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    LA STRAGE IN COLORADO E’ LEGATA ALLE FRODI BANCARIE

    venerdì 27 luglio 2012


    di Edoardo per Stampa Libera
    Una relazione preoccupante del Ministero delle Finanza sulla frode bancaria più grande nella storia, sta circolando oggi al Cremlino e avverte che è “nel regno delle possibilità” che lo scioccante massacro nel cinema in Colorado la scorsa settimana non sia che un altra “parte integrante” di un deliberato piano messo in atto dalle élite bancarie occidentali e dai loro alleati prossimi al collassare l’economico.

    Il massacro citato nella relazione è stata denominato “2012 Aurora Shooting”, in cui il sospetto James Holmes è accusato di aver aperto il fuoco durante la prima del film “Batman” uccidendo 12 persone, ferendone 58 in una delle peggiori stragi di massa nella recente storia degli Stati Uniti.

    È interessante notare che in questo documento , James Holmes viene definito come estremamente intelligente, uno scienziato dotato, cresciuto in un quartiere benestante, con una inquietante somiglianza che condivide con gli altri noti assassini americani degli ultimi 3 decenni, tra cui Andrew Cunanan, John Gardner, John Hinckley, Timothy McVeigh , Ted Kaczynski, Eric Harris e Dylan Klebold.

    La cosa più importante da notare circa James Holmes, sostiene il documento, è che suo padre, Robert Holmes, è stato chiamato per testimoniare nelle prossime settimane davanti alla Commissione del Senato statunitense, che si occupa del più grande scandalo nella storia del mondo finanziario e relativo alle frodi bancarie, scandalo che minaccia di destabilizzare e distruggere il sistema bancario occidentale.

    Robert Holmes, è conosciuto nella comunità bancaria a livello internazionale, come il creatore di uno degli algoritmi informatici più sofisticati mai sviluppati , ed è accreditato dello sviluppo di modelli predittivi per i servizi finanziari, modelli di rischio credito e frode , modelli di applicazione per prevenire frodi su Internet / on-line.

    Educato presso la Università della California, Berkeley e Stanford University, Robert Holmes è attualmente lo scienziato senior di punta nella società americana di credito FICO score, che è formalmente conosciuta come Fair, Isaac and Company, alla quale ogni cittadino americano diviene legato nel caso in cui debba prendere denaro in prestito.

    Il reato oggetto di indagine da parte del Senato degli Stati Uniti è chiamato il lo scandalo LIBOR in cui le banche del Regno Unito fissavano il tasso di prestito interbancario a Londra con la complicità della Bank of England, Federal Reserve (che conosceva il reato da 4 anni e non lo ha mai segnalato) e molte altre grandi banche occidentali.

    Non è noto alla maggioranza delle persone colpite dallo scandalo LIBOR (chiunque nel mondo) che la impostazione di bassi tassi di interesse sin dall’inizio della crisi finanziaria mondiale tra il 2007 e il 2012 ha distrutto i risparmi di una vita e gli investimenti azionari della classe media Americana.

    Ancora peggio, secondo questa relazione, Holmes ha recentemente completato il suo lavoro su quello che viene chiamato uno degli algoritmi informatici più sofisticati mai sviluppati ,che non solo ha scoperto il vero intento di questa frode di massa, ma è anche, in grado di tracciare migliaia di miliardi di dollari “persi” presso i conti bancari delle classi d’élite che li hanno rubati.

    Le note dei Funzionari del Ministero dell’intelligence riportano che “non è una coincidenza” che questo massacro in Colorado si sia verificato pochi minuti prima che The Guardian di Londra rilasciasse lo scorso Sabato 21 luglio lo sconvolgente rapporto dal titolo ” Wealth Doesn’t trickle Down – It Just Floods Offshore, Research Reveals “, nel quale si puntualizza che siano stati usati gli algoritmi di Robert Holmes a scoprire questa massiccia frode.

    Altra nota curiosa di questo massacro è che il sito americano di intelligence TheIntelHub.Com nel articolo del 23 Luglio dal titolo “caratteristiche di un false flag: “Hallmarks of a False Flag: Colorado University Held Identical Drill on Same Day as Aurora Theater Mass Shooting, Mind Control, and Multiple Suspects” ” afferma che solo poche ore prima che questo sconvolgente crimine venisse commesso il Rocky Vista University College di Medicina Osteopatica era in possesso di una identica simulazione con un tiratore in una sala cinematografica.

    Il popolare sito web infowars.com osserva inoltre che gli eventi “false flag” come il massacro di Colorado sono previsti nel manuale di formazione dell’esercito americano con il titolo “Foreign Internal Defense Tactics Techniques and Procedures for Special Forces.”

    Anche se il vero obiettivo di questo massacro non sarà mai conosciuto, è più che interessante notare che alcuni “mainstream” americani non accettano la “linea ufficiale”, come il reporter di Fox News Ben Swann che dalla sede di Cincinnati, Ohio, si domanda:

    “Perché Holmes ha avuto la premura di riempire il suo appartamento con una serie di esplosivi mortali e poi quando è stato arrestato ha raccontato alla polizia delle bombe? Se Holmes voleva uccidere più gente possibile, perché mettere in guardia i poliziotti prima del tempo?

    “Considerato che Holmes era uno studente laureato in neuroscienze, come ha fatto ad ottenere le competenze necessarie per creare un labirinto di bombe così complesso che ci sono voluti due giorni all’FBI per disarmarli? Secondo gli esperti, la complessità delle bombe ricordava una zone di guerra – come potrebbe quindi Holmes aver creato tutto questo senza l’aiuto di un esperto di esplosivi?”

    Nonostante la polizia affermi che “ogni singolo indicatore” porti a pensare che la sparatoria fosse un attacco di lupo solitario, numerosi testimoni hanno descritto la presenza di più complici. I primi rapporti della polizia hanno suggerito il coinvolgimento di due o più tiratori, ma sono stati fatti sparire rapidamente per lasciare spazio alla storia del lupo solitario.

    Come Swann sottolinea, nell’intervistata dopo la sparatoria al testimone oculare Corbin Dates , afferma che Holmes ricevette una telefonata da qualcuno mentre era all’interno del teatro e una volta risposto si spostò verso l’uscita di emergenza,cosa che suggerisce che la chiamata era di un complice per coordinare l’attacco.

    Dates afferma anche di aver visto Holmes alla porta di uscita ” come segnalare a qualcuno o in attesa di qualcuno.”

    Un altro testimone oculare ha aggiunto: “Da quello che abbiamo visto non era solo – c’era qualcuno con lui. Dato che il secondo candelotto di gas lacrimogeno non è venuto da lui. “

    Libera traduzione da:

    COLORADO MASSACRE LINKED TO HISTORIC BANK FRAUD

    http://www.fourwinds10.net/siterun_data/government/war/terrorism_war/news.php?q=1343231885

    fonte: stampa libera

    Tre banchieri europei di alto livello arrestati per frode bancaria internazionale.

    giovedì 26 luglio 2012

    L’ex direttore di Bankia, Rodrigo Rato.

    Mentre in molti fanno ricerche sul ​​web per cercare le prove degli arresti dei membri della cabala criminale, una di queste storie ha sicuramente sfondato il blackout dei media imposto dalla cabala stessa. Tre dei dirigenti della banca d’Irlanda, l’ex leader della Anglo-Irish Bank Sean Fitzpatrick, l’ex-direttore finanziario Willie McAteer, e il managing director per l’Irlanda Pat Whelan sono stati arrestati ​​Martedì 24 Luglio 2012, per crimini che hanno portato in Irlanda al più grande fallimento bancario mai verificatosi. Altre tre persone, che sono tra i piu’ ricchi cittadini in Irlanda, sono stati coinvolti per il loro ruolo in questi crimini.
    Un altra notizia e’ che l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e direttore di Bankia (Spagna) Rodrigo Rato è stato arrestato il 6 Luglio 2012 con l’accusa di frode criminale per il suo ruolo nel fallimento della Bankia, terzo istituto bancario più grande della Spagna, che è al centro delle politiche economiche che hanno portato al crash finanziario del paese e delle critiche da parte del movimento Occupy, critiche mosse in parte, dopo che Bankia, che era nel business da solamente meno di due anni, ha ricevuto un aiuto finanziario dai contribuenti, per il suo salvataggio, per oltre 19 miliardi di euro.

    noltre sul fronte asiatico, il fratello maggiore del presidente sud-coreano Lee Myung-Buk è stato arrestato con l’accusa di corruzione, portando ad un cambiamento di regime possibile in quanto le elezioni nel paese sono previste entro la fine dell’anno.
    Fonte: ascensionearth2012.org
    Traduzione di raggioindaco – http://raggioindaco.wordpress.com



    SPECULAZIONE, WALL STREET ANNUNCIA ATTACCHI ALL'EURO IN AGOSTO

    domenica 22 luglio 2012



    di Filippo Ghira
    La recessione in corso non dà l’idea di essere sul punto di finire e dall’una e dall’altra sponda dell’Atlantico si rinnovano anzi i segnali di un peggioramento della situazione.
    L’allarme del Fondo monetario internazionale su un possibile crollo del sistema dell’euro a causa dei problemi di Spagna ed Italia (e per le speculazioni contro Bonos e Btp) è stato seguito da quello della Federal Reserve Usa che con Ben Bernanke ha stigmatizzato il troppo basso tasso di crescita dell’economia americana.
    Una economia che, nelle speranze della Fed e dello stesso Barack Obama, per risollevarsi avrebbe invece bisogno dell’aumento della domanda proveniente dall’Europa, la quale può fare ben poco, vista la situazione nella quale si trova.
    L’impressione che si trae da una situazione in continua evoluzione è che i gruppi finanziari che negli Usa dettano le danze siano divisi al loro interno e che non abbiano ancora deciso come muoversi sul piano interno come su quello internazionale. Se infatti la tendenza prevalente a Wall Street è quella di scaricare Obama ed appoggiare il suo rivale repubblicano nella corsa alla Casa Bianca, è chiaro pure che Mitt Romney resta un’incognita e che una sua sconfitta potrebbe avere spiacevoli contraccolpi nell’equilibrio dei poteri. In questa fase ad Obama, ai fini di una rielezione, conviene che l’Europa resti forte ed unita.
    Da parte loro, gli ambienti finanziari, come testimoniano gli articoli del Wall Street Journal, continuano a scommettere su un dissolvimento non solo del sistema dell’euro ma anche della stessa Unione europea. L’auspicio della nascita di un’Europa “carolingia” con Germania, Francia, i Paesi del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo) e la Padania, è una prospettiva che piace agli Usa perché sancirebbe la nascita di una nuova Europa più solida finanziariamente e la fine dell’Europa dei 27 e della stessa unità europea in genere. Non ci sarebbe più il pericolo di un colosso economico alternativo agli Usa, con una moneta potenzialmente forte come l’euro ed in grado di sostituire il dollaro come moneta di scambio nelle transazioni internazionali.
    Lo scontro Europa-Stati Uniti, che soltanto i ciechi non vogliono vedere, viene condotto da Wall Street attraverso una massiccia speculazione contro i titoli pubblici dei Paesi europei dell’euro più in difficoltà, come i Bonos spagnoli e i nostri Btp. Ed attraverso i giudizi, il più delle volte campati in aria, delle agenzie di rating Usa alle quali non pare vero di avere la possibilità di ergersi ad arbitri dei destini di un popolo, stabilendo che in futuro questo o quel titolo saranno difficilmente solvibili.
    E infine, attraverso le valutazioni fatte dagli uffici studi di certe banche Usa come la Merril Lynch che in un recente rapporto insinua che l’Italia potrebbe rivelarsi un problema più grande di quello rappresentato dalla Grecia e che la Germania sarebbe ben poco disposta a pagarne i debiti. Una realtà ben conosciuta ma che ufficializzata da una banca come quella Usa, potrebbe innescare un fuggi fuggi degli investitori dai nostri Btp.
    Per l’Italia si annuncia così un’estate rovente nel quale gli attacchi speculativi dovrebbero intensificarsi. Lo slittamento a dopo l’estate dell’Esm, il fondo permanente salva Stati, che avrebbe potuto essere utilizzato per comprare i titoli pubblici di Paesi come Spagna e Italia per tenere basso lo spread con i Bund tedeschi, costituisce un invito a nozze per i banditi anglofoni delle Borse. Uno slittamento che la Merkel è stata ben felice di subire dopo il blocco posto dalla Corte Costituzionale all’approvazione del nuovo trattato da parte del Bundestag. Al governo Monti non è bastata quindi la politica di austerità, tra tasse e tagli alla spesa, imposta agli italiani visto che la speculazione anglo-americana ha continuato a martellare i Btp. E all’anglofono Monti non è servito presentarsi come l’artefice della svolta operativa dell’Esm in scudo anti-spread. Wall Street e la City tengono in particolare alla privatizzazione delle imprese pubbliche italiane.
    Da parte sua, la Commissione europea ha assicurato che Bruxelles è pronta per qualsiasi evenienza, resterà operativa tutta l’estate, quindi anche in agosto per reagire a nuove ”tensioni” (speculazioni), e lavorerà in particolare su una serie di iniziative che saranno presentate in autunno, per assicurare maggiore stabilità sui mercati finanziari. In ogni caso, dicono da Bruxelles, un intervento dell’Esm per l'acquisto di titoli di Stato dovrà essere preceduto da una richiesta del Paese interessato e attraverso un processo chiaro definito nelle linee guida dell'Efsf (il fondo provvisorio salva Stati) e poi dello stesso Esm.

    fonte

    SPECULAZIONE,ECCO CHI SCOMMETTE SULLA FINE DELL'EURO

    STATI UNITI,GIAPPONE E GERMANIA OVVERO TRE TRA LE NAZIONI PIÙ RICCHE DEL MONDO. MA NON HANNO SOLO QUESTO IN COMUNE: I TRE PAESE INFATTI SONO ANCHE QUELLI CHE MAGGIORMENTE SCOMMETTONO SULLA FINE DELL'EURO. E QUELLI CHE MAGGIORMENTE CI SPECULANO SU..E LA CINA?IL COLOSSO ASIATICO SCOMMETTE SULLA MONETA UNICA E STA DISINVESTENDO DAL DOLLARO..


    di Free Italy per www.Free-Italy.Info
    La crisi galoppa e pare oramai inarrestabile,tanto che oramai ci si diverte (ma soprattutto si guadagna) scommettendo sulle sorti della moneta unica. Ovviamente parliamo di scommesse in borsa e quindi di finanza,non certo di boutade tra amici. Più che altro di speculatori,responsabili della crisi, che ora hanno anche la faccia tosta di divertirsi scommettendo su quando imploderà l'euro. Personalmente in base al materiale raccolto negli ultimi anni, credo che tutta questa pubblicità alla caduta dell'euro sia solo una scusa per rafforzare i poteri speciali dei governi nazionali dove l'Unione Europea ha piazzato uomini di fiducia dei banchieri e portarci agli Stati Uniti d'Europa premessa della Banca Mondiale, benedetta persino dal papa, e al Nuovo Ordine Mondiale, chiamato a gran voce sempre da Benedetto XVI..Sappiamo che l'Onu ha già pronta la Moneta Unica Mondiale da un paio d'anni, che se è stata prodotta e coniata un perchè ci sarà..Ma sappiamo anche che c'è una guerra spietata al denaro contante, con l'obiettivo, piuttosto scontato, di imporci una moneta elettronica. Ma a quale fine?Semplice: via la moneta,non ci chiederemo più di chi è di proprietà e chi l'ha prodotta,figurarsi parlare di signoraggio e moneta debito.Niente moneta,niente truffa: capito?
    E comunque se proprio vogliamo dirla tutta,c'è una moneta che sta peggio della nostra e si chiama dollaro. Solo pochi giorni fa vi raccontavo di un sistema economico statunitense al collasso,con numeri da brividi. Nell'articolo dell'ottimo Curzio Bettio, venivano citati dati spaventosi. Vediamone alcuni tanto per ricordarci come stanno messi (malissimo) quelli che speculano sulla nostra pelle:
    1. L’annuale deficit di bilancio degli Stati Uniti (sull’intorno dei 2.000 miliardi di dollari per anno) va ad aggiungersi al debito accumulato di 15.000 miliardi di dollari, senza alcuna prospettiva di declino. Il sistema finanziario è collassato e richiede continui salvataggi
    2. Il sistema economico è in totale rovina, e non è stato più in grado di creare posti di lavoro altamente remunerativi, ma nemmeno eventuali posti di lavoro.
    3. Nonostante anni di crescita della popolazione, l’occupazione registrata sui libri paga a partire dalla metà del 2012 è la stessa che nel 2005 e decisamente al di sotto di quella del 2008.
    4. La Fed ha dichiarato che avrebbe acquisto 400 miliardi dollari di obbligazioni del Tesoro a 30 anni. Spingere i tassi di interesse verso il basso, significa guidare le quotazioni dei fondi verso l’alto. Con Buoni del Tesoro a cinque anni che pagano solo sette decimi di punto percentuale, e con Buoni del Tesoro a dieci anni che pagano solo l’1,6%, percentuale inferiore anche al tasso ufficiale di inflazione, gli Usamericani alla disperata ricerca di rendimenti si orientano verso obbligazioni a 30 anni, che attualmente pagano il 2,7%.
    400 miliardi in obbligazioni,avete capito? Eppure della crisi del dollaro non parla nessuno e sono ben pochi quelli che ricordano la volontà dei paesi emergenti di sganciarsi dal dollaro, che ha perso da tempo la fascia di moneta del mondo. Tant'è che la Cina (mica uno qualunque) ha deciso non solo di disinvestire nel dollaro ma sta scommettendo sull'euro.
    "Da agosto 2011, quando Standard & Poor’s ha declassato il rating sovrano degli Stati Uniti, la Cina ha accelerato il suo disinvestimento dal dollaro aumentando al contempo la sua esposizione sull’euro, portando la quota delle sue riserve detenute nella moneta comune europea dal 27% circa della scorsa estate a circa un terzo agli inizi di quest’anno. Questo, secondo fonti del Tesoro americano (confermate dal governo cinese) e pubblicate sulla stampa specializzata - incluso il Financial Times e il Wall Street Journal - a fine marzo 2012." [1]
    La Cina che investe nell'euro può  non piacere a qualcuno?O meglio può far paura a qualcuno?
    Sembrerebbe proprio di si se pensiamo che Germania,Giappone e Germania sono le nazioni che scommettono maggiormente sulla fine dell'euro,speculandoci sopra ovviamente.Due nazioni vicine storicamente all'Europa e la colonna portante dell'Eurogruppo sono quelle che maggiormente speculano sulla moneta unita. E un coro si alza all'unisono: "restare lontani dalla zona euro,punto e basta." [2]

    "Kyle Bass, fondatore dell'hedge fund Hayman Capital, è tranchant: Non c'è niente che possa salvare l'Eurozona. Secondo Bass la confusione politica in un mix letale con l'implosione economica rende impossibile fare previsioni e quindi investire." [3]

    Persino i fondi pensionistici statunitensi si stanno disimpegnando dall'euro. Dapprima hanno deciso di rifugiarsi nei debiti sovrani delle nazioni più virtuose (Germania, Olanda, Finlandia, Austria), ma ora che anche queste nazioni sono in crisi, pare che abbandoneranno del tutto la zona euro.E non sono gli unici. Infatti secondo Ubs, negli ultimi due anni tantissimi investitori giapponesi hanno dapprima deciso di investire nei debiti dei paesi più sicuri,abbandonando quelli in forte crisi, per poi ricredersi e decidere di abbandonare definitivamente l'area euro.
    E la Germania? Dovrebbe rappresentare la nostra guida e dovrebbe a maggior ragione credere nell'euro. Ma non è così. Gli economisti tedeschi non sono certo stupidi e conoscono meglio di noi le problematiche della moneta unica,quindi lungi da loro da volerne ancora far parte. E allora che si fa? Per prima cosa hanno spedita una letterina alla Merkel firmata da 200 economisti,tanto per ribadire la serietà della presa di posizione, lettera in cui invitano la Merkel a non prestare un euro alle banche spagnole. Non solo economisti. Hans-Olaf Henkel, il presidente tedesco degli industriali ai tempi della nascita dell'euro ha lanciato una campagna contro la moneta unica il cui fine è spingere il governo teutonico a rinnegarlo..

    E se lo dicono i tedeschi che l'euro l'hanno voluto e plasmato a loro piacimento qualcosa di strano ci sarà. Ma solo una cosa è certa: la moneta unica è stata progettata per portarci via tutto. E pare che stia dando davvero i suoi bei frutti..


    di Free Italy per www.Free-Italy.Info


    Note


    1. Affari Internazionali, 27/06/2012
    2. Robert Koenigsberger,Libero Quotidiano


    Fmi e Germania hanno truccato le carte per papparsi l'Italia

    L'obiettivo di Berlino è metterci in ginocchio per controllare i nostri gioielli: energia, industria e banche




    di Carlo Pelanda
    Da un paio di mesi sto cercando di capire perché il costo di rifinanziamento del debito italiano sia il doppio di quello che sarebbe giusto in base ai dati economici fondamentali ed alle azioni recenti del governo. Il Centro studi di Confindustria stima che il differenziale realistico – appunto, basato sull’analisi dei fondamentali – tra titoli di debito italiani e tedeschi (spread) dovrebbe essere di 164 punti e non di quasi 500. E avverte che se i tassi teorici e reali convergessero, l’Italia, nel medio termine, tornerebbe in crescita invertendo la tendenza recessiva e, soprattutto, la crisi del credito, e bancaria, che dipende direttamente dall’eccesso di sfiducia sul nostro debito. Se non convergeranno, invece, la recessione sarà devastante, in avvitamento.

    Per evitare tale scenario catastrofico - Confindustria ritiene necessario uno scudo anti-spread più efficace di quello ora in discussione nelle sedi europee. Sensato. Ma l’efficacia dello scudo anti-spread risentirà comunque dell’opinione del mercato in relazione all’Italia. Con questo in mente ho chiesto spiegazioni ai principali attori del mercato finanziario. La risposta concorde è stata: leggiti cosa scrive il Fondo monetario sull’Italia, che è la fonte dati principali a cui si ispirano tutti quelli che devono valutare i rischi sovrani, e, visto che sei del mestiere, capirai perché pretendiamo un premio di rischio del 6% e oltre per comprare titoli decennali di debito italiano, e perché siamo incerti se acquistarli o meno. Ma è immotivato l’eccesso di negatività del Fmi sull’Italia, ho risposto. Prova che sbaglia, hanno ribattuto scettici. Per questo sono andato a confessare parecchi analisti e funzionari del Fondo, raccogliendo le confidenze che qui sintetizzo.

    L’estate rovente - Nella tarda primavera del 2011, quando la crisi si estese all’Italia, una parte dello staff del Fmi, in particolare quello di nazionalità italiana, voleva che il Fondo rendesse pubbliche le analisi sulla sostenibilità del debito e sui fondamentali dell’economia italiana che non giustificavano l’inasprirsi della pressione dei mercati e il conseguente innalzamento dello spread. Questa posizione uscì sconfitta per due motivi. Primo, si formò un asse occulto tra il direttore generale Lagarde e il rappresentante tedesco presso il Fmi, con la benedizione di quello francese, volto a mantenere altissima la pressione sul’Italia. Non solo il Fmi non dischiuse le valutazioni favorevoli sull’Italia ma chiese, con il sostegno tacito della Germania, un monitoraggio rafforzato sull’Italia, strumento che dal 2004 a oggi è stato utilizzato solo per Nigeria e Giamaica. Tale mossa, nelle intenzioni dell’alta direzione del Fmi e della Germania, doveva essere il precursore per costringere l’Italia ad accettare un «programma» di circa 90 miliardi: non tanto per rifinanziare il debito pubblico italiano, ma finalizzato a mettere sotto controllo totale (un prestito serve ad imporre condizioni) le decisioni economiche e di bilancio del governo italiano. Infatti nel vertice G20 di Cannes, nel novembre 2011, Lagarde annunciò una nuova forma di prestito (Precautionary and Liquidity Line; PLL) che molti analisti e giornalisti – si vedano le agenzie Bloomberg e Reuters di quel periodo – valutarono concepita specificamente per mettere in gabbia l’Italia. Secondo motivo. Il governo italiano non intervenne a sostegno degli analisti che volevano ripristinare la verità tecnica sull’Italia e questi, non sentendosi sostenuti dal governo interessato, smisero di insistere. Ed è ancora così, misteriosamente.

    Tesi tedesca - Da allora le pubblicazioni ufficiali del Fmi tendono fedelmente a riflettere la posizione tedesca sull’Italia: consolidamento fiscale e riforme strutturali in tempi ed intensità insostenibili. Non trovano spazio in tali pubblicazioni le analisi interne del Fondo che mostrano come nella crisi dell’euro l’effetto contagio sia dirompente; come i tassi italiani si muovano in risposta ad analoghi movimenti di quelli spagnoli. Se si fosse dato spazio a queste analisi, la conclusione sarebbe stata che l’Italia era vittima di contagio e che avrebbe dovuto beneficiare del supporto sistemico della Bce, cosa che la Germania assolutamente non voleva. Nelle analisi pubblicate, inoltre, non vi è traccia delle preoccupazioni dello staff per gli alti tassi di interesse italiani che, lungi dal facilitare le riforme, ne ostacolano la loro realizzazione proprio per mancanza di accesso ai mercati a costi sostenibili. Ugualmente, non vi è alcuna critica pubblica o semipubblica alla Bce, che, invece, dallo staff Fmi viene percepita come elemento del problema, non della soluzione. Anzi, in ossequio alla volontà tedesca, la Bce viene inserita nella troika che impone e controlla la condizionalità dei Paesi membri dell’euro, un fatto assolutamente inedito nella storia del Fmi e che trova la ferma opposizione degli Stati Uniti. In tutte le pubblicazioni, con l’eccezione – per altro insufficiente - dell’ultimo numero del Fiscal Monitor, non vi è alcun tentativo di analizzare in forma separata e specifica l’Italia che, invece, viene sempre appaiata alla Spagna o ad altri Paesi periferici. Quest’approccio metodologicamente infondato e politicamente distorto, in quanto i problemi dell’Italia sono diversi dagli altri, nonché molto minori, continua in questi giorni in cui l’Italia continua a essere associata alla Spagna senza che si faccia chiarezza sul percorso di riforme intrapreso da Roma in una condizione strutturalmente molto più solida rispetto a quella di Madrid.

    Colpe e assedi - L’Italia è certamente colpevole di disordine economico, per esempio la lentezza delle riforme e l’inconsistenza di gran parte dei politici, partiti e sindacati. Inoltre non possiamo nasconderci che nel 2011 ha perso credibilità in modo totale. Ma i suoi fondamentali sono decenti, ha fatto riaggiustamenti economici, pagati con il sangue del popolo produttivo, come nessuna altra nazione. E, pur se da poco, comincia a tagliare spesa pubblica invece che alzare le tasse ed a valutare, pur ancora timidamente, operazioni patrimonio contro debito. Francamente non si merita uno spread così alto e devastante né tantomeno che le valutazioni del Fmi non riconoscano gli aspetti positivi e specifici della nazione. Si tratta di guerra economica condotta dalla Germania contro l’Italia, per indebolirla e meglio condizionarla, o solo di una diversità o di errori analitici, per la loro tipica ansia che distorce le visioni, dei tedeschi? Alcuni indizi fanno propendere per la prima ipotesi, dal momento che sono in atto tentativi di conquista di posizioni di controllo nei settori industriali, dell’energia (Ansaldo) e bancario e forti compressioni della presenza italiana nei mercati esteri.

    Linea prudente - Il governo Monti non vuole rispondere, e un suo esponente mi ha suggerito di non portare questo tema sulla stampa dopo un primo articolo pubblicato su Il Foglio, perché sta tentando una strategia non conflittuale di convincimento della Germania, nella paura che Berlino possa «catastrofarci» se la denunciamo e sfidiamo. O preferisce tenere nascosti i difetti di gestione dell’immagine italiana presso il Fmi e altrove? Per questo chiedo alle Commissioni parlamentari Esteri e Difesa, se possibile in sessione congiunta in quanto il problema è di sicurezza nazionale, di chiamare in audizione chi può dettagliare ed espandere gli indizi qui riferiti per decidere se siamo oggetto di un attacco o meno e se, in caso, il governo sia attrezzato per la giusta difesa. Secondo me la nazione è sotto attacco e dovrebbe reagire con massima durezza e determinazione. Ma è meglio che siano le istituzioni ad accertarlo in modi approfonditi, vigileremo che lo facciano.

    www.carlopelanda.com

    fonte

    CHI VUOLE LA FINE DELL' ITALIA ?

    lunedì 16 luglio 2012


    Nello stesso giorno in cui Moody's apre la campagna estiva 2012 contro l'Italia, appare sul Corriere della Sera "Ispiratevi alle città del Rinascimento", una davvero singolare intervista con tale Marcia Christoff Kurapovna, accreditata dallo stesso giornale come ex giornalista esperta in relazioni internazionali, autrice di un libro sugli Alleati e le origini della Jugoslavia: la stessa che il 12 luglio scorso ha pubblicato un articolo sull'autorevole Wall Street Journal Europe dal titolo "The Case for City-State".

    Il concetto centrale dell'intervista e dell'articolo possono essere sintetizzati con questa affermazione in merito all'unità italiana: "Un'idea romantica. Ma l'unità dell'Italia la capisco ancora meno di quella della Grecia, che almeno fu dettata dal disfacimento dell'Impero Ottomano. Garibaldi e Cavour li capisco meno: unire qualcosa che non avrebbe funzionato. Morto Cavour, poi, è mancata ogni leadership, non si sono avute più soluzioni pratiche".

    Partendo da questa profonda analisi storico-politica, la Kurapova giunge alla conclusione che quel che occorre è "la separazione tra il Nord e il Sud". Questo non vale solo per l'Italia e più in generale per i Paesi mediterranei, ma anche per l'Europa, per la quale la Kurapova non si disturba a proporre alcuna raffinata analisi storico-politica, ritenendo semplicemente che "come entità politica, l'Europa sia finita".

    Un'interpretazione secondo cui la condizione ideale è quella del Rinascimento e della Grecia antica, per il fatto che la concorrenza fra Città-Stato promuoveva lo sviluppo economico meglio degli Stati-Nazione moderni, non merita di essere presa in seria considerazione, dato che si limita ad applicare i criteri dell'economia iper-liberista del XXI secolo alla situazione tardo-medievale o, peggio ancora, del mondo antico. Ben più complessa essendo, come abbiamo mostrato in La Resurrezione della Patria, la questione del rapporto fra la Patria così come sentita dal movimento romantico e lo "Stato permanente" contemporaneo con le sue distorsioni, tanto più quando preda della partitocrazia e in presenza di una irrisolta questione sociale che tuttora bussa alle porte delle nostre città.

    L'articolo quindi avrebbe potuto essere lasciato cadere nel dimenticatoio senza rimpianto, se non si concludesse con un'assicurazione che lascia un po' inquieti: la Kurapova infatti garantisce agli increduli che la regionalizzazione dell'Europa è solo questione di tempo, una cinquantina d'anni, e che, per nostra fortuna, "molta gente in gamba ci sta già pensando".

    È infatti su quello che sta pensando e facendo questa gente in gamba che dovremmo cominciare ad interrogarci, visto che nemmeno un uomo certificato Trilateral come l'attuale Presidente del Consiglio italiano, sembra riuscire a tenere a freno le forze cosiddette "del mercato", quelle che abbiamo cercato ripetutamente di individuare e di descrivere analiticamente e che abbiamo definito, come loro stessi si chiamano, master of the universe.

    Sono, ancora una volta, le forze dell'oro che si contrappongono a quelle ideali e spirituali risvegliate proprio dal movimento romantico, tedesco prima, italiano poi, in un rapporto di scambio e spesso di contrasto, come avviene nelle complementarietà, che si è però sempre dimostrato straordinariamente fecondo non solo per la Germania e per l'Italia, ma per la stessa Europa contemporanea.

    In definitiva, quindi, la Kurapova c'è di aiuto a capire che la contrapposizione che si va nuovamente ridisegnando è quella di fondo nella storia degli ultimi due secoli almeno - quella fra i signori dell'oro e i portatori della libertà, prima di tutto interiore, vastamente umana, trasversale ai ceti e ai partiti, rivolta all'espressione delle capacità umane, che mazzinianamente ricordano alle individualità prima dei diritti i doveri, i compiti, le missioni da svolgere.

    È inevitabile che, ora che si affacciano sulla scena mondiale anche le nuove forze asiatiche, di una statalità incurante proprio di quella libera individualità che l'Europa ha coltivato come il proprio frutto migliore, i signori dell'oro debbano decidere con chi allearsi - se con gli eredi del romanticismo europeo o con quelli del dispotismo orientale di marxiana memoria.

    Il fatto che questa gente in gamba stia operando per la fine dell'Europa ci fa già capire che cosa hanno scelto, non rendendosi probabilmente conto che in questo modo essi scelgono di portare l'umanità verso un sistema oppressivo al confronto del quale impallidiscono le peggiori autocrazie del passato.

    Questa è la sostanza di tutto quanto accade intorno a noi, se lo si misura non a decenni ma a secoli: ne consegue che la scelta se lasciarsi guidare da quella gente in gamba o dalla propria libera determinazione diventa una scelta basilare per il futuro dell'umanità.

    G. Colonna
    Fonte: www.clarissa.it
    Link: http://www.clarissa.it/ultimora_nuovo_int.php?id=159

    Dalla Libia al Corno d’Africa – scontro fra USA e Cina per il continente africano

    domenica 15 luglio 2012


    Nabil Naili è un ricercatore presso l’Università di Parigi; ha concentrato i suoi studi sul pensiero strategico americano

    Sebbene apparentemente assuma la forma del coordinamento di sicurezza con il pretesto della “lotta al terrorismo”, in realtà la penetrazione americana in Africa va ben al di là di ciò, consistendo in una strategia imperiale che ambisce al controllo delle risorse naturali e delle aree di importanza geostrategica – scrive l’analista Nabil Naili

    “Ho autorizzato il dispiegamento di un piccolo numero di forze americane in assetto da combattimento in Africa centrale, per fornire assistenza alle forze regionali che cercano di eliminare Joseph Kony dal campo di battaglia…ritengo che il dispiegamento di queste forze armate USA rafforzi la sicurezza nazionale americana, garantisca i nostri interessi strategici, e vada a sostegno della nostra politica estera”. Questo è un estratto del messaggio inviato da Obama al Congresso USA.
    Lo scorso 14 ottobre il presidente americano di origini africane Barak Obama – premio Nobel per la “pace” – ha annunciato la sua intenzione di inviare 100 soldati americani “in assetto da combattimento” in Uganda. Questa decisione rientra nel quadro del piano annunciato nel 2009 e finalizzato a “disarmare” la milizia dell’Esercito del Signore (Lord’s Resistence Army – LRA), perlomeno nella sua forma ufficiale.


    Per giustificare questa mossa controversa e ribadire il suo fermo intento di non trascinare in ulteriori missioni le forze americane attualmente impantanate nel “cimitero degli imperi”, l’Afghanistan, o prossime a “ritirarsi” dall’Iraq semplicemente per ridispiegarsi in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, o in altri teatri per diversi scopi, Obama ha dichiarato di far ciò solo per “supportare le forze regionali che sono alle calcagna di Joseph Kony e di altri importanti leader ribelli dell’LRA coinvolti in omicidi, stupri e sequestri di migliaia di persone nei paesi dell’Africa”. Egli ha sostenuto che “le forze americane, sebbene siano forze combattenti, si limiteranno a fornire informazioni, consulenza e assistenza alle forze dei paesi interessati, senza prendere parte ai combattimenti con l’LRA, a meno che non sia strettamente necessario o dovuto a ragioni di autodifesa”. L’amministrazione americana intende anche inviare nei prossimi mesi forze combattenti nel Sud Sudan, nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo, “previo consenso da parte dei paesi ospitanti interessati” – come se questi paesi fossero in grado di prendere decisioni sovrane, osando rifiutare l’offerta americana, o anche soltanto metterla in discussione.
    Nel frattempo la risoluzione 2016 del Consiglio di Sicurezza ha sancito la fine dell’operazione “Unified Protector” in Libia – sebbene alcuni leader del Consiglio nazionale transitorio libico avessero implorato il prolungamento della missione almeno fino alla fine dell’anno. Tuttavia, malgrado l’affermazione del segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen secondo cui “la nostra missione militare si è conclusa…abbiamo adempiuto allo storico mandato delle Nazioni Unite di proteggere il popolo libico” (egli ha anche aggiunto che la missione “Unified Protector è una delle operazioni di maggior successo nella storia dell’Alleanza atlantica”), a poco a poco stanno emergendo le dimensioni dell’attacco americano al continente africano finalizzato a mettere le mani sulle sue risorse, ad assicurare a Washington il pieno controllo delle fonti energetiche, ed a togliere di mezzo il gigante cinese.
    Sebbene gli analisti della stampa americana si siano spinti a definire la decisione del presidente Obama “molto strana”, “sconcertante” e “singolare”, chi conosce i metodi della politica estera americana a partire dal 1945 non giunge affatto ad utilizzare le stesse definizioni. Si consideri l’esempio del Vietnam. Quando la priorità divenne quella di contenere l’influenza cinese e “proteggere” l’Indonesia, che il presidente Nixon definiva come “il più ricco serbatoio di risorse naturali della regione”, il Vietnam pagò con tre milioni di vittime e con la distruzione e l’inquinamento dei propri territori per far sì che gli Stati Uniti realizzassero i propri obiettivi strategici. L’invasione americana di altri paesi non ha fatto eccezione a questa regola, né ha fatto a meno degli stessi pretesti dell’“autodifesa” o dell’“intervento umanitario”, continuando a far scorrere fiumi di sangue dall’America Latina all’Afghanistan, passando per l’Iraq e poi per la Libia – perfino dopo che simili asserzioni erano state smascherate, e simili giustificazioni svuotate di ogni contenuto.
    Dice Obama: la “missione umanitaria delle nostre forze” consiste nel sostenere il governo ugandese affinché sconfigga le forze dell’LRA che hanno “massacrato, violentato e rapito decine di migliaia di uomini, donne e bambini nella Repubblica Centrafricana”. Queste atrocità compiute dall’LRA non sono meno feroci di quelle compiute dagli stessi Stati Uniti laddove hanno operato le loro forze – come il bagno di sangue seguito all’assassinio del rivoluzionario Patrice Lumumba, orchestrato dalla CIA, o il golpe organizzato che portò al potere il tiranno Mobutu Sese Seko.
    L’ipocrisia del presidente americano tocca però nuovi picchi quando si ostina a volerci convincere che “il dispiegamento di queste forze armate americane” rafforzerà “la sicurezza nazionale e la politica estera americana, e costituirà un grande contributo per contrastare l’LRA”. Questa milizia infatti ha continuato a perpetrare crimini vergognosi per 24 anni senza che gli Stati Uniti battessero ciglio. Oggi che il numero dei suoi combattenti è talmente diminuito da non superare i 400 uomini, l’LRA è improvvisamente divenuto un pericolo che toglie il sonno a Obama, e una minaccia per la sicurezza dell’impero!
    L’Africa, prima dell’ultimo intervento militare in Libia, era stata una “storia di successo” per la Cina. Laddove gli americani seminavano distruzione e dispiegavano i loro aerei da guerra, le loro navi e le loro basi militari, i cinesi, loro avversari nella corsa alle ricchezze naturali, e ansiosi di soddisfare la loro bramosia di fonti energetiche, costruivano dighe, ponti e infrastrutture.
    La Libia era tra le maggiori fonti di approvvigionamento petrolifero della Cina. Nel momento in cui la NATO ha deciso di iniziare le operazioni militari in Libia all’insegna dell’“intervento umanitario” per proteggere i civili, la Cina è stata costretta ad evacuare oltre 30.000 operai, esperti ed ingegneri dal paese, ed il loro posto sarà preso da coloro che controlleranno le ricchezze e le risorse libiche e che si spartiranno la torta del “saccheggio programmato” della ricostruzione. Ma la cosa ancora più importante è che la NATO ha iniziato a strangolare il drago cinese e a stroncare sul nascere il suo tentativo di penetrazione in Africa.
    Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti continua a cercare un paese che accolga la sede dell’AFRICOM, il comando militare americano per l’Africa, in sostituzione della città tedesca di Stoccarda. Dopo aver creato pretesti sufficienti per estendere i focolai di conflitto e le guerre a bassa intensità, dalla Somalia a Gibuti, dall’Uganda al Sud Sudan e al Niger, per finire con la Libia “liberata”, Washington riuscirà a imporre la sede dell’AFRICOM dovunque vorrà, per amore o per forza.
    Sebbene gli Stati Uniti abbiano sostenuto che la creazione dell’AFRICOM rientri nel quadro degli sforzi americani per “portare la pace e la sicurezza ai popoli dell’Africa e promuovere gli obiettivi condivisi legati allo sviluppo, alla sanità, all’istruzione, alla democrazia ed alla crescita economica”, come ci aveva informato il presidente Bush nel giorno dell’annuncio ufficiale della nascita di questo comando, i veri obiettivi – che si nascondono dietro il linguaggio diplomatico americano, si celano dietro il “ruolo messianico” americano della diffusione della civiltà e del sostegno ai popoli, e prendono a pretesto ragioni di sicurezza e lo spauracchio del “terrorismo”, dell’“estremismo” e della “pirateria” – in realtà sono la protezione dei molteplici interessi vitali e geostrategici dell’impero: da quello di assicurarsi le importazioni petrolifere a quello di controllare le fonti energetiche, di mettere le mani sugli stretti marittimi di importanza strategica, e di opporsi con ogni mezzo a qualunque potenza internazionale che aspiri a competere con Washington o a minacciarne l’egemonia. Non c’è dunque da stupirsi che per questo comando siano stati stanziati bilanci sempre più importanti, che sono balzati dai 50 milioni di dollari del 2007 ai 57,5 del 2008, per raggiungere i 310 milioni nel 2009.
    Michael T. Klare, autore dell’importante studio “Resource Wars: The New Landscape of Global Conflict”, continua a lanciare l’allarme sulla penetrazione americana in Africa, la quale secondo Klare innescherà nuove guerre. Sebbene apparentemente assuma la forma del coordinamento e della cooperazione di sicurezza con il pretesto della “lotta al terrorismo”, in realtà tale penetrazione va ben al di là di ciò, consistendo in una strategia imperiale che ambisce al controllo delle risorse naturali, degli accessi fluviali e delle aree di importanza geostrategica.
    Allorché il petrolio africano diviene “un interesse strategico nazionale per l’America”, come ha dichiarato il vicesegretario di Stato per gli affari africani Walter Kansteiner, e allorché si scopre che gli USA “ricaveranno un quarto delle loro importazioni petrolifere dall’Africa”, come ha rivelato il rapporto Global Trends 2025, diviene chiaro il senso dell’affermazione di Gene Kretz, l’ebbro ambasciatore americano dopo che Tripoli era stata posta sotto la tutela della NATO: “Sappiamo che il petrolio è il fiore all’occhiello delle risorse naturali libiche!”.

    Nabil Naili as-Safir
    Traduzione di Roberto Iannuzzi – Medarabnews

    Le banche centrali si preparano alla crisi bancaria globale?

    sabato 14 luglio 2012



    di Jack Rasmus znetitaly.altervista.org
    In precedenza, nell’ultimo mese, chi scrive ha previsto che le banche centrali di tutto il mondo si stavano preparando a passare a un coordinamento delle politiche monetarie per anticipare l’accelerazione del declino dell’economia globale. Oggi, 5 luglio, risulta essere così.

    Il 4 luglio le banche centrali di Cina, Europa e Regno Unito hanno preso contemporaneamente l’iniziativa di stimolare le variabili monetarie dell’economia in un tentativo di anticipare la curva del declino dell’economia globale. Ma scopriranno che la politica monetaria ha scarsissimo impatto sulla situazione globale attuale.

    La Banca Centrale Europea, BCE, taglia i tassi al minimo storico dello 0,75%, essendo ormai chiaro che virtualmente l’intera economia Euro, compreso il Regno Unito, è in recessione o vi si sta rapidamente avvicinando, come chi scrive aveva predetto otto mesi fa che sarebbe avvenuto.

    La Bank of England, con tassi già prossimi a zero (0,50%) ha optato per un ulteriore ‘alleggerimento quantitativo’ (QE), cioè la stampa di ulteriori 78 miliardi di dollari, in aggiunta ai suoi già quasi 500 miliardi di dollari di iniezioni di QE sino ad oggi.

    La Cina ha contemporaneamente annunciato un altro taglio a sorpresa dei tassi d’interesse, il secondo in altrettanti mesi. I dati economici imminenti sulla Cina probabilmente mostrano un’economia anche più debole di quanto ipotizzato. Come chi scrive aveva pure previsto, il PIL della Cina probabilmente scenderà sotto il 7% (del che ha bisogno per assorbire i nuovi ingressi nella forza lavoro) e ciò nonostante il probabile imminente stimolo fiscale che la Cina dovrà attivare prima della fine dell’anno. Ciò lascia fuori dall’aver assunto iniziative solo gli Stati Uniti e il Giappone. Il Giappone probabilmente attenderà che gli Stati Uniti si muovano per primi. La Federal Reserve statunitense non si riunirà prima del 31 luglio, ma ci si può attendere un’altra tornata di QE se i dati sull’occupazione di giugno e luglio resteranno al deprimente livello attuale, al di sotto di 100.000 posti creati al mese (e così anche al di sotto dei nuovi ingressi nella forza lavoro statunitense) e se l’industria manifatturiera e dei servizi statunitense resterà in declino o stagnante.

    Ma le iniziative monetarie di tutte queste banche centrali, coordinate o no, avranno scarso impatto nell’arginare il declino globale. La politica monetaria, cioè le iniezioni di liquidità nel sistema bancario, non determinano, nell’attuale ‘recessione epica’, aumenti dei prestiti delle banche e, a loro volta, investimenti delle imprese che creino occupazione, incremento del reddito e, pertanto, ripresa economica. Le iniezioni monetarie sono in larga misura tesaurizzate o, diversamente, impegnate in speculazioni a breve termine sui mercati finanziari per realizzare profitti rapidi. Il QE e il denaro facile sfociano in temporanee impennate dei mercati azionari e delle materie prime, con la conseguenza di una crescente dipendenza dal denaro gratis.

    Ora anche lo stesso sistema bancario sta mostrando segni di crescente fragilità. A un esame superficiale, le banche Euro appaiono essere il principale problema, specialmente in Spagna e nella periferia dell’Euro. Ma anche le principali banche dell’Euro sono in pericolo. Il vertice della scorsa settimana dell’Eurozona è stato principalmente concentrato sul salvataggio delle banche Euro, o almeno su piani futuri per esso. Ma gli annunci di stimoli fiscali sono stati simbolici e di nessuna significatività indicando, al massimo, piani per semplicemente ‘far girare i soldi’ in una qualche data futura. Così l’Eurozona continua a concentrarsi su soluzioni monetarie, che si dimostreranno disastrose per il tentativo di rallentare il declino in direzione di una recessione ad atterraggio morbido. (Tra un paio di giorni si dirà di più sul Vertice Euro e la sua soluzione, ora che la ‘polvere sta cominciando a diradarsi’ riguardo all’iniziale reazione eccessivamente ‘euforica’ alle sue pronunce circa l’uso del suo fondo ESM (Meccanismo di Stabilità Europeo) per salvare direttamente le banche e creare una banca centrale più genuina, trasformandola, BCE in qualche epoca lontana del futuro).

    L’odierna reazione coordinata delle banche centrali al crescente rallentamento globale sfocerà indubbiamente in un maggiore coordinamento in avvenire. Nonostante il chiaro sforzo di coordinamento, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha negato un simile coordinamento; l’ultima volta che si è verificato è stato riguardo al crollo della Lehman Brothers nel 2008. Draghi ha anche risposto alla domanda diretta su se il sistema bancario globale sia più fragile oggi che nel 2008, affermando che è più stabile oggi. Anche questo è un altro fraintendimento della situazione globale.

    Il punto debole del sistema bancario globale può rivelarsi non essere la Spagna e le sue banche, ma quel che sta succedendo oggi a Londra, il maggior centro finanziario, e che è stato evidente sin dal crollo del 2008-09. Londra è diventata il centro del ‘capitale finanziario cowboy’ dell’economia globale. L’assunzione di grandi rischi e i costanti eccessi speculativi sono diventati la regola e ora la cosa è evidente. La regolamentazione finanziaria inglese è stata una barzelletta maggiore anche della legge statunitense Dodd-Frank. Le recenti perdite della JP Morgan, centrate sulla speculazione in derivati, sono un indicatore di una Londra fuori controllo. Un altro è il grande scandalo che sta emergendo e che coinvolge la manipolazione dei tassi Libor da parte della Barclays e di altre banche, di nuovo, sembra, per massimizzare le entrate da derivati. Le perdite della JP Morgan sono salite a 9 miliardi di dollari, rispetto alla stima iniziale di 2 miliardi di dollari. E in tale dato non sono comprese le sue perdite di oltre 25 miliardi di dollari, in crescita, in valori azionari. La speculazione della JP Morgan coinvolge un portafoglio di 350 miliardi di dollari. Le perdite potranno essere molto, molto maggiori ma per mesi non lo sapremo. Nel frattempo lo scandalo Barclays-Libor promette perdite finanziarie ignote. Questo è potenzialmente di grande significato. Centinaia di trilioni di dollari di scambi di derivati erano basati sul Libor, per non citare il 90% dei mutui statunitensi. Come questo scandalo si tradurrà in cause e chiamate a rispondere e quale impatto avrà tale incertezza sui mercati finanziari, resta da vedere. Le incognite sono potenzialmente rilevanti.

    In altre parole, il sistema bancario globale si sta facendo più fragile, non meno, e potenzialmente anche maggiore in termini di impatto negativo sulle economie reali che già stanno rallentando rapidamente. E’ diverso dal 2008, quando le economie reali erano in una fase di boom quando sono state colpite dall’instabilità finanziaria. Il 2008 è stato anche un momento in cui i bilanci delle banche centrali non erano ancora sovraccarichi di trilioni di passivi, come lo sono ora. Quando i consumi globali non avevano ancora sofferto cinque anni di disoccupazione, crescita negativa del reddito, trilioni di ricchezza patrimoniale distrutti e accumuli di indebitamento reale. Infine, il 2008 è stato un periodo in cui i bilanci governativi non erano nella forma pessima in cui sono ora, né era così forte la tendenza all’austerità e alla contrazione della spesa.

    No, signor Draghi, l’economia globale, specialmente nella zona Euro e in Gran Bretagna, e sempre più in Cina e nei BRICS e presto di nuovo negli Stati Uniti con la loro economia in chiaro rallentamento, non è “in forma migliore oggi”.

    Altro sul Vertice dell’Eurozona e sul perché l’economia USA continuerà a rallentare, in un prossimo articolo.

    Jack Rasmus è autore del libro dell’aprile 2012 ‘Obama’s Economy: Recovery for the Few’ [L’economia di Obama: ripresa per i pochi] che prevedeva nove mesi fa [? – sic] il rallentamento economico attuale statunitense e globale.

    Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

    www.znetitaly.org

    Fonte: http://www.zcommunications.org/revisiting-are-central-banks-worldwide-preparing-for-a-global-banking-crisis-by-jack-rasmus

    traduzione di Giuseppe Volpe

    IL SISTEMA ECONOMICO USA E' AL COLLASSO: DATI E GRAFICI EVIDENZIANO UNA TREMENDA VERITÀ


    Il sistema economico degli Stati Uniti in collasso e “la Fine del Mondo”


    Articolo tradotto da Curzio Bettio per tlaxcala-int.org
    Nel recente articolo, “Riuscirà il mondo a sopravvivere alla cieca arroganza di Washington?”, mi ripromettevo di esaminare se l’economia USA crollerà prima che Washington nella sua ricerca di egemonia mondiale ci trascini in un confronto militare con la Russia e la Cina. Probabilmente, questo argomento continuerà ad essere oggetto di analisi su questo sito, e quindi questo articolo non costituirà l’ultima parola.

    Washington si trova in uno stato di guerra dal mese di ottobre 2001, quando il presidente George W. Bush ha inventato una scusa per ordinare l’invasione statunitense dell’Afghanistan.
    Questa guerra in Afghanistan ha assunto una minore rilevanza quando Bush ha architettato un altro pretesto per ordinare l’invasione dell’Iraq nel 2003, una guerra che è andata avanti senza un significativo successo per 8 anni e ha lasciato l’Iraq nel caos, con decine e decine di morti e feriti ogni giorno, con un nuovo uomo “forte” al posto dell’altro uomo “forte” illegalmente giustiziato, e con la probabilità che il persistere della violenza si trasformi in guerra civile.

    Subito dopo la sua elezione, il Presidente Obama scioccamente ha inviato più truppe in Afghanistan e ha rinnovato di intensità quella guerra, ora al suo undicesimo anno, senza alcun risultato positivo.
    Questi due conflitti si sono dimostrati decisamente costosi.
    Secondo le stime di Joseph Stiglitz e Linda Bilmes, quando tutti i costi verranno conteggiati, l’invasione dell’Iraq costerà ai contribuenti statunitensi 3.000 miliardi di dollari. Idem per la guerra in Afghanistan.

    In altre parole, le due guerre ingiustificate hanno raddoppiato il debito pubblico usamericano. Questa è la ragione per cui non ci sono soldi per la Previdenza Sociale, per il Servizio Sanitario Statale per la cura degli anziani e per i meno abbienti, per i buoni pasto, l’ambiente e la rete di sicurezza sociale.
    Gli Usamericani non hanno ottenuto nulla dalla guerra, ma visto che il debito di guerra non sarà mai ripagato, i cittadini statunitensi ed i loro discendenti si troveranno a pagare gli interessi su 6.000 miliardi di debiti di guerra in perpetuo.

    Non contento di queste guerre, il regime Bush / Obama sta conducendo operazioni militari in violazione del diritto internazionale in Pakistan, Yemen, e in Africa, ha organizzato il rovesciamento del governo in Libia mediante un conflitto armato, sta attualmente lavorando per detronizzare il governo siriano, e continua a schierare forze militari contro l’Iran.
    Trovando gli avversari musulmani…inadeguati alle sue energie e al suo bilancio, Washington ha circondato la Russia con basi militari e ha iniziato l’accerchiamento della Cina.
    Washington ha annunciato che il grosso delle sue forze navali verrà spostato verso il Pacifico nel corso dei prossimi anni, e sta lavorando per ristabilire la sua base navale nelle Filippine, sta costruendo una nuova base navale su un’isola sud-coreana, acquisisce una base navale in Viet Nam, e basi aeree e da trasporto truppe altrove in Asia.

    In Tailandia, Washington sta tentando di acquisire con il solito sistema delle tangenti una base aerea utilizzata nel corso della guerra del Vietnam. Esiste un’opposizione, dato che il paese non vuole essere trascinato in un conflitto con la Cina orchestrato di Washington. Per minimizzare la vera ragione per la base aerea, Washington, secondo i giornali tailandesi, ha comunicato al governo tailandese che la base sarebbe necessaria per “missioni umanitarie”. Questo non è stato accettato, e allora Washington ha indotto la NASA a chiedere la base aerea al fine di condurre “esperimenti meteorologici”. Resterà da vedere se questo stratagemma si rivelerà una sufficiente copertura.
    Marines degli Stati Uniti sono stati inviati in Australia e altrove in tutta l’Asia.

    Circondare la Cina e la Russia (e l’Iran) è un’impresa enorme per un paese che è finanziariamente in totale fallimento.
    Con le guerre e i salvataggi dei bankster, dei banditi delle banche e della finanza, Bush e Obama hanno raddoppiato il debito nazionale degli Stati Uniti, invece di affrontare la disintegrazione dell’economia statunitense e le difficoltà crescenti dei cittadini statunitensi.
    I grafici che seguono sono stati gentilmente concessi da www.shadowstats.com


    Occupazione in imprese non agricole; livelli registrati stagionalmente al giugno 2012 da Shadowstats.com, un sito web che analizza dati statistici sull’economia dell’amministrazione e sulla disoccupazione. In ascisse le annate, in ordinate i milioni di posti di lavoro.

    L’annuale deficit di bilancio degli Stati Uniti (sull’intorno dei 2.000 miliardi di dollari per anno) va ad aggiungersi al debito accumulato di 15.000 miliardi di dollari, senza alcuna prospettiva di declino. Il sistema finanziario è collassato e richiede continui salvataggi.
    Il sistema economico è in totale rovina, e non è stato più in grado di creare posti di lavoro altamente remunerativi, ma nemmeno eventuali posti di lavoro.
    Nonostante anni di crescita della popolazione, l’occupazione registrata sui libri paga a partire dalla metà del 2012 è la stessa che nel 2005 e decisamente al di sotto di quella del 2008.
    Eppure, il governo e i media finanziari “prostituti” ci dicono che abbiamo una ripresa.
    Secondo l’Ufficio di Statistica del Lavoro degli Stati Uniti, nel 2011 l’occupazione è stata solo superiore di 1 milione rispetto a quella del 2002.
    Dato che occorrono circa 150.000 nuovi posti di lavoro ogni mese per rimanere in parallelo con la crescita della popolazione, questo comporta un deficit decennale di posti di lavoro pari a 15 milioni di posti.

    Negli Stati Uniti, la disoccupazione e i tassi di inflazione sono di gran lunga superiori a quelli registrati. In articoli precedenti ho spiegato, sulla base del lavoro statistico di John Williams (shadowstats.com), le ragioni per cui le cifre pubblicizzate dall’amministrazione sono gravemente inadeguate e sottostimate.
    Il tasso di disoccupazione, dichiarato del 8,2% non tiene conto dei lavoratori scoraggiati che hanno rinunciato a trovare un lavoro. Il governo ha rilevato una seconda percentuale di disoccupazione, segnalata raramente, relativa ai lavoratori scoraggiati a breve termine. Questo tasso è del 15%. Se si sommano i lavoratori scoraggiati a lungo termine, l’attuale tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è del 22%, un valore più vicino al tasso di disoccupazione della Grande Depressione che ai tassi di disoccupazione delle recessioni post-belliche.


    Sviluppo annuale del Prodotto Interno Lordo – Ufficiale (Istituto Analisi Economica BEA) rispetto al rilevamento di Shadow Government Statistics SGS; variazione annuale fino alla fine del 2012.

    I cambiamenti nel modo in cui viene misurata l’inflazione hanno annullato il Consumer Price Index (CPI) come misura del costo della vita. (1)

    La nuova metodologia si basa sulla sostituzione. Se il prezzo di un elemento dell’indice sale, viene sostituito da un elemento alternativo di prezzo inferiore.
    Inoltre, alcuni aumenti dei prezzi sono etichettati come miglioramenti della qualità del prodotto, lo siano essi o no, e quindi non appaiono nel CPI. Quindi, la gente deve pagare un prezzo più alto, ma l’aumento non viene conteggiato come inflazione.
    Attualmente, il tasso di inflazione relativo alla sostituzione è di circa il 2%. Tuttavia, quando l’inflazione è misurata tenendo conto del costo effettivo della vita, il tasso di inflazione è del 5%.
    Il “Misery Index” è la somma dei tassi di inflazione e di disoccupazione.

    Il livello dell’attuale “Misery Index” dipende dal fatto che vengono utilizzate nuove misurazioni manipolate e truccate, che minimizzano l’indigenza, mentre la metodologia precedente forniva valutazioni più precise. Prima delle elezioni del novembre 1980, il “Misery Index” toccava il 22%, il che fu una delle ragioni per la vittoria di Reagan sul presidente Carter. Oggi, se usiamo la metodologia precedente, l’indice Misery si posizionerebbe al 27%. Ma se usiamo la nuova metodologia truccata, il “Misery Index” si aggira sul 10%.
    La sottovalutazione dell’inflazione serve per incrementare il prodotto interno lordo (PIL).

    Il PIL viene calcolato in dollari correnti. Per potere determinare se il PIL è cresciuto a causa di aumenti dei prezzi o per aumenti di produzione reale, il PIL viene deflazionato attraverso il CPI, il Consumer Price Index, l’indice dei prezzi al dettaglio.
    Più alto è il tasso di inflazione, minore sarà la crescita dovuta ad effettiva produzione, e viceversa.
    Quando, per misurare l’inflazione, è stato usato il metodo basato sulla sostituzione, nel 21° secolo l’economia statunitense ha registrato una crescita reale, ad eccezione di una forte flessione durante il periodo 2008-2010. Tuttavia, se viene usata la metodologia basata sul costo della vita, fatta eccezione per un breve periodo nel corso del 2004, l’economia statunitense non ha registrato alcuna crescita reale dal 2000.
    Nel grafico soprastante, la curva di valutazione (inferiore – blu) del PIL reale viene deflazionata con la metodologia dell’inflazione, tenendo conto del costo della vita.
    La curva di valutazione (superiore – rossa) del PIL deflaziona il PIL con la nuova metodologia basata sulla sostituzione.

    La mancanza di occupazione e l’effettivo andamento del PIL vanno di pari passo con il declino del reale reddito familiare medio.
    La crescita del debito dei consumatori è stata sostituita dalla mancanza di crescita del reddito e ha continuato a gestire il sistema economico finché i consumatori hanno esaurito le loro capacità di assumere più debito. Con i consumi andati a fondo, le prospettive per una ripresa economica sono scarse.


    Indice del reddito familiare medio, al marzo 2012, fatto 100 il valore dell’indice al gennaio 2000

    I politici e la Federal Reserve presentano prospettive ancor peggiori.
    In un periodo di alta disoccupazione e di famiglie stressate dal debito, i politici, a livello locale, statale e federale stanno riducendo le sovvenzioni pubbliche alla sanità, per le pensioni, per i buoni pasto, per i sussidi alla casa e per ogni altro elemento della rete di sicurezza sociale.
    Questi tagli, ovviamente, riducono ulteriormente la domanda aggregata e la capacità degli Statunitensi, oberati dalla indisponibilità di reddito, a sopravvivere. (2)

    La Federal Reserve eroga tassi di interesse così bassi che i pensionati e gli altri che vivono dei loro risparmi possono guadagnare ben poco sul loro denaro. I tassi di interesse pagati su certificati di credito bancari e da obbligazioni governative e societarie sono inferiori al tasso di inflazione.
    Per realizzare redditi da interessi, una persona deve acquistare obbligazioni greche, spagnole o italiane, e correre così il rischio della perdita di capitale.
    La politica della Federal Reserve di tassi di interesse addirittura negativi costringe i pensionati a spendere al ribasso il loro capitale per poter vivere.
    In altre parole, la politica della Fed sta distruggendo i risparmi personali, dato che le persone sono costrette a spendere il loro capitale per coprire le spese di tutti i giorni.
    Nel mese di giugno, la Federal Reserve ha annunciato l’intenzione di continuare nella sua politica di tassi di interesse nominale ancora più bassi, questa volta concentrandosi su Buoni del Tesoro a lungo termine.

    La Fed ha dichiarato che avrebbe acquisto 400 miliardi dollari di obbligazioni del Tesoro a 30 anni. Spingere i tassi di interesse verso il basso, significa guidare le quotazioni dei fondi verso l’alto. Con Buoni del Tesoro a cinque anni che pagano solo sette decimi di punto percentuale, e con Buoni del Tesoro a dieci anni che pagano solo l’1,6%, percentuale inferiore anche al tasso ufficiale di inflazione, gli Usamericani alla disperata ricerca di rendimenti si orientano verso obbligazioni a 30 anni, che attualmente pagano il 2,7%. Tuttavia, quotazioni più elevate dei titoli comportano che il rischio di perdita di capitale è decisamente più elevato.
    La monetizzazione del debito pubblico da parte della Fed, o una diminuzione del valore di cambio del dollaro quando altri paesi si allontanano dal suo utilizzo per aggiustare la loro bilancia dei pagamenti, potrebbero scatenare l’inflazione che imporrebbe tassi di interesse fuori dal controllo della Fed.
    Un aumento dei tassi di interesse provoca una caduta delle quotazioni dei titoli.
    In altre parole, ora siamo in presenza di una bolla dei titoli, come quella immobiliare, o dei derivati o delle materie prime. Quando questa bolla scoppierà, gli USamericani subiranno un altro duro colpo al loro benessere rimanente. (3)

    Non ha senso investire in obbligazioni a lungo termine a tassi d’interesse negativi, quando il governo federale sta accumulando un debito che la Federal Reserve sta monetizzando, e quando altri paesi si stanno allontanando dall’alluvione di dollari.
    La monetizzazione del debito e un deprezzamento del valore di cambio del dollaro determinano un alto potenziale per un tasso di inflazione crescente. Allora, i gestori di portafoglio di fondi obbligazionari devono conformarsi in massa a scadenze più a lungo termine o vedere le loro prestazioni crollare al fondo della classifica.
    Alcuni singoli investitori e banche centrali estere, anticipando la perdita di valore del dollaro, stanno accumulando lingotti d’oro e d’argento. Nel corso del 2011, rendendosi conto del pericolo per il dollaro e per la sua politica dal rapido aumento del prezzo dei metalli preziosi, la Federal Reserve ha predisposto un’azione di compensazione.
    Quando la domanda materiale di lingotti fa salire il prezzo, vengono utilizzate vendite allo scoperto di lingotti sul mercato dei titoli, per guidare il prezzo verso il basso.
    Allo stesso modo, quando gli investitori iniziano a fuggire dai Buoni del Tesoro, causando in tal modo l’aumento dei tassi di interesse, J.P. Morgan e altre affiliate della Federal Reserve vendono interest rate swap, in modo da compensare l’effetto sui tassi di interesse delle vendite di titoli. (Tenete presente che i tassi di interesse aumentano quando diminuiscono le quotazioni dei titoli, e viceversa.) (4)

    Il punto di tutte queste informazioni è quello di stabilire che, fatta eccezione per l’1 per cento, i redditi e lo stato di benessere degli USamericani sono stati ulteriormente ridotti su tutta la linea.
    Dal 2002 fino al 2011, il sistema economico ha perso 3,5 milioni di posti di lavoro nell’industria. Questi lavori sono stati sostituiti con posti di lavoro a paga più bassa nei servizi di bar e ristoranti (1.189.000), nel servizio ambulatoriale di assistenza sanitaria (1.512.000) e con impieghi di assistenza sociale (578.000).
    Questi lavori sostitutivi nei servizi domestici comportano che negli Stati Uniti il reddito per consumi se ne è andato dal paese. Negli Stati Uniti, la potenziale domanda aggregata si è abbassata a causa delle differenze di retribuzione delle categorie di lavoro.
    Chiaramente e senza ambiguità, i posti di lavoro trasferiti all’estero hanno abbassato l’occupazione, il reddito netto pro capite degli Stati Uniti, e, di conseguenza, il PIL.

    Nonostante la mancanza di una base economica, le aspirazioni egemoniche di Washington continuano senza sosta. Altri paesi stanno sorridendo dell’incoscienza di Washington. La Russia, la Cina, l’India, il Brasile e il Sud Africa stanno realizzando un accordo per abbandonare il dollaro come valuta di riferimento per i regolamenti internazionali che intercorrono tra di loro.
    Il 4 luglio, il quotidiano China Daily riferiva:
    “Ieri, importanti uomini politici giapponesi e accademici di spicco provenienti dalla Cina e dal Giappone hanno esortato Tokyo ad abbandonare la sua politica estera ormai datata di appoggiarsi all’Occidente e ad accettare la Cina come partner chiave importante tanto quanto gli Stati Uniti.
    Il Consensus Tokyo, una dichiarazione congiunta formulata al termine del Forum Pechino-Tokyo, ha anche raccomandato ad entrambi i paesi di espandere i commerci e di promuovere un accordo di libero scambio fra la Cina, il Giappone e la Corea del Sud.”
    Questo significa che sta entrando in gioco il Giappone.

    Il governo cinese, più intelligente di Washington, sta rispondendo alle minacce militari di Washington sottraendo a Washington, e lusingandone, due principali alleati asiatici. Dato che l’economia cinese è ormai di dimensioni pari a quelle degli Stati Uniti, e poggia su basi molto più solide, e visto che il Giappone attualmente ha più scambi commerciali con la Cina che con gli Stati Uniti, l’attrattiva è interessante. Inoltre, la Cina è il vicino della porta accanto, e Washington è lontana e sta annegando nella sua arroganza.

    Washington, che ha fatto sventolare il suo dito medio (gesto volgare!) contro il diritto internazionale e contro la sua Costituzione e le sue stesse leggi, con la sua arroganza e le guerre ingiustificate e illegali, e con la sua affermazione del diritto di far massacrare i propri cittadini e quelli dei suoi alleati, come il Pakistan, ha trasformato gli Stati Uniti in uno Stato “canaglia”.
    Washington controlla ancora i suoi burattini comprati-e-pagati in quota NATO, ma questi Stati fantoccio sono sopraffatti da problemi di debito da derivati procurati loro da Wall Street e da problemi di debito sovrano, alcuni dei quali sono stati posti sotto copertura dalla Goldman Sachs di Wall Street.

    L’Europa è alle corde e non ha più soldi per sovvenzionare Washington nelle sue guerre egemoniche.
    Washington sta diventando un elemento isolato e disprezzato della comunità mondiale.
    Washington ha acquisito l’Europa, il Canada, l’Australia, l’ex Stato sovietico della Georgia (e quasi l’Ucraina), e la Columbia, e continua nei suoi tentativi di acquisire tutto il mondo, ma il sentimento si sta rivoltando contro questo Stato da risorgente Gestapo, che si è dimostrato essere senza legge , spietato e indifferente, addirittura ostile, alla vita umana e ai diritti umani.
    Un governo, il cui esercito non è stato in grado, con l’aiuto della Gran Bretagna, ad occupare l’Iraq dopo otto anni ed è stato costretto a porre fine al conflitto mettendo i “ribelli” sul libro paga dell’esercito degli Stati Uniti e di pagarli per smetterla di uccidere le truppe statunitensi, e un governo il cui esercito è stato incapace di sottomettere poche migliaia di Talebani armati con armi leggere dopo undici anni, esagera e va sopra le righe quando organizza una guerra contro l’Iran, la Russia, e la Cina.

    L’unica prospettiva che Washington ha per prevalere in una simile impresa è quella di usare per primo le armi nucleari, di cogliere alla sprovvista i suoi oppositori demonizzati sferrando un attacco nucleare di punto in bianco. In altre parole, l’eliminazione della vita sulla terra.
    Questo è il programma di Washington rivelato dal guerrafondaio neoconservatore, Bill Kristol, che non ha avuto vergogna di porre pubblicamente il quesito: “Dove sta il vantaggio di possedere armi nucleari, se non si possono usare?”

    N.d.T.:
    (1) In economia, l’indice dei prezzi al consumo (talvolta indicato anche come indice dei prezzi al dettaglio o CPI – Consumer Price Index, nella notazione inglese) è, come tutti gli indici dei prezzi, una misura statistica formata dalla media dei prezzi ponderati per mezzo di uno specifico paniere di beni e servizi. Tale paniere ha come riferimento le abitudini di acquisto di un consumatore medio.

    (2) Per “domanda aggregata” si intende la domanda totale di beni effettuata dagli operatori di un sistema economico, (famiglie, imprese, pubblica amministrazione, ed estero). In questo senso è una “sommatoria di domande”. Normalmente viene scomposta nelle sue componenti fondamentali, che rispecchiano la “provenienza” di tale domanda, cioè i soggetti del sistema economico che la determinano. Nelle classificazioni più diffuse, la domanda aggregata si scompone in: a)domanda di beni di consumo; b)domanda di beni di investimento; c)spesa pubblica; d)esportazioni nette.

    (3) La monetizzazione del debito pubblico è un’operazione effettuata dalla banca dello Stato attraverso l’emissione di nuovi contanti in circolo per pagare il proprio debito pregresso, non pagando gli interessi. In questo modo lo Stato svaluta i suoi contanti e può pagare con calma il suo debito, vedendosi ridurre l’interesse applicato. Quindi è un procedimento di riduzione del debito pubblico attraverso l’acquisto sul mercato aperto di grossi quantitativi di titoli del debito pubblico da parte delle autorità monetarie. L’effetto di tali acquisti è l’aumento della moneta in circolazione, con la conseguente crescita dell’inflazione.

    (4) Quando la banca vuole garantire al cliente un tasso fisso deve tutelarsi in modo da evitare di rimetterci cifre da capogiro se i tassi si alzano. Ciò è possibile ricorrendo a speciali accordi (detti swap) con soggetti disposti ad accollarsi il rischio, nell’ambito di un intento speculativo. Dal tasso a cui si concludono tali accordi nasce l’IRS (Interest Rate Swap). L’entità dell’IRS cambia in funzione del periodo coinvolto. Ovviamente lo speculatore che accetta il rischio per un anno concluderà a tassi più bassi di chi lo prende in carico per venti o trenta.


    Per concessione di Tlaxcala
    Fonte: http://www.paulcraigroberts.org/2012/07/08/the-collapsing-us-economy-end-world/
    Data dell’articolo originale: 08/07/2012
    URL dell’articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=7731


    ECCO PERCHE' IL GOVERNO SPENDE 30 MILIARDI IN ARMAMENTI SACRIFICANDO OSPEDALI E POSTI DI LAVORO!



    IL PRIMATO MORALE DELLE BOMBE SULL'ASSISTENZA SANITARIA

    Il governo Monti è costretto a trovare alla svelta un centinaio di miliardi per pagare al Pentagono la fornitura di caccia F-35 e di droni. La dipendenza dagli armamenti statunitensi inoltre crescerà nei prossimi anni, perché quei velivoli da combattimento sono stati concepiti per impiegare solo munizionamento "Made in USA", come risulta dalle informazioni de "Il Sole-24ore". [1]

    Grazie all'attuale ministro della Difesa, il funzionario della NATO Giampaolo Di Paola, la lobby delle bombe ha riportato un successo di rilievo agli inizi di questo mese di luglio, quando per la prima volta l'aviazione italiana ha avuto l'onore di partecipare ai bombardamenti in Afghanistan. La notizia ormai era attesa, e l'unica sorpresa è consistita nel fatto che nessun nostro aereo sia cascato. [2]

    Quando il quotidiano confindustriale pubblica di queste notizie non riceve mai l'onore di rilanci da altri media; quando invece butta lì cifre senza pezze d'appoggio, come i "24mila statali in esubero", allora la conquista delle prime pagine è assicurata. Gli esuberi o gli sprechi per siringhe o lenzuola costituiscono più di un alibi per attuare tagli, diventano per i media l'occasione per una rigenerazione morale della nazione. Con meno siringhe e più bombe l'amministrazione diventa "virtuosa". Il sedicente Occidente deve infatti la sua superiorità morale esclusivamente al suo potenziale di bombardamento, che nell'800 si esprimeva con la Politica delle Cannoniere, ed oggi con i bombardamenti aerei. Il Bombing Business è uno dei moventi-interessi principali della cosiddetta politica estera degli Stati Uniti e dei suoi "alleati", cioè vassalli.

    Per attuare gli agognati tagli alla Pubblica Amministrazione, ribattezzati col pomposo nome di "spending review", il tecnico Mario Monti ha dovuto chiamare il "super-tecnico" Enrico Bondi, il quale deve la sua mirabolante carriera ad Enrico Cuccia, colui che fu il monarca assoluto di Mediobanca. Bondi è stato per anni l'uomo di fiducia di Mediobanca, inviato a "risanare aziende in crisi", o almeno questa era la versione ufficiale. Oggi Bondi dovrebbe invece risanare la Pubblica Amministrazione per conto di Monti. Strano però che Bondi non abbia fatto presente al suo nuovo datore di lavoro quanto fu pubblicato dal Centro Studi di Mediobanca nel 2010, e cioè che, nel decennio 1998-2008, la bistrattata Pubblica Amministrazione italiana ha prodotto più valore aggiunto dell'industria. Anche questa notizia era stata diffusa da "Il Sole-24 ore". In pratica i tagli di Bondi vanno a colpire proprio quel PIL e quella produttività a cui, nei proclami, tanto si dice di puntare. [3]

    Quanto a progettualità il governo Monti dimostra quotidianamente il suo vuoto pneumatico, si tratta solo di eseguire giorno per giorno le direttive del Pentagono, della NATO, del Fondo Monetario Internazionale e dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO). Le continue provocazioni mediatiche dei ministri di Monti servono proprio per fornire ai media gli "assist" per finti dibattiti utili a mascherare questo vuoto e questa mera funzione servile. Come già il governo del Buffone di Arcore, anche il governo di Monti si configura come un'agenzia di intossicazione mediatica, con funzioni di depistaggio: i veri moventi ed i veri mandanti di certe operazioni devono essere occultati o, almeno, lasciati in ombra.

    La classe "dirigente" di un Paese colonizzato deve spendere la gran parte del suo tempo e delle sue forze per coprire le magagne dei propri padroni. Ciò non riguarda solo gli affari, ma anche le operazioni di guerra psicologica, come gli attentati "false flag" compiuti dagli psywarrior del Pentagono e della NATO. Uno dei sequestrati di Stato nell'ambito della cosiddetta "Operazione Ardire", Giuseppe Lo Turco, dal carcere di Marassi ha fatto pervenire un suo comunicato, con data 2 luglio, in cui afferma tra l'altro: «...vanno aumentando i tentativi di costruire teoremi accusatori sui cosiddetti "reati associativi", si pensi ai recenti casi italiani o esteri ... pretesti per usare leggi ad hoc ed imprigionare anarchici e anarchiche che spesso neanche si conoscono tra di loro.» [4]

    In effetti è proprio così, poiché la propaganda ufficiale, attraverso le sue fiabesche narrazioni poliziesco-giudiziario-mediatiche, cerca di far passare la cospirazione criminale, il "reato associativo", come una caratteristica esclusiva degli oppressi. La stessa propaganda ufficiale ci assicura infatti che i potenti non hanno bisogno di fare attentati e cospirazioni perché sono già potenti; è un luogo comune reazionario che fa il paio con quello che dice che i ricchi non avrebbero bisogno di rubare perché sono già ricchi. In realtà, visto che la ricchezza si basa sul furto continuato ai danni dei poveri, allo stesso modo anche il potere deve la propria riproduzione alla destabilizzazione, suscitando cioè un clima di emergenza permanente quanto artificioso, e costantemente deviato su falsi obiettivi. Il potere misura sé stesso sulla base della possibilità di violare le proprie stesse regole; ogni potere è abuso di potere.

    L'errore sta nel cercare la cospirazione criminale in gruppi che fanno parte del folklore delle pubbliche relazioni, come il Bilderberg, il Bruegel o la Trilateral; quando invece, ad esempio, il "reato associativo" è insito negli stessi Trattati Internazionali. Soltanto in pura malafede si può affermare che organizzazioni internazionali come la NATO o il WTO possano reggersi rispettando non solo la "democrazia" o lo "Stato di Diritto", ma persino un minimo di legalità dei rispettivi Paesi. La stessa sopravvivenza di queste organizzazioni internazionali presuppone infatti che l'opposizione interna rimanga un'eventualità del tutto formale e astratta, e che non si eserciti mai in concreto. Se dei parlamentari, dei sindacalisti o dei popoli si rifiutano di ratificare certe decisioni, allora andranno ricondotti all'ovile o con la corruzione, o con la frode o con l'intimidazione.

    Altrimenti perché i potenti manterrebbero degli apparati militari appositamente adibiti ad attuare queste "psychological operation", come l'USACAPOC Army? [5]

    Una notizia curiosa di domenica scorsa riguarda l'incendio avvenuto al centro della polizia scientifica di Roma che avrebbe distrutto parte delle prove inerenti all'attentato di Brindisi. Meno male che a Brindisi c'è già la confessione del "colpevole". L'incendio non sarebbe per niente doloso, anzi la colpa viene attribuita tutta all'anticiclone Caronte, che però non ha ancora confessato. A garantircelo è stata la stessa polizia scientifica che ha fatto le indagini sulle proprie stesse magagne, cioè il depistaggio sul depistaggio. [6]

    Fonte: www.comidad.org
    Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=497
    12.07.2012

    [1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-29/washington-vendera-armi-droni-122009.shtml?uuid=AbvPaBkF
    [2] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-06/afghanistan-aerei-italiani-bombardano-160523.shtml?uuid=AbH9kl3F
    [3] http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-791249/industria-mediobanca-10-anni-meno/
    [4] http://www.anarchaos.org/tag/op-ardire/
    [5] http://www.usacapoc.army.mil/
    [6] http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_08/esplosione-centro-polizia-scientifica_0e8c5b4c-c911-11e1-8dc6-cad9d275979d.shtml

    E IL GOVERNO FA INSIDER TRADING POLITICO: MOODY'S PRIMO FIRMATARIO DELLA LISTA MONTI


    Povero Paese. Povera Italia vittima due volte, come ostaggio della banda Merkel-Finanza e come vittima della sindrome di Stoccolma che la porta a simpatizzare con i rapitori. Mentre la stampa si diletta a ricamare sull’annuncio del ritorno di Nosferatu riemerso dalla tomba dell’imprensentabilità, al secolo il cavalier Silvio Berlusconi, nessuno sembra fare caso alle manovre elettorali di Moody’s, l’agenzia di rating, peraltro sotto inchiesta, che ha operato un’altro downgrading nei confronti dei nostri titoli di stato.


    Certo tutti gli occhi sono appizzati al maledetto spread che, come al solito si rialza e attinge i livelli di quella emergenza che portarono Monti a palazzo Chigi. Ma nessuno analizza la totale mancanza di logica, di coerenza e di senso comune che sta dietro all’aggressione moodiana o cerca di leggere tra le righe. Per cui mi toccherà dire qualcosa in totale controtendenza rispetto a ciò che si sente e si legge: cioè che l’uscita di Moody’s, è uno schiaffo all’Italia, ma un soccorso al governo.

    L’agenzia di rating deve prendere atto del “deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine”, ma inopinatamente e rialza il termine di rischio dei titoli a lungo termine. Un controsenso necessario perché altrimenti dovrebbe riconoscere il fallimento delle ricette imposte e si macchierebbe di eresia nei confronti dell’ortodossia finanziaria. A breve termine vuol dire che la medicina è giusta, il medico un luminare e che se il malato muore è colpa della fatalità.

    Sarebbe interessante sapere di quale sostanza fanno uso gli analisti di Moody’s , anche se la finanza in sé è ormai una droga scassa neuroni. Ma insomma il controsenso era solo la premessa, il piano illogico e inconcludente su cui fondare la successiva affermazione che è scandalosa da ogni punto di vista. Quella secondo cui l’operazione di dowgrading discenderebbe dal “clima politico che, con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”. Insomma la democrazia sarebbe un grave rischio finanziario mettendo in forse quelle ricette che tuttavia stanno provocando recessione e dunque un aumento certificato del rischio. Guazzabuglio dadaista che però è chiaramente volto a suggerire che sarebbe assai rischioso fare a meno di Monti dal prossimo anno.

    Opinioni incoerenti direte voi. Se non fosse per la circostanza che l’uomo al centro di questa manovra scopertamente politica è stato per quattro anni dal 2005 al 2009 advisor di Moody’s, come si può leggere qui e qui proprio una delle agenzie di rating sotto inchiesta per giudizi sospetti sul nostro Paese. Insomma la cosa somiglia un po’ troppo ad una sorta di insider trading di natura politica: il prof che fino a tre anni fa (a suo dire) era a libro paga di Moody’s adesso per la stessa organizzazione si rivela indispensabile al’Italia. E non perché abbia risollevato la situazione, ma perché l’ha aggravata a tal punto che si è ritenuto di operare un downgrading. D’accordo che un sacerdote della finanza non va mai lasciato a piedi dai vescovi del denaro, ma qui il giochino è fin troppo scoperto, anche se la sindrome di Stoccolma ci impedisce di accorgercene con la lucidità necessaria.

    Anzi qualcuno- ingenuamente o ipocritamente – sospetta che sia uno sgambetto proprio nel momento in cui Monti è negli States a raccogliere possibili investimenti (forse al prof è sfuggito il piccolo particolare che la Fiat sta lasciando l’Italia per gli Usa e che forse sarebbe meglio fare qualcosa per questo). Ma semmai lo sgambetto è per gli italiani, non certo per il premier che sempre più viene rappresentato come l’ultima spiaggia, man mano che l’ultima spiaggia si avvicina anche grazie a lui. E così Moody’s è il primo firmatario ufficiale della lista Monti.

    Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com
    Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/07/13/e-il-governo-fa-insider-trading-politico-moodys-primo-firmatario-della-lista-monti/

     
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