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    EURO 2012,L'ORRORE AL CIRCO DI KIEV NELL'ULTIMO GIORNO DEGLI EUROPEI

    martedì 3 luglio 2012


    Euro2012: gli azzurri hanno pianto lacrime amare. Non per le ingiustizie di cui si sono resi complici. Non per i randagi massacrati, né per gli orsi costretti a bere vodka. Neppure per i bambini di strada portati via a manganellate dai sotterranei delle città, per i soldi tolti alla costruzione di un ospedale per piccoli malati di cancro – usati invece per finire gli stadi ucraini- o per le centinaia di ragazze costrette e prostituirsi.

    Piangono per la dura sconfitta inferta dai loro avversari, la selección della Spagna, Paese che quanto a negazione di diritti animali brilla in negativo quanto l’Ucraina, tra perreras, tauromachie e volenze sui galgos, levrieri utilizzati per la caccia che a fine carriera vengono gettati vivi nei pozzi, impiccati, trascinati dalle auto o abbandonati nelle campagne con le zampe spezzate. Strana ironia della sorte, questa che aggiunge sangue su sangue. Ma che importa chi ha vinto, quando la vita ha perso comunque?

    Così, proprio come erano iniziati, gli Europei sono finiti nel peggiore dei modi, tra continue e aberranti soppressioni dei diritti di molti esseri viventi, che hanno caratterizzato l’intero svolgimento di questa manifestazione che di sportivo ha avuto davvero poco. L’ultima, ma solo in ordine cronologica, è quella documentata dal nostro connazionale, delegato Oipa, Andrea Cisternino, proprio nel giorno della finale: nei circhi ucraini sono detenuti molti esemplari di orso in condizioni inaccettabili.

    In un video realizzato in un circo di Kiev, si vedono chiaramente alcuni orsi tenuti all’interno di squallide gabbie di cemento, grandi a malapena quanto lo spazio occupato dagli stessi animali. Nessuna possibilità di muoversi, girarsi, alzarsi; tutti mostrano chiari segni di stress. Provengono dai boschi limitrofi, in cui vengono catturati da piccolissimi, strappati via alle amorevoli delle loro madri che vengono brutalmente cacciate e uccise. Questi orsi vengono costretti ad esibirsi sotto i tendoni, educati a suon di botte e privazioni. Parola d’ordine: divertire gli umani. Intrattenere i turisti.

    “Alla fine per questo europeo ucraino –commenta indignato Cisternino sulla sua pagina facebook- si è passati sopra ad ogni cosa per il business. Mi sembra che i signori calciatori e i loro padroni se ne siano fregati di molte cose, non solo dei randagi ‘sporchi e schifosi’. Questo euro 2012 è finito, ma quanto schifo si è tirato dietro! Rimarrà sempre un europeo segnato da sangue e violenze ed è per questo che continuerò nella mia denuncia“.

    Intanto, un’altra strage di innocenti potrebbe essere in atto: in Brasile si stanno moltiplicando gli episodi di uccisioni di cani e gatti. Non sarà forse perchè nel 2014 proprio lì arriveranno i mondiali di calcio? FONTE

    Le Ong denunciano: “Soldi per i bimbi malati di cancro dirottati su Euro 2012″

    lunedì 2 luglio 2012

    Il governo ucraino ha ridotto per decreto di quasi 35 milioni di euro i fondi destinati all'ospedale pediatrico Oxkhmatdyt di Kiev, che ora deve accontentarsi delle briciole. Con lo stesso provvedimento, 34 milioni sono andati al torneo di calcio, che è costato all'esecutivo quasi 21 miliardi di grivne

    di Luca Pisapia
    I diritti fondamentali dei bambini ucraini trascurati. E i soldi destinati alla loro salute che sono invece trasferiti per decreto governativo agli Europei di calcio. La denuncia che arriva da una lettera aperta firmata da diverse organizzazioni non governative ucraine e internazionali è sconvolgente: buona parte del budget che il governo ucraino aveva previsto per la costruzione del reparto di oncologia dell’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt di Kiev è stata dirottata su Euro 2012. Ai bambini ucraini non sarà quindi dato il promesso reparto di oncologia, fondamentale perché anche in Ucraina possa essere garantito il trapianto del midollo da non parenti, senza che i piccoli pazienti debbano emigrare a costi proibitivi per sostenere l’operazione. Al posto dell’ospedale è stato recapitato loro un bel pallone, col quale però non possono nemmeno giocare: a differenza di Cristiano Ronaldo loro mica si sono qualificati a Euro 2012.

    “Il sistema sanitario in Ucraina è collassato due volte, con il crollo dell’Urss e con la tragedia di Chernobyl, i cui enormi danni per la popolazione oltre che fisici, con il drastico aumento dei tumori, sono stati psicologici, con una popolazione paralizzata e spaventata – racconta a ilfattoquotidiano.it Damiano Rizzi, presidente di Soleterre, una ong attiva in tutto il mondo in aiuto ai reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia – Poiché manca la possibilità di effettuare le diagnosi, i bambini arrivano con tumori in stati avanzati negli ospedali e qui, nelle strutture preposte, mancano i pediatri, le strumentazioni necessarie. I bambini del reparto di neurochirurgia sono ammassati nei corridoi. Ora, per esempio, è finita la chemioterapia: anche negli ospedali pubblici se la può permettere solo chi ha i soldi”.

    Perché è la corruzione a impedire al paese di rispettare i requisiti minimi a livello sanitario: la sanità ucraina è il luogo privilegiato per il riciclaggio di denaro sporco, cui partecipano politici e amministratori locali, oltre a qualche loro omologo italiano che non rinuncia ad approfittare della situazione di miseria in cui versa il paese. “Non posso fare nomi – ci dice Damiano Rizzi -, per non mettere in difficoltà tutte le persone che lavorano sul campo. Le ritorsioni sarebbero molto pericolose”. E’ però un dato di fatto che l’Unione Europea ha attivato programmi per la lotta alla corruzione nella sanità ucraina. E che Impact – un dipartimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha già messo sotto controllo diversi laboratori che in Ucraina producono farmaci falsi, che sono poi acquistati dal Ministero della Sanità.

    A questo si aggiunge la denuncia delle Ong. “Col decreto governativo numero 433 del 21 maggio 2012, relativo ad alcune modifiche da apporre al programma statale per la preparazione e lo svolgimento della fase finale del Campionato Europeo di Calcio in Ucraina nel 2012, il governo ucraino ha ridotto di 349 milioni di grivne (34,9 milioni di euro circa) le dotazioni del bilancio statale in precedenza allocate all’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt, che sono passate da 399 a 50 milioni di grivne. E nello stesso decreto è stato deciso di aumentare le allocazioni destinate a Euro 2012 di 340 milioni di grivne, portando il totale destinato dal governo ucraino agli Europei a quasi 21 miliardi di grivne”. Soldi che, è il timore delle ong, sono stati trasferiti come se nulla fosse dalla tutela dei bambini a Euro 2012. O, secondo la risposta che le organizzazioni non governative hanno ottenuto dal primo ministro ucraino Azarov, soldi che non sono stati tolti all’ospedale, ma semplicemente “prestati” agli Europei.

    Se ancora non si sono visti i 900 milioni di grivne (90 milioni di euro circa) che il governo ucraino due anni fa ha promesso per migliorare lo stato delle fatiscenti strutture dell’ospedale pediatrico Oxkhmatdyt, il budget per Euro 2012 ha continuato invece a crescere vorticosamente. E mentre schiere di operai al lavoro costruivano in tutta fretta lo stadio di Kiev, perché fosse pronto in tempo per gli Europei, i bambini continuavano a non avere le cure necessarie. “La quantità di soldi in ballo non è molta chiara – spiega a ilfattoquotidiano.it Natalia Onipko, presidentessa di Zaporuka (una fondazione costituita da Soleterre a Kiev) -, addirittura Kulikov, deputato del partito United Center, ha recentemente dichiarato che il bilancio dello Stato per il 2012 non include fondi per la costruzione di nuovi edifici di Okhmatdyt. E poi scherzando ha aggiunto che qualcuno ha deciso di rubare in anticipo e alla rinfusa”.

    Quello che le Ong temono è che per la costruzione del nuovo ospedale pediatrico di Oxkhmatdyt si ripeta il caso del Children’s Hospital of The Future: altra megastruttura ospedaliera cui era destinato un budget milionario e che non ha mai visto la luce. E questa volta hanno paura che, con un cinismo che fa rabbrividire, i soldi siano stati rubati ai bambini per dirottarli sul mega affare di Euro 2012. Perché 21 miliardi di grivne per Euro 2012 è già una cifra spropositata di per sé, che diventa però agghiacciante se si pensa come anche le ‘briciole’ – i 340 milioni sottratti all’ospedale Oxkhmatdyt – sono state infilate nel calderone del circo pallonaro a discapito della salute dei bambini. Ma evidentemente, per essere considerati delle democrazie amiche dell’Occidente, non serve rispettare i diritti dei più piccoli: basta organizzare un carrozzone colorato con feste di benvenuto e partite di calcio.

    fonte

    COSA SUCCEDE REALMENTE IN UCRAINA?

    domenica 17 giugno 2012


    Premessa del curatore del blog: anche io all'inizio credevo che la strage dei cani fosse reale, anche perché non immaginavo per quale motivo dovessero inventarsela. Un attentato a New York puo' servire a giustificare una guerra a Kabul, ma ... quei cani? Poi ho sentito parlare persino di camere a gas e ... perdonatemi la battuta, ho sentito puzza di bruciato. L'accostamento del massacro dei cani a quello dell'olocausto ...

    In Israele si è costituito uno stato che ha trasformato la striscia di Gaza in un enorme campo ghetto, né più e né meno di come i nazisti avevano rinchiuso le persone di fede ebraica nel ghetto di Varsavia, e tutto questo è successo anche grazie al continuo senso di colpa inflitto al mondo intero (considerato corresponsabile dell'olocausto degli ebrei). Non c'è bisogno di negare lo sterminio degli ebrei da parte di Hitler per pensare che i numeri (6 milioni di ebrei uccisi dal nazismo) siano stati gonfiati per ovvie ragioni (altrimenti perché varare leggi ad hoc per chi non crede alla versione ufficiale?).

    Mi ci è voluto poco quindi a convincermi della fondatezza di un articolo che denunciava la strage dei cani come una menzogna costruita ad arte. L'articolo successivo, qui sotto riportato, fonrisce ulteriori dati per comprendere la vicenda. C'è da aggiungere anche il fatto che tutti questi intrighi e queste notizie artefatte servono a distogliere la gente da questioni più gravi.





    Gli Europei di calcio in Ucraina sono iniziati, ma la propaganda di boicottaggio di questi non ha fine. Continua ad essere propagandata la bufala dello sterminio dei randagi in Ucraina, dove abbiamo parlato nella precedente nota riportata Qui.


    Una campagna iniziata almeno dall’anno 2011, programmata dettagliatamente con una risonanza mediatica capillare per il massimo coinvolgimento emotivo.


    Dove le presunte prove, si baserebbero su foto decontestualizzate,risultanti poi datate di anni indietro e ambientate in Cina e Romania. Ma sappiamo, il repertorio fotografico per queste occasioni, è sempre lo stesso, con lo scopo di “commuovere” l’opinione pubblica, che ormai accecata dalle emozioni non si pone domande.


    Anzi fa da cassa di risonanza a presunte verità fatte passare per buono, amplificandole con i “sentito dire”.


    Ma questo non è avvenuto solo in questa occasione, lo sappiamo bene.


    Ma perché tanto accanimento con l’Ucraina? Solo per amore degli animali?


    Abbiamo seri dubbi, e vediamo un momento di parlare di questo Paese.


    L’Ucraina è un territorio nonostante il suo forte nazionalismo, molto conteso tra la Unione Europea e la Russia, e questo è il campo di gioco dove si disputa ben altra partita.
    Gli Europei di Calcio, sono uno dei tasselli per questa partita, inclusi i grandi giacimenti di gas, un puzzle dove la partita è stata giocata fin dal 2004 con la rivoluzione Arancione.


    “La rivoluzione arancione nata nel 2004 fu un movimento finalizzato alla democratizzazione all’occidentale dell’Ucraina guidata da Viktor Yushenko, poi Presidente dal 2005 al 2010, e Yulia Tymoshenko diventati in seguito entrambi famosissimi sulle pagine dei giornali occidentali. Famosi non a caso verrebbe da pensare.
    L’occasione per gli Stati Uniti ma soprattutto per la Unione Europea di strappare l’Ucraina al dominio centenario della Russia e portarlo sotto la sua ala, come logica estensione all’est e, più opportunisticamente, per assicurarsi il controllo su una terra ricca di materie prime e di strategica collocazione geografica, non era da sprecare.
    Con la salita al potere del duo Yushenko-Tymoshenko Bruxelles mise in piedi una strategia di collaborazione non indifferente su tutti i fronti: incontri bilaterali e collaborazioni politiche, investimenti economici soprattutto nel settore delle fonti energetiche ed accordi in ambito culturale. Risale infatti proprio a questi anni collaborazionisti l’assegnazione degli Europei di calcio ai vicini Polonia-Ucraina.”
    Fonte.


    Probabilmente, nell’assegnazione degli Europei di calcio all’Ucraina, c’erano molte aspettative di vantaggio, forse non contravvenute.


    La rivoluzione arancione appartiene alle così dette “rivoluzioni colorate” dando la speranza all’occidente di un cambio politico più favorevole con le elezioni del 2004, speranza delusa.


    Sta di fatto che il braccio di ferro per la conquista di questa terra di nessuno, tra l’Occidente e la Russia continua.
    Ne è la conferma, la notizia del 5 giugno, a pochi giorni dell’inizio degli Europei di calcio, che in Ucraina è stata approvato in Parlamento un ddl della maggioranza, che fa diventare il russo lingua ufficiale in 13 regioni su 27.
    Fonte.


    Ecco anche perché continua la bufala della notizia del massacro dei randagi in Ucraina, o vogliamo credere che la Merkel ha detto che non andrà a vedere gli Europei di calcio per amore degli animali?


    Le campagne pseudo animaliste, di screditamento verso un Paese preso di mira hanno molteplici scopi, e si inseriscono in un puzzle di enormi interessi.


    Non a caso i Paesi coinvolti sono stati la Grecia, la Romania, la Spagna, l’Italia, e altri. Paesi dove è stata programmata la disfatta economica.


    Di tutti questi Paesi, è stata diffusa la fama di essere popoli che maltrattano gli animali, li uccidono senza pietà, o hanno canili lager, a paragone della Germania che risulta un Paese modello.


    Ma non è così, In Germania è ammesso sparare ai cani nei centri abitati, è ammessa la zoofilia (sesso con gli animali, costretti ovviamente), i canili sono strapieni ed è legale venderli alla vivisezione.
    In particolare per la zoofilia, in Germania è un fenomeno diffusissimo e ora non è più punibile, poiché Sino al 1969 in Germania il contatto sessuale tra uomo ed animale era vietato dall’art 175b del codice civile. Nel 1969 con la riforma del diritto penale è stato cancellato.


    In Forum specifici ci sono già 14.000 iscritti , che si definiscono zoofili, e che discutono apertamente delle loro perversioni, delle tecniche e si danno consigli come fare sesso e che detengono animali solo a scopo sessuale.


    In Germania ci sono molte fattorie di campagna, dove vengono detenuti animali per questo scopo ed utilizzati. Questi animali vengono dati in affitto e chiunque può fare ciò che vuole, a pagamento.


    Si sono mobilitati anche i veterinari con una petizione per cambiare la legge, i quali sono seriamente preoccupati perché è frequentissimo che gli animali riportano gravi ferite fisiche e psicologiche e spesso non sopravvivono.
    Fonte.


    Eppure le maggiori associazioni animaliste che si occupano del “salvataggio” di cani di questi Paesi sono tedesche, importano in centri di raccolta migliaia di cani stranieri, dove vanno? Non si sa.


    Perché queste Associazioni non si occupano del salvataggio dei cani nel loro Paese? Non si capisce.


    Inoltre queste Associazioni sono stranamente straricche, prendono finanziamenti ovunque, e se due più due fa quattro, è spontaneo avere sospetti sulla fine di questi cani molto dubbia.


    In queste campagne mediatiche ci sono enormi interessi economici che si intersecano con interessi politici.
    Tutto questo meriterebbe un lunghissimo discorso, ma ci limitiamo a portare un link di riferimento sul meccanismo della protezione animale_business
    Tracce diverse.


    L’ETN è a capo di questa piramide di Associazioni, il soggetto più importante per la promozione di queste campagne mediatiche, di un numero enorme di movimentazione di randagi da un paese all’altro, e con un patrimonio economico immenso. Per ulteriore documentazione Fonte.
    Ha riferimenti in tutto il mondo, ed è stata promotrice anche della campagna contro lo sterminio di randagi in Ucraina, lo slogan è sempre stato “Boicottare i Campionati Europei di calcio”


    Lo stadio di Donezk costruito per l’occasione, è stato finanziato dal noto miliardario Rinat Achmetow.
    info-polen.


    Bene, vi lasciamo a una domanda che sottolinea le contraddizioni di tutta questa vicenda.


    Come mai lo stesso personaggio ha dato appoggio alla Campagna dell’Etn per il boicottaggio degli Europei di calcio in Ucraina?
    Fonte.


    Wilma Maria Criscuoli

    FONTE

    IL MASSACRO DEI RANDAGI IN UCRAINA: IL CALCIO COME METAFORA

    domenica 10 giugno 2012

    InformazioneDI ALESSANDRA COLLA
    asinusnovus.wordpress.com

    C’era del marcio, una volta, in Danimarca …

    Il marcio c’è ancora, ma si è spostato da un luogo geografico-letterario a una categoria mentale che abbraccia non soltanto molti luoghi geografici ma intere dimensioni dell’essere.

    Già, l’essere. Non pensiamo a Parmenide o ad Heidegger — qui di filosofia tocca farne poca, perché siamo già scivolati nel campo della psicopatologia. Pensiamo a Fromm, piuttosto, che denunciava l’esiziale dicotomia fra essere e avere sottolineando che anche la società, oltre all’individuo, può essere malata; e che, anzi, una società malata può guastare anche individui tendenzialmente sani.



    Chissà cosa direbbe oggi, Fromm, di fronte allo scandalo che sono questi campionati europei di calcio. Scandalosi, proprio — per tutti e in grazia di almeno due validi motivi che, a ben guardare, sono soltanto due aspetti di uno stesso fenomeno.

    Il primo, meno appariscente, ci obbliga a fare i conti col passato: un passato così nobile e antico da sembrare più mito che storia, e invece è storia a così gran titolo da aver costituito per secoli un ineccepibile sistema di datazione.

    Era il tempo di Olimpia, la città greca in cui ogni quattro anni convenivano gli atleti di tutta quanta l’Ellade a cimentarsi nelle più svariate discipline; lo spirito agonistico che animava quegli atleti e quel pubblico (oh quanto diversi dagli sportivi e dai tifosi di oggi) era tale da far sospendere perfino le guerre al cospetto della sfida leale e simmetrica fra quei ginnasti mossi soltanto dal desiderio di mostrare la propria valentìa.

    Oggi, invece (e tanto per restare in Italia), la sconcezza delle calcio-scommesse è sotto gli occhi di tutti ed è cosa recentissima; non c’è neanche bisogno di essere tifosi per indignarsi. L’idea stessa che un gioco (“il gioco più bello del mondo”, come sospira certa retorica) possa snaturarsi al punto di diventare una slot-machine su scala planetaria è francamente ripugnante.

    Così, anche soltanto il dubbio che questi campionati possano essere lambiti dalla pratica truffaldina delle combines avvelena irrimediabilmente il godimento di quello che dovrebbe essere (che è stato) un momento di altissima tensione ideale — l’applicazione esemplare del “vinca il migliore”.

    Il secondo motivo, più massiccio e opaco, ha un nome — tornaconto. Sappiamo tutti, ormai e purtroppo, che dal 2010 le strade di Kiev sono impregnate del sangue di decine di migliaia di randagi (cani per la grandissima parte, ma anche gatti), ammazzati nei modi più barbari per consentire all’Ucraina di rifarsi il look in vista di un adeguamento agli standard dei paesi cosiddetti civili. Si sono mobilitati praticamente tutti, contro questo massacro orrendo e perpetrato con una diligente ferocia che lascia sgomenti — sospetto che se Hannah Arendt fosse ancora tra noi avrebbe da aggiungere qualcosa alle sue riflessioni sulla banalità del male.

    La protesta è stata generalizzata e trasversale: singoli, associazioni, enti, europarlamentari perfino — il web ne è testimone. Ma nessuno, ai piani alti di quella colossale e ingorda macchina da soldi che è diventato il calcio, ha avuto il cuore o il fegato di prendere una posizione decisa al riguardo. Non i dirigenti, non i giocatori, non i giornalisti sportivi, non i molti prezzemoli dello spettacolo che ostentano volentieri la loro fede (!!!) calcistica — e nemmeno i tifosi. A parte qualche lodevole eccezione, da contare su assai poche dita, nessuno dei molti frequentatori di tribune negli stadi, negli studi e da casa ha sentito il bisogno di dire qualcosa sull’argomento.

    Eppure la tragedia ucraina era nota da tempo, e in questo agghiacciante villaggio globale che McLuhan non sarebbe riuscito a immaginare nemmeno nei suoi incubi peggiori non è più possibile dire “non lo sapevo”.

    Eppure, tutti questi blasonati campioni del non-c’ero-e-se-c’ero-dormivo sono abitualmente lestissimi a mettere la loro preziosa faccia là dove ci sia da pubblicizzare una salutare acqua minerale, una sfiziosa merendina, una pia elemosina al Terzo mondo, una questua commossa per la Santa Ricerca, un’imperdibile pay-tv — là dove ci sia, insomma qualcosa da commercializzare.

    Stavolta, invece, non si è mosso nessuno: e non c’è niente da stupirsi, perché è tutto perfettamente logico e consequenziale. Il calcio, come s’è detto, è diventato una macchina da soldi: vanta un indotto immenso in termini di visibilità mediatica e fruibilità consumistica, e metterlo in crisi significa inevitabilmente mettere in crisi l’indotto. Così, tutti zitti. Va tutto bene. Le proteste, contenutissime, sono state avanzate educatamente dai vertici quando la faccenda, essendo ormai divenuta di dominio pubblico, non poteva più essere ignorata pena un rilevante danno d’immagine.

    A questo punto qualcuno — un’anima bella, Pangloss o Forrest Gump — potrebbe azzardarsi a far notare che una società in cui perfino un’attività di per sé disinteressata come lo sport privilegia i valori economici a scapito di quelli morali ha qualcosa che non va. E avrebbe ragione, se si parlasse in astratto. Ma qui non c’è niente di astratto: questa non è Olimpia, s’è detto; e non è nemmeno Sparta, dove la durezza d’animo e la spietatezza — così urtanti per noi estenuati europei del XXI secolo — servivano fini superiori. Più terra terra, è Occidente: oh sì. Alla grande.

    È l’Occidente dell’apparire che prevale sull’essere, l’Occidente del profitto ad ogni costo, del fine che giustifica ogni mezzo, della reificazione di ogni vivente purché produca un utile. È l’Occidente della morte di Dio, in cui la perdita di senso legittima ogni arbitrio e costituisce la cifra del nostro tempo.

    Ma se abbiamo potuto uccidere Dio, credete forse che esista qualcosa che ci impedisca di uccidere un cane? Cani, gente! “Sono soltanto cani”. E non si dice forse “ammazzare come un cane”? — a significare che quella di un cane è una vita che non vale niente, anzi è una non-vita, è una seccatura, uno sfrido biologico di cui disfarsi a proprio piacimento come e quando si vuole.

    È questo il pensiero sotteso alla nostra società malata, capace di guastare qualsiasi individuo se soltanto abbassa la guardia e allenta i pugni e si distrae un momento. La nostra società che si regge sullo sterminio diuturno e sommerso di milioni di senzienti non umani, forte della vecchia constatazione che se un morto è una tragedia, un milione di morti è una statistica. Valeva per le vittime della guerra, può valere a maggior ragione per gli animali che immoliamo quotidianamente a milioni sull’altare putrido di innumerevoli bisogni indotti, nel nome di una “realizzazione di sé” tanto più lontana quanto più materiale, accecati da una foia sanguinaria che fa di Moloch e Jahvé una coppia di patetici dilettanti. 

    Naturalmente, non è dei calciatori la responsabilità delle stragi di Kiev; e non è neppure dei signori della UEFA, dei commissari tecnici o dei commentatori. Però tutti costoro si sono rivelati parte integrante del meccanismo distorto che regge la civiltà contemporanea e che ha fagocitato anche il calcio facendone uno dei molti ingranaggi del tritacarne planetario (sì, tritacarne: in senso proprio e non soltanto metaforico).

    Si può invertire la tendenza? Credo di sì. Non c’è meccanismo che non possa essere messo in difficoltà da un granello di polvere, un sassolino o un corpo estraneo. E quelli che non si riconoscono più — che non si vogliono più riconoscere — in questa compagine socio-culturale cominciano a essere numerosi, e cominciano a strutturarsi a vari livelli.

    Sono, a tutti gli effetti, corpi disobbedienti …

    Siamo — corpi estranei.


    Alessandra Colla
    Fonte: http://asinusnovus.wordpress.com
    Link: http://asinusnovus.wordpress.com/2012/06/09/il-massacro-dei-randagi-in-ucraina-il-calcio-come-metafora/





     
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