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    IL PONTE SULLO STRETTO:UNO SPRECO DI DENARO PUBBLICO (VIDEO INCHIESTA)

    giovedì 1 settembre 2011

    il PONTE DI SPRECHI

    venerdì 12 agosto 2011


    /Si narra che nel 250 a.C. per trasbordare 140 elefanti catturati ai cartaginesi, al console Lucio Cecilio Metello era venuto in mente di costruire un ponte che collegasse la Sicilia al continente. E che poi il progetto si fosse arenato per la paura che la faraonica struttura non reggesse il passaggio dei corpulenti pachidermi.
    Un paio di millenni più tardi ci si riprovò ma da subito gli ingegneri più avveduti sconsigliarono vivamente la costruzione di un’opera così monumentale per le impervie condizioni ambientali dello stretto, i fondali irregolari, le burrascose correnti, le raffiche di vento, l’elevata sismicità…
    Nel 1985 è Bettino Craxi ad annunciarne la prossima realizzazione. Un testimone che l’attuale presidente del Consiglio non poteva non raccogliere…

    E infatti pochi giorni fa la notizia ufficiale che, tuttavia, il premier Berlusconi ha preferito non sbandierare nel suo inconsistente intervento alla Camera e al Senato, forse per evitare polemiche: il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina è stato approvato. Con la viva e vibrante soddisfazione, per dirla conCrozza, dello stesso Silvio Berlusconi, di Gianni Letta, del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, e dell’amministratore delegato della società Stretto di Messina e presidente dell’Anas Pietro Ciucci.
    Quello che sembrava uno spettro lontano prende orribilmente corpo: un ecomostro lungo oltre 3,5 chilometri sospeso a quattro cavi d’acciaio con due piloni posti sulle sponde.
    Per realizzarlo servono poco meno di 9 miliardi di euro, due in più di quelli precedentemente ipotizzati. Praticamente il costo di una Finanziaria, poco meno del fabbisogno delle principali banche italiane, un decimo del finanziamento dello Stato per il Servizio Sanitario Nazionale (già ampiamente ridotto).
    9 miliardi di euro. Una parte ce li metteremo noi, dirottandoli da grandi arterie ferroviarie e stradali che avrebbero urgente bisogno di interventi ben più cospicui di quelli fin qui destinati, o che magari potevano essere utilizzati per la ricostruzione (mai iniziata) dell’Aquila.
    Un’altra ancora (circa 4 miliardi di euro) verrebbe raccolta sui mercati finanziari ma a nessuno sorge il dubbio che in questo momento di grave crisi dalle conseguenze incalcolabili possa essere un pò complicato racimolarli…
    La terza tranche verrebbe dall’Unione europea. Peccato che l’Ue sembra voler voltare le spalle all’inutile e pericolosa costruzione e che i fondi verranno convogliati sul “corridoio” Berlino-Palermo che è da anni bloccato a Napoli.
    Ora, ammesso e non concesso che Berlusconi troverà i fondi mancanti, sottraendone magari altri alla sanità, alla scuola pubblica o alla ricerca resta un banalissimo interrogativo: come la mettiamo con le frane a rotta di collo sul versante messinese e ancora peggiori sul fronte calabrese? E con la relazione di progetto in cui c’è scritto che quella è una delle zone a maggior rischio idrogeologicod’Italia? E con gli elevatissimi rischi sismici paventati da autorevoli geologi?
    E una volta completato dovremo testarlo con 140 elefanti prima di farlo attraversare da migliaia di camion e automobili?
    Perché dunque questa ostinazione nel voler realizzare un’opera così pericolosa e per niente redditizia dal momento che le grandi strutture di questo tipo, dal Golden Gate Bridge al Canale sotto la Manica sono tutte in perdita?
    Forse la risposta ce la fornisce il diplomatico americano J. Patrick Truhn, console generale a Napoli in cinque dispacci datati tra il 2008 e il 2009 e pubblicati da Wikileaks: “La mafia potrebbe essere tra i principali beneficiari della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina”…

    Dalla Calabria in Val di Susa

    mercoledì 20 luglio 2011

    di Francesco Cirillo (militante ambientalista  della “Rete difesa del territorio “Franco Nisticò”)

    2600 chilometri dalla Calabria fino alla val di Susa, andata e ritorno, per portare la bandiera del No Ponte in mezzo a quelle della No Tav. Abbiamo le stesse motivazioni, quelle contro un opera pubblica inutile, fatta con i soldi dei cittadini e che serve solo a rinnovare capitali, tramite appalti e subappalti e togliere paesaggio, vita pulita, ambiente, territori a chi vi abita. Le ragione contro la No tav sono le stesse contro il No al Ponte sullo stretto. Due anni fa, alla manifestazione contro il ponte del 6 agosto fatta a  Messina, un centinaio di No tav scesero giù per darci manforte. Oggi ricambiamo con la stessa determinazione e  rabbia. La valle ci appare alle 6,30 del mattino dopo 13 ore di viaggio , partenza da Cosenza,  ora, che dopo una notte insonne nel pulmino affittato per l’occasione, arriviamo. Le strade sono deserte e ne approfittiamo per rilassarci e goderci la bellezza dei luoghi. Paesini puliti, fiumi limpidi, castelli sulle punte di montagne e colline. Sembra di entrare in una valle magica, di paesaggi di Tolkien. Non vediamo quelle orribili speculazioni edili che accompagnano i territori calabresi. Gli albergoni costruiti con i soldi della ‘ndrangheta e della Regione Calabria, i mega villaggi sulle scogliere e le colline che un tempo erano coltivate ad uliveti e cedro. Ovunque scritte No Tav fatte con pietre bianche ci indicano le opposizioni dei valliggiani. L’atmosfera si riscalda quando vediamo camionette della polizia schierarsi e nascondersi nelle gallerie dell’autostrada. Siamo forse le ultime auto a passare. Poi l’autostrada verrà “chiusa per ordine pubblico” ci sarà scritto sui tabelloni luminosi. E’ un susseguirsi di pulmini e mezzi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, finanza. Si preparano all’assalto, altro che all’ordine pubblico. Ci rilassiamo quando entriamo nel piccolo paesino di Exiles dove ci sarà il concentramento di tutto i cortei. Un tabellone dice subito alle auto di rallentare in quanto in quel paesino ancora ci sono bambini che giocano per strada. Un segnale di grande civiltà che subito ci fa rilassare e spingere in un baretto che sforna cornetti caldi e cappuccini ai primi arrivati per la manifestazione. E lo spazio sotto il grande fortino si riempie subito di migliaia di persone giunti da tutta la valle e da tutta Italia. Incontriamo i ragazzi di Palermo, di Reggio Calabria, di Napoli, di Taranto. Quando apriamo lo striscione della “Rete difesa del territorio” , che raccoglie tante associazioni della Calabria sono tantissimi i calabresi che vivono a Torino, a Milano, al nord che si avvicinano e vogliono sapere da dove veniamo. “ Ji sugn’ i jirac’ ci dice un operaio che vive a Genova da tanti anni. E con questo striscione ci incamminiamo verso il cantiere de La Maddalena occupato dai reparti dei carabinieri   fin da una settimana. Il corteo parte puntuale alle 10. Si vede che siamo in oltre 50 mila. Il serpentone è lunghissimo, compatto e soprattutto molto ma molto arrabbiato. I camioncini davanti a spezzoni dei cortei che sparano musica, sono coperti dal suono delle pietre e dei bastoni sbattuti a ritmo sui guardarail. E’ un suono che rimbomba per tutta la vallata e che da l’idea di quanta gente stia scendendo verso il cantiere. Arriviamo ai cantieri verso le 12. E’ un assedio pacifico, fatto da bambini, mamme, donne, anziani, giovani. Un popolo che rappresenta in quel momento la rabbia di tutti gli italiani che lottano per la difesa dei  propri territori, da Napoli contro le discariche della camorra, a Reggio calabria contro il ponte della ‘ndrangheta, a Palermo, a Taranto contro i fumi tossici dell’Ilva. Siamo tutti lì a difendere i nostri pezzi della vita, della nostra memoria, del nostro essere. Lo stato, quello che ci ruba la vita e che non difende il nostro futuro ha mandato lì i propri servitori. Quelli addestrati ad offendere la vita degli altri, a picchiare i ragazzi catturati, a sparare lacrimogeni sulla folla. Sono peggiori della polizia di Mubarack che si rifiutò di sparare sulla folla . Questi non se ne fregano dei bambini avvolti nella bandiera No Tav , per loro sono black blok, terroristi, assassini. Così gli è stato detto e così fanno. La nostra protesta pacifica, tranquilla, viene così interrotta da migliaia di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, appena ci si avvicina alle loro reti. Quelle reti che difendono il cantiere e che dovrà garantire l’arrivo dei milioni di euro oltre che l’avvio delle trivelle e della distruzione del territorio. Il ponte davanti il cantiere della Maddalena diventa, così il simbolo della resistenza. I giovani si organizzano e si difendono cercando di spezzare le reti, con coraggio ed atti di eroismo, applauditi da migliaia di cittadini che sono rimasti lì,  pronti ad entrare nel cantiere se mai i ragazzi fossero riusciti a sfondare le reti. Quei pochi politicanti giunti sul ponte a farsi intervistare dalle reti televisive sono subito andati via appena sono arrivati i lacrimogeni ed i ragazzi hanno cominciato a rompere le reti. Hanno visto che non erano black blok, potrebbero dirlo, almeno questo. Hanno visto che la violenza era dalla parte di chi lanciava lacrimogeni ad altezza d’uomo e pietre verso la folla. Questo potrebbero dirlo, per ingraziarsi almeno i presenti, poi facessero pure il loro sporco lavoro di prendere le distanze dalle loro paure e dai loro timori, per ingraziarsi i voti degli industriali, dei mass media,  del Presidente della repubblica, dalle forze dell’ordine e del disordine, tanto lo sanno che quella gente, quella massa di giovani, e di persone comuni, non li voteranno mai. Perché hanno capito il loro sporco gioco, e delle loro capacità di prendere per il culo la gente spacciandosi per persone di sinistra. Vogliono la TAV , così come vogliono il Ponte sullo stretto, gli inceneritori , le strade di penetrazione, i porti ed i megavillaggi. Bisognerà imparare , e prima o poi qualcuno lo farà , a prenderli a calci in culo, durante le manifestazioni , dove si presentano solo per farsi intervistare e poi sparire se il gioco si fa serio. Questo lo devono capire anche  i valliggiani  . I cantieri si potranno riprendere solo con la determinazione dei cittadini No Tav ad entrarci rompendo le reti. Queste oramai non si apriranno da sole davanti ad un pacifico corteo neanche se davanti metti la madonna . Questo governo lo ha detto chiaro e tondo, ed ora è ancora più forte , perché ha uno schieramento che va da Vendola al PD al completo, ed ai tanti piccoli sabotatori veri black bloc della politica. Noi dalla Calabria siamo pronti a ritornare in quella valle, perchè siamo certi che se vinciamo contro la Tav abbiamo speranza e più forza per vincere contro il Ponte. Dopo sei ore di battaglia alla fine ritorniamo al nostro pulmino. La battaglia è stata dura. Molti i ragazzi feriti,che non potranno farsi medicare negli ospedali, per non essere arrestati o identificati.  Specie quelli che con coraggio sono entrati nei boschi per cercare di aggirare il cantiere. Lì la battaglia è stata dura, con dei veri corpo a corpo con i gendarmi del regime. Migliaia i lacrimogeni sparati nei boschi a casaccio, colpendo molti manifestanti sulla testa, nella speranza che si allontanassero. Cosa che non hanno fatto e che hanno continuato a fare per ore. Da giù , dal cantiere assediato, giungiamo a piedi  fino a Chiomonte. Qui la fila delle auto è enorme a causa del blocco dell’autostrada da parte della polizia. Troviamo un ferroviere di Messina con la moglie che gentilmente ci accompagna con la sua panda fino ad Exiles. E’ un piccolo contributo per il vostro lungo viaggio ci fa e per ringraziarvi per essere venuti fino a qui ad aiutarci.  Alla prossima .








    fonte
    http://www.noponte.it/search/label/Francesco%20Cirillo

    Bocciato il ponte di Messina. L’Europa si accinge a cancellare i finanziamenti

    Dopo aver annunciato tagli agli esigui finanziamenti della Tav Torino-Lione, l’Unione Europea si accinge a cancellare qualsiasi contributo alla costruzione di un’altra grande opera inutile, il ponte di Messina.

    A settembre la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo spostamento di uomini e merci.

    La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’”autostrada del mare”.Non ci verso neanche una lacrima. Solo che, con la scusa del ponte, i politici hanno trovato il modo per cavare fior fior di quattrini dalle nostre tasche anche se il ponte non si fa.
    La Corte dei Conti ha già demolito il ponte sullo Stretto, invitando ad approfondirne la fattibilità e sottolineando come si conta di far fronte al 60% dell’investimento necessario attraverso i pedaggi pagati dai veicoli: ma non è affatto certo, ha sottolineato la Corte, che il volume di traffico sia sufficiente per rientrare delle spese.In teoria il costo del ponte sarebbe di 6,3 miliardi. In pratica si può calcolare il doppio o il triplo: di solito va a finire così per tutte le grandi opere.Dettaglio non trascurabile, del ponte non c’è nemmeno un progetto definitivo approvato. Il consiglio d’amministrazione della Società Stretto di Messina (la cordata guidata da Impregilo assegnataria dell’opera) ha iniziato ad esaminarlo a fine giugno.
    Non esiste nemmeno un progetto esecutivo per qualsivoglia opera ferroviaria collegata alla costruzione del ponte: o perlomeno, non esiste sul lato di Messina, come si sono sentiti dire pochi giorni fa i ferrovieri che protestavano per la chiusura della sezione messinese di Italfer, la divisione del gruppo Fs che si occupa delle opere e infrastrutture ferroviarie.

    Eppure attorno al ponte che non esiste e probabilmente non esisterà mai sono già stati spesi 250 milioni circa, secondo i calcoli del Corriere della Sera. Inoltre la mancata costruzione comporterà il pagamento di centinaia di milioni di penale agli assegnatari dell’opera.

    Soldi estratti dalle tasche di noi contribuenti. Ancora il male minore, secondo me, rispetto alla costruzione e al pagamento dell’opera.

    Però si tratta di quattrini nostri che i nostri politici elargiscono alle grandi imprese in cambio di nulla. Ricordiamocene per favore: non solo al momento di andare a votare, ma anche quando qualcuno, nel nome del presunto “sviluppo”, tirerà fuori la prossima idea faraonica, assurda e soprattutto costosa.

    fonte

     
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