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    Berlusconi dà forfait alla festa Mirabello e sceglie il silenzio. Bonaiuti: vuole evitare reazioni a caldo sul Lodo

    domenica 10 luglio 2011


    Il giorno dopo la sentenza sul Lodo Mondadori, che lo ha condannato al risarcimento di 560 milioni a favore della Cir di De Benedetti, il premier Silvio Berlusconi sceglie la linea del silenzio e non telefona alla festa del Pdl a Mirabello, come annunciato e previsto da giorni. Il sottosegretario Paolo Bonaiuti spiega così il forfait: «Penso che sia legato al fatto che anche ieri Berlusconi non ha parlato, oggi non parlerà perché vuole evitare reazioni a caldo sulla sentenza. Ritiene importante la difesa dell'economia italiana e dei mercati».
    Bonaiuti rassicura: economia italiana è solida
    Così l'attesa telefonata del Cavaliere non arriva e nessuna dichiarazione sulla sentenza di ieri è attesa per oggi. Bonaiuti chiarisce la scelta del premier. «Berlusconi ha deciso di non parlare - spiega il sottosegretario a margine del suo intervento dal palco alla festa del Pdl a Mirabello - perché domani si aprono i mercati...». Poi ribadisce «che la speculazione dei mercati è in atto. Ci sono dei movimenti che sui mercati si ripropongono ciclicamente pur non avendo un motivo reale alla base». L'economia italiana, però, insiste il sottosegretario, «è assolutamente solida, così come le sue banche. E gli '"stress-test" che usciranno a fine settimana lo dimostreranno. Bisogna avere - conclude - fiducia e tranquillità»

    Tutto il patrimonio Fininvest La holding di Silvio Berlusconi


    Fininvest è la holding che raggruppa le proprietà della famiglia Berlusconi, ha un patrimonio di 2,5 miliardi e ha registrato utili nel 2010 per 87,1 milioni decidendo però di non versare alcun dividendo ai soci. Solo l’anno prima aveva distribuito cedole per 200 milioni di euro e così la decisione è stata collegata dagli osservatori all’imminente decisione sul Lodo Mondadori: anche dieci giorni fa, approvando i dati di bilancio, la finanziaria aveva però ribadito la convinzione che non ci fosse proprio alcun danno da risarcire, decidendo di non accantonare alcuna cifra per la vicenda.

    L’intero gruppo che fa capo a Fininvest conta su ricavi per ben 5,8 miliardi e utili per 160,1 milioni. A fine anno aveva un indebitamento netto di 1,3 miliardi. La holding controlla il 39% di Mediaset, il 50% di Mondadori, il 36% di Mediolanum, oltre al Milan (100%) e al Teatro Manzoni (100%). Fa capo alla finanziaria anche la quota del 2% di Mediobanca, il “salotto buono” della finanza milanese: l’1% è conferito al patto di sindacato, e per la famiglia partecipa il presidente FininvestMarina Berlusconi, consigliere anche dell’istituto di Piazzetta Cuccia. Fininvest ha poi il 24% diMolmed, lo spin off quotato del San Raffaele attivo nella ricerca oncologica, e il 2,06% di Aedes.

    La famiglia Berlusconi controlla Fininvest tramite otto finanziarie, denominate tutte Holding Italiana, ma con diversa numerazione. Inizialmente queste ‘scatolè erano ben 22, ridotte a otto dopo l’ultimo riassetto del 2004. Il controllo fa sempre capo a Berlusconi con il 63% del capitale (tramite la Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava). I figli del primo matrimonio Marina (è anche presidente Mondadori) e Piersilvio (vice presidente Mediaset) hanno una quota del 7,65% a testa (rispettivamente attraverso le holding Quarta e Quinta). Nell’estate del 2005 anche i figli di secondo letto, Barbara, Eleonora e Luigi, hanno ricevuto una quota del patrimonio e hanno attualmente il 21,4% di Fininvest (attraverso la holding Quattordicesima).

    Tra le vicende famigliari, resta intanto ancora aperta la causa di separazione tra Berlusconi eVeronica Lario, e con essa ogni eventuale impatto sul patrimonio di famiglia. Nella vicenda del Lodo Mondadori, Fininvest ha ottenuto di congelare il risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti, almeno fino all’esito del processo d’appello, presentando nel dicembre 2009 una fideiussione per 806 milioni di euro garantita da Intesa Sanpaolo e controgarantita da Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio. Tecnicamente la fideiussione scadeva in aprile ma nel frattempo è stata rinnovata in attesa della sentenza. Nel bilancio 2009 Fininvest spiegava di non aver presentato alcuna garanzia o pegno per la fideiussione, “anche in considerazione del valore del patrimonio netto contabile della capogruppo, del valore economico dello stesso ed infine del merito di credito conosciuto”.


    Lodo Mondadori con sconto Berlusconi pagherà 560 milioni


    La sentenza dei giudici civili abbassa esattamente di un quarto la cifra che il Cavaliere dovrà versare alla Cir di Carlo De Benedetti. In primo grado era stato fissato un risarcimento di 750 milioni di euro

    Sentenza con maxi-sconto. Poco meno di 200 milioni. Di tanto è stato abbassato il conto (comunque salatissimo) che Silvio Berlusconi dovrà pagare al suo storico avversario Carlo De Benedetti. La sentenza d’Appello, le cui motivazioni sono state depositate questa mattina, è immediatamente esecutiva. Si conclude così la vicenda del cosiddetto lodo Mondadori. In primo grado la Fininvest del Cavaliere era stato condannata a pagare 750 milioni di risarcimento.L’intera vicenda in sede civile prende spunto dall’iter penale che ha visto le condanne di Previti,Metta, Pacificio e Acampora per corruzione dello stesso giudice Metta che, fu provato dall’accusa, ricevette denaro per modellare a favore del Cavaliere la disputa con Formentonprima e con la Cir di De Benedetti poi per la conquista della maggiore casa editrice italiana.

    “La sentenza Metta fu ingiusta”. Questo scrivono oggi i giudici. Per i quali “con Metta non corrotto il lodo sarebbe stato confermato”. Il riferimento è alla decisione del 24 gennaio del 1981 della Corte d’Appello di Roma che stabili’ invece nulli gli accordi intervenuti in precedenza tra la famiglia Formenton e la stessa Cir riconsegnando così la Mondadori a Berlusconi. Inoltre, nelle 300 pagine del documento si sostiene che la Cir subì un danno immediato e diretto dalla sentenza Metta. Si tratta di una tesi diversa da quella prospettata dal giudice di primo grado, Raimondo Mesiano, il quale invece parlò di “perdita di chance”, nel senso che la sentenza frutto della corruzione indebolì la posizione negoziale di Cir nei confronti di Fininvest.

    L’inchiesta penale è iniziata nel 1996 dopo le dichiarazioni di Stefania Ariosto. Il processo, arrivato in Cassazione nel 2007, ha stabilito che Cesare Previti fece arrivare a Metta 400 milioni di lire. Un bel tesoretto veicolato grazie alla collaborazione degli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora. Il pagamento, ricostruiscono i giudici, è servito a pagare il verdetto con il quale lo stesso Metta annullò il lodo Mondadori di allora. In primo grado, infatti, la contesa per la casa editrice, inizialmente nelle mani della famiglia Formenton, era andata a De Benedetti. E solo in secondo grado, e grazie alla corruzione, la partita è girata a favore del presidente del Consiglio. Che, trovatosi in una posizione di forza, ha potuto condurre la mediazione con Cir. E lo ha fatto grazie all’intervento dell’allora andreottiano e oggi deputato Pdl Giuseppe Ciarrapico. La spartizione conclusiva ha visto il Cavaliere incassare il gruppo editoriale con i libri, il settimanale Panorama e 365 miliardi in contanti. A De Bendetti invece sono andati l’Espresso, Repubblica e i quotidiani locali Finegil.

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