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    L'EUROPA DICE NO A ACTA: RESPINTO IL TRATTATO DAL PARLAMENTO EUROPEO

    giovedì 5 luglio 2012

    ACTA,VINCE IL POPOLO DI INTERNET. IL POPOLO EUROPEO HA RESPINTO IL TRATTATO CON UNA MAGGIORANZA SCHIACCIANTE!TIRIAMO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO MA RESTIAMO SEMPRE CON GLI OCCHI APERTI!
    Traduzione Free Italy

    L'Acta è stata respinta dal Parlamento europeo con una maggioranza schiacciante.Quasi tutti erano contro l'accordo sostenendo che viola i diritti fondamentali degli internauti.

    L'intero Parlamento europeo ha respinto questo mercoledì (ieri n.d.r) a stragrande maggioranza l'accordo multilaterale commerciale contro la contraffazione noto come ACTA, che hanno negoziato i paesi industrializzati, e che rimarrà al di fuori dell'Unione europea.

    Socialisti e Democratici (S&D), l'Alleanza dei Liberali europei (ALDE), la Sinistra Unitaria Europea (GUE),i Verdi e l'Alleanza Libera Europea (Verdi / ALE) hanno votato contro. Nel Partito Popolare Europeo (PPE) c'è stata una divisione sul voto, ma neanche ciò è bastato a far pendere la bilancia dalla parte di Acta.

    L'accordo mira a combattere la pirateria su Internet e la contraffazione di marchi e prodotti commerciali nonchè la vendita sul web di medicine illegali.

    Nel dibattito precedente il voto, la maggior parte dei partecipanti erano contro l'accordo sostenendo che viola le libertà fondamentali degli utenti di Internet.

    Il commissario europeo per il commercio, Karel De Gucht, ha cercato fino all'ultimo minuto di cambiare la direzione del voto dei deputati che avevano votato contro la ratifica del trattato in cinque diversi comitati. De Gucht ha sostenuto ieri che "non c'è nulla da temere nel contratto", perché "ACTA non cambia le leggi europee e se adesso queste leggi non violano i diritti degli internauti allora non lo farà neanche il nuovo trattato." "Il voto contrario andrà contro la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in tutto il mondo", ha aggiunto il commissario.

    L'esecutivo UE ha presentato lo scorso 11 maggio una petizione ai giudici del Lussemburgo chiedendo se Acta sia conforme alla legislazione comunitaria. Il Ppe ha cercato di rinviare la votazione su Acta per permettere al Tribunale del Lussemburgo di pronunciarsi sulla questione,ma la richiesta è stata respinta.

    Oltre l'UE e ai suoi 27 Stati, hanno negoziato il testo Stati Uniti, Canada, Messico, Svizzera, Marocco, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Australia e Nuova Zelanda, i quali rappresentano la metà del mercato mondiale. Affinchè il trattato entri in vigore, deve essere ratificato da almeno sei paesi. L'UE è rappresentata in blocco e l'Acta può essere applicato solo se l'accordo viene accettato all'unanimità. Inoltre, in nessun caso potrà applicarsi in alcuni paesi membri e in altri no.

    Traduzione Free Italy

    fonte


    ECCO CHE SUCCEDE SE PASSA LA LEGGE “BAVAGLIO” DELLA SEVERINO (quella che sognava Berlusconi)

    martedì 19 giugno 2012

    ECCO I PROCESSI CENSURATI DALLA LEGGE BAVAGLIO

    di Piero Colaprico
    A chi conviene, ma soprattutto chi danneggia, il “bavaglio” alla stampa? Per comprendere le conseguenze, e i danni, del possibile divieto di pubblicare (anche per riassunto) intercettazioni telefoniche, o brani dei verbali d’interrogatorio, occorre mostrare qualche esempio concreto di possibili «verità sepolte». A partire da un caso fresco, chiaro, e d’importanza nazionale.


    BOSSI, LA LEGA E IL VOTO

    Come sappiamo il 6 e il 7 maggio si è votato ed è stato un test importante per la vita politica italiana. Domanda: che cosa sarebbe uscito dalle urne se, poco prima, gli italiani non avessero letto alcune intercettazioni? «Gli dici a Bossi: “Guarda capo, se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli e a questo punto salta la Lega”. Papale, papale glielo devi dire: “Ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega (…) Tu gli devi dire (…) “Capo, io so queste cose, finché sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c’è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti”». Il tesoriere della Lega Francesco Belsito, che diceva queste parole in conversazioni telefoniche intercettate nello scorso febbraio, non è stato arrestato né rinviato a giudizio. Quindi, se ci fosse stato il “bavaglio” previsto dal testo che sta elaborando il ministro della Giustizia, di cui ieri ha riferito Repubblica, quest’intercettazione clamorosa sarebbe stata inarrivabile per l’opinione pubblica. Renzo “Trota” Bossi sarebbe, nonostante le ruberie, ancora consigliere regionale. Umberto Bossi, nonostante la sua ricattabilità e debolezza ormai palese, sarebbe ancora capo assoluto della Lega. È giusto o sbagliato per la democrazia, per il voto, per l’opinione pubblica?


    LA REGIONE LOMBARDIA

    Lasciamo pure sullo sfondo gli stranoti casi politico-giudiziari Ruby Rubacuori, o le clamorose inchieste sulla ‘ndrangheta tra Nord e Sud, sui Casalesi, e osserviamo la Regione attualmente più inquisita d’Italia, la Lombardia. Prima Filippo Penati, big del Pd, vice-presidente del Consiglio regionale, s’è visto pubblicare le accuse sul “sistema Sesto”. Dice tra l’altro il pentito-accusatore Piero Di Caterina: nel 1994 «ricordo elargizioni di 20-30 milioni di lire al mese». Più di recente il governatore Roberto Formigoni scopre che Pierluigi Daccò, in carcere da novembre, nel primo verbale di diciassette pagine lo ha citato abbondantemente: «In occasione di tutte le vacanze di fine anno, ho sostenuto io tutte le spese di alloggio presso le ville prese in affitto ai Caraibi. Formigoni e altri amici hanno alloggiato in tali ville senza corrispondere alcuna quota». Erano settimane che Repubblica faceva a Formigoni la domanda su chi avesse pagato le sue vacanze, lui non ha mai risposto, l’ha fatto in sua voce un verbale che il “bavaglio” avrebbe tenuto sotto chiave.
    MALATI DI “SERIE B” A PALERMO
    Sono davvero numerosi gli esempi di quello che non avremmo saputo se la “legge bavaglio” dell’informazione, così come propugnata dal Pdl, fosse già in vigore. Esempi che riguardano spesso la gente comune: «Glielo devi fare (il Tad -ndr), ma che fa scherziamo? Il paziente si vomita, si disidrata». Risposta: «Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica 250 euro e quello mi dà 100 euro». «Quello» era l’assessore alla Sanità e i carabinieri dei Nas scoprirono che ci furono malati di tumore di serie A e malati di serie B. A questi ultimi, toccavano molte sofferenze in più, perché non venivano somministrati loro i «costosi» farmaci disintossicanti dopo la chemioterapia: alcuni malati e familiari l’hanno compreso dopo aver letto le intercettazioni. Succedeva a Palermo, e la prima udienza c’è stata quindici giorni fa.

    CALCIO SCOMMESSE

    C’è il bomber dell’Atalanta Cristiano Doni che con un telefonino “clandestino” chiama l’ex preparatore atletico del Ravenna Calcio Nicola Santoni: «Lei è Fantozzi (…) Fai il falsetto, fai il falsetto (camuffando la voce)». Per questa chiamata da «depistaggio», Doni finirà agli arresti. C’è anche Antonio Bellavista che chiama un portiere: «Sei un pazzo non sai che fine fai», perché ha giocato bene e parato tutto il parabile. È grazie a queste e altre intercettazioni che l’Italia che ieri sera tifava contro l’Irlanda agli Europei ha scoperto il «marcio» delle partite truccate. Nessun rinvio a giudizio, al momento. Quindi non avremmo ancora saputo nulla della frase simbolo degli accordi per pilotare i risultati: «Tira centrale, che quello si butta a lato».

    LO SCONTRO PER FINMECCANICA 

    «Sono traditori della patria. Mascalzoni. Bisogna fargliela pagare», dice Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni istituzionali di Finmeccanica. Il presidente Enav, Luigi Martini, lo interrompe: «Sì, ma bisogna capire chi è». «Come chi e?» lo investe Borgogni. «È il professor Giulio Tremonti con tutti i suoi scagnozzi: Marco Milanese, Ignazio La Russa, Paolo Berlusconi (…) La gente che va in barca, perché gliela pagano, che ha la casa in affitto e gli pagano l’affitto a Roma…». L’inchiesta Finmeccanica non è chiusa, ma grazie alle conversazioni intercettate ha mostrato da vicino uno scontro titanico tra lobby di potere, che sembrano comandare al di là e al di sopra della politica.

    BISIGNANI E LAVITOLA

    Stesso discorso per l’inchiesta sui faccendieri Luigi Bisignani e Valter Lavitola aperta a Napoli. Vale la pena di ricordare un’intercettazione del leader del centrodestra, Silvio Berlusconi: «Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c’è un’alternativa…». È in questo modo che il premier nell’ottobre 2009 si sfoga al telefono con Lavitola, il direttore dell’Avanti! specializzato nell’ottenere ricchi fondi statali. È così in confidenza con il faccendiere, che si trova all’estero, dove resterà a lungo latitante, da suggerirgli qualche mese fa: «Resta dove sei».

    IL TERREMOTO DELL’AQUILA

    «Oh, qui bisogna partire in quarta subito. Non è che c’è un terremoto al giorno. Così per dire, per carità, poveracci», dice l’imprenditore Pierfrancesco Gagliardi appena saputo del disastro di L’Aquila. E il cognato, Francesco Maria De Vito Piscicelli, risponde: «Eh, certo, io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro al letto». Se il “bavaglio” fosse stato in vigore, la conversazione intercettata il 6 aprile 2009 non avrebbe mai potuto essere pubblicata. Fu invece lo scandalo – «Le risate degli sciacalli… noi morivamo e loro parlavano d’affari», s’imbufalirono nelle tendopoli – a impedire ai due di dare l’assalto (sponsorizzato e dunque vincente) agli appalti pubblici. Spieghiamo meglio: se fosse stato in vigore il “bavaglio” le loro macchine escavatrici – questo è il punto – avrebbero lavorato in Abruzzo per più di un anno. Almeno sino al maggio del 2010, quando c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio su quello che il gip Rosario Lupo aveva chiamato il «sitema gelatinoso».

    FONTE

    INTERCETTAZIONI: TORNA IL RISCHIO DELLA LEGGE BAVAGLIO.

    C’ERA BISOGNO DELLA SEVERINO PER APPROVARE LA LEGGE-BAVAGLIO SOGNATA DA BERLUSCONI?


    INTERCETTAZIONI. TORNA IL RISCHIO BAVAGLIO

    di Liana Milella
    ROMA — Non ci sono mai buone notizie per la stampa quando ci si occupa di intercettazioni. Il bavaglio, totale o parziale che sia, è sempre dietro l’angolo. La riforma targata Severino non fa eccezione. A stare al testo che qualche settimana fa il ministro della Giustizia ha distribuito ai partiti almeno tre novità risultano incontrovertibili. Una riguarda il divieto di pubblicare «per riassunto» gli atti di un processo. Le altre due attengono alle sanzioni: l’arresto fino a 30 giorni, e per le telefonate da distruggere o che coinvolgono terze persone estranee alle indagini fino a tre anni, e multe assai salate, in caso il cronista e il suo giornale decidano di pubblicare i testi relativi.
    Premessa d’obbligo: Paola Severino sta ancora studiando il vecchio testo Alfano, passato attraverso tre anni di estenuanti mediazioni, e alla fine congelato alla Camera. Dai suoi uffici però è uscita una prima bozza rivisitata. E lì c’è traccia del possibile bavaglio. Ecco i punti critici. A partire dalla punizione per chi, incurante delle restrizioni, decide di riprodurre telefonate che riguardano i famosi “terzi”, coinvolti in un ascolto ma senza un ruolo attivo nel processo. Già il vecchio testo prevedeva il carcere da sei mesi fino a tre anni per chi decideva di pubblicare «atti e contenuti» di conversazioni destinate alla distruzione. La stessa pena, nel testo di Severino, viene confermata anche per chi pubblica materiale che riguarda «fatti, circostanze e persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l’espunzione».
    Dopo gli incontri di un mese fa del Guardasigilli con le forze politiche — tavolo cui partecipavano Pdl, Pd, Udc, Fli — i suoi uffici hanno distribuito un copia del ddl sulle intercettazioni in cui sono evidenti, per effetto di neretti, sottolineature, cancellazioni e aggiunte, le modifiche di Severino. Il carcere da sei mesi a tre anni anche per chi pubblica gli ascolti dei terzi non coinvolti è tra queste novità. Un’altra riguarda le multe, assai salate, nonché l’arresto fino a 30 giorni, per chi decide di pubblicare conversazioni destinate al segreto fino alla discovery del processo. La multa parte da 2mila euro e può arrivare fino a 10mila. “Graziato” l’editore perché «la sanzione pecuniaria da 50 a cento quote» risulta cancellata. Un’altra cancellatura “pesante” balza all’occhio sugli spazi di pubblicazione, disciplinati dall’articolo 114 del codice di procedura penale. Nella mediazione tra l’ex Guardasigilli Angelino Alfano e la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, era entrata una clausola di salvaguardia per il cronista. Al secondo comma dell’attuale 114, dove è scritto «è vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare», l’ultimo testo riportava la frase «di tali atti è sempre consentita la pubblicazione per riassunto».
    Ciò garantiva, dopo un’ordinanza di custodia cautelare o un decreto di perquisizione o sequestro, la possibilità di pubblicare «per riassunto» gli atti. Ma queste due righe risultano cancellate dal testo Severino. Il risultato è evidente. Salvo che il ministro non cambi idea scatterà il black out fino al processo. Proprio quello che voleva Berlusconi . Il calendario della Camera prevedeva che già questa settimana si dovesse discutere di intercettazioni. Ma al Pdl, che preme per approvarle, il ministro ha chiesto ancora tempo. Preoccupata com’è di tenere aperti due fronti caldi tra Montecitorio (ascolti e falso in bilancio) e Palazzo Madama (responsabilità civile dei giudici e anti-corruzione). Ha detto che sta studiando ulteriori modifiche. C’è da augurarsi che non limitino il diritto di cronaca.

    FONTE

    AGENDA BILDERBERG 2012: NUOVI SISTEMI DI CONTROLLO PER IL WEB

    martedì 5 giugno 2012

    Mentre ACTA e CISPA stanno preparando la strada per una repressione totale del World Wide Web, i tecnocrati fanno di tutto per realizzare uno dei loro sogni: monitorare costantemente le vostre attività mentre navigate.

    L’Unione europea vuole creare un sistema di riconoscimento elettronico, obbligatorio per tutti i cittadini dell’UE per standardizzare il business sia online che dal vivo, autenticando gli utenti tramite una comune ‘firma elettronica’. Un unico ID di autenticazione proteggerebbe l’accesso ai Internet, i dati e la maggior parte del commercio online. Non si tratta altro che di un tentativo per implementare il “marchio della bestia” ed una importante partecipante del Bilderberg è la dea ex machina dietro il progetto.
    Neelie Kroes è il Commissario per l’agenda digitale dell’Unione Europea e spera di portare l’UE ad “adottare modalità più armoniche per le firme digitali, le identità virtuali ed i servizi di autenticazione elettronici (Eias).”
    Secondo EurActiv.com, Neelie Kroes “allargherebbe poi il campo di applicazione della direttiva attuale, includendo anche servizi di autenticazione accessori che completano le firme elettroniche, come sigilli elettronici e/o bolli che indicano data e ora”.
    Questo sistema, stile Grande Fratello Orwelliano, verrà introdotto in Europa prima ed esportato in Nord America e nel resto del globo poi. Ovviamente tutto ciò verrà fatto in nome del “commercio verificabile” e della sicurezza. Chi si intende un pò di informatica si renderà conto facilmente che i suddetti sistemi porteranno inevitabilmente alle contraffazioni di identità…..non preoccupatevi fa tutto parte del piano per creare un commercio unico mondiale.
    Neelie Kroes è una assidua partecipante del Bilderberg, è dal 2005 che non manca una riunione. La vediamo nella lista ufficiale del 2006 a Ottawa, in Canada, quindi nell’assemblea del 2007 ad Istambul, Turchia, nel 2008 a Chantilly, Virginia, nel 2009 a Vouliagmeni, in Grecia e nel 2010 a Sitges, in Spagna come delegata della Commissione europea.
    Nel 2011, però la Kroes si presentò all’evento in Svizzera sotto una nuova veste: Commissario per l’agenda digitale dell’Unione Europea. L’ultima fatica della Kroes verrà sicuramente analizzata e rinforzata nel corso dell’imminente Bilderberg 2012.

    Fonte


    IL MINISTRO SEVERINO VUOLE METTERE IL BAVAGLIO AI BLOG: SUL WEB SI CORRONO GRAVI PERICOLI,DICE.E CERTO CI SI INFORMA PER DAVVERO!

    sabato 28 aprile 2012



    di Free Italy
    Il blogger?Una persona pericolosa.I blog?Un fenomeno pericoloso,da imbavagliare.Almeno così pare che la pensi il nostro ministro della giustizia(non eletto)Paola Severino.La non eletta Paolo afferma che "bisognerebbe reprimere l'abuso" dei blogger.E certo cari lettori di Free Italy troppa informazione deve apparire ai poteri forti un vero e proprio abuso inaccettabile che va represso.Un po' come l'eccesso della democrazia per la Trilaterale,di cui il nostro Premier era (o è) uno dei massimi esponenti. Comunque tornando al punto,la nostra ministra ha spiegato la sua posizione riguardo il pericoloso fenomeno del blog direttamente da Perugia dove si parlava di etica e giornalismo.Ecco cos'ha detto:
    Il giornale ha una sua consistenza cartacea. Il giornalista e l'editore sono individuabili ed è dunque possibile intervenire. Il blog ha invece una diffusione assolutamente non controllata e non controllabile. È in grado di provocare dei danni estremamente più diffusi. Ecco perché bisogna vederne anche la parte oscura.
    E ancora sui blog:
    Un fenomeno certamente positivo per certi aspetti, ma nel quale si possono annidare anche cose negative, può essere un punto criminogeno. Questo mondo va regolamentato e pur nella spontaneità che ne rappresenta la caratteristica non può trasformarsi in arbitrio.
    Un blog può essere un punto criminogeno,mentre un giornale che non informa o peggio disinforma cosa sarebbe?Mi piacerebbe tanto saperlo..Ma non finisce qua,cari lettori,perchè la prossima dichiarazione purtroppo ci fa capire benissimo che andremo verso la fine della libertà di fare blogger..Con Acta alle porte e le nuove regolamentazioni volute dal governo,non sarmeo più liberi e anche questo sito potrebbe un giorno cessare di esistere.Perchè scrivere sul blog,dice il ministro, «non ti autorizza a scrivere qualunque cosa soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci che i diritti di ciascuno di noi sono limitati da quelli degli altri. Non posso intaccarlo solo perché sono lasciato libero di scrivere. Mi devo sentire libero di scrivere e i blog hanno questa grandissima capacità di diffondere il pensiero in tempo reale, un grandissimo pregio che riconosco. Ma questo non deve far trasformare la libertà in arbitrio. Questa è una regola che tutti dovrebbero seguire».

    Insomma,dopo l'attacco a Radio Studio 54 di Guido Gheri nuovi scenari si aprano per blogger e radio libere.E noi qui ad informare finchè potremo,sperando che la nostra forza sia la vostra:solo uniti potremo uscirne.

    Free Italy

    ACTA,ROMANIA TENTA DI ADDOLCIRE LA PILLOLA:NON SAREMO POLIZIOTTI SUL WEB.MA QUALCHE SITO POTREBBERO CHIUDERLO..

    mercoledì 7 marzo 2012

    Lo scorso mercoledi il PM Romeno Mihai-Razvan Ungureanu ha dichiarato che Il Governo elaborerà un punto di vista molto coerente sul Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) dopo aver firmato il trattato il 26 Gennaio con altri 21 stati membri dell’Unione Europea. Ecco la risposta ad una domanda in merito:
    ‘'Elaboreremo un punto di vista molto consistente su questo argomento. L’ACTA non significa cambiamento nella legge rumena e nella legge europea sulla proprietà intellettuale. Allo stesso modo, in conformità con le leggi in vigore, le procedure di ratifica da parte del Parlamento della Romania sarà aperto anche a dibattiti pubblici’'.
    Il Ministero dell'Economia avvierà consultazioni pubbliche con le parti interessate al multilaterale Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Il ministero dell'Economia è stato l'iniziatore nell'accordo perché obiettivo principale di quest'ultimo è di proteggere il commercio legale e di incoraggiare la competitività.

    Il capo della Direzione Expertise con la Romania, Casmoiu, ha dichiarato in una conferenza di esperti tenutasi mercoledì scorso che
    ‘’L'ACTA non danneggierà gli utenti di Internet e non porterà ulteriori sanzioni nei loro confronti. Per quanto riguarda la legge 8 sui diritti d'autore e sui diritti connessi in Romania, la firma di ACTA non porterà danni agli utenti Internet o penali aggiuntive’’.
    Gli Internet Service Provider Rumeni (ISP) sostengono che l’accordo non prevede la formazione di una forza di polizia, ma potrebbero arrivare a bloccare i siti web. Questo è quanto afferma Il presidente della National Association of Internet Service Provider (ANISP) Mihai Batrineau, che ha aggiunto:
    ‘'ISP Rumeni ritengono che ACTA sia orientata verso tre settori: l'industria dell'intrattenimento, i giganti online e l'industria delle telecomunicazioni. Il documento è stato redatto su iniziativa dell'industria americana dell'intrattenimento, cercando di compensare le perdite e regolare l'ambiente online. Vorrei essere molto chiaro nel dire che gli ISP non vogliono trasformarsi in poliziotti. Devo aggiungere che forse ad un certo punto dovremo bloccare l'accesso a siti web, ma questo è molto chiaro: non diventeremo poliziotti'’.
    Questione di punti di vista ovviamente, ma suona come una pillola addolcita. Il vero obbiettivo deve essere la libertà.

    http://comesantommaso.blogspot.com/2012/02/acta-la-romania-rassicura-non.html

    ACTA,POLONIA E REPUBBLICA CECA FANNO UN PASSO INDIETRO.INTANTO DIVAMPA LA PROTESTA IN EUROPA:ANCHE LA SVEZIA VACILLA..

    mercoledì 8 febbraio 2012

    Divampa la protesta in Europa contro l’accordo commerciale anti-contraffazione, meglio conosciuto come ACTA. Il 2 febbraio scorso migliaia di protestanti, alcuni dei quali indossavano le maschere Guy Fawkes note dopo l’avvento degli Anonymous, hanno preso parte a una manifestazione svoltasi a Stoccolma contro il governo Svedese e il suo piano di ratificare il trattato in questione.

    Ma l’Europa intera non ci sta. Centinaia di manifestazioni sono state pianificate in tutto il continente, con picco previsto Sabato 11 Febbraio in luoghi quali Londra, Parigi e Monaco, che seguiranno le centinaia di proteste gia avvenute in ogni angolo europeo, accompagnate da una petizione che gia conta 1,75 milioni di adesioni. A detta degli organizzatori la petizione, che punta a raggiungere oltre due milioni di firme, sarà consegnata ai responsabili delle decisioni presso Bruxelles nei prossimi giorni.

    Tra le prime proteste si registra la manifestazione tenutasi Sabato scorso a Lubiana, dove circa 2.000 persone hanno marciato nella capitale slovena per dimostrare il loro disappunto. Le proteste sono state guidate dall'ambasciatore Sloveno in Giappone, Helena Drnovsek Zorko, seguite da simili dimostrazioni in Polonia dove decine di migliaia di persone sono scese nelle strade.

    La scorsa settimana, l'ambasciatore sloveno Drnovsek Helena Zorko si è pubblicamente scusata per la sua "disattenzione" nella firma del trattato, ammettendo che
    "Non ho prestato abbastanza attenzione. Molto semplicemente non ho collegato il fatto che l'accordo che era stata incaricata di firmare limita notevolmente la liberta’ finora espressa dalla piu’ grande rete creata nella storia dell’umanita’ e che tutto cio possa compromettere il nostro futuro e in particolare quello dei nostri figli’’.
    In Repubblica Ceka il primo ministro dichiara che il suo governo sta sospendendo la ratifica del trattato internazionale sul copyright in seguito alle proteste e agli attacchi subiti dai siti del suo partito e del Governo stesso. Il trattato, non ancora approvato dal Parlamento di Praga ma già precedentemente firmato, verra’ quindi attentamente analizzato in tutte le sue forme.

    La vicina Polonia, inoltre, ha sospeso la ratifica del trattato la scorsa settimana, vittima anch’essa di una serie di proteste e una serie di attacchi sui propri siti web governativi.

    Ma in America invece che succede??? Le proteste hanno fermato SOPA e PIPA, ma riguardo ad ACTA il trattato è stato firmato dal presidente Obama l’11 Ottobre 2011, senza l’approvazione di alcuna autorita’ esterna quali in Congresso, la Corte Suprema o il popolo americano stesso.

    Adesso che la firma è stata posta sul documento, il governo Statunitense trova parecchie difficolta’ nel cambiare le carte in tavola, ponendo il popolo Americano di fronte a un nuovo regime di leggi, restrizioni e regolamenti che potrebbero condurli verso ammende o addirittura carcerazione.

    Insomma, per una volta la lezione di civilta’ gliela insegneremo noi europei.

    Opponiamoci a Acta!Facciamolo sapere a tutto il mondo con una maglietta:Stop Acta Internet For Free!
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    http://free-italy.spreadshirt.it/stop-acta-free-black-A18967060/customize/color/2
    FONTE:COME SAN TOMMASO


    SAY NO TO ACTA (VIDEO SUB ITA)

    venerdì 3 febbraio 2012


    Petizione online per fermare ACTA http://www.avaaz.org/it/eu_save_the_internet_spread/?rc=fb&pv=307
    ACTA (Anti Counterfeiting Trade Agreement) è un accordo multilaterale che mira a cambiare le leggi tramite il "policy laundering" (una tecnica che consiste nel tentare di imporre tramite accordi internazionali delle leggi particolarmente inique che se sottoposte a regolare scrutinio parlamentare provocherebbero profondi malcontenti) per instaurare un regime draconiano concernente l'enforcement delle proprietà intellettuali. I contenuti dei negoziati sono segretati e i dati a cui ci riferiamo emergono solo dalla parte di documenti ufficiali trapelati. Tutti i documenti trapelati sono ora disponibili, fra gli altri, su Wikileaks.

    Che cosa fare?
    Ci sono molte cose che puoi fare.
    La cosa più importante è aiutare a diffondere la questione e mettersi in contatto con i Membri del Parlamento Europeo.

    Diffondere il messaggio
    Ora come ora, è molto importante informare ed essere sicuri che il messaggio raggiunga quante più persone possibili.
    Questo potrebbe sembrare ovvio, ma le persone potranno agire solo se sapranno cos'è ACTA e quanto sia nociva per la loro libertà e per quella della Rete.

    Approfondimenti
    Per saperne di più su ACTA e i danni che potrebbe fare alla libertà della Rete, vai a questo indirizzo: http://lqdn.fr/acta [EN]
    Puoi anche leggere l'ultima versione dell'analisi di QdN su ACTA e avere una panoramica delle critiche contro acta.
    Le seguenti risorse possono aiutarti a capire meglio la questione ACTA:
    Valutazione dell'impatto di ACTA sui Diritto Fondamentali [EN]
    Studio sull'accesso delle medicine ACTA [EN]
    Analisi FFII su ACTA [EN]

    Stop Acta!Ricordo che sul nostro negozio online(qui link) sono disponibili le magliette Stop Acta: facciamo sapere a tutti che cos'è questa mostruosa legge.Dillo con una maglietta:stop acta free internet!


    INTERNET,LA VERA CENSURA ARRIVA DAL DDL CENTEMERO: RISCHI E CONSEGUENZE PER LA RETE.

    domenica 6 novembre 2011

    NEL PANTANO DELLA LEGGE BAVAGLIO CI SIAMO PERSI UN PEZZO: E' STATO RIBATTEZZATO DDL CENTEMERO E RISCHIA DI MODIFICARE SERIAMENTE GLI EQUILIBRI DEL WEB.

    Il primo a parlarne è stato l'avvocato Polimeni.Il suo articolo del 4 ottobre metteva in guardia il web.Mentre tutti noi stavamo pensando alla legge bavaglio,l'avvocato puntava l'indice contro il ddl proposto da Centemero ed altri 18 parlamentari che, con l'intento di salvaguardare diritti di proprietà industriale, propone una modifica degli articoli 16 e 17 del D.lgs. 70/2003 recante "Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico".
    La cosa che mi preme sottolineare è che la minaccia è ben lungi dall'essere allontanata.Come potete constatare dal sito del Senato il ddl non è ancora stato discusso.Ma è lì che giace pronto magari un giorno ad essere valutato e magari votato...Quindi meglio sapere di cosa tratta e restare vigili.

    COSA COMPORTA IL DDL CEMENTERO?
    Ce lo spiega lo stesso avvocato Polimeni nel suo articolo:
    Gli articoli sopra citati oggi prevedono l’esenzione dalla responsabilità degli hosting provider per le informazioni immesse dagli utenti, a meno che non ne siano a conoscenza di fatti che rendono “manifesta” l’illiceità dell’attività.
    In sostanza, Wordpress non può essere responsabile per quello che scrivono gli utenti, Aruba non può essere responsabile per ciò che contengono i siti hostati presso l’azienda, gli amministratori di un forum non possono essere responsabili per i commenti e gli interventi degli utenti, a meno che questi fornitori di servizi di memorizzazione non ne vengano a conoscenza. In quest'ultimo caso, se a comunicare l’illecito è stata l’autorità giudiziaria, allora il provider dovrà interrompere il servizio. Se invece il provider ne dovesse venire a conoscenza per vie diverse, ad esempio una lettera della persona contro cui è avvenuta la violazione, allora dovrà senza indugio informare l’autorità (che eventualmente poi chiederà al provider di interrompere il servizio). Altrimenti, il provider sarà pienamente responsabile.Si tratta di una norma che allo stato attuale è giusta ed equilibrata e che si basa su un principio: chiunque è libero di scrivere o diffondere quello che vuole e solo l’autorità giudiziaria può deciderne l’interruzione. Mai il provider se è un mero fornitore di spazio.
    La proposta di legge introdurrebbe invece un principio già visto nel recentissimo ddl intercettazioni. Infatti secondo Centemero e gli altri firmatari, chiunque abbia un interesse giuridico alla rimozione di un contenuto ritenuto illecito (da chi? dall’interessato?), potrà informare il provider il quale se non rimuove diventa pienamente responsabile. E chiaramente ogni provider preferirà rimuovere piuttosto che “rischiare”.
    Anche nel recente ddl intercettazioni, è previsto che se qualcuno si ritiene danneggiato da un contenuto, allora invierà una richiesta di rettifica che costringerà il blogger o la testata a pubblicare, pena una sanzione amministrativa fino a ben 12 mila euro.
    Il comune denominatore delle due norme è il “fai da te” senza passare dall’autorità giudiziaria, rendendo “conveniente” per il provider o il blogger o la testata eseguire per non incorrere in possibili responsabilità o sanzioni.
    La proposta Centemero è una norma inaccettabile che rischia davvero di immobilizzare tutti i servizi web. La figura di chi predispone uno spazio per inserire i propri contenuti è presente in ogni servizio sul web. Si pensi ai blog, agli annunci, ai forum, ai commenti alle notizie dei giornali, ai social network, praticamente ovunque.
    Il ddl nasce, secondo quanto si legge nella relazione di accompagnamento, dall'esigenza di tutelare i diritti di proprietà industriale, ma le norme che verrebbero riscritte sono generiche ed il provider sarebbe responsabile di qualunque attività illecita se non rimuovesse il contenuto.
    Esemplificando: chiunque si senta diffamato o calunniato da un forum, da una discussione, da un blog, potrebbe scrivere al provider il quale si troverebbe di fronte alla seguente scelta: 1) eliminare il contenuto e
    non rischiare nulla oppure 2) mantenere il materiale online diventando così responsabile di eventuali illeciti che saranno poi accertati in altra sede dalla magistratura.
    Voi che fareste?
    L'astuzia di queste ultime norme sta nel passare la palla al provider (o al blogger nel ddl precedente). E' il provider che dovrà decidere che fare, che dovrà decidere se mettersi nelle condizioni di rischiare.
    Si tratta di un altro tentativo di bavaglio che questa volta abbraccia non solo i servizi di informazione, ma qualunque attività online.
    Il legislatore dimentica che gli utenti hanno legalmente e legittimamente la possibilità di far emigrare i servizi all’estero, lì dove la Legge italiana non può nulla, e così facendo l’unica soluzione per un web libero da imposizioni e rischi di interruzione (dovute a semplici richieste di privati) sarà evadere dai servizi italiani.
    Ed il legislatore dimentica anche che i provider, scegliendo di rimuovere in contenuti su richiesta di una parte, pur di non rischiare di essere" responsabili", si espongono alla responsabilità nei confronti di chi, dall'altra parte vede rimossi i propri dati, magari del tutto leciti. Si tratta di un'ingiusto carico sulle spalle del provider, costretto a sostituirsi al giudice, e a pagare ogni decisione sulla propria pelle (sui propri conti bancari). Circostanza questa che avrebbe un effetto devastante sul mercato di internet.
    Senza volerlo il legislatore sta facendo il male del web italiano, in nome di una tutela di diritti (sacrosanti) che in realtà hanno già i loro strumenti di protezione, o che comunque devono essere costruiti su principi di giustizia e imparzialità che solo l’autorità giudiziaria può dare.
    Insomma anche se il ddl giace dormiente,meglio stare sull'attenti...

    FONTI
    PAESE SERA
    LEGGI OGGI


    Il governo frena sulla norma “ammazza-blog”. Sarà vero?Scopriamolo!

    giovedì 29 settembre 2011


    Morto un bavaglio se ne fa un altro. Sono passati due anni da quando è partito per la rete l’incessante “spam bufala” avallato, spinto, riproposto, se non commissionato dai giornali, relativo al DL n. 733 “pacchetti sicurezza” ed è già tempo di una nuova battaglia, ma questa volta una legge verrà approvata, non si sa esattamente quando e non si sa ancora in quali termini.
    La disinformazione sulla rete è allo stesso livello di quella di TV e giornali, soprattutto se si parla di testate giornalistiche informatiche. Qualcuno pensa ingenuamente che il solo fatto che un quotidiano diventi totalmente “online” significhi automaticamente che questo venga epurato da faziosità, partitismi e finanziamenti politici.
    I “professionisti” dell’informazione contano sul fatto che solo rarissimi lettori vanno a verificare quanto da loro propinato.
    Ciò che contraddistingue la rete da TV e giornali è un fattore fondamentale: la rete offre un’informazione “attiva” e non passiva; questo comporta però uno sforzo in più che i cittadini devono fare per poter essere informati, per auto informarsi, per essere detective di se stessi. Peccato che questo sforzo, questo spartiacque tra passato e futuro dell’informazione, siano disposti a farlo ancora in pochi, così che anche in rete si cade nell’informazione passiva, predigerita, strumentale, a pagamento e di parte.
    Diciamo questo perchè abbiamo una strana sensazione avendo letto integralmente e attentamente l’intera proposta di legge sulle “intercettazioni” di cui ve ne proponiamo le 16 pagine in versione integrale in PDF qui: DDL Intercettazioni
    Di seguito l’estratto “grezzo”, ancora da definire, della parte relativa ai blogs e ai siti internet (ma non accontentatevi, leggete sempre, informatevi più a fondo, è faticoso quanto soddisfacente)
    ———————————————————————————-
    29. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
    «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»;
    b) al quarto comma, dopo le parole:
    «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;
    c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
    «Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.»;
    d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti:«in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma»;
    e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
    «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».
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    Noi bloggers attivamente impegnati preferiamo una dovuta rettifica e rispettare il diritto di replica piuttosto che incorrere a minacce di denunce per diffamazione o a richieste di risarcimento per danni morali (come è già accaduto, pur non avedo mai ricevuto condanne perchè la verità scomoda e ben documentata è meglio non portarla davanti a un giudice!) e in uno stato di diritto è lecito che ciò accada, ma questa è un’altra storia. A detta dei nostri legali, dare la possibilità di commentare, indicando nello specifico cosa si vuole rettificare e a cosa si vuole replicare, significa già adempiere ai doveri di questa nuova norma per quel che riguarda i blogs amatoriali o personali. La differenza con quanto è oggi in essere si può sintetizzare nel fatto che d’ora in poi non si potranno bannare intenzionalmente commenti di rettifica e replica e si dovrà mettere a disposizione la possibilità che questo si posa adempiere.
    Questa è la carta dei doveri del giornalista (non del blogger): Carta dei doveri del giornalista
    Dalla notte dei tempi della Repubblica è valido il diritto di Replica e Rettifica:
    Rettifica e replica
    Riprendendo la legge professionale, la Carta rende centrale il diritto di rettifica, definendolo un “diritto inviolabile” del cittadino in caso di notizie errate, inesatte o ingiustamente lesive della personalità altrui. Il diritto di rettifica è esteso oltre i confini definiti dalla legge 69 del 1963: quando il giornalista scopre che le notizie pubblicate sono errate o inesatte la rettifica è un suo obbligo anche in assenza di una richiesta dell’interessato.
    Ma la Carta introduce anche il diritto di replica: in presenza di accuse che possono danneggiare reputazione o dignità del protagonista, questi ha diritto alla pari opportunità di replica. Quando questo è impossibile il giornalista è tenuto a informarne i lettori. La Carta, inoltre, vieta la pubblicazione di notizie su un avviso di garanzia prima che l’interessato ne sia stato informato.
    Chi ha paura di una richiesta di rettifica o del diritto di replica vuol dire che ciò che ha scritto è falso e la falsità non appartiene alla filosofia della libera informazione… della nuova informazione.
    Strana sensazione dicevamo. E’ solo un’impressione per ora, ma sospettiamo che i giornali, non i blogs, sia su carta che online, stiano strumentalizzando, come di abitudine, il popolo del web, trascinandolo in piazza per poter difendere loro particolari interessi. Noi non crediamo nei giornali, semplicemente perchè abbiamo da tempo preso atto che non eistono più giornalisti e non potranno esistere se non con un buon ricambio generazionale. Oramai fare giornalismo e fare politica sono due facce dalla stessa medaglia.
    Noi crediamo nella disciplina dell’auto informazione, della ricerca delle fonti e della loro verifica, noi crediamo in un’informazione veramente libera. Noi siamo i bloggers.
    Governo, istituzioni, movimenti politicizzati, sindacati, TV, giornali cartacei e online GIU’ LE MANI DAI BLOGS !!
    Il “DDL intercettazioni” va a colpire soprattutto le testate giornalistiche, strumenti della politica al servizio dei partiti. Noi sappiamo leggere perchè vogliamo leggere. Non scenderemo in piazza per difendere giornali alla stregua di come non scenderemo mai in piazza per difendere partiti o politici.
    “…perchè non è vero che non c’è la libertà di stampa… la libertà di stampa c’è ancora, ma sono scomparsi i giornalisti…”





    Per quel che riguarda il punto 29 contenuto nel DDL in oggetto, la contestata stretta sui bloggers, questo potrebbe anche ammorbidirsi. Oggetto questo, a quanto si e’ appreso, di disamina anche nella riunione dei tecnici di governo, che si e’ tenuta stamattina.
    Il giro di vite in questione e’ infatti ammorbidito dai due emendamenti di Roberto Cassinelli che lascia l’obbligo di rettifica, ma ne modula i tempi distinguendo fra blog privati e professionali, come quelli delle testate giornalistiche, e abbassa le sanzioni per i privati.
    “E’ giusto mantenere il dovere di rettifica – spiega lo stesso deputato – ma non si possono equiparare i blog professionali e quelli del privato cittadino ed e’ un’illusione quella di applicare alla Rete le stesse regole” che valgono per altri mezzi.
    La proposta prevede l’obbligo di rettifica entro 48 dalla richiesta solo per le testate professionali e sposta a dieci giorni il termine per i blog amatoriali. E questo, a decorrere dal momento in cui il blogger ha la conoscibilita’ della richiesta. In ogni caso, non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti destinati ad un gruppo chiuso ne’ i commenti ad altri contenuti principali, in modo da rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network. La sanzione (da 7500 a 12500 euro) e’ ridotta per i siti amatoriali da 250 a 2.500 euro. Una ulteriore riduzione (da 100 a 500 euro) e’ applicata a chi indica un valido indirizzo di posta elettronica al quale fare pervenire le richieste di rettifica.
    No bavagli, difesa della privacy
    La maggioranza e’ intenzionata a portare avanti il testo sulle intercettazioni licenziato dalla commissione Giustizia della Camera, ha reso noto Cicchitto.
    “Stiamo lavorando sul testo uscito dalla commissione Giustizia – ha spiegato il presidente dei deputati del Pdl – ci sono approfondimenti in corso e chiariremo i termini della questione”. Le misure, ha assicurato, “non sono rivolte a mettere bavagli, ma a difendere la privacy profondamente lesionata dalle iniziative dissennate che vediamo in questi giorni”.
    Sette emendamenti
    “Agorà Digitale” ha iniziato oggi a raccogliere adesioni di cittadini, associazioni e altre organizzazioni, da apporre in calce alla lettera che verrà inviata a tutti i parlamentari affinchè sottoscrivano il pacchetto dei 7 emendamenti (presentati da 26 deputati)volti a disinnescare il comma “ammazza blog” contenuto nel ddl intercettazioni.
    Manifestazione a Roma
    Oggi 29/09/2011 dalle 15 alle 18 in piazza del Pantheon a Roma si manifesterà contro il ddl intercettazioni che contiene la cosiddetta norma “ammazza blog”.
    La manifestazione è promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”.
    Aderiscono all’iniziativa associazioni, gruppi di attivisti, cittadini, esponenti dei partiti.Tra i promotori della protesta Cgil, Libertà e Giustizia e Articolo 21, che al Pantheon distribuirà una sorta di giuramento di Ippocrate per i giornalisti e per chi si occupa di informazione: “Giuro che se e quando la legge bavaglio sarà approvata mi impegnerò a fare prevalere sempre e comunque il dovere di informare e il diritto di essere informati”. [ndr l'assenza di veri giornalisti ci ha privato dell'informazione sino a oggi]
    Il responsabile delle relazioni esterne della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Renzo Santelli, ha spiegato che l’intenzione è quella di dar vita ad un’iniziativa che “marchi a uomo”, tutti i passaggi parlamentari del ddl sulle intercettazioni.
    Conclusioni:
    I giornali vogliono continuare a essere liberi di fare informazione di parte, senza essere disturbati da diritti o doveri. Noi non li aiuteremo in questa lotta meschina,causa di profonda disinformazione del popolo italiano, nonchè di profonda divisione del popolo stesso… Divide et impera… STOP!


    FONTE

     
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