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    SISTEMA PER RISCALDARE L’ACQUA RICICLANDO VECCHIE BOTTIGLIE DI BIRRA

    giovedì 26 luglio 2012


    66 BOTTIGLIE DI BIRRA VUOTE POSSONO SEMBRARE UTILI PER UNA FOMA PIU’ CLASSICA DI RICICLAGGIO

    Ma un contadino in Cina li ha usati per creare un circuito ad energia solare per l’acqua calda. Ma Yanjun, che vive nel villaggio Qiqiao in Cina non aveva acqua in casa è ha dovuto ingegnarsi per creare acqua calda per l’anziana madre. “Ho inventato questo per mia madre. Voleva fare la doccia comodamente”. Sul tetto di casa ha costruito una griglia di 66 bottiglie di birra. Ogni bottiglia è collegata al sistema con alcuni tubi di gomma, che permettono all’acqua di scorrere tra le bottiglie di birra. L’acqua in bottiglia è riscaldata dal sole e convogliata nel bagno di casa. Il sistema fai da te fornisce acqua calda per fare la doccia a sufficienza per tre persone. Ma anche se le modalità di realizzazione tramite bottiglie può essere unica, la sua idea non lo è. Infatti gli scaldabagni ad energia solare esistono in varie forme da cento anni e si sono diffusi in alcuni paesi occidentali nel 1970. Ci sono diverse aziende che costruiscono e vendono pannelli solari termici per l’acqua calda. Un riscaldatore di acqua solare può far risparmiare diversi euro oltre al risparmio ambientale che tale dispositivo produce. Purtroppo in una giornata nuvolosa può solo produrre acqua tiepida nella migliore delle ipotesi, perché il sistema dipende dal calore del sole.

    I PANNELLI SOLARI FAI DA TE SONO COMUNI NELLE NAZIONI PIU’ POVERE

    In cui l’elettricità e altri servizi possono essere scarsi. Alcuni pannelli solari per l’acqua calda utilizzano grandi botti per raccogliere e immagazzinare l’acqua calda. Indipendentemente delle origini della sua invenzione, molti nel suo paese sono rimasti impressionati dalla sua singolare idea di produrre acqua calda. Dieci abitanti del villaggio hanno già installato questo sistema fai da te per il riscaldamento sui tetti delle loro case.

    Fonte: www.bcasa.it

    Arriva AirPod, la nuova auto ad aria compressa: costa 6mila euro

    martedì 17 luglio 2012

    Presentata a Cagliari la nuova auto ad aria compressa della Midi, la casa automobilistica dell'ingegnere francese Guy Negre.



    E’ arrivata, e rischia di rivoluzionare l’intero sistema di trasporto a motore. Si chiama AirPod ed è stata presentata a Cagliari. E’ un’auto a tre posti, con la possibilità di aggiungerne un quarto per ospitare un bambino. Ha una velocità massima di 80 chilometri orari, si guida con un joystick, ed ha un’autonomia di 120-150 chilometri con un pieno. Sembrerebbero basse le distanze raggiungibili quando è stato appena effettuato il rifornimento. In realtà sono alte, se si considera come è alimentata l’auto. Non si tratta infatti di carburanti fossili, a cui siamo forse da tempo abituati, né di batterie elettriche. Parliamo invece di aria compressa. La AirPod è infatti alimentata completamente da questa fonte energetica, della stessa natura di quella utilizzata per gonfiare le ruote dell’auto, ma con una maggiore pressione. Costerà tra i 6mila e i 7mila euro, molto di più di un pieno di carburante della vettura, per il quale basterà meno di un euro e sarà completamente ecologica, dato che emetterà soltanto aria fredda. Il modello Standard, prodotto dalla Midi, è stato progettato dall’ingegnere francese Guy Negre, dopo attenti studi durati quasi venti anni. Un trascorso nella progettazione e nella realizzazione di motori per aerei e per le automobili di Formula 1, Negre ha successivamente iniziato a dedicarsi allo studio di nuove tipologie di motore, a bassa emissione. All’inizio dei suoi esperimenti la vettura proposta dall’ingegnere montava un motore ibrido, a benzina per le grandi distanze e ad aria compressa nella città. In seguito, con la realizzazione nel 1997 del primo motore interamente alimentato ad aria compressa, ha iniziato a costruire automobili che lo montassero esclusivamente. La AirPod dovrebbe iniziare ad essere commercializzata alla fine del 2013, proprio in Sardegna, isola scelta anche per l’apertura di diversi stabilimenti produttivi. In questi casi il condizionale è obbligatorio dato i passati episodi che hanno coinvolto lo steso ingegnere, riguardo un altro suo progetto di auto ad aria compressa. Era il “lontano” 2001 infatti, quando al Motorshow di Bologna venne presentata da Negre una vettura leggerissima, ultraresistente ed ecologica. Si chiamava Eolo, poteva raggiungere la velocità di 110 Km/h, funzionare per 10 ore consecutive e percorrere la distanza di 100 Km con 0,77 euro. Molto simile, nelle caratteristiche, alla AirPod dunque. Poi una serie di vicende hanno fatto sì che tutto svanisse nel nulla, facendo piovere atroci sospetti sulle case automobilistiche tradizionali e sulle multinazionali del petrolio. Ora Negre ci riprova.

    fonte

    CANAPA,UNA PIANTA CON CUI SI FA TUTTO: UNA RISORSA PULITA PER UN'ECONOMIA SOSTENIBILE

    sabato 14 luglio 2012


    Si parla sempre molto di ambiente, ma se ne parla anche molto a sproposito. Infatti, nonostante i tanti dibattiti, quando c'è una possibilità di sostituire il petrolio con materie prime naturali e rinnovabili, nessuno se ne accorge (così come nessuno si è mai accorto del più grande sperpero di risorse energetiche della Storia, quello del metano). Certo, è molto difficile oggi immaginare un'economia sviluppata che possa fare a meno del petrolio, dei milioni di alberi abbattuti ogni anno per fare la carta, e dei prodotti dell'industria chimica. Ed è altrettanto difficile immaginare una società affluente senza le montagne di rifiuti, l'inquinamento e gli altri danni all'ambiente a cui siamo da tempo abituati.
    Eppure una concreta e fondata speranza esiste: questa speranza ci viene dalla canapa. Con le materie prime della canapa si possono produrre, in modo pulito ed economicamente conveniente, tessuti, carta, plastiche, vernici, combustibili, materiali per l'edilizia ed anche un olio alimentare di altissime qualità. La canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche conosciute fin dall'antichità sia in Oriente che in Occidente. In Cina essa era usata fin dalla preistoria per fabbricare corde e tessuti, e più di 2000 anni fa è servita per fabbricare il primo foglio di carta. Nel Mediterraneo già i Fenici usavano vele di canapa per le loro imbarcazioni. E nella Pianura Padana la canapa è stata coltivata per la fibra tessile fin dall'epoca romana. Ma quali sono le materie prime della canapa, e quali prodotti se ne possono ottenere?


    MATERIE PRIME





    La canapa è una pianta dal fusto alto e sottile, con la parte sommitale ricoperta di foglie, e può superare i 4 metri d'altezza. La parte fibrosa del fusto si chiama "tiglio" e la parte legnosa "canapolo". La canapa può essere coltivata per due scopi principali: per la fibra tessile o per i semi. Se si coltiva la canapa per la fibra tessile il raccolto va fatto subito dopo la fioritura, e si possono ottenere fibre tessili (20 %), stoppa (10 %) e legno o canapolo(70 %). Se invece si coltiva la canapa per i semi, la parte fibrosa o tiglio è interamente costituita da stoppa, cioè da fibra di qualità inferiore inadatta per l'uso tessile, ma che può sostituire la maggior parte delle fibre industriali. Una importante caratteristica della pianta di canapa è la sua produttività. E' una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. Molti contadini vogliono riprendere a coltivare la canapa se non altro perchè, data la sua velocissima crescita, essa sottrae la luce e soffoca tutte le altre erbe presenti sul terreno, e lo libera quindi da tutte le infestanti meglio di quanto non sappiano fare i diserbanti.

    Ecco che cosa si può ricavare da queste materie prime.

    TESSUTI





    La pianta di canapa, più produttiva in fibra tessile del cotone, oggi può essere lavorata in impianti che sostituiscono le lunghe e faticose lavorazioni manuali di un tempo. La sua coltivazione richiede pochi pesticidi e fertilizzanti, mentre il cotone specialmente di pesticidi ne richiede moltissimi. Inoltre la fibra della canapa è molto più robusta e dura più a lungo. Attualmente può essere lavorata in modo da renderla sottile quanto si vuole, e viene proposta in sostituzione del cotone e delle fibre sintetiche.

    SEMI E OLIO



    La canapa, oltre che per la fibra tessile può essere coltivata per ricavarne i semi. I semi di canapa contengono proteine di elevato valore biologico nella misura del 24 %, ed un olio nella percentuale dal 30 al 40 %. Per il loro valore nutritivo i semi di canapa sono stati proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo.
    Le qualità dell'olio di canapa sono eccezionali. E' particolarmente ricco di grassi insaturi ed è l'ideale per correggere la dieta dell'uomo moderno e per prevenire le malattie del sistema cardiocircolatorio. Altrettanto straordinarie sono le proprietà di questo olio per gli usi industriali: non a caso è stato paragonato all'olio di balena. Le vernici fabbricate con questa materia prima, oltre a non essere inquinanti, sono di qualità incomparabilmente superiore rispetto a quelle prodotte con i derivati del petrolio. Con l'olio di canapa si possono inoltre fabbricare saponi, cere, cosmetici, detersivi (veramente biodegradabili), lubrificanti di precisione ecc.


    CARTA




    Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto di semi, rimangono la stoppa più la parte legnosa o canapolo, che non si possono considerare solo un semplice sottoprodotto, ma un'altra importante materia prima. Con la stoppa si può fabbricare carta di alta qualità, sottile e resistente. Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come la carta di giornale, i cartoni ecc.
    Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in massa vegetale, e poi perchè la si può ottenere da un'unica coltivazione insieme alla fibra tessile o ai semi.
    Un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % anzichè il 40 %.
    Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l'uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante, non è necessaria con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile. E per renderla completamente bianca è sufficiente un trattamento al perossido di idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi. Questi composti chimici sono una delle cause principali dell'assottigliamento dello strato di ozono nell'alta atmosfera.

    TAVOLE E LEGNO





    Con i fusti interi della canapa, pressati con un collante, si possono fabbricare tavole per l'edilizia e la falegnameria in sostituzione del legno, che sono di grande robustezza, flessibilità ed assai più leggere.


    MATERIE PLASTICHE



    Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.


    COMBUSTIBILI

    La canapa, per la sua alta resa in massa vegetale, è considerata anche la pianta ideale per la produzione di combustibili da biomassa in sostituzione dei prodotti petroliferi. Bruciare combustibili da biomassa anzichè petrolio non fa aumentare l'effetto serra. Infatti l'anidride carbonica viene prima sottratta all'atmosfera durante la crescita della pianta, e poi restituita all'aria al momento della combustione. In questo modo la quantità di anidride carbonica dell'atmosfera non aumenta, al contrario di quello che succede se si bruciano idrocarburi fossili.

    Se è vero che con la canapa si possono produrre tutte le cose elencate sopra (e tante altre ancora), come mai le proprietà di questa pianta sono così poco conosciute e così poco sfruttate?
    Essenzialmente perchè da troppo tempo si è smesso di coltivarla.
    In Italia la canapa era coltivata al Nord principalmente per la fibra tessile, ed in Campania per i semi. Nella Pianura Padana la coltivazione della canapa è cessata a poco a poco negli anni Cinquanta, perchè non più conveniente rispetto al cotone e alle fibre sintetiche. Anche la coltivazione della canapa nel Meridione è cessata più o meno negli stessi anni.
    Negli Stati Uniti la produzione di vernici con olio di canapa era molto sviluppata fino al 1937 quando, molto prima che in Italia, la legge ha proibito la coltivazione della canapa insieme con la marijuana. Nel nostro paese invece la legge contro la marijuana è intervenuta quando già da tempo la coltivazione della canapa era stata abbandonata. A questo proposito però bisogna osservare che, anche se botanicamente si tratta sempre di "cannabis sativa", dalle varietà ottimizzate per la produzione di fibra e semi non è possibile ricavare la droga.

    Di fatto questa lunga interruzione della coltivazione rende difficile oggi il suo rilancio.
    Le modalità di coltivazione devono essere di nuovo messe a punto, ed anche i processi di lavorazione della materia prima devono essere riprogettati.
    Per molte ragioni non sono più proponibili le lunghe e pesanti lavorazioni manuali collegate con l'estrazione della fibra tessile, che del resto avevano già portato la canapa fuori mercato qualche anno fa. Sono necessarie nuove tecnologie. Per esempio la macerazione per il distacco della fibra dovrà essere fatta in appositi impianti ai quali i contadini conferiranno il prodotto dopo averlo essiccato. Questi impianti si possono già costruire, i processi sono stati quasi completamente individuati. E' necessario assemblare l'intera filiera che va dal produttore agricolo al prodotto finito, ed avviare il meccanismo. Il contadino non può mettersi a produrre la canapa se non c'è un impianto che la può lavorare, e non si può far lavorare l'impianto nuovo di zecca se i contadini non lo riforniscono della materia prima.

    Esistono però già fin d'ora molti fattori che premono perchè la macchina produttiva si metta in movimento. Sia in Europa che nel Nord America i coltivatori sono da tempo alla ricerca di nuove colture che possano ampliare il mercato in settori diversi da quello alimentare. Anche la C E E è interessata a promuovere coltivazioni a destinazione non alimentare, ed ha individuato nella canapa una delle colture più interessanti. Per questo ha deciso di sovvenzionare i coltivatori di canapa e di sostenere la ricerca per mettere a punto i processi di lavorazione.
    Questi sono segni che, anche al di là di considerazioni di carattere ambientale, c'è tutto un mondo dell'economia che si sta spostando verso una produzione basata su materie prime naturali e riciclabili, sostitutive del petrolio e dei suoi derivati.
    Anche il mercato è pronto a ricevere i prodotti della canapa. Esistono già ora centinaia di ditte in tutto il mondo che, usando materie prime provenienti dai paesi che non hanno mai interrotto la coltivazione (come l'Ungheria), fabbricano numerosi articoli a base di canapa: tessuti e capi d'abbigliamento, olio dei semi e prodotti alimentari che li contengono, saponi, cosmetici, vernici, carta, detersivi, tavole ed altri materiali per l'edilizia, legni compensati, oggetti d'arredamento ecc.
    Alcune di queste ditte hanno visto il loro fatturato crescere anche del 500 % in un solo anno. Ma nonostante ciò la domanda continua ad essere superiore all'offerta, ed i prezzi spesso sono alti. Alcuni prodotti poi, come i tessuti, sono praticamente introvabili.

    Tutto questo è la dimostrazione che il rilancio della canapa alla fine sarà sostenuto dal mercato, ovvero da un'opinione pubblica consapevole del fatto che la canapa può risolvere parecchi dei problemi ambientali che ci assillano. Ma è anche la dimostrazione che i tempi sono maturi per passare finalmente a produzioni su vasta scala. Ciò che frena attualmente lo sviluppo di questo settore e gli entusiasmi dei consumatori sono infatti proprio le limitate disponibilità di materie prime.

    E in Italia a che punto è la situazione? Come al solito l'Italia segue, e all'ultimo posto.
    Virtualmente nel nostro paese ancora non esistono ditte che producano o vendano prodotti di canapa.
    Anche sul piano culturale o semplicemente informativo l'Italia è ancora molto indietro. Lo dimostra il fatto che il principale sito italiano su Internet (piuttosto modesto) per documentarsi su questo argomento è ancora quello di un volonteroso privato che è anche l'autore di questo articolo.
    Ma esiste ora anche il sito Internet dell'ASSOCANAPA, punto di riferimento indispensabile per tutti gli agricoltori interessati alla canapa, che contiene già molte informazioni di carattere agronomico
    Ugualmente indispensabile per chiunque voglia approfondire ulteriormente l'argomento è anche un volume pubblicato nel febbraio 1998. Si tratta di un testo scritto da ricercatori italiani che fa il punto su tutto quello che è stato fatto e su quello che bisogna ancora fare in Italia per riprendere a coltivare questa benedetta pianta. (CANAPA: IL RITORNO DI UNA COLTURA PRESTIGIOSA - Nuove produzioni di fibra e cellulosa di Paolo Ranalli e Bruno Casarini edito da Avenue Media di Bologna).


    Fonte



    Olio di canapa estratto con spremitura a freddo dei frutti della pianta di canapa Sativa: Ottimo per la salute!



    L’olio di semi di canapa è un alimento che si ricava per spremitura a freddo dei frutti della pianta di canapa, ossia Cannabis Sativa L (sativa–coltivata).
    La storia dell’uso dell’olio di canapa ha inizio nella Cina del periodo neolitico, intorno al 3000 a.c.. I semi erano usati per combattere le infiammazioni delle pelle ed erano considerati tonici, ricostituenti, lassativi, diuretici ed eccellenti per liberare dai vermi i neonati e gli animali.
    Il primo utilizzo terapeutico della canapa documentato nella letteratura araba risale ai secoli VIII-IX; le parti della pianta più usate in terapia erano i semi e in minor misura le foglie.
    ’olio di canapa è particolarmente ricco di acidi grassi essenziali polinsaturi (contenente due o più doppi legami) della famiglia omega. Tecnicamente gli Omega (Ω) sono acidi grassi polinsaturi che, dal punto di vista chimico, hanno la caratteristica di possedere un primo doppio legame in posizione 3 (Ω3) o in posizione 6 (Ω6) a partire dall’ultimo atomo di carbonio della catena che li forma.
    La maggior parte degli olii vegetali non contiene il rapporto ottimale di Ω6 e di Ω3 e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici.
    Oltre all’omega 3 e all’omega 6, l’olio di canapa contiene anche la famiglia dei tocoferoli (vitamina E) che sono antiossidanti naturali, nonché i fitosteroli e alcuni componenti la famiglia dei cannabinoidi, Il Cannabidiolo (CBD), non ha alcun effetto psicoattivo, ma agisce sul sistema delle anandamidi prodotte dal nostro corpo (cannabinoidi endogeni) che modulano le risposte dell’organismo, sia nel sistema immunitario che agevolando le funzionalita’ cognitive e mentali attraverso l’attivazione dei recettori specifici recentemente scoperti.
    L’olio di canapa rappresenta un rimedio basilare, cioè un alimento, che per sua natura può ottimizzare la risposta del sistema immunitario come prevenzione ma anche nella cura di patologie e disturbi che dipendono da squilibri nella omeostasi metabolica ed alterazioni funzionali del sistema immunitario. L’olio di canapa può essere considerato un “vaccino” nutrizionale, nel senso che, ha tutti gli effetti di un alimento protettivo introducendolo quotidianamente nella dieta. L’olio di canapa ha un odore ed un sapore gradevole e può essere utilizzato per condire l’insalata, la pasta, il pesce, ed essere sostituito nell’ uso quotidiano agli altri olii di semi.
    Con l’uso quotidiano di olio di canapa possiamo prevenire in buona parte la progressione di aterosclerosi, agendo direttamente sui fattori di rischio, mantenendo più elastiche le pareti dei vasi senza avere effetti collaterali; se invece è già in atto la terapia con farmaci, l’olio di canapa può dare ulteriore miglioramento del quadro clinico, sempre consultando il medico curante:

    • malattie asmatiche e affezioni respiratorie, sia delle basse che delle alte vie respiratorie;

    • dermatiti atopiche ed affezioni cutanee varie (vitiligine, psoriasi, dermatite seborroica, acne anche nelle forme più gravi, rosacea, lupus cutaneo, ustioni);

    • patologie gastrointestinali (reflusso, colopatie, rettocoliti muco emorragiche);

    • affezioni vascolari (ipertensione arteriosa e vasculopatie);

    • patologie femminili (malattia fibrocistica del seno, cisti ovariche, disturbi del ciclo, climaterio);

    • artrosi e artrite reumatoide;

    • convulsivita’;

    • disturbi del linguaggio, autismo giovanile, disturbi caratteriali, impulsivita’;

    • disturbo specifico dell’attenzione, ritardo di acquisizioni psicomotorie;

    • cisti di qualsiasi distretto;

    • poliposi;

    • sclerosi multipla;

    • malattie autoimmuni;

    • osteoporosi;

    • tumori in genere.

    L’olio di Canapa ha un gradevole gusto nocciolato ricco di aroma.

    Conservare lontano da fonti di luce e calore, mantenere in frigorifero dopo l’apertura.

    Contiene 100 % olio di canapa naturale.

    Valori nutrizionali: per un cucchiaio (14g)

    Energia 126 kcal

    Proteine 0g

    Carboidrati 0g

    Colesterolo 0g

    Grassi totali 14g

    Di cui:

    Acidi grassi saturi 1,4g

    Acidi grassi insaturi 12,5g

    Acido Oleico (18.1 omega-9) …………………………….1,7g

    Acido Linoleico (18:2 omega-6)…………………………………. 7,7g

    Acido gamma-Linolenico GLA (18:3 omega-6)…………..0,5g

    Acido alpha-Linolenico (18:3 omega-3)…………………….2,5g

    Acido Stearidonico SDA (18:4 omega-3)………………………0,1g

    Vit E 18mg

    Questi valori sono indicativi e possono variare perché trattasi di un prodotto naturale. [fonte]

    CANAPA: RISORSA RINNOVABILE, UN'OPPORTUNITÀ PER L'AMBIENTE (DOCUMENTARIO)







    La congiura energetica contro l'Italia utilizza anche le bombe.

    lunedì 9 luglio 2012

    Parecchi mesi fa, documenti riservati rivelati da Wikileaks portarono alla ribalta il puzzle del gas e le guerre sotterranee che si erano scatenate.

    Riassumiamo brevemente i termini della questione, almeno per quanto ci riguarda da presso.
    Il gas metano, oltre che ad essere necessario per il riscaldamento e gli altri usi domestici si è sempre più affermato come vettore energetico alternativo al petrolio e ciò per due motivi di importanza capitale: costi sensibilmente più bassi uniti ad emissioni notevolmente inferiori.
    In previsione di una domanda sempre più massiccia di questo prodotto, sono stati ideati tre gasdotti per approvvigionare l'Europa:
    Il North Stream che dalla Russia rifornisce la Germania ed i paesi scandinavi ed è l'unico ad essere stato realizzato, almeno nella tratta Russia-Germania;
    il South Stream ed il Nabucco che sono invece ancora in fase progettuale.
    -
    Il Nabucco è il gasdotto "amerikano", salta il territorio russo e passa esclusivamente attraverso paesi in buoni rapporti con gli USA come la Turchia e la Georgia, per esempio. I bacini di approvvigionamento si trovano in Azerbaijan, Turkmenistan e Kazakistan ma non si esclude di utilizzare anche giacimenti irakeni ed egiziani ( la primavera araba?) ed eventualmente anche iraniani (se mai l'Iran verra' "normalizzato"). Sul piano geopolitico è chiaro che i due gasdotti sono profondamente alternativi. Nabucco ipotizza un'alternativa abbastanza fumosa al gas russo ed una maggiore indipendenza politica ed economica dalla Russia delle Repubbliche ex URSS che attraversa. South Stream è invece una iniziativa di Italia e Russia, di ENI e Gazprom socie al 50%. Si tratta di un'opera concreta e gigantesca, stimata 25 miliardi di euro tramite la quale le immense riserve di gas russo dovrebbero alimentare l'apparato produttivo italiano. I due gasdotti non sono nemmeno comparabili tra loro, sessanta miliardi di metri cubi di South Stream contro trenta di Nabucco che sono peraltro teoriche, perché senza il gas iraniano non c'è possibilità di raggiungere quel volume (ci prepariamo ad un'altra guerra?).
    -
    Bene, in questo scenario, da qualche mese, è divenuta attiva una diffusa lobby filo-americana. La prima a muoversi è stata Milena Gabanelli che si è improvvisata analista strategica ed ha fatto il megafono ai sostenitori del gasdotto Nabucco contro il South Stream. Il servizio di Report, di meno di un anno fa, è scandaloso ed è un vero esempio di falsità e di propaganda sfacciata pro-USA, il tutto all'interno di un contenitore che si era guadagnato negli anni una fama di giornalismo autonomo ed autorevole e pertanto ancora più subdolo nella propagazione di certe tesi. La Gabanelli salta a piè pari il fatto che il North Stram è quasi ultimato, d'altronde nessuno può ormai fare più nulla per ostacolare l'accordo russo-tedesco e quindi si concentra unicamente per far saltare quello con l'Italia. Attacca vilentemente Berlusconi guardandosi bene dallo spiegare per quale motivo l'Italia dovrebbe evitare un rapporto diretto con la Russia, erogatore del gas, e sentirsi invece più tutelata se il gasdotto attraversa la Georgia, nemica giurata della Russia, e la Turchia, paese cardine della Nato. Paesi che, è bene dirlo, all'occorrenza potrebbero interromperci il flusso del gas (e indovinate chi darebbe l'ordine).
    Se avete qualche perplessità a tale riguardo rammentate cosa ci sta facendo l'Ucraina da tre o quattro anni.
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    Report si astiene totalmente dall'analizzare questi problemi, perché altrimenti si arriverebbe al nocciolo della questione, l'indipendenza energetica che è il fondamento dell'indipendenza tout-court.
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    Dunque USA ed Inghilterra, non essenso riusciti ad ostacolare l'accordo russo-tedesco, stanno adesso giocando tutte le loro carte per ostacolare quello russo-italiano che farebbe dell'Italia un paese autosufficiente che non deve chiedere loro permessi, lasciapassare e nulla-osta ed appare evidente che non hanno intenzione di fermarsi di fronte a nulla.
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    Anche la guerra di Libia va letta in questa ottica, con l'aggiunta all'allegra comitiva della Francia, geograficamente sacrificata nel rapporto con la Russia e che deve aprirsi altri spazi di approvvigionamento.
    Insomma questa nuova pratica imperialista deve rendere chiaro ai popoli che a decidere sull'energia possono essere solo alcuni. Ovviamente e come sempre non i produttori ma
    neanche i consumatori, o meglio solo due tra essi, Stati Uniti e Gran Bretagna. Giochi globali quindi ed assai pericolosi, il cui risultato determinera' le possibilita' future del nostro paese. Indipendenti o schiavi a vita?
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    Bisogna che tutti comprendano che di fatto, ci è stato impedito con abbondante utilizzo della forza, di fare affari e stabilire rapporti di collaborazione con la Libia e la Russia. Per essere sicuri di avere il pieno controllo su di noi, i padroni delle amministrazioni angloamericane, hanno imposto, con la compiacenza e la complicità di Napolitano, amerikano di lunga data, e di forze politiche indegne e fellone, lo smantellamento del governo del trombator cortese, che era comunque il male minore nelle tremende condizioni nelle quali eravamo e l'insediamento di uomini che sono una loro diretta espressione. Con Monti abbiamo perso ogni residua sovranità nazionale.
    -
    In questo clima mefitico e pestilenziale, dove non si capisce più chi comanda chi, quale è il vero interesse nazionale, con al passivo un bilancio disastroso per quanto riguarda la politica estera che in momenti come l'attuale è l'unico vero indicatore dello stato di salute, con la Penisola ridotta ad un palcoscenico di avanspettacolo di varietà di periferia, cominciano ad esplodere anche le bombe. Sono messaggi con destinatari ben precisi ed il telegramma probabilmente non era nemmeno indirizzato direttamente a Monti ed alla sua gang che lo hanno ricevuto solo per conoscenza ma all'Amministratore Delegato dell'ENI Scaroni e diceva più o meno così: "... te la prendi tu la responsabilità di quel che avverrà?"
    Le mortificazioni dell'Italia sono appena cominciate e ci attendono anni che non dimenticheremo mai più. Aspettiamoci giorni peggiori e cominciamo a valutare se ci è rimasto qualche sperduto grammo di coglioni, ne avremo bisogno.

    di Gianni Fraschetti per Nexus Italia Edizioni

    FONTE

    CALABRIA RADIOATTIVA DA 40 A 100 LE NAVI CON RIFIUTI TOSSICI AFFONDATE NEL MARE DI CALABRIA

    martedì 3 luglio 2012

    Un sondar cerca i resti del mezzo con 120 fusti di scorie affondato dalla n'drangheta La pista aperta da un pentito, ma anni sono trascorsi prima che iniziassero i sopralluoghi Caccia al relitto dei rifiuti radioattivi.La verità è sui fondali del Mar Tirreno.

    PAOLA (COSENZA) - Sta in "mano" al sondar che da questa mattina sta lavorando nei fondali del Tirreno cosentino la verità sulla nave affondata nelle acque di Cetraro. Una verità avvolta da anni nel mistero, sepolta dalle acque. E' quella la nave a perdere con 120 fusti di scorie radioattive affondata dalla n'drangheta?

    La pista è stata aperta dalle dichiarazioni di un pentito, ma anni e anni sono trascorsi prima che si potessero iniziare i sopralluoghi. Il Procuratore Capo della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, non si è arreso. E' una pista difficile, e tanti sono gli interessi politici in gioco che nel corso degli anni hanno cercato di far depistare le attenzioni. E' la pista di Ilaria Alpi.

    Come smaltire i rifiuti radioattivi? Una delle soluzioni praticate nel corso degli anni sembra proprio quella di caricarli sulle navi. E farle colare a picco. Una soluzione che evidentemente coinvolge livelli politici e malavitosi. Ma quante navi di questo tipo abbiamo nei nostri mari? Per anni si è tentato persino di negare che quella di Cetraro fosse una nave. Ma la Procura di Paola ora ne è certa, ha tutti i dati dei rilievi che lo confermano: è'una nave, adagiata sul fianco. Il che conferma le rivelazioni del pentito di mafia. Una nave non segnalata. La Marina militare ha inoltre confermato che in quella zona non ci sono mai stati affondamenti, neanche durante la guerra. Ora bisogna stabilire da quanto tempo questa nave si trova sui fondali di Cetraro. E se i materiali che contiene sono, come si sospetta, radioattivi.

    E'una tesi che fa quadrato non solo con le dichiarazioni dei pentiti ma anche con altri ritrovamenti nella zona: a pochi chilometri di distanza c'è un'altra nave affondata, la Jolly Rosso, denominata la nave dei veleni. (vedi Espresso). E pochi giorni fa una collina di rifiuti radioattivi è stata scoperta nella vicina Serra d'Aiello. La Procura sta inoltre indagando sull'aumento dei tumori nel Tirreno cosentino e sul possibile collegamento tra le malattie e la radioattività certificata in alcuni punti della zona.

    di ANNA MARIA DE LUCA fonte: www.repubblica.it

    Dopo il relitto in Calabria, inchiesta di Legambiente sulle ecomafie Sarebbero da 40 a oltre 100 i cargo affondati nel Mediterraneo Dal plutonio alle polveri di marmo il "cimitero" delle navi radioattive

    "Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?". "E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?". "Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte...". Questo dialogo tra due boss della 'ndrangheta, agli atti delle indagini coordinate da Alberto Cisterna, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, basta per comprendere quale logica abbia mosso le navi dei veleni.

    Navi che dagli anni Ottanta hanno seminato lungo le coste del Mediterraneo e dell'Africa i loro carichi di rifiuti tossici e radioattivi Meno facile è capire perché si sia dovuto aspettare vent'anni per seguire una pista che era stata indicata con chiarezza da tante inchieste e tanti pentiti. Nel 2000 l'indagine iniziata dalla magistratura di Reggio Calabria nel 1994, dopo una denuncia della Legambiente sulla Rigel, un'altra nave a perdere affondata per disfarsi di un carico radioattivo che non riusciva a trovare destinazioni lecite, fu archiviata, nonostante la gran mole di indizi, perché "mancava il corpo del reato". Difficile del resto che le prove potessero emergere da sole visto che erano state seppellite con cura in una fossa del Mediterraneo.

    Ora però, grazie all'ostinazione della procura di Paola e dell'assessorato all'Ambiente della Regione, la "pistola fumante" è stata trovata: un piccolo robot è riuscito a fotografare il delitto sepolto a 487 metri di profondità, i bidoni della vergogna che spuntano dalla falla nella prua della Cunsky. Il teorema della prova irraggiungibile è crollato.

    "Per troppi anni i magistrati sono stati lasciati soli mentre i processi venivano insabbiati: a questo punto tutte le inchieste vanno riaperte", chiedono Enrico Fontana e Nuccio Barillà, i dirigenti della Legambiente che hanno denunciato molte sparizioni sospette di navi. "Devono intervenire la procura nazionale antimafia e il ministero dell'Ambiente, bisogna formare un'unità di crisi per il monitoraggio delle zone in cui all'aumento della radioattività corrisponde un picco di tumori. Vogliamo sapere la verità sui legami tra il traffico di rifiuti e il traffico di armi, le connessioni con il caso Ilaria Alpi e il trafugamento di plutonio e rifiuti radioattivi".

    Buona parte del lavoro è già fatto: mettendo assieme le informazioni raccolte pazientemente dai magistrati di mezza Italia è possibile costruire la mappa dei cimiteri radioattivi dei nostri mari. Un elenco di affondamenti volontari, navi che spariscono nel nulla senza lanciare il may day, troppo lungo per essere citato in versione integrale, ma basta ricordare alcuni casi per avere un'idea di quello che è successo in questi anni.

    Nel 1985, durante il viaggio da La Spezia a Lomè (Togo), sparisce la motonave Nikos I, probabilmente tra il Libano e Grecia. Sempre nel 1985 s'inabissa a largo di Ustica la nave tedesca Koraline. Nel 1986 è il turno della Mikigan, partita dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno Calabrese con il suo carico sospetto. Nel 1987 a 20 miglia da Capo Spartivento, in Calabria, naufraga la Rigel. Nel 1989 la motonave maltese Anni affonda a largo di Ravenna in acque internazionali. Nel 1990 è il turno della Jolly Rosso a spiaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1993 la Marco Polo sparisce nel Canale di Sicilia.

    Del resto fino agli anni Novanta c'era addirittura chi teorizzava pubblicamente la sepoltura in mare dei rifiuti radioattivi. La Odm (Oceanic Disposal Management) di Giorgio Comerio si presentava su Internet offrendo i suoi servigi di affondamento su commissione. Era già in vigore la Convenzione di Londra che vieta espressamente lo scarico in mare di rifiuti radioattivi, ma la Odm, che operava dal 1987, sosteneva che non si trattava di scarico "in" mare ma "sotto" il mare perché la tecnica proposta consisteva nell'uso di una sorta di siluri d'acciaio di profondità che, grazie al loro peso e alla velocità acquisita durante la discesa, s'inabissano all'interno degli strati argillosi del fondo marino penetrando a una profondità di 40-50 metri.

    di ANTONIO CIANCIULLO www.repubblica.it


    FONTE

    Il Vaticano non paga neanche il GAS!!!

    domenica 1 luglio 2012

    COME SI LEGGE DAL SITO DELL'ENI IL VATICANO RICEVE GRATUITAMENTE IL GAS DALLO STATO ITALIANO,DI CONSEGUENZA TU CITTADINO LO STAI PAGANDO!

    Agevolazioni fiscali per il gas naturale

    ESENZIONE IMPOSTA DI CONSUMO E ADDIZIONALI REGIONALI

    Chi ne ha diritto?

    E' sottoposto, ad esenzione dall'aliquota di accisa il gas naturale destinato a particolari impieghi, come da elenco di cui alla Tabella A del D.Lgs. 26/10/1995 n. 504 – "Testo Unico delle Accise".

    Inoltre, in base all'art.17 del medesimo "Testo Unico delle Accise", hanno altresì diritto all'esenzione dal pagamento dell'accisa e della relativa imposta sostitutiva dell'addizionale regionale:

    •Sedi e rappresentanti diplomatici e consolari,accreditati in Italia, compreso il personale tecnico-amministrativo, appartenenti a Stati esteri che in via di reciprocità riconoscono analoghi benefici alle sedi ed ai rappresentanti diplomatici e consolari italiani;
    •Organizzazioni Internazionali, Intendendo con ciò:- le Comunita' europee nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, anche se effettuate ad imprese o enti per l'esecuzione di contratti di ricerca e di associazione conclusi con le dette Comunità, nei limiti per questi ultimi della partecipazione della Comunità stessa;- l'Organizzazione delle Nazioni Unite e sue Istituzioni Specializzate, nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali;-l'Istituto Universitario Europeo e Scuola Europea di Varese, nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali.
    •Forze Armate di stati aderenti al trattato del Nord-Atlantico (N.A.T.O.) Intendendo con ciò:- i comandi militari degli Stati membri, i quartieri generali militari internazionali e gli organismi sussidiari, installati in esecuzione del trattato del nord Atlantico, nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali,- l'Amministrazione della Difesa (Forze Armate Nazionali), qualora agisca per conto dell'organizzazione istituita con il suddetto trattato (Organizzazione N.A.T.O.).
    •Forniture dello Stato della Citta' del Vaticano, comprese le aree in cui hanno sede le istituzioni e gli uffici richiamati nella convenzione doganale Italo - Vaticana del 30 giugno 1930(vedi screenshot in basso).




    Fonte: http://www.tuttigliscandalidelvaticano.com/2010/12/il-vaticano-non-paga-neanche-il-gas.html


    Sardegna, dalla Grecia misterioso carico di scorie radioattive

    sabato 30 giugno 2012

    Da dove viene? Ben 22 sacconi senza protezione contenenti Cesio 137, principale sottoprodotto della fissione nucleare dell'uranio, si trovavano su una motonave ellenica, la Eilsum. Ma il paese non ha centrali nucleari, da dove provengono? Dovevano raggiungere gli stabilimenti di una multinazionale svizzera che nell'Isola tratta piombo e zinco

    PORTOSCUSO (Carbonia) - Un carico contaminato da scorie radioattive prodotte da centrali nucleari, è arrivato via mare sulla motonave Eilsum, battente bandiera ellenica. Destinazione: gli stabilimenti della Portovesme srl di proprietà della multinazionale svizzera Glencore, che nel sud ovest della Sardegna dovrebbe trattare unicamente residui industriali per la produzione di piombo e zinco.
    L’allarme è scattato il 25 giugno all’ingresso del cargo in fabbrica, prima che i fumi di acciaieria contaminati finissero nel processo di lavorazione. Ancora da accertare l’origine delle scorie radioattive. È perlomeno strano, infatti, se non decisamente inquitante, che giungano da un paese come la Grecia che non possiede alcuna centrale nucleare, né l’ha mai possesuta. Da dove arrivano, dunque quelle scorie? Quale paese le ha prodotte e con quali autorizzazioni viaggiano per il mare Mediterraneo?
    Fatto sta che il materiale pericoloso ha superato i controlli in Grecia ed è arrivato senza problemi in Sardegna. Prima dell’ingresso in fabbrica, nessuno si era accorto che i 22 sacconi, in similpelle senza protezione, erano pieni di residui da trattare e che nascondevano un isotopo radioattivo, il Cesio 137, principale sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio. Nel cargo greco il metallo, principale fonte di sicura contaminazione dopo l’incidente alla centrale di Chernobyl nel 1986, è stato rilevato con una certa concentrazione di radioattività pari a 3.7 becquerel per grammo, come confermato dall’Istituto di Fisica dell’Università di Cagliari.
    EMERGENZA CONTAMINAZIONE Sono le 8 quando il portale radiometrico, sistemato all’ingresso sud dello stabilimento sardo, segnala per la prima volta l’anomalia. Nel corso della giornata il dispositivo di controllo scatta altre due volte, alle 17 e alle 17,30. E così il cargo, nonostante nessuna irregolarità fosse stata segnalata dalle bolle di accompagnamento, viene monitorato prima con dispositivi automatici, poi controllato manualmente. Alla fine sono cinque i sacconi che risultano contaminati. Tutto il materiale viene confinato in un’apposita area di controllo. Le analisi dell’università di Cagliari confermano che si tratta di Cesio 137.

    L’ULTIMO CASO RISALE A GENNAIO 2011 – Non è la prima volta che alla Portovesme srl arrivano carghi contaminati. A gennaio del 2011 tre autoarticolati in arrivo da Brescia sono stati fermati con 70 tonnellate di materiali contaminati. Un altro episodio viene registrato nel 2007. Il sospetto di molti è che gli scarti contaminati possano arrivare dall’Ucraina, dove nell’aprile del 1986 a Chernobyl si consumò il più grave incidente mai registrato a un impianto civile nucleare.
    ALLARME DEGLI INDIPENDENTISTI Nel frattempo gli esponenti del movimento indipendentista Sardigna Natzione, che si erano battuti contro il nucleare nell’isola, parlano di «inganno delle scorie fatte passare per materie prime» e aggiungono: «Tramite la Portovesme srl continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose con sospetto fondato anche di fumi radioattivi residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa». «Con la scusa di estrarre da essi piccole quantità di materiali utili – sostiene il coordinatore Bustianu Cumpostu – di fatto si smaltiscono in Sardegna rifiuti speciali pericolosi prodotti da altri».

    fonte

    SARDEGNA,ALLARME RADIOATTIVITÀ IN PROVINCIA DI CAGLIARI

    giovedì 28 giugno 2012

    A Portovesme è allarme radioattività. La denuncia di Sni, aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas

    “Non solo i rifiuti speciali vengono fatti passare per materie prime ma dobbiamo vivere sotto una spada di Damocle radioattiva e consumare il nostro territorio disseminandolo di discariche speciali”. E’ quanto afferma Sni con un comunicato stampa seguito alla diffusione della notizia sulle sacche contaminate dal Cesio 137 e trasportate in un cargo arrivato dalla Grecia carico di fumi di acciaieria. Intanto a Portovesme è allarme radiottività. “Si tratta di un ulteriore episodio molto grave,” – commentano in una nota stampa unitaria a Manca pro s’Indipendentzia, i Carlofortini Preoccupati e l’ Associazione Adiquas – “ricordiamo, infatti, che per l’utilizzo dei fumi di acciaieria, nel ciclo produttivo della Portovesme S.r.l., era stata disposta, per poterli accogliere, una specifica deroga alla legge regionale, a patto di un rispetto rigoroso della normativa sui rifiuti speciali”. Tuttavia, “tramite la Portovesme srl – spiega la nota di Sni – continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose, con sospetto fondato anche di radioattività, costituite dai residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa”. Il pretesto? Estrarre da questi rifiuti piccole quantità di materiali utili. Un vero e proprio business dello smaltimento dei scorie tossiche, che lascia nel suolo sardo residui altamente nocivi alla salute e al territorio. aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas denunciano con forza l’inadeguatezza del regime dei controlli rispetto all’ingresso di tutti i rifiuti in Sardegna chiedendo “che nei porti siano presenti e funzionanti le migliori attrezzature ad alta tecnologia”: visto “il ripetersi dell’arrivo di materiali radioattivi chiediamo che vengano controllate le discariche che accolgono i rifiuti industriali, in particolare quella de S’Acqua e Sa Canna, quella di Genne Luas e della Carbosulcis e chiediamo anche che vengano controllati e analizzati il contenuto di tutti i camion che trasportano il materiale nelle discariche”. Per bloccare il disastro è necessario “fermare le discariche speciali” – rincara Bustianu Cumpostu coordinatore di Sardigna Natzione – il che “significa fermare il business politico-affaristico che sta consumando il nostro territorio. A cominciare da quella prospettata a Decimomannu, dobbiamo iniziare una lotta ferma e dura contro le discariche speciali […]. Le comunità locali devono rendere indisponibile il loro territorio allo smaltimento degli escrementi dei nuovi barones”.

    FONTE


    CALABRIA: UNA CENTRALE A CARBONE IN AREA ARCHEOLOGICA

    mercoledì 27 giugno 2012



    di Gianni Lannes
    Ecco cosa accade in un territorio a livello sismico medio-alto. E’ prevista la realizzazione di una centrale a carbone da 1.320 megawatt tra Saline joniche e Montebello Jonico da parte della società italo-svizzera Sei, costituita da due linee gemelle da 660 megawatt ciascuna e relative opere connesse (opere portuali, sistema di trasporto per il carbone, sottoprodotti di processo ed altri materiali solidi, presa acqua mare, scarico acque di raffreddamento, elettrodotto) presso l'area industrializzata ex-Liquichimica di Saline Joniche nel comune di Montebello Jonico (RC), per un costo di oltre un miliardo di euro cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro all'anno per i costi di esercizio, il tutto per un impiego di personale all'interno della centrale stimato essere pari a circa 140 unità lavorative.

    Tutt’ a post’ - Il 21 ottobre 2010, la commissione via (valutazione di impatto ambientale) del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha dato parere positivo al progetto SEI per questa nuova centrale a carbone a Saline Joniche (Reggio Calabria) che verrebbe a collocarsi in un territorio tra i più belli e pregiati della costa reggina calabrese, in linea di continuità con i tentativi falliti di industrializzazione del passato, compromettendo la vocazione turistica di quest'area grecanica dove vivono piccole comunità rurali di minoranza linguistica dei greci di Calabria, l'intera filiera del bergamotto e le altre attività produttive dell'area, con conseguente perdita di posti di lavoro esistenti e delle fonti di reddito alternative. In particolare, il prelievo abnorme di acqua marina comporterà uno sconvolgimento dell'ecosistema marino con gravi ripercussioni sulla marineria locale e sulle attività collegate, sull'agricoltura e sullo sfruttamento a fini turistici delle attività già insediate o da insediare (si rinvia alle valutazioni effettuate nel prosieguo del parere)- Questo parere micidiale è stato espresso nonostante il Ministero per i beni e le attività culturali con nota dell'8 giugno 2010 (prot. DVA-2010-0015065 dell'11 giugno 2010, CTVA-2010-0001942 del 17 giugno 2010) avesse espresso parere contrario alla richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale presentata dal proponente e relativa al progetto della centrale e dell'elettrodotto che in questo modo ha recepito e concordato con i pareri contrari espressi dalla Soprintendenza per beni archeologici della Calabria (nota prot.7797 del 17 maggio 2010), dalla Soprintendenza per beni architettonici e paesaggistici per le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia (nota prot. 649 del 16 aprile 2010) e dalla direzione generale per le antichità (nota prot. 4685 del 21 maggio 2010). Ed inoltre: l'argomentazione che si legge nel parere positivo di VIA per cui «sebbene non si ritenga probabile che la realizzazione della Centrale in progetto possa diventare un motore di sviluppo turistico, le possibilità di riconversione dell'area a tale vocazione sono oggi fortemente compromesse dallo stato di degrado del sito e non sono al momento noti progetti alternativi di recupero ambientale finalizzati allo sviluppo del turismo» è, a giudizio degli interroganti, inaccettabilmente appiattita sulle posizioni del proponente e su forme di industrializzazione che proprio in quest'area hanno lasciato profonde ferite che occorrerebbe curare invece di aggravare.

    Addio archeologia - E’ ingiustificabile il passaggio in cui la posizione espressa da Mibac, per il quale la parte dell'area della centrale ricade in area sottoposta a vincolo archeologico diretto, poiché interessata da emergenze di età romana, e anche l'area limitrofa a quella vincolata (lato ovest) potrebbe essere interessata dalla presenza di livelli antropici antichi, viene letteralmente cestinata con l'argomentazione addotta dal proponente che afferma invece che il vincolo non sussiste in quanto non è stato validamente apposto (è stato disposto con atto della Soprintendenza invece che del Ministero, come richiesto dalla legge n. 1089 del 1939 e dalla attuale normativa) e che in ogni caso da apposito studio di rischio archeologico dallo stesso prodotto, che ha previsto anche l'esecuzione di indagini tramite Georadar, è stata esclusa la presenza di emergenze archeologiche all'interno dell'area di ubicazione della centrale. Senza contare poi che in relazione alla maggiore emissione di CO2 connessa alla combustione del carbone, nonostante si dica che le due linee da 660 megawatt e sono state progettate con modalità «CO2 capture ready», per ammissione dello stesso proponente si afferma che: «l'implementazione dei sistemi di cattura della CO2 dipenderà dal quadro più generale di sostegno nella fase dimostrativa di una tecnologia sperimentata dal punto di vista tecnologico, ma non ancora commercialmente matura» e che per questo motivo allo stato attuale non è stato approntato uno stadio di dettaglio sull'implementazione del sistema di cattura e stoccaggio della CO2 relativamente all'impianto; nonostante poi si affermi che «allo stato attuale della progettazione inoltre non sono disponibili dati specifici relativi ai quantitativi di ammoniaca, ossigeno, acetilene, benzine ed eventuali altri gas o liquidi infiammabili ordinariamente presenti all'interno del sito di progetto» con quello che agli interroganti appare un volo pindarico si arriva ad affermare che «Secondo le valutazioni preliminari, si tratterà comunque degli stessi quantitativi normalmente presenti in impianti assimilabili a quello oggetto dello studio, e dunque tali da non rientrare nel campo di applicazione della direttiva Seveso, ma soggetti alla normativa in materia di Sicurezza e Prevenzione Incendi».

    Monti amen - Il 12 novembre 2011, è stato trasmesso uno schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri alla Presidenza del Consiglio dei ministri e con nota acquisita in data 7 marzo 2012 (prot. DVA-2012-0005809) la Presidenza del Consiglio dei ministri ha invitato a dare seguito al procedimento secondo le ordinarie procedure. Ergo: nel silenzio e nella disattenzione generale il maggiordomo di Goldman Sachs ha decretato la fine di una regione già martoriata dalle ecomafie di Stato. Condoglianze anticipate.

    fonte

    SICILIA: BAMBINI CHE MUOIONO DI RADIAZIONI NUCLEARI USA

    di Gianni Lannes
    «Non si sa che effetto avrà sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini la radioattività delle scorie nucleari nascoste dagli americani nel suolo» si legge in un passaggio del libro scritto dal professor J.W. Gofman, Radiation and Human Health (Sierra Club Books, San Francisco). Dove sono stati occultati i rifiuti della vicina base militare Usa di Sigonella, durante gli anni in cui venne scritto quel saggio? Forse, in qualcuna delle 27 cave dismesse – etichettate “apri e chiudi” – del comprensorio locale. Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia hanno rilevato che la base di Sigonella compare tra gli enti che per anni hanno scaricato rifiuti nella discarica abusiva di Salvatore Proto, un prestanome del clan Santapaola-Ercolano. C’è poco da stare allegri. Le ricerche scientifiche concordano nel ritenere l’esposizione a grandi quantità di radiazioni come il maggiore fattore di rischio per il tumore del sangue. «La leucemia è associata al plutonio, responsabile della perdita dell’immunità biologica che colpisce un numero crescente di persone» argomenta l’illustre scienziato Gofman. Il 21 gennaio 1968 un bombardiere B-52 americano che trasportava 4 bombe H cadeva nel nord della Groenlandia, disintegrandosi e spargendo rottami radioattivi su un’area vastissima di terra e di mare. Nel giro di qualche anno le persone che erano venute inavvertitamente a contatto con i rottami si ammalarono di leucemia. Ed in quel luogo proprio la leucemia divenne una delle più frequenti cause di morte. In Sicilia a seguito di alcuni incidenti segreti di velivoli Usa, i bambini della Sicilia orientale muoiono di leucemia più di ogni altra parte d’Italia. La magistratura sembra paralizzata. Come mai il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il Primo Ministro Mario Monti, non chiamano il Presidente Obama a rendere conto di questo crimine? Recentemente hanno incontrato a Roma il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ma non hanno profferito parola sull’argomento. La morte e la malattia indotta in tanti bambini italiani da causa belliche, forse non sono una buona ragione per intervenire subito?

    Segreti militari - Se si scava emergono delle singolari analogie con due incidenti aerei – di carattere bellico – che hanno funestato la Sicilia orientale a metà degli anni ‘80. Il 12 luglio 1984, alle ore 14,45 proprio a Lentini, un quadrigetto Lockeed C141B “Starlifter” dell’Us Air Force, con un carico di 44 tonnellate si schiantò ed esplose in contrada Sabuci-San Demetrio, dopo essersi levato in volo da Sigonella, diretto in Germania. Nell’impatto morirono sul colpo 9 militari nord-americani. «I marines giunsero sul luogo del disastro pochi minuti dopo ed ostacolarono militarmente l’intervento dei mezzi di soccorso locali e l’accesso addirittura delle forze dell’ordine italiane; l’indagine fu sottratta alla magistratura italiana» rivela il sostituto commissario della Polizia di Stato, Enzo Laezza che l’11 agosto 1987 ha perso la figlia Manuela, colpita dalla leucemia mieloide acuta. Le autorità americane mantennero il massimo riserbo sul carico trasportato dal velivolo. La zona dove precipitò l’aereo Usa venne transennata e, per una quarantina di giorni, la statale 194 che collega Catania a Ragusa, fu interdetta al traffico veicolare. Un altro incidente aereo, del quale però si hanno solo scarne notizie, si verificò nel giugno del 1985. Nell’occasione un velivolo dell’aviazione USA, in volo verso la base di Sigonella, perse quota negli agrumeti di Lentini. L’aereo si disintegrò nell’impatto con il suolo. L’area rimase impenetrabile ai comuni mortali siciliani per diversi mesi, fino a quando tutti i frammenti del velivolo furono raccolti dai marines. Cosa trasportavano i due aerei in missione per il Pentagono sui cieli di Lentini? Oltre ai velivoli e agli uomini che persero la vita nei due incidenti, cosa contaminò il suolo siciliano? A bordo vi erano materiali nucleari o soltanto uranio sporco usato come contrappeso dei velivoli? Nel 1962, un rapporto del Dipartimento Difesa USA (“The Effects of Nuclear Weapons”) avvertiva:
    «Le armi nucleari sono concepite con gran attenzione per esplodere solamente quando sono intenzionalmente innescate e fatte brillare. Nonostante ciò c’è sempre una possibilità, a seguito di circostanze accidentali, che inavvertitamente possa avvenire un’esplosione. Nonostante tutte le ragionevoli precauzioni che possano essere state prese per prevenire incidenti, ciò può comunque avvenire nelle aree di assemblaggio delle bombe, di loro immagazzinamento, carico e trasporto sul suolo o su un aereo o missile». Conseguenze letali a prova di scienza. A Lentini, Carlentini e Francofonte i bambini muoiono di leucemia più che in ogni altra parte d’Italia. «In provincia di Siracusa negli ultimi anni si è osservato un aumento della mortalità per leucemie. Estendendo l’osservazione ad 8 anni i tassi provinciali si attestano intorno a quelli regionali e nazionali, ad eccezione del distretto di Lentini dove si osservano tassi di gran lunga maggiori». L’Atlante della “mortalità per tumori” (volume 2) realizzato da alcuni epidemiologi – coordinati da Anselmo Madeddu – con il contributo dell’università di Catania – pubblicato dall’azienda sanitaria locale, parla chiaro. «Questo dato nell’ultimo periodo di osservazione non solo si è consolidato, ma è cresciuto e sembra ineluttabilmente destinato a moltiplicarsi. La mortalità e l’incidenza dei tumori del sangue in particolare leucemie e linfomi nella zona nord della provincia siracusana, caso totalmente diverso dalla situazione di Augusta, Priolo e Gela, sta divenendo sempre più preoccupante. Sarebbe utile verificare se esistono fattori di rischio legati a determinati rifiuti tossici che hanno inquinato terreni e falde freatiche non distanti dall’insediamento militare di Sigonella» denuncia il dottor Pino Bruno, un medico della Cgil. Nell’area vivono 60 mila persone su un totale di 403 mila dell’intero territorio provinciale. Il 30 gennaio 2006, l’associazione “Manuela e Michele”, che dal 1991 si batte per far luce sul gran numero di bimbi e ragazzini deceduti a causa di questa particolare forma di cancro, ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Siracusa, sollecitando un’indagine sulla «tangibile possibilità che i numerosi casi di leucemia possano essere causati dalla commistione di reati contro l’ambiente». Secondo l’avvocato Santi Terranova «tocca alla magistratura indagare e capire perché in questa zona della Sicilia i bambini muoiono in percentuale maggiore rispetto ad altre aree del Bel Paese». Il luogo dell’incidente è stato chiuso per più di 4 mesi. Il governo USA risarcì i proprietari dei terreni per 20 anni». E nient’altro. L’incandescente fascicolo giudiziario aperto più di un lustro fa, giace nelle mani del sostituto procuratore Maurizio Musco. Il pubblico ministero, però, non si sbottona di un millimetro. Il documentato Rapporto dell’Azienda sanitaria siracusana ipotizza una causa di inquinamento scatenata dalla presenza sul territorio di «discariche illegali di scorie radioattive. Infatti le radiazioni ionizzanti sono associate ad un aumento di rischio per leucemie e possono avere due origini: origini nucleari, per disintegrazione di radionuclidi naturali come il radon o per disintegrazione di radionuclidi artificiali come nel caso delle centrali nucleari o delle bombe». Il volume ha ricevuto anche la prefazione del professor Donald Maxwel Parkin, membro dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc): «Si spera che gli autori di questa eccellente monografia avranno l’energia, il tempo e la pazienza per preparare una terza monografia, quando saranno disponibili i risultati scientifici». Il terzo volume dell’Atlante, la cui presentazione era prevista per ottobre 2006, ha subito un brusco stop dalla Regione sotto il regno del governatore Totò Cuffaro (condannato a sette anni di reclusione in via definitiva per favoreggiamento della mafia, tuttavia osannato pubblicamente dai parlamentari Casini e Cera). A Lentini e dintorni, numerosi cittadini, soprattutto i genitori che hanno perso i figli continuano a chiedersi con insistenza inascoltata, se esista un qualche nesso di causalità tra l’elevato tasso di mortalità infantile per leucemie e i due incidenti aerei. Non si può far finta di nulla o girarsi dall’altra parte, anche se le radiazioni letali sono invisibili all’occhio umano. E’ un crimine latente che sfiora i governi ma annienta i bambini.
    Inquinamento atomico - Il premio Nobel Carlo Rubbia, fisico di professione, non ha dubbi e così argomenta (Il dilemma nucleare, Sperling & Kupfer, 1987): «I bambini e gli organismi giovani, i neonati e gli embrioni, sono in genere i soggetti più esposti, perché le loro cellule si riproducono a una velocità amplificata dalle necessità fisiologiche che le rende più sensibili ai cambiamenti di codice genetico. Una radiazione che colpisce una donna incinta può tradursi in alterazioni che si manifestano alla nascita del bambino e che si trasmettono alle generazioni successive. Sono estremamente vulnerabili anche gli organi riproduttivi, sia maschili che femminili, in cui sono contenute le cellule a partire dalle quali si costruirà il codice genetico della prole. La radiazione è un proiettile, una particella di dimensioni infinitesima che viaggia a velocità confrontabile a quella della luce e ci attraversa, passando facilmente tra gli interstizi degli atomi e le molecole. Attraversano i vuoti di cui siamo fatti, questo proiettile può colpire accidentalmente, rompere, spesso distruggere degli elementi della struttura cellulare. Il danno può essere disastroso quando viene toccato il DNA, la famosa spirale a doppia elica che contiene le informazioni genetiche e riproduttive di ciascuna cellula. Le funzioni di tutti i miliardi di cellule che costituiscono un essere vivente sono regolate dal DNA. Durante il loro processo di riproduzione l’informazione viene “copiata” e trasmessa alla progenie, e quindi persiste oltre la vita della cellula iniziale. Che cosa succede quando una particella ionizzante attraversa la spirale? E’ possibile che urti contro uno dei pioli, rompa un paio di scalini, metta degli uno al posto degli zero, cambi i messaggi. Molte volte questi cambiamenti, detti mutazioni, danno origine a situazioni ingarbugliaste, impossibili, irragionevoli, tali che il progetto non sia più realizzabile, il disegno non abbia più senso, la cellula muoia. Può però talvolta accadere che la mutazione porti la cellula in uno stato diverso che, pur permettendole di vivere, la spinga a riprodursi in maniera sregolata. Colpita dalla martellata della radiazione, la cellula impazzisce. Il cancro è in larga misura l’effetto dello stravolgimento delle regole precise che presiedono al codice genetico. Quando questa bellissima matematica fallisce, la cellula impazzita continua a vivere e a moltiplicarsi nei tessuti senza più controllo, innescando il processo di metastasi. Tumori e alterazioni genetiche possono essere provocati anche da dosi irrisorie di radiazioni, al limite da una singola particella ionizzante che colpisca, al posto giusto, un elemento del DNA, un gene. Anche dosi di radiazioni considerate benevole o inoffensive producono un gran numero di tali proiettili. Un solo nanocurie corrisponde a 30 disintegrazioni per secondo, e cioè a un miliardo di disintegrazioni all’anno. E questo ritmo, nel caso delle sostanze più longeve, può protrarsi per anni e anni all’interno del nostro corpo. Ripeto: non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, alcuna certezza sulla soglia di rischio per queste mutazioni. Non conosciamo l’’esistenza di un meccanismo di recupero che permetta al nostro organismo di “digerire” piccole, continue dosi indotta di radiazioni anche al di sotto di un certo livello. D’altronde la natura puramente probabilistica del fenomeno sembra indicare che una stessa quantità di radiazioni somministrate in dosi piccolissime a un grandissimo numero di individui produrrà lo stesso numero di morti che la stessa quantità distribuita in dosi molto più concentrate a poche vittime. E’ quindi in duplice senso che gli effetti della radioattività dall’uomo ci minacciano in una maniera subdola e ritardata, che supera la memoria umana. In primo luogo per la lunga fase di attesa al livello nucleare che permette a un nucleo radioattivo di continuare a vivere, di restare addormentato per tempi lunghissimi, mesi, anni, secoli e oltre, per poi esplodere in minuscoli ma micidiali proiettili capaci di penetrare profondamente nella materia. In secondo luogo, perché i danni di natura genetica di questi proiettili, che sono considerevoli, rimangono iscritti come modificazioni disastrose e permanenti del codice ereditario e trasmessi nel processo riproduttivo delle cellule di tutti gli elementi della vita sulla terra, dai vegetali agli animali, agli umani».
    Ecomafie Usa - La base militare di Sigonella smaltisce i propri rifiuti – prodotti in enorme quantità – nell’ampio complesso militare in territorio di Lentini, in contrada Armicci. Sempre in loco vengono smaltiti i rifiuti speciali ospedalieri prodotti nel grande ospedale della vicina base americana che si occupa della salute degli 8 mila soldati di stanza a Sigonella e di tutti quegli altri assegnati alle diverse altre basi della marina militare Usa dislocate nel Mediterraneo. Chi li controlla? Nessuno. Per lo “Zio Sam” non valgono le leggi italiane ed i Governi tricolore non hanno mai fatto rispettare la sua sovranità. All’addetto stampa della base Usa, giriamo i quesiti, ma otteniamo un seccato «No comment». Comunque, è alla Giano Ambiente, una società a responsabilità limitata, che la marina US Navy ha affidato lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri speciali. Fondata nel 1983, la Giano Ambiente fa parte del Gruppo Giano S.p.A. con sede a Messina e ufficio di rappresentanza a Milano. L’azienda opera nel settore della bonifica, trasporto, smaltimento e trattamento dei rifiuti d’ogni genere prodotti in Italia, Germania, Francia ed Austria; la società vanta ufficialmente un fatturato annuo di 4 milioni di euro. Essa è anche una delle aziende di fiducia della marina militare italiana: la Direzione Commissariato in Sicilia affida alla Giano la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti delle basi navali di Augusta, Messina e Catania; l’impresa esegue inoltre, lo smaltimento dei rifiuti industriali e tossici prodotti negli impianti di Priolo e Gela di proprietà delle principali aziende petrolchimiche. Amministratore e principale azionista della Giano è il managerGaetano Mobilia, rinviato a giudizio nell’aprile 2004 con l’accusa di turbativa d’asta, falso e abuso d’ufficio. Già nel febbraio 2002 il Tribunale aveva interdetto il Mobilia per 2 mesi dall’esercizio dell’attività d’impresa. Il nome di Gaetano Mobilia è poi comparso nel Rapporto Ecomafia 1998 di Legambiente: il manager messinese è legato alla Odm del faccendiere Giorgio Comerio, più volte sotto inchiesta per traffici di rifiuti radioattivi e tossico-nocivi, ovvero affondamenti di navi e siluri nel Mediterraneo e in alcuni Oceani, nonché occultamenti in Africa (alla voce Somalia ma non solo). Mobilia ha fatto anche parte del consiglio d’amministrazione della Servizi Ambientali di Filippo Duvia, società coinvolta nello scandalo dei rifiuti occultati nella discarica di Pitelli a La Spezia. Gaetano Mobilia, già direttore dei cantieri navali Rodriguez Spa: un’azienda leader nella produzione di navi ed aliscafi per uso civile e militare, acquisita più recentemente da una “new company”, costituita dalla IMMGI (holding immobiliare di Roberto Colannino), da Banca Intesa e dalla GE Capital, società del colosso multinazionale General Electric (costruttore di centrali nucleari), storico contractor delle forze armate Usa. Un dato generale notevolmente sottostimato risalente al 2003, riferito dalla rivista The Ecologist: il Dipartimento della Difesa Usa produce mediamente ««750 mila tonnellate di rifiuti nocivi, cinque volte quelli prodotti dalle cinque maggiori multinazionali chimiche», senza contare quelli nucleari.
    Etna nucleare - Sigonella, anzi “Saygonella, come dicono gli yankees, è stata posta a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America sulla base di un Memorandum firmato l’8 aprile 1957 e mai ratificato dal Parlamento italiano. Il 18 dicembre 2003, è stato predisposto segretamente un nuovo “Accordo Tecnico” tra Italia e Stati Uniti per regolare l’utilizzo delle installazioni militari della base militare. “Nassig” ricopre un ruolo fondamentale nello stoccaggio e nella manutenzione di testate e munizioni per le unità della VI flotta e i reparti dell’aviazione Usa e Nato. L’infrastruttura è classificata dal Pentagono quale “Special Ammunition Depot” (deposito di munizioni speciali), in quanto è a Sigonella che viene effettuato lo stoccaggio delle bombe nucleari del tipo B 57 – stimate in 100 unità – utilizzate per la guerra antisommergibile. Una ventina circa di queste testate nucleari sono destinate ai velivoli Atlantic in forza al 41° Stormo dell’Aeronautica italiana. Il numero degliordigni atomici occultati nella base siciliana cresce in particolari periodi di esercitazioni o di crisi internazionale, quando l’insediamento aeronavale funziona da centro di manutenzione per le armi nucleari destinate alle unità navali della VI flotta e ai velivoli imbarcati. «Periodicamente vengono dislocate a Sigonella anche le testate nucleari del tipo B 43, B 61 e B 83 con potenza distruttiva variabile da 1 kiloton a 1,45 megaton» rivela un alto ufficiale dell’U.S. Navy, di origine italo-americana. A 39 chilometri si erge il vulcano Etna con le sue eruzioni e a 16 la città di Catania. La base sorge nei territori di Lentini (Siracusa) e Motta Sant’Anastasia (Catania) e si compone di due sezioni: Nas 1 e Nas 2 (Naval Air Station 1 e 2). Il primo settore ospita gli uffici amministrativi e di sicurezza, gli alloggi per gli ufficiali, servizi e strutture per il personale, un centro commerciale. Nas 2 sorge invece a 15 km di distanza e comprende le due zone militari operative degli Usa e della Nato, un Air Terminal, altri centri residenziali, due piste d’atterraggio di 2.500 metri, due aree di parcheggio in grado di garantire la prontezza operativa ad un’ottantina tra aerei da trasporto, cacciabombardieri, pattugliatori ed elicotteri da combattimento, depositi munizioni, e sistemi radar e di intercettamento. A circa 3 chilometri da Nas 2, nel territorio di Belpasso, è presente una terza area militare in cui sono stati realizzati un centro trasmissioni ed una decina di depositi sotterranei colmi di munizioni e sistemi d’arma. Infine, nell’adiacente porto di Augusta, sovente attraccano e stazionano sommergibili a propulsione ed armamento nucleare, sotto controllo diretto del Pentagono. Oltre ad unità della US NAVY, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F 14 e 16, gruppi di F-16 ed F-111 equipaggiati con bombe nucleari B-61. Operazioni speciali. Gli USA hanno riposizionato le proprie pedine sulla cartina del vecchio continente. Con l’obiettivo di rendere più efficiente la loro attività, gli Stati Uniti hanno stabilito una nuova centrale operativa che avrà tra i suoi principali scopi la lotta al terrorismo globale. Singolare coincidenza: questa strategia interessa le principali installazioni della Nato in Italia. Il Bel Paese, infatti, grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo è particolarmente adatto a controllare il Medio Oriente e l’Africa Subsahariana. Il nuovo orientamento era scaturito dalla relazione che il comandante delle forze Usa e alleate in Europa, James L. Jones aveva presentato a marzo del 2006 al Congresso e al Senato americano. L’alto ufficiale chiedeva ingenti finanziamenti per rafforzare la presenza a stelle e strisce. Il generale Jones aveva precisato che la sede ideale per tale unità era Sigonella, in Sicilia. Queste dichiarazioni avevano suscitato l’approvazione dell’allora ministro della DifesaAntonio Martino (aspirante piduista). La base siciliana è diventata a tutti gli effetti, il centro strategico di attività di intelligence, di sorveglianza e di sostegno agli interventi nella realtà mediorientale. Dall’inizio degli anni ’90 Sigonella è diventata il fulcro di tutte le operazioni militari, dalla guerra nel golfo Persico del ’91, ai Balcani, all’invasione dell’Iraq, ai bombardamenti in Libia e alla programmata aggressione in Siria ed Iran. In altri termini, è un cantiere permanente dove le imprese (spesso in odore di mafia) lavorano in condizioni di extraterritorialità. E’ una base di mercato nero per il carburante e per una quantità di altre merci che arrivano in condizioni di “duty free”. E’ una base che spreca acqua e divora energia. Dal 1984 la base ospita l’Helicopter Combat Squadron Four HC-4 Black Stallion, l’unico della Marina statunitense dotato di nove elicotteri pesanti MH-53E Sea Dragon per il trasporto di uomini, mezzi e munizioni. Lo squadrone assicura il sostegno alle operazioni militari Usa in Europa, Africa e Medio Oriente e garantisce il ponte aereo con le portaerei in navigazione nel Mediterraneo e nel Mar Rosso.
    Controllo droni - Sono sbarcati in gran segreto ben due anni fa. “God Morning” Global Hawk: il più sofisticato modello di jet senza pilota è atterrato nella base siciliana, ma il governo Berlusconi non ha preventivamente informato il Parlamento italiano. Lo stesso comando della Nato a Bruxelles rivela che «l’inclusione dei velivoli Uav darà maggiore flessibilità ai sistemi Ags». Ags dovrà trattare tutte le informazioni raccolte dai velivoli radar. A Sigonella gli Usa hanno installato il comando del sistema di sorveglianza della Nato. La corsa bellica del governo Berlusconi continua sempre più intensa, sempre più in silenziosa. Teatro, appunto delle nuove operazioni di guerra è ancora la base militare di Sigonella, dove in gran segreto l’Us Air Force ha posizionato il maggior centro operativo degli “Unmanned Aerial Vehicle” (Uav), aerei senza pilota. Ufficialmente, lo scopo è assicurare la sorveglianza su tutto il globo terrestre, ma l’obiettivo più ambizioso del Pentagono è di fare in modo, entro il 2011, che un terzo della sua flotta da combattimento sia costituito da velivoli teleguidati. L’operazione decolla nell’ottobre 2005, quando il sottosegretario alla difesa Usa Dyke Weatherington rilascia un’intervista al National Defense Magazine parlando di Uav: l’ultima frontiera della guerra ad altissima tecnologia. Tra loro i Global Hawk, prodotti dalla Northrop Grunmann, frequentemente adoperati in Iraq e Afghanistan. Quaranta di questi velivoli saranno dislocati nelle basi di Kaneohe nelle Hawaii, Jacksonville in Florida, Diego Garcia nell’Oceano Indiano, Kadena ad Okinawa e Sigonella in Italia. detto e fatto. Per il Dipartimento della difesa Usa è un anno cruciale per la localizzazione effettiva delle principali basi operative dei Global Hawk, al punto che nel bilancio annuale le voci relative al luogo e ai costi dell’operazione sono indicate come “classificate”, ossia segrete. L’aereo teleguidato è associato al nuovo pattugliatore P-8 Mma, destinato alle basi aeronavali Usa. E il dipartimento della Marina indica, tra i siti, a cui è destinato il P-8, anche Sigonella, sede fissa del 25° Squadrone antisommergibile e del Centro di supporto tattico, che coordina le operazioni di pattugliamento della marina militare Usa. I droni telecomandati, di cui è dotata ora anche l’Aeronautica Militare tricolore, controlleranno a distanza la popolazione civile italiana e potranno essere utilizzati per sedare rivolte sociali.

    FONTE : http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/06/sicilia-bambini-che-muoiono-di.html#more
    FONTE . http://ecoinchiesta.wordpress.com/2012/06/25/sicilia-bambini-che-muoiono-di-radiazioni-nucleari-usa/

    NOVARA:NO AI POZZI DI PETROLIO DAVANTI CASA.E SCOPPIA LA PROTESTA CONTRO L'ENI...

    martedì 26 giugno 2012

    Carpignano Sesia (Novara): tutto il paese e’ coperto da striscioni anti ENI

    La professoressa Maria Rita D’Orsogna pubblica nel suo sito questo scambio di mail. Lo pubblichiamo perchè può servire meglio a comprendere le ragioni dei petrolieri e l’esigenza della società civile.
    Buona lettura. ndr

    Mi scrive un tale Giorgio Danieli, che lavora per la Saipem, gia’ filiale dell’ENI.
    Ecco come i petrolieri se la rigirano fra loro, che sono dei santi.
    Ecco come so che sto facendo qualcosa di buono.
    L’email mi e’ stato mandata il 1 Giugno 2012.
    Gentile dott.ssa D’Orsogna,
    Le scrivo in merito ad un suo video nel quale associa alle attivita’ di perforazione petrolifera la possibilita’ di provocare terremoti fino a 6 o 7 gradi della scala Richter.
    Cita in particolare un documento redatto dalla Shlumberger. Mi domando se Lei ha avuto in possesso tale documento e se ne ha vagliato e condiviso le premesse, la metodologia di ricerca e approfondito le conclusioni prima di diffondere una notizia come questa che, inevitabilmente, viene ripresa da molte persone che, essendo meno informate, sono facilmente impressionabili anche grazie alla autorita’ che Le viene dalla Sua docenza.
    Caro Giorgio, intanto si scrive Schlumberger. Certo che l’ho letto e che sono in possesso di tale documento, e’ disponibile online, basta solo fare google e puo’ averlo anche lei e commentare direttamente a quelli dell’Accademia di Geofisica russa, chiedendo a loro di chiarire la loro “metodologia di ricerca”.
    Era un articolo di parte e dalla parte di voi petrolieri che lo avete commissionato, per cui credo che fosse veritiero – c’e’ lo stampo della Schlumberger, c’e’ lo stampo dell’Accademia Russa di Geofisica. C’e’ lo stampo del peer review.
    Cos’altro vogliamo?
    E poi il metodo era semplicissimo.
    Non trivelli? Non ci sono terremoti.
    Trivelli? Voila’. Ci sono terremoti.
    Ma non c’e’ solo Gazli in Russia, c’e’ Coalinga in California, ci sono i rapporti dell’NRC, basta solo mettersi li in buona volonta’ e non coi paraocchi dell’ENI.
    Ma io lo so che ai petrolieri da fastidio qualsiasi cosa che possa andare contro il vostro scopo ultimo: far soldi, non importa come, dove e sulla pelle di chi.
    Io non credo che la gente sia scema e come dice lei ”facilmente impressionabile”.
    Credo invece che la gente sia stanca di sentirsi dire che va tutto bene, che l’inquinamento non esiste, che la susbidenza e’ mero abbassamento del terreno, che i malati di Gela sono un prezzo da pagare per il progresso, che l’idrogeno solforato, i tumori, i pesci morti di Basilicata sono cose normali.
    Siete voi petrolieri che volete che la gente sia “facilmente impressionabile” cosi’, con lo specchietto del lavoro e dei soldi, potete andare e far razzie sul territorio.
    Funzionava negli anni ’60. Adesso non funziona piu’.
    —————-
    Io ho una conoscenza diretta delle attivita’ di cui Lei parla, con una , mi perdoni la franchezza, grande leggerezza.
    Di fatto nel suo video Lei comunica con grande enfasi alcune informazioni corrette con altre (la stragrande maggioranza) che hanno pochissima, se non nulla, attinenza con la realta’:
    1. E’ vero che per perforare di usano i cosiddetti fanghi di perforazione. Non e’ affatto vero che il mix e’ top secret in quanto non e’ molto dissimile dal normalissimo cemento di costruzione ma con additivi che lo rendano piu’ fluido. Sono normalmente reperibili in commercio e non vi e’ alcun segreto in merito.
    Chissa’ perche’ negli USA ci sono cause su cause su questa cosa. Sono noti gli ingredienti di base – ma non le formule chimiche di base. Cemento di costruzione? Additivi che lo rendono piu’ fluido? E’ con questo che buchiamo la roccia? Ma va la.
    Lei ha mai sentito parlare di componenti tossiche, radioattive, carcinogeniche?
    Lo dice il Wall Street Journal, lo dice il New York Times, lo dice lo stato della Calfiornia, lo dice il governo norvegese, lo dice l’Ente per la protezione all’ambiente del governo americano. Anche qui, ci perda un po di tempo, prima di credere a tutto quello che le dice la sua casa madre.
    2. E’ vero che possono occorrere degli incidenti. Il piu’ famoso e’ quello di Macondo in Golfo del Messico di un paio d’anni fa. Ma non e’ l’unica attivita’ in cui esistono dei rischi associati. Certo sono molto di impatto sulla popolazione civile ed e’ per questo che le Compagnie petrolifere si sono date le regole sulla sicurezza piu’ restrittive di qualsiasi altra industria al mondo, almeno dagli anni ’90 in poi. Sono sicuro, per esempio, che nella costruzione delle Universita’ che Lei ha visitato sono morte molte piu’ persone di quelle che siano morte durante le attivita’ di perforazione petrolifera. E che hanno intossicato molte piu’ persone con amianto e sostanze chimiche nei laboratori universitari di quante non ne siano rimaste intossicate di conseguenza alle attivita’ petrolifere. Ciononostante sono fiero di lavorare in una industria che si e’ data la regolamentazione piu’ stringente al mondo in termini di sicurezza sul lavoro e di protezione ambientale.

    Regole o non regole, gli incidenti ci sono sempre. Alla fine il discorso e’ uno solo: non ci sono regole a prova di bomba.
    Intanto, sono i petrolieri stessi a violare i loro codici interni – non c’e’ ditta petrolifera esente da condanne, cause, litigazioni in tribunale per inquinamento e violazione di norme – ENI inclusa.
    L’amianto, il benzene etc etc, certo che sono cose tossiche. Ma il fatto che abbiamo usato queste sostanze in passato non vuole dire che dobbiamo continuare cosi e che dobbiamo giocare a chi fa piu’ disastri.
    Il suo metodo di pensiero e’: siccome altri hanno usato l’amianto, anche io posso contribuire a usare roba tossica, radioattiva e a inquinare – alla grande – il pianeta, a portare al surriscaldamento globale e ad aumentare rischi di ogni genere.
    Non funziona cosi.
    A me hanno insegnato a prendere ad esempio chi e’ meglio di me e a puntare all’eccellenza, e non al ribasso, nascondendosi dietro a sottilissime foglie di fico.
    Buon per lei che e’ fiero di lavorare nell’industria petrolchimica.
    Io mi andrei a sotterrare dalla vergogna.
    ————————
    3. Iperboli tipo “il 50% della superficie dell’Abruzzo” usato come area a disposizione delle trivellazioni…. beh queste affermazioni non depongono molto a favore della scientificita’ delle Sue affermazioni. Non so proprio come la gente possa credere a queste “notizie”. Inoltre mi piacerebbe capire quali siano le serie alternative alla produzione energetica che intravede Lei da “Fisica” quale si proclama. Produzione energetica che, Le ricordo, e’ necessaria per permetterle di insegnare all’universita’ e di muoversi tra tutte le varie universita’ per tenere i Suoi corsi e Seminari. Come si immagina in un mondo in cui si va a cavallo e si usano le candele per l’illuminazione?
    Guardi questo lo dite voi. Vada sui siti degli investitori. Tutti sono li a sparare che hanno 800,000 acri di terreno, 3500 chilometri quadrati di concessioni etc etc. Lo dicono i petrolieri, non io.
    E comunque e’ vero: il 50% dell’Abruzzo e’ coperto da concessioni minerarie. Vada sul sito dell’UNMIG e vedra’. Lo dite voi.
    E poi, la paranoia del mondo che torna alle candele e al mulo senza petrolio, l’ho gia’ sentita.
    Io non ho scelto di nascere in una fossil fuel economy.
    Ma voglio fare tutto quel che posso per uscirne al piu’ presto e per evitare che anche dei posti sacri – La Majella, i campi del Montepulciano, il Parco del Curone, le isole Tremiti, Pantelleria, il delta del Po, Venezia – vengano trivellati.
    Si rende conto di cosa si vuol bucare? E’ semplicemente folle.
    Il mondo e’ sempre andato avanti, e mai indietro. L’uomo riuscira’ a sopravvivere anche senza petrolio, vedra’. Siamo una specie intelligente e la nostra civilta’ non morira’ perche’ non c’e piu’ monnezza petrolifera da spremere. Semplicemente in questo momento e’ piu’ facile continuare con lo status quo, del trivellare, trivellare, trivellare.
    Dove vive lei, a San Donato Milanese? Beh, che ne dice apriamo un centro oli sotto la sua finestra?
    Perche’ questo e’ quello che un giorno i suoi amici dell’ENI hanno fatto a Viggiano. Gente che non ha fatto niente di male, che un giorno si e’ svegliata e ha iniziato ad annusare H2S. Che bello, eh?
    L’ENI non ha neanche potuto dire: eccovi qui 100,000 euro, andate altrove che qui puzza e vi ammalate.
    No, la gente deve vivere con rumori e puzza e loro devono contare fino all’ultimo centesimo di profitti. Una cosa vergognosa.
    ————————
    La inviterei ad informarsi un pochino piu’ approfonditamente su tali tematiche e a considerare che con la Sua autorevolezza rischia di influenzare molte persone, anche quando tratta di argomenti di cui Lei non ha mai ne’ avuto una pubblicazione ne’ alcun trascorso, come si evince dall’esame del suo curriculum.
    E da questo Le ne deriva una grande responsabilita’ in cio’ che dice pubblicamente.

    Io sono solo un blogger. Chi non mi vuole leggere/credere/sentire puo’ ignorarmi, o se vuole confutare le mie argomentazioni. Finora non e’ successo mai – dati alla mano perche’ sono uber informata.
    E poi, non ha importanza che io non abbia mai pubblicato niente in geologia, sono un fisico! Ma so leggere, e so leggere bene gli articoli di scienza, so leggere i comunicati agli investitori, so scovare i testi inviati alla SEC americana, so leggere i rapporti governativi, e li so leggere in modo critico.
    Conosco una miriade di attivisti in tutto il mondo e so comunicare con loro.
    So parlare con medici, geologi, chimici e ingegneri, e tutti – tutti – quelli con cui ho avuto a che fare e che non sono a soldo dei petrolieri concordano con me, che il tempo del petrolio e’ finito e che un giorno ne pagheremo care le conseguenze del continuare a bucare l’imbucabile.
    Non ho mai attivamente fatto niente per cercare tutta questa “notorieta’”. Semplicemente ho parlato chiaro, e spiegato le cose come stavano.
    Nessuno aveva fatto mai tutto cio’ rendendo i temi accessibili al cittadino medio, quello che secondo voi e’ “facilmente impressionabile” e lo so che ora questo vi da fastidio.
    Non e’ colpa mia se la gente crede a me e non a voi.
    Voi siete dei petrolieri che con questo bucare l’Italia ci portate a casa soldi – voi ed i vostri investitori. Io no.
    Non ho portato via una lira da questa storia, e sono qui solo per amore di patria.
    Credo allora che la responsabilita’ pubblica di quello che fate sia nei vostri fatti, nelle vostre menzogne, nei vostri fumi tossici, e non certo nelle mie parole libere di libera persona di scienza.
    Cordiali Saluti


    FONTE

     
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