La denuncia del sindacato di polizia: solo 50 volanti controllano la città e la provincia, le altre tutte impegnate per le scorte. «Emergenza mafia nel Lazio»
ROMA - Quattrocento auto che ogni giorno girano a Roma per far da scorta alla cosiddetta «casta» e «solo 50 volanti» che controllano la città e la sua provincia. La «denuncia» sul fronte della sicurezza nella Capitale arriva da un convegno sulle mafie organizzato dalla Cgil di Roma e del Lazio.
| Una volante sul territorio (Eidon) |
MAFIA NEL LAZIO - Nel convegno di giovedì mattina viene trattato anche il tema mafia. Dalla camorra alla mafia cinese, dal riciclaggio alla tratta delle persone. A Roma e nel Lazio l'attività della criminalità organizzata «non è più una minaccia, ma una certezza» che si riscontra nei vari procedimenti portati avanti negli ultimi anni dalle autorità giudiziarie. Spiega ancora Ciotti: «C'è chi dice che a Roma non esista il problema della criminalità organizzata, ma quello delle bande. Invece la 'ndrangheta sta dilagando e invadendo tutta la città, dove si ricicla il denaro di tutte le mafie. La verità è che adesso la criminalità organizzata tratta direttamente con la politica. Il clan dei Casalesi è nel cuore del comune di Roma ed è presente anche a Mintauro, Fondi e Formia».
IL RAPPORTO - Il sindacato ha riportato le informazioni contenute nella relazione 2010 del Dipartimento Nazionale Antimafia. A Roma, secondo il rapporto, la dimensione del riciclaggio «traspare» nei beni confiscati alla criminalità organizzata al 31 dicembre 2009: «Nel Lazio 363 beni immobili di cui 187 a Roma, e 101 aziende di cui 86» nella Capitale. Secondo il Dna è «in grande espansione del traffico degli stupefacenti, controllato dalla criminalità organizzata sia italiana che straniera (soprattutto colombiana e nigeriana)». «Per quanto riguarda la tratta di persone si conferma la presenza in tale settore della criminalità rumena a fianco peraltro della mafia nigeriana - si legge nel documento divulgato dalla Cgil -. La criminalità straniera nel Lazio si atteggia su 2 direttrici: la prima (che interessa i gruppi organizzati serbo-montenegrini, nigeriani, albanesi, rumeni e sudamericani - opera soprattutto nei crimini 'tradizionalì quali il traffico di stupefacenti, il racket della prostituzione, le rapine. La seconda, costituita essenzialmente dai cinesi, agisce all'interno del circuito commerciale e finanziario connesso alla contraffazione e al contrabbando delle merci».