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    ROMANIA,ANTONESCU CONTRO L'UE: NON ACCETTIAMO ORDINI DA BRUXELLES.

    lunedì 16 luglio 2012


    La Romania e il suo capo di Stato ”non ricevono ordini” dall’esterno. E’ la dura replica del presidente ad interim Crin Antonescu, espressa oggi nel corso di una conferenza stampa a Bucarest nei confronti di Bruxelles. ”Voglio essere chiaro una volta per tutte: il presidente della Romania, anche provvisorio, non riceve ordini o disposizioni da chiunque, se non dal Parlamento e dal popolo romeno”, ha dichiarato il segretario del Partito Nazionale Liberale, all’indomani dell’incontro tra il premier romeno Viktor Ponta e il presidente della Commissione Jose’ Manuel Barroso dopo la destituzione di Traian Basescu, votata dalla ”Casa del Popolo” la scorsa settimana. Il j’accuse e’ rivolto alla lettera con la conferma degli impegni che il primo minsitro Ponta avrebbe preso ieri davanti ai leader dei Ventisette e del Consiglio Ue, attesa da Barroso ”al massimo entro le 18 di lunedi”’. Le misure, secondo qualificate fonti europee, riguarderebbero 11 punti tra cui ”il rispetto dello stato di diritto e l’indipendenza del sistema giudiziario” nel Paese e ”il ripristino della fiducia” in un sistema politico di cui ”preoccupa” il livello di corruzione”. Ad intensificare le tensioni, inoltre, l’ipotesi ventilata questa mattina da alti funzionari Ue secondo cui l’Unione sarebbe pronta a varare un pacchetto di sanzioni nei confronti delle autorita’ di Bucarest se la crisi politica in atto dovesse intensificarsi. ”Se la situazione dovesse peggiorare”, hanno precisato le fonti, Bruxelles potrebbe perfino ricorrere all’articolo 7 del Trattato di Lisbona che prevede la sospensione di alcuni diritti, tra cui quello di voto in seno al Consiglio europeo. Le dure parole di Antonescu seguono le ”preoccupazioni” fomulate a piu’ riprese nei giorni scorsi dalla stessa Commissione Ue a proposito della rapidita’ dell’iter che ha portato in una settimana alla destituzione di Basescu e alla sostituzione dei vertici di Camera e Senato. Dal canto suo il premier Ponta era tuttavia intervenuto assicurando che la Romania restera’ ”un paese stabile nel quale viene rispettato in pieno lo stato di diritto”. ”Tengo molto all’immagine di una Romania democratica, in grado di risolvere il dibattito interno con il voto politico e popolare”, aveva ribadito ieri a Bruxelles nell’ambito di un’offensiva diplomatica mirata ad alleviare le preoccupazioni dei partner europei e americani. Ad infuocare gli animi, infine, l’annuncio dell’invio di una delegazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa guidata dal presidente Jean Claude Mignon per il 18 e 19 luglio. Secondo l’agenda, programmata in giornata, Mignon sara’ accompagnato dal parlamentare svizzero Andreas Gross, presidente del gruppo socialista, e da Anne Brasseur, presidente dei liberaldemocratici.

    fonte

    E ORA CI PIGNORANO LO STIPENDIO

    venerdì 15 giugno 2012


    di Claudio Messora
    Si chiama pignoramento dello stipendio, e molti di voi la conoscono come quella pratica odiosa cui un creditore può ricorrere per farsi pagare. Per dirla in parole povere: quel che guadagni ti viene decurtato di un quinto o di un terzo a vita, o fino a quando il debito non sia stato ripianato. E' odiosa perché, in qualche modo, seppure matematicamente sia a somma zero, non aggredisce il tuo patrimonio, ma ti toglie direttamente il futuro, per cui ti regala la sgradevole sensazione di essere un condannato nel braccio della morte, che vive solo per attendere l'ora della sua uccisione.

    Dopo avere ideato fondi di stabilizzazione nei quali iniettiamo decine di miliardi; dopo avere ideato un meccanismo di stabilità per il quale pagheremo 8 miliardi entro l'anno e centinaia in prospettiva; dopo avere deciso che noi italiani dobbiamo pagare 20 miliardi per le banche spagnole, indebitandoci al posto loro, oggi le politiche strozza-popoli di quel nodo scorsoio economico nel quale si è trasformata l'Europa ne stanno inventando un'altra.

    Si chiama European Redemption Fund (ERF per gli amici), cioè Fondo di Redenzione (nel senso di estinzione) Europeo. L'idea è che, siccome siamo stati cattivi, ora dobbiamo essere redenti, come se ci fosse poi un unto del Signore in grado di confessare gli stati e comminare il giusto numero di Ave Marie economiche. Il peccato capitale è il debito pubblico. Fa niente che sia divenuto il male assoluto solo perché ci hanno tolto gli strumenti per rifinanziarcelo da soli, ovvero la sovranità monetaria: deve calare sotto al 60% del Pil e basta. Ma come fare? Difficile, in un momento in cui vige la religione dell'austerity, alla quale come monaci autoflagellanti ci imponiamo di obbedire - chissà, forse nella speranza di guadagnarci un posto nel paradiso dei neoliberisti -: le tasche sono vuote e sotto al materasso non c'è più niente.

    Ci voleva il colpo di genio. E la brillante idea è arrivata. Così hanno preso spunto da quelle società finanziarie che prima ricoprono lo sprovveduto e incauto cittadino di soldi spesso non richiesti e poi, quando è in difficoltà, procedono a pignorargli lo stipendio a vita. E qual è lo stipendio di uno Stato? Sono le sue entrate fiscali, naturalmente. Perché dunque non pignorare le tasse degli stati con un debito pubblico superiore al 60% del Pil per una ventina di anni? Secondo Goldman Sachs, si tratta di ragionare su qualcosa come 1541 miliardi per la Germania, 1193 per la Francia, 954 per l'Italia, 652 per la Spagna, 364 per l'Olanda, 225 per il Belgio e 181 per l'Austria. Si parte con 2,3 miliardi di euro in totale. Certo, per garantire il fondo, gli stati beneficiari del pignoramento (sembra un ossimoro: uno che beneficia dalla sua stessa confisca dello stipendio) dovranno tirare fuori le proprie riserve di oro (guarda un po'), che sono l'unica certezza rimasta, visto che il metallo prezioso è la sola valuta universalmente accettata e che non dipende dai giochetti computerizzati di questi nerds dell'alta finanza, che dopo gli accordi di Bretton Woods hanno potuto sbizzarrirsi con le loro funamboliche masturbazioni monetarie. Una volta messo finalmente l'oro sul piatto, loro procedono a pignorarci le entrate tributarie fino al 2035 o giù di lì. E se le tasse non bastano (sai com'è, c'è l'austerity)? ZAC: via l'oro! Loro chi? Non si sa, esattamente come non si sa quali organizzazioni finanziarie gestiranno il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità sul quale non potremo avere informazioni perché i documenti saranno secretati e inviolabili, tranne che dovremo dargli almeno 125 miliardi: questa è l'unica informazione che ci viene gentilmente concessa.

    Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco, ha già detto che non si può fare, perché l'ERF violerebbe i trattati europei, i quali sostengono che nessun paese può essere considerato responsabile del debito pubblico di un altro. Curioso, veramente curioso, visto che è dall'inizio della crisi che non facciamo altro che indebitarci per salvare altri paesi dai loro debiti, e ora perfino le banche dai loro stessi debiti. Ma forse Schäuble intendeva dire che è alla Germania che i trattati impediscono di essere responsabile verso le sue colonie, visto che se partisse il Redemption Fund gli spread (secondo gli analisti che notoriamente ci azzeccano sempre) si stringerebbero parecchio, e i tedeschi non potrebbero più recuperare soldi freschi a interessi virtualmente zero sulle spalle degli altri, avvantaggiandosi di un tasso di accrescimento industriale che dal 1999 al 2010 è passato dallo 0,9% al 9%, di una disoccupazione che nello stesso periodo è scesa dal 10,5% al 7,4% per toccare il 6,7% di quest'anno e di un tasso di crescita del Pil partito all'1,5% e finito due anni fa al 3,5%. Invece, se partisse l'ERF, costerebbe qualcosa come lo 0,6% del Pil tedesco per ogni anno di pignoramento. E loro a queste cose ci tengono.

    Ma certo, se ci mettiamo l'oro...

    Claudio Messora

    Fonte

    SPAGNA,BONOS AL 5,205%:TRATTAMENTO BERLUSCONI PRONTO ANCHE PER IL RIBELLE RAJOY?

    sabato 17 marzo 2012

    Nel lazzaretto europeo la Spagna è il malato più contagioso, troppo grande per fallire ma (più) fatalmente vicino alla bancarotta. I riflettori dei media sussidiati per tutto il 2011 si sono concentrati sul dramma greco e presto lo faranno su quello portoghese. Nel frattempo, mese per mese le condizioni economiche e sociali del paese iberico diventano sempre più insostenibili, alcuni aggregati fondamentali sono già oggi come e peggio quelli di Grecia e Portogallo (disoccupazione spagnola 2011 al 20%, giovanile oltre il 40%).

    Per questo motivo Rischio Calcolato ha deciso di seguire con una serie di speciali ciò che accade in Spagna.

    Aggiorniamo il precedente post (qui sotto) sul ”trattamento Berlusconi” che l’europa sta somministrando a Rajoy, reo di non aver piegato la testa ai diktat di BCE e UE.:
    Sorprendendo un po’ tutti gli osservatori, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha sfidato oggi la Commissione Ue e le ferree direttive di Berlino annunciando per il 2012 un deficit al 5,8% del Pil, anziché al 4,4%.
    Una decisione presa tra l’altro senza parlarne con i colleghi europei, perché, ha spiegato Rajoy, si tratta una “decisione sovrana della Spagna”.….
    Attenzione,la partita spagnola è qualcosa di diverso e molto più grande (anzi troppo grande per fallire) rispetto a Grecia e Portogallo. In un ambiete in cui il mercato dei bond nazionali è stato sospeso dagli interventi della BCE, le differenze contano.

    Non è un caso se la Spagna è tornata ad essere peggio di noi nella classifica dei rendimenti e la causa NON E’ una libera forza del mercato. E’ in atto uno scontro fra fazioni, la domanda è se i banchieri riusciranno ad imporre il ”trattamento Berlusconi” anche al primo ministro Spagnolo.

    ________________________________________

    Occhio ai rendimenti Spagnoli. Piano, piano il tasso di interesse sui Bonos sta risalendo e oggi (nonstante LTRO) tocca nuovi massimi (5,16%8) dal 20 Febbraio scorso.
    Il Premier Rajoy ha da poco dichiarato che nel 2012 la Spagna NON centrerà gli obbiettivi di deficit “per decisione sovrana”. In altre parole Madrid se ne infischia di quanto prescritto da Europa e Bce.

    da Rassegna.it del 02/03/2012

    Annuncio a sorpresa del premier Rajoy: il deficit di Madrid nel 2012 sarà al 5,8% del Pil, anziché al 4,4%, come precedentemente concordato da Zapatero con Bruxelles. Una scelta obbligata per non uccidere la ripresa, ma anche una sfida all’Ue
    Quasi un punto e mezzo di deficit in più rispetto a quanto concordato dal suo predecessore, Josè Luis Zapatero. Sorprendendo un po’ tutti gli osservatori, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha sfidato oggi la Commissione Ue e le ferree direttive di Berlino annunciando per il 2012 un deficit al 5,8% del Pil, anziché al 4,4%.
    Una decisione presa tra l’altro senza parlarne con i colleghi europei, perché, ha spiegato Rajoy, si tratta una “decisione sovrana della Spagna”.….
    e ooops come per magia pare che il flusso LTRO BCE—->Banche—->Debiti Sovrani si sia interrotto per Madrid.

    FONTE

    ATTACCO SPECULATIVO ALL'ITALIA,ULTIMO ATTO:ADDIO ENEL,ENI,FINMECCANICA E TELECOM.E' STATO BELLO POSSERDERVI!

    giovedì 24 novembre 2011

    UE: DOMANI ITALIA DEFERITA A CORTE GIUSTIZIA PER "GOLDEN SHARE"

    La Commissione europea deferira' domani l'Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mantenimento delle cosiddette 'golden shares' in gruppi privatizzati ritenuti strategici, come Enel, Eni, Finmeccanica e Telecom Italia.

    La Commissione annuncera' la decisione domani ma ritardera' l'entrata in vigore della misura di un mese, "perche' Mario Monti ieri si e' impegnato personalmente a fare dei progressi sull'argomento," ha riferito una fonte Ue.
    Se entro un mese non ci dovessero essere progressi, la Commissione deferira' l'Italia in modo automatico, senza bisogno di una nuova decisione del Collegio dei commissari

    http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201111231249-ipp-rt10094-ue_domani_italia_deferita_a_corte_giustizia_per_golden_share

    LEW ROCKELL: L'EURO E L'EUROPA SONO STATI UN ERRORE (VIDEO)

    martedì 22 novembre 2011

    CRISI,JUNKER:LA GERMANIA HA UN DEBITO SUPERIORE A QUELLO DELLA SPAGNA.

    sabato 19 novembre 2011

    Quando ho scritto "Debito pubblico e Germania.Ovvero,i trucchi dei crucchi" ne è venuto fuori una specie di caso.Il post ha fatto il giro del web,e molti sono rimasti scandalizzati dall'affronto "spudoratamente propagandistico","provinciale","superficiale","da soliti italioti",ad un Paese sano,produttivo e da cui si può solo prendere esempio.

    Ovviamente dalla Germania bisogna senza dubbio prendere esempio.E tra le cose da cui potremmo prendere esempio ci sarebbe il meccanismo con cui viene vengono conteggiate le passività della KFW,l'equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti.
    Io ho parlato di "trucco",e qualcuno mi ha rimproverato dicendo che non si tratta di biricchinate truffaldine,bensì di regolare applicazione di "principi contabili conformi ai regolamenti internazionali".Io ci credo,va benissimo.

    Però a questo punto mi chiedo:perchè non uniformarsi a questa pratica contabile?
    Perchè se la "Crande Cermania" può così far scendere il proprio debito pubblico dal 97% reale all'80% ufficialmente dichiarato,allora provate ad immaginare l'effetto di una "cura di bellezza" simile per il nostro vituperatissimo debito.

    Scendere dal 120% del Pil al 100-105% sarebbe un miglioramento stellare.Perchè poi,sommando questo dato al basso indebitamento privato più la quasi immunità delle nostre banche al pericolo dei toxic assets(ex subprime),avremmo una performance nazionale che ci porrebbe come punto di riferimento per tutta l'Eurozona.E bye bye alla tensione sui nostri Btp,con annessa isteria collettiva dello Spread con i Bund.

    Assurdo dite?Forse.Ma in questi tempi di assoluta follia finanziaria,in cui "strane manovre" del sistema speculativo vanno a sommarsi con cambi di governi direttamente ordinati dal "mercato",il concetto di assurdo assume connotazioni piuttosto ambigue e risibili.

    Intanto un certo Jean Claude Juncker,che non mi risulta essere un pazzo blogger,bensì il Presidente dell'Eurogruppo,avverte:
    La Germania ha un debito superiore alla Spagna" spiega Juncker al giornale tedesco General Anzeiger, aggiungendo: "In Germania la gente pensa che il paese non ha alcun problema, come se fosse senza debito pubblico e tutti gli altri paesi siano afflitti da debiti eccessivi.
    Un avvertimento che definire sinistro è dire poco.Ma se si considera che Berlino detiene il terzo debito pubblico del mondo,dopo Usa e Giappone,e si parla di 2.500 miliardi di euro...allora si inizia a capire meglio di cosa parliamo.

    Ma io direi che vada sottilineato un altro dato che quasi mai viene messo sul tavolo:Deutsche Bank,di gran lunga la più grande banca tedesca ed una delle prime al mondo,ha in pancia 1.000 e rotti miliardi di prodotti finanziari ad alto rischio;parliamo dei famosi toxic assets derivati e derivanti dalla crisi del 2008.In pratica è spazzatura senza valore,ma che nei libri contabili della banca di Ackermann figurano come circa la metà degli attivi.

    Ma si dira:"La Germania può sostenere meglio di chiunque il suo debito perchè ha un'economia solida che cresce vigorosamente..."
    In passato certamente sì,ma oggi mica tanto.Come riporta il Sole 24ore le previsioni di crescita del Pil tedesco per il 2012,vedono un bella discesa allo 0,8%.

    Insomma,a mettere insieme questi quattro dati non ne esce un quadro esaltante.Eppure,nonostante questa situazione,a Berlino si continua a dare voti,pagelle e patenti a tutti i governi dell'Eurozona in difficoltà col debito.Ironia della sorte o assurdità?

    Probabilmente è in corso il festival mondiale dell'assurdo:
    1. Il sistema bancario-finanziario genera nel 2008 una enorme crisi,che viene poi tamponata con pesantissime iniezioni di liquidità,trasferita nelle banche direttamente dal "pubblico".
    2. Gli Stati non si preoccupano minimamente di regolare il mercato finanziario per prevenire ulteriori ricadute.
    3. Il sistema bancario,rimpinguato dal pubblico,si rifiuta di sostenere il credito all'economia reale e persiste nell'attività speculativa...attaccando direttamente i debiti sovrani(ulteriormente appesantiti dalla crisi).
    4. La risposta degli Stati a questa situazione è...farsi da parte e lasciare entrare le banche nei governi.Ed il governo europeo che tratta per tutti con le banche è quello più indebitato(Germania).

    Nel frattempo,dall'altra parte dell'Atlantico gli States osservano molto discretamente e passivamente la situazione...

    Se sottolineare questo schema balordo vuol dire essere complottisti,fare dietrologia o andare a caccia di streghe,allora c'è da esserne fieri.

    Fonte:http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.com/2011/11/debito-pubblico-e-germaniase-lo-dice.html

    SETTE PAESI DELL'EUROPA DELL'EST VOGLIONO LASCIARE L'EUROPA!

    Bruxelles - Sette paesi dell'Est Europa sono insoddisfatti per le discussioni in corso sulla riforma monetaria europea e per questo minacciano di sottomettere di nuovo a referendum la loro appartenenza all'UE.

    Lo si legge sul Corriere del Ticino, che lo ha appreso in margine al Consiglio affari generali della Ue, dove i ministri degli affari europei di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Lituania e Lettonia si sono riuniti per condividere un'azione.

    Secondo i sette paesi - inclusa la Polonia che ha la presidenza di turno della Ue - la proposta di riforma del Patto e della governance economica, in discussione tra Consiglio e Parlamento, rischia di modificare le condizioni dei trattati di adesione.

    http://www.wallstreetitalia.com/article/1213612/crisi-euro/all-est-sono-stufi-vogliono-uscire-dall-ue.aspx

    EUROGENDFOR,LA POLIZIA DELLA CRISI?LO DICE LA LEGGE.

    venerdì 18 novembre 2011

    Visto che l'argomento tanto vi appassiona, e che in Rete non si esaurisce il dibattito su questa fantomatica Eurogendfor che starebbe bastonando i rivoltosi greci, vediamo di capirne un po' di più.

    La vox populi del momento vuole che Eurogendfor (già ribattezzata dagli spiritosi Eurotransgender) sia una forza di Polizia antisommossa promossa da vari Stati europei e impiegabile sugli scenari di rivolta o protesta nei Paesi membri o terzi, quali la Grecia.

    Cosa è Eurogendfor ce lo dice in primis il governo italiano. Sarebbe una forza di Polizia militare istituita nel 2004, da impiegare in zone di crisi e di guerra, oppure dove le forze militari hanno appena lasciato il campo ad un nuovo governo dopo un conflitto. Operazioni nell'ambito della dichiarazione di Petersberg, uno dei soliti mille misteriosi trattati, che prevede "missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace". Bosnia Erzegovina e Haiti sono stati due scenari di impiego, roba più tosta dei blac bloc, almeno fino ad ora. Quando si parla di "gestione di crisi", insomma, si tratta di crisi di tipo bellico e non certo di rivolte di piazza. O almeno così dicono.

    Continua poi il sito del governo:

    Per il momento, la compongono, oltre ai Carabinieri, uomini della Gendarmeria Nazionale francese, della Guardia Civil spagnola, della Guardia Nazionale Repubblicana portoghese e della Marechaussee Reale olandese. (I rumeni partecipano come osservatori)

    Interessante è invece questa dichiarazione: L'Italia fornisce all'Eurogendfor il maggior contributo di uomini. Insomma, quando si tratta di mettere benzina nelle volanti di periferia non abbiamo una lira, quando invece bisogna fare i pavoni davanti agli stranieri siamo sempre in prima fila.

    Sempre per rimanere sulle fonti ufficiali, leggiamo Wikipedia. La quale riferisce che Eurogendfor non obbedisce ai Parlamenti nazionali, nel solco della nuova tradizione che vuole i Parlamenti eletti sempre più insignificanti, ma ai singoli governi. Il che è inquietante assai, ma c'è almeno un contrappeso: per il dispiegamento operativo della forza di Polizia, è necessaria l'unanimità dei sei Stati membri di Eurogendfor. Insomma, non è che uno fa una telefonata: "Ehi, qui c'è casino per strada, mandatemi i superpoliziotti!". Devono mettersi prima d'accordo in sei, figuriamoci.

    Fin qui le fonti ufficiali. Ma ce ne sono altre, di notizie ufficiali, un po' meno strombazzate. Per esempio, il fatto che la base di Eurogendfor si trovi a Vicenza (sì, proprio dove c'è la base NATO, ma sicuramente è un caso) e che lo Stato ospitante, cioè noi, sostiene tutte le spese del Quartier Generale. Scommetto che non ce lo avevano neanche chiesto, ci siamo offerti volontari.

    Ma la cosa più interessante è la legge uscita sulla Gazzetta Ufficiale del 14 Maggio 2010, in cui si ratificano alcuni dei soliti misteriosi trattati europei, e che recita tra l'altro nell'art.4:

    3. EUROGENDFOR potra' essere utilizzata al fine di:

    a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;

    c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del
    traffico, controllo delle frontiere e attivita' generale
    d'intelligence;

    e) proteggere le persone e i beni e mantenere l'ordine in caso di
    disordini pubblici.

    Tutto ciò in contraddizione con quanto visto finora, ovvero che si tratta di una superpolizia impiegata in casi estremi e scenari di guerre. Ma quel che dichiarano i vari siti lascia il tempo che trova di fronte alla legge: e la legge dice che possono intervenire in piazza. D'altronde, era già scritto anche sul Trattato di Velsen del 2007: sarà per questo che i trattati restano sempre tanto misteriosi.

    L'ECONOMISTA VACIAGO: "IL PROGRAMMA DI MONTI E' PRONTO DA 4 MESI"

    mercoledì 16 novembre 2011

    GIA' IERI IPOTIZZAVAMO IL PROBABILE PROGRAMMA DI MONTI,UOMO GOLDMAN SACHS MANDATO DALL'UE A SALVARE L'ITALIETTA E L'EURO.E ALLORA QUALE MIGLIOR PROGRAMMA DI QUELLO SCRITTO E FIRMATO DA DRAGHI E TRICHET?

    'Monti e' un'ancora che il Quirinale ha inventato. E' da quattro mesi che si prepara. Il programma e' gia' pronto ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo a Silvio Berlusconi'. Ad affermarlo e' l'economista Giacomo Vaciago intervenendo al convegno organizzato dall'Associazione Koine'.

    Allo studio della Germania, rileva Vaciago, 'c'e' l'idea di ridurre l'area dell'euro ai paesi che ci stanno'. In pratica, sottolinea, 'la Grecia e il Portogallo sono gia' fuori dall'area, l'Irlanda e' gia' rientrata e ora bisognera' vedere che cosa faranno Spagna e Italia'. Il professore di Economia dell'Universita' Cattolica di Milano, si dice convinto che Monti, nel caso in cui fosse nominato premier, 'ci chiedera' di restare con la Francia e la Germania' nella zona euro. E per questo saranno necessarie 'una serie di condizioni' e 'di sforzi'.

    IL PROGRAMMA DEL GOVERNO TECNICO DI MONTI E' PRONTO GIA' DA MESI..E L'HA SCRITTO LA BCE..
    No non siamo maghi.Il programma ufficialmente non è stato stilato,ma è pronto da più di tre mesi!Ossia dal quel lontano 5 agosto quando Draghi e Trichet scrissero la loro bella letterina a Mr B.Ecco che oggi ritorna protagonista la lettera,visto che queste saranno a ragion veduta le misure che il governo Monti porterà avanti.Insomma le misure ce la chiede la Bce,il premier del nuovo governo è un uomo della Bce..Il presidente della Bce è Draghi ex presidente di Bankitalia e storico esponente del Bilderberg nonchè uomo di Goldman Sachs..Insomma se ancora la matematica non è un'opinione ecco a voi il programma politico del Governo Monti:
    5 agosto 2011
    «Caro Primo Ministro,
    Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
    Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
    Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.
    Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
    1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro.
    a) E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
    b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
    c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
    2. Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
    a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibileintervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
    b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
    c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
    3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
    Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
    Con la migliore considerazione,
    Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
    Non penso che siano necessari molti commenti: più liberalizzazioni,meno servizi pubblici,più servizi privati,contratti più flessibili(ancora?),revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento..Ah e se necessario diminuire gli stipendi degli impiegati pubblici.Che dire una ricetta stupenda di cui andare fieri!Mi raccomando quindi: pieno appoggio al governo dei banchieri!
    Popolo sveglia,prima che dalla letterina si passi ai fatti.

    Redazione Free Italy


    FONTE

    MADELEINE MCCANN E LO SCANDALO DELLA COMMISSIONE UE.

    sabato 12 novembre 2011

    IN UN MONDO IN CUI L'1% DELLA POPOLAZIONE POSSIEDE IL 40% DELLA RICCHEZZA PLANETARIA, IN UN MONDO IN CUI 34.000 BAMBINI MUOIONO OGNI GIORNO PER POVERTA' E MALATTIE CHE SI POSSONO PREVENIRE, E DOVE IL 50% DELLA POPOLAZIONE MONDIALI VIVE CON MENO DI 2 DOLLARI AL GIORNO, UNA COSA E' CHIARA C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE SBAGLIATO. E CONSAPEVOLI O NO IL SANGUE CHE DA VITA A TUTTE LE NOSTRE ISTITUZIONI E QUINDI ALLA NOSTRA STESSA SOCIETA' E' IL DENARO!PREMESSO QUESTO,LEGGETE BENE CIO' CHE SEGUE..
    di Corrado Belli
    Che fine ha fatto Madeleine? È ancor viva o ha fatto la stessa fine di tanti altri Bambini scomparsi, cioè dopo aver subito inaudite violenze sono stati uccisi e fatti scomparire?

    Cerchiamo di dare un nome e un viso a coloro che giornalmente si divertono a ordinare degli innocenti per soddisfare i loro perversi stili di vita costellati da Satanismo e violenza.

    Alcuni anni fa, fu denunciato questo commercio di Bambini dalla giovane Giornalista Janett Seemann in collaborazione con Marcel Vervloesem un Attivista Belga per i diritti umani, Verveloesem è in possesso di 21 CD con filmati nelle quali si possono riconoscere i Bambini vittime e anche i loro carnefici, già nel 1998 questa persona aveva denunciato alle Autorità della Commissione UE e di diversi stati Europei, che esisteva a livello mondiale una Organizzazione Criminale dedica al rapimento di bambini che a loro volta venivano usati per filmati di Pedofilia, mandati a prostituirsi, torturati e alla fine uccisi. In uno dei Cd è stato riconosciuto il bambino di origine Tedesca Manuel Schadwald scomparso e mai più ritrovato, i visi di altri 83.000 Bambini sono visibili nei filmati cosi come sono riconoscibili anche molti di coloro cha hanno abusato dei loro piccoli corpi.

    Alcuni passaggi di informazioni date dalla Polizia Metropolitana di Londra,con relativa traduzione:
    MADELEINE MCCANN AND THE EUROPEAN COMMISSION PEADOPHILE SCANDAL:
    It was reported on 7th August that the Metropolitan Police (London)
    have confirmed in an email that Madeleine McCann, aged 5, who was
    snatched on 3rd May 2007 in Praia de Luz, Portugal, as widely
    rehearsed in the media, was abducted to the order of a paedophile
    organisation based in Belgium. We have been informed that the way
    this depraved activity operates is that the ’client‘ is sent three
    photographs of children, and chooses one of them, who is then
    provided, to meet his depraved requirements. The individual who
    selected little Madeleine McCann is a very senior official of the
    European Commission in Brussels. His name has been reported to this
    service [see below].
    TRADUZIONE:
    Il 7.8. la Polizia Metropolitana di Londra ha mandato una Email ai Media nella quale confermava che la bambina Madeleine MaCann scomparsa il 3 Maggio 2007 nella Praia de Luz “Portogallo” è stata rapita da una Organizzazione Belga specializzata nel rapire Bambini ancora in tenera età, alla persona interessata vengono mostrate le foto di tre soggetti(Bambini) ed ha la possibilità di scegliere quale dei tre gradisce per soddisfare le sue perverse voglie, l’individuo che ha scelto la piccola Madeleine MaCCann è un alto funzionario della Commissione Europea.
    E ancora si legge nel rapporto:
    LATE INSERTION:The Editor had intended to WITHHOLD the identity
    of the senior EC official concerned. However, in the light of
    the ‘triple gunshot threat voicemail‘ referenced above, and given
    that in these cricumstances, the lapse of time between the threat
    and the exposure must be minimised, we have been forced to reveal
    the top European Commission official concerned.His hereby shamed name is Jose Manuel Barroso, the President of the European Commission.


    TRADUZIONE:
    L’editore non voleva mettere in evidenza il nome della persona che è un alto funzionario della UE, ma a causa delle tre minacce che gli sono state inoltrate per Via Voicemail, siamo costretti menzionare il nome dell’alto funzionario UE:Si comunica che l’autore di questo atto vergognoso è Jose Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea.

    Il rapporto prosegue così:
    The paedophile and abduction ring is. moreover, actually run out of
    the European Commission itself. The current position is that the DVD
    are refusing to release the child, although our British sources have
    reason to believe that she remains alive. It has been conveyed to
    DVD that if this child is harmed (beyond the abominable degree to
    which the child has already been harmed), the consequences will be
    extreme. This posting will serve as an immediate wake-up call and
    warning that this child must be released into the care of her
    parents forthwith and that the use of this child as hostage in any
    negotiations with British authorities is considered an abomination
    well beyond the normal range of abominations for which the Nazi
    pervert DVD are notorious.All those concerned must be aware of the consequences of further exposure of this matter. Such exposure would compromise perverted politicians in the Netherlands, Portugal, Spain, Belgium and Italy, as well as the corrupt European Union structures
    TRADUZIONE:
    Questa Organizzazione dedita alla Pedofilia viene gestita direttamente dalla Commissione UE, la situazione è questa, nega categoricamente di riconsegnare la Bambina indietro e di vedere il filmato del DVD, tramite i nostri informanti sappiamo che la Bambina è ancora viva e che è stata ferita più volte, il DVD è stato consegnato, ma si rifiuta ancora ed è decisa di tranne anche le conseguenze più Extreme nei confronti della Bambina usandola come ricatto anche in nel caso di dementire le Autorità Inglesi e anche mostrare con quale perversione lavora questa Organizzazione Nazista-Pedofila che viene mostrata nel DVD.Tutte le persone interessate devono sapere coscientemente che ne pagheranno le conseguenze, la pubblicazione di questa documentazione comprometterà i perversi Politici Olandesi, Belgi, Portogallo, Spagna, Italia compresa tutta la corrotta struttura della UE.


    http://www.forumromanum.de/member/forum/entry_ubb.user_82391.2.1105138957.1105138957.1.jos%C3%A9_manuel_barroso_madeleine_mccann-verkuender_des_lichts.html

    Nel sito sopra si trovano le lettere mandate alla Cancelliere Angela Merkel e i filmati della Janett Seemann.

    Non tutti sanno che Janett Seemann è scomparsa dopo aver spedito una Lettera al Cancelliere Tedesco Angela Merkel nella quale faceva presente della situazione in cui spariscono i Bambini e dove vanno a finire, il suo Sito è stato oscurato e lei è scomparsa dalla circolazione, si credeva che fosse stata “Suicidata“ o magari fatta scomparire, ma ha avuto l’intuizione di capire cosa il macchinario che si sarebbe messo in movimento pur di non fare trapelare queste notizie, è ancora viva e speriamo che un giorno questi Criminali vengano chiamati a giudizio per pagare le loro colpe, Marcel Verveosem fu arrestato dalle Autorità Belghe dopo aver consegnato i 21 DVD alle stesse Autorità, ancora prima di cominciare il processo “Farsa” si sapeva che sarebbe stato condannato a 5 anni di carcere per direttissima, al momento non si hanno notizie in che stato di salute si trova o se è ancora vivo, Top Secret viene denominato il luogo dove è stato portato.

    Nei DVD è possibile riconoscere personaggi di spicco nella Politica Europea Internazionale e alcuni componenti di Case Reali.


    http://ec.europa.eu/archives/commission_2004-2009/index_en.htm

    Nel sito sopra si trovano alcuni dei personaggi implicati nello scandalo Pedofilia a livello Europeo, alcuni hanno dovuto lasciare il loro mandato ancora prima che fosse scaduto e che oggi sono attivi nei rispettivi Governi come Ministri, altri sono ancora al loro posto per usufruire dell’Immunità che gli è stata promessa dal Parlamento UE, molti di loro sono coloro che ci tengono alla Salute e l’incolumità dei Bambini (..ma a modo loro) c’è da sottolineare che sono tutti sotto controllo delle Lobby Farmaceutiche che gestiscono ogni singolo parlamentare o Commissario, gli addetti ai lavori per distogliere l’attenzione su questo tema sono i commissari per la Salute e gli Affari Sociali, a loro tocca il compito di emanare Leggi sempre più restrittive nei confronti dei cittadini della UE ogni qualvolta che viene fuori uno scandalo che coinvolge tutto il Parlamento, divieti e Proibizionismo come in America che serve a coprire le malefatte di Organizzazioni dediche alla Pedofilia e al satanismo.

    Non c’è da meravigliarsi che in questa Organizzazione facciano parte coloro che vogliono eliminare 3/4 della Popolazione sulla Terra, compresi i Criminali del Governo Bush e di quello attuale, nel Libro scritto da Mark Phillips & Cathy O’Brian “The TranceFormation Americas” viene descritto in chiaro come si muovono questi Criminali.

    C’è da osservare attentamente come la Svizzera si incammina verso una Legge perversa, ci sono Politici Svizzeri che vogliono far reintrodurre la libertà di Incesto, avete letto bene.. Incesto, ciò significa che in Europa la Pedofilia e Incesto sono o verranno accettate come un fatto normale tra le quattro mura di casa, ma guarda caso chi sono questi Politici della Confederazione, i due più agguerriti Proibizionisti a livello nazionale ed ex consulenti che hanno lavorato nelle file dell’OMS, oggi siedono al Consiglio Nazionale della Confederazione Svizzera e dettano Leggi contro i loro stessi cittadini, leggi che favoriscono l’Incesto e la Pedofilia ..sempre per la Salute e la Sicurezza dei Bambini.

    Alcuni giorni fa leggevo un Articolo su Stampa Libera:

    http://www.stampalibera.com/?p=19266

    credevo che nessuno si occupasse più di questa Infamia a livello Globale, dato che la risonanza non è stata molto elevata anche se questa notizia è stata riportata anche sul sito di Laleva di Archimede e da Scienzamarcia:

    http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/04/pedofilia-satanismo-e-nuovo-ordine.html

    Vi ricordate dell’Affare Dutroux in Belgio?.. e che uno dei colpevoli è stato graziato dal Re di Belgio? Ebbene leggete il sito sotto, la documentazione reale sulla Pedofilia che regna sovrana in Belgio e dappertutto:

    http://www.scribd.com/doc/36362392/Beyond-the-Dutroux-Affair-The-Reality-of-Protected-Child-Abuse-and-Snuff-Networks

    Bene, adesso possiamo anche capire perché le bambine Angela Celentano e Denise Pipitone non si trovano, c’è da capire perché le forze dell’ordine impegnate nella ricerca di queste Bambine vengono sempre fermate o sviate altrove quando sono sulla giusta strada.

    Fonte: http://www.mentereale.com/articoli/madeleine-mccann-e-lo-scandalo-della-commissione-ue

    UE,STRETTA SUI DOCUMENTI ACCESSIBILI AI CITTADINI: QUALI RAGIONI DIETRO QUESTA "CENSURA"?

    domenica 6 novembre 2011

    La Commissione europea vuole cambiare (in peggio) la norma sull'accesso pubblico ai dati delle sue discussioni e dei suoi documenti. Un passo indietro incredibile nella strada verso la trasparenza della politica. E ora la questione arriva al Parlamento di Strasburgo

    Trasparenza e open-data, l'Unione Europea tenta il passo indietro. Nascondendo agli occhi di cittadini, giornalisti e associazioni molti dei documenti prodotti da Commissione, Consiglio e Parlamento. Centinaia di file, carteggi, banche dati fino ad ora accessibili a tutti i cittadini dell'Unione, tra qualche tempo potrebbero essere oscurati. A suon di cavilli e veti.

    Nei giorni scorsi 130 associazioni europee e globali, più una sessantina tra avvocati e giornalisti hanno firmato una lettera aperta (leggi) al Parlamento europeo per bloccare quella che considerano una minaccia per il diritto al libero accesso alle informazioni. Alla base di tutto c'è il regolamento 1049/2001. A prima vista potrebbe apparire come uno dei tanti emanati dalla gigantesca burocrazia di Bruxelles. In realtà fissa principi molto importanti: tutti hanno diritto ad accedere ai documenti dell'Unione Europea in un tempo massimo di 30 giorni, senza pagare un centesimo fino alle 20 pagine. Senza se e senza ma.

    Principi che hanno fatto scuola anche oltreoceano, come dimostra il portale Data.gov varato dall'amministrazione Obama, in cui è possibile consultare e scaricare una miriade di dati e statistiche prodotte all'interno dello stato federale. Un progetto nato anche grazie al buon esempio dato dalla vecchia Europa.

    Che oggi si pente e fa marcia indietro. La Commissione Europea, ufficialmente per «rendere meno vago il regolamento». ha proposto una serie di modifiche decisamente in controtendenza rispetto ai tempi. La bozza risale all'aprile del 2008, ma il voto del Parlamento è previsto nei prossimi mesi.

    Il nuovo testo contiene principi che fanno a cazzotti con la libertà di stampa. Fino ad oggi il principio è stato piuttosto semplice: l'Europa nega l'accesso ai documenti che, se pubblicati, metterebbero a rischio il processo di decision-making «a meno che non ci sia un interesse pubblico predominante». Nella bozza, su quest'ultima frase è stata tirata una riga sopra. Soppressa.

    Tra i punti più contestati c'è la definizione di "documento". Se fino ad oggi ogni pezzo di carta (o quasi) può essere letto da chiunque, secondo il nuovo testo potranno essere divulgati solo quelli ufficialmente registrati o già trasmessi ai destinatari. «In sostanza potremo leggere solo i testi finali di qualsiasi provvedimento e non tutte quelle carte che sono state scritte prima dell'approvazione», spiega Guido Scorza, avvocato ed esperto di diritto dell'informazione.

    Cosa rimarrà fuori dal cono di luce? «Lettere più o meno informali, report di riunioni preparatorie, forse anche molti studi commissionati da Bruxelles per consentire alla Ue di assumere una posizione formale in merito ai temi più disparati». Insomma, chi vorrà indagare in profondità, dietro le quinte dei processi decisionali del moloch europeo incontrerà molte difficoltà. Anche solo conoscere le opinioni personali dei nostri rappresentanti europei diventerà un'impresa impossibile. Ma è sull'utilizzo dei dati che l'Europa rischia un pericoloso dietro-front. Nella bozza che si sta studiando in questi mesi vengono posti paletti molto precisi: in sostanza si potrà solo chiedere una versione stampata di un database oppure navigarlo via web, ma solo «utilizzando gli strumenti già a disposizione». Una frase criptica che Scorza interpreta così: «Ci si dovrà accontentare dei dati così come ce li presentano da Bruxelles. Non potremo estrarli né incrociarli con altri dati e numeri per ottenere nuove informazioni. In questo modo l'Europa tutela la privacy e l'interesse pubblico, mettendo però in secondo piano il principio della trasparenza». Con buona pace del giornalismo investigativo, che potrebbe ritrovarsi in mano un'arma spuntata.

    Per fare un esempio: potremo sapere quanto ha guadagnato una società per aver realizzato una consulenza in un paese europeo, ma non sarà più possibile confrontare i dati di altri paesi e scoprire che, magari, quella società ha ottenuto ricchi contratti di consulenza anche in molti altri stati membri.

    Dulcis in fundo, i documenti che si salveranno dalla mannaia del nuovo regolamento potranno essere forniti dopo un tempo massimo di 45 giorni, mentre fino ad oggi il limite è fissato a 30 giorni. Cittadini e giornalisti potrebbero quindi accedere a informazioni ormai già superate dagli eventi.

    Intanto la lettera aperta comincia a fare breccia: Michael Mann, portavoce del vice-presidente della commissione Maros Sefcovic, ha recentemente dichiarato che «la Commissione Europea non ha alcuna intenzione di limitare l'accesso ai dati» ed è disponibile «a discutere un testo alternativo. L'importante è che si raggiunga l'obiettivo: più chiarezza per tutti, cittadini e istituzioni».

    Si preannuncia uno scontro con il Parlamento europeo, che già più di un anno fa ha approvato una risoluzione in cui chiede che il regolamento 1049 venga modificato, sì, ma per ampliare il diritto all'accesso dei cittadini.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/com%C3%A3%C2%A8-brutta-la-censura-ue/2143744

    La dichiarazione del gruppo UE-27 sulla crisi del debito: il testo completo

    venerdì 28 ottobre 2011

    ECCO COSA SI SONO DETTI I MEMBRI DEL CONSIGLIO EUROPEO IL 26 OTTOBRE.SINTESI DELLE PROSSIME MOSSE FINANZIARIE DICHIARATE AL PUBBLICO...C'E' DA LEGGERE TRA LE RIGHE FACENDO TESORO DI QUANTO DA TEMPO VI ANDIAMO DICENDO.

    Nella riunione del 26 ottobre, in linea con il paragrafo 7 delle conclusioni del Consiglio europeo del 23 relazioni ottobre concerning tra l’UE e la zona euro, i membri del Consiglio europeo sono stati informati dal Presidente Van Rompuy sullo stato dei preparativi del vertice euro che si svolgono nel corso della giornata.
    Hanno discusso della situazione e sottolineato la loro comune volontà di fare tutto il possibile per superare la crisi e per aiutare affrontare in uno spirito di solidarietà sfide che attendono l’Unione europea e la zona euro.
    Essi hanno accolto favorevolmente il consenso sulle misure volte a ripristinare la fiducia nel settore bancario raggiunto dal Consiglio (Ecofin) il 22 ottobre. Su questa base, hanno concordato il testo allegato alla presente dichiarazione soggette a un accordo sulle misure indicate in questo testo fanno parte di un pacchetto più ampio, comprese le decisioni che dovrà assumere riunione odierna del vertice euro. Il Consiglio (ECOFIN) completerà il lavoro e adottare le necessarie misure di follow-up.

    Consenso sul pacchetto di prestazioni bancarie
    Misure per ristabilire la fiducia nel settore bancario (pacchetto di prestazioni bancarie) sono urgenti e necessari nel contesto di rafforzare il controllo prudenziale del settore bancario dell’UE. Queste misure dovrebbero riguardare:
    • La necessità di assicurare il finanziamento a medio termine delle banche, al fine di evitare una stretta creditizia e per salvaguardare il flusso del credito all’economia reale, e per coordinare le misure per raggiungere questo obiettivo.
    • La necessità di migliorare la qualità e la quantità del capitale delle banche di resistere a urti e per dimostrare questo miglioramento in modo affidabile ed armonizzato.
    Finanziamento a lungo termine
    Le garanzie sulle passività della banca sarebbero necessari per fornire maggiore sostegno diretto alle banche l’accesso ai finanziamenti a lungo termine (finanziamenti a breve termine sono disponibili presso la BCE e le banche centrali nazionali), se del caso. Anche questa è una parte essenziale della strategia per limitare le azioni deleveraging.
    Un semplice ripetizione dell’esperienza 2008 con piena discrezionalità a livello nazionale nella creazione di schemi di liquidità non può fornire una soluzione soddisfacente attuali condizioni di mercato. Quindi un approccio realmente coordinato a livello UE è necessaria per quanto riguarda i criteri di ingresso, prezzi e condizioni. La Commissione dovrebbe urgentemente esplorare insieme con la BCE EBA, BEI, le opzioni per il raggiungimento di questo obiettivo e riferire al CEF.

    Capitalizzazione delle banche
    Capitale previsto: C’è un ampio accordo su che richiedono un rapporto di capitale significativamente maggiore di 9pc della capitale più alta qualità e dopo aver considerato per la valutazione di mercato delle esposizioni debito sovrano, sia alla data del 30 settembre 2011, per creare un buffer temporaneo, che si giustifica con la circostanze eccezionali. Questo obiettivo quantitativo del capitale dovrà essere raggiunto entro il 30 giugno 2012, sulla base di piani concordati con le autorità di vigilanza nazionali e coordinato da EBA. Questa valutazione prudente non influisce sulle norme relative al bilancio. Le autorità nazionali di vigilanza, sotto gli auspici del EBA, deve assicurare che i piani delle banche ‘per rafforzare il capitale non portano a riduzione della leva finanziaria eccessiva, tra cui il mantenimento del flusso di credito verso l’economia reale e tenendo i livelli di esposizione del conto corrente del gruppo comprese le loro filiali in tutti gli Stati membri, consapevoli della necessità di evitare indebite pressioni sulla estensione del credito nei paesi di accoglienza o nei mercati del debito sovrano.


    Finanziamento di aumento di capitale
    Le banche dovrebbero prima di utilizzare fonti di capitali privati, anche attraverso la ristrutturazione e la conversione di debiti in strumenti di capitale. Le banche dovrebbero essere soggetto a vincoli per quanto riguarda la distribuzione dei dividendi e dei pagamenti di bonus fino a quando l’obiettivo è stato raggiunto. Se necessario, i governi nazionali dovrebbero fornire supporto, e se questo supporto non è disponibile, ricapitalizzazione dovrebbe essere finanziata tramite un prestito della EFSF nel caso dei paesi della zona euro.

    Aiuti di Stato
    Qualsiasi forma di sostegno pubblico, sia a livello nazionale o di livello europeo, sarà soggetto alle condizioni della corrente speciale quadro di crisi gli aiuti di Stato, che la Commissione ha indicato verrà applicato il principio di proporzionalità necessaria in considerazione del carattere sistemico della crisi.

    FONTE

    Lo stato dell’Unione

    sabato 27 agosto 2011


    Un’unione politica senza politica economica, una moneta senza stato, una forma di governo senza governo e senza bilancio. L’integrazione europea si è appiattita sul mercato ma l’Europa non si esaurisce nelle politiche liberiste. Quello che serve sono nuove basi democratiche per il processo d’integrazione.
    L’esplosione della crisi finanziaria ha evidenziato tutti i gangli scoperti della costruzione europea: un’unione politica senza politica economica, una moneta senza Stato, una forma di governo senza governo e senza bilancio.

    Né avrebbe potuto essere diversamente. È stata la stessa Unione europea a stabilire che le politiche di spesa avrebbero dovuto essere eterodeterminate sulla base di un mero fattore quantitativo: il prodotto interno lordo. E finanche la possibilità di avviare, a livello europeo, un’altra politica monetaria è stata rigidamente esclusa dalla stessa Banca centrale la cui funzione sistemica è sempre stata solo quella di impedire l’inflazione. Né tanto meno è mai stato a essa consentito – secondo Statuto – di intervenire a sostegno delle finanze disastrate di uno stato membro (no bail out). Basti solo pensare che quando la crisi è arrivata ad aggredire uno dei suoi membri (la Grecia), l’Unione europea, pur di non contravvenire al dogma liberista, non ha esitato a prendere in considerazione finanche la possibilità di espellere definitivamente lo Stato ellenico dalla sua compagine.
    L’assenza di vocazione statale da parte dell’Unione non avrebbe potuto esprimersi in modo più chiaro. Un’assenza che è la causa preminente della “paralisi decisionale” dell’Ue e della sua congenita inettitudine a fronteggiare le emergenze. D’altronde, in ambito europeo non solo non vi è un organo dotato di poteri di crisis management (non lo è la Bce, ma non lo è nemmeno la Commissione o il Consiglio). Ma nemmeno avrebbe potuto esserci. La sola eventuale previsione di una crisi economica e finanziaria di tipo strutturale avrebbe voluto dire, da parte dell’Unione, smentire risolutamente se stessa, la sua incrollabile fiducia nella stabilità del sistema, il suo funzionalismo, le sue certezze “finanziarie”: la centralità della moneta, l’equilibrio finanziario, il patto di stabilità, la libertà di concorrenza, i divieti di aiuti di stato.
    Assumersi a priori il rischio di una crisi finanziaria avrebbe, in altre parole, voluto dire, da parte delle istituzioni dell’Unione, misurarsi con le politiche di intervento economico e ammetterne la pregnanza e la legittimità. Un’eventualità che l’Unione europea non ha mai voluto prendere seriamente in considerazione, almeno fino all’esplodere della crisi greca quando la Bce si è trovata costretta a infrangere il suo statuto e i governi a erigere muri di denaro a difesa non solo della Grecia, ma innanzitutto dell’euro. La strategia di “salvataggio” predisposta è nota: l’Unione si impegna a intervenire a sostegno della Grecia e di tutti gli stati in difficoltà, ma solo a condizione che essi adottino draconiane misure di risanamento, incisive politiche di smantellamento dello Stato sociale e di compressione dei diritti.
    Di qui l’esigenza di invertire la rotta e di pensare a un’altra Europa, ridefinendo dal basso le condizioni del processo di integrazione. Condizioni che non possono più essere quelle dettate dall’ideologia liberista e dal potere tecnocratico. Perché ciò di cui l’Europa ha oggi vitale bisogno è innanzitutto un governo dell’economia, da realizzarsi attraverso una compiuta e radicale riformulazione dei parametri di Maastricht. Altri dovranno, in futuro, pertanto essere i cardini del processo di integrazione europeo: la piena occupazione, l’introduzione del reddito minimo garantito, la costruzione di un welfare europeo inclusivo (e non più disegnato – così come lo è stato in passato a livello nazionale – attorno alla figura del cittadino, maschio, lavoratore).
    Per uscire dalla drammatica crisi in cui l’Europa è oggi precipitata vi è pertanto una sola via d’uscita: ridurre le disuguaglianze economiche che sono vertiginosamente cresciute nel corso della globalizzazione capitalista e provare a offrire risposte concrete e “inclusive” a quegli europei(cittadini e migranti) che, in questi anni, hanno dovuto subire l’aggressione sociale sferrata dallanew economy.
    Ma la costruzione di un’Europa sociale non può però discendere solo da un mero aggiustamento dell’assetto istituzionale dell’Unione europea o delle sue finalità originarie. Per perseguire tale risultato è necessario piuttosto una sua rifondazione. Anche perché il processo di integrazione è nato ed è stato avviato con un mandato politico ben preciso: “l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria” (art. 2 CE). Nel suo codice genetico, dei progetti di costruzione di un’Europa politica e sociale non v’è traccia.
    A imporsi nella fase di progettazione dell’Europa unita è stata piuttosto l’ideologia del comunitarismo mercatista: un’ideologia del tutto sprovvista di una coerente dimensione politica e intenzionalmente protesa a trascurare ogni altra possibile declinazione del cammino comunitario (in senso sociale, costituzionale, culturale, civile).
    A seguito della svolta comunitaria della fine degli anni cinquanta inizia così progressivamente a emergere, sul terreno politico e sociale, un’Europa contraddittoria, recalcitrante, strabica. Con un occhio rivolto alla costruzione dello stato sociale (a livello nazionale) e con l’altro intento, invece, a sostenere i processi di liberalizzazione dei mercati (a livello comunitario). Insomma per dirlo à laGilpin: “Smith all’estero, Keynes in patria”.
    Due processi paralleli, destinati a divaricarsi sempre più nel corso del “glorioso trentennio”, per poi progressivamente convergere. Fino a saldarsi definitivamente a Maastricht.
    Con la stesura del Trattato di Maastricht ogni stonatura tra le due Europe” viene pertanto risolta. Le politiche di coesione sociale subiscono in tutti i paesi europei una straordinaria battuta di arresto. E finanche gli indirizzi politici nazionali, incalzati dai contenuti del nuovo Trattato, si convertiranno, in breve tempo, alle ragioni del patto di stabilità. Una spirale, questa, che avvolge anche l’ordinamento italiano costringendo improvvisamente all’ineffettività le disposizioni di impianto sociale della Costituzione.
    Ciononostante l’identità europea continua, ancora oggi, a preservare (seppure a stento) una suaoriginale e spiccata connotazione. Anche se – a parere di chi scrive – la sua essenza non andrebbe però confusa con gli odierni assetti dell’Unione europea o l’acquis communautaire. L’Europa, come noi la intendiamo, non è quella dei Trattati. La sua identità non è data dalle sentenze della Corte di giustizia, dalle risoluzioni dei Comitati e nemmeno dai rapporti delle Agenzie. Né tanto meno essa risiede, in alcun modo, nell’ideologia del mercato. Queste componenti anzi – se così si può dire – hanno tendenzialmente operato nei confronti dell’Europa in direzione “ostinata e contraria”, cercando, tappa dopo tappa, di mitigarne il significato, di coartarne l’essenza, di vanificarne le istanze più progressive.
    L’identità dell’Europa risiede, piuttosto, nel suo modello sociale, nella sua sperimentata capacità di piegare gli assetti della produzione capitalista alle istanze di giustizia sociale, nella correlata attitudine a regolare le dinamiche del mercato vincolandole concretamente al perseguimento di politiche redistributive e al soddisfacimento dei bisogni. È questa l’Europa alla quale bisogna tornare a guardare. Il contributo di civiltà che l’Unione è oggi chiamata a dare ai processi di globalizzazione non può, pertanto, continuare a essere l’etica del mercato. Né tanto meno può essere il liberismo la via che, in un futuro (più o meno prossimo), potrebbe consentire all’Ue di divenire un esempio attraente per tutto il mondo.
    Ecco perché l’Europa non può continuare a essere una realtà eterodiretta dalle banche e dalle agenzie di rating. Ciò di cui essa ha invece bisogno è piuttosto una nuova politica europea. Una politica all’altezza delle sfide che la (post)modernità le pone, ma allo stesso tempo capace anche di farsi carico dei drammi sociali dell’intero continente: dalla condizione dei migranti al vertiginoso aumento delle disuguaglianze sociali, dalle questioni ambientali all’espansione delle aree di povertà. Vere e proprie distorsioni del sistema che l’intransigente ostentazione del mercatismo comunitario ha, in questi anni, contribuito ad accrescere oltre misura.
    Di Europa continua quindi a esserci ancora oggi bisogno. Anzi potremmo quasi dire che – mai come oggi – l’Europa ha bisogno di Europa. E cioè a dire di una dimensione sovranazionale concreta capace di invertire la rotta monetarista e di rifondare progressivamente la coesione sociale tra e all’interno delle società europee. Solo così sarà possibile in futuro tornare a connettere potere e diritti, politica e democrazia.
    Ma, a giudizio di molti, il mutamento di paradigma economico e sociale, da parte dell’Unione europea, sarebbe già avvenuto. A tal punto che sarebbe stato proprio l’abbandono dell’ortodossia liberista ad aver consentito all’Unione di “reggere” di fronte alla debacle finanziaria globale di questi anni. Il merito principale di questa svolta viene solitamente ascritto al Trattato di Lisbona, il cui impianto sarebbe stato scrupolosamente delineato nel corso del 2007 con un occhio rivolto alla (allora imminente) crisi economica. E tutto ciò al fine precipuo di arginarne gli effetti.
    E le ragioni parrebbero non mancare. Tra le istanze che sono divenute parte integrante del nuovo Trattato troviamo oggi la “giustizia sociale”, lo “sviluppo sostenibile dell’Europa”, la “crescita economica equilibrata”; l’impegno dell’Unione contro “l’esclusione sociale e le discriminazioni”. E finanche il principio della “economia di mercato aperta e in libera concorrenza” parrebbe essere stato definitivamente soppiantato da quello della “economia sociale di mercato fortemente competitiva” (art. 3.3 TUE): una vera e propria inversione di rotta, prevalentemente imposta – si è detto – dalla condizione di smarrimento nella quale sarebbe, in breve tempo, piombata l’ideologia mercatista nel corso degli ultimi anni.
    Ma tutto ciò non convince. Il mutamento di paradigma sociale introdotto dal Trattato di Lisbona è un mutamento più enunciato che praticato, anche perché sguarnito di tutti quei congegni giuridici e sociali necessari ad assicurarne l’efficacia. È come se – per dirla banalmente – il Trattato di Lisbona, constatati i guasti e preso atto del fallimento del modello liberista dell’Unione, abbia poi deciso di proseguire sulla stessa strada.
    A tale riguardo va, altresì, evidenziato che il millantato passaggio a un’economia sociale (seppure di mercato) è oggi espressamente contraddetto dai contenuti del Protocollo n. 27 (“Mercato interno e sulla concorrenza”) e, soprattutto, dal Trattato sul funzionamento. Dall’art. 119 TFUE apprendiamo, infatti, che v’è una sola soluzione per realizzare le ambiziose istanze contemplate dall’art. 3 del TUE (lo “sviluppo sostenibile dell’Europa”, “una crescita economica equilibrata”, la “tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente”, la lotta contro “l’esclusione sociale e le discriminazioni”). E questa soluzione è ancora – e non potrebbe che essere, vista l’ispirazione ideologica dei Trattati – l’economia di mercato aperta e in libera concorrenza.
    A fronte di tale “dogma” a nulla serve ricorrere a suggestivi espedienti retorici per provare a coniugare ciò che coniugabile non è: la giustizia sociale (art. 3.3 TUE) e il divieto di “non discriminazione” in base al patrimonio (art. 21); il primato della “economia di mercato aperta e in libera concorrenza” (art. 119 TFUE) e la lotta contro “l’esclusione sociale e le discriminazioni” (art. 3.3 TUE).
    Per superare tale impasse c’è bisogno d’altro. E soprattutto c’è bisogno di comprendere che il primato del mercato non è un dato imposto dalla natura, che il dominio dell’economico non segna la “fine della storia” e che, in definitiva, finanche gli orizzonti di senso possono oggi essererifondati a partire dai bisogni.
    A chi, in definitiva, ancora oggi ci presenta il futuro dell’Europa come un sistema chiuso, post-politico, rigidamente modellato sui principi del monetarismo, che non consente scelte diverse, è necessario cominciare a opporre la politica che è, per definizione aristotelica, “l’arte delle scelte”.
    D’altronde – come abbiamo appreso dalla stessa “Scuola di Friburgo” – anche il mercato, le sue dinamiche, i suoi assetti, sono espressione di una decisione politica. Nulla avviene spontaneamente nel diritto. E ancor meno in politica e in economia. E se ciò è vero, in via di principio, lo è tanto più se ci si riferisce alla vicenda europea dove per assecondare le ragioni del mercato gli esecutivi statali hanno, in questi anni, dovuto operare politicamente frantumando corazze nazionali, travolgendo resistenze sociali, spianando montagne.
    Per la costruzione del dominio del mercato – anche se ciò può apparire paradossale – sono state nel recente passato intraprese vere e proprie imprese titaniche. Imprese del tutto affini (nelle modalità, ma non nei contenuti) a quelle che, nel corso dei “Trente glorieuses”, avevano consentito alle singole nazioni di instaurare in tutta Europa lo stato sociale. E questa volta anche con qualche eccesso di dirigismo in più, vista l’estrema complessità degli obiettivi che gli stati europei si erano ora ambiziosamente prefissi.
    Anche il Trattato di Lisbona ci pone, pertanto, ancora una volta al cospetto di una Europa vincolata all’ideologia liberista: senza un orientamento “costituzionale”, senza un orizzonte sociale, senza una coerente prospettiva politica. Il modello di sviluppo che l’Unione europea continua ancora oggi a propinare ai suoi popoli è, d’altronde, sempre lo stesso: quello del dominio assoluto del mercato, dello smantellamento delle garanzie sociali, della “flessibilità” del lavoro. Un modello che punta, giorno dopo giorno, trattato dopo trattato, crisi dopo crisi, a scaricare tutti i costi del sistema e le sue contraddizioni sul lavoro salariato, sullo stato sociale, sul precariato.
    E anche oggi, a fronte di una crisi finanziaria devastante e senza precedenti, l’Unione, anziché provare a concepire un piano europeo di intervento pubblico, ha ancora una volta preferito procedere in ordine sparso, confidando nei vecchi feticci del capitalismo globale, nelle energie del mercato, nel funzionalismo comunitario.
    È questo il modello sociale avallato dal Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, il cui “pacchetto globale di misure” prevede, tra l’altro, la ricontrattazione degli “accordi salariali” nel pubblico impiego per assimilarli “allo sforzo di uniformità del settore privato”; la promozione di una maggiore flessibilità nei rapporti di lavoro; un articolato sistema di interventi sulla “sostenibilità di pensioni, assistenza sanitaria e prestazioni sociali” e così via. E tutto ciò nel “nobile” tentativo di impedire che il “virus greco” possa in futuro contagiare anche gli altri Paesi europei, esponendo le loro rispettive economie alle insidiose manovre speculative dei mercati finanziari.
    Ci si è dimenticato però di precisare che se ciò è, in questi anni, avvenuto lo si deve anche alla circostanza che gli Stati anziché riformare il sistema finanziario (dopo la crisi del 2008) lo hanno sostenuto e aiutato a divenire ancora più aggressivo di quanto prima non fosse. Che l’Unione europea non ha mai voluto contrastare la speculazione internazionale con efficaci imposizioni fiscali sulle transazioni. Che non si è inteso – almeno fino a oggi – procedere all’istituzione di agenzie europee di rating pubbliche.
    La crisi finanziaria, più che innescare l’auspicata inversione di tendenza verso un’Europa “sociale”, parrebbe pertanto essere stata assunta dai governi europei come l’ultimo pretesto per regolare definitivamente i conti con ciò che rimaneva dello stato sociale nei singoli paesi dell’Unione.
    Di qui il delinearsi di un’offensiva politica insidiosa e pervasiva destinata a risolversi, da una parte, in una vera e propria azione di demolizione della sanità, dell’istruzione, della previdenza sociale, del lavoro (decurtazione degli stipendi, riduzione dei salari nominali, inasprimento delle forme di precarizzazione nell’accesso al lavoro). Dall’altra in una spinta selvaggia verso le privatizzazioni e la svendita di immensi patrimoni nazionali.
    La drammatica crisi in cui versa il progetto europeo esige, soprattutto dopo i traumatici eventi di questi giorni, una svolta radicale dal cui esito dipenderà il futuro dell’ordinamento dell’Unione. Per l’Europa è giunto, pertanto, il momento di decidere se continuare ad essere uno stantio luogo di intese tecniche e normative (fra élites, poteri economici, lobbies finanziarie, governi) oppure se voltare pagina, provando a rilanciare su basi democratiche il processo di integrazione. Un percorso certamente arduo e del quale, a tutt’oggi, non si intravedono neppure le premesse, ma tuttavia possibile. Ma ad una sola condizione: che l’Europa non continui più a diffidare del demos, della sovranità, della democrazia.



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