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    La Cgil: 3000 sedi in tutta Italia e neppure un euro di Ici

    venerdì 2 settembre 2011



    Altro che Vaticano. I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell’”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice.
    Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro.
    La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro.
    Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso.
    Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.
    Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dalla Triplice. Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati.
    I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.
    Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.
    Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati.
    In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf.
    Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova.
    Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti.
    Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali?

    La Cgil: ''Golpe'', Cisl e Uil domani sotto il Senato

    giovedì 1 settembre 2011


    L'ira di Susanna Camusso (la video intervista). Un presidio dei sindacati a Palazzo Madama.

    Michela Rossetti
    Mentre Silvio Berlusconi interviene a Studio Aperto e si dice "soddisfatto" della manovra, che definisce "più equa e sostenibile", esplode la rabbia dei sindacati.
    La novità è che stavolta non si ribella solo la Cgil, che aveva già proclamato lo sciopero generale del 6 settembre, ricevendo accuse da più parti (altri sindacati inclusi).
    Ora, se Susanna Camusso non usa mezzi termini, definendo l'intervento sulle pensioni "un golpe gravissimo", anche la Uil è sul piede di guerra, pronta allo sciopero generale nel pubblico impiego (da decidersi in data 16 settembre) contro "i gravi effetti della manovra economica sui dipendenti pubblici".
    In particolare, la Uil considera "inaccettabile il mancato computo degli anni di laurea e del servizio militare già riscattati ai fini previdenziali". Chiarendo che questo provvedimento "si aggiungerebbe allo slittamento di un ulteriore anno del rinnovo dei contratti, al posticipo di due anni per l'erogazione della liquidazione, alla messa in mora delle tredicesime e agli specifici interventi previdenziali relativi alla scuola".
    L'ira della Camusso: "Rafforzate le ragioni dello sciopero"
     
    "Dopo il vertice di Villa San Martino ad Arcore le ragioni del nostro sciopero generale (ndr: fissato per il 6 settembre) sono non solo confermate, ma anche rafforzate": ha detto la leader della Cgil Susanna Camusso (qui il link alla videointervista). E ha chiarito che sulle pensioni è stato fatto "un golpe gravissimo, della cui gravità forse ancora non ci si è resi conto".
    "Se la stagione che si apre - ha aggiunto - è quella delineata dal vertice di ieri vi toccherà fare ancora lunghe presenze nelle piazze".
     

    Sbagliata la cancellazione del contributo di solidarietà

    Il giudizio della segretaria sulla manovra è pesantissimo: "Se era possibile, il vertice di Arcore l'ha peggiorata". Il riferimento è, per esempio al contributo di solidarietà, la cui cancellazione vede la contrarietà della Camusso: "Sbagliata l'idea di farlo sparire, si nega il principio di solidarietà secondo cui chi ha di più dà di più".


    Preoccupazione per la misura sul riscatto

    Quanto al provvedimento che annulla il riscatto degli anni della laurea, la leader aggiunge: "Dà un messaggio preoccupante alle giovani generazioni. Dice che il contratto con lo Stato non vale, dice che studiare non serve a nulla".

    La misura sulle coop una vendetta del governo

    Il sindacato attacca poi gli interventi sul lavoro e la riduzione delle agevolazioni fiscali per le cooperative, che bolla come una vendetta del governo.
    "Dopo le rinnovabili - spiega la Camusso - con le cooperative sono stati colpiti gli unici due settori in crescita nel Paese. Viene ovviamente il sospetto che si colpiscano tutti quei settori che in questi anni hanno avuto opinioni diverse rispetto al governo".
     

    Domani Cisl e Uil sotto il Senato

     
    Anche Cisl e Uil si mobilitano, dopo aver accusato nei giorni scorsi la Cgil per aver indetto lo sciopero generale del 6 settembre.
    Una riunione congiunta delle segreterie di Cisl e Uil ha prodotto una nota che ribadisce un giudizio di "forte iniquità sociale" delle modifiche alla manovra, a partire dall'intervento sulle pensioni che "chiedono con grande determinazione al governo di ritirare".
    Così come "vanno ritirate le disposizioni sia su tredicesima mensilità e tfr, che rappresentano un inaccettabile accanimento punitivo nei confronti dei lavoratori pubblici, sia sulle finestre pensionistiche per gli addetti della scuola, in considerazione delle peculiarità del settore".
    Per sostenere queste richieste Cisl e Uil "proclamano la mobilitazione generale nei prossimi giorni di lavoratori e pensionati, con il presidio del Senato del primo settembre e con iniziative analoghe di manifestazione e presidio delle Prefetture in tutti territori da realizzare in questa settimana". 

    Dalla patrimoniale all’aumento dell’Iva. Le “contromanovre” di Cgil, Pd, Confindustria

    giovedì 25 agosto 2011

    Il sindacato propone di colpire i "tesori" superiori a 800 mila euro e i grandi immobili. Polemica con Cisl e Uil sullo sciopero generale. Bersani insiste con la ritassazione dei capitali scudati. Confindustria chiede un intervento sulle pensioni e l'aumento dell'Iva. I piccoli comuni: "Costiamo meno di tredici deputati". Una sanatoria sugli immigrati porterebbe al fisco tre miliardi all'anno.


    Un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze, sul modello francese, sulla quota che eccede gli 800 mila euro; un’imposta straordinaria suigrandi immobili, con aliquota fissa dell’1%; ma anche un fondo per la crescita e l’innovazione che punti al sostegno della politica industriale per il Mezzogiorno, all’aumento della spesa in ricerca e sviluppo e a un piano per l’occupazione. Sono i cardini della contromanovra che la Cgil presenterà oggi in un’audizione in commissione Bilancio del Senato. I saldi resterebbero invariati rispetto la decreto approvato dal governo, ma con “maggiore equità” e anticipando al 2013 il pareggio del bilancio. E la proposta del sindacato maggiore arriva poche ore dopo la ricetta in dieci punti presentata dal Pd, che rilancia la ritassazione dei capitali scudati, mentre Confindustria si schiera contro la supertassa ai ricchi e la Robin tax, puntando sulla revisione del sistema pensionistico e sull’aumento dell’Iva. Il Pdl fa pressione per alzare il tetto del reddito per la tassa di solidarietà, portandolo a 200mila euro, con un’imposizione fissa del 5%.


    CGIL: “TASSARE CHI EVADE E NIENTE VENDETTE CONTRO IL LAVORO” – ”Paghiamo tutti un contributo di solidarietà, ma che sia in ragione della capacità contributiva, in proporzione a redditi e patrimoni”, ha chiarito Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, intervenuta ieri a un presidio organizzato dal sindacato in piazza Navona, a pochi passo dal Senato, dove le commissioni competenti hanno cominciato a esaminare la manovra. Il contributo deve essere sborsato anche dagli evasori, sostiene Camusso, che propone “un’imposizione aggiuntiva del 15% sui capitali già sanati con lo scudo fiscale”. Quanto ai beni ecclesiastici, ecco la linea della Cgil: “Paghino anche quelli per uso commerciale del Vaticano, perché va difeso e rispettato il culto di tutte le religioni e non solo di alcune”.

    Non manca un duro accenno all’articolo 8 del decreto, quello che prevede deroghe alla contrattazione collettiva e allo Statuto dei lavoratori. Camusso sfida il presidente della Fiat John Elkann: “Se tiene all’unità del Paese, faccia un gesto nobile: dica al Parlamento che l’articolo 8non lo vuole, non gli serve ed è incostituzionale”. Il decreto governativo, secondo il segretario generale, contiene “vere e proprie vendette verso il lavoro, la sua dignità, i suoi diritti, la sua memoria”. Norme come quelle che eliminano i licenziamenti senza giusta causa “non portano nessun beneficio al Paese e creano molti problemi ai lavoratori e al sistema delle relazioni sindacali. Il governo vuole vendicarsi e cambiare la natura del Paese”.

    Nessuna ragione, quindi, per recedere dallo sciopero generale indetto per il 6 settembre, molto criticato dall’area governativa come “un danno” per l’Italia. E’ invece una mossa “necessaria”, sostiene il segretario, ”per cambiare questa manovra e il segno sociale”. L’iniziativa sarà articolata in “cento manifestazioni territoriali” in tutta Italia. Susanna Camusso tira anche una stoccata alle altre due sigle confederali, che non aderiscono alla mobilitazione: “Penso che Cisl e Uil sbaglino, che stiano subendo il fascino di questo Governo e pensano poco a come cambiare questa manovra”. A stretto giro di posta la replica degli interessati: “Non intendo in nessun modo commentare questo tipo di battute”, si limita a dire il segretario della Uil Luigi Angeletti. E così la Cisl, per bocca del segretario generale aggiunto Giorgio Santini: ”Alle offese non rispondo”.

    CONFINDUSTRIA: “NIENTE SUPERTASSA AI RICCHI” – ”La manovra va migliorata per renderla più credibile e per rafforzare le misure a sostegno della crescita”, sottolinea il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, in audizione oggi al Senato. Galli chiede che venga eliminata la Robin Tax e che vengano superate le pensioni di anzianità e anticipato al 2012 l’aumento dell’eta pensionabile per le donne nel privato. Queste misure, secondo Confindustria, produrrebbero assieme a un ritocco dell’Iva e alla lotta all’evasione un risparmio di 15 miliardi di euro. Il presidente Emma Marcegaglia, intervistata ieri da Repubblica, si schiera poi contro una “supertassa” ai ricchi sul modello che si sta discutendo in Francia. “Da noi servirebbe soltanto a far pagare di più chi le tasse le paga già con un prelievo che complessivamente ormnai sfiora il 50 per cento” E “a differenza della Francia abbiamo uno Stato inefficiente e sprecone”. Non passa neppure il contributo di soilidarietà: “Sono totalmente in disaccordo, chi prende 90 mila euro, soprattutto se ha figli a carico, non è ricco”.

    Bocciata anche la Robin Tax (di cui invece la Commissione industria del Senato suggerisce l’estensione “ad altri settori regolati”, come le telecomunicazioni) e l’eventuale prelievo bis sui capitali scudati, che la presidente degli industriali italiani giudica “incostituzionale”, senza ulteriori dettagli. Le alternative? Sì ad accelerare “il superamento delle pensioni di anzianità in cambio di una graduale riduzione dl carico contributivo, a cominciare da quello sui lavoratori più giovani”. E sì all’aumento di un punto dell’Iva, tema caldo del dibattito sula manovra, “dal 20 a le 21 per cento”. Un provvedimento che vede però contrario l’amministratore delegato della principale industria privata italiana, la Fiat: “Qualsiasi aumento delle tasse avrà un impatto sull’auto e sui consumi”, ha detto in proposito Sergio Marchionne, intervenuto al meeting di Cl a Rimini. Si registra però un’apertura all’imposta patrimoniale, confermata dal direttore generale di Confindustria Gianpaolo Galli. “Abbiamo dato la nostra disponibilità a ragionare su una tassazione ordinaria sul patrimonio immobiliare”.

    PD: “RITASSARE I CAPITALI SCUDATI” – L’aumento dell’Iva suscita però ”forti perplessità” nel Pd, dice il segretario Pierluigi Bersani. L’innalzamento anche di 1 solo punto percentuale dell’Iva sui prodotti alimentari, calcola in proposito il Centro Studi di Federalimentare, comporterebbe un aumento di spesa per la famiglia media italiana di 50 centesimi al giorno. Il Pd ha messo a punto ieri la sua contromanovra in attesa di trasformarla in emendamenti parlamentari. Sono dieci proposte all’insegna della lotta all’evasione, della tassa bis agli scudati della parziale dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e del taglio dei costi della politica. Bersani raccoglie il plauso di uno storico ministro delle Finanze, il socialista Rino Formica. Che fornisce un suggerimento pratico: “L’Agenzia delle entrate e tutte le esattorie possiedono gli elenchi di tutti i condonati: basterebbe prendere quelli di fascia medio-alta (società e persone fisiche) e imporre un contributo di solidarieta del 5-10% sull’ultima dichiarazione, con esclusione dei bottegai, artigiani e piccole imprese”.

    La guerra agli evasori continua a essere un tema di fondo in vista delle modifiche che il parlamento apporterà alla manovra licenziata dal governo, ed è al centro di diverse proposte alternative. Anzi, è ”la vera questione morale di oggi”, scrive il settimanale cattolico Famiglia cristiana. La proposta di un nuovo condono “tombale”, avanzata dai parlamentari del Pdl Amedeo Labocetta e Antonio Mazzocchi, riceve una stizzita bocciatura dal capogruppo Maurizio Gasparri: ”Noi non condividiamo l’ipotesi di nuovi condoni”. Intanto l’Unione inquilini suggerisce provvedimenti “a costo zero” per stanare l’ampio “nero” del settore immobiliare: rendere obbligatoria la tracciabilità di tutti gli affitti versati dagli inquilini di qualunque importo. In altre parole, mai più affitti pagati in contanti.

    ANCI: “TAGLI AI COMUNI? ZERO RISPARMIO” – Continua la lotta per la sopravvivenza degli enti locali minori. ”In una manovra che nel prossimo anno sarà di 25,7 miliardi di euro l’incidenza del taglio alla democrazia nei piccoli Comuni sarebbe solo dello 0,023%”, sostiene l’Associazione nazionale dei Piccoli comuni italiani (Anpci). I Comuni che potrebbero finire accorpati in base al decreto governativo, afferma l’Anpci, sono 1.963 (il 71,2% sono Comuni montani).

    Nella “migliore delle ipotesi” lo Stato risparmierebbe “circa 11,6 milioni di euro”, meno del costo annuo di 27 deputati. Ma in realtà, “visto che oltre il 50% degli amministratori dei piccoli Comuni rinunciano alle loro indennità, il risparmio reale ammonterebbe a 5,8 milioni di euro, meno del costo annuo di 13,5 deputati”. Le poltrone destinate a saltare, infatti, sarebbero “17.667 e non 50 mila come dichiarato dal premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa del 12 agosto”. Su questo fronte si muove la Lega nord: “Il ministro Calderoli stalavorando a una serie di emendamenti che garantiranno il diritto di rappresentanza anche per gli enti locali con pochissimi abitanti”, assicura su La Stampa il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.

    “REGOLARIZZARE GLI IMMIGRATI FRUTTEREBBE TRE MILIARDI” – Infine, una proposta inedita arriva dal sito Stranieriinitalia.it, che parla di ”un tesoretto sfuggito a Tremonti”. Vale a dire tre miliardi di euro che potrebbero derivare dalla regolarizzazione dei lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno. Sarebbero almeno 500 mila gli irregolari “che non vedono l’ora di uscire alla luce del sole”. Anche pagando un contributo di 500 euro, suggerisce Stranieriinitalia.it, che frutterebbe subito duecentocinquanta milioni. E mezzo milione di nuovi contribuenti, che porterebbero nella casse dell Stato “tre miliardi di euro ogni anno”.

    ROMA:400 AUTO PER LA CASTA,50 PER LA POLIZIA.ALLA FACCIA DELLA SICUREZZA...

    mercoledì 27 luglio 2011

    La denuncia del sindacato di polizia: solo 50 volanti controllano la città e la provincia, le altre tutte impegnate per le scorte. «Emergenza mafia nel Lazio»
    ROMA - Quattrocento auto che ogni giorno girano a Roma per far da scorta alla cosiddetta «casta» e «solo 50 volanti» che controllano la città e la sua provincia. La «denuncia» sul fronte della sicurezza nella Capitale arriva da un convegno sulle mafie organizzato dalla Cgil di Roma e del Lazio.
    Una volante sul territorio (Eidon)
    Una volante sul territorio (Eidon)
    LA DENUNCIA - «A Roma - spiega il segretario romano del Silp Cgil Gianni Ciotti - ogni giorno girano circa 400 autovetture (ed è una stima per difetto) che assicurano la scorta alle cosiddette "personalità"», soprattutto politiche, mentre a Roma la presenza di volanti sul territorio è ridicola: 50 volanti per tutta la provincia. Il ministero dell'Interno, per assicurare la scorta di primo livello di un ministro, spende circa 360 mila euro tra straordinari, costo di acquisto delle auto e nove uomini impiegati. Per assicurare la sicurezza di un intero municipio di Roma di circa 240 mila abitanti (come il Casilino) spende meno: circa 350 mila euro per impiegare 110 uomini, pagare gli straordinari e affittare lo stabile. Questa è un'indecenza».«FINANZIAMENTI PIU' RAZIONALI» - Il Silp chiede «moralità nell'assegnazione delle scorte» e «razionalità nei finanziamenti» anche a fronte dei «tagli della manovra». «Che senso ha oggi - si chiede Ciotti - una scorta per una persona minacciata 30 anni fa dalle Br? Che senso ha dare una scorta a un presidente di una squadra di calcio, che con quanto guadagna potrebbe permettersene una privata? O solo per aver ricevuto minacce? Noi poliziotti, che non abbiamo i mezzi per lavorare, ne riceviamo ogni giorno».
    MAFIA NEL LAZIO - Nel convegno di giovedì mattina viene trattato anche il tema mafia. Dalla camorra alla mafia cinese, dal riciclaggio alla tratta delle persone. A Roma e nel Lazio l'attività della criminalità organizzata «non è più una minaccia, ma una certezza» che si riscontra nei vari procedimenti portati avanti negli ultimi anni dalle autorità giudiziarie. Spiega ancora Ciotti: «C'è chi dice che a Roma non esista il problema della criminalità organizzata, ma quello delle bande. Invece la 'ndrangheta sta dilagando e invadendo tutta la città, dove si ricicla il denaro di tutte le mafie. La verità è che adesso la criminalità organizzata tratta direttamente con la politica. Il clan dei Casalesi è nel cuore del comune di Roma ed è presente anche a Mintauro, Fondi e Formia».
    IL RAPPORTO - Il sindacato ha riportato le informazioni contenute nella relazione 2010 del Dipartimento Nazionale Antimafia. A Roma, secondo il rapporto, la dimensione del riciclaggio «traspare» nei beni confiscati alla criminalità organizzata al 31 dicembre 2009: «Nel Lazio 363 beni immobili di cui 187 a Roma, e 101 aziende di cui 86» nella Capitale. Secondo il Dna è «in grande espansione del traffico degli stupefacenti, controllato dalla criminalità organizzata sia italiana che straniera (soprattutto colombiana e nigeriana)». «Per quanto riguarda la tratta di persone si conferma la presenza in tale settore della criminalità rumena a fianco peraltro della mafia nigeriana - si legge nel documento divulgato dalla Cgil -. La criminalità straniera nel Lazio si atteggia su 2 direttrici: la prima (che interessa i gruppi organizzati serbo-montenegrini, nigeriani, albanesi, rumeni e sudamericani - opera soprattutto nei crimini 'tradizionalì quali il traffico di stupefacenti, il racket della prostituzione, le rapine. La seconda, costituita essenzialmente dai cinesi, agisce all'interno del circuito commerciale e finanziario connesso alla contraffazione e al contrabbando delle merci».

     
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