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    "Sull'Expo ho dovuto dire sì è l'unica strada per salvarlo"

    lunedì 25 luglio 2011


     

    Il sindaco Pisapia e i dubbi del centrosinistra: "Dobbiamo uscire da polemiche sterili"
    "Sul rafforzamento delle deleghe di Boeri discuteremo con serenità in un secondo tempo

     

    Il dibattito invade da giorni il web. Tra divisioni e le critiche di quanti, nel centrosinistra, non capiscono perché non si sia cambiato l’accordo sui terreni di Expo del duo Formigon-iMoratti. Tra i dubbi anche di alcuni suoi sostenitori e la contrarietà esplicita dei “boeriani”. A cui Giuliano Pisapia risponde: «Non c’è da una parte Boeri e dall’altra Pisapia. Non ci sono da una parte meravigliosi orti globali e dall’altra il cemento. C’è un impegno già preso che va portato avanti nel modo migliore affinché diventi una occasione di ricchezza per tutta la città, sia durante che dopo Expo». Perché dopo la firma sul documento urbanistico e la rottura sfiorata in giunta, il sindaco prova a spiegare le ragioni di una scelta che considera imposta dalla necessità di non perdere l’evento.

    Sindaco Pisapia, perché non ha cambiato l’accordo di programma scritto ai tempi di Letizia Moratti?

    «Perché non si poteva. Anzi, avevamo la certezza che, se non avessimo firmato l’accordo, ci sarebbe stata la revoca dell’evento da parte del Bie. Avremmo dovuto pagare ingenti penali e perduto non solo ogni credibilità nazionale e internazionale, ma anche i finanziamenti fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di Milano e del Paese. Chi sostiene che sarebbe stato meglio rinunciare, dice una cosa astratta e in contrasto con il programma della coalizione che ha sempre assicurato quell’Expo diffusa in cui credo e crediamo».

    Eppure con il Pgt avete agito diversamente, esaminando tutte le strade prima di decidere. Perché con Expo non è stato così?
    «Per il Pgt la scelta dipendeva esclusivamente dal Comune, l’accordo di programma coinvolge istituzioni nazionali e riguarda un evento internazionale su cui l’ultima decisione spetta al Bie. L’unica opzione che non ho preso in considerazione è stata quella che avrebbe portato alla revoca di Expo: governare significa anche tenere fede agli impegni».

    Il Bie, però, non ha mai fatto una piega di fronte a ritardi e liti. Perché questa volta sarebbe dovuto essere diverso?
    «Questa volta il tempo era scaduto. Ce lo hanno detto chiaramente in toni ultimativi. Senza la partenza delle gare a luglio e dei lavori a ottobre c’era la certezza di far saltare tutto e il danno sarebbe stato enorme per tutti. Ecco perché adesso invito la maggioranza a lavorare su Expo e sul dopo Expo: possiamo fare la manifestazione come l’abbiamo sempre voluta».

    Perché, secondo lei, l’atteggiamento del Bie non è stato lo stesso per tre anni?
    «Io non c’ero, bisognerebbe chiederlo ad altri, anche se mi risulta che vi fossero già stati richiami verbali. Ma, prima o poi, arriva il tempo in cui si deve mettere la parola fine. E quel tempo è stato scandito in modo perentorio dal Bie».

    Al di là della necessità, qual è il suo giudizio sull’accordo?
    «L’ho sempre detto: io avrei scelto l’esproprio dei terreni in modo che la decisione sul valore delle aree fosse del tribunale. Ma ci siamo trovati di fronte a un’opzione di acquisto della parte dei Cabassi già avviata dalla Regione. Chi parla di valore agricolo, però, non tiene conto che varie sentenze hanno stabilito che va considerato non solo lo stato attuale dei terreni, ma anche la prospettiva futura. Dalle verifiche fatte, il prezzo dell’esproprio sarebbe stato lo stesso. In ogni caso non ci sarà nessuna speculazione edilizia. Possiamo e dobbiamo mettere vincoli e paletti, se usciamo da polemiche sterili e da accuse irreali a me e alla giunta».

    Quali sono questi paletti?
    «Si dovrà decidere l’ingresso del Comune nella newco e la governance. Le decisioni su Expo e sul post 2015 dovranno essere condivise tra Regione e Comune. Noi dovremo poter dire una parola decisiva anche perché il documento sullo sviluppo urbanistico dipende da Palazzo Marino. Quando è stata siglata la nascita della newco, poi, era previsto un parere della corte dei Conti: l’ho chiesto io perché nessuno l’aveva fatto prima».
    Sostiene che l’indice edificatorio dello 0,52 sarà il massimo, ma come farete ad abbassarlo?
    «Le ipotesi sono tante, ma l’importante è che non si possa fare niente contro la volontà del Comune. La perequazione è un’ipotesi e si potrebbero accogliere alcune osservazioni al Pgt. Si può lavorare sull’idea di utilizzare i terreni per una Città della comunicazione, con la Rai, ma penso anche a un luogo per concerti ed eventi culturali o a strutture sportive di cui Milano è carente».

    Non teme di deludere i milanesi che hanno votato per il referendum sul parco?
    «Il quesito sarà rispettato: il parco ci sarà e sarà vasto almeno il 56 per cento dell’area, per quanto mi riguarda anche di più. La società Expo ha anche il compito di costruire quella via d’acqua che congiungerà il sito a una Darsena finalmente ripristinata. Anche solo ipotizzare che io voglia la cementificazione è assurdo, vuol dire indebolire il mio lavoro».

    Sarà lei il commissario straordinario e Formigoni quello generale?
    «Parlo per me. Ho detto fin dall’inizio che una corretta lettura della legge assicura che io già sono il commissario straordinario. Attendo di capire se ci sono interpretazioni diverse».

    Non teme l’accusa di “intelligenza con il nemico”?
    «Ma no, con Formigoni abbiamo solo rapporti istituzionali. Non ho avuto e non avrò mai nessun interesse che non sia quello pubblico e della città. Se questo coincide con un’altra istituzione come la Regione ben venga, dopo anni di litigi e doppi stipendi».

    Saranno potenziate le deleghe di Boeri?
    «Il compito più difficile e urgente è creare le condizioni affinché Expo diventi il grande evento che porterà visitatori e lascerà a Milano sviluppo economico e ricchezze sociali e culturali. Ritengo che Boeri abbia la professionalità per occuparsi con successo di questi temi, per cui ha già le deleghe. Se, dopo il chiarimento sul commissario straordinario, saranno necessarie modifiche ne discuteremo con serenità».







    fonte
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/sull_expo_ho_dovuto_dire_s_l_unica_strada_per_salvarlo-19255734/

    Pisapia e l' Expo 2015

    sabato 23 luglio 2011

    Il vento a Milano è cambiato davvero. Invece dell'Expo del cemento della Moratti e di Formigoni, ci sarà l'Expo di Pisapia e di Formigoni. La colata di cemento è la stessa di prima, ma vendoliana e pidimenoellina, e servirà, come da programma, per "Nutrire il pianeta"e gli immobiliaristi. I milanesi si sono dimostrati contrari con un referendum cittadino, ma i politici di palazzo Marino se sbattono i coglioni. Il vento è cambiato con Pisapia, Pisapippa, Pisaesspò.

    Expo. Giunta approva all’unanimità accordo di programma

    mercoledì 13 luglio 2011


    La Giunta di Palazzo Marino ha approvato all’unanimità l’Accordo di Programma per le aree di Expo 2015, sottoscritto ieri da Comune e Provincia di Milano, Regione Lombardia, Comune di Rho e Poste Italiane. Il documento arriverà in Consiglio comunale il prossimo 25 luglio.
    “Questa decisione – ha spiegato il Sindaco Giuliano Pisapia – ci permetterà di far partire i lavori entro ottobre. La sottoscrizione di questo atto segna una netta discontinuità con il passato, sia nel metodo sia nella definizione degli obiettivi concreti di questa lunga vicenda. Abbiamo assistito in questi anni a un conflitto costante tra le istituzioni locali, che ha ritardato clamorosamente le decisioni necessarie e ci ha messi a rischio di una figuraccia internazionale. Oggi sono state poste le condizioni per avviare finalmente le azioni indispensabili per promuovere, far conoscere e far crescere la fiducia dei cittadini milanesi e lombardi nei confronti di questo grande appuntamento. Abbiamo compiuto un passo importante per il successo nazionale e internazionale di Expo e per la grande eredità che vogliamo lasciare a Milano e al Paese”.


    La Giunta ha invitato l’Assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design Stefano Boeri a predisporre, in coordinamento con i Capigruppo della maggioranza, il testo di un ordine del giorno e di un documento di indirizzo che accompagnerà la ratifica dell’Accordo di programma e che descriverà le azioni da compiere nei prossimi anni per rendere Expo una grande manifestazione partecipata e popolare, e per prefigurare il lascito futuro che questo evento dovrà consegnare alla città e al Paese. Nei prossimi giorni la Giunta affronterà anche il tema del rafforzamento delle deleghe operative che riguarderanno Expo.
    L’Accordo prevede che il 56% dei terreni sia destinato al verde pubblico, e saranno prese tutte le iniziative necessarie per dare seguito alla volontà espressa dai cittadini con il voto sul quesito referendario su Expo 2015.





    fonte
    http://www.facebook.com/pisapiaxmilano?sk=wall#!/notes/giuliano-pisapia-sindaco-x-milano/expo-giunta-approva-allunanimit%C3%A0-accordo-di-programma/240147786004165

    Expo e ‘ndrangheta, la sicurezza il vero affare “Qui minimo minimo ci vogliono 500 uomini”

    lunedì 11 luglio 2011


    Il particolare emerge dalla requisitoria del pm Alessandra Dolci che ieri ha chiesto mille anni di condanne per 118 imputati nel processo Infinito sull'infiltrazione delle cosche in Lombardia. Dalle pieghe dell informative emerge così il nuovo progetto dei clan per spartirsi la torta dell'Esposizione universale


    Ma quale edilizia. Per Expo 2015 la ‘ndrangheta punta sul comparto della sicurezza. Cinquecento uomini come minimo. Con appalti da frazionare. Cinque euro al giorno. “Sai quanti soldi sono”. La frase sta in calce al mai abortito progetto della mafia calabrese di aggiudicarsi una fetta della torta più golosa che la Lombardia abbia mai visto.

    Il dato, ad oggi rimasto tra le pieghe delle informative, emerge dalla requisitoria del pm Alessandra Dolci nel processo con rito abbreviato che vede imputati 119 presunti affiliati alle cosche calabresi. Proprio ieri il magistrato della Direzione distrettuale antimafia ha chiuso il suo intervento snocciolando richieste di condanna per mille anni di carcere. Tutto come da programma. Tranne per l’assoluzione (chiesta dall’accusa e sulla quale dovrà decidere il gup Roberto Arnaldi) a favore di Antonio Oliverio, ex assessore nella giunta provinciale di Filippo Penati e definito dal gip Giuseppe Gennari “il capitale sociale dei clan”.

    La definizione, mutuata dalla sociologia, è stata più volte ripresa dallo stesso magistrato, che nella seconda tranche della sua requisitoria, andata in scena il 28 giugno scorso nell’aula bunker di via Uccelli di Nemi a Ponte Lambro, ha compulsato le migliaia di pagine dell’inchiesta. “Cinquecento faldoni – ha esordito – per un procedimento obbiettivamente gigantesco”. Uno tsunami di carte dove “è difficile per me riuscire a raccapezzarmi e devo dire, giudice, che sinceramente non invidio il suo compito”.

    Dopodiché ha tenuto la barra fissa sul cosiddetto “capitale sociale” dei clan. “Noi – ha spiegato la Dolci – dobbiamo vedere la ‘ndrangheta come una organizazione che ha una forte coesione interna, ma che vive anche di una rete relazionale verso l’esterno”. Eccolo qua, allora, il capitale sociale costituito da politici, faccendieri, imprenditori. Tradotto: la zona grgia che da sempre anima i rapporti tra la mafia e le istituzioni. E dunque “solo cogliendo questo aspetto noi riusciamo a capire cos’è la ‘ndrangheta piuttosto che Cosa nostra”.

    Esempi? Il magistrato cita il nome di Pietro Pilello “noto commercialista, presidente del Collegio sindacale di varie società a partecipazione pubblica tra cui l’Ente Fiera”. Cosa fa dunque questo Piello che non risulterà però indagato? “Invita Cosimo Barranca (capo della locale di Milano) a una manifestazione elettorale”. Ma c’è anche la vicenda Bertè. “Vogliamo renderci conto – dice il pm – che c’è qualcosa di veramente singolare nel caso di un direttore sanitario di una casa di reclusione (…) che va da persona a lui nota come mafiosa perché si vuole buttare in politica”. Il boss in questione è Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza il 27 marzo 2008.

    Per non parlare di Giuseppe Romeo, colonnello dei carabinieri, all’epoca dei fatti in servizio presso il Comando provinciale di Vicenza. Sintetizza il pm: “Si incontra più volte con Strangio“. Perché? “Strangio ha un problema: i camion della Perego lungo la statale valtellinese vengono fermati troppo spesso dalla Stradale”. E favore per favore, Romeo confessa al boss una sua aspirazione: “Candidarsi alle elezioni europee del 2009″. Immediata la risposta: “Non ti preoccupare ti faccio conoscere una persona”. Di chi parla? “Di Massimo Ponzoni, all’epoca assessore regionale all’Ambiente”. Prosegue l’accusa: “Strangio e Romeo entrano negli uffici del Pirellone”.

    E’, dunque, in questo quadro che emerge la nuova questione sugli affari di Expo 2015. E non solo. Si tratta di alcune intercettazioni contenute nell’inchiesta Bad Boys che nel 2009 ha dato scacco alle cosche di Cirò Marina, per anni egemoni nel Varesotto. Il 4 luglio scorso il tribunale di Busto Arsizio ha condannato 17 persone. Undici anni sono andati al boss Vincenzo Rispoli, coinvolto anche nell’indagine Infinito.

    L’intercettazione, letta dal pm, è attribuita a Emanuele De Castro che per conto della ‘ndrina gestisce la cosiddetta bacinella. “Siamo interessati alla sicurezza – dice il luogotenente del boss – . Poco poco ci vorranno minimo 500 persone. Cinquecento uomini di sicurezza”. Risponde Rispoli: “Se tu su un appalto di questo ci guadagni 5 euro l’uno al giorno, vedi che cifre che si fanno”. Dopodiché discutono sul come ottenere appalti. “Un appalto diretto è impossibile che ce lo danno a noi. E quindi abbiamo bisogno di una serie di ditte tra virgolette pulite”. Nel discorso entra anche il nome di un industriale che ha promesso dei lavori alla ‘ndrangheta. “Qualche ditta grossa ce l’ha pure lui – dice Belcastro – . Questo addirittura ha detto che ci fa parlare con Ligresti“.

    Insomma, i boss sanno perfettamente di non poter vincere direttamente i maxi-appalti di Expo. Ecco, allora, la sponda del capitale sociale. Un grande investimento. Tanto più che i politici si accontentano di molto poco. Diecimila euro di matite per la campagna elettorale bastano e avanzano. Il gioco è semplice. E lo è ancora di più per le società partecipate. Qui, addirittura, i boss fanno assumere propri uomini. “Questo fa sì – dice il pm – che una serie di commesse siano dirottate alle imprese legate alla ‘ndrangheta”. E’ il caso del boss di Bollate Vincenzo Mandalari e della municipalizzata Ianomi. Lo stesso boss, legato alla potente cosca di Guardavalle, arriverà addirittura a costruire una sua lista politica per condizionare le elezioni comunali del 2010. Un progetto che viene rubricato in un capo d’accusa: ostacolo del libero esercizio del diritto di voto. Reato non confermnato dal gip. Lo stesso progetto di Bollate lo ritroviamo a Seregno, quando il boss locale Pio Candeloro apparecchia la candidatura di Eduardo Sgrò. Entrambi sono imputati nel processo Infinito. Nel marzo 2010, però, Candeloro si occupa di strategie politiche. “Quando sono le elezioni fammi parlare a me”, spiega in un italiano improbabile. “Perché lui deve sfondare e deve essere lui a dirigere”. Poi precisa e svela: “Dobbiamo essere noi a dire chi va a fare cosa”. Quindi rassicura: “Parolo io con Mazzacuva (presidente del Consiglio comunale), parlo io con Pon…”.

    Politica e ‘ndrangheta, dunque. In vista di Expo. Ma non solo. Lo scenario inquieta e le parole del pm aggiungono particolari decisivi a un quadro già in parte delineato dalle carte dell’inchiesta del 13 luglio scorso. Oggi, però, a un anno di distanza da quel blitz clamoroso, dentro a 500 faldoni, ritroviamo nuove spigolature. Sulle quali pesa la richiesta di archiviazione per uno dei tanti politici citati nelle informative della polizia giudiziaria. Una scelta inspiegabile alla luce soprattutto dell’ordinanza firmata dal gip. E, dunque, delle due l’una: o si tratta di una resa della magistratura davanti alla sentenza Mannino che ha svuotato quasi totalmente il reato di concorso esterno, oppure siamo davanti a una strategia in vista di possibili nuove inchieste.


    fonte
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/expo-e-ndrangheta-la-sicurezza-e-i-vero-affare-minimo-minimo-ci-vogliono-500-uomini/144261/

     
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