente [dagli stati dell'UME].

    L'Italia permuterebbe 958 miliardi di euro, la Germania 578, la Francia 498, e così via. Attenendosi ai dati di novembre, il totale sarebbe di 2326 miliardi, ma l'influenza negativa del declino europeo sulle dinamiche del debito lo spinge sempre più in alto. Il fondo di accantonamento riassorbirebbe il debito nel lasso di una ventina d'anni, utilizzando imposte ad hoc del tipo del “contributo di solidarietà” tedesco [2].

    In realtà la Germania dovrebbe condividere la sua carta di credito per tagliare i costi del debito di Italia, Spagna e altri ancora. E sarebbe l'esatto contrario di un'unione fiscale. Mentre gli eurobond spingerebbero sulla strada del federalismo, questo tipo di fondo sarebbe temporaneo e auto-estinguente. “Il fondo costituisce un ritorno alla disciplina di Maastricht con in più un controllo degli stati sovrani sui bilanci,” ha detto il dottor Benjamin Eigert, segretario generale del Consiglio di Esperti.

    Si tratta di un astuto stratagemma per aggirare la Corte Costituzionale tedesca, che in settembre ha decretato che la gestione del bilancio da parte del Bundestag non può essere alienata a favore di alcuna istituzione europea, cosa contraria alla Legge Fondamentale – il documento fondante della prospera democrazia tedesca del dopoguerra [3]. La corte ha ammonito che le passività a tasso variabile sono incostituzionali. Il Bundestag non può mettere in atto “procedure permanenti da cui derivi l'assunzione di responsabilità per le decisioni volontarie di altri stati, in particolar modo se tali procedure avessero conseguenze il cui impatto sarebbe di difficile valutazione”.

    Il presidente della Corte Costituzionale, Andreas Vosskuhle ha dichiarato che ogni ulteriore passo nella direzione di un'unione fiscale europea renderebbe necessaria “una nuova costituzione” e un referendum.

    Il fondo richiederebbe da parte della Germania un grosso sacrificio. Gli interessi su un debito congiunto sarebbe molto più alto del tranquillo 3,7% degli attuali Bund decennali. La divisione investimenti a reddito fisso del gruppo bancario Jefferies stima che il piano costerebbe alla Germania lo 0,6% annuale del PIL. Il Consiglio di Esperti – alias 'i Cinque Saggi' – sostiene che questa sarebbe una entità modesta, rispetto alla potente spinta alla crescita data da una rinnovata unione monetaria.

    Comunque non si tratterebbe nemmeno di beneficenza. Un addetto ai lavori afferma che un buon motivo [di appoggiare il piano] sarebbe quello di sollevare la BCE dai suoi doveri di sistema antincendio. “Dobbiamo separare la BCE dalla funzione di distributore di moneta, e separare la politica fiscale da quella monetaria. La Germania possiede solo due voti all'interno del consiglio della BCE e non ha modo di controllare il consolidamento [del debito],” ha detto.

    La Germania avrebbe uno stretto controllo del fondo, in modo da imporre la disciplina. Ogni stato dovrebbe offrire come garanzia il 20% del proprio debito. “Le risorse potrebbero provenire dalle riserve valutarie interne e da quelle auree. Le garanzie in questione verrebbero utilizzate solo se un paese non rispettasse gli obblighi di pagamento,” dice la proposta.

    Una simile imposizione potrebbe scatenare polemiche in Italia e Portogallo. Entrambi gli stati si sono tenuti stretti i loro lingotti, opponendosi alle insistenze a vendere di Gran Bretagna e altri. L'Italia possiede 2451 tonnellate di oro, valutabili (a marzo) 98 miliardi di euro.

    Alessandro di Carpegna Brivio, esperto del settore della società di intermediazione mobiliare Camperio, afferma che l'Italia dovrebbe considerare simili proposte con estrema cautela. “Tutto quello che si fa a livello europeo è negli interessi della Germania e della Francia, per salvare le loro banche. Non è negli interessi dell'Italia,” ha detto.

    “Dovremmo utilizzare il nostro oro per occuparci del nostro debito, garantendo i titoli che vanno oltre il 100% del PIL. Questa sarebbe un'iniziativa più mirata”.

    David Marsh, autore di libri sull'euro e sulla Bundesbank, dice che la Germania non è ancora pronta per il fondo di redenzione. “I tedeschi sono obbligati ad agire, ma non credo che lo faranno prima delle elezioni dell'anno prossimo. Nel frattempo la Spagna dovrà vedersela molto brutta,” ha detto.

    In definitiva, un fondo di accantonamento non può affrontare le cause fondamentali della crisi europea. Può imporre un tetto ai costi del debito, ma non tocca le discrepanze valutarie interne all'UME, tra Nord e Sud Europa, e non può aiutare i paesi latini a ridurre il divario nella competitività sul lavoro.

    Il Sud dovrà ancora vedersela col calvario di una “svalutazione interna” [4] – cioè una deflazione salariale [5] – tuttavia il Patto di Redenzione sarebbe almeno il primo passo per uscire dal Purgatorio.

    Ambrose Evans-Pritchard
    Fonte: www.telegraph.co.uk
    Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/9298180/Europes-debtors-must-pawn-their-gold-for-Eurobond-Redemption.html
    29.05.2012

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO

    Note del traduttore

    [1] Sinking Fund: “Nel linguaggio finanziario, accantonamento periodico di moneta o altre attività mobiliari che, investite, permetteranno in seguito il riscatto di obbligazioni o altri titoli.” [ Treccani]

    [2] “un’addizionale del 5,5% a titolo di “contributo di solidarietà” (Solidaritätszuschlag), introdotto nel 1995 con una legge ad hoc per finanziare i costi della riunificazione tedesca.” [ Ambasciata d'Italia a Berlino]

    [3] “Costituzione tedesca” e “Legge Fondamentale” sono sinonimi

    [4] Svalutazione interna: il recupero di competitività non attraverso la svalutazione della propria valuta (che gli stati dell'Euro non hanno più), ma attraverso la riduzione di salari, pensioni e quant'altro. [ www.repubblica.it/economia]

    [5] “Portogallo, Italia e Spagna hanno bisogno di una 'svalutazione interna' di circa il 20% per riportare la competitività all’interno dell’UEM. Questo significa tagli salariali draconiani anno dopo anno.(...) La strategia dell’UEM di deflazione salariale in mezza Europa semplicemente non è fattibile. Fu tentata nei primi anni ’30, con risultati orribili.” [ InvestireOggi]




    Fonte



    APPROFONDIMENTI



    1. MONTI VUOLE REGALARE TUTTO IL NOSTRO ORO ALLA GERMANIA!!
    2. IL RITORNO ALLO STATUS AUREO E' IMMINENTE



    MES:VIDEO CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL FONDO SALVA STATI IL 20 MARZO ALLE ORE 17

    mercoledì 14 marzo 2012

    Cittadini e sistemi democratici nella ragnatela finanziaria. Come uscirne? Questo il titolo della videoconferenza internazionale che l'economista Lidia Undiemi, assieme a Luca Ciarrocca, Direttore di Wall Street Italia, tratteranno martedì 20 marzo a partire dalle 17. Dal trattato ESM al Fiscal Impact: luci ed ombre del governo europeo della grande crisi. E' passato poco più di un mese da quanto Palermoreport.it e l'economista Lidia Undiemi hanno intrapreso il non facile percorso della denuncia contro la scelta di affidare il cosiddetto fondo salva-stati ad un'organizzazione finanziaria intergovernativa in un valzer di immunità e privilegi. Nonostante il clamoroso silenzio dei partiti, si direbbe più un assenso, vista la posizione assunta nei confronti dell'attuale governo mediante specifiche mozioni, un numero sempre crescente di movimenti, associazioni ed importanti canali di comunicazione alternativa italiani ed esteri hanno appoggiato la sfida mostrando un grande senso dello Stato. Stesso ragionamento per quanto riguarda il contributo di singoli giornalisti, studiosi e cittadini, stanchi di essere vittime di una crisi che la politica non intende spiegare e motivare. Adesso è necessario fare il punto della situazione, e lo faremo con un incontro in diretta streaming internazionale con Lidia Undiemi, Luca Ciarrocca (direttore di Wall street Italia) ed altri ospiti.

    http://www.palermoreport.it/notizie/videoconferenza-internazionale-sullesm-martedi-20-marzo-alle-ore-17

    LEW ROCKELL: L'EURO E L'EUROPA SONO STATI UN ERRORE (VIDEO)

    martedì 22 novembre 2011

    PAOLO BARNARD: L'EUROPA E' DESTINATA A CROLLARE.URGE TORNARE ALLA LIRA.

    Non ha nessun senso seguire gli eventi di questo governo ora. Ciò che farà a breve è scontato. Ci aggancerà in via definitiva al velivolo che sta precipitando a spirale verso lo schianto e che si chiama Austerità, cioè meno spesa pubblica, cioè deflazione economica, cioè disoccupazione montante, cioè debito pubblico che aumenta per finanziare gli ammortizzatori sociali, cioè ancora più sfiducia dei mercati, cioè tassi sui nostri titoli che saranno sempre più alti, cioè altre chiamate per ancor più Austerità, e il giro a vite infernale ricomincia da capo.

    Naturalmente tutto condito in Euro, cioè The Ultimate Armageddon Currency. Poi, appunto, ci sarà lo schianto dell’Eurozona, appena prima del quale verrà espulsa la Grecia, poi noi, poi la Spagna, poi la Francia, poi la Germania, che sarà quella che spegnerà le luci prima di saltare per ultima dalla carcassa dell’aeromobile. Ok, questo è banale e scontato. Riporto, a chiusura di questa introduzione, una frase stupenda nella tragedia, trovata nel blog dell’economista americano L. Randall Wray, e che recita: “Chiunque abbia comprato dei titoli di governi dell’Eurozona è stato, nelle memorabili parole di Kenneth Boulding, o un filantropo o un idiota. Probabilmente entrambi”. Chiunque stia considerando di farlo domani… nooo, nessuno, alla fine i mercati sono sì tonti, ma non così tonti.

    Ma è domani che conta. Perché già ora i grandi investitori (leggi i golpisti) si stanno attrezzando per infliggerci un destino confronto al quale la condizione economica dell’Italia di oggi sembrerà la Belle Epoque. Dimenticate oggi, dimenticate Monti, la patrimoniale, la non patrimoniale, ICI non ICI ecc. Allora, per essere semplice: quando l’Italia sarà costretta a saltare dall’aereo che precipita a spirale, dovrà sperare di poter azionare il paracadute. Ma i mercati stanno attrezzandosi per tranciarle i cavi. I consigli sull’uso del tronchese li ha illustrati la banca giapponese Nomura Holdings, a firma di Jens Nordvig. Per essere semplice:

    Saltare dall’aereo = lasciare l’Euro e riprendersi la Lira.

    Azionare il paracadute = poter ri-denominare il proprio debito esterno in Lire per poterlo poi negoziare coi creditori a condizioni di almeno sopravvivenza.

    I mercati tranciano i cavi = stanno operando affinché la giurisdizione legale del nostro debito esterno sia spostata dall’Italia alla Gran Bretagna. Così per noi sarà impossibile ri-denominare il debito in Lire e siamo fottuti, ma fottuti come nessuno si immagina. Lo dovremo ripagare tutto in Euro, e a quel punto, con una Lira che sarà per forza svalutata a causa del panico generale, sarà come avere le casse piene di cipolle e dover pagare una Ferrari in dollari comprandoli a forza di tonnellate di cipolle. Significa che dovremo fare, con la nostra nuova Lira sovrana, il triplo dello sforzo. E questo in sé non è la vera fine del mondo. La fine del mondo sarà che il governo di allora sarà troppo ignorante, o troppo in malafede, e non adotterà mai le politiche di Spesa a Deficit Positiva che ci potrebbero salvare, parte dell’approccio della Modern Money Theory che ha salvato per esempio l’Argentina dopo il fallimento (le politiche spiegate ne Il Più Grande Crimine 2011). Nooo… figuriamoci.

    Il governo di allora dirà: Austerità! E i milioni di italiani che si sono appena schiantati al suolo, verranno imbarcati a calci su un altro aereo che parte con le ali segate. E tutto ricomincerà da capo.

    Ok, non deprimetevi: basta fare i cittadini ed esercitare la propria funzione sovrana, chiedendo ai politici di fare le cose come si deve. Semplice.

    p.s. The Institute of International Finance, la lobby bancaria di Washington che raccoglie una quantità di squali finanziari che neppure il Pacifico potrebbe contenerli, è già attivamente al lavoro a distribuir tronchesi. Ma non ditelo in giro, se no poi Oscar Giannino gli dà dei Templari del pianeta di Monghuz, e quelli lo querelano.

    Fonte: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=274

    FARAGE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO VAN ROMPUY:"CHI E' LEI?" (VIDEO)

    CRISI,JUNKER:LA GERMANIA HA UN DEBITO SUPERIORE A QUELLO DELLA SPAGNA.

    sabato 19 novembre 2011

    Quando ho scritto "Debito pubblico e Germania.Ovvero,i trucchi dei crucchi" ne è venuto fuori una specie di caso.Il post ha fatto il giro del web,e molti sono rimasti scandalizzati dall'affronto "spudoratamente propagandistico","provinciale","superficiale","da soliti italioti",ad un Paese sano,produttivo e da cui si può solo prendere esempio.

    Ovviamente dalla Germania bisogna senza dubbio prendere esempio.E tra le cose da cui potremmo prendere esempio ci sarebbe il meccanismo con cui viene vengono conteggiate le passività della KFW,l'equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti.
    Io ho parlato di "trucco",e qualcuno mi ha rimproverato dicendo che non si tratta di biricchinate truffaldine,bensì di regolare applicazione di "principi contabili conformi ai regolamenti internazionali".Io ci credo,va benissimo.

    Però a questo punto mi chiedo:perchè non uniformarsi a questa pratica contabile?
    Perchè se la "Crande Cermania" può così far scendere il proprio debito pubblico dal 97% reale all'80% ufficialmente dichiarato,allora provate ad immaginare l'effetto di una "cura di bellezza" simile per il nostro vituperatissimo debito.

    Scendere dal 120% del Pil al 100-105% sarebbe un miglioramento stellare.Perchè poi,sommando questo dato al basso indebitamento privato più la quasi immunità delle nostre banche al pericolo dei toxic assets(ex subprime),avremmo una performance nazionale che ci porrebbe come punto di riferimento per tutta l'Eurozona.E bye bye alla tensione sui nostri Btp,con annessa isteria collettiva dello Spread con i Bund.

    Assurdo dite?Forse.Ma in questi tempi di assoluta follia finanziaria,in cui "strane manovre" del sistema speculativo vanno a sommarsi con cambi di governi direttamente ordinati dal "mercato",il concetto di assurdo assume connotazioni piuttosto ambigue e risibili.

    Intanto un certo Jean Claude Juncker,che non mi risulta essere un pazzo blogger,bensì il Presidente dell'Eurogruppo,avverte:
    La Germania ha un debito superiore alla Spagna" spiega Juncker al giornale tedesco General Anzeiger, aggiungendo: "In Germania la gente pensa che il paese non ha alcun problema, come se fosse senza debito pubblico e tutti gli altri paesi siano afflitti da debiti eccessivi.
    Un avvertimento che definire sinistro è dire poco.Ma se si considera che Berlino detiene il terzo debito pubblico del mondo,dopo Usa e Giappone,e si parla di 2.500 miliardi di euro...allora si inizia a capire meglio di cosa parliamo.

    Ma io direi che vada sottilineato un altro dato che quasi mai viene messo sul tavolo:Deutsche Bank,di gran lunga la più grande banca tedesca ed una delle prime al mondo,ha in pancia 1.000 e rotti miliardi di prodotti finanziari ad alto rischio;parliamo dei famosi toxic assets derivati e derivanti dalla crisi del 2008.In pratica è spazzatura senza valore,ma che nei libri contabili della banca di Ackermann figurano come circa la metà degli attivi.

    Ma si dira:"La Germania può sostenere meglio di chiunque il suo debito perchè ha un'economia solida che cresce vigorosamente..."
    In passato certamente sì,ma oggi mica tanto.Come riporta il Sole 24ore le previsioni di crescita del Pil tedesco per il 2012,vedono un bella discesa allo 0,8%.

    Insomma,a mettere insieme questi quattro dati non ne esce un quadro esaltante.Eppure,nonostante questa situazione,a Berlino si continua a dare voti,pagelle e patenti a tutti i governi dell'Eurozona in difficoltà col debito.Ironia della sorte o assurdità?

    Probabilmente è in corso il festival mondiale dell'assurdo:
    1. Il sistema bancario-finanziario genera nel 2008 una enorme crisi,che viene poi tamponata con pesantissime iniezioni di liquidità,trasferita nelle banche direttamente dal "pubblico".
    2. Gli Stati non si preoccupano minimamente di regolare il mercato finanziario per prevenire ulteriori ricadute.
    3. Il sistema bancario,rimpinguato dal pubblico,si rifiuta di sostenere il credito all'economia reale e persiste nell'attività speculativa...attaccando direttamente i debiti sovrani(ulteriormente appesantiti dalla crisi).
    4. La risposta degli Stati a questa situazione è...farsi da parte e lasciare entrare le banche nei governi.Ed il governo europeo che tratta per tutti con le banche è quello più indebitato(Germania).

    Nel frattempo,dall'altra parte dell'Atlantico gli States osservano molto discretamente e passivamente la situazione...

    Se sottolineare questo schema balordo vuol dire essere complottisti,fare dietrologia o andare a caccia di streghe,allora c'è da esserne fieri.

    Fonte:http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.com/2011/11/debito-pubblico-e-germaniase-lo-dice.html

    IL NUOVO FONDO SALVA STATI SPIEGATO DALL'UE: C'E' DENTRO ANCHE L'FMI...

    martedì 1 novembre 2011

    TERZA PARTE DEDICATA AL MECCANISMO DI STABILITA' EUROPEA.ECCO PERCHE' FA COSI' PAURA.
    VEDIAMO TRE PUNTI DI VISTA: QUELLO DELL'UE,QUELLO DEL GIORNALE FISCO OGGI E QUELLO DEI SIGNORAGGISTI..

    Adozione del meccanismo europeo di stabilizzazione
    Il 9 maggio i ministri delle Finanze dell’UE hanno adottato un regolamento che istituisce un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria per un importo totale fino a 500 miliardi di euro. Il meccanismo fa parte di un pacchetto complessivo di misure intese a risanare la situazione finanziaria in Europa.

    A norma del regolamento, gli Stati membri che si trovano in difficoltà a causa di circostanze eccezionali che sfuggono al loro controllo possono chiedere di beneficiare dell'assistenza finanziaria a titolo del meccanismo. Dette circostanze potrebbero essere un grave deterioramento della situazione economica e finanziaria internazionale. Il meccanismo dovrebbe permettere all'Unione di rispondere in modo coordinato, rapido ed efficace; l'attivazione sarà subordinata ad una forte condizionalità per salvaguardare la sostenibilità delle finanze pubbliche dello Stato membro beneficiario e per consentire a quest'ultimo di riacquistare la capacità di autofinanziarsi sui mercati finanziari. I prestiti saranno gestiti dalla Banca centrale europea.

    Il dispositivo prevede una dotazione di prestito fino a 60 miliardi di EUR. Inoltre, gli Stati membri della zona euro sono pronti a integrare tali risorse con una società veicolo per un volume fino a 440 miliardi di euro. Tale strumento sarà garantito su base prorata dagli Stati membri partecipanti in modo coordinato e scadrà in capo a tre anni. Il Fondo monetario internazionale (FMI) parteciperà alle disposizioni finanziarie e si prevede che fornisca un contributo pari almeno alla metà del contributo dell'UE.

    Nel contempo, l'UE inizierà a lavorare con urgenza alle riforme necessarie per integrare il quadro esistente al fine di assicurare la sostenibilità finanziaria della zona euro. I ministri hanno rilevato l'importanza di un rafforzamento della disciplina di bilancio e della creazione di un quadro permanente per la risoluzione delle crisi. Hanno altresì sottolineato la necessità di procedere rapidamente per la regolamentazione e la vigilanza dei mercati finanziari tra le iniziative possibili. Hanno vagliato la possibilità di istituire una tassa per la stabilità, volta ad assicurare che il settore finanziario si accolli la sua parte di onere nell'eventualità di una crisi, e una tassa sulle operazioni finanziarie a livello mondiale.

    Alcune osservazioni:

    1. il nuovo meccanismo prevede un fondo di 500 miliardi di euro.Ora visto i grandi debiti che i nostri stati europei hanno,da dove prenderanno questi soldi?
    2. "A norma del regolamento, gli Stati membri che si trovano in difficoltà a causa di circostanze eccezionali che sfuggono al loro controllo possono chiedere di beneficiare dell'assistenza finanziaria a titolo del meccanismo." Non si tratta di circostanze eccezionali ma di una crisi fisiologica del sistema capitalistico.La moneta debito è la causa di tutto questo.Il signoraggio primario e secondario sono delle vere truffe.Ricordate la denuncia del Premier nobel per l'Economia Auriti?Ecco..appunto.
    3.  I prestiti saranno gestiti dalla Banca centrale europea. La Bce è una banca privata no?Quindi gli stati pubblici destinano 440 miliardi a un fondo gestito da una banca privata.
    4. Il Fondo monetario internazionale (FMI) parteciperà alle disposizioni finanziarie e si prevede che fornisca un contributo pari almeno alla metà del contributo dell'UE. Perchè dovrebbe partecipare?Per una questione di solidarietà forse?

    DOCUMENTO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO DI STABILITA' EUROPEA


    FONTE

    Nel prossimo articolo arrivate alla fine,perchè è lì che viene il bello.

    Unione europea: pronto al decollo il meccanismo di stabilità
    L'esecutivo europeo ha coniato l'acronimo di ESM (European Stability Mechanism) che riassume le finalità e il contenuto del nuovo strumento. Nella fase di decollo la neo procedura imporrà, comprensibilmente, l'innalzamento della soglia di attenzione per valutare la concessione dell'assistenza finanziaria. Una rigorosa condizionalità sarà, in altri termini, l'anticipazione di quella che, in sede applicativa, dovrà divenire la regola. Per farlo possibile anche il ricorso a interventi di tecnica normativa strutturati secondo una tempistica che dovrebbe consolidare la creazione dello strumento.
    Uno strumento sostitutivo ma peculiare
    Il nuovo strumento prenderà il posto del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria che rimarranno in vigore fino al giugno 2013. Il sistema sarà attivato con il comune accordo degli Stati membri della zona euro in caso di rischio per la stabilità. Il contenuto di novità ha indotto ad attribuire un identificativo specifico evidenziando le peculiarità rispetto al sistema preesistente.
    Gli interventi normativi
    Il Consiglio europeo ha deliberato che l'articolo 122, paragrafo 2 del TFUE non sarà più necessario e, in adesione a tale conclusione, i capi di Stato o di governo hanno convenuto che non debba essere usato. Una decisione motivata dal fatto che il meccanismo è destinato a salvaguardare la stabilità finanziaria dell'area euro (gli Stati membri la cui moneta non è l'euro saranno associati ai lavori soltanto se lo desiderano). L'emendamento sarà adottato con procedura semplificata (articoli 48 e 6) e secondo una calendarizzazione già approvata. La decisione formale, che sarà adottata nel marzo 2011, passerà attraverso 27 ratifiche nazionali entro la fine del 2012 per giungere all'entrata in vigore del nuovo testo il 1° gennaio 2013. Tutto ciò consentirà di conferire concretezza alle conclusioni formulate dal Consiglio europeo il 28 e 29 ottobre del 2010, avere a disposizione sei mesi per risolvere eventuali problematiche e rendere operativo il nuovo Fondo entro giugno 2013.
    La procedura semplificata di revisione
    Il Consiglio europeo ha approvato il testo del progetto di decisione che modifica il TFUE, avviando immediatamente la procedura semplificata di revisione (articolo 48, paragrafo 6 del TUE). In concreto, il Consiglio europeo ha invitato i ministri delle Finanze della zona euro e la Commissione a ultimare i lavori sull'accordo intergovernativo che istituisce il futuro meccanismo entro il marzo 2011, integrando le caratteristiche generali contenute nella dichiarazione dell'Eurogruppo del 28 novembre 2010, approvata dal Consiglio europeo.
    Le proposte sulla governance economica
    In questa prospettiva, il Consiglio europeo ha chiesto di accelerare i lavori sulle sei proposte legislative in materia di governance economica (a cominciare dalle raccomandazioni della task force approvate nell'ottobre 2010) insistendo affinché possano essere adottate entro giugno 2011 in coerenza con il nuovo quadro finanziario pluriennale e nella prospettiva della compartecipazione delle istituzioni per agevolare l'adozione in tempo utile. Il decollo del meccanismo e le prospettive di successo saranno possibili se la nuova strategia Europa 2020 per la crescita e l'occupazione continuerà a guidare l'Unione coinvolgendo le responsabilità delle autorità di governo degli Stati membri per rispondere alla crisi con la realizzazione di riforme strutturali.
    Il nuovo strumento e la governance
    Il meccanismo europeo di stabilità sarà una soluzione ottimale soltanto se riuscirà a integrarsi con un nuovo quadro di governance economica rafforzata, fondata anche su una sorveglianza economica efficace che privilegia la prevenzione per evitare l'insorgenza di crisi future. L'efficacia richiederà anche l'adeguamento delle regole per prevedere la partecipazione dei creditori del settore privato in base a valutazioni effettuate caso per caso, in linea con le politiche del Fondo monetario internazionale. Una operazione indispensabile, come evidenziato dal Consiglio, per due motivi. Proteggere il denaro dei contribuenti, segnalare ai creditori del settore privato che le pretese sono subordinate a quelle del settore pubblico e che il prestito del meccanismo europeo di stabilità fruisce di uno status di creditore privilegiato, secondo soltanto a quello del Fmi.
    Aggiustamento economico e sostenibilità del debito
    L'assistenza a uno Stato membro della zona euro sarà, quindi, frutto non soltanto di un programma rigoroso di aggiustamento economico e di bilancio ma anche di un'analisi scrupolosa della sostenibilità del debito a cura della Commissione europea e dell'Fmi di concerto con la BCE. Sulla base dei dati derivanti da tali valutazioni i ministri dell'Eurogruppo decideranno all'unanimità in merito all'assistenza che seguirà criteri diversi a seconda dalla solvibilità o meno dello Stato. Per i Paesi considerati solvibili in seguito all'analisi di sostenibilità del debito condotta dalla Commissione e dall'FMI di concerto con la BCE, i creditori del settore privato saranno incoraggiati a mantenere le rispettive esposizioni secondo le norme internazionali e pienamente in linea con le prassi dell'FMI. Nel caso in cui un Paese risulti insolvente, lo Stato membro dovrà negoziare un piano globale di ristrutturazione con i propri creditori privati, in linea con le prassi dell'FMI e l'obiettivo di ripristinare la sostenibilità del debito. Soltanto nell'ipotesi di possibile sostenibilità del debito, il meccanismo europeo di stabilità può fornire un sostegno di liquidità.


    L'emissione delle nuove obbligazioni di Stato
    Per agevolare questo processo, clausole di azione collettiva (CAC) standardizzate e identiche, tali da tutelare la liquidità dei mercati, verrebbero inserite tra le modalità e condizioni di emissione di tutte le nuove obbligazioni di Stato della zona euro a partire dal giugno 2013. Le clausole dovranno, inoltre, essere coerenti con quelle comuni nel diritto del Regno Unito e degli Stati Uniti conformemente alla relazione del G10 sulle CAC (comprese clausole di aggregazione che consentano a tutti i titoli di debito emessi da uno Stato membro di essere considerati insieme nelle negoziazioni). Anche in questo caso l'obiettivo è permettere ai creditori di giungere a una decisione a maggioranza qualificata su una modifica giuridicamente vincolante dei termini di pagamento (sospensione, proroga della maturità, riduzione del tasso di interesse e/o haircut) nell'eventualità d'inadempienza del debitore. L'efficacia globale di questo quadro sarà valutata nel 2016 dalla Commissione di concerto con la Banca centrale europea.

    FONTE

    Osservazione: avete letto bene?spero di sì!Ora è evidente che lo scopo del trattato è la tutela dei creditori.Ma chi sono questi creditori?Tutto il mondo o quasi ha un debito pubblico no?Ma verso chi?Verso le Banche private no?Ve lo stiamo spiegando a più non posso.Il fatto che si voglia tuttelare ancora meglio il creditore banchiere fa pensare che si tratti di uno strumento che vada contro l'interesse degli stati no?Ma come?E in che modo questo strumento tutela i creditori?Ve lo spiega bene l'articolo apparso sul sito di Marra che vi riporto di seguito.L'articolo è tratto da questo sito.

    UE,ARRIVA IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA':ORA L'UE POTRA' SVUOTARE LE CASSE DEGLI STATI QUANDO E COME VORRA'.
    Un nuovo trattato trattato europeo, di cui nessuno ha sentito parlare? Ebbene si. E' un trattato che riguarda tutti i paesi dell'eurozona. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi interessati non circoli assolutamente alcuna informazione su questo trattato. La ragione è che è molto pericoloso per i cittadini! Non dovreste saperne niente prima che le cose non siano diventate definitive!

    Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES): da non confondere con i predecessori, i fondi di soccorso europei MESF e FSFE, di cui si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni !!! Il FSFE è dotato di massimo 440 miliardi attualmente, ossia 1320 euro per euro-cittadino.Il MES sostituirà i due precedenti e avrà la facoltà di svuotare le Casse degli Stati quando e tutte le volte lo vorrà. Il MES non ha limiti. Il Consiglio del MES sarà composto dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno i Governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. I parlamenti nazionali non avranno voce in capitolo sul MES, né sui suoi Governatori che godranno di una totale immunità (come del resto tutti i suoi dipendenti).
    Fino a oggi Bruxelles ha reso pubblico un unico esemplare del trattato... in inglese! (il 96,5%della popolazione dell'eurozona parla altre lingue!).Qui potete trovare il file pdf che vi consiglio di salvarvi e leggere

    IL TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA' (ESM)
    E' stato firmato l'11 luglio 2011. Curiosamente nessun giornale francese o internazionale vi ha consacrato il sia pur minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Normalmente tali ratifiche sono una semplice formalità ed è poco probabile che i deputati abbiamo già capito che il testo significa la fine del potere supremo del parlamento, quello di decidere il bilancio. E quando le Casse saranno vuote, anche noi dovremo stringerci la cintura sempre di più per salvare l'euro e le banche.
    Bruxelles vuole che i Parlamenti dell'eurozona diano il loro accordo entro il 31 dicembre 2011.


    MES IL NUOVO DITTATORE EUROPEO

    E' questo il futuro dell'Europa? E' questa la nuova UE?Una Europa senza democrazia sovrana ?
    E' questo che volete ?
    Se non lo volete, inviate le petizioni per email ai membri del vostro Parlamento.

    Per la Germania tramite Abgeordnete.de

    Il trattato diventa definitivo quando i parlamenti dei 17 paesi dell'eurozona lo avranno ratificato. Le ratifiche dovranno avvenire entro il 31 dicembre 2011.

    Che aberrazione è mai questa ?
    Questa è stata la mia reazione quando vidi per la prima volta il video. Non è possibile una cosa simile!!! Un'organizzazione che può svuotare le casse degli Stati così? Viviamo in un paese democratico o no? Ho tuttavia fatta la ricerca dei testi ufficiali, è nel Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di Stabilità (MES).

    Ma com'è possibile nel contesto dei trattati dell'Unione europea? E' un ampliamento illegale delle competenze dell'Unione! Cercando ulteriormente, sembrerebbe che siano intervenute tante decisioni discrete, prese rapidamente per rendere «possibile» l’attuazione di questo MES.
    Sono sicuro che se dei politici in Francia volessero creare un club, con la prerogativa di potere svuotare le casse dello Stato quando vuole e quanto vuole, non riuscirebbe a ottenere gli adeguamenti di legge necessari, neanche dopo vent'anni! Ma la burocrazia bruxellese riesce persino ad adeguare i trattati in fretta e furia per effettuare il golpe in diciassette paesi contemporaneamente !!!


    Lo sprint di Bruxell
    Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo aveva deciso che vi era bisogno di un meccanismo di stabilità permanente per rilevare i compiti del Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria (MESF) e della Facilità di Stabilità Finanziaria europea (FSFE). Sono più noti in inglese come European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM) e European Financial Stability Facility (EFSF). Sono due organismi costituiti tempestivamente, rispettivamente a maggio e a giugno del 2010 per erogare prestiti ai paesi troppo indebitati. Tuttavia per questi organismi mancava una base legale.

    Si noti che queste due organizzazioni erano concepite esplicitamente per interventi finanziari ma l'emendamento nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea per istituire il MES consente anche d'istituire altri organismi in qualsiasi altro settore.
    L'emendamento giunge il 25 marzo 2011. Per evitare di dovere organizzare nuovamente dei referendum in Europa, si riferiscono all'articolo 48,6 del Trattato dell'Unione europea, che consente al Consiglio europeo di decidere le modifiche negli articoli del trattato purché non comportino un ampliamento delle competenze dell'Unione. (Queste decisioni devono ciononostante essere ratificate dai parlamenti nazionali, con quella che è normalmente non di più di una semplice formalità.) L'emendamento consisteva nell'aggiunta apparentemente innocente a un paragrafo dell'articolo 136. In breve l'aggiunta stipula che «i paesi dell’UE che utilizzano l'euro sono autorizzati a istituire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità dell'eurozona nel suo insieme». Qua non si tratta quindi più esplicitamente di stabilità finanziaria, ma anche di repressione degli scontri, di sorveglianza dei cittadini vivaci o di lotta contro qualsiasi elemento destabilizzante per l'eurozona, che potrà ai sensi dell'emendamento essere deferito di fronte ai nuovi enti europei.

    In altre parole l'emendamento costituisce sicuramente un ampliamento delle competenze dell'UE. E' quindi contrario all'articolo 48.6 del Trattato dell'Unione europea. Ciononostante nessun ministro e nessun parlamento nazionale ha fatto un cenno a Bruxelles dove continuano tranquillamente e rapidamente a redigere il trattato del MES.

    Il 20 giugno 2011 i parlamenti nazionali autorizzavano che i compiti del trattato del MES sarebbero effettuati dall'UE e dalla Banca centrale europea.

    L'11 luglio 2011 il trattato era firmato. Benché la firma fosse annunciata quel giorno dall'apertura di una conferenza stampa cui assistevano decine di giornalisti, il giorno dopo non si è potuto trovare nessun titolo sulla firma di questo nuovo trattato europeo né sui giornali francese né sui giornali stranieri. Era forse perché Juncker l'aveva annunciato in francese... prima di continuare la conferenza stampa in inglese?

    Attualmente il trattato è in attesa di ratifica da parte dei parlamenti nazionali: la ratifica deve avvenire tra qui e il 31 dicembre 2011.

    Il trattato non è ancora entrato in vigore che già si tratta della necessità di aumentarne il capitale da 700 miliardi (2100 euro per cittadini dell'eurozona) a 1500 o a 2000 miliardi e cioè tra due a tre volte tanto.Secondo il testo del trattato dovrebbe entrare in vigore a giugno 2013 ma adesso vogliono farlo per il 2012.
    Logicamente chiederanno ai parlamenti che accelerino sui tempi di ratifica del trattato. In Germania il soggetto è dibattuto già. Apparentemente è necessaria un’accelerazione poiché un numero di tedeschi sempre maggiore si sta svegliando!
    Se vogliamo impiegare l’ultimo cavallo democratico per impedire l’avvento di questa dittatura, dobbiamo rapidamente risvegliare il maggior numero di cittadini e inviare il maggior numero di lettere e di mail di protesta ai deputati, ai politici e ai partiti politici (vedi lista di indirizzo sotto). Aspettare che alter persone lo facciano è un atteggiamento catastrofico allo stato attuale delle cose.

    Se avete contatti all’estero, inviate loro le informazioni: nella maggior parte dei paesi dell’euro si sa poco o niente al riguardo.

    Non appena si siede al trono un dittatore, lo si scaccia non prima di 30 anni e non vogliamo imporre questo ai nostri figli, vero?


    FONTE

     
    Free Italy © 2011 | Designed by RumahDijual, in collaboration with Online Casino, Uncharted 3 and MW3 Forum