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    Il fracking può inquinare le falde di acqua potabile?

    giovedì 19 luglio 2012

    La brutta pratica del fracking per cercare petrolio di bassa qualità sta inquinando con il sale le falde acquifere potabili della Pennsylvania, E dalla fratture potrebbe uscire anche il metano


    Il fracking è la pratica di iniettare nel sottosuolo fluidi ad alta pressione per fratturare le rocce in modo da estrarre il poco petrolio di bassa qualità (shale oil) che vi è racchiuso.

    Questa pratica è da tempo accusata di causare terremoti di piccola-media intensità; ora si sospetta fortemente che possa anche inquinare con il sale e con il metano le più superficiali falde di acqua potabile.

    Uno studio dell’Università di Durham ha riscontrato la presenza di sale in 40 falde acquifere della Pennsylvania su 158. Il sale può solo provenire dagli acquiferi di salamoia che si trovano alla stessa profondità delle operazioni di fracking; attraverso le fenditure apertesi nella roccia, l’acqua fortemente salata e in pressione può risalire per centinaia di metri fino a contaminare le falde potabili.

    Secondo Vengosh, uno dei ricercatori, il gas potrebbe seguire al stessa strada.

    Altri scienziati pensano che il processo di migrazione del gas sia troppo lento per creare problemi, ma Vengosh non è d’accordo: se il sale non si muovesse abbastanza in fretta, verrebbe dilavato dalle abbondanti piogge del new England penetrate in falda e non se ne risocntrerebbe la presenza.

    Ma c’è di peggio: in Pennsylvania sono stati scavati oltre 180000 pozzi di esplorazione e incredibilmente nessuno ha tenuto una mappa. Se alcuni di questi fori non fossero propriamente sigillati, il metano sotto pressione potrebbe uscire direttamente da essi.

    Gli abitanti di Dimock hanno fatto causa alla Cabot Oil per avere contaminato i loro pozzi. L’EPA dice che i livelli di metano sono nella norma, ma gli abitanti non ci stanno: se dicono che l’acqua è sicura, vorrei vederli venire qui e berla a detto uno di loro. Preoccupazioni analoghe si diffondono anche in Canada.

    Il fracking appare sempre di più come una pratica negativa da tutti i punti di vista: per spremere poche gocce di petrolio dalle rocce del sottosuolo, si espongono le comunità locali a rischi assolutamente inutili. E se questo avviene nella tutelatissima Pennsylvania, cosa accadrà in America Latina o Africa?

    http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2012/07/il-fracking-puo-inquinare-le-falde-di-acqua-potabile.html


    "I soldi dei partiti ai terremotati? Uffi, dovrò licenziare i dipendenti Pdl!".


    Ecco l'Onorevole Maurizio Bianconi, tesoriere Pdl, intervistato da 24 Mattino sulla decisione di dimezzare le risorse pubbliche ai partiti (sconfinate) per girare quei soldi ai terremotati emiliani:
    Fra due mesi noi del Pdl siamo senza soldi! Non è cosa di buon senso, c'hanno tolto i soldi nell'anno in corso! ... I soldi andranno ai terremotati? E vabbé, diamo i soldi ai terremotati, ed io contemporaneamente devo mandare a casa entro la fine dell’anno la metà di quelli che ho assunto in tutta Italia ... Quindi darò a 110 famiglie la buona notizia che per dare i soldi ai terremotati, loro non porteranno più i soldi a casa.

    fonte: nonleggerlo

    GIAPPONE, FU IL CYBER VIRUS STUXNET A CAUSARE IL DISASTRO NUCLEARE DI FUKUSHIMA.

    sabato 14 luglio 2012



    La scienziata indipendente Leuren Moret il 23 Maggio 2004 sul Japan Times predisse: “Non è una questione se in Giappone avverrà o meno un disastro nucleare; il problema è quando accadrà. Come l’ex Unione Sovietica dopo Chernobyl, il Giappone diventerà un paese che avrà malattie derivanti dalle radiazioni, che distruggeranno le generazioni future, e una diffusa contaminazione delle aree agricole assicurerà un disastro per la salute pubblica. La sua economia potrebbe non riprendersi mai più”.
    La Moret ha indicato che in Giappone è stato trovato un nuovo cybervirus. Il virus Stuxnet è progettato per attaccare i server offline passando per memorie USB. Il virus Stuxnet è stato ideato per causare dei malfunzionamenti nei controllori Siemens usati in alcuni impianti nucleari. Fukushima aveva gli stessi controllori Siemens per i quali fu ideato lo Stuxnet. Il virus Stuxnet fu usato anche dall’intelligence israeliana- il Mossad – per distruggere le centrifughe di Bushar in Iran, legate al nucleare.La Moret ha detto: “Il problema, dopo il terremoto, è stato che le pompe, le valvole e i controllori si sono guastati, quindi gli operai non sono riusciti a far funzionare le pompe. Questo semplicemente si aggiunge al terremoto HAARP, e a molte altre prove che si è trattato di un evento HAARP false flag”.
    L’energia rilasciata dal terremoto HAARP in Giappone equivale a 1 milione di bombe nucleari.

    Durante l’intervista, l’esperta di radiazioni Leuren Moret, che era un testimone esperto del Tribunale Internazionale di Tokyo per i Crimini di Guerra in Afghanistan, rivela i calcoli di un ex scienziato di Manhattan, secondo cui il terremoto in Giappone – un’arma di distruzione di massa HAARP – ha rilasciato circa l’equivalente energetico di un milione di bombe nucleari. Le barre esaurite esposte nelle vasche di raffreddamento rilasciano radiazioni equivalenti a 92.000 bombe per unità (totale 4 unità). Nell’intervista l’esperta di radiazioni Leuren Moret rivela anche dei calcoli da lei eseguiti a proposito della quantità di radiazioni rilasciate dalle barre di carburante esaurite accantonate nelle vasche di raffreddamento sopra ognuno dei sei reattori dell’impianto di Fukushima. La Moret calcola che le barre di carburante esaurito di ogni unità dell’impianto di Fukushima stanno rilasciando l’equivalente di 92.000 bombe nucleari. Ogni unità dispone di 400 gruppi di barre di combustibile esaurito, con 60 barre di combustibile esaurito per ogni insieme. Ogni singola barra contiene 72 libbre di uranio , al contrario di un carico utile di 20 chili di uranio per una bomba nucleare. Questa radiazione dalle 4 unità che ammonta a 92 mila bombe nucleari è ora stata rilasciata nella troposfera, e viaggia a sotto i 300 metri di altitudine sopra il Giappone e gli Stati Uniti occidentali.

    Video: gli incidenti nucleari in Giappone sono una guerra nucleare tettonica generata da HAARP



    In un’intervista esclusiva rilasciata il 20 Marzo 2011, la scienziata indipendente ha illustrato i molteplici motivi per cui il terremoto in Giappone è stato quasi certamente condizionato ed innescato da un arma HAARP-aerosol/scie chimiche al plasma, per provocare enormi perdite di radiazioni nucleari in stile Chernobyl che , secondo un rapporto del governo svedese, saranno distribuite su tutto l’emisfero settentrionale del pianeta. Tra i vari aspetti del terremoto in Giappone discussi dalla Moret che corrispondono al profilodi un sistema sismico innescato dall’HAARP ci sono:

    • L’intensità e le caratteristiche del sisma; la confusione intenzionale degli USA sulla scala del terremoto

    • La prefigurata vendita della Japan Westinghouse (controllata dagli interessi dei Rockefeller) nel 2006 a Hitachi e altri interessi;

    • L’uso del virus Stuxnet nell’impianto di Fukushima, per provocare il malfunzionamento delle pompe di raffreddamento e delle valvole, creando così i pericolosi rilasci di radiazioni;

    • La creazione di nubi a vortice correlate all’HAARP sulla Baia di San Francisco, California, il 18 Marzo 2011, per innescare a partire dalla prima esplosione dell’impianto di Fukushima una forte pioggia radioattiva sulla popolazione, sul cibo e sull’ecologia della zona della baia.

    Guardate l’intervista con la scienziata indipendente Leuren Moret, che dimostra che il terremoto in Giappone e l’ “incidente” nucleare sono una guerra tettonica. I lettori possono guardare l’intervista con Leuren Moret di seguito:

    [fonte]

    TREMANO ANCHE CALABRIA E BASILICATA: SCOSSA DI MAGNITUDO 2.6 TRA COSENZA E POTENZA

    venerdì 13 luglio 2012


    Tremano anche la Calabria e la Basilicata con una scossa di magnitudo 2.6.
    È accaduto alle 6:07, al confine tra le due regioni e tra le province di Cosenza e Potenza, dove una scossa di terremoto è stata avvertita dalla popolazione.
    Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 8,2 km di profondit…à ed epicentro in prossimit…à dei comuni cosentini di Laino Borgo, Laino Castello e Mormanno, e di quelli potentini di Rotonda e Viggianello. Non si hanno al momento segnalazioni di danni a persone o cose. [FONTE]

    Vi ricordo che questo terremoto segue quello accaduto sempre oggi tra Ischia e Capri. Per leggere la notizia fai click qui.

    TERREMOTO, FORTE SCOSSA DI 4° TRA ISCHIA E CAPRI. "EVENTO RARO"


    La terra trema ancora in Italia, e precisamente nel Tirreno meridionale, al largo della costa di Napoli. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.1 Š stata registrata alle 23.23 al largo delle isole di Ischia e Capri. Secondo i rilievi del Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), il sisma ha avuto ipocentro a 427,3 km di profondità… ed epicentro 26 km a sudovest di Forio (Napoli). L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) localizza l'ipocentro della scossa a 479,6 km e ne stabilisce la magnitudo a 4 gradi della scala Richter. Non si registrano al momento danni a persone o cose e la popolazione ha avvertito poco il sisma per la grande profondità. La zona presa in esame non è spesso soggetta a questo tipo di eventi profondi che può pertanto essere definito piuttosto “raro” nel proprio caso.

    fonte

    I PIÙ PERICOLOSI VULCANI DEL MONDO SI STANNO RISVEGLIANDO

    mercoledì 11 luglio 2012


    I vulcani sottomarini sono in aumento esponenziale. I tremori armonici sono anche su una ripida salita. Secondo alcuni geologi (Geophysical Research Letters) è possibile che i recenti tsunami siano i precursori di un massiccio spostamento di placche tettoniche e di una super eruzione vulcanica che farebbe impallidire quello che è accaduto 74 mila anni addietro. Effettivamente proprio 74 mila anni fa una massiccia eruzione vulcanica del monte Toba, nell’isola di Sumatra, in quella che sembra la più grande eruzione vulcanica che si sia mai verificata, rilasciò una spaventosa quantità di 2.800 chilometri cubici di magma in atmosfera, lasciando uno spesso strato di cenere in tutto il Sud Asiatico. Le nubi scure ridussero la temperatura mondiale in media di 8-10°C rispetto alle condizioni attuali e quasi l’80% degli esseri viventi, compresi gli esseri umani, morirono. Nonostante il 2012 sia ormai l’anno forse più citato in assoluto dall’umanità in merito a presunte profezie e al famoso lungo computo del calendario Maya, secondo alcuni geologi la prossima super eruzione potrebbe avvenire proprio il prossimo anno, e non certamente riferendosi al popolo dell’america centrale. Molti di loro sono interessati e stanno monitorando il Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, dove la crosta terrestre è molto sottile in termini geologici ed è considerata l’area più pericolosa al mondo. Effettivamente negli ultimi anni molti vulcani di una certa pericolosità sembrano risvegliarsi. Martedì 30 agosto lo stato del vulcano Tambora ha cominciato a preoccupare la popolazione, tanto che i vulcanologi hanno ulteriormente innalzato l’allerta diramata qualche giorno prima al livello III. La più famosa eruzione del Tambora fu quella che ebbe luogo nell’aprile 1815: è stata una delle più potenti del pianeta, almeno dalla fine dell’ultima Era glaciale. L’emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell’eruzione, pur rilevante, del monte Sant’Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883. Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. Quell’esplosione, creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di 60.000 morti dovuti sia direttamente all’esplosione che alle pesanti carestie che seguirono il disastro. La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’anno senza estate, dovuto anche ad un minimo solare. Proprio nel mese scorso abbiamo pubblicato un articolo riguardante il pericolo che i più grossi vulcani della Terra si stessero risvegliando, compresi il Popocatepetl e il Katla. A Settembre è tornato a farsi sentire il più pericoloso vulcano messicano, il Popocatepetl. Una colonna di fumo e cenere alta un chilometro si è innalzata dal cono, tanto che le autorità locali hanno evacuato l’area fino a 12 chilometri dal cratere. Sempre il mese scorso in Islanda, il Katla ha prodotto tanti piccoli terremoti compresa una scossa di magnitudo 3,2 richter proprio sulla caldera del vulcano. “E’ impossibile capire se si tratta di un episodio che rientra nella normalità dell’attività sismica del vulcano o se è qualcosa di diverso. Noi ci limitiamo a monitorare la situazione ogni ora di ogni giorno” ha detto un geologo islandese. Negli ultimi mesi, comunque, il “fermento” tellurico intorno a vari vulcani del mondo sta crescendo, così come aumentano le eruzioni (per fortuna fino al momento senza gravi conseguenze). Basti pensare alla stessa Etna, in casa nostra, la cui attività aumenta di mese in mese ormai proprio dalla scorsa primavera, o al vulcano del Congo o agli altri citati.

    I terremoti e i sismi di minor intensità che migliaia di persone stanno osservando in tutto il mondo sembrano essere in aumento. In molte parti del mondo i laghi stanno perdendo la loro acqua a causa di inghiottitoi, mentre i gyser allo Yellowstone Park stanno manifestando un aumento eccessivo di temperatura con un aumento della frequenza delle eruzioni. Quindi questa super eruzione sarebbe imminente? Nonostante questi sintomi che possano far supporre quantomeno un inizio che qualcosa del genere possa accadere, non esiste la possibiltà concreta di prevedere con troppo anticipo la data di un evento così poco comune che ha tempi di ritorno enormi. Potrebbe davvero accadere a breve, come tra migliaia di anni. La più recente super-eruzione è avvenuta in Nuova Zeelanda circa 26.000 anni fa. In tutto gli studiosi hanno individuato 50 super-eruzioni, anche se si stanno ancora valutando altri possibili casi. Dal momento che la storia della Terra comincia 4.5 miliardi di anni fa, è stato calcolato che di queste eruzioni massiccie ne avvengano circa 1,4 ogni milione di anni. Nonostante un’attività in costante aumento, gli scienziati monitorano con attenzione tutti gli eventi mondiali, e al momento nulla fa supporre ad un’imminente eruzione a scala globale. Per cui, dicono, possiamo per il momento stare tranquilli. La Terra tuttavia conserva le cicatrici delle massicce super-eruzioni che sono sempre accadute nella storia del nostro pianeta. Affermare che ciò non accadrà mai più è sicuramente errato, ma lo è anche avere la spavalderia di indovinare l’anno esatto di tale evento. Come dire che accadrà, ma non sappiamo quando.

    FONTE

    La Versilia come l’Emilia? Il rischio-liquefazione è molto remoto ma teoricamente presente

    sabato 7 luglio 2012


    Giampiero Petrucci, geologo viareggino, è da tempo nostro collaboratore: per Meteoweb ha tra l’altro curato la sezione dedicata agli tsunami italiani e ieri abbiamo pubblicato il suo interessantissimi approfondimento dal titolo “Perché l’Italia trema? Cause e rimedi dei terremoti che affliggono il nostro paese“. Esperto di monitoraggi ed attento osservatore dei fenomeni naturali estremi, ha notato diverse analogie tra il territorio emiliano teatro dei recenti eventi sismici e la Versilia, sua terra d’origine. Sollecitato da troppe voci discordanti ed allarmistiche in materia di terremoti, coglie l’occasione per esprimere le proprie opinioni.
    Viareggio come Mirandola?
    No, direi proprio di no. Via subito ogni equivoco, non sono un catastrofista né voglio suscitare allarmi infondati. Le condizioni tettoniche sono ben diverse. L’Emilia si trova in prossimità di una zona di contatto tra placche, la Versilia no. Però qualche analogia tra i due territori effettivamente esiste”.
    Nel Pliocene la Pianura Padana era interamente sommersa dal mare così come il litorale versiliese
    Quali sono queste analogie?
    La prima è il mare. In Emilia nel Pliocene, cioè fino a 2 milioni di anni fa, c’era il mare che ricopriva quasi tutta la Pianura Padana. In Versilia, fortunatamente, c’è ancora”.
    Dunque?
    Il mare ha lasciato depositi generalmente sabbiosi, anche se in Emilia queste sabbie sono, per così dire, più impure causa le alluvioni del Po che in tempi recenti hanno portato in superficie altri apporti terrigeni, limosi ed argillosi. Nel territorio di Viareggio invece, lo dicono anche le numerosissime prove geognostiche eseguite nel terreno per realizzare le perizie geologiche associate ad ogni costruzione, le sabbie sono più uniformi e frequenti, soprattutto nella parte più litoranea e nella porzione più superficiale di terreno. Non dobbiamo poi dimenticare un’altra particolarità fondamentale”.
    Quale?
    Che nella zona versiliese in epoca romana il mare si trovava ancora a ridosso delle colline nell’entroterra, circa 3 km più a monte di adesso. Poi s’è ritirato progressivamente fino al livello odierno. La maggior parte dell’attuale territorio di Viareggio ancora nel XVI secolo era ricoperta dal mare o comunque da terreni paludosi. Un po’ come la Pianura Padana del Pliocene”.
    Ma Viareggio è zona sismica?
    Secondo l’ultima classificazione l’intero territorio comunale rientra sismicamente in classe 3 su una scala che va da 1 (la più pericolosa) a 4. Dunque, secondo la legge, è zona a pericolosità sismica bassa, che può essere soggetta a scuotimenti modesti. Ma anche numerosi Comuni dell’Emilia colpiti dal recente terremoto, compresi Mirandola e San Felice sul Panaro, rientrano, o meglio rientravano, in questa classe. E non è l’unica coincidenza”.
    Quali sono le altre?
    Le sabbie, questo è il problema. La stratigrafia, ovvero la composizione del terreno nei primi metri del sottosuolo, è similare. Sabbie fini, granulometricamente uniformi, piuttosto porose e poco addensate, con la falda acquifera molto vicina al piano campagna. Basta pensare cosa succede a Viareggio durante un nubifragio: spesso le vie si allagano, l’acqua defluisce con difficoltà perché appunto il terreno è saturo ovvero totalmente pieno d’acqua. Condizioni ottimali, direi quasi da trattato scientifico, per il teorico sviluppo della liquefazione”.
     

    Cosa è la liquefazione?
    In questi ultimi tempi se n’è parlato molto, sui giornali, alla tv ed anche su MeteoWeb (vedi qui, e ancora qui, e pure qui e infine qui). Si tratta di un particolare fenomeno che può verificarsi durante un terremoto, raro ma ben documentato, sin dall’antichità. In certi documenti medievali si parla di “terreno trasformatosi in sabbia mista ad acqua bollente”, come ad esempio accaduto ad Argenta, provincia di Ferrara, nel 1624. Un altro esempio ben noto si sviluppò nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, a seguito della celebre crisi sismica del 1783. In sostanza le scosse sismiche alterano l’equilibro del terreno sabbioso dove si annulla la resistenza al taglio cioè la capacità di sopportare sforzi che nei terreni incoerenti (quali appunto sabbie e limi) è dovuta esclusivamente all’attrito tra i singoli granuli. In pratica viene superato il cosiddetto limite di rottura. In queste condizioni, complice la presenza di acqua, il terreno si fluidifica ovvero tende a comportarsi come un liquido od una massa viscosa. L’acqua risale velocemente fino alla superficie, quasi ribollendo. Provate a mettere in un secchiello sabbia molto bagnata. Lasciatela riposare qualche secondo, poi scuotete il secchiello ripetutamente: vedrete l’acqua arrivare a giorno. Ecco, questa è la liquefazione, uno dei fattori più tipici di amplificazione degli effetti di un evento tellurico”.
    Quanto è pericoloso questo fenomeno?
    Dipende moltissimo dalle situazioni puntuali in cui si esplica. In aperta campagna, come accaduto in Emilia, non lascia strascichi particolari. Ma in città sì. Soprattutto dipende dall’edificio sotto il quale si verifica, dalle sue condizioni, dalle sue modalità di costruzione e purtroppo a Viareggio deteniamo un record”.
    Quale?
    Quello delle taverne o cantine. Molte ville e villette costruite dagli anni ’70 fino ai primi anni ’90, in maniera talora scriteriata e senza il supporto della perizia geologica (che allora non era obbligatoria come adesso), posseggono un piano seminterrato che spesso ricopre l’intera area del fabbricato e talora arriva anche fino a tre metri di profondità. Le fondazioni sono dunque come una scatola, con un ampio rettangolo di cemento armato alla base. Questo tipo di fondazioni è detto a platea ed è il peggiore in caso di liquefazione del terreno”.
    Perché? 
    Perché l’edificio si trova completamente immerso nella falda acquifera e quando l’acqua risale è come se galleggiasse, come una zattera, su un fluido. Poiché spesso gli edifici di cemento armato sono progettati in maniera asimmetrica, il fabbricato galleggiante non è in equilibrio, tende ad inclinarsi da una parte e talora a ribaltarsi, con conseguenze facilmente immaginabili”.
    Uno scenario apocalittico
    Non esageriamo. Questi sono casi-limite, teorici, che abbiamo studiato all’Università trent’anni fa. Abbiamo però visto anche di recente come, sia pure in situazioni rare e molto particolari, il fenomeno possa effettivamente verificarsi. Ed il rischio, per quanto molto remoto, voglio ribadirlo, esiste teoricamente anche in Versilia perché è collegato pure ad altri fattori”.
    Quali?
    I palazzi di 8-10 piani, se dotati di fondazione a platea, sono potenzialmente più esposti agli effetti della liquefazione rispetto ad una villetta. Proprio per questo i nostri professori dell’Università, rimasti poi inascoltati, raccomandavano di costruire in Versilia edifici non troppo alti. A Viareggio, anche sul viale a mare, esistono invece numerose costruzioni con queste caratteristiche, pure in periferia dove negli ultimi trent’anni si è abbondato con l’innalzamento di veri e propri casermoni. Ma l’aspetto più problematico risiede in Garfagnana, la zona sismica per eccellenza della Provincia di Lucca. Molti suoi Comuni sono in classe sismica 2. Negli ultimi 200 anni l’alta Valle del Serchio è stata teatro di diversi terremoti con magnitudo superiore a 5. Il più disastroso è datato 7 Settembre 1920, quasi 200 morti, diversi paesi distrutti. Un altro, di magnitudo 5.7 e dunque simile come potenza a quello emiliano, si verificò nel 1914 e l’epicentro fu posizionato ad appena una ventina di km da Viareggio. Un evento analogo potrebbe teoricamente, ripeto teoricamente, gettare le basi per lo sviluppo della liquefazione su tutto il territorio versiliese dove, come d’altra parte nel resto d’Italia, ben poco è stato fatto per ovviare agli inconvenienti sismici”.
    Di chi è la colpa?
    Dei nostri politici, prima di tutti. Della loro trascuratezza nei confronti dei problemi ambientali e della salvaguardia dei cittadini. Abbiamo costruito troppo e male, soprattutto durante il boom degli anni ’60 quando c’era fame di case per tutti. Soprattutto abbiamo costruito anche là dove non si doveva: sulle faglie, su frane quiescenti, alla base di rupi o pendii, sulle rive del mare, perfino negli alvei dei fiumi. Soltanto dopo le grandi tragedie, corriamo ai ripari. Dopo Friuli ed Irpinia qualcosa è stato fatto, ma troppo poco e non sempre in maniera adeguata. La colpa non è certo della Protezione Civile, tra le migliori del mondo per efficienza ed organizzazione (grazie anche ai numerosi volontari) negli interventi del dopo, soprattutto adesso che sono finiti i grandi eventi e le spettacolarizzazioni. Il nostro problema è il prima, la prevenzione. Lì siamo veramente troppo carenti: se e quando le leggi esistono, spesso non vengono applicate oppure, ancora peggio, non si verifica la loro applicazione sul territorio. E la colpa è anche del Consiglio Nazionale dei Geologi che non riesce a far capire quanto la figura del geologo sia fondamentale per la salvaguardia del territorio. Purtroppo siamo “professionisti di serie B”, da sempre ostaggi di ingegneri ed architetti i quali, quando sono obbligati a chiamarci per una perizia, storcono sempre la bocca e spesso dicono che non serviamo a niente o che costiamo troppo. Poi però, quando la terra trema, si ricordano di noi, polemizzando sulla previsione dei terremoti o sulle alluvioni annunciate. E poi ci stupiamo se ogni anno dobbiamo piangere decine di morti per eventi naturali. Un paese civile non si comporta in questo modo: la salvaguardia dei cittadini e del territorio dovrebbe essere una priorità assoluta. Invece, purtroppo, in Italia non lo è mai stata seriamente, a prescindere da chi ha governato”.
    Quali rimedi suggerisce?
    Non sono così esperto da avere soluzioni, posso solo commentare ciò che vedo. Si dovrebbe chiedere agli ingegneri, soprattutto agli strutturisti, e dare maggior peso alle opinioni dei geologi. Certo è che ogni edificio ha una storia a sé. Il terreno, soprattutto in Versilia dove non mancano pure zone di bonifica, può cambiare ogni metro e variare dunque repentinamente la sua resistenza al taglio così come la risposta all’attraversamento di un’onda sismica. Ecco perché si dovrebbe organizzare una verifica territoriale più capillare: ciò può certamente essere eseguito con le nuove costruzioni che, grazie a tecniche antisismiche innovative, possono resistere a sismi anche di magnitudo elevate. Il grandissimo problema sono le costruzioni esistenti, soprattutto quelle degli anni ’50 e ’60 che a Viareggio, ed in molte altre parti d’Italia, sono veramente parecchie. Inoltre molti Comuni sono stati classificati sismici soltanto dopo il 1984: prima di questa data tutto era permesso in fatto di costruzioni e molto lo è stato anche fino al luglio 2009 quando, finalmente, è entrato in vigore il nuovo decreto Norme Tecniche di Costruzione, un vero cambiamento epocale in materia di edilizia in aree sismiche. Rimane però il fatto che oggi sul territorio nazionale esistono milioni di edifici, pure pubblici, che non conoscono alcuna protezione sismica. Teoricamente, per salvaguardarci veramente, dovremmo riverificare le condizioni strutturali di ogni edificio, gestendolo tramite una specie di carta d’identità che lo accompagni dalla nascita alla morte, proprio come un nostro documento personale. Oppure realizzare mappe multilivello in funzione della profondità, in modo da conoscere esattamente le caratteristiche del sottosuolo su cui vanno ad innestarsi, o sono già innestate, le fondazioni di ogni fabbricato in modo da prendere gli opportuni accorgimenti antisismici. Ma ovviamente è utopia. Anche stavolta accadrà poco o niente, ci rivedremo alla prossima catastrofe. E probabilmente faremo gli stessi discorsi”.


    fonte

    Terremoto, che sta succedendo in Emilia Romagna? Il suolo sembra “vuoto” e le case è come se “galleggiassero”…


    Una nostra lettrice, Elena Govoni, ci ha scritto dalle zone terremotate dell’Emilia Romagna illustrandoci una situazione preoccupante e chiedendo chiarezza su cosa stia accadendo. Di seguito la sua lettera:
    Abito in una piccola frazione di Cento che sta proprio a cavallo tra le province di Ferrara, Modena e Bologna, e vorrei segnalare un fenomeno cui nessuno dà risalto, ma che preoccupa chi vive in queste zone terremotate.
    Da quando è avvenuto il sisma del 20 maggio si avverte il vuoto sia all’interno che all’esterno delle abitazioni, ed è sufficiente battere il pavimento, chiudere una porta o una finestra, per sentire un rimbombo anomalo. Quando transitano le auto, o peggio, i camion sulla strada, si produce una risonanza sorda che ricorda il rombo del terremoto.
    I pavimenti di casa risuonano come se sotto ci fosse il vuoto; appoggiando il bidone dell’immondizia sul marciapiede della nostra abitazione, si è sentito una sorta di rimbombo sotterraneo. Basta battere leggermente su qualunque superficie per avvertire questa risonanza anomala, cosa che prima del sisma non avveniva assolutamente.
    La gente è convinta che ora ci sia il vuoto sotto di noi, e ciò genera preoccupazione anche per la relativa tenuta degli edifici.
    Abitando nelle zone dell’epicentro, siamo in continua allerta. Pensavo che segnalare questo fenomeno, che qui è comunemente avvertito e non frutto di suggestione individuale, potesse indurre i Geologi a darci una spiegazione.
    La risonanza del vuoto è avvertita in tutta la zona colpita dall’epicentro, ho testimonianze dirette del mio paese che si chiama Dodici Morelli, ma anche di Cento, e Pieve di Cento. Una mia amica a Pieve di Cento è terrorizzata perchè ha la percezione che la loro casa “galleggi”*.
    Il suono sembra propagarsi in maniera nettamente differente rispetto al periodo precedente il sisma, sembra ci sia una cassa di risonanza che amplifichi i suoni in modo da renderli più profondi e penetranti, anche a causa delle vibrazioni che vi si accompagnano, e che sono molto più forti ora. Ad esempio, se passa un’auto, avvertiamo un rumore sordo che entra in forte risonanza con le vibrazioni che si generano, e tutti ci guardiamo atterriti perchè quel suono potrebbe essere anche una scossa. Quella risonanza ci pare esagerata, rispetto a quanto avvertivamo prima.
    Ancora: se batto con un bastone il pavimento, sembra che le piastrelle siano staccate. In altri punti risuona come se sotto fosse vuoto. Questo accade in alcuni punti della casa. Se chiudo la porta, rimbomba più forte, rispetto a prima delle scosse,per alcuni secondi. Se mio marito chiude la finestra al pian terreno, si avvertono vibrazioni fino al piano soprastante, e ci pare anomalo.
    La liquefazione, oltre che a San Carlo è avvenuta anche qui, nei pozzi dei miei vicini, ed in particolare un’intera via (la via Maestrola) è stata colpita dal fenomeno, per cui è risalita una quantità di acqua e sabbia calde dai pozzi che ha provocato allagamenti e rotture nei cortili. C’è da dire che qui vicino scorreva secoli fa il Reno, anche se per un periodo non lungo, poichè il decorso è stato più volte deviato dall’opera dell’uomo. Ora ci si chiede se il sottosuolo sia stato svuotato, e che conseguenze eventualmente ci siano per le nostre case.
    Un’altra anomalia è legata al fatto che avvertiamo scoppi, come esplosioni, spesso anche senza vibrazioni percepibili: l’ultima è stata stanotte, un rumore simile a una deflagrazione nell’aria. Preciso queste cose per far comprendere quale clima di sfiducia e forte preoccupazione ci sia qui da noi. Il mio vicino ha una casa fabbricata con criteri antisismici eppure ha dormito in tenda per settimane.
    Chiedo scusa se mi sono dilungata, ma vorrei si giungesse ad una spiegazione seria e attendibile, perchè l’ansia e la paura sono figlie dell’ignoranza, e possiamo fugarle solo attraverso la conoscenza, la corretta informazione. Questa è l’unica etica accettabile.
    Elena ci ha anche scritto che “qui la popolazione dà molta credibilità alla teoria delle trivellazioni per la genesi del sisma e circolano una serie di voci particolari proprio su queste anomalie, che qualcuno dice siano “volutamente” messe a tacere. Ma è vero? Il “vuoto” è causato da crolli sotterranei o dal sollevamento (attestato intorno ai 15 cm) del suolo dovuto allo scorrimento dell’Appennino sepolto?“.

    Da semplici cronisti non possiamo che annotare la testimonianza di Elena, appellandoci agli esperti affinchè possano rispondere alle preoccupazioni di una popolazione già duramente colpita dal terremoto.

    * A proposito di “galleggiamento” sul suolo avvezzo a liquefazione, segnaliamo quest’articolo di Giampiero Petrucci sul rischio liquefazione in Versilia, con la spiegazione proprio del senso di “galleggiamento” delle abitazioni.

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    L'allarme: entro 2 anni nello stretto di Messina un terremoto più forte di quello del 1908

    giovedì 5 luglio 2012


    Un terremoto di intensità persino superiore allo storico sisma di Messina del 1908, che devastò la città e lascio 100mila morti sotto le macerie. È quello che potrebbe interessare Sicilia orientale e Calabria meridionale nei prossimi mesi, al massimo entro 2 anni.
    Uno scenario che nessuno si augura, ma che non è stato predetto da una delle solite Cassandre poco qualificate di casa nostra, ma dal direttore del centro Enea di Bologna, Alessandro Martelli, che ha parlato di un sisma di 7,5 gradi Richter. Enorme, basti pensare che a devastare l’Aquila sono bastati 6,3 gradi.

    Rischio sismico altissimo

    Al di là delle polemiche scatenate tra questa posizione e quella dei sismologi più cauti, è indubbio che tra la Sicilia e la Calabria c’è una delle zone sismiche più pericolose d’Italia. Se nessuno può dire con certezza quando ci sarà “the big one”, il grande terremoto, tutti concordano sul fatto che avverrà. E purtroppo, il territorio è tutt’altro che pronto.

    Sisma tra il 7,5 e il 7,9

    Il Salvagente ha innanzi tutto chiesto ad Alessandro Martelli su quali basi ha lanciato l’allarme: “In Italia esiste una scuola di sismologia non ben accettata da quella tradizionale. Ha sede a Trieste ed è guidata da Francesco Panza, ordinario di sismologia all’Università di Trieste, accademico dei Lincei e della Russian Academy of Science, con cui lavora su alcuni studi. Questo centro di ricerca fa esperimenti di previsione dei terremoti”. I dati di questi studi, ci spiega Martelli, evidenziano una allerta per un terremoto grosso, tra i 7,5 e i 7,9 gradi, in questa zona del Sud.
    E aggiunge: “Possiamo dire, al di là delle polemiche, che le loro previsioni sono riuscite nel 70% dei casi. Lo dico da persona estranea che giudica i dati”.

    Rischio impianti

    Cosa comporterebbe un sisma del genere in quel territorio? Il problema principale, come ci spiega Enzo Parisi di Legambiente Sicilia, è che “nella Sicilia orientale ci sono tre aree a forte rischio ambientale legate ad altrettanti impianti petrolchimici. Gela, Priolo (con Augusta e Melilli) e Milazzo. Aree che preoccupano chi vive lì. Due o tre volte l’anno capitano incidenti dentro gli impianti”.
    Le città circostanti avrebbero bisogno di un piano d’emergenza ad hoc. “Ma la gente che sta nelle vicinanze degli impianti non sa come comportarsi. Non gli viene mandato materiale informativo in casa ogni anno. Non vengono fatte le esercitazioni”, continua il rappresentante di Legambiente.

    Impianti inadeguati

    Eppure il presidente di Confindustria Siracusa ha recentemente dichiarato che gli impianti sono adeguati ai livelli di sismicità più alti. “Sta dicendo una menzogna”, ribatte Parisi. “Gli impianti sono degli anni 50 e non sono mai stati adeguati. Non c’è una certificazione che lo dimostri. Un paio di anni fa è crollato un pezzo di pontile dell’impianto Erg nel porto di Augusta. Sempre in quel pontile è cascato un braccio di carico. Stiamo parlando di milioni di tonnellate di produzione petrolifera nello stoccaggio. Se si sdraia un serbatoio e prende fuoco fa incendiare tutti gli altri. Si svilupperebbe una nube tossica che invaderebbe il Mediterraneo. Non sto esagerando”.

    Non solo petrolio

    E non c’è solo petrolio. Ci sono altre sostanze estremamente tossiche, come l’acido fluoridico, altamente corrosivo, e poi etilene, propilene, butano. Ci sarebbe una grande esplosione, oltre all’inquinamento delle falde e del mare. L’ultimo incidente spettacolare risale al 2006, quando ha preso fuoco una linea di petrolio che attraversava la strada provinciale. L’incendio è durato tre giorni e la strada è stata chiusa per 6 mesi. E tra Augusta, Priolo, Melilli e la parte nord di Siracusa, sono 100mila le persone a stretto contatto con quell’impianto.

    La gente morirebbe per le esalazioni

    Rincara la dose Alessandro Martelli, dell’Enea: “Per gli impianti non c’è una normativa speciale, non si conosce la loro stessa vulnerabilità, non c’è una procedura ah hoc per metterli in sicurezza. Considerato il tipo di movimento del terreno c’è la grossa probabilità di registrare una incapacità degli impianti di reggere le conseguenze di un collasso. Parliamo di un’eventualità in cui la maggior parte delle persone morirebbe per le esalazioni, non per la scossa”.

    edilizia impreparata

    E se non bastasse il problema degli impianti industriali, quella parte della Sicilia ha anche grossi deficit edilizi dal punto di vista sismico. Lo conferma al Salvagente Carmelo Grasso, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Catania: “Circa il 70% del costruito è precedente al 1981, data dell’introduzione delle norme antisismiche, e quindi non è adeguato. La maggior vulnerabilità riguarda gli edifici in cemento armato costruiti senza norme antisismiche. Chiediamo che venga fatto un piano della vulnerabilità degli edifici costruiti prima dell’81, a partire da scuole, ospedali, prefettura. E da lì bisogna intervenire in ordine di priorità”.

    Meglio prima che dopo

    I soldi che servono sono molti, ma Grasso fa un rapido calcolo per sottolineare la necessità di spenderli prima piuttosto che a disastro avvenuto: “Negli ultimi 40 anni sono stati spesi 150 miliardi di euro per la ricostruzione post calamità naturali. E secondo dati della Protezione civile, basterebbero 40 miliardi per mettere in sicurezza il territorio. Per i privati, invece, bisognerebbe detassare chi decide di abbattere un palazzo vecchio e ricostruirlo. Non fargli pagare l’Imu, gli oneri concessori”.
    I rischi dunque sono molti, e il territorio non è affatto pronto. Si spera che per una volta la storia non si ripeta.

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    Emilia – Terremoto provocato da HAARP? – Elementi e moventi

    mercoledì 4 luglio 2012


    Pur essendo stati i primi a sollevare il vespaio sulle possibili cause o concause indotte dall’uomo nel recente sisma emiliano, non abbiamo come Stampalibera voluto includere l’ipotesi Haarp, anche se ne conoscevamo le potenziali catastrofiche attività di devastazione ambientale. Oggi con l’emergere di ulteriori elementi torniamo sull’argomento e scopriamo, incaselliamo delle circostanze inquietanti: la convenienza a distruggere le scorte di gas italiane o renderle insicure e inutilizzabili e la strana moria dei pesci.

    Partendo da lontano, ma non troppo, vorrei sottolineare il fatto che i nostri “alleati” hanno fatto di tutto per distruggere quello che resta della sovranità energetica nazionale. Il primo atto è stato quello di acquistare sul mercato quante più azioni Eni possibile, il secondo è stato quello di espellerci dalla Libia e di privarci del petrolio e gas a buon mercato, il terzo atto è stato quello di espellerci dall’Iran dal quale ricevavamo più del 15 % del petrolio. Contemporaneamente abbiamo ricevuto pressioni per privarci o ridurre la nostra dipendenza dal gas russo. La Francia ci venderà l’energia al prezzo che desidererà, mentre noi pagheremo ad aziende che vendono quella che definiscono energia da fonti rinnovabili, prezzi da capogiro.

    Oggi il costo in enegia per produrre beni industriali in Italia è molto più elevato che negli altri paesi competitori. Arriviamo addirittura a costi doppi rispetto ad altre nazioni. Ne consegue una impossibilità a concorrere nel mercato mondiale del lavoro, nella produzione industriale.

    L’idea dello stoccaggio di metano nei vecchi giacimenti già sfruttati poteva essere una manovra vincente per la nostra nazione o quantomeno ci permetteva di renderci meno vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi ed alle turbolenze politico- economiche-finanziarie. Insomma questa autonomia e queste scorte di carburante davano molto fastidio perchè permettevano di ripristinare un minimo di sovranità energetica, proprio quella sovranità che un paese in svendita e condannato ad un tracollo, non deve avere. Prendiamo atto di questo per ora e passiamo all’altro elemento su cui riflettere.

    La moria dei pesci. In Emilia è successo qualcosa che apparentemente non avrebbe alcuna relazione con i terremoti ed è la moria di tutti i pesci dei corsi d’acqua nelle aree del sisma. Ebbene, sono state fatte le ipotesi più ridicole come il fatto che é piovuto o che é stato sversato del veleno o inquinante chimico da qualche criminale o azienda senza scrupoli. Analizzando le specie ittiche ho scoperto che sono morti sia i pesci bentonici (da fondo) sia quelli pelagici (che nuotano a mezz’acqua). Difficilmente l’inquinamento è totale e massiccio.

    Se si fosse trattato dello sversamento di idrocarburi sarebbero morti in prevalenza i pesci pelagici mentre un inquinamento chimico più pesante avrebbe ucciso prima i pesci dei fondali. Lo stesso dicasi per situazioni di eutrofizzazione. L’attività di onde elettromagnetiche di una certa lunghezza d’onda, in acqua, provocano un effetto forno a microonde, ovvero portano ad un aumento rapidissimo della temperatura dell’acqua. E’ proprio quello che può fare Haarp. Un’altra domanda da porci è la seguente: come facevano gli americani a sapere la vera intensità del sisma e perchè con tanta foga hanno smentito tutte le dichiarazioni degli scienziati italiani in merito, per arrivare a far adottare le loro rilevazioni? Insomma ci sono troppi punti oscuri e vi sono dei moventi fin troppo evidenti per attaccare il cuore energetico dell’Italia. Con buona pace dei giornalisti fessi o servi che continuano a deridere ogni loro collega che si ponga degli interrogativi.

    LB

    Nell’articolo che segue il prezioso Gianni Lannes evidenzia bene l’attività di Harp nei giorni del terremoto.

    Il GOVERNO USA E’ RESPONSABILE DEL TERREMOTO IN EMILIA ROMAGNA ?

    - di Gianni Lannes -

    Violentano il pianeta Terra nell’indifferenza generale. Un’arma elettromagnetica a stelle e strisce – tecnologicamente obsoleta rispetto ai sistemi di dominio e morte già inventati – capace comunque di scuotere la crosta terrestre in punti vulnerabili ed alterare a piacimento il clima. «La guerra ambientale è già in atto. Il sistema per provocare terremoti e tsunami non è una novità per la ricerca militare» aveva avvertito 5 anni fa il generale Fabio Mini (Limes, novembre 2007). Infatti, la High Frequency Active Auroral Research Program (nota anche con l’acronimo di HAARP) è un’installazione militare in uso da tempo – munita di paravento civile – nordamericana situata in Alaska, presso Gakona, collocata in una base della United States Air Force. Naturalmente il segreto è ferreo sulle stragi indotte con sistemi apparentemente invisibili. L’esperimento italiano, dopo il successo ad Haiti e leperformances asiatiche e mediorientali, è riuscito a meraviglia: chissà se gli yankees in divisa hanno brindato come allora. Top secret? Proviamo a sfondare il solito muro di gomma, perché altrimenti sarà la fine per il popolo italiano. Gli scettici storceranno il naso, ma l’evidenza è innegabile, ormai.
    Il riscontro – Ecco una prova. Incrociando i dati degli ultimi terremoti di Earthquakes e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con quelli dell’attività HAARP a basse frequenze (onde Hertz 0-5 Hz) emerge una diretta correlazione con il sisma che ha colpito e piegato l’Emilia Romagna. Basta incrociare i grafici bellici e le registrazioni dei sismografi italiani. Dobbiamo però tenere presente che trattandosi di attività criminale coperta ai massimi livelli – e negata ostinatamente – c’è l’alta possibilità che questi diagrammi siano stati alleggeriti e non rispecchino l’esatta attività svolta. Si ricorda che tutti gli orari sono calcolati sul “tempo civile (UTC)”, vale a dire con uno scarto pari a circa 2 ore di differenza con l’ora italiana. Fate attenzione. Dunque: 19 Maggio 2012 ore 23:13 (UTC), Pianura Padana, Magnitudo 4.1. Si può notare come l’attività a frequenza 0-2 Hz sia piuttosto intensa. Onde così basse hanno un’alta capacità di far vibrare rocce e terreni sabbiosi ma non solo, queste vibrazioni scuotono le particelle dell’acqua portandole a un potente surriscaldamento improvviso. Dalla scossa delle 23 e 13 (UTC) è stato un susseguirsi di micro sismi uno dietro l’altro, nel lasso di tempo che va dalle 2.03am (UTC) fino al terremoto più forte delle 3.02am (UTC) di magnitudo 4.9. Durante tutto il giorno di domenica 20 maggio l’attività HAARP è stata intensa e le scosse telluriche in Pianura Padana si sono susseguite senza tregua. Da notare, in particolare, la fascia orari che va dalle 12 alle 16 (UTC). Poco dopo le 12 (UTC) si nota un picco di intensità in correlazione con 2 forti sismi (2012/05/20 13:21:06 44.882 11.383 2.4 Ml:4.1 Pianura_padana_emiliana; 2012/05/20 13:18:02 44.831 11.49 4.7 Ml:5.1 Pianura_padana_emiliana). Per poi ripetersi ai seguenti orari: 2012/05/20 17:40:17 44.95 11.25 10 Ml:3.5 Pianura_padana_lombarda 2012/05/20 17:37:14 44.88 11.38 3.2 Ml:4.5 Pianura_padana_emiliana.

    Una gola profonda che invoca l’anonimato, poiché teme ritorsioni vitali, spiega senza mezzi termini: “Lo ionogramma, ovvero un diagramma tempo/frequenza della riflessione ionosferica, mostra un marcato livello F con una ionizazione di picco. Vi è anche un meno ovvio livello E. Il diagramma mostra come il segnale di sonda digitale si divide in onde riflesse ordinarie (in rosso) e straordinarie (in verde). Lo ionogramma ed il parametro FoF2 nel diagramma mostrano la più alta frequenza che è stata riflessa dalla ionosfera con incidenza verticale (onda radio perpendicolare al terreno)”. Terremoti con epicentri superficiali, come in questo caso italiano (10 chilometri di profondità come ha registrato l’INGV) e sismogrammi che evidenziano un’ unica grande oscillazione sono ritenuti dagli scienziati, senza alcun dubbio, essere terremoti artificiali generati dalla concentrazione di onde HAARP in determinati punti sensibili del globo terrestre. A prescindere dalle fanfaronate degli esperti al soldo bellico o dei professionisti con le barbe finte che popolano il web. Un geologo di chiara fama, A.V., conferma: “Generalmente i terremoti hanno epicentri molto più in profondità, nelle viscere della terra e soprattutto presentano sciami sismici, cioè a dire prima e dopo della vibrazione massima presentano oscillazione più piccole, definite di attenuazione”. Da tempo gli Usa hanno scatenato una guerra ambientale non dichiarata ufficialmente, contro l’Italia; ora l’escalation è sempre più evidente. Senza trascurare l’inquinamento radioattivo indotto nel Mediterraneo dalle attività della VI Flotta Usa di stanza nel Belpaese. Attività già documentata in termini scientifici dalle analisi puntuali Criad di Parigi in relazione al disastro provocato in Sardegna(dal 1972 al 2008), più specificatamente nell’arcipelago della Maddalena (Isola di Santo Stefano).
    Emergenza infinita – Meno male che notoriamente la Pianura Padana è classificata zona a rischio sismico quasi nullo. Il bilancio provvisorio dell’ultimo esperimento bellico nello Stivale è agghiacciante, se gli aggettivi hanno ancora senso: 7 morti, 53 feriti e circa 6 mila sfollati. Non è tutto. Particolare non trascurabile: «Il sisma ha mietuto un’ecatombe di rondini e rondoni. Una intera generazione biologica è sparita – dichiara Piero Milanin, responsabile del centro di recupero della fauna selvatica Il Pettirosso di Modena – Sono venuti giù i palazzi dei centri storici, chiese e torri, i merli dei castelli. Tutti punti privilegiati dalle rondini e dai rondoni per nidificare. Per giunta è successo in un periodo dove le uova vengono deposte o sono appena nati i piccoli. Come è accaduto alle persone, il terremoto ha sorpreso gli uccelli mentre dormivano. Sono rimasti tutti lì sotto». Anche l’economia di una regione locomotiva è in ginocchio: 5 mila posti di lavoro a rischio. I due segretari delle Camere del Lavoro di Modena e Ferrara hanno fatto i conti. Per Giuliano Guietti «nel ferrarese ci sono 700-1000 lavoratori le cui aziende questa mattina non erano in condizione di far ripartire le attività produttive». Per Donato Pivanti, invece, «3-4.000 i dipendenti del modenese. Il conto si riferisce solo alla industria, e non tiene conto di terziario e agricoltura». E poi, c’è da considerare la distruzione di numerose abitazioni ed edifici pubblici e di culto, molti dei quali autentici gioielli del patrimonio artistico italiano. A chi giova? Calma. Monti Mario – già al soldo di potentati internazionali (Club Bilderberg e Trilateral Commission) nonché dalla banca speculativa Goldman Sachs) – in sostanza, il Premier non eletto democraticamente, ma imposto dal sistema di potere, ha dichiarato lo Stato di emergenza ed ha lanciato un appello all’unità nazionale per essere vicini “a chi soffre”. E’ stata questa la prima reazione del Presidente del Consiglio (abusivo), alla notizia del sisma che lo ha raggiunto a Chicago, poche ore prima dell’apertura del vertice Nato. Il premier si è detto “molto preoccupato” e, anche alla luce dell’attentato di Brindisi, ha deciso di anticipare la partenza dagli Usa. Grazie, Primo Ministro, pro tempore. In effetti noi non siamo mai stati uniti così tanto come adesso. Da notare il “a chi soffre” scritto tra virgolette. Ovviamente, la fregatura è pregressa: i danni provocati dal sisma d’ora in poi sono a carico dell’ignara popolazione. Il governo dei tecnocrati taglia le pensioni ai disabili che hanno casa e se la prende perfino con i più deboli: i vecchi, i poveracci; hanno stangato anche i ciechi, pardon non vedenti che, appunto non si accorti ancora di nulla. Non dimentichiamo che a L’Aquila la ricostruzione lampo propagandata dal piduista di Arcore (tessera 1816) in trattativa con le mafie, è inspiegabilmente al palo. Una torta di 2 miliardi di euro nel cassetto con il corollario della sorellina di Gianni Letta, già presidente della Croce Rossa abruzzese, a dettare “legge”, si fa per dire. In altri termini, al peggio non c’è mai fine, in termine di corruzione e clientelismo, neanche di fronte al dolore umano.
    Scienza e politica – Secondo Michael Chossudovsky, docente all’Università di Ottawa, «Il sistema H.A.A.R.P. è un potente mezzo per la modificazione delle condizioni atmosferiche e del clima». La letteratura scientifica parla chiaro: “Le antenne di H.A.A.R.P. bombardano e riscaldano la ionosfera, generando frequenze elettromagnetiche che rimbalzano sulla terra, penetrando ogni essere vivente ed ogni oggetto inorganico”. E ancora: “H.A.A.R.P. genera forti impulsi nella banda Ulf ed Elf”. Dodici anni fa, alcuni ricercatori indipendenti (tra cui Robert Fitrakis) verificarono che “le trasmissioni a 14 hertz, rilevando che quando i segnali erano emessi ad elevata potenza, la velocità del vento raggiungeva le 70 miglia orarie, spostando i fronti temporaleschi”. In particolare le frequenze H.A.A.R.P. irradiate su specifici bersagli possono causare terremoti catastrofici, esattamente come il sisma che nel dicembre 2003 uccise migliaia di persone in Iran.
    In una Relazione di iniziativa della Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo il 23 settembre 1998e contenente una proposta di risoluzione (mai effettivamente adottata dal Parlamento) viene affermato che «malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell’ambiente come arma, come è il caso ad esempio del sistema HAARP». Nella medesima relazione la suddetta Commissione «reputa che il sistema HAARP sia da considerarsi, a causa del notevole impatto sull’ambiente, una questione mondiale ed esige che le sue conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche vengano analizzate da un organismo internazionale indipendente prima di ogni nuova ricerca e di qualsiasi esperimento» e «chiede al gruppo di esperti per la valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) di accettare di esaminare le prove scientifiche e tecniche fornite in base ai risultati esistenti della ricerca sull’HAARP onde valutare la natura esatta e il livello di rischio posto dall’HAARP per l’ambiente locale e globale e la salute pubblica in generale». In tale atto si «considera il sistema militare USA di manipolazione ionosferica, HAARP, con base in Alaska – che è solo una parte dello sviluppo e dell’impiego di armi elettromagnetiche ai fini della sicurezza sia interna che esterna – un esempio della più grave minaccia militare emergente per l’ambiente globale e la salute umana, dato che esso cerca di manipolare a scopi militari la sezione della biosfera altamente sensibile ed energetica, mentre tutte le sue conseguenze non sono chiare; invita inoltre la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad esercitare pressioni sugli Stati Uniti, della Russia e di qualsiasi altro Stato impegnati in tali attività affinché vi pongano fine e si giunga ad una convenzione globale contro questo tipo di armi. Chiede in particolare una convenzione internazionale per una messa al bando globale di tutte le ricerche e di tutti gli sviluppi, sia militari sia civili, volti ad applicare le conoscenze del funzionamento del cervello umano nel settore chimico, elettrico delle vibrazioni sonore o altro allo sviluppo di armi che possono consentire qualsiasi manipolazione degli esseri umani, ivi compreso un divieto di qualsiasi impiego reale o possibile di tali sistemi».
    La guerra ambientale è attualmente intesa negli ambienti militari come «l’intenzionale modificazione di un sistema ecologico naturale, come il clima, i fenomeni metereologici, gli equilibri dell’atmosfera, della ionosfera, della magnetosfera, le piattaforme tettoniche, allo scopo di causare distruzioni fisiche, economiche e psico-sociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o una particolare popolazione». Parola del generale italiano Mini già espressa nel documento “Owning the Weather in 2025”: «La strategia della negazione e il cinismo adottati per la guerra ambientale consentono d’impiegare armi e tecnologie sofisticate o brutali senza che ciò faccia scalpore. Consentono di camuffare azioni di guerra camuffandole e perfino di distruzione di massa camuffandole per ricerche scientifiche».
    E dopo l’Emilia Romagna, ora toccherà sicuramente ad una regione del Sud per piegare definitivamente l’Italia. Prepariamoci al peggio.
    RELAZIONE sull’ambiente, la sicurezza e la politica estera
    Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa
    Relatrice: on. Maj Britt Theorin



    fonte

    “Colli Albani, Campi Flegrei e Marsili sono più pericolosi anche del Vesuvio”


    In Italia ci sono vulcani inattivi ma non estinti che rappresentano un pericolo ancor piu’ grande del Vesuvio. Ne e’ convinto l’accademico del Lincei Annibale Mottana: “Pensiamo ai Colli Albani a un passo da Roma – ha detto nel suo intervento nella capitale per la cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico dell’Accademia dei Lincei - vulcani inattivi da alcuni millenni ma non estinti: saltuarie esalazioni di anidride carbonica ci avvisano che qualcosa sta maturando in profondita’. Oppure pensiamo ai Campi Flegrei – ha aggiunto – vicinissimi a Napoli, che hanno eruttato nel 1580 e che di tanto in tanto ancora segnalano la loro energia con assestamenti locali del suolo. Tutti indizi d’attivita’ vulcanica che al momento passano sotto silenzio, con la motivazione di evitare allarmi nelle popolazioni. E che dire poi del Marsili? Dubito addirittura che molti siano a conoscenza che sul fondale del Mar Tirreno, equidistante tra Campania, Calabria e Sicilia, si eleva un vulcano colossale alto 3000 m e con la cima a 450 m sotto il livello del mare, che ha manifestato la sua attivita’ ancora nel marzo del 2011“, ha spiegato l’esperto sottolineando: “E’ un vulcano costruito in gran parte di rocce friabili che franano continuamente e che, in un crollo di massa, possono creare un pauroso maremoto esteso dal Lazio alla Sicilia. Con quali conseguenze? Una tale previsione e’ scientificamente impossibile: sappiamo bene che ci furono maremoti nel Tirreno, purtroppo, ma quanto sappiamo di scientificamente documentato risale ancora al caso di Messina del 1908: allora i morti furono piu’ di 80.000“.

    Fonte:

    meteoweb

    Facciamo chiarezza sul Marsili, il vulcano sommerso nel Tirreno: non si è risvegliato, ma il rischio potenziale di tsunami resta invariato


    Siamo stati i primi, più di due anni fa, a sottolineare i rischi provenienti dalla presenza nel mar Tirreno del vulcano Marsili che, come spiega questo bellissimo articolo di Daniele Ingemi, è una delle principali e costanti fonti di rischio-tsunami del mar Tirreno e di tutto il Mediterraneo.
    Poi, grazie al lavoro del prof. Franco Ortolani, nostro collaboratore nonchè ordinario di geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II, abbiamo pubblicato un editoriale intitolato Le coste italiane a rischio tsunami e la legge che verrà… il giorno dopo che ha suscitato estremo interesse, con centinaia di migliaia di letture, e ha posto l’argomento-Marsiliall’attenzione della società civile.


    In questi giorni che seguono la tragedia dell’Emilia Romagna, su gran parte d’Italia si sta diffondendo sempre di più una sorta di psicosi-sismica, come dimostra quanto accaduto ieri in Sardegna o stamattina a Firenze. Su molti giornali, e di conseguenza sui social network che tendono sempre ad amplificare le notizie, ingigantendole e dando così vita a bufale colossali, si parla di un “risveglio” proprio del Marsili che, secondo questi articoli, si sarebbe risvegliato e starebbe per provocare un’imminente maremoto lungo le coste del sud.
    Noi di MeteoWeb che del Marsili ci siamo sempre occupati anche in tempi non sospetti, e che monitoriamo la situazione giorno dopo giorno ormai da molti anni, possiamo fare chiarezza sull’argomento innanzitutto garantendo che il Marsili non si è assolutamente risvegliato, è laggiù fermo e inabissato, sempre silente così come l’abbiamo conosciuto grazie al lavoro e alle ricerche degli studiosi che ci rivelerebbero subito un suo eventuale stato di risveglio.
    Detto questo, e quindi tranquillizzando un pò tutti sulla situazione dell’immediato, dobbiamo anche confermare ogni rischio potenziale provocato da questo vulcano, e in primis quello degli tsunami.




    Nella nostra intervista esclusiva al dott. Marcello Martini, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, realizzata il 30 giugno scorso, nel 2011 abbiamo chiesto all’esperto che ne pensa dei vulcani sommersi presenti nel Tirreno, se secondo lui determinano un fattore di rischio. La risposta di Martini è stata chiarissima, ed è assolutamente valida ancora oggi:

    “Sì, se n’è parlato di recente: il Marsili è una possibile fonte di tsunami. Anche il Vavilov: sappiamo che “ne manca un pezzo”, cioè in passato su una sua dorsale c’è stata una grande frana. Il rischio tsunami c’è come per le Eolie, basti pensare allo Stromboli e a quanto accaduto il 31 dicembre 2002 quando una frana lungo la sciara del fuoco determinò un maremoto in tutto il tirreno: per fortuna era dicembre e non agosto, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere. Comunque siamo molto più preoccupati del Vesuvio, anche come possibilità, rispetto ai vulcani sottomarini del Tirreno, in quanto i problemi immediati sono molto più elevati. Per quanto riguarda il Marsili, il Vavilov e gli altri vulcani sommersi nel Tirreno, pensiamo da anni allo sfruttamento dell’energia geotermica. Pensate che il Marsimi il più grosso vulcano d’Europa con una base di oltre 170 chilometri: si potrebbe sfruttare proprio l’energia geotermica. Però forse ci sono molte zone più accessibili sulla terra ferma. Anche sui Campi Flegrei stiamo facendo uno studio simile: sarà scavato un piccolo “pozzo” per studi fino a quasi 4 mila metri di profondità, non sarà verticale perchè dopo mille metri devierà verso il centro della principale caldera flegrea, partendo dai bordi. Vedremo cosa ne verrà fuori“.

    Secondo le ultime novità, entro il 2015 il Marsili sarà un produttore straordinario di energia pulita, ma a prescindere da questo, non possiamo che confermare tutti i potenziali rischi di tsunami come ha spiegato proprio il prof. Ortolani nel suo editoriale sul Marsili e anche lo scorso anno il 16 agosto, esattamente un anno dopo il terremoto di Lipari, con un articolo altrettanto pregevole dal titolo Tsunami: anche l’Italia è a rischio. Tanti campanelli d’allarme, ma poca prevenzione. Anche in occasione del nostro pesce d’aprile di quest’anno, il prof. Ortolani ha voluto sottolineare, con queste dichiarazioni, che il problema è reale. Pochi mesi prima anche noi su MeteoWeb, come sa bene chi ci segue da sempre, abbiamo realizzato lo ‘Speciale Tsunami‘, un lavoro editoriale esclusivo e approfondito realizzato con l’intento di sensibilizzare sui rischi dei maremoti di casa nostra.
    In pochi lo sanno, ma gli tsunami hanno sempre caratterizzato la storia dell’Italia, anche quella più recente (in coda all’articolo tutti gli articoli del nostro ‘Speciale’). E sicuramente ce ne saranno altri in futuro. Ma non è possibile sapere come e quando. E, di sicuro, il Marsili non si è ancora risvegliato…
    In giorni così concitati dal punto di vista mediatico su questi argomenti, non fidatevi delle notizie fornite da blog con indirizzi strani e da sitarelli realizzati dal “primo che capita” (con tutto il rispetto…). Le bufale sono dietro l’angolo. Come il Marsili “risvegliato”.
    Per adesso, in realtà, sta ancora dormendo.
    Ed è meglio così…

    http://newapocalypse.altervista.org/blog/2012/06/09/facciamo-chiarezza-sul-marsili-il-vulcano-sommerso-nel-tirreno-non-si-e-risvegliato-ma-il-rischio-potenziale-di-tsunami-resta-invariato/fonte

    Correlazioni tra allineamenti celesti e terremoti? Ecco perchè la scienza non può accettarle


    In occasione della scossa sismica di magnitudo 5.9 che ha sconvolto l’Emilia Romagna nello scorso 20 Maggio, qualcuno ha associato l’evento tellurico con l’eclissi anulare di Sole di qualche ora prima, suggerendo una possibile correlazione. Nonostante la scienza abbia compiuto enormi passi in avanti nella conoscenza, sono ancora molte le credenze che noi oseremmo definire medievali, riguardanti questi fenomeni. Un tempo le eclissi di Luna, ma anche il passaggio di comete, i transiti o le esplosioni di supernovae (esplosioni stellari), erano associati a presagi di sventure, calamità o a messaggi degli Dei. In presenza di questi eventi si organizzavano riti durante i quali si effettuavano veri e propri sacrifici umani in onore del Dio locale. Ai giorni attuali, noi sappiamo che tutto ciò è pura follìa, e non possiamo commettere l’errore di credere in qualcosa in contrasto con le leggi scientifiche ormai assunte. Esistono molti casi in cui non è possibile spiegare un fenomeno attraverso procedimenti metodici e rigorosi, ma ne esistono tanti altri dove è vero l’esatto contrario. Nel caso dell’eclissi anulare di Sole del 20 Maggio scorso, il nostro satellite naturale si è trovato alla massima distanza dalla Terra, motivo per il quale le sue dimensioni apparenti più ridotte non hanno permesso la copertura totale della nostra stella, lasciando intravedere un anello di fuoco nel cielo. La forza mareale in quel frangente era estremamente bassa, proprio per i motivi appena citati, di conseguenza è impossibile che l’eclissi abbia potuto scatenare il sisma.


    Qualche giorno prima, il mondo è rimasto affascinato dalla superluna, termine comunemente utilizzato per definire il Perigeo Lunare. In quel frangente il nostro unico satellite naturale era alla minima distanza dalla Terra; le forze mareali in gioco erano estremamente più evidenti, tanto che in alcuni luoghi del mondo si sono verificate delle variazioni delle maree estremamente importanti. Era l’occasione giusta per scatenare scosse sismiche di una certa importanza, eppure non è accaduto nulla di rilevante. La spiegazione sta nel fatto che i terremoti sono fenomeni endogeni, ossia interni alla Terra. Si verificano per il movimento della crosta terrestre, provocati dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo, e non sono influenzati dai corpi del sistema solare. Gli effetti mareali degli oggetti planetari sono troppo deboli per innescare un evento tellurico in piena regola, ed anzi, è assolutamente provato come producano energie troppo piccole per poterlo fare. Oltretutto gli eventi sismici si ripresentano a cadenza giornaliera, per cui la probabilità che un evento tellurico si verifichi nello stesso istante di un fenomeno celeste, è elevatissima. Se poi considerassimo come lasso temporale i giorni adiacenti, allora è estremamente arduo non rilevare fenomeni sismici nei pressi del verificarsi di un fenomeno celeste. Un altro punto a sfavore della teoria dei terremoti planetari, è che le eclissi non sono visibili da tutto il globo, ma presentano un cono d’ombra. Teoricamente il sisma dovrebbe verificarsi proprio in prossimità di quest’area dove la forza risultante dovrebbe sovrapporsi. Si è ipotizzato che differenze tra zona in ombra e zona illuminata provocano un forte squilibrio e fanno si che si crei il terremoto nelle immediate vicinanze del cono d’ombra. In realtà, non è mai stata trovata alcuna correlazione, tanto che l’eclissi del 20 Maggio si è verificata in altri luoghi del mondo rispetto all’Emilia Romagna e all’Italia e gli esempi presi come riferimento rappresentano solo una parte delle eclissi o degli allineamenti verificati.


    Dal punto di vista scientifico, la forza di gravità dipende dal valore delle masse in gioco ed è inversamente proporzionale al quadrato della distanza che separa i due corpi. Quando si verifica un allineamento planetario, come il caso del transito di Venere sul Sole del prossimo 5-6 Giugno, dovrebbero verificarsi delle debolissime modificazioni all’equilibrio gravitazionale, dovute ad una sovrapposizione di forze. La scienza però non ha mai trovato una relazione causa-effetto in merito a questi fenomeni in relazione ai terremoti, per cui restano solo supposizioni non confermate dai dati. Del resto, se considerassimo la massa di Venere in relazione alla sua distanza, ci accorgeremmo come l’influenza sarebbe a dir poco trascurabile. Oggi siamo a conoscenza che lo stress mareale è inversamente proporzionale al cubo della distanza, per cui sono calcoli ormai appurati che la scienza conosce e che non può trascurare. In passato il transito di Venere sul disco del Sole è stato osservato da innumerevoli esploratori che non hanno mai narrato di eventi sismici tali da causare tragedie ricordate nella storia. Gli unici ostacoli di cui si è a conoscenza sono le guerre, il maltempo ed eventuali calcoli errati dovuti all’approssimazione di quel periodo. Possiamo quindi essere certi che se il prossimo 5-6 Giugno dovesse verificarsi un forte terremoto in qualche area del mondo, non sarà assolutamente dovuto all’evento del transito di Venere sul Sole, ma solo ed esclusivamente alle leggi fisiche che permettono i fenomeni sismici ogni giorno dell’anno. Resta soltanto da ammirare un fenomeno astronomico raro, che sin dalla notte dei tempi ha affascinato innumerevoli popolazioni della Terra.

    Fonte

    Il terremoto di Mirandola (Emilia Romagna) era stato previsto già nel 2007!


    Si dice sempre che i terremoti non possano essere previsti, che non ci sia alcun modo per prevenirli e che dunque il solo modo possibile per arginare, nei limiti del possibile, i danni provocati da un sisma, sia la prevenzione.
    Eppure, all’indomani dei gravi terremoti che hanno colpito l’Emilia nell’ultimo periodo, scopriamo che qualcuno aveva segnalato che un terremoto avrebbe potuto colpire la zona di Mirandola, dove effettivamente si è verificato un sisma di magnitudo 5.8 il 29 maggio scorso.
    A fare quest’importante e per certi versi drammatico annuncio era stato il professor Dario Camuffo, fisico del Cnr di Padova.
    Secondo l’articolo apparso sul Corriere del Veneto di sabato 9 giugno, Camuffo nel 2007 aveva pubblicato uno studio, condotto insieme alla collega archeologa Silvia Enzi e al sismologo della Sapienza di Roma Eugenio Carminati. In questo studio, si indicava chiaramente Mirandola come possibile epicentro di un terremoto, che avrebbe potuto avere una magnitudo 6.2 della scala Richter.
    Questa ricerca, uscita sulla rivista specializzata Global and Planetary Change, giunse a quel risultato basandosi sull’evidenza storica, cioè sugli eventi sismici degli ultimi duemila anni.
    Che senso aveva studiare l’evoluzione storica dei terremoti in un’area geografica?
    Possiamo dire che questi studi sono di fondamentale importanza per capire se i terremoti del passato avessero influito sulla subsidenza della zolla su cui si appoggiano Venezia e la Pianura padana. Abbiamo già avuto modo di notare, in passato, che disastrosi terremoti si sono effettivamente verificati in queste zone, per cui che l’area emiliana sia sottoposta a un rischio sismico particolarmente elevato è praticamente certo.
    Cos’ha di così speciale questa zolla? Secondo Camuffo, dobbiamo immaginarla sotto forma di un triangolo, stretto tra Alpi e Appennino. Le due catene montuose premono le une sulle altre, schiacciando quasi questo triangolo, che dunque si trova al centro di spinte davvero molto intense. Quando la pressione diventa troppo forte, i bordi si rompono e il pericolo di scosse è elevato. Mirandola è esattamente sui bordi di questo triangolo, e da questo ne deriva che fosse una zona ad alto rischio.
    Dunque, secondo quanto afferma Camuffo, si potrebbe essere in grado di stabilire dove e con quale intensità potrebbe verificarsi un sisma, ma non si può ancora sapere quando questa scossa può verificarsi, e alla fine è questo che potrebbe fare la differenza, in termini di vite umane che sarebbe possibile salvare.
    Ma riuscire a capire quando potrebbe verificarsi una scossa resta ancora un miraggio.
    Ma c’è di più, in quanto afferma Camuffo. Oltre a Mirandola, le altre zone esposte, secondo la mappa da noi elaborata, sono Mantova e Verona. Nella città lombarda può verificarsi un sisma di magnitudo 5.9 della scala Richter, valore che nel capoluogo scaligero rischia di arrivare a 6.5. Invece le realtà al centro del triangolo stretto tra Alpi e Appennino, come Padova, difficilmente saranno epicentro di un terremoto, perciò risultano più sicure».
    Tutte quelle finora elaborate sono indicazioni preziose per chi si occupa di prevenzione, perchè in tal modo politica e istituzioni preposte possono prendere atto di tali indicatori, tutelando la gente, mettendo in sicurezza edifici e patrimonio culturale e predisponendo le nuove costruzioni secondo parametri antisismici.
    E infine Camuffo puntualizza che la serie malaugurata di scosse sfociata poi nel disastro dell’Emilia è iniziata lo scorso febbraio proprio con un sisma a Verona…segno, forse, che dobbiamo prepararci al peggio anche qui?

    Fonte:
    pensierospensierato

     
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