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    LE VITTIME DEL SISTEMA: KENNEDY E L'ORDINE ESECUTIVO 11110

    mercoledì 26 ottobre 2011

    L'ordine esecutivo 11110 fu firmato il 4 giugno 1963 dal presidente degli Stati Uniti John Kennedy. Esso delegava al segretario del tesoro USA il potere, già attribuito al Presidente dall'Agricultural Adjustment Act del 1933, di emettere certificati argentei.

    Una delle banconote emesse da Kennedy nel 1963 con la scritta (in alto):
    "United States Note", invece dell'attuale "Federal Reserve Note"(in basso).



    Il 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bank il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l'ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve. L'ordine di Kennedy dava al Ministero del Tesoro il potere "di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro".
    Questo voleva dire che per ogni oncia di argento nella cassaforte del Tesoro, il governo poteva mettere in circolazione nuova moneta. In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Le conseguenze di questa legge furono enormi. Con un colpo di penna, Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank di New York. Se fosse entrata in circolazione una quantità sufficiente di questi certificati basati sull'argento, questa avrebbe eliminato la domanda di banconote della Federal Reserve.


    Una delle banconote emesse da Kennedy nel 1963 con la scritta (in alto):
    "United States Note", invece dell'attuale "Federal Reserve Note".

    Questo sarebbe accaduto perché il certificati argentiferi sono garantiti da argento mentre le banconote della Federal Reserve non sono garantite da niente. L'ordine esecutivo 11110 avrebbe impedito al debito pubblico di raggiungere il livello attuale, poiché avrebbe dato al Governo la possibilità di ripagare il suo debito senza utilizzare la Federal Reserve e senza essere gravato dall'interesse richiesto per la creazione di nuova moneta. L'ordine esecutivo 11110 dava agli USA la possibilità di crearsi la propria moneta garantita da argento.
    Dopo che Kennedy fu assassinato, dopo appena cinque mesi, non vennero più emessi certificati garantiti da argento. "Final Call" è a conoscenza del fatto che l'ordine esecutivo non venne mai cancellato da nessun presidente attraverso un altro ordine esecutivo, quindi è ancora valido. Perché allora nessun presidente successivo l'ha mai usato?
    Virtualmente, tutti i seimila miliardi di dollari di debito sono stati creati a partire dal 1963. Se un presidente statunitense avesse utilizzato l'ordine esecutivo numero 11110, il debito non sarebbe assolutamente ai livelli correnti. Forse l'assassinio di JFK fu un avvertimento ai futuri presidenti che avessero pensato di estinguere il debito eliminando il controllo che la Federal Reserve esercita sull'emissione monetaria. Kennedy aveva sfidato il governo monetario attaccando i due sistemi che sono sempre stati usati per aumentare il debito: la guerra e la creazione della moneta da parte di una banca centrale privata. I suoi sforzi per far uscire dal Vietnam le truppe americane entro il 1965 e l'Ordine Esecutivo 11110 avrebbero seriamente sminuito i profitti ed il controllo esercitato dal sistema bancario di New York. Mentre il debito americano raggiunge livelli incredibili e sta emergendo un conflitto in Bosnia che aumenterà ulteriormente il debito americano, uno deve chiedersi: avrà Clinton il coraggio di prendere in
    considerazione l'utilizzo dell'ordine esecutivo 11110 e, se così fosse, vorrà pagarne le conseguenze?

    Ordine Esecutivo 11110
    EMENDAMENTO DELL'ORDINE ESECUTIVO N. 10289
    MODIFICA RELATIVA ALL'APPLICAZIONE DI CERTE FUNZIONI CHE RIGUARDANO IL
    MINISTERO DEL TESORO
    In virtù dell'autorità affidatami dalla sezione 301 del Titolo 3 del Codice degli Stati Uniti, viene ordinato quanto segue:
    La Sezione 1 dell'Ordine Esecutivo n. 10289 del 19 settembre 1951, come modificata, viene qui ulteriormente modificata -
    Aggiungendo alla fine del paragrafo 1 di cui sopra il seguente sottoparagrafo (j):
    (j) L'autorità di cui è investito il Presidente dal paragrafo (b) della sezione 43 della Legge del 12 maggio 1933, come modificata (31 U.S.C. 821(b)), di emettere certificati argentiferi contro qualsiasi deposito d'argento, argento o normali dollari d'argento nel Tesoro non legati alla restituzione di qualsiasi certificato argentifero preesistente, di prescrivere la denominazione di questi certificati argentiferi e di emettere normali monete d'argento e valuta sussidiaria redimibile in argento
    e
    Revocando i sottoparagrafi (b) e (c) del paragrafo 2 predetto.
    Sez. 2 I cambiamenti effettuati da questo Ordine non devono influenzare qualsiasi atto effettuato o qualsiasi diritto acquisito o qualsiasi causa o processo in atto o iniziato in qualsiasi causa penale o civile prima della data di quest'Ordine ma tutte queste responsabilità continueranno e verranno esatte come se il detto emendamento non fosse stato effettuato.
    John F. Kennedy, Casa Bianca, 4 giugno 1963.
    Versione originale:

    Executive Order 11110
    AMENDMENT OF EXECUTIVE ORDER NO. 10289
    AS AMENDED, RELATING TO THE PERFORMANCE OF CERTAIN FUNCTIONS AFFECTING THE
    DEPARTMENT OF THE TREASURY

    By virtue of the authority vested in me by section 301 of title 3 of the United States Code, it is ordered as follows:
    Section 1. Executive Order No. 10289 of September 19, 1951, as amended, is hereby further amended - By adding at the end of paragraph 1 thereof the following subparagraph (j):
    (j) The authority vested in the President by paragraph (b) of section 43 of the Act of May 12,1933, as amended (31 U.S.C.821(b)), to issue silver certificates against any silver bullion, silver, or standard silver dollars in the Treasury not then held for redemption of any outstanding silver certificates, to prescribe the denomination of such silver certificates, and to coin standard silver dollars and subsidiary silver currency for their redemption
    and
    By revoking subparagraphs (b) and (c) of paragraph 2 thereof.
    Sec. 2. The amendments made by this Order shall not affect any act done, or any right accruing or accrued or any suit or proceeding had or commenced in any civil or criminal cause prior to the date of this Order but all such liabilities shall continue and may be enforced as if said amendments had not been made.
    John F. Kennedy The White House, June 4, 1963.

    Naturalmente il fatto che sia JFK che Lincoln abbiano incontrato lo stesso destino è una pura coincidenza. (NdT: a causa della questione monetaria, vennero assassinati sette presidenti statunitensi: quattro con armi da fuoco e tre per avvelenamento)

    Politica monetaria di Abramo Lincoln, 1865 (pagina 91 del documento del Senato n. 23):
    La moneta è la creatura della legge e la creazione dell'emissione originaria della moneta deve essere mantenuta quale esclusivo monopolio del governo nazionale.
    La moneta non possiede un altro valore relativamente allo Stato tranne quello che le è dato dalla sua circolazione.
    Il capitale ha un suo posto preciso ed è coperto da ogni protezione. Le spese degli uomini devono essere riconosciute, nella struttura ed all'interno dell'ordine sociale, quali più importanti delle spese relative alla moneta.
    Nessun dovere è più imperativo per il Governo di quello che ha nei confronti della popolazione di fornirla con una valuta solida ed uniforme, e di regolare la circolazione del mezzo di scambio in modo che il lavoro sia protetto contro una valuta viziata ed il commercio sia facilitato da scambi sicuri ed economici.
    La quantità disponibile di oro ed argento essendo completamente inadeguata nel permettere l'emissione di monete dal valore intrinseco o cartamoneta convertibile in monete nel volume richiesto per soddisfare le necessità del popolo, rende necessario lo sviluppo di una altra base per l'emissione di valuta. Deve essere sviluppato qualche altro mezzo oltre a quello della convertibilità in monete metalliche per prevenire una inadeguata fluttuazione del valore della cartamoneta o di qualsiasi altro sostituto per la moneta di valore intrinseco che potrebbe venire in uso.

    Le necessità monetarie di un crescente numero di persone che avanza verso più alti standard di vita, debbono e possono trovare riscontro nel governo. Queste necessità possono essere soddisfatte dalla Valuta Nazionale e dal Credito attraverso la messa in opera di un sistema bancario Nazionale. La circolazione di un mezzo di scambio emesso e garantito dal Governo può essere propriamente indirizzato e si può eliminare la ridondanza di emissioni attraverso la raccolta dalla circolazione quell'ammontare che si renda necessario, attraverso la Tassazione, il rideposito ed altrimenti. Il Governo ha il potere di regolare la valuta ed il credito della Nazione.
    Il Governo deve appoggiare la sua valuta, il credito ed i depositi bancari della Nazione. Nessun individuo deve patire perdite di moneta attraverso una valuta deprezzata o gonfiata o a causa di bancarotta bancaria. Il Governo che possiede il potere di creare ed emettere valuta e credito come moneta e che gode del diritto di prelevare sia la valuta che il credito dalla circolazione attraverso la tassazione ed in altro modo, non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche. Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d'acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente una prerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso.
    Con l'adozione di questi principi, sarà soddisfatto il desiderio, da lungo tempo sentito, di una moneta uniforme. Il contribuente risparmierà immense somme di interessi, sconti e cambi. Il finanziamento di tutta la pubblica impresa, il mantenimento di Governi stabili e di un progresso ordinato, nonché la condotta del Tesoro, diventeranno materia di ordinaria amministrazione. Il popolo può e sarà fornito di una valuta sicura tanto quanto il proprio Governo. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell'umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi.

    Qualche informazione sulla Federal Reserve
    La Federal Reserve è una corporazione privata. Una delle preoccupazioni più comuni, tra la gente che si occupa attivamente di ridurre le tasse, è: "Se trattengo i miei soldi, impedirò al Governo di pagare i suoi conti?" Come è stato spiegato nel primo articolo di questa serie, la moderna tassa sul reddito non è stata fatta né pensata per pagare i servizi offerti dal governo. Il suo scopo è di pagare per il sistema privato della Federal Reserve.
    Nel dizionario "Black Law" si definisce la Federal Reserve come "una rete di dodici banche centrali cui appartiene la maggior parte delle banche e della quale le banche con statuto statale possono essere proprietarie. Le regole societarie impongono un investimento in azioni e delle minime riserve".
    Sono banche private quelle che possiedono le azioni della Federal Reserve. Questo venne spiegato nel dettaglio nel processo "Levis contro Stati Uniti" (seconda serie del Federal Reporter, volume 680, pagine 1239, 1341 (1982)), dove la corte disse: "Ogni "Federal Reserve Bank" è una società separata posseduta da banche commerciali della sua regione. Le banche socie eleggono i due terzi del consiglio di amministrazione composto da nove membri di ciascuna banca".
    Similmente, le banche "Federal Reserve", nonostante siano pesantemente regolate, sono controllate localmente dalle banche socie. Dando un altro sguardo al dizionario "Black Law", troviamo che queste banche privatamente possedute, emettono moneta: "Federal Reserve Act: legge che creò le banche della Federal Reserve che agiscono come agenti nel mantenere riserve monetarie, nell'emettere moneta sotto forma di banconote, nel prestare moneta alle banche e nella supervisione delle banche. Amministrata dal consiglio d'amministrazione della Federal Reserve (Federal Reserve Board)".

    Le banche della FED, che sono private, emettono, ovvero creano, la moneta che usiamo. Nel 1964, la Commissione Camerale sulla Pratica Bancaria e la Valuta, il sottocomitato sulla Finanza Interna, nella seconda sessione dell'88esimo Congresso, pubblicò uno studio intitolato "Fatti sulla Moneta", che spiegava bene che cosa è la FED:
    "La Federal Reserve è una macchinetta che crea moneta. Può emettere moneta o assegni. Non ha il problema di coprire gli assegni perché può ottenere le banconote da 5 e 10 dollari, necessarie per coprirli, semplicemente chiedendo all'ufficio del conio del Ministero del Tesoro di stamparle".
    Come tutti sappiamo, chiunque abbia un sacco di soldi ha molto potere. Immaginatevi un gruppo di persone che hanno il potere di creare soldi. Immaginatevi che potere questi possono avere. Questo è quello che è la FED.
    Nessun uomo denunciò maggiormente il potere della FED quanto Louis T. McFadden, il presidente della Commissione Camerale Bancaria negli anni '30. Egli costantemente precisava che le questioni sull'emissione monetaria non dovevano essere partigiane, e criticava le amministrazioni sia di Herbert Hoover che di Franklin Roosevelt. Descrivendo la FED, nel 10 giugno 1932 (Verbale del Congresso, Camera, pagine 1295 e 1296), affermava:

    "Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al consiglio d'amministrazione della Federal Reserve ed alle banche Federal Reserve. Il cda della Federal Reserve, un cda di governo, ha fregato al Governo degli Stati Uniti ed al popolo statunitense abbastanza soldi per estinguere il debito pubblico. Le predazioni ed ingiustizie del cda della Federal Reserve e delle banche Federal Reserve, agendo assieme, sono costate a questo paese abbastanza soldi per ripagare numerose volte il debito nazionale. Questa maligna istituzione ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti, è andata in bancarotta ed ha portato alla bancarotta il Governo. Ha ottenuto questo attraverso la cattiva amministrazione della legge che autorizzava il cda della Federal Reserve ed attraverso le combriccole corrotte che la controllano. Qualcuno pensa che le banche Federal Reserve siano istituzioni degli Stati Uniti. Non sono istituzioni statunitensi. Sono monopoli di credito privati che si basano sul popolo statunitense per beneficiare se stessi ed i loro clienti stranieri, gli speculatori e predatori interni e stranieri, e i ricchi predatori usurai. In questa oscura cricca di pirati finanziari ci sono quelli che taglierebbero la gola di chiunque per sottrargli un dollaro dalle tasche, vi sono quelli che mandano soldi negli stati per comprare i voti per controllare la nostra legislazione, e ci sono quelli che mantengono una propaganda internazionale allo scopo di ingannarci e di spingerci a fornire nuove concessioni che permetteranno loro di insabbiare le loro malefatte precedenti e di rimettere in moto il loro gigantesco treno criminale. Questi 12 monopoli privati vennero slealmente ed ingannevolmente imposti a questo paese da banchieri che vennero dall'Europa e che hanno ripagato la nostra ospitalità minando alla base le nostre istituzioni americane".

    La FED in pratica funziona così: il Governo ha garantito il potere di emettere moneta alle banche della FED. Queste creano moneta, poi la prestano al governo caricando gli interessi. Il governo preleva la tassa sul reddito per pagare gli interessi sul debito. Su questo punto è interessante notare che sia il "Federal Reserve Act" che il sedicesimo emendamento, che dava al Congresso il potere di raccogliere la tassa sul reddito, vennero promulgati assieme nel 1913. L'incredibile potere che la FED ha sull'economia viene universalmente riconosciuto. Alcune persone, specialmente nell'ambiente bancario ed accademico, addirittura lo appoggiano. Tuttavia vi sono quanti, sia in passato che oggi, lo denunciano. Uno di questi uomini era il presidente Kennedy. I suoi sforzi vennero elencati in dettaglio nel libro "Crossfire" di Jim Marrs, del 1990:"Un altro aspetto tralasciato del tentativo di Kennedy di riformare la società americana riguarda la moneta. Plausibilmente Kennedy riteneva che, ritornando alla Costituzione, la quale afferma che solamente il Congresso può coniare e regolare la moneta, il crescente debito nazionale poteva essere ridotto smettendo di pagare interessi ai banchieri del sistema della Federal Reserve, che stampava cartamoneta e la prestava al governo contro interessi. Egli si mosse in questo campo il 4 giugno 1963, firmando l'Ordine Esecutivo 11110 che chiedeva l'emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro anziché usando il tradizionale sistema della Federal Reserve. Quello stesso giorno, Kennedy firmò una legge che cambiava la garanzia dei biglietti da 1 e 2 dollari - da argento in oro - aggiungendo forza all'indebolita valuta statunitense.

    Il "Comptroller of the currency" di Kennedy, James J. Saxon, venne in contrasto con gli organi della Federal Reserve per qualche tempo, incoraggiando poteri di maggior investimento e di credito per le banche che non erano parte della FED. Saxon aveva anche stabilito che queste banche potessero sottoscrivere titoli statali e locali, indebolendo così maggiormente le banche della dominante FED.
    Venne emessa una serie di banconote-Kennedy - l'autore possiede tutt'oggi uno di questi biglietti da cinque dollari con l'intestazione "United States Note" - ma vennero presto ritirate dalla circolazione dopo la morte di Kennedy. Secondo informazioni reperibili nella libreria del Comptroller of the Currency, la legge 11110 è ancor oggi in corso di validità legale, anche se le amministrazioni successive, ad iniziare con quella del presidente Lyndon Johnson, l'hanno - apparentemente - semplicemente ignorata tornando alla pratica di pagare interessi sulle banconote della FED. Oggi continuiamo ad usare banconote della Federal Reserve, ed il deficit ha raggiunto il suo massimo storico.
    Il fatto è che le tasse sul reddito che state pagando (IRS) non vengono usate per servizi governativi. Non vi sarebbero danni per voi, o per la nazione, se si riducesse legalmente o si eliminasse questo tipo di tassa.

    FONTE

    LA CIA USA FACEBOOK E L' NSA HA IN MANO TUTTI I DATI DEL SOCIAL NETWORK

    sabato 15 ottobre 2011


    Nel 1952, un organizzazione segreta conosciuta come “la camera nera” rinacque, per ordine dell’esecutivo con il nome N.S.A. ( National Security Agency ). I suoi compiti erano: codificare, decodificare e raccogliere informazioni dalle telecomunicazioni nazionali ed internazionali.
    Questo gigantesco flusso di informazioni è ascoltato da una rete informatica costruita dal N.S.A. e, battezzata con il nome in codice: Echelon.
    CIA usa Facebook, la NSA ha in mano tutti i dati dei social network
    La CIA ha una pagina Facebook. Invita gli studenti a richiedere il Servizio Clandestino Nazionale (una struttura supersegreta con il compito di coordinare “la crescente attività di spionaggio e operazioni coperte condotte dal Pentagono e dall’Fbi su scala mondiale”, come i rappresentanti di questa hanno dichiarato al Washington Post del 14 ottobre). Ha 2.844 amici. E ‘questo interessante? Non proprio, l’Agenzia è un reclutatore college noto già, visitando il campus vi trovare dei candidati promettenti e che ospitano uno stage di due rigorose estati per gli studenti.Ma questo fa sollevare la questione: è un governo che sembra fissato sull’utilizzo di sorveglianza automatizzata per capire i legami sociali tra le persone e la speranza di toccare i siti di social networking per i dati?
    Alcuni teorici della cospirazione dicono di sì, ma andando oltre: Facebook è esso stesso unprogetto finanziato dal governo . Per accettare questa tesi, si deve ritenere che, perché un ragazzo a un investitore di capitale di rischio in Facebook si appoggi ad un altro indipendente, sul quale Gilman Louie, ex capo di In-Q-Tel(formely In-Q-IT), sedutasi ad un accordo, ha permesso che la CIA finanziasse Facebook, essa aiuta anche a ritiene che “il regime di Bush è una cabala megalomane di assassini di massa che vogliono schiacciare ogni dissenso interno, e come tutti i regimi dittatoriali, al primo posto guarderanno gli studenti”.
    Fortunatamente, la strage degli studenti non è ancora iniziata, ma ad alcuni che attendono una migliore informazione circa l’interesse del governo per i social networking, ha fatto venire alla luce alcune informazioni inquetanti lo scorso anno. In un documento accademico (PDF), parzialmente finanziato dal programma di ARDA, la NSA (ora chiamata Disruptive Technology Office), ha dimostrato come le reti sociali raccolte dal Web semantico potrebbero essere utilizzate per identificare i conflitti di interesse tra valutatori esperti accademici.
    Il progetto ARDA che ha contribuito a finanziare la ricerca è stato chiamato “ontologica approccio alla analisi finanziaria e di controllo”. L’obiettivo sembra essere stato quello di utilizzare questo tipo di tecnologia di networking sociale per mantenere i soldi nelle mani di gruppi terroristi, mafiosi, e di altri personaggi sgradevoli che hanno bisogno di riciclare il loro denaro. Le note di carta che si rendono più difficile da trovare, vanno a creare un ammanco di dati di social networking da cui partire per lavoro, ma gli autori suggeriscono che i siti di networking disponibili al pubblico attualmente come: LinkedIn, Facebook, MySpace, Friendster potrebbero contribuire a fornire tali informazioni facilmente.
    Perché quei siti contengono una tale ricchezza di informazioni personali, insieme a informazioni su persone di amici, di parenti, e conoscenti, che non sarebbe certamente fuori questione per il governo tentare di raccogliere i dati per il proprio uso (una mossa che fra l’altro non necessariamente richiederebbe alcuna collaborazione da parte degli operatori del sito). Se questo suona come un sacco di lavoro per un piccolo guadagno in potenza, ritengono che il governo è stato l’esecutore di un massiccio programma di spionaggio interno delle telecomunicazioni con gradi e potenti apparecchiature installate in tutto il paese, tutto apparentemente progettato per consentire le intercettazioni, ma anche per costruzione dei modelli di reti sociali che possano aiutare ad identificare le cellule terroristiche ed i loro sostenitori, od almeno questa è la giustificazione che viene data.
    Se Facebook è effettivamente CIA / NSA, le aziende che le agenzie utilizzano per creare enormi database di informazioni internazionali, non dovranno far fronte a supervisione del Congresso. Senza alcuna prova di ciò, sembra grossolanamente improbabile, eppure c’è la possibilità che sia reale. Se risultasse essere vero che il governo è stato dietro la creazione di tali programmi popolari, semplici da usare, dove milioni di persone tornano rinnovamente a “spifferare” le proprie idee, i burocrati dietro di loro dovrebbero essere spostati immediatamente in alto a livello Management presso l’IRS e la Social Security Administration, sarebbe quantomeno più opportuno.
    Molto più probabile è che i giovani imprenditori colpiti da alcune buone idee, vengano preceduti dal governo che vede l’opportunità, ad esempio, e la rivenda ad aziende collegate a loro stessi. Se tale opportunità può essere usata anche per evitare che i crimini reali si commettano, questo però resta ancora da vedere. Quello che sappiamo di certo è che, tutta questa tecnologia ci sta rendendo la privacy un qualcosa di irreparabilmente perso: forse era meglio quando ancora si utilizzava la carta da lettere per scriversi un messaggio.

    BALLARO',LA GRANDE BANCA ITALIANA: COME I NOSTRI GRUPPI BANCARI SONO DIVENTATI UN'UNICO GRANDECOLOSSO.


    Ballarò: la grande banca italiana (11/10/11) di TheResearcher80

    Nell'ultimo servizio della puntata di Ballarò, viene proposta un'altra caratteristica tutta italiana: le banche così come le conosciamo non sono altro che un'unica famiglia dentro la quale esse sono intrecciate fra di loro tramite numerose partecipazioni dell'una all'interno dell'altra. Il tutto fa poi capo ai grandi nomi della finanza italiana che gestiscono le redini di questo sistema ed infine dei soldi dei risparmiatori. Dovesse fallire una di queste banche, il problema si ripercuoterebbe a catena su tutte le altre, senza sconti. Ma come farebbero a farsi concorrenza sul mercato dei gruppi bancari che in realtà sono quasi uno solo?

    1992,ECCO COME VENNE SVENDUTA L'ITALIA A GOLDMAN SACHS,MERRY LINCH E SOLOMON BROTHERS.

    martedì 11 ottobre 2011


    DIETRO ALLE PRIVATIZZAZIONI DEL DOPO TANGENTOPOLI SI CELANO VERE E PROPRIE SVENDITE DECISE A TAVOLINO.PERSINO LA BANCA D'ITALIA FU VENDUTA.IL TUTTO DIETRO LA REGIA DELL'ELITE ECONOMICA MONDIALE..
    Era il 1992, all'improvviso un'intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant'anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava. 
    Cos'era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali?
    Mentre l'attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese. 
    Con l'uragano di "Tangentopoli" gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l'Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d'Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata "privatizzazione".
    Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L'allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l'uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L'attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.
    Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.
    Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto. Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: "Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi".
    Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il "nuovo corso" degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993.
    Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della "strategia della tensione", e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un'autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un'altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un'autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone. I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse "colpire le opere d'arte nazionali", ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle "menti più fini dei mafiosi".[1]
    Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull'economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
    Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: "la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri", Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: "non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste".[2] 
    I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall’Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: "Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm".[3]
    Anche il Pubblico Ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: "Su un piatto della bilancia c’ è la vita, sull’altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti".[4] 
    Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo.[5]
    Che gli assassini di capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano. 
    Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: "Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana".[6] Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: "Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove".  
    Probabilmente, le tecniche d'indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell'anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell'onestà e dell'assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è. Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La Repubblica: "Non si può negare che c’è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c’è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l’essere isolato".[7] 
    L'omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell'élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: "Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura... Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi... è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove".[8] 
    Infatti, quell'anno gli italiani capirono che c'era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all'élite che coordina le mafie internazionali.
    Quell'anno l'élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l'Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.
    Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c'era in atto un'operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: "Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso:  delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona".[9]
    Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: "Bisogna stare attenti, molto attenti... Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione... Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est... Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche".[10] 
    Anni dopo, l'ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: "Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo".
    Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c'erano alcuni appartenenti all'élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
    In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo Galli.Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c'erano la Buitonila Locatellila Negronila Ferrarellela Perugina ela Galbani. 
    La stampa martellava su "Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
    Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.
    Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare. 
    L'inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare  la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell'élite. L'incarico di far crollare l'economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane. 
    Soros ebbe l'incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall'élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.
    Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia. La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest'ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l'Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell'Europa e dell'Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.
    In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L'accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani.
    La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:  
    Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico.[11]
    Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell'ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un'inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L'attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l'attacco, l'allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari. 
    Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
    Spiegano il Presidente e il segretario generale del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", durante l'esposto contro Soros:
    È stata... annotata nel 1992 l 'esistenza... di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.
    III. L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.[12]
    I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori. 
    Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni. 
    Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell'élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse:
    I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo... è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell'unificazione monetaria.[13]
    Il giorno dopo, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che l'Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco". 
    Le nostre autorità denunciavano il potere dell'élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite anglo-americana.
    Il Movimento Solidarietà fu l'unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell'economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.[14] 
    Il 6 novembre 1993, l 'allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare "le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"), considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute". Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.
    Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia. 
    Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.
    Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti ProveraPirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
    Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.
    Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell'ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%. 
    Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank
    Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell'élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers,  si fecero avanti per attuare un'opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l'Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L'Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.
    Il titolo, che durante l'opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.   
    Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).
    Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita. 
    La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti. 
    La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all'interno società con sede alle isole Cayman, che, com'è noto, sono un paradiso fiscale.
    Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull'esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema. 
    Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
    Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere. 
    La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l'onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti. 
    I Benetton hanno incassato un bel po' di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell'Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio.
    Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati. 
    La società Trenitalia è stata portata sull'orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c'è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l 'amministratore delegato di Trenitalia,Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell'ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un'azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.
    Dietro tutto questo c'era l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il  controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E' simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: "Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom".[15]Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie ("Bond") con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.
    Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l'agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti. 
    I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.).
    La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I "Partners" non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza. Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero. 
    Agli italiani venne dato il contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.
    A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia. 
    Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse di questa élite, e non in quello del paese.


    Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007). 

    NOTE

    [1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/ 
    [2] La Repubblica , 27 maggio 1992.
    [3] La Repubblica , 28 maggio 1992.
    [4] La Repubblica , 10 giugno 1992.
    [5] La Repubblica , 23 giugno 1992.
    [6] La Repubblica , 23 giugno 1992.
    [7] La Repubblica , 25 giugno 1992. 
    [8] La Repubblica , 27 maggio 1992.
    [9] La Repubblica 11 agosto 1992.
    [10] L'Unità, 12 agosto 1992.
    [11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
    [12] Esposto della Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995. 
    [13] Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica , Rivista N. 4 gennaio-aprile 1996.
    [14] Solidarietà, anno 1, n. 1, ottobre 1993.
    [15] La Repubblica , 5 settembre 1999.



    Funzioni e costi delle Banche Centrali di Emissione

    domenica 31 luglio 2011

    L’istituto di emissione monetaria dovrebbe dosare l'offerta di denaro in modo idoneo a stabilire e mantenere la condizione che abbiamo definito di euflazione, ossia equilibrio tra quantità di denaro disponibile e quantità di beni disponibili, in modo da creare stabilità dei prezzi e progresso economico, prevenendo sia l'inflazione che la deflazione.
    Questo è il compito principale. Se i magazzini sono pieni di beni inutilizzati e la gente sta a casa disoccupata, sebbene vi sia bisogno di assumere lavoratori abbastanza ma "non ci sono soldi per pagarli, vuol dire che il sistema che controlla l'emissione del denaro e i tassi di interesse è gestito in modo antisociale e va cambiato, anche perché ovviamente sta facendo gli interessi non della nazione, o delle nazioni, ma dei banchieri privati.
    Che costo annuale dovrebbe avere tale servizio?
    Risposta: Euro 100.840.000.
    • L'istituto di emissione dovrebbe costare quanto costa coniare monete, stampare banconote e mantenere il controllo della valuta elettronica.
    • La stampa di una moneta da 100 euro costa 3 centesimi, e la valuta messa in circolo nel 2004 potrebbe essere il 10% del P.I.L. (1.400 miliardi di euro), ovvero 140 miliardi di euro. Di questi, sappiamo che solo il 2% è valuta stampata, il resto è valuta elettronica. Per cui il costo di stampa di 2,8 miliardi di euro in pezzi da 100 è di 840.000 euro. Queste le spese vive.
    • Per mantenere il controllo della valuta elettronica, siamo generosi e valutiamo la spesa essere 100 milioni di euro.
    • Totale: Euro 100.840.000.
    Quanto ci costa invece tale servizio come erogato (ed erogato dannosamente) dal sistema BCE-Banca d'Italia?
    Ci costa Euro 30.000.000.000 (30 miliardi).
    • 300 volte più della spesa giusta.
    • Tale cifra equivale alla cifra che nel 2004 è andata a pagare la BCE per "sanare il debito pubblico", ovvero per pagare una percentuale del debito accumulato negli anni, o Debito Pubblico, rastrellato con le tasse, per il "servizio" descritto.
    Come mai?• Una banconota da 100 euro costa alla BCE 3 centesimi di euro e allo Stato 102,5 euro. 100 euro è il valore nominale della banconota che lo Stato deve restituire alla BCE e 2,5 euro è il c.d. "Tasso di sconto" o TUS che la BCE vuole per effettuare la cessione di denaro allo Stato.
    • Sull'erogato ipotetico del 2004 (ovvero 140 miliardi di euro) la BCE vuole di interesse il 2,5%, ovvero 3,5 miliardi; i quali, rispetto ai 100 milioni di spese, sono 35 volte tanto. Sommiamo tutti i conti richiesti da Banca d'Italia per gli anni precedenti, e arriviamo rapidamente al debito pubblico attuale, ovvero 1.460 miliardi di euro. Pagabili a rate. Con i soldi che saranno messi a disposizione dalla BCE, contro nuove emissione di titoli di Stato gravati di interesse. Ma questo non genera un circolo vizioso? Certo! E’ lì che sta il trucco: indebitati in eterno, senza via d'uscita. Perché la Banca Centralevuole tutto il capitale, ossia tutto il denaro che ha emesso, più l'interesse. E dove si va a prendere il denaro per pagare questo interesse? Dalla Banca Centrale, di nuovo, e a prestito. Così, non si finirà mai di pagare il capitale iniziale e successivamente maggiorato delle nuove emissioni.
    Come regolare il denaro in circolo?Si può aumentare la quantità di denaro circolante nei seguenti modi:
    • Abbassando il tasso di interesse, anche all'1% o allo 0% o a tasso negativo: in questo modo, sia lo Stato che le imprese saranno invogliate a richiederne di più a prestito.
    • Diminuendo le tasse.
    • Aumentando la spesa pubblica.
    Si può diminuire la quantità di denaro circolante nei seguenti modi:
    • Alzando il tasso di interesse, o richiedendo garanzie più onerose [ipoteche, non prestandolo come sta accadendo ora (vedi Basilea 2)].
    • Aumentando le tasse.
    • Diminuendo la spesa pubblica.
    L’arte a vantaggio del popolo sta nel mantenere giusta la quantità di denaro disponibile; l'arte a vantaggio dei banchieri invece sta nel mantenere il denaro carente, e la popolazione in uno stato di indebitamento costante. Il 98% del denaro vero e proprio, e ovviamente la totalità del credito, sono erogati dalle banche a interesse e praticamente senza quasi costi per esse, quindi fruttano ai banchieri profitti parassitari enormi a spese delle nazioni.
    Prendiamo spunto dal seguente lancio ANSA: "Bce: Rallenta Crescita Massa Monetaria M3 - a febbraio + 6,4% (ANSA) - ROMA, 30 marzo. Rallenta a febbraio la crescita della massa monetaria dell'Eurozona. Lo scorso mese l'aumento è stato del 6,4% rispetto al 6,6% di gennaio. Lo rende noto la Bce. La media mobile sui tre mesi dicembre 2004-febbraio 2005 ha mostrato invece un'accelerazione, con una aumento del 6,5% contro il 6,3% registrato tra novembre e gennaio”.
    Ci sono diverse realtà:
    • Realtà 1 (ciò che in effetti accade): il denaro in circolazione viene aumentato per poterne dare ad aziende, Stato e cittadini abbastanza per pagare gli interessi del signoraggio al tasso ufficiale di sconto imposto dai banchieri allo Stato.
    • Realtà 2 (ciò che ci vogliono far credere): il denaro in circolazione aumenta per poter pagare il "costo del denaro" e per compensare l'inflazione, cosa salutare che serve per far girare l'economia.
    • Realtà 3 (come dovrebbe essere): la massa del denaro in circolazione dovrebbe aumentare per coprire l'aumento del P.I.L., ovvero del 35ó nel 2004 se non erriamo; l'inflazione dovrebbe essere zero.
    Perché ciò porta alla guerra?
    l. Nei capitoli "Che cosa sono le Banche Centrali?", "Banche centrali e democrazia" e "Guerra, banche e governance globale", abbiamo visto che, grazie al sistema delle Banche Centrali private, l'oligarchia finanziaria guadagna moltissimo, sia in termini di ricchezza che di potere, dalle guerre, perché, facendole, gli Stati e i popoli si indebitano verso di esse.
    2. Sappiamo che, con il sistema economico creditizio, il denaro viene spostato dalle classi meno abbienti e più produttive alle più abbienti e più parassitarie fino a che il 10% della popolazione possiede il 90% del benessere. Calando per motivi fisiologici l'espansione economica, l'abbassamento dei tassi di interesse deciso dalle banche per facilitare un’economia stagnante rende poco appetibile l'investimento di denari in attività produttive. Gli investimenti si concentrano vieppiù nei settori finanziari speculativi (spesso con speculazioni al ribasso) perché danno un saggio di rendimento superiore agli investimenti industriali, così le aziende produttive restano demonetizzate e tagliano programmi, investimenti, occupazione, quindi output.
    3. A questo punto i ventri insaziabili dei detentori del denaro esigono una espansione economica stimolata da esigenze fittizie create ad hoc e istigate dai mass media di proprietà, quale la guerra, che porta occupazione, vendita interna e esterna di armi, con successiva salutifera ricostruzione.
    4. Storicamente quindi i periodi di deflazione monetaria come quella attuale sono la sentinella d'allarme per la creazione di situazioni pilotate che ci possono portare alla guerra.
    5. L 'Iraq, una dittatura come molte altre che gli USA hanno tollerato e sostenuto nel resto del mondo, non aveva avuto alcun ruolo nella strage dell'11 settembre e non aveva armi di distruzione di massa. Aveva un'altra colpa: iniziava ad accettare euro anziché dollari in pagamento del petrolio; e questo minava la moneta americana. già vacillante a causa dell'enorme deficit estero e del pure enorme debito pubblico degli USA.
    6. E così ci troviamo che l'esercito americano vomita nella prima settimana di aggressione all'Iraq una forza di fuoco equivalente a un miliardo di dollari, somma erogata negli ultimi 32 anni per gli aiuti al terzo mondo.
    7. Sale, e continua a salire, il costo del petrolio, e per comperarlo bisogna procurarsi dollari - così la valuta USA si salva dal crollo, almeno per un poco.
    8. Intanto le imprese degli "amici di famiglia" si accaparrano gli appalti per la ricostruzione dell'Iraq così generosamente distrutto.  


    COSA C'E' DIETRO IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO?QUALI SONO I SUOI MALI?

    Ieri nel gruppo di discussione di centrofondi http://groups.google.com/group/centrofondi?hl=it l’amico Lino Rossi , che studia da tanti anni il signoraggio, ha mandato un grafico interessante
    Da una parte vediamo l’inflazione (in giallo), la linea marrone è la variazione negli anni del TUS e in rosso l’evoluzione, o forse è meglio dire l’esplosione, del debito pubblico. 
    Possiamo vedere come fino agli inizi degli anni ’80 il debito pubblico rimase a livelli alti, ma sempre nella media degli altri paesi europei.
    Anche se sarà superfluo ricordarlo, è bene ribadire che il debito pubblico non è altro che la richiesta di denaro da parte dello stato alla banca centrale (bankitalia o bce): lo stato che ha necessità di denaro si indebita, per il valore facciale e non per il costo di stampa come sarebbe legittimo, nei confronti della banca centrale. Questo porta all’assurdo che più un’economia cresce, più ha bisogno di denaro cartaceo per rappresentare i beni ed i servizi prodotti, più si indebita. La cosa ancor più difficile da digerire per una mente che usa il buon senso è che lo stato si indebita con la banca centrale anche per fare infrastrutture, investimenti, che aiutino lo sviluppo e la crescita del paese e anche per l’assistenza e gli ammortizzatori sociali. 
    Tutto questo si può vedere bene nella crescita del debito pubblico durante tutto il dopo guerra. Ma cosa accadde esattamente negli anni ’80 per far decollare il debito pubblico?

    Fino a quegli anni le banche commerciali “finanziavano” le esigenze di cassa dello stato avendo dei vincoli di portafoglio che le obbligavano a comprare i titoli del debito pubblico a tassi molto bassi. In quegli anni le autorità monetarie abolirono questi vincoli obbligando così lo stato ad approvigionarsi a tassi di mercato. La spiegazione ufficiale era che si voleva evitare che la classe politica al potere (democristiani e socialisti) utilizzasse la leva degli investimenti pubblici a fini clientelari e di corruzione. La vera ragione era invece che in quel modo lo stato avrebbe dovuto finanziare tutta la differenza tra entrate e uscite (il disavanzo) a tassi di mercato, offrendo, grazie alla classe politica miope, collusa e irresponsabile, guadagni spropositati a tutto il sistema bancario nel suo insieme che acquistava così titoli ad altissima remunerazione, che arrivarono anche fino al 20% (!!!). Con il divorzio nel 1982 tra Tesoro e bankitalia (prima il TUS veniva deciso di concerto tra Tesoro e Bankitalia), la banca centrale decideva in piena autonomia quanto sarebbe costato il denaro e quanto avrebbe guadagnato tutto il sistema bancario. Se a questo aggiungiamo l’eliminazione dei vincoli di portafoglio che obbligavano le banche a detenere titoli di stato a tassi bassissimi, il quadro diventa particolarmente chiaro.
    Addirittura ci furono periodi in cui il tasso per le linee di credito praticato dalle banche ai migliori clienti come Fiat era inferiore a quello che si ricavava dai titoli di stato per cui le grandi imprese, comprese quelle a partecipazione statale, prendevano soldi a prestito e li  investivano in titoli di stato lucrando la differenza tra tasso pagato alle banche e quello percepito dai titoli del debito pubblico.
    Per una migliore comprensione del periodo consigliamo di leggere il libro di Nino Galloni “misteri dell’euro misfatti della finanza” ed Rubbettino (€ 10,00). In quegli anni infatti il prof. Galloni era funzionario del ministero del tesoro e poi è stato direttore generale del ministero del lavoro ed ha vissuto dall’interno, ostacolando queste assurdità e per questo “allontanato” dalle cariche pubbliche, questo delicato momento del nostro paese.
    Il grafico aiuta la comprensione di quanto detto e fa vedere come il TUS fino al 1980 era contenuto sotto il tasso di inflazione, mentre dopo il divorzio tra Tesoro e bankitalia è stato sempre ampiamente sopra ed ha contribuito molto pesantemente alla lievitazione del debito pubblico. In quegli anni Ciampi era governatore della banda centrale e durante il suo mandato il debito pubblico salì dal 62,40% al 118,40%. La carriera di quest’uomo, soprattutto nel periodo successivo alla guida in bankitalia (presidente del consiglio, superministro dell’economia, presidente della repubblica), dimostra quali sono i poteri che realmente comandano in italia ed il vero valore della politica. 
    Dopo aver spremuto fino all’inverosimile lo Stato, dal 1992, grazie alla speculazione valutaria e all’uscita dallo SME della lira, i poteri finanziari esteri si sono comprati tutte le ricchezze italiane con lo sconto del 40%. Con la firma del  trattato di Maastricht, sempre nel 1992, inizia anche un’ulteriore periodo di guadagno per il sistema bancario perché il debito pubblico in 10 anni, dal 1994 al 2004, è stato portato dal 124,5% al 103,8% per permetterci di entrare nell’euro.
    Non ci dobbiamo dimenticare che con l’abolizione del vincolo per le banche a non interferire nella vita delle aziende finanziate, oggi le banche dirigono e di fatto possiedono la quasi totalità del mondo produttivo italiano (o almeno quello che ne resta). 
    Una prova ulteriore del danno che questa avidità insaziabile e fuorimisura del sistema bancario abbia inciso sulla nostra economia ce la offre questo grafico che prende in considerazione la differenza tra la nostra produzione e la media europea
    Se fino al 1972 abbiamo avuto una produzione superiore rispetto alla media europea dell’8% e nel decennio successivo addirittura quasi del 40% (!!!), dal 1982 la nostra economia non si è più ripresa. 
    I parametri suicidi degli accordi europei, il debito così alto e impossibile da ridurre e un sistema di cambi fissi e penalizzanti come quelli adottati dall’euro, spiegano perché oggi abbiamo tanta difficoltà a riprenderci. 
    Noi lo sappiamo, i politici fanno finta di niente e continuano a fare il loro teatrino, mentre i banchieri continuano a guadagnare…. 
    Una cosa è certa, non possiamo rimanere a guardare!  Queste persone, www.ecoroma.org – www.progettoscec.com – www.progettotau.org , lo sanno e stanno facendo, dal basso, quello che dovremmo fare tutti, rimboccarci le maniche e ricostruire poco per volta per riprendere le nostre sovranità perdute, monetaria, alimentare, territoriale.

     
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