I rimborsi elettorali sono diventati un vero e proprio finanziamento pubblico, indispensabile per le formazioni politiche del nostro Paese
2 miliardi e 254 milioni per cinque elezioni politiche, tre regionali e tre europee. A partire dal 1994 è la cifra spesa dallo Stato per rimborsare i partiti dei costi delle loro campagne elettorali. Una cifra davvero ingente, che tra l’altro non computa i rimborsi stanziati per le ultime consultazioni, le europee 2009 e le regionali 2010. Da ormai quindici anni i partiti nel nostro Paese ricevono molti più soldi di quelli che spendono per la loro attività durante i 30 giorni di campagna elettorale, una sorta di finanziamento pubblico surrettizio che però rimane necessario per la loro esistenza.
RIMBORSI CHE CRESCONO – Nel 1993, in piena epoca Tangentopoli, i cittadini italiani abolirono il finanziamento pubblico ai partiti. Nel 1974 era entrata in vigore una legge che stanziava fondi pubblici per le formazioni presenti in Parlamento. Con l’abrogazione referendaria della norma ai partiti fu tolta una, se non la principale, fonte di finanziamento.A fine anno in Parlamento viene così subito modificata la normativa sui rimborsi elettorali con la legge 515/1993, già esistente, che dilata la quota elargita per coprire le spese di campagna elettorale. Per le politiche del 1994 la somma stanziata è di 46 milioni di euro, che crescerà progressivamente negli anni. Grazie alle Legge 2/1997, intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici”, viene riproposto di fatto il finanziamento pubblico ai partiti. I contribuenti italiani, al momento della dichiarazione dei redditi, hanno la possibilità di destinare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento di partiti e movimenti politici(pur senza poter indicare a quale partito), per un totale massimo di 56.810.000 euro, da erogarsi ai partiti entro il 31 gennaio di ogni anno. Per il solo anno 1997 viene introdotta una norma transitoria che fissa un fondo di 82.633.000 euro per l’anno in corso (nonostante le adesioni siano minime). Da 47 a 82,6 milioni di euro in 3 anni. Le modifiche proseguono e nel 1999, grazie alla Legge 157/1999 si reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali
. La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura. Partendo dall’iniziale quota di 47 milioni di euro, i rimborsi elettorali sono cresciuti a 476, 499 e 503 milioni nelle ultime legislature.
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