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    Istat: “Disoccupazione giovanile al 36,2%. E’ il tasso più alto mai registrato”

    martedì 3 luglio 2012


    ROMA - Il tasso di disoccupazione giovanile a maggio è al 36,2%. I dati provvisori dell’Istat fanno rifermento alla popolazione tra i 15 ed i 24 anni, che non studiano né lavorano. La disoccupazione giovanile quindi sale ancora, aumentando di 0,9 punti percentuali su aprile e cosi’ mettendo a segno un record storico (finora mai era stato registrato un tasso piu’ alto). Questo è infatti il tasso più alto dal 1992, anno in cui iniziarono le serie storiche per i dati trimestrali. Il tasso di disoccupazione a maggio si attesta al 10,1%, salendo dell’1,9% su base annua e in calo dello 0,1% da aprile, quando toccò un massimo dall’inizio della serie storica mensile del 2004. Si tratta della prima diminuzione, anche se lieve, del tasso di disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo. Tuttavia i tecnici dell’Istat spiegano che il quadro resta ”sostanzialmente stazionario” con la disoccupazione che rimane su ”valori molto elevati”.
    A maggio oltre uno su tre dei giovani ”attivi” e’ in cerca di un lavoro. Mentre se si rapporta il dato dei disoccupati tra i 15 e i 24 anni sul totale della popolazione nella stessa fascia d’eta’ risulta in cerca di un impiego piu’ di uno su dieci anni, il 10,5%. Gli occupati sono 23 milioni e 34 mila, in aumento dello 0,3% rispetto ad aprile, ovvero di 60 mila unità, con la crescita dell’occupazione che riguarda sia gli uomini sia le donne. Rispetto a maggio 2011 gli occupati crescono dello 0,4%, cioè di 98 mila unità. Il numero dei disoccupati a maggio, pari a 2 milioni e 584 mila, diminuisce dello 0,7% rispetto ad aprile, con un calo di 18 mila unita’. La flessione riguarda sia gli uomini sia le donne. Invece su base annua si registra una crescita del 26%, ovvero di 534 mila unita’.


    Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione maschile diminuisce di 0,1 punti percentuali nell’ultimo mese portandosi al 9,3%. Anche quello femminile segna una variazione negativa di 0,1 punti e si attesta all’11,2%. Invece su base annua il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,9 punti percentuali e quello femminile di 1,8 punti.
    Il tasso di occupazione e’ pari al 57,1%, in aumento nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e di 0,3 punti su base annua. A maggio l’occupazione cresce su aprile sia nella componente maschile (+0,2%), sia nella femminile (+0,4%). L’aumento tendenziale e’ invece determinato dalla crescita della sola componente femminile (1,6%), a fronte di una diminuzione di quella maschile (-0,4%). Quanto agli inattivi tra i 15 e i 64 anni, diminuiscono dello 0,2% (-25 mila unita’) su aprile e del 4% rispetto a dodici mesi prima. Il tasso di inattivita’ si posiziona al 36,5%, con una flessione di 0,1 punti percentuali sul piano congiunturale e di 1,4 punti su base annua.
    I dati Istat sulla disoccupazione giovanile a maggio rappresentano ”una drammatica emergenza nazionale”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino. Per la sindacalista le cifre sulla disoccupazione degli under 25 sommate ”alla quantita’ di lavoro precario”, sono ”una priorita’ da affrontare con un piano per il lavoro”. Secondo Sorrentino serve quindi ”un cambio urgente della rotta per quanto riguarda le scelte di politica economica”.
    Per la dirigente sindacale urge ”l’adozione di un piano straordinario per l’occupazione”, cosi’ come, aggiunge, ”c’e’ bisogno di intervenire sulla leva fiscale, anche attraverso l’adozione di una patrimoniale, dando risorse a lavoratori e pensionati per rilanciare i consumi”. Inoltre per Sorrentino ”e’ davvero impellente affrontare la modifica della legge sul mercato del lavoro per quanto riguarda il capitolo ammortizzatori sociali: la riforma li ha ridotti nonostante, come i dati Istat dimostrano, la crisi sia ancora durissima e mentre a fine anno scadra’ l’accordo con le Regioni sulla copertura per gli ammortizzatori in deroga”.

    fonte

    “IO, BIMBO SORDO VIOLENTATO SOTTO L’ ALTARE”

    domenica 1 luglio 2012

    di Paolo Tessadri
    in “il Fatto Quotidiano” del 30 giugno 2012
    Per troppi anni ha taciuto, mentre la rabbia gli esplodeva dentro. Ora ha trovato il coraggio di parlare, anche con l’aiuto della madre: “Per quasi una decina di anni ho subito le violenze di tre sacerdoti, ma soprattutto di un giovane prete. Hanno cominciato che avevo tre anni e gli abusi sono proseguiti fino a 12 anni, quando lasciai l’istituto”. Giuseppe Consiglio ha 22 anni e i fatti risalirebbero a dieci anni fa, all’istituto religioso Fortunata Gresner di Verona. Proprio di fronte all’istituto Provolo, teatro di orchi seriali, dove sessanta ex allievi sordi hanno denunciato le violenze di una ventina di preti, avvenute per trent’anni, fino al 1984.

    Al Gresner, invece, gli abusi sessuali sarebbero proseguiti fino al Duemila. Non ci sarebbe, dunque, prescrizione per reati così recenti.
    Giuseppe, sordo, si fidava: mai avrebbe immaginato di diventare vittima dentro le mura di uno dei simboli della carità della Chiesa. In un istituto specializzato per rendere migliore la vita a bambini sordi, gestito dalle suore della Compagnia di Maria per l’educazione delle sordomute, sull’esempio dell’Istituto Pro-volo. Poi, negli anni, diventato istituto misto e ora centro di formazione professionale. Ma come al Provolo il dramma dei bambini sordi, e ancora più indifesi di un qualsiasi bambino, si è consumato sotto l’altare. In quell’istituto ci andava per le funzioni religiose anche quel giovane sacerdote, che allora aveva circa 25 anni, e lì sono cominciate le violenze, all’insaputa delle suore, sospetta Giuseppe.

    GIUSEPPE sa che da domani potrebbe essere additato in pubblico come il ragazzo abusato, ma prende coraggio e trova la forza di raccontare. “Quando avevo tre anni la mia famiglia si spostò dalla Calabria a Verona. Io sono nato sordo e giù non c’erano istituti specializzati”. Ha, infatti, riconoscenza verso l’istituto, “perché a scuola ho cominciato a parlare”. Ma è proprio nel luogo più sacro, tra le mura della Chiesa del Pianto, davanti al crocifisso, che sono cominciate le violenze. “Mi toccavano nelle parti più intime, piangevo anche tre volte la settimana, ma loro non si fermavano. Lo facevano anche quando andavo a confessarmi, in una stanza, quando eravamo faccia a faccia”. Niente e nessuno fermava soprattutto un giovane sacerdote, non c’era pietà per quel bimbo che aveva l’età per andare alla scuola materna.

    Non ricorda più il nome di quel prete, lo ha rimosso a forza dalla mente. Ma le cicatrici di quei torbidi momenti sono rimaste su quel dramma vissuto a lungo e taciuto per troppo tempo: “C’erano tre preti, due giovani e uno più anziano”. Giuseppe avrebbe avuto le attenzioni e gli abusi da tutti e tre, ma uno era il più cattivo, quello “giovane, attorno ai 25 anni, che aveva la pelle chiara, magro, alto di statura. Con lui andavamo solo per la messa e la confessione. Lui non dormiva all’istituto Gresner, ma al Provolo”. Giuseppe ne parla con sollievo, per non aver dovuto subire il tormento anche di notte. Ricorda anche l’aspetto dell’anziano prete, “con gli occhiali e quasi calvo. Io sono rimasto per un certo periodo completamente solo a Verona, perché mia madre andò in Calabria a prendere i miei fratelli. In quel periodo non parlavo e non riuscivo a capire e il prete ci ha obbligati a non parlare. Ci faceva paura, avevo paura che mi succedesse qualcosa di brutto”. Le violenze non sarebbero state solo sessuali. “Una psicologa mi diceva che mia mamma mi aveva abbandonato, ma non era vero, era andata in Calabria per i miei fratelli”.

    Giuseppe apre uno squarcio ancora più inquietante, pensa di essere stato “una delle prime vittime” di quel giovane sacerdote, in un crescendo di violenza: “Prima mi toccava solo, poi pretendeva sempre di più. Voleva anche che lo baciassi, mi faceva schifo. Ero nervoso, mi allontanavo, ma lui mi teneva fermo, poi mi diceva di non parlare”. Un racconto dell’orrore con altre vittime. “Io sono stato il primo, poi è toccato ad altri, almeno quattro, subire le violenze di quell’uomo. Però continuava ad abusare anche di me, finché sono andato via, a 12 anni”. È più di un sospetto che altri ragazzi sarebbero stati abusati, Giuseppe ne è certo: “A Ferrara del Monte Baldo, nella colonia montana del Gresner, facevamo tra noi ragazzi quello che ci facevano quei tre preti. È allora che abbiamo scoperto il significato della parola omosessuale”. Con qualcuno Giuseppe è ancora in contatto e uno dei ragazzi abusati ha ora gravi problemi di socializzazione: non esce più di casa, non parla con nessuno, evita ogni contatto con le persone.
    Ha cercato inutilmente di dimenticare e non ha più voluto fare il chierichetto per non rivangare il passato. Ha pure cancellato la Chiesa dal suo presente. “Non ho parlato con nessuno, mi dicevo che era troppo tardi, anche se con qualcuno volevo confidarmi. Ma mi prendeva lo stomaco, stavo male e se parlo, mi dicevo, che cosa mi succederà? Ero terrorizzato”.

    HA RIVELATO il suo insopportabile segreto solo poco tempo fa, quando “ne ho parlato con mamma, perché pensava fossi gay. Si è messa a piangere. Adesso, davanti a voi, mi sento come spogliato” rivela a Giorgio Dalla Bernardina e a Marco Lodi Rizzini, responsabili dell’Associazione Provolo, che in questi anni si è battuta contro la pedofilia e che per oggi ha organizzato una marcia contro gli abusi sessuali avvenuti per trent’anni all’istituto Provolo, fino al 1984.
    Un evento di risonanza internazionale a cui parteciperanno persone provenienti da Inghilterra, Olanda e Stati Uniti, con l’adesione di importanti organizzazioni internazionali contro la pedofilia. I manifestanti sfileranno fino in piazza Brà, sotto la sede del Comune del sindaco Tosi. Ed è proprio la firma del sindaco leghista che manca al patrocinio della manifestazione, che invece hanno dato Regione e Provincia

    FONTE

    BOLOGNA,STUDENTI ORGANIZZANO COLLETTA PER COMPRARE BTP

    domenica 13 novembre 2011

    Lodevole iniziativa, quella di cinque ventenni, studenti universitari bolognesi dell’Alma Mater. Colpiti dalle parole di Giuliano Melani, l’intermediario finanziario che venerdì scorso ha lanciato a sue spese un appello sul Corriere della Sera per “ricomprare il debito pubblico” investendo in Btp, sono passati subito all’azione. “Finché qualcuno non fa qualcosa di grande, tutto rimane inerte. Per fortuna che lui si è mosso, e ora ci muoviamo noi”, dicono decisi.

    Gli studenti coscienziosi sono: Stefano Onofri, Matteo Monti, Marco Moschettini, Alessandro Cillario e Massimiliano Cristoni. Al termine delle lezioni hanno raccolto le sottoscrizioni e donazioni davanti alla facoltà di Economia. Ovviamente i soldi saranno restituiti con gli interessi previsti.

    Per rendere il tutto più visibile e monitorare l’iniziativa, i cinque giovani hanno aperto anche un sito Internet (ognipromessaedebito.com) nel quale viene data la possibilità di inserire le foto delle “ricevute di acquisto dei Bot, di registrare l’importo di titoli che avete acquistato per sapere a che punto siamo arrivati, per scrivere le vostre proposte col fine di organizzarvi a livello locale per promuovere questa grande iniziativa”. Il sito sarà un contenitore, per “capire quanti siamo e farci forza l’uno con l’altro nel vedere dei bellissimi esempi di società civile”, dice Stefano Onofri.

    Il loro motto è: fare tutto quanto è possibile per frenare la pazza corsa dello spread. I miliardi di euro che si eviteranno di bruciare sono i “soldi che serviranno a noi giovani per garantirci pensioni, assistenza sanitaria, istruzione e servizi di ogni genere”, spiegano i cinque studenti. Consapevoli che il loro è solo un contributo e che la crisi si risolve diversamente.

    Stefano Onofri spiega: “Oggi in Italia fortunatamente nessuno deve morire per conquistarsi la propria libertà. Ma vogliamo lo stesso porgere una domanda: dobbiamo salvare l’Italia da qualcuno? Forse sì, da noi stessi. Non ci vogliono economisti, politici o sociologi per capire che così non si può andare avanti”. “Quando non si pagano le tasse – continua Onofri – o non si richiede lo scontrino in negozio, o ancora quando si lavora in nero, o tutte le volte che abbiamo completamente ignorato il fatto che la mafia facesse affari di fianco a noi, e la lista è ancora lunga, ebbene in questi casistiamo fregando lo Stato. Allo stesso modo lo Stato viene ingannato quando un amministratore trascura il suo lavoro, ne approfitta, o viene raccomandato senza avere alcuna competenza”.

    Dimostrano maturità e grande senso civico questi cinque studenti. Un gesto il loro che, insieme ai tanti altri che ogni giorno molti sconosciuti cittadini italiani compiono per il bene del nostro Paese, fa ben sperare per il futuro.

    Fonte: http://vergognarsi.blogspot.com/2011/11/studenti-di-bologna-organizzano-una_12.html

    CHE COS'E' IL REDDITO DI CITTADINANZA?COME MAI NON C'E' NE' IN ITALIA NE' IN GRECIA?

    venerdì 21 ottobre 2011


    di Redazione Free Italy
    CHE COS'E' IL REDDITO DI CITTADINANZA?
    In tutta Europa è riconosciuto un reddito minimo di cittadinanza (almeno 350€+spese affituali) a ogni maggiorenne con meno di 12mila euro di reddito annuo.O quasi..visto che il reddito di cittadinanza non è previsto nè in Italia nè in Grecia..

    Non ci credete?C'è persino il sito internet,che i più scettici possono visitare a riprova di quanto vi sto raccontando.Ed è proprio in un articolo dello stesso sito che si parla del reddito di cittadinanza,spiegando come funziona.Vi invito a leggere il Pdf e,perchè no,a condividerlo.Seguiranno sotto al Pdf ulteriori dettagli molto interessanti..



    SOSTEGNO AI CITTADINI:L'ABISSO TRA L'ITALIA E IL RESTO D'EUROPA...
    Che ci siano delle differenze marcate,tra l'Italia e il resto dell'Europa che conta, nell'ambito delle politiche di sostegno ai cittadini è la scoperta dell'acqua calda.E' per questo che vi voglio citare solo due dati essenziali:

    INDENNITA' DI DISOCCUPAZIONE
    -Per avere l'indennità di disoccupazione in Italia occorrono almeno due anni di contributi, oppure 52 contributi settimanali negli ultimi due anni. In Francia per aver diritto all'indennità è necessario aver lavorato almeno 6 degli ultimi 22 mesi. L'ammontare dell'indennità viene stabilito con una media della retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo un sistema che salvaguarda i redditi più bassi. La durata dell'indennità varia da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 60. A ciò si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno, in determinate circostanze.
    In Germania l'indennità di disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe. Viene calcolata in base al netto dell'ultimo stipendio (il 60% e con figli il 67%), e non è una voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si aveva diritto alla sovvenzione dell'Arbeitslosenhilfe anche con un'occupazione di sole 12 ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla riforma restrittiva questa opportunità? Diciamo che per noi cambia veramente poco. La durata dell'indennità di disoccupazione varia dai 6 ai 32 mesi (per chi ha 57anni). Ma a partire dal 31.01.06 si porterà a 12 mesi con un massimo di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi 12 mesi gli Arbeitslosen tedeschi dovranno "accontentarsi" dell'Arbeitslosengeld II che di fatto è illimitata.

    AIUTI AFFITTUALI
    Quante volte si è chiacchierato del problema del costo degli alloggi? Qui veramente i numeri parlano da soli. L'Italia spende un ridicolo 0,1%, mentre la Francia spende il 3,1% e l'Inghilterra il 5,5.


    IL REDDITO DI CITTADINANZA OBIETTIVO DELLA PROPRIETA' POPOLARE DELLA MONETA


    REDDITO MINIMO GARANTITO,SI PARTE DALLA CALABRIA


    FONTI
    DEMOCRAZIA DIRETTA
    NUOVO PARTITO D'AZIONE

    VIDEO CONSIGLIATI
     "La Refurtiva di Stato - Marco Travaglio"
     "I corrotti e i tassati - Marco Travaglio"

    Scuola, cortei in tutta Italia. Tensioni a Milano e Roma.Cronaca,Video e Foto delle manifestazioni.

    venerdì 7 ottobre 2011

    Manifestazioni in 90 città per dare una scossa al governo. "Questa generazione non vuole che si perda altro tempo", spiegano le associazioni studentesche. Fumogeni e vetrine imbrattate, lancio di uova contro l'agenzia di rating Moody's.
    Il trillo di decine di sveglie è risuonato all'alba davanti a Palazzo Chigi. E' iniziata così, a Roma, la manifestazione degli studenti contro la scuola. Che non si è svolta solo nella Capitale, ma in ben 90 città italiane dove i ragazzi hanno portato "delle sveglie a questo Governo, per dire che la loro ora ormai è arrivata, questa generazione non vuole che si perda altro tempo".
    "Siamo in piazza - ribadiscono gli studenti medi in un comunicato - non solo per opporci alla distruzione targata Gelmini ma anche con tante proposte e idee per cambiare la scuola pubblica."

    Roma - Nella capitale gli studenti, oltre duemila, hanno bloccato il centro storico, deviando continuamente dal loro percorso. Non sono mancati momenti di tensione come quando, sul Lungotevere, si sono trovati la strada sbarrata dai mezzi della polizia: i ragazzi hanno cercato di forzare il blocco camminando a mani alzate. Poi hanno dato vita a un lancio di palloncini pieni di vernice colorata e, infine, hanno fatto dietro front riguadagnando viale Trastevere, sede del Miur. Qui, è stata una filiale della banca Unicredit a fare le spese della rabbia degli studenti che hanno acceso fumogeni nell'atrio dell'agenzia.

    Milano - Corteo 'movimentato' anche quello degli studenti milanesi. Lungo il percorso della manifestazione, momenti di tensione e lanci di uova e vernice contro le vetrate di alcune banche e di un ufficio dell'agenzia di rating Moody's in corso di Porta Romana. Davanti l'ingresso è stato appeso uno striscione con la scritta "Squali della finanza speculatori delle nostre vite". Alcuni studenti hanno proseguito la loro marcia fino alla sede della Regione Lombardia, dove hanno tentato di forzare un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa. Sono volati spintoni e qualche manganellata, poi la situazione è tornata alla normalità. Una gruppo di ragazzi ha simbolicamente chiuso la sede di Bankitalia a Milano con del nastro a strisce rosse e bianche. L'operazione è stata condotta in contemporanea con le città di Roma, Napoli e Genova. Gli studenti hanno anche esposto uno striscione: "Bce e Bankitalia chiudono, via i Draghi speculatori, non pagheremo i vostri debiti".

    Bologna - All'insegna dello slogan "Avremo il futuro che ci conquisteremo: Se non ora quando? Se non noi, chi?", circa un migliaio di studenti ha manifestato per le vie del centro di Bologna. In via Indipendenza e' stato lanciato qualche petardo mentre in via dei Mille sono state lanciate uova contro la sede di una banca: il traffico è stato temporaneamente bloccato. Tra le più partecipate, anche quelle di Catanzaro, con migliaia di persone in piazza, Genova, Catania e Palermo.

    Palermo - Nel capoluogo siciliano gli studenti hanno occupato il municipio. Il corteo organizzato dal Coordinamento degli studenti medi dopo aver sfilato per le vie del centro storico ha raggiunto piazza Pretoria e i giovani hanno occupato Palazzo delle Aquile, sede del Comune. Dai balconi è stato srotolato uno striscione contro il sindaco Diego Cammarata: "Te ne vai in barca con i nostri soldi mentre le nostre scuole cadono a pezzi, Cammarata Vattene!".

    Irpinia - Momenti di tensione anche a Grottaminarda, in provincia di Avellino, dove le associazioni studentesche hanno manifestato anche a sostegno della vertenza Irisbus, lo stabilimento dismesso dalla Fiat che ha avviato le procedure per la messa in mobilità e il licenziamento di 683 dipendenti. Il corteo ha tentato di occupare l'autostrada A16 Napoli-Bari ma è stato fermato in prossimità delle rampe di accesso ai caselli dalla polizia schierata in assetto antisommossa. Spintoni, grida ma sono stati evitati scontri e la situazione sembra essere tornata alla normalità

    NAPOLI – Nella città del Vesuvio alcune migliaia di manifestanti hanno sfilato separatamente in tre cortei, con la partecipazione di Cobas e Centri sociali. Da piazza del Gesù è partito il gruppo dei Cobas e “Studenti autorganizzati”, vicini ai centri sociali. All’altezza dell’incrocio di via Medina, davanti alla questura è stato effettuato un blocco stradale. A Piazza Dante si sono concentrati gli aderenti alla Rete “Fuc”. Infine da piazza Garibaldi sono partiti gli studenti dell’Uds. La polizia, nel frattempo, ha sequestrato petardi e un fumogeno a due esponenti dei “disoccupati Bros” nei pressi di piazza del Gesù; un 33enne è stato denunciato per porto abusivo di materiale esplodente.

    AVELLINO – Molta tensione a Grottaminarda, in provincia di Avellino, dove le proteste degli studenti contro la precarietà sono state anche a sostegno della vertenza Irisbus, lo stabilimento dismesso dalla Fiat che ha avviato le procedure per la messa in mobilità e il licenziamento di 683 dipendenti. Il corteo ha tentato di occupare l’autostrada A16 Napoli-Bari ma è stato fermato in prossimità delle rampe di accesso ai caselli dalla polizia schierata in assetto antisommossa. Spintoni, grida ma sono stati evitati scontri e la situazione è tornata alla normalità. Centinaia le bandiere rosse della Repubblica Popolare Cinese sventolate dagli studenti in segno di solidarietà con gli operai Irisbus, una cui folta delegazione ha partecipato alla manifestazione.

    GENOVA - Manifestanti protagonisti della mattinata anche a nel capoluogo ligure, dove un migliaio di studenti ha sfilato per le vie della città in nome del diritto allo studio, sostando davanti ad alcuni luoghi-simbolo come il Salone Nautico, la Questura, il palazzo della Regione. Accesi alcuni fumogeni davanti alla sede della banca d’Italia , ma nessun incidente. L’assessore regionale all’istruzione, Pippo Rossetti, dichiarandosi solidale con gli studenti ha detto che “la scuola non è un privilegio ma un diritto. I tagli del Governo costringono all’elemosina presidi e insegnanti”.

    LE FOTO DELLE PROTESTE,DA MILANO A ROMA,PASSANDO PER PALERMO,NAPOLI E BARI.PROTESTE OVUNQUE IN TUTTA ITALIA.



    I VIDEO DELLA PROTESTA

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    http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/10/07/scuola_sciopero_studenti_cobas_sveglie.html
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/07/sveglie-davanti-a-palazzo-chigi-gli-studenti-contro-i-tagli-alla-scuola-pubblica/162702/

    DISOCCUPAZIONE GIOVANILE,NUMERI PREOCCUPANTI: AD AGOSTO SALE AL 27,6%

    sabato 1 ottobre 2011


    Il tasso di disoccupazione è sceso ad agosto al 7,9% dall'8% di luglio. Lo rileva l'Istat, sottolineando che i disoccupati del mese erano 1.965.000, 36mila in meno rispetto al luglio e 83mila in meno rispetto a un anno prima. Il tasso di disoccupazione giovanile, per età compresa tra 15 e 24 anni, é aumentato, invece, al 27,6% di uno 0,1 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.
    Boom dei disoccupati che non lavorano da oltre un anno. Secondo l'Istat, nel secondo trimestre dell'anno l'incidenza della disoccupazione di lunga durata sale sale dal 48,1% del secondo trimestre 2010 al 52,9% del totale. E si tratta, ha spiegato l'Istituto, del dato più alto dal secondo trimestre del 1993.
    +0,1% il tasso di occupazioneL'occupazione ad agosto è aumentata dello 0,1% rispetto a luglio (+26.000 unità) e dello 0,8% rispetto ad agosto 2010 (+191.000 unità). Gli occupati tornano a superare i 23 milioni, il valore più alto degli ultimi due anni. L'occupazione cresce nel secondo trimestre soprattutto grazie alla presenza al lavoro straniera. L'Istat spiega che nel periodo aprile-giugno è cresciuta dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2010 (+87mila unità) ma che mentre quella italiana perde 81mila unità, l'occupazione straniera avanza di 168mila. Il tasso di occupazione per gli italiani rimane stabile al 56,6% mentre quello degli stranieri è in discesa al 63,5 per cento.

    Bruxelles: l'auterity ha indebolito l'occupazione
    Con le misure di austerità prese dall'Italia e con la bassa crescita, è crollata la fiducia e di conseguenza le condizioni del mercato del lavoro sono costantemente deboli. Lo afferma la Commissione Ue nell'ultimo rapporto sull'occupazione. L'economia italiana si sta riprendendo con passo modesto dal 2009, sottolinea Bruxelles, e come conseguenza la capacità di creare posti di lavoro resterà debole per altro tempo.

    Napoli risorge, giovani e Facebook contro la munnezza

    lunedì 25 luglio 2011

     
    Una 27enne crea un gruppo sul famoso social network: ''Puliamo la città. Così ogni 10 giorni alcuni giovani si danno appuntamento con scope e rastrelli
     
    Napoli risorge con Facebook. Ogni 10 giorni un gruppo di ragazzi partenopei si dà appuntamento sul famoso social network in una delle piazze della città ed iniziano a ripulirla. Non aspettano i ritardi e i conflitti della politica. Si rimboccano le maniche, indossano guanti, impugnano le scope e tolgono la spazzatura dalle strade. Una lotta contro i mulini a vento, ma pur sempre il primo segno di un risorgimento morale.
    Il lento risorgimento napoletano. Così a Napoli si riparte dal basso. Un pezzo alla volta, lentamente risorgere, pulendo via via una piazza, una strada, i marciapiedi. Nessun partito dietro ad “indicare la via”. L'unica parola d'ordine: CleaNap. L'iniziativa nasce dall'intuizione di Emiliana Pellone, 27enne con la laurea in Organizzazione e gestione del patrimonio culturale. “Ognuno che viene dà il proprio contributo ed è artefice per la sua parte, della cosa”, spiega la ragazza. “L'11 giugno scorso ho proposto su Facebook di pulire Piazza Bellini. C'è stato un passaparola. È bello vedere i bambini della piazza che ci aiutano con la raccolta differenziata”. In 28 giorni, i primi 2800 iscritti. Oggi il gruppo è composto da quasi 7mila utenti Facebook, con una crescita di 100 iscritti ogni giorno.
    Niente parole, molti fatti. Anche se gli organizzatori non vogliono polemizzare, è chiaro che questo movimento nasce e si sviluppa proprio per l'assenza delle istituzioni. Una ribellione silenziosa che non vuole arrendersi alla Napoli della munnizza. Niente parole, solo fatti. Così con ramazze, scope, panni e sapone giovani, giovanissimi e anziani hanno già ripulito piazza Bellini, il 26 Largo Banchi Nuovi, l'8 luglio i giardinetti di Porta Capuana. Ieri pomeriggio piazza Santa Maria La Nova.
    Se è la politica a rincorrere. “Sono sempre stato convinto che i napoletani siano pronti ad essere il perno di una rivoluzione ambientale che finalmente conduca al superamento della piaga storica dei rifiuti”, si è rallegrato il sindaco Luigi De Magistris. “Del resto senza il contributo dei cittadini e delle cittadine non è possibile alcun miglioramento in tal senso. Non a caso, abbiamo delegato ad un consigliere Raffaele Del Giudice il compito di mobilitare e organizzare la cittadinanza”. Le buone azioni sono contagiose e per questo che un avvocato e responsabile di una piccola impresa, ha messo a disposizione i propri contatti e ha dato la disponibilità di organizzare corsi per la cittadinanza sulla raccolta differenziata.








    fonte
    http://www.dirittodicritica.com/2011/07/25/cleanap-immondizia-napoli-facebook-23798/
     

    Italia, Giovani Bye Bye

    mercoledì 13 luglio 2011

    I giovani sono pochi, saranno sempre meno, non ne attiriamo dall’estero, hanno
    difficoltà a trovare lavoro e a fare carriera e non investiamo su di loro. Facciamo il
    loro e il nostro male, ma tutto è fermo. Lo denuncia un rapporto di Manageritalia.
    - Nel 2020 gli elettori over 50 supereranno gli under e i 20-39enni caleranno di 2,1 milioni
    - Il rischio di disoccupazione nel periodo di crisi (2008-2009) tra i giovani (rapporto tra
    disoccupazione giovanile e totale) è aumentato del 20% e più che in tutti gli altri paesi
    europei
    - Non è vero che i nostri giovani più istruiti fuggono dall’Italia, lo fanno nelle stesse
    proporzioni degli altri giovani europei. È invece vero che noi non sappiamo attirare

    giovani dall’estero e quindi il saldo tra giovani che escono e entrano è in Italia negativo –
    1,2%, contro 5,5% della Germania e 20% degli USA
    - Si diventa dirigenti a 40 anni
    - Avere un padre laureato in Italia permette al figlio di guadagnare in media il 50% in più
    rispetto a chi ha un genitore con titolo più basso
    - Investiamo solo lo 0,6% nella protezione sociale dei giovani (disoccupazione e casa), contro
    una media europea del 2,5%
    - Spendiamo per le pensioni (15,5% del Pil) più della media EU (11,9%), mentre per il
    sostegno al reddito in caso di disoccupazione solo lo 0,5% del Pil contro una media EU
    dell’1,5%
    - Spendiamo per l’istruzione il 4,8% del Pil, contro il 6,1% della media Ocse e i nostri
    studenti di 15 anni sono tra i meno preparati d’Europa

    fonte:
    http://crisiesviluppo.manageritalia.it/wp-content/uploads/2010/11/Rapporto-Manageritalia_Italia-Giovani-bye-bye-novembre-2010_definitivo.pdf

    Firenze, lavoro ‘atipico’ e instabile per la metà dei laureati

    martedì 12 luglio 2011

    Firenze, 11 marzo 2011 - A un anno dalla conquista dell’agognato ‘pezzo di carta’, il 37% dei laureati fiorentini ha un lavoro stabile. Mentre il 46% deve accontentarsi di un cosiddetto impiego atipico. È un panorama a luci e ombre quello che emerge dal rapporto Almalaurea 2011 per quanto riguarda il nostro Ateneo. 10.163 i giovani coinvolti nell’indagine, tra laureati junior e senior, ovvero con in tasca un diploma di laurea triennale o quinquennale.

    Chi si ferma al primo step arriva a percepire, a un anno dalla laurea, 925 euro mensili netti.  Va meglio a chi va oltre, frequentando una laurea magistrale. In questo caso, dopo un anno dal traguardo si riesce a intascare, mediamente, poco più di mille euro al mese (netti). Lo stipendio cresce via via col passare del tempo. A tre anni dalla laurea spariscono i senza contratto. E le retribuzioni salgono a 1.358 euro mensili netti.

    Ma la brutta sorpresa è dietro l’angolo. Secondo il rapporto, infatti, dopo cinque anni dalla fine degli studi il laureato porta a casa uno stipendio di 1.244 euro mensili netti. Possibile? Anche il prorettore al bilancio del nostro Ateneo Luca Bagnoli strabuzza gli occhi: «Onestamente questo dato non torna. E non riesco proprio a spiegarmelo. Posso capire che, al massimo, lo stipendio resti uguale. Ma che vada a scendere mi pare proprio strano…». Misteri della statistica.

    Spulciando il rapporto, scopriamo che il tasso d’occupazione dei laureati triennali è pari al 52% (46% il valore a livello nazionale). Solo il 34% si dedica esclusivamente al lavoro. Il 17,5% si divide tra quest’ultimo e lo studio. Più della metà dei laureati junior s’iscrive infatti ai corsi specialistici. A un anno dalla fine degli studi, solo il 36% dei laureati di primo livello ha un’occupazione stabile, ovvero un lavoro autonomo o un contratto a tempo indeterminato. Più rincuoranti i dati che riguardano i laureati specialistici ad un anno dal conseguimento del titolo di studio: il 60% di loro è occupato. Ma ad aver agguantato un posto fisso è solo il 37%. 

    «Lo studente che oggi si laurea e mira subito al lavoro sicuro ha sbagliato millennio — non ha dubbi Bagnoli —. L’importante è che i neolaureati siano occupati ed abbiano soprattutto opportunità di carriera. Non vedo neanche male i dati sugli stipendi d’ingresso. Insomma, a mio avviso, il rapporto Almalaurea promuove non solo l’Università, ma anche il territorio, capace di assorbire i nostri studenti». Peccato che al momento manchino i dati sulle singole facoltà. «Sarebbe interessante analizzare il tasso d’occupazione dei laureati in Ingegneria e in Lettere», riflette Bagnoli.
    Elettra Gullè

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    Stipendio giovani e primo lavoro 2011: 800 euro non 1000

    Lo stipendio di un giovane al primo impiego è di 823 euro netti al mese: a comunicarlo è stato il centro studi Datagiovani che ha esaminato la situazione di 313mila under 30 al primo impiego e ne ha fotografato il quadro degli stipendi medi delle new entry sul mercato del lavoro.
    L’analisi mette in evidenti differenze se i parametri di confronto riguardano, la residenza (al Nord 53 euro in più rispetto alla media), il sesso (i ragazzi percepiscono quasi 150 euro in più delle coetanee), il settore (il gap tra industria e commercio sfiora i 280 euro) ed il titolo di studio (i laureati superano i mille euro mensili).
    Al Nord, infatti, il guadagno è di 876 euro, il 6% in più rispetto alla media, mentre nel Mezzogiorno lo stipendio non arriva a 750 euro e, mentre i maschi neoassunti sfiorano 900 euro mensili, le ragazze si fermano a 750, con un gap del 20%.
    L’importanza del titolo di studio acquisito, non solo per le capacità di occupabilità ma anche per la remunerazione del lavoro è lampante esaminando i dati disaggregati sia per livello di studio che per tipologia di titolo conseguito.
    Se un giovane neoassunto che si è fermato alle scuole dell’obbligo deve accontentarsi inizialmente di poco più di 700 euro al mese, un diplomato sfiora gli 800 euro, e se ha ultimato un percorso di studi in un istituto tecnico percepisce da subito 861 euro, mentre per chi ha conseguito lauree e specializzazioni, risulta che un neoassunto con un titolo tecnico che ha una busta paga media di poco inferiore ai 1.100 euro, può superare i 1.300 se ha una laurea in campo sanitario, ma deve accontentarsi di circa 950 euro se ha seguito un corso umanistico.
    E’ nel settore dell'industria che si registrano gli stipendi d'ingresso più alti: 937 euro al mese, il 14% oltre la media. Bene anche per chi lavora nelle costruzioni e nelle attività dei servizi, mentre i più penalizzati sono i giovani che iniziano a lavorare nel commercio, con uno stipendio di 650 euro, il 20% in meno.
    Dalla ricerca risulta poi che sono i giovani impiegati a innalzare la media retributiva al primo impiego, con 912 euro mensili, dato che operai (737 euro) e apprendisti (722 euro) intascano oltre il 10% in meno rispetto al valore medio, mentre le buste paga degli atipici pesano di meno: 801 euro contro gli 867 degli assunti a tempo indeterminato.


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