Con un tempismo perfetto e al grido di 'Ridateci gli stipendi tagliati ingiustamente' un gruppo di consiglieri pugliesi ha chiesto la restituzione delle somme decurtate nella scorsa legislatura: una cifra che si aggira intorno ai cinque milioni di euro
La casta non ammette sconti, nemmeno nei giorni in cui l'Italia è rappresentata come il Paese che mette l'euro sul filo del rasoio, con un governo in gravi difficoltà e un sistema economico sotto attacco. E così se a Roma l'affaticato Giulio Tremonti annuncia che "la politica non può più fare errori"- ergo diminuzione delle agevolazioni fiscali, tagli alle detrazioni Irpef, tasse aumentate, balzelli di nuova foggia, persino sulla salute con ticket di 10 euro sulle ricette mediche e di 25 sugli interventi del pronto soccorso in codice bianco- in Puglia si pensa ad incassare per gli errori già commessi. "La Corte costituzionale ha bocciato i tagli, colpa della Regione che non si è adeguata" fanno sapere. Poco importa se gli italiani dovranno sostenere a fatica una manovra dolorosa, per molti tratti iniqua, pur di mettere in sicurezza i conti dello Stato. Non è di certo colpa loro.
Motivo del contendere la restituzione delle somme decurtate nella scorsa legislatura dalla loro busta paga. La Finanziaria per il 2006 aveva infatti imposto ai Consigli regionali la diminuzione del 10 per cento della indennità di mandato, ma dopo l'impugnazione della Campania e della Toscana, la Consulta è stata costretta ad annullare la norma, in quanto la materia non rientrava nella competenza statale. La Regione Puglia però non ha tenuto conto dell'annullamento e ha confermato i tagli.
Una decisione un po' troppo solidale con la riduzione dei costi della politica, e così alcuni consiglieri, considerando illegittima la decisione del Consiglio regionale, hanno chiesto la restituzione delle somme non ricevute.
In prima fila due consiglieri non rieletti del centrodestra, Luigi Loperfido e Enrico Santaniello, che hanno scritto all'ufficio di presidenza già due mesi fa, proprio per evitare che nel frattempo trascorressero i cinque anni di prescrizione entro i quali rivendicare le spettanze.
Ma l'idea è piaciuta anche agli altri, tanto che si parla già di una decina di istanze. Tra loro ci sono ex consiglieri e attuali, di destra e di sinistra. Una vera class action bipartisan. I possibili aventi diritto al rimborso sono infatti sia i consiglieri della precedente giunta sia i neoeletti per i sette mesi della nuova legislatura, perché la norma annullata dalla Corte è stata applicata per tutto il 2010, fino a che è intervenuta una nuova legge statale che ha confermato il taglio, senza essere stavolta impugnata dalle Regioni.
105 possibili creditori, settanta ex e trentacinque nuovi. Ad oggi ogni richiesta inoltrata ammonta a 63 mila euro, ma la cifra potrebbe salire perché le somme da restituire sono calcolate in percentuale. In Puglia un consigliere semplice, insomma uno che non presiede commissioni e che non ha incarichi, ha un trattamento economico intorno ai 10 mila euro, il doppio rispetto al Piemonte o alla Toscana, e a questi soldi occorrerà aggiungere la rivalutazione del vitalizio per chi è già in pensione.
Se i 70 consiglieri in carica nella scorsa legislatura facessero ricorso la Regione dovrebbe sborsare 4,4 milioni di euro, più almeno altri 500 mila se si unissero nella richiesta anche i 70 attualmente in carica. Di fatto quasi 5 milioni di euro. Una cifra che preoccupa il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna che in una nota fa sapere che "i percorsi possibili nell'ipotesi di un confronto con i singoli interessati vanno dalla proposta di rinuncia al pregresso; alla riduzione degli importi o ad una rateazione, che consenta di spalmare l'esborso per la Regione in più esercizi finanziari". Altrimenti l'ufficio di presidenza dovrà "opporre il proprio rifiuto, e se qualcuno non sarà soddisfatto della risposta, si potrà rivolgere al Tar". Ma lasciare la parola ai giudici comporterebbe un incremento dei costi e alla fine i pugliesi si troverebbero a dover sopportare anche l'onere delle spese legali.
A far ricorso potrebbero essere soprattutto i non eletti, istigati anche dalle dichiarazioni dell'ex candidato alla poltrona della Regione. Rocco Palese, il recordman capace di settanta "cioè" in dodici periodi, spiega infatti che non resta che una strada: "l'ufficio di presidenza - non può che prendere atto della sentenza. E restituire le somme". "Poi ognuno deciderà che fare con quei soldi". E non immaginiamo la beneficienza.
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