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  • THE WALL STREET JOURNAL: L'EUROPA DIVENTERÀ UN'ENORME ITALIA?

    sabato 7 luglio 2012

    Traduzione Francesco Costantini per Italiadallestero.info
    Le proposte di un’unione bancaria, fiscale e politica circolate in questi giorni in vista del vertice europeo di giovedì, saranno davvero in grado di scongiurare la crisi? Per saperlo basta porsi una semplice domanda: tali proposte saranno in grado di aumentare la probabilità che la Francia alzi l’età pensionabile a 67 anni, proprio dopo averla recentemente abbassata a 60 anni per alcune categorie di lavoratori?

    In altre parole: i piani di riforma permetteranno in futuro alle imprese italiane in difficoltà di licenziare i lavoratori senza dover aspettare la decisione di un giudice? O ancora, per chiarire meglio il problema: tali proposte saranno in grado di aumentare la probabilità che la Spagna chiuda le filiali delle banche in crisi anziché continuare a tenerle in vita artificialmente?

    Sfortunatamente, stando al documento di sette pagine presentato dai presidenti della BCE, del Consiglio europeo, della Commissione e dell’Eurogruppo, un «Sì» non sembrerebbe ancora la risposta.

    Certo, la strada per un’unione bancaria è segnata. E le proposte per un più stretto controllo dei bilanci nazionali si sviluppano intorno ad accordi già esistenti. Resta tuttavia incerto il paragrafo sulle misure che dovrebbero garantire, che i governi nazionali indirizzeranno le loro politiche verso una crescita forte e duratura e verso l’incentivazione dell’occupazione. Tale paragrafo non contiene altro che le solite necessità di «misure per il rafforzamento dei poteri politici e amministrativi delle istituzioni nazionali».

    Ciò di cui ha bisogno l’Europa sono meccanismi credibili che permettano un intervento degli stati su sistemi di welfare ormai insostenibili e su mercati del lavoro privi di flessibilità. Senza questo, le discussioni sulla mutualizzazione del debito, su un’unitaria messa in sicurezza dei depositi e sugli Eurobond sono solo fatica sprecata.

    Non basta che gli stati stabilizzino i loro debiti se nel frattempo permangono rigide strutture e promesse a lungo termine sui regimi pensionistici e previdenziali che impediscano loro la crescita e al contempo la riduzione del debito. L’Italia continuerà a essere una spada di Damocle sull’economia europea finché non otterrà una crescita superiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni (intorno all’1%).

    Alla ricerca di un efficiente sistema di riforme

    Quale potrebbe essere il modello in grado di convincere governi, cittadini e investitori del fatto che un profondo rinnovamento economico sarà effettivamente realizzato? Non è facile darsi una risposta.

    Certo sarebbe d’aiuto se i governi nazionali iniziassero a fare i primi passi senza pressioni esterne. Tuttavia i politici continuano a esitare di fronte alla riduzione di costosi diritti e gli elettori non sono poi così disposti a sostenere coloro che tentano di realizzare i tagli. Pare quasi che il presidente del consiglio italiano Mario Monti abbia capito che il suo fragile potere politico è più forte quando tenta di convincere la Germania a introdurre gli Eurobond che nello scontro con il suo Parlamento.

    Su questo sfondo le previsioni per l’Eurozona restano negative. Solo una solida unione politica, che disponga di ampie competenze e che possa rafforzare la competitività a lungo termine, sarà in grado di dare speranza per una stabilità duratura.

    Se ciò non accadrà il pericolo è quello che l’euro si disintegri. Oppure che tutta l’Eurozona si trasformi in una versione ingigantita dell’Italia – un’ingovernabile unione economica fondata sull’instabilità politica e finanziaria. Alla fine dei conti tutti e due gli scenari sfociano inevitabilmente nella catastrofe finanziaria.

    [Articolo originale "Wird die Eurozone ein gigantisches Italien?" di Simon Nixon]

    FONTE

     
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