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    7500 ORE DI VOLI DI STATO NEL 2007.CHI PAGA?NOI OVVIAMENTE..

    domenica 25 settembre 2011

    Aereo2,135 milioni,E' la spesa sostenuta dalla Camera per i rimborsi di viaggi degli ex-deputati
    Settemilacinquento ore extra di volo con l'aereo blu. E non parliamo delle alte cariche dello Stato, quelle che hanno diritto a imbarcarsi sui jet Falcon e Airbus schierati dall'Aeronautica sulla pista di Roma Ciampino. No, questa è la stima dei viaggi a bordo della seconda flotta di velivoli vip basata poco lontano, a Pratica di Mare: la squadriglia di Piaggio 180, vere "Ferrari dei cieli". Il 14mo stormo, che dovrebbe occuparsi di altre missioni, da quando ha ricevuto
    quindici lussosi bimotori Piaggio è stato continuamente chiamato a fare da taxi per uomini di governo. Un'armata di sottosegretari, capi di commissioni parlamentari e assistenti si è seduta sulle poltone, otto per ogni aereo, spostandosi comodamente per l'Italia a spese del contribuente. Adesso lo stormo ha festeggiato un record: trentamila ore di volo con i Piaggio 180. In media, come ha dichiarato il comandante del reparto un anno fa, un quarto dell'attività viene svolta su richiesta della presidenza del Consiglio: si tratterebbe quindi di 7500 ore di viaggi di Stato. La stima è sicuramente calcolata per difetto. Perchè gli hangar di tutte le istituzioni pubbliche, come ha raccontato "L'espresso" un anno fa(il 2006 n.d.r.), si stanno riempiendo di meravigliosi biturbina Piaggio: ne sono stati acquistati 17 tra Marina, Esercito, Forestale, Vigili del Fuoco, Protezione civile, Carabinieri e Polizia. Tutti velivoli, tranne tre eccezioni, che non hanno apparati per compiere missioni di sorveglianza, nè spazio per imbarcare materiali. Il Piaggio, infatti, è un aereo executive: elegante, comodo, prestigioso ma senza posto nemmeno per una valigia. Figuriamoci poi le dotazioni di squadre speciali. Insomma, un aereo a misura di portaborse. Il costo? Otto milioni di euro circa per ogni bimotore.

    FONTE

    VOLI BLU CHE SPRECO!LA TESTIMONIANZA DEL GENERALE VINCENZO CAMPORINI

    mercoledì 20 luglio 2011




    «In una vecchia legislatura i presidenti delle Camere erano entrambi milanesi, ma ogni lunedì mattina l'Aeronautica doveva mandare due aerei per portarli a Roma: uno decollava da Linate alle 7, l'altro alle 7.30. I due non gradivano viaggiare insieme e noi non potevamo davvero imporgli di farlo. Certo, così di sicuro non si economizzavano le risorse». Il generale Vincenzo Camporini ormai non si scandalizza più: nella sua vita d'ufficiale - prima pilota, poi comandante dell'Aeronautica e infine di tutte le forze armate - ha visto decollare migliaia di voli di Stato. 
    «Mai però missioni che fossero formalmente illegittime. Quando riceviamo un ordine dalla presidenza del Consiglio noi militari dobbiamo solo obbedire. E anche l'imbarco di familiari o di altre persone, nel caso di decolli autorizzati, alla fine non rappresenta un aumento di costo. Il problema è soprattutto di opportunità: in un momento di crisi e di tagli ci sono molti voli che lasciano perplessi». Il generale adesso ha presentato il dossier della Fondazione Icsa in cui si evidenziano i 250 milioni di euro spesi per queste missioni nell'ultimo decennio e mai pagati da Palazzo Chigi. «E' una situazione molto critica. Ci sono anni in cui all'Aeronautica viene rimborsato solo un quinto dei fondi usati per le trasferte del governo, ma quando viene chiesto di far partire un jet non possiamo dire di no e bisogna trovare le risorse. Così per fare volare i Falcon dei ministri dobbiamo tenere fermi gli aerei che poi vengono chiamati a svolgere missioni operative per la difesa dei confini o in Afghanistan o come in questi mesi in Libia: siamo costretti a rinunciare all'addestramento dei piloti o alla manutenzione dei velivoli».
    Camporini spiega che il carburante è il costo minore: gli aerei devono rispettare le revisioni programmate e hanno sempre un costo. «Ricordo che dopo le polemiche per la trasferta al Gran Premio di Monza di Rutelli e Mastella, i politici non volevano usare più l'Airbus presidenziale: era troppo vistoso e temevano scandali. Allora tutti chiedevano il più piccolo Falcon che non dava nell'occhio. Ma anche se restavano negli hangar, quegli Airbus erano un costo». Per l'alto ufficiale però questo è solo un capitolo di una situazione della Difesa che attende una riforma, razionalizzando tutto. «E rinunciando alle spese inopportune, soprattutto quando si può usare un volo Alitalia invece che il jet di Stato».


    Voli blu, è spreco record

    lunedì 18 luglio 2011

    A parte i nuovi giocattoli del Cavaliere, ci sono più di trenta aerei a disposizione del governo, sempre a spese nostre. Hanno fatto 8.500 ore di volo nel 2010, il massimo di sempre: per soddisfare ogni capriccio di ministri, viceministri e sottosegretari. Ecco tutti i numeri della vergogna

    Il regalo potrebbe venire consegnato a fine settembre, giusto in tempo per festeggiare il suo settantacinquesimo compleanno: un dono coi fiocchi, degno dell'anniversario speciale. Anche perché a pagarlo saranno tutti gli italiani, che hanno contribuito ad acquistare il nuovo elicottero presidenziale di Silvio
    Berlusconi. Alla faccia dei tagli e del rigore, sulla pista di Ciampino atterrerà uno sfavillante Agusta-Westland Aw-139 con interni in pelle e optional hi-tech: la nuova ammiraglia del trasporto di Stato. Un gioiello potente, silenzioso, sicuro e lussuoso che offre a cinque passeggeri il meglio del meglio, dall'aria condizionata agli schermi al plasma. E il Papi One non resterà solo: confermando la passione del Cavaliere per le gemelle emersa dall'inchiesta sul bunga bunga, nel giro di qualche mese sarà raggiunto da una seconda fuoriserie dei cieli. Un altro Aw-139, con lo stesso sfarzo e qualche poltrona in più per addolcire le trasferte di governo con lo staff di consiglieri (e spesso segretarie molto particolari). La coppia di macchine dovrebbe costare intorno ai 50 milioni di euro, ma il contratto è stato abilmente nascosto nei bilanci, come accade per tutta la contabilità dei jet di Stato diventati il privilegio supremo della politica.Potersi imbarcare sugli aerei blu è lo status symbol numero uno, con la corsa di ministri e sottosegretari a prenotare decolli illimitati. Nel 2010 lo stormo che si occupa delle trasferte governative ha bruciato quasi 8.500 ore di volo, segnando un nuovo record dello spreco di denaro pubblico: è come se ci fosse stato un velivolo sempre in cielo, notte e giorno, senza sosta per un intero anno. Un viaggio ininterrotto lungo 365 giorni: quanto basta per andare su Marte e tornare indietro. Un paragone ridicolo? Anche i nostri politici spesso ordinano missioni assurde: «Per due volte un membro dell'esecutivo ha preteso un jet che lo portasse da Milano Linate a Milano Malpensa. Il Falcon è partito da Roma Ciampino, è atterrato a Linate per caricare l'autorità e ha compiuto la trasferta di cinque minuti per poi rientrare nella capitale. Una spesa senza senso solo per assecondare i capricci di un ministro», racconta a "l'Espresso" un alto ufficiale dell'Aeronautica. 

    Oltre ai dieci jet extralusso del 31 stormo (3 Airbus e 7 Falcon), vengono destinati ai voli dei sottosegretari e dei ministri quasi venti Piaggio P180, le "Ferrari dei cieli" con motori a turboelica. Invece quello degli elicotteri invece era un tasto dolente per i baroni volanti. Il vecchio Sikorsky presidenziale, con sobrie poltrone di pelle e interni di radica, a Silvio non piaceva proprio: troppo rumoroso, senza comfort, niente tv né musica. E' in servizio da oltre 25 anni e per quanto il presidente Obama usi lo stesso modello, il nostro premier non c'è mai voluto salire: va bene per il papa, come navetta tra il Vaticano e Castel Gandolfo, non per il Papi. E forse quell'icona della Madonna nel salotto di bordo che veglia sui passeggeri - voluta da Karol Wojtyla - non si addice all'allegra comitiva femminile che spesso accompagna il Cavaliere. Così Berlusconi è ricorso al "ghe pensi mi": ha continuato a volare con il suo elicottero privato, un Agusta Aw139 della flotta Fininvest, spazioso, comodoso e con gadget hi-tech. Il mezzo è del Biscione, ma dal 2008 le spese le ha pagate la presidenza del Consiglio, ossia i cittadini: ogni spostamento è diventato volo di Stato a carico nostro.

    La questione però è stata affrontata e risolta, in gran segreto. Il governo ha comprato due Aw139 ancora più moderni, più lussuosi e più ricchi di optional di quello del Biscione. Tutto in silenzio, forse per non suscitare le ire di Tremonti. Un anno fa, il ministro Elio Vito, rispondendo ad alcune interrogazioni parlamentari presentate dopo un articolo de "l'Espresso" sull'aumento del budget per i voli blu, disse sibillinamente: «Di quei fondi, 31,3 milioni sono destinati a investimenti». Che significa? Mistero. Il bilancio della Difesa 2011 ha poi magnificato il taglio alle spese per le trasvolate ministeriali: «Ben 33 milioni in meno, con una riduzione del 90 per cento». Miracolo: la casta ha deciso di rimanere con i piedi per terra? Assolutamente no. La postilla mimetizzata in un allegato spiega l'arcano: «C'è un decremento a seguito del completamento del programma di acquisizione di due elicotteri per il trasporto di Stato». Ecco la risposta: nessuna economia, ma un investimento in benessere del premier. Il prezzo finale dovrebbe essere vicino ai 50 milioni, perché gli elicotteri avranno anche dotazioni speciali di sicurezza. Il primo andrà al premier, il secondo servirà anche per Benedetto XVI: saranno il Papi One e il Papa One. Ma a guadagnarci sarà soprattutto Silvio, che potrà vendere l'elicottero Fininvest: quando nel 2008 è tornato a Palazzo Chigi ha ceduto il suo Airbus personale, visto che quello presidenziale era più bello e totalmente gratuito. Tanto a pagare ci pensano i cittadini


    FONTE


    La verità sugli elicotteri di B.

    La replica del premier al nostro articolo sui voli blu è piena di bugie e di reticenze. Oltre a essere offensiva verso i contribuenti, verso l'Aeronautica, verso il Papa e verso Napolitano

    «Uso i miei elicotteri perché mi sento in condizioni di sicurezza solo con quelli». Vanno bene per Benedetto XVI e per Giorgio Napolitano, ma Silvio Berlusconi non si fida dei mezzi dell'Aeronautica. Così il premier, interrompendo la conferenza stampa di Giulio Tremonti sulla manovra da 47 miliardi, ha commentato l'inchiesta dell'Espresso sull'abuso di voli di Stato. E sui due nuovi elicotteri extralusso appena acquistati dal governo con una spesa che il nostro giornale ritiene vicina a 50 milioni di euro. 

    La frase del Cavaliere ha fatto infuriare gli uomini che si dedicano alla sua sicurezza, e in particolare il personale dell'Aeronautica che gestisce la flotta dei voli di Stato: uno stormo che ha livelli di affidabilità unici al mondo, senza che ci sia mai stato un incidente in oltre mezzo secolo. «E' molto grave che non si fidi delle istituzioni, dei mezzi e degli uomini che hanno il compito di assicurare gli spostamenti del presidente del Consiglio e ne tutelano l'incolumità», ha detto Ettore Rosato, deputato del Pd e membro del Comitato parlamentare di controllo sugli apparati di sicurezza: «Berlusconi ritiri la sua frase o dia spiegazioni nelle sedi appropriate». 

    Anche la smentita di Palazzo Chigi a 'L'Espresso' sulla questione dei nuovi elicotteri presenta elementi a dir poco discutibili. 

    Come abbiamo scritto, i mezzi attualmente in servizio risalgono agli Settanta ma sono gli stessi che oggi usa il presidente Obama e molte altre autorità in tutto il mondo: il Papa continua a volarci sopra. I due Agusta-Sikorsky SH3D, in servizio dal 1978 – e non dal 1972 come sostiene la presidenza del Consiglio - sono stati aggiornati più volte nel corso della loro lunga carriera. Di sicuro si tratta di macchine vecchie, costose in termini di carburante e manutenzione, ma la loro sostituzione - valutata come scrive il portavoce del premier dai tempi del governo D'Alema (2000) e sollecitata dallo staff del presidente Ciampi (2004) – è sempre stata rinviata per motivi economici: si è preferito investire i soldi del contribuente in progetti più urgenti. 

    Anche perché nei corpi dello Stato gli elicotteri abbondano. Carabinieri, polizia, finanza e persino la Protezione civile hanno macchine moderne e confortevoli per accompagnare ovunque le massime autorità in giro per l'Italia: l'Arma, per esempio, ha due Agusta speciali proprio per le missioni riservate dei vertici istituzionali. 

    La decisione di comprare nuovi elicotteri per il trasporto vip è stata presa soltanto dal governo Berlusconi nel 2010 e mai comunicata al Parlamento: è stata nascosta negli allegati del bilancio della Difesa sotto la voce "investimento". Non solo: alla consegna dei velivoli destinati ai vertici istituzionali è stata data priorità rispetto a quelli ordinati per il soccorso. Sì: entreranno in servizio prima i nuovi Agusta extralusso per i viaggi di Stato e poi la versione Sar che si occuperà delle emergenze vere. Quanto al prezzo dei nuovi velivoli, la nota di Palazzo Chigi sostiene che siano costati "solo" 37,8 milioni. Nel bilancio della Difesa questa somma è indicata «a completamento del programma di acquisizione": ossia viene definita come l'ultima trance di un prezzo ben più alto valutato in 49,8 milioni dallo stesso bilancio, ossia dal documento ufficiale della contabilità pubblica. Quello su cui ci si basa per decidere risparmi e sacrifici. 

    E qui sorge un altro problema. La presidenza del Consiglio sostiene che sono stati scelti gli elicotteri Aw 139 «adatti al trasporto sanitario di quattro barelle». No, quegli elicotteri sono in allestimento TS che non vuol dire Trasporto Sanitario ma Trasporto di Stato: sono elicotteri vip, con interni sfarzosi come quelli ordinati da sceicchi e magnati russi. La versione da soccorso acquistata da Spagna e Australia è stata pagata circa 12 milioni di euro a esemplare: quelli presi dal governo italiano ne costeranno 19 – stando al comunicato - e quasi 25 – secondo le fonti de 'L'Espresso'. Una bella differenza, nel 

    momento in cui si taglia tutto.


    Ecco le immagini del nuovo 'giocattolo' che abbiamo regalato al Cavaliere


    Silvio e l elicottero di Stato


     
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