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    L'allarme di un geologo americano: "Il Vesuvio esploderà, a rischio migliaia di persone"

    lunedì 23 luglio 2012


    Vesuvio, Marsili, Colli Albani e Campi Flegrei. Sono questi i vulcani presenti sul territorio italiano che destano l’attenzione e la preoccupazione dei geologi. Il primo, in particolare, sembra creare non poca inquietudine. Secondo il professor Flavio Dobran, della New York University, “il Vesuvio esploderà improvvisamente con una potenza mai vista”. Il vulcano, che sonnecchia dal 1944, esploderà, e dal suo camino si alzerà una colonna di gas, cenere e lapilli. L’esperto americano descrive quella che potrebbe esser una vera e propria catastrofe con particolari a dir poco angoscianti. “Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi - ha detto Dobran -. Questo distruggerà l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani”. Il tutto in appena 15 minuti.L’ipotesi catastrofica è frutto di studi accurati - La sola incognita dell’esperto sembra esser il quando tutto ciò debba accadere. “Non possiamo prevederlo - precisa il ricercatore, che sottolinea come il medesimo destino sarà inevitabile anche per l’Etna -. Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto sia per l’Etna che per il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore”.Nelle viscere della Terra qualcosa sta però già accadendo - Secondo il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, le continue scosse che si stanno registrando nella Campania sono il risultato del continuo spingere del magma. Luongo avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km, fino alle parti più superficiali, con dimensioni al di sotto del potere risolutivo della tomografia. “Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata”. Questo scenario, aggiunge Luongo, “sarebbe compatibile con un quadro fenomenologico dei precursori meno appariscente di quello atteso”.Analizzare il passato per immaginare il futuro - Il vulcanologo statunitense Dobran ha progettato il “simulatore vulcanico globale”. Una sorta di modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. “Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79- sottolinea il ricercatore - e il simulatore ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata”.Conferme dal geologo italiano Annibale Mottana - “Quando il Vesuvio deciderà di dare avvio al suo prossimo ciclo eruttivo comincerà con un'esplosione - ha spiegato Mottana - e il tempo a disposizione per l'evacuazione potrà essere di minuti o al massimo poche ore, considerata l'insufficienza delle vie di fuga. Bisogna dire senza tanti eufemismi che il mezzo milione di persone che abitano le pendici del Vesuvio sarà destinato in gran parte a perire”.

    fonte

    I PIÙ PERICOLOSI VULCANI DEL MONDO SI STANNO RISVEGLIANDO

    mercoledì 11 luglio 2012


    I vulcani sottomarini sono in aumento esponenziale. I tremori armonici sono anche su una ripida salita. Secondo alcuni geologi (Geophysical Research Letters) è possibile che i recenti tsunami siano i precursori di un massiccio spostamento di placche tettoniche e di una super eruzione vulcanica che farebbe impallidire quello che è accaduto 74 mila anni addietro. Effettivamente proprio 74 mila anni fa una massiccia eruzione vulcanica del monte Toba, nell’isola di Sumatra, in quella che sembra la più grande eruzione vulcanica che si sia mai verificata, rilasciò una spaventosa quantità di 2.800 chilometri cubici di magma in atmosfera, lasciando uno spesso strato di cenere in tutto il Sud Asiatico. Le nubi scure ridussero la temperatura mondiale in media di 8-10°C rispetto alle condizioni attuali e quasi l’80% degli esseri viventi, compresi gli esseri umani, morirono. Nonostante il 2012 sia ormai l’anno forse più citato in assoluto dall’umanità in merito a presunte profezie e al famoso lungo computo del calendario Maya, secondo alcuni geologi la prossima super eruzione potrebbe avvenire proprio il prossimo anno, e non certamente riferendosi al popolo dell’america centrale. Molti di loro sono interessati e stanno monitorando il Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, dove la crosta terrestre è molto sottile in termini geologici ed è considerata l’area più pericolosa al mondo. Effettivamente negli ultimi anni molti vulcani di una certa pericolosità sembrano risvegliarsi. Martedì 30 agosto lo stato del vulcano Tambora ha cominciato a preoccupare la popolazione, tanto che i vulcanologi hanno ulteriormente innalzato l’allerta diramata qualche giorno prima al livello III. La più famosa eruzione del Tambora fu quella che ebbe luogo nell’aprile 1815: è stata una delle più potenti del pianeta, almeno dalla fine dell’ultima Era glaciale. L’emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell’eruzione, pur rilevante, del monte Sant’Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883. Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. Quell’esplosione, creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di 60.000 morti dovuti sia direttamente all’esplosione che alle pesanti carestie che seguirono il disastro. La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’anno senza estate, dovuto anche ad un minimo solare. Proprio nel mese scorso abbiamo pubblicato un articolo riguardante il pericolo che i più grossi vulcani della Terra si stessero risvegliando, compresi il Popocatepetl e il Katla. A Settembre è tornato a farsi sentire il più pericoloso vulcano messicano, il Popocatepetl. Una colonna di fumo e cenere alta un chilometro si è innalzata dal cono, tanto che le autorità locali hanno evacuato l’area fino a 12 chilometri dal cratere. Sempre il mese scorso in Islanda, il Katla ha prodotto tanti piccoli terremoti compresa una scossa di magnitudo 3,2 richter proprio sulla caldera del vulcano. “E’ impossibile capire se si tratta di un episodio che rientra nella normalità dell’attività sismica del vulcano o se è qualcosa di diverso. Noi ci limitiamo a monitorare la situazione ogni ora di ogni giorno” ha detto un geologo islandese. Negli ultimi mesi, comunque, il “fermento” tellurico intorno a vari vulcani del mondo sta crescendo, così come aumentano le eruzioni (per fortuna fino al momento senza gravi conseguenze). Basti pensare alla stessa Etna, in casa nostra, la cui attività aumenta di mese in mese ormai proprio dalla scorsa primavera, o al vulcano del Congo o agli altri citati.

    I terremoti e i sismi di minor intensità che migliaia di persone stanno osservando in tutto il mondo sembrano essere in aumento. In molte parti del mondo i laghi stanno perdendo la loro acqua a causa di inghiottitoi, mentre i gyser allo Yellowstone Park stanno manifestando un aumento eccessivo di temperatura con un aumento della frequenza delle eruzioni. Quindi questa super eruzione sarebbe imminente? Nonostante questi sintomi che possano far supporre quantomeno un inizio che qualcosa del genere possa accadere, non esiste la possibiltà concreta di prevedere con troppo anticipo la data di un evento così poco comune che ha tempi di ritorno enormi. Potrebbe davvero accadere a breve, come tra migliaia di anni. La più recente super-eruzione è avvenuta in Nuova Zeelanda circa 26.000 anni fa. In tutto gli studiosi hanno individuato 50 super-eruzioni, anche se si stanno ancora valutando altri possibili casi. Dal momento che la storia della Terra comincia 4.5 miliardi di anni fa, è stato calcolato che di queste eruzioni massiccie ne avvengano circa 1,4 ogni milione di anni. Nonostante un’attività in costante aumento, gli scienziati monitorano con attenzione tutti gli eventi mondiali, e al momento nulla fa supporre ad un’imminente eruzione a scala globale. Per cui, dicono, possiamo per il momento stare tranquilli. La Terra tuttavia conserva le cicatrici delle massicce super-eruzioni che sono sempre accadute nella storia del nostro pianeta. Affermare che ciò non accadrà mai più è sicuramente errato, ma lo è anche avere la spavalderia di indovinare l’anno esatto di tale evento. Come dire che accadrà, ma non sappiamo quando.

    FONTE

    “Colli Albani, Campi Flegrei e Marsili sono più pericolosi anche del Vesuvio”

    mercoledì 4 luglio 2012


    In Italia ci sono vulcani inattivi ma non estinti che rappresentano un pericolo ancor piu’ grande del Vesuvio. Ne e’ convinto l’accademico del Lincei Annibale Mottana: “Pensiamo ai Colli Albani a un passo da Roma – ha detto nel suo intervento nella capitale per la cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico dell’Accademia dei Lincei - vulcani inattivi da alcuni millenni ma non estinti: saltuarie esalazioni di anidride carbonica ci avvisano che qualcosa sta maturando in profondita’. Oppure pensiamo ai Campi Flegrei – ha aggiunto – vicinissimi a Napoli, che hanno eruttato nel 1580 e che di tanto in tanto ancora segnalano la loro energia con assestamenti locali del suolo. Tutti indizi d’attivita’ vulcanica che al momento passano sotto silenzio, con la motivazione di evitare allarmi nelle popolazioni. E che dire poi del Marsili? Dubito addirittura che molti siano a conoscenza che sul fondale del Mar Tirreno, equidistante tra Campania, Calabria e Sicilia, si eleva un vulcano colossale alto 3000 m e con la cima a 450 m sotto il livello del mare, che ha manifestato la sua attivita’ ancora nel marzo del 2011“, ha spiegato l’esperto sottolineando: “E’ un vulcano costruito in gran parte di rocce friabili che franano continuamente e che, in un crollo di massa, possono creare un pauroso maremoto esteso dal Lazio alla Sicilia. Con quali conseguenze? Una tale previsione e’ scientificamente impossibile: sappiamo bene che ci furono maremoti nel Tirreno, purtroppo, ma quanto sappiamo di scientificamente documentato risale ancora al caso di Messina del 1908: allora i morti furono piu’ di 80.000“.

    Fonte:

    meteoweb

    Facciamo chiarezza sul Marsili, il vulcano sommerso nel Tirreno: non si è risvegliato, ma il rischio potenziale di tsunami resta invariato


    Siamo stati i primi, più di due anni fa, a sottolineare i rischi provenienti dalla presenza nel mar Tirreno del vulcano Marsili che, come spiega questo bellissimo articolo di Daniele Ingemi, è una delle principali e costanti fonti di rischio-tsunami del mar Tirreno e di tutto il Mediterraneo.
    Poi, grazie al lavoro del prof. Franco Ortolani, nostro collaboratore nonchè ordinario di geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II, abbiamo pubblicato un editoriale intitolato Le coste italiane a rischio tsunami e la legge che verrà… il giorno dopo che ha suscitato estremo interesse, con centinaia di migliaia di letture, e ha posto l’argomento-Marsiliall’attenzione della società civile.


    In questi giorni che seguono la tragedia dell’Emilia Romagna, su gran parte d’Italia si sta diffondendo sempre di più una sorta di psicosi-sismica, come dimostra quanto accaduto ieri in Sardegna o stamattina a Firenze. Su molti giornali, e di conseguenza sui social network che tendono sempre ad amplificare le notizie, ingigantendole e dando così vita a bufale colossali, si parla di un “risveglio” proprio del Marsili che, secondo questi articoli, si sarebbe risvegliato e starebbe per provocare un’imminente maremoto lungo le coste del sud.
    Noi di MeteoWeb che del Marsili ci siamo sempre occupati anche in tempi non sospetti, e che monitoriamo la situazione giorno dopo giorno ormai da molti anni, possiamo fare chiarezza sull’argomento innanzitutto garantendo che il Marsili non si è assolutamente risvegliato, è laggiù fermo e inabissato, sempre silente così come l’abbiamo conosciuto grazie al lavoro e alle ricerche degli studiosi che ci rivelerebbero subito un suo eventuale stato di risveglio.
    Detto questo, e quindi tranquillizzando un pò tutti sulla situazione dell’immediato, dobbiamo anche confermare ogni rischio potenziale provocato da questo vulcano, e in primis quello degli tsunami.




    Nella nostra intervista esclusiva al dott. Marcello Martini, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, realizzata il 30 giugno scorso, nel 2011 abbiamo chiesto all’esperto che ne pensa dei vulcani sommersi presenti nel Tirreno, se secondo lui determinano un fattore di rischio. La risposta di Martini è stata chiarissima, ed è assolutamente valida ancora oggi:

    “Sì, se n’è parlato di recente: il Marsili è una possibile fonte di tsunami. Anche il Vavilov: sappiamo che “ne manca un pezzo”, cioè in passato su una sua dorsale c’è stata una grande frana. Il rischio tsunami c’è come per le Eolie, basti pensare allo Stromboli e a quanto accaduto il 31 dicembre 2002 quando una frana lungo la sciara del fuoco determinò un maremoto in tutto il tirreno: per fortuna era dicembre e non agosto, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere. Comunque siamo molto più preoccupati del Vesuvio, anche come possibilità, rispetto ai vulcani sottomarini del Tirreno, in quanto i problemi immediati sono molto più elevati. Per quanto riguarda il Marsili, il Vavilov e gli altri vulcani sommersi nel Tirreno, pensiamo da anni allo sfruttamento dell’energia geotermica. Pensate che il Marsimi il più grosso vulcano d’Europa con una base di oltre 170 chilometri: si potrebbe sfruttare proprio l’energia geotermica. Però forse ci sono molte zone più accessibili sulla terra ferma. Anche sui Campi Flegrei stiamo facendo uno studio simile: sarà scavato un piccolo “pozzo” per studi fino a quasi 4 mila metri di profondità, non sarà verticale perchè dopo mille metri devierà verso il centro della principale caldera flegrea, partendo dai bordi. Vedremo cosa ne verrà fuori“.

    Secondo le ultime novità, entro il 2015 il Marsili sarà un produttore straordinario di energia pulita, ma a prescindere da questo, non possiamo che confermare tutti i potenziali rischi di tsunami come ha spiegato proprio il prof. Ortolani nel suo editoriale sul Marsili e anche lo scorso anno il 16 agosto, esattamente un anno dopo il terremoto di Lipari, con un articolo altrettanto pregevole dal titolo Tsunami: anche l’Italia è a rischio. Tanti campanelli d’allarme, ma poca prevenzione. Anche in occasione del nostro pesce d’aprile di quest’anno, il prof. Ortolani ha voluto sottolineare, con queste dichiarazioni, che il problema è reale. Pochi mesi prima anche noi su MeteoWeb, come sa bene chi ci segue da sempre, abbiamo realizzato lo ‘Speciale Tsunami‘, un lavoro editoriale esclusivo e approfondito realizzato con l’intento di sensibilizzare sui rischi dei maremoti di casa nostra.
    In pochi lo sanno, ma gli tsunami hanno sempre caratterizzato la storia dell’Italia, anche quella più recente (in coda all’articolo tutti gli articoli del nostro ‘Speciale’). E sicuramente ce ne saranno altri in futuro. Ma non è possibile sapere come e quando. E, di sicuro, il Marsili non si è ancora risvegliato…
    In giorni così concitati dal punto di vista mediatico su questi argomenti, non fidatevi delle notizie fornite da blog con indirizzi strani e da sitarelli realizzati dal “primo che capita” (con tutto il rispetto…). Le bufale sono dietro l’angolo. Come il Marsili “risvegliato”.
    Per adesso, in realtà, sta ancora dormendo.
    Ed è meglio così…

    http://newapocalypse.altervista.org/blog/2012/06/09/facciamo-chiarezza-sul-marsili-il-vulcano-sommerso-nel-tirreno-non-si-e-risvegliato-ma-il-rischio-potenziale-di-tsunami-resta-invariato/fonte

    VESUVIO, CONTO ALLA ROVESCIA?

    giovedì 21 giugno 2012



    di Gianni Lannes
    Per l’Etna parlano da sole le immagini rabbiose diffuse dalle televisioni di mezzo mondo ad ogni eruzione. Nella vicina base Usa di Sigonella sono state accumulati ordigni atomici, in violazione del Trattato internazionale di non proliferazione nucleare. Che succederà? Altrettanto inquietanti, ma sottovalutate, sono le proiezioni riferite all’apparentemente tranquillo collega napoletano. Gli esperti si confrontano sull’eventualità di un’ora X per l’eruzione. Rischierebbero la vita almeno un milione e mezzo di persone nell’area napoletana. Ma è meglio non farlo sapere all’opinione pubblica. Vero presidente Monti?

    Previsione scientifica - Su di lui, però, ha le idee chiare il professor Flavio Dobran docente della New York University. Qual è la previsione dell’esperto americano? "All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani". Il tutto in appena 15 minuti.
    Uno scenario catastrofico? Semplicemente un’ipotesi documentata, frutto di accurati studi, da non sottovalutare. Con una sola incognita: il giorno in cui scatterà la terribile esplosione. "Questa purtroppo non possiamo prevederla - precisa il professor Dobran - Certo non sarà tra due settimane, però sappiamo con certezza che il momento del grande botto sia per l’Etna che però il Vesuvio, anche se è su quest’ultimo che i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore".
    Il magma che alimenta il Vesuvio se ne sta tranquillo nel suo serbatoio profondo o sta risalendo? "E’ il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania". La tesi è di un vulcanologo napoletano, il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che non condivide la diagnosi rassicurante fatta da un suo collega, Paolo Gasparini che descrive il vulcano come "un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità". Molto al di sotto, a circa 10 km, la tomografia sismica a tre dimensioni individua materiali fluidi, interpretati come il bacino magmatico che alimenta il vulcano. Nei limiti della tomografia, che non distingue masse inferiori a circa 300 metri di diametro, Gasparini precisa che "non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km". Luongo contesta queste interpretazioni e avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km, fino alle parti più superficiali, con dimensioni al di sotto del potere risolutivo della tomografia. "Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km, al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata". Questo scenario, aggiunge Luongo, "sarebbe compatibile con un quadro fenomenologico dei precursori meno appariscente di quello atteso". Analizzare il passato può servire allora a immaginare il futuro.
    Ed è proprio ciò che ha fatto il vulcanologo statunitense, Dobran, progettando il simulatore vulcanico globale. Si tratta di un modello informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni del Vesuvio, per descrivere quelle future. Oltre ai dati storici nel computer vengono inseriti anche quelli sullo stato attuale del vulcano: l’attività sismica più recente, le emissioni di gas, i cambiamenti dei campi magnetici. "Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del 79 - dice Dobran - E il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata". E’ successo in passato, potrebbe accadere in futuro. Gli esperti ne sono sicuri, anche se il giorno esatto non lo conosce nessuno.

    Trivellazioni - Scavare una galleria sotterranea per spingere delle sonde fino alla caldera flegrea sotto il mare di Pozzuoli è considerato da molti altamente pericoloso. Il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, coordinato dall’ingegnere Giuseppe De Natale, costa 15 milioni di dollari e servirebbe a monitorare il rischio di terremoti ed eruzioni oltre che a studiare il bradisismo e a sfruttare l’energia del sottosuolo. Ma numerosi esperti mettono in guardia sugli effetti disastrosi che le trivellazioni potrebbero avere sul territorio. Gli ultimi avvertimenti in ordine di tempo provengono da due media americani, il “Popular Science” e la rivista scientifica “Nature”. Secondo entrambi le trivelle potrebbero incontrare sulla propria strada del magma sotto pressione, causando delle eruzioni e dei terremoti in tutta la zona intorno al Vesuvio. Clay Dillow, dalle pagine del Popular Science, si chiede se “il tentativo di difendere i Campi Flegrei, che nel mondo sono uno dei luoghi più a rischio di eruzioni vulcaniche, non possa addirittura peggiorare la situazione”.
    Sulla questione si è espresso anche Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica ambientale alla Federico II di Napoli e consulente della procura sull’area dei Campi Flegrei. De Vivo ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui ha sottolineato il rischio di effettuare le rilevazioni in prossimità di centri abitati come Bagnoli, allegando pubblicazioni su altri incidenti «clamorosi» avvenuti in Nuova Zelanda e Islanda. Il professor De Vivo ha sottolineato che degli esami nel territorio «sono possibili, si fanno, ma in zone disabitate e in questo caso sono inutili, perché sappiamo già tutto della caldera flegrea». I precedenti del Vesuvio non sono in effetti confortanti.

    fonte

     
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