di Maria Melania Barone
L’agenzia di stampa internazionale Reuters rende noto che Il Governo ed il Ministero degli interni spagnolo stanno valutando di applicare i reati di ammutinamento e di insubordinazione a tutti gli agenti che, durante le manifestazioni svoltesi ieri nella capitale spagnola, hanno deciso di togliersi il casco in segno di rispetto verso il popolo che stava combattendo. Nel caso specifico l’evento è accaduto in uno dei tanti cortei e, precisamente in quello di ACAMPADA, dove sfilavano alcuni funzionari del governo per protestare contro l’austerity e contro i tagli. In quest’occasione la polizia, che era stata mandata già con indumenti antisommossa, caschi, manganelli e scudi, ha deciso di togliere i caschi e passare dalla parte dei manifestanti.
In altri cortei questo singolare evento non è accaduto. In alcuni gruppi di manifestanti di sinistra ad esempio, si sono avuti veri e propri massacri ad opera della polizia iberica.
Ma il corteo partito da Nettuno che stava sfilando a Puerta del Sol questa notte ha dato inizio ad un vero e proprio cambiamento alla volovento di rivoluzione. I reati ascrivibili dal Governo sono quelli di ammutinamento ed insubordinazione. La colpa è quella di aver mostrato un gesto di simbolico rispetto per il popolo e di essersi spontaneamente uniti ai manifestanti.
Una delle pallottole di gomma sparate dalla polizia contro i manifestanti
Traduzione Free Italy per Free-Italy.info
Madrid-Duri scontri tra polizia e manifestanti durante la "marcha minera".La polizia ha sparato alcune pallottole di gomma per disperdere i manifestanti che protestavano a Madrid contro le misure di austerity annunciate dal Governo spagnolo. Numerose persone risultano ferite a seguito degli indicenti.
Gli scontri sono iniziati quando alcuni manifestanti hanno cercato di sfondare i blocchi che circondavano il Ministero dell'Industria e hanno iniziato a lanciare petardi e pietre contro i furgoni della Polizia. Gli agenti in tenuta anti sommossa hanno risposto sparando pallottole di gomma.
Secondo i tg locali, sono numerosi i manifestanti feriti e in stato di fermo. La "marcha negra" convocata dai sindacati a sostegno della colonna dei 200 minatori del carbone, che erano giunti lo scorso martedì nella capitale dopo aver trascorso le ultime tre settimane tra varie proteste nel Nord del paese iberico,era partita poco prima di mezzogiorno dalla centrale Plaza de Colón con arrivo stabilito presso la sede del Ministero dell'industria.
E ti pareva. Il governo italiano non tollera critiche, come dimostra il caso della furiosa reazione di Monti alle parole del leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha parlato di una macelleria sociale causta dai provvedimenti dell’esecutivo.
E non tollera proteste. Sta succedendo in questi momenti a Villa San Giovanni, dove il Movimento dei Forconi continua il suo presidio per di no alla politica sanguisuga del governo. La tensione è alta. Il traffico scorre lento all’ombra dello Stretto ed è appena arrivata la polizia in tenuta anti-sommossa. Ci risiamo. Siciliani ridotti alla fame, trattati come terroristi e non è la prima volta. Ricordate che è stato loro impedito di partecipare alle commemorazioni di Giovanni Falcone per motivi di ordine pubblico?
L’unica nota positiva, è che a quanto pare, il questore di Reggio Calabria, si sarebbe impegnato a convocare i media nazionali, che come al solito fanno gli gnorri, dinnanzi alle sacrosante proteste che arrivano dal Sud Italia. Vi terremo aggiornati.
Incontrano un anziano di notte in una strada di Milano e lo massacrano di botte. Poi lo denunciano per resistenza a pubblico ufficiale. Smascherati dalle immagini riprese da alcune telecamere, finiscono in manette.
Sarà che siamo sensibili al tema, ma ci sembra proprio che gli episodi di ‘Malapolizia’ in questo paese stiano diventando sempre più numerosi e inquietanti. Altro che mele marce.
L’ultimo episodio è accaduto a Milano, dove due agenti di Polizia in borghese hanno prima riempito di botte un anziano e poi lo hanno denunciato con l’intento di farlo arrestare per “resistenza a pubblico ufficiale”. Ma sono stati scoperti grazie alle immagini registrate da alcune telecamere presenti sul luogo del pestaggio e arrestati. Violenti e sbadati. I poliziotti arrestati hanno circa 24 anni e sarebbero in servizio da appena un anno.
Le accuse nei loro confronti sono lesioni gravissime, falso ideologico (perché hanno dichiarato il falso dicendo che l'anziano era caduto a seguito di una spinta), e calunnia (per aver denunciato di essere stati aggrediti dall’uomo).
I due appartenenti agli apparati di sicurezza, Federico Spallino e Davide Sunseri, hanno aggredito il 64enne Luigi Vittorino Morneghini verso le tre di notte del 21 maggio scorso, e lo hanno pestato così forte da rompergli numerose ossa della faccia (le fratture procurate in totale sono una quarantina) tanto da deformargli il volto in maniera permanente. Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza – che hanno corroborato la versione di una donna di 50 anni che si trovava in quel momento in compagnia del malcapitato - mostrano i due che incontrano casualmente l’uomo per strada, cominciano a parlarci e poi cominciano a picchiarlo selvaggiamente con pugni e calci in pieno volto prima in mezzo ad una strada nella zona della Darsena, in Viale Gorizia, poi in un luogo più appartato a poca distanza dove avevano trascinato la vittima.
L’arresto è stato disposto dal Gip Alessandra Clemente che ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal secondo dipartimento della procura di Milano. Ha scritto la Pm Tiziana Siciliano chiedendo l’arresto dei due agenti: «Nemmeno un pubblico ministero con anni di esperienza quale chi scrive avrebbe mai potuto immaginare la reazione fredda ma bestiale dei due» che dovrebbero essere «rappresentanti dell'ordine». Anche in questo caso, come in quello del romano Stefano Gugliotta, delle riprese hanno permesso di stabilire la verità dei fatti. Ma in quanti altri casi non ci sono telecamere a testimoniare gli abusi e le vere e proprie torture inflitte dagli uomini in divisa al malcapitato di turno? Quanti di questi abusi non vengono neanche denunciati dalle vittime per paura di ritorsioni?
FONTE
Finalmente anche le nostre amate forze dell'ordine si sono rese conto della situazione e attraverso questo comunicato spiegano il perchè della loro decisione.Meglio tardi che mai!
CLAMOROSO ARTICOLO DI DEBORA BILLI CHE SU BLOGSFERE CI AVVISA: NELLE LIBERALIZZAZIONI SPUNTANO LE CARCERI PRIVATE!E' UN ATTO GRAVISSIMO CHE FA PARTE DI UN PIANO DI DITTATORIALE EUROPEO E CHE COMPRENDE L'EUROGENDFOR E IL FONDO SALVA STATI!LEGGETE E DIFFONDETE!
Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto “liberalizzazioni” i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all’articolo 44, mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola. Il provvedimento si chiam...a Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggidì. Leggetelo, lo trovate qui.
Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia.
Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, è affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ciò in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell’edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti. Quelli di serie A, naturalmente, perché quelli di serie B saranno il “prodotto”, ovvero coloro su cui si farà business. Un tot a carcerato. E il carcere, naturalmente, dovrà essere sempre pieno altrimenti non conviene: non buttate più cartacce per terra, mi raccomando.
C’è dell’altro: Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento.
In soldoni, è fatto obbligo di far partecipare le banche alla spartizione della torta. Torta di denaro pubblico, perché è sempre lo Stato che paga. A meno che non si voglia far lavorare a gratis i detenuti, in concorrenza con le aziende, e con il compenso intascato dall’”imprenditore carcerario”. Funziona così, in USA. Siamo fiduciosi che, nel decreto “privatizzazioni”, si privatizzerà anche il lavoro schiavo dei carcerati.
Io credo che un provvedimento del genere avrebbe meritato un dibattito pubblico in un “Paese normale”. Che una simile cessione di democrazia, di controllo e di libertà da parte dello Stato dovrebbe essere ben conosciuta dai cittadini e dall’opinione pubblica, e non infilata di soppiatto tra gli articoli mentre il gregge è distratto a pensare ai taxi.
Ma non finisce qua!Il progetto prosegue ma è iniziato tanto tempo fa.Altri due tasselli del piano dittatoriale europeo sono l'Eurogendfor e il Mes.Mentre la polizia europea rappresenta già una verità,il Mes deve ancora essere approvato.Vorrebbero farlo entro luglio..speriamo che l'informazione sul Meccanismo di stabilità europea impedisca la sua entrata in vigore!
EUROGENDFOR,LA POLIZIA EUROPEA AL SERVIZIO DI ONU E NATO.E CON POTERI ILLIMITATI...
Si chiama Eurogendfor. Una siglia, solo una sigla apparentemente innocua, che però in italiano diventa "Gendarmeria europea". Proprio in questi giorni, circondata da uno strano silenzio della stampa, è in discussione presso le commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.
Andando a scavare nella documentazione dell'Unione Europea risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo organismo. Sulla carta è nato il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Ne fanno parte non tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.
Una forza pre-organizzata, robusta e rapidamente schierabile, composta esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare, al fine di svolgere tutti i compiti di polizia nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi. Dal 17 Dicembre 2008, fa parte a pieno titolo di Eurogendfor anche la Gendarmeria romena, portando quindi a sei il totale degli Stati membri.
Eurogendfor può contare su una forza di 800 "gendarmi" mobilitabile in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel de haut Niveau, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali.
Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al parlamento europeo. Dunque, a chi risponde?
La sede del Quartier generale di Eurogendfor è in Italia, precisamente nella Caserma Chinotto a a Vicenza, dopo un lungo e silenzioso negoziato con la solita Francia. Ma a cosa serve, e soprattutto perché tanto silenzio? Non lo sappiamo per certo, ma la circostanza del silenzio mediatico pone determinati e seri interrogativi, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni articoli del trattato prevedono una totale immunità giudiziaria a livello nazionale ed internazionale.
Non solo. L'articolo 21 del trattato di Velsen prevede infatti l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Queste sono le inquietanti protezioni di cui la struttura si è dotata. Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c'è un'intera sezione intitolata "Missions and tasks", in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare "anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile", in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all'autorità civile o sotto comando militare.
Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a Eurogendfor: tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria, controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale, dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.
Forse il vero scopo di Eurogendfor è proprio in questo ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno, che ad uno di polizia. E’ stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una Polizia, ma qualcosa di simile al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, all'OVRA di Mussolini, alla Gestapo di Hitler.
In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato ad ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull’impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.
In pratica, è un altro pezzo di democrazia che va via, che toglie potere ai parlamenti regolarmente eletti. L'opinione pubblica non lo sa, perché i mezzi d'informazione tacciono. Sappiamo infatti tutto sulle liberta sessuali del Premier, ma poco su quelle civili di noi tutti. Quando la democrazia va in deficit, l’informazione si adegua?
UE,ARRIVA IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA':ORA L'UE POTRA' SVUOTARE LE CASSE DEGLI STATI QUANDO E COME VORRA'.
Un nuovo trattato trattato europeo, di cui nessuno ha sentito parlare? Ebbene si. E' un trattato che riguarda tutti i paesi dell'eurozona. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi interessati non circoli assolutamente alcuna informazione su questo trattato. La ragione è che è molto pericoloso per i cittadini! Non dovreste saperne niente prima che le cose non siano diventate definitive!
Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES): da non confondere con i predecessori, i fondi di soccorso europei MESF e FSFE, di cui si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni !!! Il FSFE è dotato di massimo 440 miliardi attualmente, ossia 1320 euro per euro-cittadino.Il MES sostituirà i due precedenti e avrà la facoltà di svuotare le Casse degli Stati quando e tutte le volte lo vorrà. Il MES non ha limiti. Il Consiglio del MES sarà composto dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno i Governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. I parlamenti nazionali non avranno voce in capitolo sul MES, né sui suoi Governatori che godranno di una totale immunità (come del resto tutti i suoi dipendenti).
Fino a oggi Bruxelles ha reso pubblico un unico esemplare del trattato... in inglese! (il 96,5%della popolazione dell'eurozona parla altre lingue!).Qui potevate trovare il file pdf che infatti vi consigliavo di salvarvi e leggere.Me ne sono accorto grazie a una segnalazione su Facebook oggi(4/2/2012).La censura come vedete è in atto(vedi screenshot).Non disperate,l'avevo salvato e lo ricarico in formato pdf più in basso.
ECCO IL PDF DEL MECCANISMO DI STABILITA' EUROPEA,L'ULTIMO MOSTRO PARTORITO DAI BUROCRATI DI BRUXELLES
IL TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA' (ESM)
E' stato firmato l'11 luglio 2011. Curiosamente nessun giornale francese o internazionale vi ha consacrato il sia pur minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Normalmente tali ratifiche sono una semplice formalità ed è poco probabile che i deputati abbiamo già capito che il testo significa la fine del potere supremo del parlamento, quello di decidere il bilancio. E quando le Casse saranno vuote, anche noi dovremo stringerci la cintura sempre di più per salvare l'euro e le banche. Bruxelles vuole che i Parlamenti dell'eurozona diano il loro accordo entro il 31 dicembre 2011.
MES IL NUOVO DITTATORE EUROPEO
E' questo il futuro dell'Europa? E' questa la nuova UE?Una Europa senza democrazia sovrana ?
E' questo che volete ?
Se non lo volete, inviate le petizioni per email ai membri del vostro Parlamento.
Per la Germania tramite Abgeordnete.de
Il trattato diventa definitivo quando i parlamenti dei 17 paesi dell'eurozona lo avranno ratificato. Le ratifiche dovranno avvenire entro il 31 dicembre 2011.
Che aberrazione è mai questa ?
Questa è stata la mia reazione quando vidi per la prima volta il video. Non è possibile una cosa simile!!! Un'organizzazione che può svuotare le casse degli Stati così? Viviamo in un paese democratico o no? Ho tuttavia fatta la ricerca dei testi ufficiali, è nel Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di Stabilità (MES).
Ma com'è possibile nel contesto dei trattati dell'Unione europea? E' un ampliamento illegale delle competenze dell'Unione! Cercando ulteriormente, sembrerebbe che siano intervenute tante decisioni discrete, prese rapidamente per rendere «possibile» l’attuazione di questo MES.
Sono sicuro che se dei politici in Francia volessero creare un club, con la prerogativa di potere svuotare le casse dello Stato quando vuole e quanto vuole, non riuscirebbe a ottenere gli adeguamenti di legge necessari, neanche dopo vent'anni! Ma la burocrazia bruxellese riesce persino ad adeguare i trattati in fretta e furia per effettuare il golpe in diciassette paesi contemporaneamente !!!
Lo sprint di Bruxell
Il 17 dicembre 2010 il Consiglio europeo aveva deciso che vi era bisogno di un meccanismo di stabilità permanente per rilevare i compiti del Meccanismo europeo di Stabilità finanziaria (MESF) e della Facilità di Stabilità Finanziaria europea (FSFE). Sono più noti in inglese come European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM) e European Financial Stability Facility (EFSF). Sono due organismi costituiti tempestivamente, rispettivamente a maggio e a giugno del 2010 per erogare prestiti ai paesi troppo indebitati. Tuttavia per questi organismi mancava una base legale.
Si noti che queste due organizzazioni erano concepite esplicitamente per interventi finanziari ma l'emendamento nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea per istituire il MES consente anche d'istituire altri organismi in qualsiasi altro settore.
L'emendamento giunge il 25 marzo 2011. Per evitare di dovere organizzare nuovamente dei referendum in Europa, si riferiscono all'articolo 48,6 del Trattato dell'Unione europea, che consente al Consiglio europeo di decidere le modifiche negli articoli del trattato purché non comportino un ampliamento delle competenze dell'Unione. (Queste decisioni devono ciononostante essere ratificate dai parlamenti nazionali, con quella che è normalmente non di più di una semplice formalità.) L'emendamento consisteva nell'aggiunta apparentemente innocente a un paragrafo dell'articolo 136. In breve l'aggiunta stipula che «i paesi dell’UE che utilizzano l'euro sono autorizzati a istituire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità dell'eurozona nel suo insieme». Qua non si tratta quindi più esplicitamente di stabilità finanziaria, ma anche di repressione degli scontri, di sorveglianza dei cittadini vivaci o di lotta contro qualsiasi elemento destabilizzante per l'eurozona, che potrà ai sensi dell'emendamento essere deferito di fronte ai nuovi enti europei.
In altre parole l'emendamento costituisce sicuramente un ampliamento delle competenze dell'UE. E' quindi contrario all'articolo 48.6 del Trattato dell'Unione europea. Ciononostante nessun ministro e nessun parlamento nazionale ha fatto un cenno a Bruxelles dove continuano tranquillamente e rapidamente a redigere il trattato del MES.
Il 20 giugno 2011 i parlamenti nazionali autorizzavano che i compiti del trattato del MES sarebbero effettuati dall'UE e dalla Banca centrale europea.
L'11 luglio 2011 il trattato era firmato. Benché la firma fosse annunciata quel giorno dall'apertura di una conferenza stampa cui assistevano decine di giornalisti, il giorno dopo non si è potuto trovare nessun titolo sulla firma di questo nuovo trattato europeo né sui giornali francese né sui giornali stranieri. Era forse perché Juncker l'aveva annunciato in francese... prima di continuare la conferenza stampa in inglese?
Attualmente il trattato è in attesa di ratifica da parte dei parlamenti nazionali: la ratifica deve avvenire tra qui e il 31 dicembre 2011.
Il trattato non è ancora entrato in vigore che già si tratta della necessità di aumentarne il capitale da 700 miliardi (2100 euro per cittadini dell'eurozona) a 1500 o a 2000 miliardi e cioè tra due a tre volte tanto.Secondo il testo del trattato dovrebbe entrare in vigore a giugno 2013 ma adesso vogliono farlo per il 2012.
Logicamente chiederanno ai parlamenti che accelerino sui tempi di ratifica del trattato. In Germania il soggetto è dibattuto già. Apparentemente è necessaria un’accelerazione poiché un numero di tedeschi sempre maggiore si sta svegliando!
Se vogliamo impiegare l’ultimo cavallo democratico per impedire l’avvento di questa dittatura, dobbiamo rapidamente risvegliare il maggior numero di cittadini e inviare il maggior numero di lettere e di mail di protesta ai deputati, ai politici e ai partiti politici (vedi lista di indirizzo sotto). Aspettare che alter persone lo facciano è un atteggiamento catastrofico allo stato attuale delle cose.
Se avete contatti all’estero, inviate loro le informazioni: nella maggior parte dei paesi dell’euro si sa poco o niente al riguardo.
Non appena si siede al trono un dittatore, lo si scaccia non prima di 30 anni e non vogliamo imporre questo ai nostri figli, vero?
Visto che l'argomento tanto vi appassiona, e che in Rete non si esaurisce il dibattito su questa fantomatica Eurogendfor che starebbe bastonando i rivoltosi greci, vediamo di capirne un po' di più.
La vox populi del momento vuole che Eurogendfor (già ribattezzata dagli spiritosi Eurotransgender) sia una forza di Polizia antisommossa promossa da vari Stati europei e impiegabile sugli scenari di rivolta o protesta nei Paesi membri o terzi, quali la Grecia.
Cosa è Eurogendfor ce lo dice in primis il governo italiano. Sarebbe una forza di Polizia militare istituita nel 2004, da impiegare in zone di crisi e di guerra, oppure dove le forze militari hanno appena lasciato il campo ad un nuovo governo dopo un conflitto. Operazioni nell'ambito della dichiarazione di Petersberg, uno dei soliti mille misteriosi trattati, che prevede "missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace". Bosnia Erzegovina e Haiti sono stati due scenari di impiego, roba più tosta dei blac bloc, almeno fino ad ora. Quando si parla di "gestione di crisi", insomma, si tratta di crisi di tipo bellico e non certo di rivolte di piazza. O almeno così dicono.
Continua poi il sito del governo:
Per il momento, la compongono, oltre ai Carabinieri, uomini della Gendarmeria Nazionale francese, della Guardia Civil spagnola, della Guardia Nazionale Repubblicana portoghese e della Marechaussee Reale olandese. (I rumeni partecipano come osservatori)
Interessante è invece questa dichiarazione: L'Italia fornisce all'Eurogendfor il maggior contributo di uomini. Insomma, quando si tratta di mettere benzina nelle volanti di periferia non abbiamo una lira, quando invece bisogna fare i pavoni davanti agli stranieri siamo sempre in prima fila.
Sempre per rimanere sulle fonti ufficiali, leggiamo Wikipedia. La quale riferisce che Eurogendfor non obbedisce ai Parlamenti nazionali, nel solco della nuova tradizione che vuole i Parlamenti eletti sempre più insignificanti, ma ai singoli governi. Il che è inquietante assai, ma c'è almeno un contrappeso: per il dispiegamento operativo della forza di Polizia, è necessaria l'unanimità dei sei Stati membri di Eurogendfor. Insomma, non è che uno fa una telefonata: "Ehi, qui c'è casino per strada, mandatemi i superpoliziotti!". Devono mettersi prima d'accordo in sei, figuriamoci.
Fin qui le fonti ufficiali. Ma ce ne sono altre, di notizie ufficiali, un po' meno strombazzate. Per esempio, il fatto che la base di Eurogendfor si trovi a Vicenza (sì, proprio dove c'è la base NATO, ma sicuramente è un caso) e che lo Stato ospitante, cioè noi, sostiene tutte le spese del Quartier Generale. Scommetto che non ce lo avevano neanche chiesto, ci siamo offerti volontari.
Ma la cosa più interessante è la legge uscita sulla Gazzetta Ufficiale del 14 Maggio 2010, in cui si ratificano alcuni dei soliti misteriosi trattati europei, e che recita tra l'altro nell'art.4:
3. EUROGENDFOR potra' essere utilizzata al fine di:
a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del
traffico, controllo delle frontiere e attivita' generale
d'intelligence;
e) proteggere le persone e i beni e mantenere l'ordine in caso di
disordini pubblici.
Tutto ciò in contraddizione con quanto visto finora, ovvero che si tratta di una superpolizia impiegata in casi estremi e scenari di guerre. Ma quel che dichiarano i vari siti lascia il tempo che trova di fronte alla legge: e la legge dice che possono intervenire in piazza. D'altronde, era già scritto anche sul Trattato di Velsen del 2007: sarà per questo che i trattati restano sempre tanto misteriosi.
Una valanga di denaro pubblico gettato per manichini, televisori, modellini, bandierine e altra chincaglieria. Ecco tutti i costi della festa delle Forze Armate nel Circo Massimo, voluta dal ministro per celebrare se stesso, alla faccia della crisi. E il bello è che Roma ha un'intera città militare che poteva ospitare gratis l'evento
Un tempo il Quattro novembre era il giorno in cui le caserme si aprivano: una festa di democrazia con i cittadini che potevano entrare nella vita dei militari. Ma il ministro Ignazio La Russa ha pensato di fare le cose in grande e trasformare il centro di Roma in una piazza d'armi ai piedi dei palazzi imperiali. Costosissima. I documenti riservati che L'Espresso pubblica in esclusiva dimostrano che per il week end di esibizione nel Circo Massimo si spenderà circa mezzo milione di euro. E questo in un momento in cui la crisi spinge la nazione sull'orlo della bancarotta.
Da una settimana su molte strade della capitale si incontrano convogli con carri armati e semoventi, che hanno mandato il traffico in tilt, mentre elicotteri atterrano davanti alla zona archeologica: una piccola replica della parata del 2 giugno. Come accade da tre anni, le forze armate mettono in mostra i loro mezzi di pace e di guerra, esibendoli in uno show con prezzi discutibili. La lista della spesa è impressionante. Si parte con settemila euro di bandierine. Oltre 25 mila euro per l'impianto di illuminazione, 3.650 per la ghiaia da spargere sul terreno, cinquemila per noleggiare la recinzione, 14 mila per affittare i wc chimici. Insolita l'uscita di 15 mila euro per il noleggio di pulman: le forze armate ne possiedono centinaia, a che servono questi rinforzi? Forse per garantire confort extralusso a qualche autorità che non è abituata ai sedili spartani dei normali torpedoni?
Che dire invece dei manifesti sugli autobus pubblici? Ne sono stati stampati cento, poi buttati via e rifatti perchè era cambiata la sede del concerto: 1.100 euro. Solo per "riparare e lavare" le bandiere tricolori sono andati via mille euro. E il rancio? Cinquemila di materiali da cucina "da impiegare al Circo Massimo". Stupiscono i tremila per "il funzionamento dei sistemi informatici": specificando che si tratta di "parti di ricambio" per le attrezzature impiegate nell'area. Difficile capire quali pezzi si logorino nei computer che serviranno per due giorni di festa nel centro di Roma: Esercito e Marina hanno sistemi informatici costruiti per funzionare in mezzo al deserto e sotto i bombardamenti ma temono di perdere i pezzi al Circo Massimo?
Alcune voci appaiono singolari. Oltre 12 mila euro per la "stampa di banner per allestimento portale". duemila di materiale odontoiatrico, duemila di attrezzature tipografiche, 5.500 di "monouso e pulizia" per la mensa da campo. Insospettiscono i dodici manichini per "esposizione uniformi storiche" sono costati 6600 euro: 550 euro per sagoma, neanche fossero automi... Forse al vertice della Difesa dimenticano che a Roma esistono almeno cinque musei militari e centinaia di manichini pronti al trasferimento sul nuovo fronte: granatieri, carabinieri, fanti, carristi, genieri d'epoca, senza bisogno di arruolare altre reclute immoobili.
Anche la tecnologia è cara. Per noleggiare cinque tv color da 50 pollici escono cinquemila euro, tremila per un videowall, 6000 per allestire gli impianti elettrici, 2500 per "implementare l'impianto di diffusione sonora". C'è poi la tendona-tensostruttura, che è costata 28 mila euro. E l'esposizione dei modelli in scala reale di aerei da ventimila euro. Trentamila euro se ne vanno in rappresentanza e promozione. E quattromila per "spese di cancelleria, telefoniche e postali".
Anche la truppa riceverà degli extra per la spedizione romana. Circa 18 mila euro di straordinari, 9000 per spese di trasporto e missione, Mille euro di "indennità di marcia" per l'Ottavo Reggimento Casilina: i tempi in cui i bersaglieri correvano senza sosta e senza supplementi forse sono superati dalla storia. Alla fine si contano 355 mila euro solo di uscite fuori bilancio. A cui vanno aggiunti i carburanti. E l'esibizione delle Frecce Tricolori che, meteo permettendo, segnerà i sette colli con il loro spettacolo di acrobazie. Non è chiaro invece se Ennio Morricone dirigerà gratuitamente la fanfara dei bersaglieri per il gran finale di Piazza del Popolo.
C'era bisogno di questo show? Le nostre forze armate hanno appena concluso una guerra voluta dal parlamento e dal capo dello Stato: la campagna in Libia dove Aeronautica e Marina sono state impegnate in pattugliamenti e nei più massicci bombardamenti della storia repubblicana. Sono impegnate in Afghanistan, dove giovedì si è combattuto alle porte del nostro comando di Herat. E garantiscono la pace in Libano e Balcani. E' giusto che vengano festeggiate. Ma non si capisce la necessità di questo doppione della festa del Due giugno, dove hanno già sfilato tutti i mezzi e tutti i reparti. Non era più efficace mantenere la tradizione delle caserme aperte? Alle porte di Roma esiste la città militare della Cecchignola, con mezzi, veicoli, cannoni, computer e cucine che funzionano tutti i giorni senza bisogno di spese ulteriori. La capitale è poi costellata di basi e ministeri, con le loro raccolte storiche, i modellini e i cimeli delle imprese epiche. Lo spreco di denaro pubblico per il campo d'armi nel circo degli imperatori tanto caro al ministro La Russa va invece a incidere su bilanci dove anche la Difesa stenta a tirate avanti.
Oggi molte caserme non riescono nemmeno a pagare la bolletta della luce. L'ordine del ministero è di saldare il conto solo quando arriva la minaccia di distacco per morosità. In un caso, nella base di un reparto del genio trasmissioni, sono stati allestiti i gruppi elettrogeni da prima linea per fronteggiare l'eventualità del distacco. Quanti conti si sarebbero saldati con il mezzo milione del La Russa Imperial Show?
Il governo prepara una corsia preferenziale per gli operatori di polizia accusati di reati commessi durante la gestione dell’ordine pubblico. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Interni Roberto Maroni riferendo alla Camera sugli scontri del 15 ottobre.
Nel caso di reati, ha spiegato Maroni, le indagini non saranno più di competenza del pubblico ministero di turno, ma dovrà esserci “un intervento diretto del procuratore capo, cui spetterà procedere sottraendo la competenza al primo sostituto procuratore”.
Il titolare del Viminale non ha specificato se l’intervento sarà limitato a un “visto” per le indagini oppure se sarà lui a dover condurre l’inchiesta. Di certo il provvedimento presenta non pochi punti oscuri, come spiega Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera.
“Sembra quasi un atto di sfiducia nei confronti dei sostituti procuratori, e non si capisce a cosa sia dovuto. D’altra parte – prosegue la parlamentare – Maroni sembra essere convinto chissà perché di poter in qualche modo condizionare i procuratori capo”. La nuova norma, che Maroni ha spiegato essere ancora in via di “approfondimento”, dovrebbe essere inserita in un disegno di legge da presentare in uno dei prossimi consigli dei ministri.
“È una norma richiesta dai poliziotti e dai carabinieri – ha spiegato Maroni – che dagli incidenti di Genova in poi hanno manifestato una sorte di timore psicologico a intervenire”. Prevista per i manifestanti anche l’estensione, come giù avviene per le manifestazioni sportive, dell’aggravante delle lesioni gravi e gravissime a pubblico ufficiale, con pene comprese rispettivamente da 4 a 10 anni e da 8 a 16 anni, e “un rafforzamento delle tutele patrimoniali” in caso di risarcimenti.
NB: Maroni dovrebbe guardare questo documentario: visto che sembra giustificare in modo scandaloso i fatti di Genova: si esprime come se i processi conseguenti le violenze del G8 fossero una “ingiusta persecuzione” degli agenti di polizia; (quasi tutti i reati sono andati in prescrizione, e i condannati sono rimasti comunque al loro posto o hanno fatto carriera) dimenticando le violenze, al limite della tortura di quella che Amnesty international definì “la più grande sospensione dello stato di diritto dal dopoguerra ad oggi”.
"Manifestare è un diritto costituzionale, se non si è riusciti a tutelarlo vuol dire che i responsabili del mantenimento dell'ordine pubblico hanno fallito". Mirko Carletti, poliziotto e sindacalista della Silp Cgil, sabato 14 ottobre era in servizio a Roma. Da questo fallimento, secondo Carletti, non si esce con leggi speciali o giri di vite, né tantomeno vietando i cortei: "Non credo che mille black bloc bastino a mettere in pericolo la democrazia italiana. E comunque ad un attacco del genere si risponde con un ampliamento dei diritti democratici, non con una compressione degli stessi".
Servizio di Tommaso Rodano
Sindacati dei corpi di polizia a piazza Montecitorio per protestare contro i nuovi tagli previsti dal governo al settore sicurezza. "Vendute" ai cittadini obbligazioni simboliche da cinquanta centesimi per raccogliere fondi. Antonio Scolletta (Ugl sicurezza): "Siamo a un punto di non ritorno, impossibile garantire i livelli minimi di sicurezza"
Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco hanno riempito questa mattina le piazze italiane per protestare contro i tagli imposti dal Governo.Riduzione delle risorse decise nella legge di stabilità che ha tra i suoi effetti immediati la difficoltà a rifornire di benzina le auto, con la conseguenza di un sensibile calo della normale attività di pattuglia e di controllo svolta quotidianamente dalle forze dell’ordine per garantire sicurezza al cittadino.Nel video il racconto di quanto accaduto ieri a Montecitorio.
Si chiama Eurogendfor. Una siglia, solo una sigla apparentemente innocua, che però in italiano diventa "Gendarmeria europea". Proprio in questi giorni, circondata da uno strano silenzio della stampa, è in discussione presso le commissioni Esteri e Difesa della Camera dei Deputati la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 ottobre 2007, che istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare sub-europea indipendente.
Andando a scavare nella documentazione dell'Unione Europea risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo organismo. Sulla carta è nato il 18 ottobre 2007, con il Trattato di Velsen, anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Ne fanno parte non tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di super-polizia sovranazionale a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.
Una forza pre-organizzata, robusta e rapidamente schierabile, composta esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare, al fine di svolgere tutti i compiti di polizia nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi. Dal 17 Dicembre 2008, fa parte a pieno titolo di Eurogendfor anche la Gendarmeria romena, portando quindi a sei il totale degli Stati membri.
Eurogendfor può contare su una forza di 800 "gendarmi" mobilitabile in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel de haut Niveau, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali.
Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al parlamento europeo. Dunque, a chi risponde?
La sede del Quartier generale di Eurogendfor è in Italia, precisamente nella Caserma Chinotto a a Vicenza, dopo un lungo e silenzioso negoziato con la solita Francia. Ma a cosa serve, e soprattutto perché tanto silenzio? Non lo sappiamo per certo, ma la circostanza del silenzio mediatico pone determinati e seri interrogativi, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni articoli del trattato prevedono una totale immunità giudiziaria a livello nazionale ed internazionale.
Non solo. L'articolo 21 del trattato di Velsen prevede infatti l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Queste sono le inquietanti protezioni di cui la struttura si è dotata. Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c'è un'intera sezione intitolata "Missions and tasks", in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare "anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile", in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all'autorità civile o sotto comando militare.
Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a Eurogendfor: tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria, controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale, dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.
Forse il vero scopo di Eurogendfor è proprio in questo ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno, che ad uno di polizia. E’ stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una Polizia, ma qualcosa di simile al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, all'OVRA di Mussolini, alla Gestapo di Hitler.
In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato ad ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull’impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.
In pratica, è un altro pezzo di democrazia che va via, che toglie potere ai parlamenti regolarmente eletti. L'opinione pubblica non lo sa, perché i mezzi d'informazione tacciono. Sappiamo infatti tutto sulle liberta sessuali del Premier, ma poco su quelle civili di noi tutti. Quando la democrazia va in deficit, l’informazione si adegua?
Praticamente non ne ha parlato nessuno. Praticamente la ratifica di Camera e Senato è avvenuta all’unanimità. Praticamente stiamo per finire nelle mani di una superpolizia dai poteri pressoché illimitati. Che sulla carta è europea, ma che nei fatti è sotto la supervisione statunitense. Tanto è vero che la sede centrale si trova a Vicenza, la stessa città dove c’è il famigerato Camp Ederle delle truppe USA.
Alzi la mano chi sa cos’è il trattato di Velsen. Domanda retorica: non lo sa nessuno,o quasi. Eppure in questa piccola città olandese è stato posto in calce un tassello decisivo nel mosaico del nuovo ordine europeo e mondiale. Una tappa del processo di smantellamento della sovranità nazionale, portato avanti di nascosto, nel silenzio tipico dei ladri e delle canaglie. Il Trattato Eurogendfor venne firmato a Velsen il 18 ottobre 2007 da Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Italia. L’acronimo sta per Forza di Gendarmeria Europea (EGF): in sostanza è la futura polizia militare d’Europa. E non solo. Per capire esattamente che cos’è, leggiamone qualche passo. I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero - l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art. 3).
Ricapitolando: la Gendarmeria europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi; la Nato, cioè gli Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa; il nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri, che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea cioè gli Usa, e che, come se non bastasse, è svincolata dal controllo del governo e del parlamento nazionali.
Ma non è finita. L’EGF gode di una totale immunità: inviolabili locali, beni e archivi (art. 21 e 22); le comunicazioni non possono essere intercettate (art. 23); i danni a proprietà o persone non possono essere indennizzati (art. 28); i gendarmi non possono essere messi sotto inchiesta dalla giustizia dei paesi ospitanti (art. 29). Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.
Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. Il 12 giugno il Trattato di Velsen entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. Come ha fatto notare il giornalista che ha scovato la notizia, il freelance Gianni Lannes (uno con due coglioni così, che per le sue inchieste ora gira con la scorta), non soltanto è una vergogna constatare che i nostri parlamentari sanciscano una palese espropriazione di sovranità senza aver neppure letto i 47 articoli che la attestano, ma anche che sia passata inosservata un’anomalia clamorosa. Il quartiere generale europeo è insediato a Vicenza nella caserma dei carabinieri “Chinotto” fin dal 2006. La ratifica è dell’anno scorso. E a Vicenza da decenni ha sede Camp Ederle, a cui nel 2013 si affiancherà la seconda base statunitense al Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano.
La deduzione è quasi ovvia: aver scelto proprio Vicenza sta a significare che la Gestapo europea dipende, e alla luce del sole, dal Pentagono. Ogni 25 Aprile i patetici onanisti della memoria si scannano sul fascismo e sull’antifascismo, mentre oggi serve un’altra Liberazione: da questa Europa e dal suo padrone, gli Stati Uniti.
Luigi Cesaro, uomo forte di Berlusconi in Campania e re della spazzatura, è ufficialmente indagato per i suoi rapporti con la cosca dei Casalesi. Un'inchiesta che potrebbe terremotare un intero sistema di potere
Luigi Cesaro
Indagato per camorra: Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli con l'accusa di aver avuto rapporti con il gruppo dei Casalesi capeggiato da Francesco Bidognetti per mettere le mani su un affare immobiliare da 50 milioni di euro.
Lo riferisce l'edizione odierna de 'Il Mattino', con un articolo a firma di Rosaria Capacchione, la giornalista che da due anni vive sotto scorta per le minacce subite dai boss del clan dei Casalesi.
A chiamare in causa il deputato vicino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è l'avvocato Michele Santonastaso, a lungo legale degli stessi boss attualmente agli arresti.
Le sue rivelazioni, contenute nelle oltre trecento pagine di verbale dell'interrogatorio del 25 marzo scorso, parlano di rapporti tra la camorra, la politica, le imprese e il mondo delle professioni.
Santonastaso, in particolare, si sofferma sulle dichiarazioni di un altro pentito del clan, Luigi Guida detto O' Ndrink, che gli avrebbe parlato degli interessi comuni della famiglia Cesaro e dei Casalesi nell'affare del Pip di Lusciano, piccolo centro del casertano.
In particolare, Cesaro avrebbe offerto a Luigi Guida, incaricato di realizzare i progetti del Pip, una percentuale maggiore per la realizzazione dei lavori di quella già presentata dall'imprenditore Emini.
Nel settembre 2008 era stato 'L'Espresso' con un'inchiesta a firma di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi, a parlare per primo dell'affaire sospetto e dei rapporti tra Cesaro e la mafia di Gomorra, citando le accuse dello stesso Guida e di un altro pentito Gaetano Vassallo.
Cesaro in passato era già stato arrestato e processato per camorra. Erano i tempi della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo: il Presidente della Provincia di Napoli fu arrestato nel febbraio del 1984 e condannato un anno dopo in primo grado a 5 anni. Fu assolto in appello nel 1986, ma non senza che i giudici avanzassero dubbi e sospetti sul suo rapporto con la NCO: «Il quadro probatorio relativo alla posizione del Cesaro non può definirsi tranquillante». E ancora: «Il dubbio che l'imputato abbia, in qualche modo, reso favori ai suddetti personaggi per ingraziarseli sussiste e non è superabile dalle contrastanti risultanze processuali». Ci penserà Corrado Carnevale, passato alla storia come il giudice ammazza-sentenze, a cancellare in Cassazione tutte le accuse a Cesaro, che sarà assolto "per non aver commesso il fatto".
Da allora Giggino A' Purpetta, come lo chiamano a Sant'Antimo, suo paese natale, ne ha fatta di strada: con i buoni uffici dell'amico e collega di partito Nicola Cosentino, e a suon di tessere e mozzarelle fatte recapitare direttamente ad Arcore, Cesaro è riuscito prima a farsi eleggere deputato e poi a conquistare la Presidenza della Provincia della terza città d'Italia. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
A parte le gaffe che lo hanno reso celebre, la caratteristica principale del suo mandato è stata, finora, l'inefficienza. Un esempio su tutti: i rifiuti. Luigi Cesaro avrebbe dovuto aprire una nuova discarica dove portare la monnezza di Napoli. Ha scelto, invece, di portare i rifiuti fuori regione, con costi doppi e risultati pessimi.
La denuncia del sindacato di polizia: solo 50 volanti controllano la città e la provincia, le altre tutte impegnate per le scorte. «Emergenza mafia nel Lazio»
ROMA - Quattrocento auto che ogni giorno girano a Roma per far da scorta alla cosiddetta «casta» e «solo 50 volanti» che controllano la città e la sua provincia. La «denuncia» sul fronte della sicurezza nella Capitale arriva da un convegno sulle mafie organizzato dalla Cgil di Roma e del Lazio.
Una volante sul territorio (Eidon)
LA DENUNCIA - «A Roma - spiega il segretario romano del Silp Cgil Gianni Ciotti - ogni giorno girano circa 400 autovetture (ed è una stima per difetto) che assicurano la scorta alle cosiddette "personalità"», soprattutto politiche, mentre a Roma la presenza di volanti sul territorio è ridicola: 50 volanti per tutta la provincia. Il ministero dell'Interno, per assicurare la scorta di primo livello di un ministro, spende circa 360 mila euro tra straordinari, costo di acquisto delle auto e nove uomini impiegati. Per assicurare la sicurezza di un intero municipio di Roma di circa 240 mila abitanti (come il Casilino) spende meno: circa 350 mila euro per impiegare 110 uomini, pagare gli straordinari e affittare lo stabile. Questa è un'indecenza».«FINANZIAMENTI PIU' RAZIONALI» - Il Silp chiede «moralità nell'assegnazione delle scorte» e «razionalità nei finanziamenti» anche a fronte dei «tagli della manovra». «Che senso ha oggi - si chiede Ciotti - una scorta per una persona minacciata 30 anni fa dalle Br? Che senso ha dare una scorta a un presidente di una squadra di calcio, che con quanto guadagna potrebbe permettersene una privata? O solo per aver ricevuto minacce? Noi poliziotti, che non abbiamo i mezzi per lavorare, ne riceviamo ogni giorno».
MAFIA NEL LAZIO - Nel convegno di giovedì mattina viene trattato anche il tema mafia. Dalla camorra alla mafia cinese, dal riciclaggio alla tratta delle persone. A Roma e nel Lazio l'attività della criminalità organizzata «non è più una minaccia, ma una certezza» che si riscontra nei vari procedimenti portati avanti negli ultimi anni dalle autorità giudiziarie. Spiega ancora Ciotti: «C'è chi dice che a Roma non esista il problema della criminalità organizzata, ma quello delle bande. Invece la 'ndrangheta sta dilagando e invadendo tutta la città, dove si ricicla il denaro di tutte le mafie. La verità è che adesso la criminalità organizzata tratta direttamente con la politica. Il clan dei Casalesi è nel cuore del comune di Roma ed è presente anche a Mintauro, Fondi e Formia».
IL RAPPORTO - Il sindacato ha riportato le informazioni contenute nella relazione 2010 del Dipartimento Nazionale Antimafia. A Roma, secondo il rapporto, la dimensione del riciclaggio «traspare» nei beni confiscati alla criminalità organizzata al 31 dicembre 2009: «Nel Lazio 363 beni immobili di cui 187 a Roma, e 101 aziende di cui 86» nella Capitale. Secondo il Dna è «in grande espansione del traffico degli stupefacenti, controllato dalla criminalità organizzata sia italiana che straniera (soprattutto colombiana e nigeriana)». «Per quanto riguarda la tratta di persone si conferma la presenza in tale settore della criminalità rumena a fianco peraltro della mafia nigeriana - si legge nel documento divulgato dalla Cgil -. La criminalità straniera nel Lazio si atteggia su 2 direttrici: la prima (che interessa i gruppi organizzati serbo-montenegrini, nigeriani, albanesi, rumeni e sudamericani - opera soprattutto nei crimini 'tradizionalì quali il traffico di stupefacenti, il racket della prostituzione, le rapine. La seconda, costituita essenzialmente dai cinesi, agisce all'interno del circuito commerciale e finanziario connesso alla contraffazione e al contrabbando delle merci».
ROMA - "I pifferi di montagna, che andarono per suonare e tornarono suonati", dice un proverbio. E' quello che è successo al Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, cioè quella sezione della Polizia che si occupa di "prevenzione e repressione dei crimini informatici" diretti verso infrastrutture informatizzate di rilevanza nazionale. Normalmente quindi è lui che cerca gli hacker. Ma questa volta sono stati gli hacker, appartenenti al gruppo Lulzsec, che hanno violato il server, impossessandosi di migliaia di documenti ivi conservati. L'ufficio stampa della Polizia ha affermato di non poter confermare l'avvenuto attacco, ma gli hacker hanno già messo on line parte dei documenti trovati. E hanno detto che è solo una piccola parte, circa l'1%; il resto verrà messo online nei prossimi giorni.
Ma alcuni di questi sono pesanti. Per esempio c'è un documento che riguarda le preoccupazioni del capo della Polizia per le violazioni (circa 130) avvenute nei PC della Procura di Genova. Ma la discussione poi va anche sull'estero. Per esempio, dopo l'attacco informatico contro la Bank Medici (banca statunitense coinvolta nella vicenda del finanziere Bernie Madoff), si legge in un documento della preoccupazione di "sigillare i documenti che riguarda Gianfranco Gutti e Alessandro Profumo", rispettivamente vicepresidente ed amministratore delegato, all'epoca, dell'Unicredit. E c'è un altro documento che riguarda lo scandalo Madoff, un documento che riporta la frase: " Dato che l'Fbi ha già ottenuto materiali dall'Atlas e dalla Gazprom, se arriveranno al punto di rilasciare le '06 ops' sarebbe davvero un bordello". E sarebbe davvero curioso sapere quali siano questi materiali. Ancora più curioso che a questa e-mail risponda un dirigente della Tdi-Brooks (società specializzata nella ricerca di giacimenti petroliferi), chiedendo di distruggere "tutti gli accordi sulla centrale di Bushehr", che è la principale centrale nucleare iraniana in via di costruzione. C'è da chiedersi anche qui quali fossero questi documenti.
L'operazione è stata rivendicata dal gruppo, con un duro comunicato: "Abbiamo deciso di far trapelare tutto quello che è stato raccolto da quella task force cibernetica chiamata Cnaipic. Questa organizzazione corrotta ha raccolto prove da tutti i computer sequestrati e li ha utilizzati in operazioni illegali con agenzie di intelligence straniera e con le oligarchie per assecondare il loro desiderio di denaro e potere, mentre non le hanno mai usate per le indagini (...) Tutto il materiale è stato protetto per anni nei server con gente che aspetta un processo mentre il Cnaipic ha usato le prove per un gioco spionistico globale". SI tratta di una denuncia molto grave, che andrebbe verificata.
Indagini partite dal cellulare sotto controllo di un "torturatore" di Bolzaneto. Intercettati al telefono mentre pattugliano la città in divisa. confessano al collega di essersi drogati solo qualche minuto prima. Da dieci a venti poliziotti rischiano la sospensione Anche due agenti fra gli spacciatori
Poliziotti in servizio, sotto l’effetto della cocaina. Intercettati al telefono mentre pattugliano la città in divisa e confessano al collega di essersi drogati solo qualche minuto prima. "Mi sono appena "fatto" di cocaina", dicono almeno un paio di loro: le conversazioni rientrano nell’indagine su di un traffico di stupefacenti che stamani ha portato all’esecuzione di undici misure di custodie cautelare. Tra le persone arrestate per spaccio di droga ci sono due poliziotti genovesi che attualmente lavorano presso questure della Lombardia e del Piemonte. Ma la procura del capoluogo ligure ha anche spiegato che tra i clienti dei trafficanti, protagonisti di numerose feste private a base di cocaina, ci sarebbero "da dieci a venti poliziotti in servizio presso gli uffici della questura di Genova". Tutti gli agenti sono stati segnalati alla locale prefettura in qualità di consumatori di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta, coordinata dal pm Vittorio Ranieri Miniati, è stata aperta in maniera del tutto casuale nell’estate del 2007. Gli investigatori avevano allora messo sotto controllo il telefono cellulare di Massimo Pigozzi, uno dei "torturatori" della caserma di Bolzaneto. Pigozzi nel luglio scorso è stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione – pena prossimamente prescritta - per aver "strappato" la mano di un no-global, divaricandogli le dita fino a lacerare la pelle e i legamenti. Il poliziotto, attualmente sospeso dal servizio, ero però finito nei guai anche due anni fa perché accusato di aver violentato nelle guardine della questura genovese tre prostitute straniere. Ed è proprio nel corso di questa indagine che erano state disposte le intercettazioni sul telefonino suo e di alcune persone a lui vicine.
Ascoltando diverse chiacchierate, gli investigatori hanno scoperto un "giro" di cocaina che coinvolgeva più di un poliziotto – non Pigozzi – come spacciatore o consumatore. Secondo la procura, la mini-organizzazione di cui facevano parte come intermediari gli agenti arrestati, gestiva un traffico di due etti di cocaina alla settimana. La droga se la procurava un pregiudicato finito a sua volta in prigione, e veniva quasi sempre distribuita nel corso di feste tra amici organizzate a Genova e nel Tigullio. Stamani sono scattate le misure cautelari: cinque persone sono finite in galera, una agli arresti domiciliari, per altre cinque sono scattati gli obblighi di dimora. Le perquisizioni negli appartamenti degli indagati avrebbero permesso di recuperare un considerevole quantitativo di stupefacente.
Vale la pena di ricordare che giusto un anno tre ispettori della squadra mobile genovese, sezioni "narcotici", erano stati condannati a trent’anni complessivi di reclusione (ridotti a diciotto in appello) per aver venduto grossi quantitativi di droga sequestrata nel corso di operazioni di polizia.
"Mele marce. Che vanno subito eliminate. Aspettiamo il rapporto della procura e faremo tutti gli accertamenti del caso. Se davvero i nostri agenti si sono drogati, verranno immediatamente sospesi". Salvatore Presenti, questore di Genova, sottolinea che tutta la polizia – e in particolare quella del capoluogo ligure – è "sana e professionale".
"Lo dimostrano i risultati di tutti i giorni. E’ però possibile che qualcuno commetta degli errori. Del resto, noi non arruoliamo gente che viene da altri pianeti. I nostri uomini sono figli di questa società. Ma loro non hanno scusati, non hanno giustificazioni. E se sbagliano, pagano. Pagano più degli altri, se è il caso. Non si può essere indulgenti, con chi porta la divisa e ha due volte il dovere di comportarsi bene, di dare l’esempio".
Presenti ha confermato l’arresto dei due poliziotti genovesi, attualmente in servizio in due diverse questure (Lodi, Asti): "Erano aggregati nel capoluogo ligure, quando sono rimasti coinvolti nei fatti oggetto dell’indagine".