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    La congiura energetica contro l'Italia utilizza anche le bombe.

    lunedì 9 luglio 2012

    Parecchi mesi fa, documenti riservati rivelati da Wikileaks portarono alla ribalta il puzzle del gas e le guerre sotterranee che si erano scatenate.

    Riassumiamo brevemente i termini della questione, almeno per quanto ci riguarda da presso.
    Il gas metano, oltre che ad essere necessario per il riscaldamento e gli altri usi domestici si è sempre più affermato come vettore energetico alternativo al petrolio e ciò per due motivi di importanza capitale: costi sensibilmente più bassi uniti ad emissioni notevolmente inferiori.
    In previsione di una domanda sempre più massiccia di questo prodotto, sono stati ideati tre gasdotti per approvvigionare l'Europa:
    Il North Stream che dalla Russia rifornisce la Germania ed i paesi scandinavi ed è l'unico ad essere stato realizzato, almeno nella tratta Russia-Germania;
    il South Stream ed il Nabucco che sono invece ancora in fase progettuale.
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    Il Nabucco è il gasdotto "amerikano", salta il territorio russo e passa esclusivamente attraverso paesi in buoni rapporti con gli USA come la Turchia e la Georgia, per esempio. I bacini di approvvigionamento si trovano in Azerbaijan, Turkmenistan e Kazakistan ma non si esclude di utilizzare anche giacimenti irakeni ed egiziani ( la primavera araba?) ed eventualmente anche iraniani (se mai l'Iran verra' "normalizzato"). Sul piano geopolitico è chiaro che i due gasdotti sono profondamente alternativi. Nabucco ipotizza un'alternativa abbastanza fumosa al gas russo ed una maggiore indipendenza politica ed economica dalla Russia delle Repubbliche ex URSS che attraversa. South Stream è invece una iniziativa di Italia e Russia, di ENI e Gazprom socie al 50%. Si tratta di un'opera concreta e gigantesca, stimata 25 miliardi di euro tramite la quale le immense riserve di gas russo dovrebbero alimentare l'apparato produttivo italiano. I due gasdotti non sono nemmeno comparabili tra loro, sessanta miliardi di metri cubi di South Stream contro trenta di Nabucco che sono peraltro teoriche, perché senza il gas iraniano non c'è possibilità di raggiungere quel volume (ci prepariamo ad un'altra guerra?).
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    Bene, in questo scenario, da qualche mese, è divenuta attiva una diffusa lobby filo-americana. La prima a muoversi è stata Milena Gabanelli che si è improvvisata analista strategica ed ha fatto il megafono ai sostenitori del gasdotto Nabucco contro il South Stream. Il servizio di Report, di meno di un anno fa, è scandaloso ed è un vero esempio di falsità e di propaganda sfacciata pro-USA, il tutto all'interno di un contenitore che si era guadagnato negli anni una fama di giornalismo autonomo ed autorevole e pertanto ancora più subdolo nella propagazione di certe tesi. La Gabanelli salta a piè pari il fatto che il North Stram è quasi ultimato, d'altronde nessuno può ormai fare più nulla per ostacolare l'accordo russo-tedesco e quindi si concentra unicamente per far saltare quello con l'Italia. Attacca vilentemente Berlusconi guardandosi bene dallo spiegare per quale motivo l'Italia dovrebbe evitare un rapporto diretto con la Russia, erogatore del gas, e sentirsi invece più tutelata se il gasdotto attraversa la Georgia, nemica giurata della Russia, e la Turchia, paese cardine della Nato. Paesi che, è bene dirlo, all'occorrenza potrebbero interromperci il flusso del gas (e indovinate chi darebbe l'ordine).
    Se avete qualche perplessità a tale riguardo rammentate cosa ci sta facendo l'Ucraina da tre o quattro anni.
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    Report si astiene totalmente dall'analizzare questi problemi, perché altrimenti si arriverebbe al nocciolo della questione, l'indipendenza energetica che è il fondamento dell'indipendenza tout-court.
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    Dunque USA ed Inghilterra, non essenso riusciti ad ostacolare l'accordo russo-tedesco, stanno adesso giocando tutte le loro carte per ostacolare quello russo-italiano che farebbe dell'Italia un paese autosufficiente che non deve chiedere loro permessi, lasciapassare e nulla-osta ed appare evidente che non hanno intenzione di fermarsi di fronte a nulla.
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    Anche la guerra di Libia va letta in questa ottica, con l'aggiunta all'allegra comitiva della Francia, geograficamente sacrificata nel rapporto con la Russia e che deve aprirsi altri spazi di approvvigionamento.
    Insomma questa nuova pratica imperialista deve rendere chiaro ai popoli che a decidere sull'energia possono essere solo alcuni. Ovviamente e come sempre non i produttori ma
    neanche i consumatori, o meglio solo due tra essi, Stati Uniti e Gran Bretagna. Giochi globali quindi ed assai pericolosi, il cui risultato determinera' le possibilita' future del nostro paese. Indipendenti o schiavi a vita?
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    Bisogna che tutti comprendano che di fatto, ci è stato impedito con abbondante utilizzo della forza, di fare affari e stabilire rapporti di collaborazione con la Libia e la Russia. Per essere sicuri di avere il pieno controllo su di noi, i padroni delle amministrazioni angloamericane, hanno imposto, con la compiacenza e la complicità di Napolitano, amerikano di lunga data, e di forze politiche indegne e fellone, lo smantellamento del governo del trombator cortese, che era comunque il male minore nelle tremende condizioni nelle quali eravamo e l'insediamento di uomini che sono una loro diretta espressione. Con Monti abbiamo perso ogni residua sovranità nazionale.
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    In questo clima mefitico e pestilenziale, dove non si capisce più chi comanda chi, quale è il vero interesse nazionale, con al passivo un bilancio disastroso per quanto riguarda la politica estera che in momenti come l'attuale è l'unico vero indicatore dello stato di salute, con la Penisola ridotta ad un palcoscenico di avanspettacolo di varietà di periferia, cominciano ad esplodere anche le bombe. Sono messaggi con destinatari ben precisi ed il telegramma probabilmente non era nemmeno indirizzato direttamente a Monti ed alla sua gang che lo hanno ricevuto solo per conoscenza ma all'Amministratore Delegato dell'ENI Scaroni e diceva più o meno così: "... te la prendi tu la responsabilità di quel che avverrà?"
    Le mortificazioni dell'Italia sono appena cominciate e ci attendono anni che non dimenticheremo mai più. Aspettiamoci giorni peggiori e cominciamo a valutare se ci è rimasto qualche sperduto grammo di coglioni, ne avremo bisogno.

    di Gianni Fraschetti per Nexus Italia Edizioni

    FONTE

    ARRESTATO L'ATTENTATORE DI BRINDISI:BERREMO ANCHE QUESTA?

    giovedì 7 giugno 2012

    DOPO AVER PUBBLICATO LA NOTIZIA DELL'ARRESTO DELL'ATTENTATORE DI BRINDISI,CON RELATIVA NOTIZIA VISTA DAL GIORNALISMO DELL'ELITE,ANDIAMO A VEDERE L'ANALISI SUL PERCHE' ANCHE QUEST'ARRESTO FA PARTE DI UNA STRATEGIA BEN PRECISA.EH GIA' PERCHE' MENTRE NOI CI DISTRAIAMO CON ATTENTATI,TERREMOTI E CALCIOMERCATO IN SORDINA HANNO DATO I POTERI SPECIALI A MONTI...COME SEMPRE LA STRATEGIA DELL'ELITE PURTROPPO PAGA!

    di Marco Cedolin
    L'esplosione avvenuta dinanzi alla scuola Morvillo di Brindisi, nella quale trovò la morte la sedicenne Melissa, sembrò fin dal primo momento figlia di quella strategia della tensione alla quale in Italia siamo purtroppo tristemente abituati. In tutta evidenza qualcosa non aveva però funzionato a dovere, come dimostrano le tantissime inconguenze emerse riguardo all'attentato.

    Stando alle dichiarazioni degli inquirenti a scoppiare furono tre bombole di gas collegate fra loro, ma i risultati della deflagrazione non sembravano affatto compatibili con un elemento di questo genere. Gli inquirenti in un primo tempo dichiararono che la bomba artigianale era comandata da un timer programmato per provocare lo scoppio nel momento di maggior afflusso degli studenti, "fortunatamente" bloccatosi anticipatamente. Poi invece del timer non si fece più menzione e l'artefice dell'attentato diventò una persona anziana ripresa dalle telecamere, con in mano un telecomando a distanza. Poco importa se l'uso di un telecomando a distanza fosse un elemento scarsamente in sintonia con un ordigno di costruzione artigianale (e il timer bloccato che fine aveva fatto?) e se, come ben sa chiunque abbia una minima competenza nel campo degli esplosivi, per provocare la deflagrazione di tre bombole del gas sarebbe stato necessario disporre di una certa quantità di esplosivo ad alto potenziale, difficilmente reperibile e assai poco artigianale.

    Alle incongruenze si sommò la caducità del clamore mediatico. Dopo la sovraesposizione iniziale sui giornali e nei TG, abortita sul nascere la pista mafiosa che vaticinava improbabili ritorsioni ed evaporata altrettanto lestamente la pista terroristica che ventilava un collegamento con l'attentato occorso a Genova al manager Ansaldo, la bomba di Brindisi fu rinchiusa in tutta fretta nel cassetto dell'oblio mediatico.
    Per ricomparire solo oggi, con la fulgida veste del caso risolto (o in via di risoluzione) dove esiste un colpevole con nome e cognome, con annessa chiara dinamica di come si svolsero i fatti e di quale fosse il movente all'origine degli stessi.....

    Gli inquirenti e la buona stampa ci raccontano che a far scoppiare la bomba di Brindisi sarebbe stato un anziano benzinaio di 68 anni, ormai reo confesso, che avrebbe confezionato in proprio l'ordigno nella sua abitazione in provincia di Lecce, per poi trasportarlo dinanzi alla scuola a bordo della sua Fiat Punto. Dove con la potenza muscolare degna di un culturista e la perizia accumulata in tanti anni passati alla pompa di benzina, tutto solo, ha provveduto a collocarlo all'interno del cassonetto incriminato (insieme all'esplosivo ad alto potenziale di cui nessuno ha fatto menzione) ed a predisporre con cura certosina tutti i contatti, affinché lo scoppio potesse avenire senza sbavature.

    Il movente che, stando agli inquirenti, avrebbe portato l'anziano benzinaio a prodursi in un'azione complessa anche per un robusto artificiere di lungo corso, non sarebbe ancora stato definito con chiarezza adamantina. Si tratterebbe comunque inequivocabilmente di una vendetta privata.

    O nei confronti del preside della scuola Morvillo. Ma perché non limitarsi allora a tirargli una fucilata nel buio di un vicolo, anziché assemblare una "bomba atomica" e farla esplodere in mezzo agli studenti con il rischio di fare una strage?

    O nei confronti della "giustizia", rea di non avergli dato soddisfazione in occasione di un vecchio processo di molti anni fa. Cosa c'entra la giustizia con la scuola e gli studenti, si domanderebbe di riflesso ogni persona normodotata? Il fatto che la scuola fosse intitolata a Morvillo o l'ubicazione dell'edificio a poche centinaia di metri dal tribunale, sarebbero secondo stampa ed inquirenti il "logico" collegamento. Ma se avesse voluto vendicarsi della giustizia, l'anziano benzinaio, non avrebbe fatto meglio a piazzare la bomba nei pressi del tribunale, dal momento che le capacità fisiche, tecniche ed intellettuali in tutta evidenza non gli facevano certo difetto?

    Molto spesso, come si suol dire, la toppa risulta assai peggiore del buco. In questo caso i buchi sembrano quelli di uno scolapasta e la toppa lascia intuire che chi gestisce pro domo sua la vita e la morte in questo disgraziato paese, stia mettendo in atto un test volto a verificare fino a che punto gli italiani sono disposti ad abbeverarsi alla fonte della menzogna mediatica, con il capo chino e senza battere ciglio.

    Marco Cedolin
    Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it
    Link: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2012/06/berremo-anche-questa.html


    ARRESTATO L'ATTENTATORE DI BRINDISI, AVREBBE AMMESSO LE PROPRIE RESPONSABILITA'.



    DI SEGUITO L'ARTICOLO DELL'ANSA:


    Giovanni Vantaggiato, 68 anni di Copertino (Lecce), avrebbe ammesso responsabilità

    Giovanni Vantaggiato, di 68 anni, il presunto autore dell'attentato di Brindisi fermato ieri sera, avrebbe fatto esplodere la bomba di giorno dinanzi alla scuola Morvillo Falcone perché di notte lì non c'era nessuno. Lo ha detto lo stesso Vantaggiato nell'interrogatorio di ieri. Lo ha riferito il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, nella conferenza stampa in corso al Palazzo di giustizia di Brindisi.

    A Giovanni Vantaggiato viene contestato, nel decreto di fermo, il reato di strage in concorso aggravata da finalità di terrorismo.
    Il decreto di fermo è stato firmato dal procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, dal sostituto procuratore della stessa Dda Guglielmo Cataldi e dal pm della procura di Brindisi Milto De Nozza. Nel provvedimento si contesta il concorso nel reato "per coprire ogni eventualità", ha precisato Motta. Il fermato "ha decritto l'ordigno - ha riferito Motta - e come era composto, ed ha competenze elettrotecniche" per costruirlo. Quanto alla somiglianza del fermato con l'uomo ripreso in un video di un chiosco di fronte alla scuola scenario dell'attentato, Motta ha aggiunto che "é evidente che è la stessa persona" e che probabilmente si è trattata di una "imprudenza". Alla conferenza stampa erano presenti tra gli altri il vicecapo della polizia, Francesco Gratteri, i vertici dello Sco e del Ros; non erano presenti né il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, né il pm De Nozza.

    All'individuazione del presunto responsabile dell'attentato di Brindisi si è arrivati attraverso l'individuazione di due auto, una presente la notte quando è stato collocato l'ordigno dinanzi alla scuola Morvillo Falcone, e l'altra la mattina seguente quando c'é stata l'esplosione. Lo ha riferito il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, in una conferenza stampa al palazzo di giustizia di Brindisi. Le due auto - una Fiat Punto bianca e una Hyundai blu - erano entrambe nella disponibilità dell'uomo fermato ieri sera, Giovanni Vantaggiato e sono state sequestrate nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti dell'imprenditore.

    SINDACO, MESAGNE VITTIMA NON CARNEFICE - "La città di Mesagne è vittima e non carnefice": così il sindaco, Franco Scoditti, ha commentato la notizia del fermo dell'uomo di Copertino che sarebbe responsabile dell'attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi che ha causato la morte della giovane mesagnese Melissa Bassi. "Questa notizia - ha aggiunto Scoditti - ci dà solo un parziale conforto per il dolore che ancora oggi continua a provare tutta la città di Mesagne. Ma il dolore più grande resta quello della famiglia Bassi e delle famiglie delle altre ragazze rimaste ferite nell'attentato". Il sindaco ha reso noto che nel pomeriggio incontrerà i familiari delle ragazze "ai quali dobbiamo continuare a restare vicini così come abbiamo fatto dalla mattina dell'attentato". Scoditti ha poi definito "avventate" le ricostruzioni di chi collegava l'attentato a "connivenze con la criminalità di Mesagne. In questa città - ha proseguito il sindaco - abbiamo i nostri problemi, ma al tempo stesso ci sono gli anticorpi per difendersi. E siamo orgogliosi di quello che ha detto don Ciotti, che ha definito Mesagne come la città dell'antimafia".

    di Paolo Melchiorre e Matteo Guidelli
    E' lui. L'uomo che ha ucciso Melissa e ferito altre cinque studentesse, il killer che ha seminato il terrore in tutta Italia con una bomba davanti ad una scuola e riportato il Paese indietro di trent'anni, ha un volto e un nome: a 18 giorni dall'attentato, inquirenti e investigatori hanno fermato Giovanni Vantaggiato, sessantottenne titolare di un deposito di carburanti agricoli di Copertino, un paese in provincia di Lecce. Dopo nove ore d'interrogatorio, l'uomo, sposato con due figli, avrebbe fatto le prime ammissioni su elementi che non poteva negare e ammesso le sue responsabilità: "sì, quella bomba l'ho fatta io da solo. L'ho pensata e l'ho costruita".

    La svolta nelle indagini arriva ieri mattina ed è lo stesso capo della polizia ad annunciarla, seppur in maniera molto vaga. "Su Brindisi ho sentito tante sciocchezze, la mafia locale, terrorismo brigatista, Cosa Nostra. Ma non c'entrano nè la mafia nè gli anarco-insurrezionalisti del Fai - dice Antonio Manganelli agli allievi della scuola di polizia interforze -. Noi ci troviamo di fronte ad indagini che devono dare una risposta e quando sapremo chi è stato sapremo anche la matrice. E ci arriveremo a chi è stato". Manganelli in serata ha voluto sottolineare che la "definitiva svolta" è il frutto del "grande lavoro dei magistrati e della splendida sinergia tra carabinieri e polizia" che "si sono impegnati con passione e competenza, a dispetto di tutte le teorie emerse in questi giorni". Nel pomeriggio di ieri la notizia è diventata di dominio pubblico quando si è saputo che il sessantottenne era nella questura del capoluogo salentino per essere sentito. Investigatori ed inquirenti erano fin da ieri mattina convinti che fosse proprio Vantaggiato l'uomo che ha premuto il pulsante che ha attivato l'ordigno davanti alla Morvillo-Falcone: per poterlo fermare, però, avevano bisogno di una serie di riscontri e di verifiche che sono arrivate solo a tarda sera. E è così scattato il provvedimento di fermo.

    Sul sessantottenne era stata raccolta, ancor prima della sua confessione, una serie di elementi che più fonti hanno definito fin dal pomeriggio "altamente significativi". Ci sarebbe, innanzitutto, una somiglianza molto accentuata tra l'uomo ripreso la mattina dell'attentato dalle telecamere montate sul chiosco davanti alla scuola e il proprietario del deposito di carburanti. Il sospettato, inoltre, avrebbe una certa dimestichezza con le bombole e sarebbe in grado di realizzare l'ordigno che è esploso davanti alla Morvillo-Falcone. Ed avrebbe, anche, un problema al braccio destro, un elemento che era stato ipotizzato dagli investigatori subito dopo aver visto il video dell'attentatore. Sempre dalle immagini sarebbero poi arrivate altre due conferme importanti: alcune telecamere installate nella zona avrebbero ripreso due auto riconducibili a Vantaggiato. Una Punto Bianca che sarebbe passare più volte nei pressi della scuola prima dell'esplosione, e un'altra vettura che, dalla targa, è risultata intestata ad un membro della famiglia del sessantottenne. A fornire un ulteriore elemento sarebbero state le celle telefoniche: il telefonino dell'uomo avrebbe agganciato il 'ripetitore' che copre la scuola Morvillo-Falcone, in orari compatibili sia con l'esplosione sia con il passaggio delle auto riprese dalle telecamere. Gli investigatori sarebbero invece ancora in attesa degli esiti della perquisizione effettuata nel deposito di carburante: alcuni elementi sarebbero già stati trovati ma quel che conta è la comparazione tra le sostanze contenute all'interno delle bombole esplose davanti alla scuola e quelle trovate nel deposito. Resta da capire il movente, che l'uomo finora non avrebbe fornito agli inquirenti. "Siamo ancora in alto mare" si lascia sfuggire un inquirente in una pausa dell'interrogatorio, anche perché l'uomo alterna momenti di lucidità a periodi di confusione.

    Nel corso della giornata si sono inseguite diverse voci, nessuna delle quali confermata ufficialmente: vendetta privata per problemi di debiti o risentimento verso il preside della scuola Angelo Rampino. O, ancora, che alla base del gesto di Vantaggiato ci fosse una truffa subita da oltre 300 mila euro. Qualche settimana prima della strage, era arrivato a conclusione al tribunale di Brindisi - che si trova proprio alle spalle della scuola - un processo che vedeva coinvolto come vittima il titolare del deposito carburanti di Copertino. Vantaggiato sarebbe rimasto vittima di una truffa di oltre 300 mila euro per una fornitura di carburante e si sarebbe sentito vittima di malagiustizia, poiché il processo non era finito con la condanna di tutti gli imputati. La decisione di prendere di mira la scuola sarebbe stata presa, dunque, senza alcun motivo specifico riconducibile all'istituto ma solo per evitare le misure di sicurezza davanti al palazzo di Giustizia. Il procuratore della Dda di Lecce, Cataldo Motta, ha detto che l'uomo fermato "ha confessato durante l'interrogatorio. La confessione non è soddisfacente, per cui le indagini comunque continueranno per completare il quadro investigativo". Quanto al movente "é uno degli aspetti - ha detto Motta - che non convince, non lo sa dire. Mentalmente sta bene. Ha ammesso la propria partecipazione ma per quanto riguarda il resto non è convincente". Alla domanda su cosa sia stato sequestrato al fermato, Motta ha risposto: "Abbiamo una perquisizione ancora in corso". Il fermato, ha aggiunto Motta, avrebbe fabbricato da solo l'ordigno. "Non sappiamo se è l'uomo del video - ha concluso il procuratore della Dda di Lecce - non lo si può dire, fisicamente può essere compatibile".


    fonte: ansa.it

     
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