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    Continuano gli attacchi israeliani su Gaza, questo bambino che c'entrava?

    giovedì 28 giugno 2012

    Sesto giorno di attacchi israeliani su Gaza.Sale a 16 il numero dei morti, fra cui oggi un bambino di 5 anni e mezzo, e più di 60 sono i feriti.

    Questa mattina, in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza, un carroarmato israeliano ha sparato un colpo di artiglieria uccidendo un bambino di 5 anni e mezzo, ferendo suo padre ed altre 3 persone.
    Nell'obitorio dell'ospedale Nasser ho visto il corpo segnato e senza vita del bambino.
    Ali Moutaz Al Shawat aveva 5 anni e mezzo.


    Ali Moutaz Al Shawat, 5 anni e mezzo

    Ali Moutaz Al Shawat, 5 anni e mezzo

    i segni dell'attacco sul corpo del piccolo Ali


    Il padre di Ali si trovava in sala operatoria. Sono andata a far visita alle altre persone ferite in questo attacco, alcune delle quali erano ricoverate all'European hospital in Khan Younis.
    Zaki Msabah, 53 anni, è rimasto ferito alla spalla. L'ho incontrato nella sua abitazione. Zaki inizia a raccontarmi quello che è successo. Giovani e famiglie si recano usualmente nel posto che è stato attaccato dal carro armato israeliano. C'è un campo di calcio dove i giovani tengono una sorta di campionato, ci sono tavole da ping pong ed è possibile guardare le partite in tv. Oggi sarebbe dovuta esserci una partita di calcio fra alcuni giovani. Zaki lavora lì e si era recato sul posto al mattino per pulire e preparare ogni cosa. Alcuni amici erano andati ad aiutarlo. C'erano due ragazzi con due bambini che volevano giocare a ping pong e gli avevano chiesto di aprire la sala. Improvvisamente, verso le 10.15 del mattino, Zaki ha sentito una enorme esplosione. "Ho volato per alcuni metri", racconta Zaki. 
    Non c'erano stati spari di avvertimento prima dell'attacco. La situazione era calma, tranquilla. 

    Zaki Msabah, 53 anni


    In ospedale incontro altri due feriti, Omar Tabash, 28 anni, e Yosif Abu Tair, 24 anni.
    Omar è rimasto ferito alle braccia ed alla gamba destra.
    Racconta che era andato sul posto con suo figlio Ayoub di un mese e mezzo, con Moutaz (il padre di Ali) ed il piccolo Ali.
    Voleva giocare a ping pong. "Ali stava parlando al cellulare con sua mamma", racconta Omar. Il piccolo Ali aveva detto a sua mamma "Mamma ti voglio vedere", sua madre gli aveva risposto "Ora sono a lavoro, ci vediamo a casa". Suo padre voleva andare a casa per cambiarsi ed indossare vestiti sportivi. E' uscito all'esterno ed ha gridato. Poi l'esplosione. 
    Moutaz ha chiamato Omar "per favore vieni", ma Omar, ferito, non poteva. Omar ha chiamato alcuni amici e l'ambulanza. "Ali è morto mentre abbracciava suo padre", conclude Omar.

    le gambe di Omar Tabah, 28 anni, ricoverato in ospedale

    Omar Tabash, 28 anni



    Nella stessa giornata di oggi 23 giugno 2012, l'aviazione militare israeliana ha attaccato diverse zone nella Striscia di Gaza.
    Un primo attacco, verso le 11.00 del mattino, si è verificato ad est di Shjayah, al centro di Gaza city. La bomba non è esplosa.
    L'aviazione militare israeliana ha attaccato poi l'area di Jabalia, a nord di Gaza. Una persona è morta. Era un attivista del Popular Resistance Committee, il suo nome è Khalid al-Burei ed aveva 25 anni.

    Sempre al mattino di sabato, Israele ha condotto incursioni aeree contro tre siti della sicurezza di Hamas. Almeno 17 persone sono rimaste ferite.

    Nel pomeriggio, un palestinese è rimasto ucciso e altre 9 persone sono rimaste ferite in attacco israeliano al centro di Gaza city, in un'area chiamata "Nasser", densamente affollata durante il giorno.

    Mi sono recata allo Shifa hospital subito dopo l'attacco.
    Il civile morto si chiama Osama Ali ed aveva 34 anni.
    Stava attraversando la strada al momento dell'attacco.


    nell'obitorio, il corpo di Osama Ali, 34 anni 

    All'esterno dell'obitorio, urla e lamenti di parenti ed amici della vittima.

    parenti ed amici di Osama Ali all'esterno dell'obitorio

    Nello stesso attacco, 9 civili sono rimasti feriti.

    Hassan Oda, 24 anni, si trovava di fornte la sua abitazione al momento dell'attacco.

    Hassan Oda, 24 anni


    Imad Abu Nahl, 29 anni, era in macchina al momento dell'attacco.

    Imad Abu Nahl, 29 anni

    Hassan Yassin, 28 anni, stava attraversando la strada.

    Hassan Yassin, 28 anni



    Nella giornata di ieri venerdì 22 giugno, un ragazzo è stato ucciso in un attacco israeliano ad est di Al-Bureij camp. Qassem Abdullah Ahmed aveva 24 anni. Due civili sono rimasti feriti e sono stati trasportati al' Al-Aqsa Martyrs hospital in Deir al-Balah.

    La sera di venerdì 22 giugno, un attacco israeliano a nord di Gaza ha ucciso Humam Jamal Abu Qadoos, 20 anni.

    In quella stessa giornata l'aviazione militare israeliana ha condotto più incursioni in diverse zone della Striscia di Gaza.

    Nella notte tra venerdì e sabato, verso del 2 del mattino, Gaza city è stata scossa da una tremenda esplosione. L'aviazione militare israeliana ha colpito un complesso militare di Hamas in zona Saraya, al centro di Gaza city. 
    Mi sono recata sul posto durante la notte subito dopo l'attaccoMolti abitazioni sono state danneggiate.
    Tra i feriti, membri della security di Hamas e quattro civili.

    ambulanze sul posto colpito durante la notte di venerdì al centro di Gaza city

    uomini della sicurezza controllano l'area dopo il bombardamento

    vetri  crollati in una casa nei pressi dell'area colpita

    Quella notte Gaza city non ha dormito. Sono rimasta sveglia a casa di una famiglia palestinese nell'area colpita. Siamo rimasti vicini, raccontandoci lo spavento. 
    La condivisione di quella paura ci ha uniti in quella notte buia scandita solo dal suono delle sirene ed illuminata solo dal fuoco che rimaneva vivo dopo il bombardamento.

    16 palestinesi uccisi e più di 60 feriti dall'inizio dell'offensiva militare israeliana su Gaza, iniziata lunedì   18 giugno 2012.


    C'è chi pensa che la situazione andrà a peggiorare nei prossimi giorni. La speranza è che l'orrore di questo massacro si fermi.

    fonte

    ONU: COLONI ISRAELIANI SI IMPADRONISCONO DI SORGENTI D’ACQUA PALESTINESI

    mercoledì 21 marzo 2012


    Sottratte ai palestinesi trenta fonti ma l’esercito israeliano ha fatto poco o nulla per impedirlo, denuncia Ocha, l'ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite


    Gerusalemme, 20 marzo 2011, Nena News – Ocha, l’ufficio di coordinamento degli interventi umanitari delle Nazioni Unite, ha oggi esortato Israele a punire i raid dei coloni ebrei in Cisgiordania volti a sottrarre acqua ai palestinesi e a restituire le sorgenti ai legittimi proprietari. In un rapporto diffuso oggi, Ocha riferisce che i coloni con intimidazioni e recinzioni impediscono ai palestinesi l’accesso a 30 sorgenti d’acqua. In altri 26 casi, i coloni hanno provato ad impadronirsi di altre fonti, anche dando nome ebraici alle località palestinesi, oltre a costruire strutture «turistiche» fisse intorno ad esse e a descriverle come «ebraiche».
    Un esempio è la sorgente di Ein al Qaws, vicino al villaggio di Nabi Saleh, della quale si sono impadroniti i settler di Halamish, obbligando i contadini palestinesi ad irrigare i loro campi con acqua proveniente da altre fonti. «Con quell’acqua irrigavamo centinaia di alberi d’olivo e da frutta e se ora proviamo ad andare alla nostra fonte, i coloni e i soldati ci cacciano via», riferisce uno degli abitanti Nariman Tamimi.
    Quasi tutte le sorgenti d’acqua «confiscate» si trovano in proprietà private palestinesi ma, sottolinea Ocha, l’esercito israeliano ha fatto poco o nulla per impedire le azioni dei coloni.

    fonte

    PALESTINA,L'UNESCO LA RICONOSCE E GLI USA GLI TAGLIANO I FONDI...

    giovedì 3 novembre 2011

    La Palestina verso il riconoscimento? Può darsi, anche se con tempi e modalità anomale. E in grado di provocare un incidente diplomatico mondiale.

    E’ accaduto, infatti, che la conferenza generale dell’Unesco, l’organismo afferente alle Nazioni Unite incaricato di occuparsi di cultura, arte, educazione e scienza, abbia deciso di votare a favore dell’ingresso della zona geografica tra i suoi membri, che sono Stati. Ma, non essendo, di fatto, uno stato la Palestina, che così’ha riconosciuto l’Unesco? Difficile che un organismo di tale entità possa riconoscere una mera espressione geografica senza che questo abbia ripercussioni sulla stessa e non crei un precedente. Sta di fatto che tra i 193 membri fanno parte dell’organizzazione, in 107 abbiano votato a favore e 14 contro, consentendo di raggiungere la maggioranza necessaria. Tra i voti contrari, oltre agli Usa, ci sono quelli di Germania e Canada. L'Italia e la Gran Bretagna si sono astenuti; Francia, Cina, India, i Paesi arabi, africani e latino-americani hanno votato a favore. Gli Stati Uniti hanno definito la scelta prematura e controproducente.
    Gli Usa, da sempre alleati di Israele e contrari a qualunque soluzione che esuli da una trattativa tra i due Stati, ha fatto sapere che in caso di ingresso effettivo, taglierà i finanziamenti all’Unesco, che si troverebbe così decurtati di addirittura il 22 per cento delle sue risorse. A tanto, infatti, ammonta il contributo americano. Del resto, ci sono due leggi emanate negli anni ’90 ad impedire all’America di finanziare organizzazioni Onu che riconoscano espressamente la Palestina. E mentre Washington fa sapere che non accetteranno la decisione, Tel Aviv è molto più drastica e considera l’episodio una tragedia. Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato americano, aveva dichiarato, la settimana scorsa: «Esistono linee rosse molto chiare nella legislazione e, se sono sorpassate nell'Unesco, tale legislazione viene attivata». D’altro canto per circa un ventennio, sino al 2003, gli Usa sono stati fuori dall’Unesco, giudicando i suoi obiettivi contrari alla propria politica estera. Tuttavia, di recente, il presidente Obama aveva fatto sapere di ritenere l’organizzazione uno strumento fondamentale per veicolare i valori occidentali.
    In ogni caso, resta da attendere la decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, relativo alla richiesta del presidente palestinese, Abu Mazen, che il paese venga accettato tra gli Stati membri. Qualunque cosa dovesse accadere, gli Stati Uniti hanno fatto sapere che opporranno li veto, come è loro diritto.
    FONTE

    Protesta "virtuale" contro l'aggressione Israeliana a Gaza

    venerdì 19 agosto 2011

    Ebbene si qualche volta il social network può servire anche a questo.

    Stanchi dei continui attacchi Israeliani ai civili della striscia di Gaza

    e stanchi delle menzogne di chi giustifica tali attacchi come autodifesa contro i "Terroristi" ( i telegiornali nazionali sono vomitevoli a riguardo ed il presidente del consiglio ancora peggio) stasera dalle 19 in poi il popolo pro-palestina libera ed anti-sionista rappresentato da vari gruppi attivi su facebook, attuerà la sua protesta "virtuale" inondando il web di "post" in maniera assolutamente pacifica!!



    dove? qui

    http://www.facebook.com/#!/event.php?eid=179206968817675



    Stay Human!

     
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