• Medicina
  • Internet
  • Video
  • Visualizzazione post con etichetta Nucleare. Mostra tutti i post
    Visualizzazione post con etichetta Nucleare. Mostra tutti i post

    GIAPPONE, FU IL CYBER VIRUS STUXNET A CAUSARE IL DISASTRO NUCLEARE DI FUKUSHIMA.

    sabato 14 luglio 2012



    La scienziata indipendente Leuren Moret il 23 Maggio 2004 sul Japan Times predisse: “Non è una questione se in Giappone avverrà o meno un disastro nucleare; il problema è quando accadrà. Come l’ex Unione Sovietica dopo Chernobyl, il Giappone diventerà un paese che avrà malattie derivanti dalle radiazioni, che distruggeranno le generazioni future, e una diffusa contaminazione delle aree agricole assicurerà un disastro per la salute pubblica. La sua economia potrebbe non riprendersi mai più”.
    La Moret ha indicato che in Giappone è stato trovato un nuovo cybervirus. Il virus Stuxnet è progettato per attaccare i server offline passando per memorie USB. Il virus Stuxnet è stato ideato per causare dei malfunzionamenti nei controllori Siemens usati in alcuni impianti nucleari. Fukushima aveva gli stessi controllori Siemens per i quali fu ideato lo Stuxnet. Il virus Stuxnet fu usato anche dall’intelligence israeliana- il Mossad – per distruggere le centrifughe di Bushar in Iran, legate al nucleare.La Moret ha detto: “Il problema, dopo il terremoto, è stato che le pompe, le valvole e i controllori si sono guastati, quindi gli operai non sono riusciti a far funzionare le pompe. Questo semplicemente si aggiunge al terremoto HAARP, e a molte altre prove che si è trattato di un evento HAARP false flag”.
    L’energia rilasciata dal terremoto HAARP in Giappone equivale a 1 milione di bombe nucleari.

    Durante l’intervista, l’esperta di radiazioni Leuren Moret, che era un testimone esperto del Tribunale Internazionale di Tokyo per i Crimini di Guerra in Afghanistan, rivela i calcoli di un ex scienziato di Manhattan, secondo cui il terremoto in Giappone – un’arma di distruzione di massa HAARP – ha rilasciato circa l’equivalente energetico di un milione di bombe nucleari. Le barre esaurite esposte nelle vasche di raffreddamento rilasciano radiazioni equivalenti a 92.000 bombe per unità (totale 4 unità). Nell’intervista l’esperta di radiazioni Leuren Moret rivela anche dei calcoli da lei eseguiti a proposito della quantità di radiazioni rilasciate dalle barre di carburante esaurite accantonate nelle vasche di raffreddamento sopra ognuno dei sei reattori dell’impianto di Fukushima. La Moret calcola che le barre di carburante esaurito di ogni unità dell’impianto di Fukushima stanno rilasciando l’equivalente di 92.000 bombe nucleari. Ogni unità dispone di 400 gruppi di barre di combustibile esaurito, con 60 barre di combustibile esaurito per ogni insieme. Ogni singola barra contiene 72 libbre di uranio , al contrario di un carico utile di 20 chili di uranio per una bomba nucleare. Questa radiazione dalle 4 unità che ammonta a 92 mila bombe nucleari è ora stata rilasciata nella troposfera, e viaggia a sotto i 300 metri di altitudine sopra il Giappone e gli Stati Uniti occidentali.

    Video: gli incidenti nucleari in Giappone sono una guerra nucleare tettonica generata da HAARP



    In un’intervista esclusiva rilasciata il 20 Marzo 2011, la scienziata indipendente ha illustrato i molteplici motivi per cui il terremoto in Giappone è stato quasi certamente condizionato ed innescato da un arma HAARP-aerosol/scie chimiche al plasma, per provocare enormi perdite di radiazioni nucleari in stile Chernobyl che , secondo un rapporto del governo svedese, saranno distribuite su tutto l’emisfero settentrionale del pianeta. Tra i vari aspetti del terremoto in Giappone discussi dalla Moret che corrispondono al profilodi un sistema sismico innescato dall’HAARP ci sono:

    • L’intensità e le caratteristiche del sisma; la confusione intenzionale degli USA sulla scala del terremoto

    • La prefigurata vendita della Japan Westinghouse (controllata dagli interessi dei Rockefeller) nel 2006 a Hitachi e altri interessi;

    • L’uso del virus Stuxnet nell’impianto di Fukushima, per provocare il malfunzionamento delle pompe di raffreddamento e delle valvole, creando così i pericolosi rilasci di radiazioni;

    • La creazione di nubi a vortice correlate all’HAARP sulla Baia di San Francisco, California, il 18 Marzo 2011, per innescare a partire dalla prima esplosione dell’impianto di Fukushima una forte pioggia radioattiva sulla popolazione, sul cibo e sull’ecologia della zona della baia.

    Guardate l’intervista con la scienziata indipendente Leuren Moret, che dimostra che il terremoto in Giappone e l’ “incidente” nucleare sono una guerra tettonica. I lettori possono guardare l’intervista con Leuren Moret di seguito:

    [fonte]

    SARDEGNA,ALLARME RADIOATTIVITÀ IN PROVINCIA DI CAGLIARI

    giovedì 28 giugno 2012

    A Portovesme è allarme radioattività. La denuncia di Sni, aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas

    “Non solo i rifiuti speciali vengono fatti passare per materie prime ma dobbiamo vivere sotto una spada di Damocle radioattiva e consumare il nostro territorio disseminandolo di discariche speciali”. E’ quanto afferma Sni con un comunicato stampa seguito alla diffusione della notizia sulle sacche contaminate dal Cesio 137 e trasportate in un cargo arrivato dalla Grecia carico di fumi di acciaieria. Intanto a Portovesme è allarme radiottività. “Si tratta di un ulteriore episodio molto grave,” – commentano in una nota stampa unitaria a Manca pro s’Indipendentzia, i Carlofortini Preoccupati e l’ Associazione Adiquas – “ricordiamo, infatti, che per l’utilizzo dei fumi di acciaieria, nel ciclo produttivo della Portovesme S.r.l., era stata disposta, per poterli accogliere, una specifica deroga alla legge regionale, a patto di un rispetto rigoroso della normativa sui rifiuti speciali”. Tuttavia, “tramite la Portovesme srl – spiega la nota di Sni – continuano ad arrivare in Sardegna migliaia di tonnellate di scorie altamente inquinanti e pericolose, con sospetto fondato anche di radioattività, costituite dai residui delle acciaierie del nord Italia e di mezza Europa”. Il pretesto? Estrarre da questi rifiuti piccole quantità di materiali utili. Un vero e proprio business dello smaltimento dei scorie tossiche, che lascia nel suolo sardo residui altamente nocivi alla salute e al territorio. aMpI, Carlofortini Preoccupati e Associazione Adiquas denunciano con forza l’inadeguatezza del regime dei controlli rispetto all’ingresso di tutti i rifiuti in Sardegna chiedendo “che nei porti siano presenti e funzionanti le migliori attrezzature ad alta tecnologia”: visto “il ripetersi dell’arrivo di materiali radioattivi chiediamo che vengano controllate le discariche che accolgono i rifiuti industriali, in particolare quella de S’Acqua e Sa Canna, quella di Genne Luas e della Carbosulcis e chiediamo anche che vengano controllati e analizzati il contenuto di tutti i camion che trasportano il materiale nelle discariche”. Per bloccare il disastro è necessario “fermare le discariche speciali” – rincara Bustianu Cumpostu coordinatore di Sardigna Natzione – il che “significa fermare il business politico-affaristico che sta consumando il nostro territorio. A cominciare da quella prospettata a Decimomannu, dobbiamo iniziare una lotta ferma e dura contro le discariche speciali […]. Le comunità locali devono rendere indisponibile il loro territorio allo smaltimento degli escrementi dei nuovi barones”.

    FONTE


    Scorie nucleari : l’Europarlamento vieta esportazioni verso i Paesi terzi

    venerdì 24 giugno 2011


    Il  nucleare sta prendendo colpi da tutte le parti, particolarmente nella vecchia Europa. Oggi il Parlamento europeo ha votato una proposta di direttiva nella quale si dice che «Le esportazioni di scorie nucleari verso Paesi terzi devono essere vietate, salvo che esse non siano esportate per il riciclaggio e reimportate nell’Ue, mentre le esportazioni all’interno dell’Ue non dovrebbero essere autorizzate che attraverso accordi bilaterali».
    La proposta iniziale della Commissione, fondata sul trattato Euratom e dopo una procedura di consultazioni,  era stata presentata nel novembre 2010, quando il rinascimento nucleare aveva il vento in poppa, poi è venuta Fukushima e ora il Consiglio europeo dovrà prendere la decisione definitiva con sulle spalle questa pesante posizione dell’Europarlamento che spariglia le carte ben distribuite dalla lobby nucleare, che aveva molti, buoni e potenti amici nella Commissione Ue e nei governi.
    Nonostante alcuni aspetti contraddittori, dovrebbero aumentare le difficoltà per le esportazioni farsa di scorie nucleari francesi, tedesche e britanniche verso la Russia, per falsi riciclaggi che si trasformano in stoccaggi di scorie nucleari all’aria aperta ed anche i trasporti di scorie nucleari italiane in Francia dovranno probabilmente essere meglio definiti e concordati. Inoltre, è chiaro che i Paesi di transito staranno molto più in guardia. L’Europarlamento ha anche chiesto regole più stringenti per la protezione dei lavoratori, il rafforzamento del controllo e i poteri di inchiesta delle autorità nazionali e la ricerca sulle alternative all’interramento delle scorie nucleari.
    Secondo una nota dell’Europarlamento, «I lavoratori coinvolti nella gestione delle scorie radioattive, nella loro produzione e nella loro eliminazione, devono ricevere una protezione adeguata» e gli europarlamentari hanno chiesto maggiori poteri per le agenzie di controllo e per le autorità competenti : «Le autorità nazionali dovrebbero avere il potere di procedere regolarmente a delle valutazioni della sicurezza nucleare, ad inchieste e controlli e, se necessario, prendere misure esecutive».
    La popolare slovena  Romana Jordan Cizelj, che ha redatto la risoluzione ha detto durante il dibattito in aula che «Il Palamento europeo ha diverse volte chiesto una direttiva sul trattamento delle scorie radioattive e del combustibile esausto e gli avvenimenti di Fukushima hanno dimostrato che avevamo ragione di farlo. Siamo positivi quanto all’idea di una direttiva e vogliamo che questa direttiva sia più forte e più chiara».
    Una critica bipartisan al testo proposto dalla commissione europea che si è tramutata in un voto schiacciante: 489 voti a favore della risoluzione,  52 contrari e 75 astensioni.
    Secondo la direttiva proposta, ogni Stato membro dovrà elaborare politiche e programmi per assicurare che il combustibile esausto e le scorie radioattive vengono trattati ed eliminato in maniera sicura. Le politiche nazionali dovranno includere inventari e piani di gestione di tutti gli impianti, anche dopo la loro chiusura. Quindi la direttiva riguarda anche i vecchi impianti nucleari italiani e lascia aperta la questione del nostro deposito nazionale delle scorie.
    Per quanto riguarda lo stoccaggio sotterraneo delle scorie altamente radioattive che sta già creando proteste e conflitti in Paesi come Francia, Spagna e Germania, il Parlamento europeo ha chiesto di intensificare la ricerca sulle alternative, sconfessando la Commissione Ue che prospetta lo stoccaggio geologico profondo come «L’opzione più sicura per le scorie altamente radioattive».
    Una delle questioni più controverse affrontate dagli eurodeputati è quella della possibilità di esportare le scorie nucleari al di fuori dell’Ue, il voto ha appoggiato l’opzione di vietarla, contrariamente a quel che aveva proposto la Commissione energia dello stesso Parlamento europeo. Qui però l’emendamento della Commissione ha diviso in due gli europarlamentari: è stato respinto con 328 voti contrari, 311 favorevoli e 7 astensioni e con la contrarietà determinante dei gruppi Socialista & Democratici e dei Liberaldemocratici, che hanno preferito la proposta iniziale della Commissione che prevede che ogni Stato membro sia responsabile dell’eliminazione delle scorie che produce e che l’autorizzazione alla loro esportazione verso un altro Stato membro dell’Ue sia consentita unicamente attraverso un accordo bilaterale.
    In seduta plenaria la maggioranza dell’europarlamento ha sostenuto la proposta dei socialisti & democratici  di non permettere le esportazioni di scorie se non per il riciclaggio ed alla sola condizione che siano in seguito reimportate nell’Ue. Un bel problema per Areva ed Edf che esportano le scorie nucleari francesi in Russia dove ne lasciano stoccate il 90%.
    Il gruppo dei Verdi ha chiesto di autorizzare le esportazioni di scorie nucleari solo all’interno dell’Ue e solo per piccole quantità, mentre la Sinistra Europea ha chiesto di vietare tutte le esportazioni di scorie, anche all’interno dell’Unione europea.
    Michèle Rivasi eurodeputata di Europe Ecologie e fondatrice del Crirad parla di un voto con luci ed ombre: «Abbiamo potuto evitare il peggio ma questo testo resta al di qua di una politica di sicurezza efficace in materia di gestione delle scorie radioattive, continuando a far credere che i combustibili esausti potranno essere ritrattati in Francia, in Russia o in Ucraina. Per esempio, le regole definite da questo rapporto non integrano le scorie nucleari provenienti dall’uso militare e nemmeno la quantità impressionante di scorie provenienti dalle miniere di uranio o anche i combustibili esausti prima di essere ritrattati. L’obiettivo sembra quello di cullare i cittadini nell’illusione di una gestione perfetta della filiera nucleare e della consacrazione dello stoccaggio in grotte geologiche profonde come soluzione ideale di fronte ai rischi legati alle scorie radioattive, Il voto contro l’esportazione delle scorie al di fuori dell’Ue rimane però un enorme sollievo: era inammissibile che una maggioranza conservatrice favorisse l’industria nucleare che ci ha mantenuto per decenni nella menzogna e nell’illusione di una gestione responsabile e sostenibile delle scorie. La reale ragione di questa sottomissione non scusabile è l’assenza di un’accettabilità sociale in materia di scorie radioattive, nessun cittadino europeo vuole avere una pattumiera radioattiva vicina, né a Bure (progetto francese) né altrove, La nostra incapacità di gestire questi rifiuti non deve condurci a negare le responsabilità: la filiera elettronucleare deve assumersi la responsabilità finanziaria delle scorie finali  e gli Stati devono assumere le scelte politiche in materia energetica. Così, noi siamo felici del voto in favore del nostro emendamento che vieta lo stoccaggio delle scorie in zona sismica, i deputati hanno almeno saputo trarre una lezione dalla catastrofe di Fukushima: era l’ora!»



    http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=10972

    Incidente nucleare a Fort Calhoun, Nebraska. Il governo impone la no fly zone

    giovedì 23 giugno 2011

    Sulla scala INES, la scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici, il livello 4 significa danni significativi al nocciolo del reattore e/o alle barriere protettive della centrale nucleare, significa che le radiazioni all’interno del reattore sono di livello letale per uomini e animali, mentre per l’ambiente esterno l’impatto è ancora considerato “minore”, con esposizione della popolazione a radiazioni che ancora rientrano nei limiti di legge. Nell’indifferenza generale di media e opinione pubblica, da due settimane la centrale nucleare di Fort Calhoun, nello Stato del Nebraska – attiva dal 1973 – si trova in una situazione assai critica, sommersa dalle acque del fiume Missouri, uscito dagli argini lo scorso maggio. L’incidente è stato classificato a livello 4, lo stesso livello della centrale giapponese di Fukushima nei primi giorni del disastro. L’8 giugno, quando gli addetti alla sicurezza dell’impianto avevano confermato il danneggiamento del sistema di raffreddamento del reattore, le autorità dello Stato avevano chiesto alla Federal Aviation Administration la messa in opera di una No fly zone nello spazio aereo al di sopra della centrale. Divieto di sorvolo necessario per “motivi di sicurezza”. La portavoce della FAA aveva dichiarato che “Vi è il pericolo di collisione fra velivoli che transitano sopra l’impianto e questo complicherebbe le operazioni di ripristino al suolo. Dobbiamo garantire la sicurezza di chi lavora nella centrale.” Poi naturalmente c’è chi ha pensato che la no fly zone tendesse piuttosto ad impedire a curiosi e giornalisti di sorvolare la zona. Le fotografie messe in circolazione sono verosimilmente state scattate prima del divieto di sorvolo. Siccome in situazioni di emergenza la comunicazione è essenziale, il 16 giugno – una settimana dopo la segnalazione dell’incidente – Victor Drick, portavoce della Commissione di regolamentazione nucleare, aveva dichiarato che “i tecnici della centrale di Fort Calhoun dispongono dei mezzi adeguati per proteggere l’impianto e ripristinare il funzionamento del sistema di raffreddamento del combustibile.” Una dichiarazione che però andava a contraddire un rapporto risalente al 2010 che segnalava la mancanza a Fort Calhoun di strutture adeguate nel caso di un’inondazione, soprattutto considerando che nel sito la maggior parte dei macchinari nevralgici si trova nel sottosuolo.

    Un rapporto che aveva centrato nel segno. Da due settimane i piani sotterranei sono allagati e l’acqua sale versi i livelli superiori. L’inondazione ha causato un incendio che ha distrutto il sistema di raffreddamento delle barre di combustibile nucleare. Attualmente i tecnici stanno ancora cercando di rimetterlo in funzione, mentre contano sulla “protezione” delle montagne di sacchi di sabbia innalzate lungo i muri per evitare nuove infiltrazioni. Gli esperti del governo rassicurano che la situazione è sotto controllo e che i sacchi di sabbia saranno sufficienti a contenere il lieve innalzamento delle acque. “Lieve” in quanto prevedono che il fiume abbia ormai raggiunto il livello massimo e presto inizierà a ritirarsi.
    Fonte: http://www.ticinolive.ch/esteri/incidente-nucleare-a-fort-calhoun-nebraska-il-governo-impone-la-no-fly-zone-19656.html

     
    Free Italy © 2011 | Designed by RumahDijual, in collaboration with Online Casino, Uncharted 3 and MW3 Forum