Approvata una delibera che introduce nuovi parametri per i compensi di presidenti e direttori delle società partecipate. Ciambetti: stop al cumulo degli incarichi
VENEZIA — «Noi siamo la Casta? Andatevi a vedere quanti soldi guadagnano certi presidenti, direttori e consiglieri di amministrazione delle società regionali e poi ci dite... Loro sì, che sono la Casta». Quello che avete appena letto è uno dei mantra che più di frequente riecheggiano nei corridoi di Palazzo Balbi e Palazzo Ferro Fini ogniqualvolta i giornali, la tivù o anche soltanto qualche cittadino furioso capitato nell’atrio, si scagliano contro i privilegi e gli stipendi dorati dei politici di casa. E in effetti, a leggere i compensi in questione, non si può negare che si tratti di cifre di assoluto rispetto, di cui sovente sono beneficiari uomini e donne non meno «politici» di quelli che siedono in consiglio regionale oppure in giunta al fianco di Zaia. Forse anche per questo, al grido «se vacche sono magre, lo siano per tutti», l’assessore al Bilancio Roberto Ciambetti ha deciso di dare un nuovo giro di vite alle società della galassia regionale, sia che vedano una partecipazione maggioritaria di Palazzo Balbi, sia che quest’ultimo sia presente soltanto con una quota di minoranza.
Il primo punto riguarda ovviamente gli stipendi. Alla prima assemblea utile, si legge nella delibera approvata, le società che ancora non l’hanno fatto dovranno porre all’ordine del giorno la riduzione dei compensi che, al lordo annuo, non potranno superare del 70% per il presidente e del 60% per i consiglieri di amministrazione le indennità spettanti al presidente della Regione che, da ultima busta paga esibita in tivù, guadagna all’incirca 9.700 euro al mese. «L’applicazione dei limiti si applica anche per l’eventuale attribuzione di particolari deleghe (amministratore delegato) - recita il provvedimento - in un contesto di proporzionalità dei compensi» e «gli statuti societari possono prevedere indennità di risultato solo in caso di produzione di utili e in misura ragionevole e proporzionata ». E comunque la cifra va tagliata del 10% rispetto a quella incassata nel 2009 e questo per espressa volontà del governo. Il secondo fronte riguarda i curriculum: le persone nominate o designate dalla Regione dovranno essere in possesso d’ora in avanti, oltre che dei requisiti previsti dalla legge e dagli statuti, anche di «provate capacità professionali». Il che, a onor del vero, in passato non è capitato spesso.
Il terzo obiettivo infilato da Ciambetti nel mirino sono i doppi incarichi o i cosiddetti «incarichi a grappolo»: la Regione e le società regionali non potranno nominare o designare a componenti degli organi amministrativi di società da loro partecipate, anche in via indiretta, persone che in quel momento rivestano già un incarico nel loro board o in quello di altre società controllate. Questo per arginare il fenomeno, sempre più ricorrente, degli «specialisti del cda», ossia nomi che figurano in più società contemporaneamente, magari collegate tra loro come nel caso delle holding e delle sue controllate, con conseguente cumulo delle indennità a fine mese. Infine, l’ultimo punto riguarda la trasparenza: ogni anno le società avranno l’obbligo di fornire alla Regione tanto i dati di bilancio quanto quelli relativi all’entità della quota di proprietà di Palazzo Balbi ed al suo collegamento con l’ente ed eventualmente altre controllate o partecipate. Tutte le informazioni verranno poi rese pubbliche sul sito della Regione. «Con questa delibera - commenta Ciambetti - stabiliamo i criteri necessari a perseguire concretamente politiche di efficienza complessiva delle società, evitando il cumulo delle cariche e ottenendo un reale contenimento delle spese».