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  • Europarlamentari italiani: stipendi più alti rispetto alle altre nazioni

    domenica 17 luglio 2011

    Gli eurodeputati italiani, come spiega un'inchiesta del settimanale l'Espresso, sono i meno presenti alle attività all'assemblea di Strasburgo. I nostri eletti sono rimasti infatti a casa una volta su tre, mentre i finlandesi hanno un tasso di presenze del 90%, i tedeschi di poco inferiori e così pure gli  europarlamentari degli altri paesi membri.
    Inoltre, sottolinea L'Espresso: "gli europarlamentari italiani hanno tassi scandalosamente bassi di produttività: 61 deputati non hanno mai presentato una relazione che, a differenza delle inutili interrogazioni, sono testi 'legislativi' o 'di indirizzo', e 17 non si sono mai scomodati ad aprire bocca in assemblea." Fannulloni come i dipendenti di un ufficio della Marina militare di Napoli che giorni fa sono stati denunciati perché erano soliti firmare i registri delle presenze, per poi tornare beatamente a casa o a prendere il sole a Posillipo.
    I nostri europarlamentari  primeggiamo però in stipendi: 144.084,36 euro, 12mila al mese netti più una lunga lista di benefit. Sono pagati dall'euro contribuente infatti i  ristoranti, le auto blu con relativo autista, i cellulari, i cinema, i teatri, le autostrade, i treni e gli aerei, piscine e palestre e pure i francobolli. Tutto compreso un stipendio di un euro parlamentare italiano può arrivare a 35mila euro al mese. Per fare un impietoso paragone, ecco l'elenco degli stipendi degli altri europarlamentari, a seconda della nazionalità:
     
    Lituania 14.196 euro annui
    Lettonia 12.900
    Ungheria 9.132
    Polonia 7.369
    Slovenia 50.400
    Cipro 48.960
    Portogallo 41.387
    Spagna 35.051
    Lussemburgo 66.432
    Francia 62.779
    Finlandia 59.640
    Svezia 57.000
    Gran Bretagna 81.600
    Belgio 72.017
    Danimarca 69.264
    Grecia 68.575
    Austria 106.583
    Olanda 86.108
    Germania 84.108
    Irlanda 82.065 
     
    Italia 144.084,36 euro all'anno: niente male davvero per un Paese che ha il terzo debito pubblico più alto del mondo, in cui su ogni famiglia italiana gravano in media quasi 80mila euro,  per complessivi 1.667,2 miliardi di euro in base alle rilevazioni al 31 agosto 2008.  Chissà se la busta paga crea imbarazzo all'europarlamentare  Carlo Fatuzzo, leader del Partito dei Pensionati. Alla Fame, si potrebbe aggiungere nell'acronimo della formazione politica che si attesta ad un ragguardevole 1%.
    A proposito di aerei e di debiti: per anni è stato un vizietto dei nostri europarlamentari viaggiare su Ryanair con un conveniente biglietto  low cost, facendo poi però risultare di aver viaggiato su un'altra compagnia in business class, in particolare su Alitalia. Il che significava per loro mettersi in tasca  anche 900 euro a tratta del rimborso forfettario, alla facciaccia  della nostra compagnia di bandiera che intanto precipitava nella voragine dei debiti.
    Il 15 giugno 2005 l'Europarlamento ha finalmente approvato il nuovo Statuto che inserisce il principio del rimborso su presentazione puntuale del giustificativo di spesa. Con certi personaggi che bazzicano l'euro-transatlantico,  c'era poco da fidarsi delle auto-certificazioni. Ma entrerà in vigore solo dal 2009 e con un periodo transitorio di due legislature. Paolo Cirino Pomicino fece invece le cose ancora più in grande:  ha viaggiato su un volo privato gentilmente concesso dalla presidenza del Consiglio, poi per fortuna soppresso.

    Ma torniamo agli euro-fannulloni di casa nostra: fanalino di coda per presenze il socialista Gianni de Michelis uno dei protagonisti della dorata stagione del socialismo da bere, con il 51% delle presenze, una sola relazione e tre interventi pronunciati in aula. Poco migliore la performance di Vito Bonsignore  dell'Udc, con il 55% delle presenze, zero relazioni e 10 interventi.  Se può interessare Bonsignore, ai tempi di Tangentopoli, è stato condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tentata corruzione per l'appalto dell'ospedale d'Asti.  E ancora tra quelli in carica: Armando Veneto, Udeur, 48% delle presenze,Rapisardo Antunucci, socialista, 47%, il molisano Aldo Patricello, di Forza Italia, 61%, Giorgio Carollo, Forza Italia, 62%;  l'ex portavoce di Berlusconi, e giornalista Jas Gawronsky, 67% di presenze , Umberto Pirilli, An, al 62%,Mauro Zani, Pd, al 63%.

    La legge italiana permette a sindaci e presidenti di provincia di ricoprire anche l'incarico a Bruxelles. Si spiega dunque perchè Adriana Poli Bortone, europarlamentare di An, a Strasburgo non si è vista quasi mai, solo il 34% delle sedute. Peggio di lei Giuseppe Bova, presidente Pd del consiglio regionale della Calabria, solo con il 28% delle presenze prima di una opportuna rinuncia allo scranno. Alfredo Antoniozzi, anche lui Forza Italia, assessore comunale di Roma, a Strasburgo la meta delle volte che dovrebbe.rara la presenza anche diCorrado Gabriele del prc, assessore in Campania.
     
    C'è poi la cantante e soubrette televisiva Iva Zanicchi, europarlamentare di Forza Italia: è stata ripescata a maggio, e in otto mesi ha collezionato 23 assenze su 43 plenarie a disposizione, e un solo intervento sulla povertà nel mondo. Ora l'Aquila di Ligonchio, così era chiamata all'inizio della sua carriera, si sta preparando al Festival di Sanremo, e quindi a Strasburgo continueranno a vederla poco e niente. Nel 2004 la Zanicchi fu una fortunata prescelta nellanutrita schiera di cantanti, soubrette e personaggi televisivi. Niente da fare invece per l'ex signora Peroni, Solby Stubing, candidata di An con Clarissa Burt, bocciata anche lei dagli elettori. Fuori anche Pietro Mennea, la conduttrice Fabrizia Carminati e l'ex vice Gabibbo, Stefano Salvi, Manuela Centa, Marcella Bella, Alessandro Cecchi Paone con Forza Italia e l'immancabile  Vittorio Sgarbi.   
    Tra gli assenteisti, udite-udite, anche  Renato Brunetta, il nemico giurato dei fannulloni, il castiga-matti dei dipendenti pubblici in panciolle. Secondo l'Espresso le sue presenze si attestano dal 1999 al 2004 al 53,7%, dal 2004 al 2008 al 63,7%. Brunetta ha però contestato il dato  sostenendo che  la percentuale è stata calcolato su un numero superiore di sedute, e la percentuale corretta è invece  il 66,9%. Per l'esattezza. 
    Assenteisti anche altri big della politica italiana transitati all'europarlamento, prima di approdare su altri lidi, più o meno gloriosi:   Antonio Di Pietro(44,29%), Walter Veltroni (41,79%), Clemente Mastella (40%) e Marcello Dell’Utri (14,64%). Alessandra Mussolini (48%), Raffaele Lombardo (41%),Emma Bonino (56%), Pier Luigi Bersani (57%), Ottaviano Del Turco (57%),Fausto Bertinotti (57%), Paolo Cirino Pomicino (42%.) . Assenteisti anche gli ex-deputati Lilli Gruber e Michele Santoro
    Complimenti invece a Luca Romagnoli della Fiamma tricolore e a Vincenzo Aita di Rifondazione comunista, che fanno registrare il 93% delle presenze.  Come dire: opposti presenzialismi..
    Per i nostri rappresentanti poi far parte del Parlamento europeo è un optional, non una missione da affrontare con il massimo impegno, in quanto, sembra superfluo sottolinearlo, a Strasburgo si decidono cose importantissime per ogni Paese membro, tra cui l'entità di fondi comunitari da destinare ad esempio all'Abruzzo, come quelli di cui ieri si è discusso a Pescara.
    Sono tantissimi i casi di europarlamentari che lasciano il seggio per fare altro, come candidarsi in altre tornate elettorali. Su  78 parlamentari iniziali, solo 48 sono tuttora in carica. E' anche il caso  dell'abruzzese  Ottaviano Del Turco:eletto a furor di popolo  ha  poi ha lasciato nel 2005 il seggio a tal Vincenzo Lavarra per candidarsi alle Regionali. Sappiamo come è andata a finire, e forse lo stesso Del Turco si sta mordendo le mani. E medita di tornare a Bruxelles, qualcuno dice  imbarcandosi nel Pdl.
    A seguito delle Politiche del 2008   rinunciatari a Bruxelles sono Renato Brunetta (Pdl), Umberto Bossi (Lega), Alessandra Mussolini (Pdl) e Lapo Pistelli (Pd), eletti alla Camera, e di Mario Mantovani e Adriana Poli Bortone (Pdl) e Alfonso Andria e Luciana Sbarbati (Pd) eletti al Senato. Cristiana Muscardini (Pdl), invece, ha preferito mantenere il suo seggio europeo, rinunciando quello conquistato alla Camera. Altre defezioni portano i nomi di Raffaele Lombardo (Pdl), che è stato eletto presidente della Regione Sicilia, di Francesco Musotto (Pdl) entrato nell’Assemblea regionale siciliana, di Nicola Zingaretti (Pd), diventato presidente della Provincia di Roma, e del leghista Gian Paolo Gobbo, nuovo sindaco di Treviso. 
    La casalinga di Urlapicchio potrebbe però a questo punto chiedersi: "Ma se ti abbiamo votato per fare l'europarlamentare perché non sei rimasto a Strasburgo? Mica ti abbiamo mandato a fare il minatore, come i compaesani che morirono a Marcinelle... A questo punto potevate candidare me, o la mia amica comare Pina, che parla pure correttamente in inglese!"

    LA MUSICA PERO' CAMBIA: ARRIVA L'ANAGRAFE DEGLI ELETTI!
    Tempi duri per i nostri oziosi e latitanti europarlamentari, e la situazione sopra fotografata sarà, si spera, solo un brutto ricordo. Su iniziativa di Marco Cappato dei Radicali il Parlamento europeo ha infatti approvato a gennaio una risoluzione sull'accesso ai documenti del Consiglio, del Parlamento e della Commissione. Sarà così presto on line e facilmente consultabile un' Anagrafe Pubblica degli Eletti, contenente quanto segue:

    1) attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali.
    2) attività del Parlamento in plenaria e in commissione.
    3) indennità e spese dei deputati, nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati.

    La risoluzione è passata con 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenuti. A votare contro questa norma anti-fannulloni, ricorda Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, una nutrita schiera di europarlamentari italiani del Pdl, tra cui l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini,Guido Podestà, Elisabetta Gardini,  Lia Sartori, Beppe Gargani, Roberta Angelilli, Domenico Basile, Sergio Berlato, Antonio Mussa, Nello Musumeci, Salvatore Tatarella.
    Ricordiamocele queste cose, quando a giugno ci recheremo alle urne.

     
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