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    NO LEGGE BAVAGLIO,IERI IL SIT-IN DI PROTESTA AL PANTHEON. (FOTO)

    giovedì 6 ottobre 2011

    No alla Legge Bavaglio!Si all'informazione libera!No all'informazione al Bavaglio!Si alla libertà del web!Questo il "Pantheon pensiero".Una folla arrabbiata,gente decisa,signori,ragazzi,professionisti e non.Ma tutti con un unico pensiero: No alla Legge Bavaglio
    Torna in piazza del Pantheon a Roma la protesta contro la "legge bavaglio sulle intercettazioni", organizzata dal Comitato per la liberta' e il diritto all'informazione, alla cultura e allo spettacolo. Diversi manifestanti hanno la bocca coperta da un bavaglio e cartelli con slogan come: "Blog liberi", "No bavaglio". In piazza anche esponenti delle forze politiche di opposizione, tra cui il leader Idv, Antonio Di Pietro, che ha detto: "L'Italia reale e' stufa di questo uso abnorme delle istituzioni per fare degli interessi personali. Mentre il paese brucia e la rivolta sociale e' alle porte, tutte le persone per bene devono riunirsi in una manifestazione nazionale per dire che questo Parlamento, che e' come Gheddafi nel bunker della Sirte, deve andare a casa. E appelliamoci anche al Capo dello Stato: quando mandare un messaggio alle Camere, se non ora...".
    Franco Siddi, segretario Fnsi, ha sottolineato: "Non e' un problema della stampa, ma un diritto dei cittadini a essere correttamente informati. L'affondo contro il giornalismo e' un affondo contro la liberta' di tutti". Il segretario confederale Cgil, Fulvio Fammoni, ha rilevato: "Mercoledi' prossimo saremo di nuovo qui, quando ci sara' il voto finale su questa legge sbagliata. Quando ci sono problemi personali del presidente del Consiglio il Parlamento viene chiamato a intervenire, anche quando il paese e' nel pieno della crisi Camera e Senato sono intasati da leggi ad personam. La privacy non c'entra, il problema e' non far conoscere la verita' su quanto sta accadendo in Italia ai cittadini. Se la legge verra' approvata andremo di fronte alla Corte costituzionale e alle Corti europee".
    Claudio Giardullo, segretario del Silp, ha portato il sostegno del sindacato delle forze dell'ordine alla protesta ricordando che la nuova legge "renderebbe inutili le intercettazioni a livello investigativo, rendendole difficili se non impossibili. Il vero obiettivo e' spuntare le armi del controllo di legalita' da parte di magistratura e forze di polizia". Per il magistrato Vincenzo Marinelli si tratta di "una legge di regime" varata da un "Parlamento di nominati", tanto da rendere valido lo strumento della "disobbedienza civile" da parte dei giornalisti, "perche' a Costituzione e' sopra anche a questa legge". Beppe Giulietti di Articolo21 ha notato: "Ciascuno porti la sua bandiera, ma soprattutto porti con se' la Costituzione. E' una legge che ci allontana dall'Europa e umilia l'onore nazionale". I promotori dell'iniziativa intendono lavorare nelle prossime settimane a una mobilitazione nazionale contro la legge sulle intercettazioni.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/201110051906-cro-rt10231-intercettazioni_al_pantheon_nuova_protesta_contro_legge_bavaglio

    LEGGE BAVAGLIO,IL PDL ACCELLERA:E' STRETTA SULLE INTERCETTAZIONI.E LA BONGIORNO LASCIA.

    mercoledì 5 ottobre 2011

    Approvato in commissione l'emendamento che impedisce la pubblicazione dell'informazione fino all'udienza filtro.Stretta sulle intercettazioni,apertura per i blog: niente obbligo di rettifica.Intanto la Bongiorno si dimette.
    di Redazione Free Italy
    Proprio oggi,mentre si sta tenendo la manifestazione contro la legge Bavaglio il Pdl effettua il blitz sulla legge Bavaglio(diretta sul Corriere n.d.r.).Niente intercettazioni fino all'udienza filtro.Sarà un caso,ma nell'udienza filtro le intercettazioni "gossippare" vengono scartate e buttate al macero.Scordatevi di ascoltare intercettazioni sulle prostitute del Premier,scordatevi di sapere cosa non dovrebbe fare un premier nella sua giornata abituale.Scordatevi di conoscere i futuri Lavitola..Scordatevi di sentire nuovi "furbetti del quartierino".Scordatevi di sentire l'esultanza becera di chi ringrazia Iddio per un terremoto.Scordatevi la libertà di stampa e scordatevi la libertà del web in Italia.Scordatevi la libertà in generale.Perchè la libertà di stampa,in un paese dove le puttane entrano in Parlamento, è libertà di parola.Non è libertà di gossip è libertà di difendersi.E' libertà di aprire gli occhi e di farli aprire a chi ha votato questi soggetti che oggi vogliono limitare la nostra possibilità di sapere.E meno male che nel Pdl esiste chi ha la faccia di lasciare di fronte a un simile scempio.La Bongiorno lascia.La Bongiorno lascia con coerenza e con ragione.Ha detto l'avvocato:
    «Questa è una legge che preclude la possibilità di dare notizie dilatando a dismisura i tempi di pubblicazione - ha commentato la Bongiorno subito dopo l'annuncio delle sue dimissioni -. Ci sono voluti due anni per arrivare a un accordo condiviso e adesso, allo schioccare di dita del premier, quell'accordo è saltato. La legge così è inaccettabile». «Alfano - ha aggiunto - non esce delegittimato, ma doveva tenere il punto a prescindere dalle richieste di Berlusconi».
    ACCORDO SALVA BLOG
    In Commissione si è trovato l'accordo che "salva" i blog dall'obbligo di rettifica con il conseguente rischio di dover pagare multe salate. È stato approvato all'unanimità con il parere favorevole del governo il testo di Roberto Cassinelli (Pdl) che distingue le testate giornalistiche online dai siti amatoriali. L'obbligo di rettifica entro 48 ore rimane quindi solo per i siti di informazione registrati ai sensi della legge sulla stampa. Niente obbligo per i blog. Il testo Cassinelli è identico anche a una dell'Udc a firma Rao e uno del Pd a firma Zaccaria. La modifica arriverà nell'aula della Camera come testo della Commissione.

    LA MANIFESTAZIONE DEL PANTHEON
    Contro il ddl intercettazioni un presidio organizzato dalla Fnsi è in corso di svolgimento al Pantheon, a Roma, e vi prenderà parte anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro.Più tardi vi racconteremo meglio i dettagli della manifestazione.

    Redazione Free Italy

    LEGGE BAVAGLIO,OGGI MANIFESTAZIONE DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE IL RITIRO DEL DDL INTERCETTAZIONI.

    Giornalisti, Popolo Viola, Valigia Blu e Articolo 21tornano a manifestare a Roma contro la legge Bavaglio. Dopo la protesta del 20 maggio 2010 il tam tam della rete farà convogliare a Roma le persone che chiedono alla Camera di non votare il ddl intercettazioni.
    L’appuntamento per il sit-in davanti a Montecitorio è per oggi pomeriggio dalle 17 alle 19. Alla protesta aderisce anche la Fnsi, la Federazione della stampa, che nel proprio sito ricorda come “ci eravamo presi l’impegno a riconvocarci a piazza del Pantheon quando la legge fosse andata in aula, per riaffermare la volontà di sconfiggere questo disegno scellerato contro il diritto dell’opinione pubblica ad essere correttamente informata e contro la volontà di insabbiare i meccanismi della giustizia. Poi, se costretti dalla protervia del governo, continueremo una mobilitazione nelle tante altre piazze d’Italia, fino ad una manifestazione nazionale. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo’, è stato protagonista delle mobilitazioni degli ultimi due anni sul tema della libertà di informazione attraverso tante iniziative di mobilitazione e lo sarà di nuovo. L’Italia che vuole cambiare, quella dei referendum, dei diritti civili e in difesa della Costituzione, che ha portato milioni di donne nelle piazze ha le idee molto chiare”.

    Davanti alla Camera ci sarà anche un pezzo di Ferrara. Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, parteciperà al presidio insieme a Ilaria Cucchi (sorella di Stefano, morto dopo un pestaggio subito dentro il tribunale di Roma il 22 ottobre 2009), Lucia Uva (sorella di Giuseppe, morto nell’ospedale di Varese dopo una notte passata dentro la caserma dei carabinieri, il 14 giugno 2008), Domenica Ferrulli (figlia di Michele, morto durante un fermo di polizia a Milano il 30 giugno 2011).

    Il motivo della protesta delle quattro “donne coraggio” è nella lettera scritta a otto mani e pubblicata sul blog Aldrovandi: “questa giustizia è solo per i ricchi. Questa giustizia protegge soltanto i diritti dei più forti, di coloro che hanno un potere o che hanno capacità economiche. Questa giustizia calpesta quotidianamente i diritti degli ultimi. Questa giustizia non ha nessun rispetto e considerazione per le vittime dei reati. Nessuno si interessa veramente ai problemi della giustizia e la gente capisce solo quando vi rimane stritolata. Legge bavaglio, processo lungo, processo breve, intercettazioni. Tutti falsi problemi, figli di una tanto imbarazzante quanto grande ipocrisia, dietro la quale di nasconde, e nemmeno bene, la volontà di coloro che abusano del loro potere a danno dei cittadini di farlo in silenzio, di nascosto ed impunemente. Vergogna! I processi e le cause sono ormai insostenibili per qualsiasi famiglia normale”.

    “Si muore in tribunale, si muore per la giustizia, si muore in carcere e in qualunque strada, si muore di carcere – concludono -. E i problemi per i nostri politici sono le intercettazioni dei festini e delle escort. Siamo indignate, addolorate, offese e abbiamo bisogno di tornare a credere in uno Stato, che sembra ignorare noi e le esigenze di tutti i cittadini normali che hanno bisogno della giustizia”.

    http://www.estense.com/?p=170669

    LEGGE BAGLIO:IL PDL APRE,WIKIPEDIA CHIUDE.NON CONVINCONO LE MODIFICHE DELLA LEGGE PROPOSTE DAL PDL E L'UDC RESTA FREDDINA

    Mano tesa della maggioranza: freno fino all’udienza filtro. Ma il Terzo Polo resta freddo. L’enciclopedia online: ”Con le nuove norme noi non esisteremo più”
    ROMA - Non si potrà pubblicare il contenuto delle intercettazioni fino alla cosiddetta ‘udienza-filtro’. Fino al momento, cioè, in cui il magistrato non farà una selezione tra gli ‘ascolti’ rilevanti per il processo e quelli che non lo sono. E il divieto varrà anche per quelle intercettazioni che verranno trascritte in atti emessi prima di tale udienza come, ad esempio, le ordinanze di custodia cautelare.E’ questo il ‘punto di caduta’, o meglio, il tentativo di mediazione che offre il Pdl al Terzo Polo nella speranza di riuscire ad allargare il consenso sul provvedimento, come spiega il capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia della Camera, Enrico Costa, “oltre il confine della maggioranza”.Ma centristi e finiani restano freddi di fronte alla ‘mano tesa’ dei berlusconiani.Il presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Bongiorno, che ha lavorato per circa due anni alla stesura del ddl insieme al legale del premier Niccolò Ghedini, dice ‘no’ a un ulteriore stravolgimento del testo e minaccia di fare “un passo indietro” come relatore. “Non me la sento di essere relatore di un testo diverso”, dice in una conferenza stampa del Terzo Polo convocata per rispondere alla proposta del Pdl. Aggiungere dei “pezzi del ddl Mastella” alla versione licenziata dalla Commissione Giustizia e ora all’esame dell’Aula, sarebbe un “vero obbrobrio”.

    In più, aggiunge il centrista Roberto Rao, ci sono altre parti della riforma che andrebbero riviste: “la norma ormai nota come ‘ammazza-blog’ e quella secondo la quale debba essere un collegio di tre magistrati ad autorizzare o a prorogare gli ‘ascolti’. E’ questo un lusso - aggiunge Rao - che il sistema giudiziario non può permettersi anche perché con il sistema delle incompatibilità si porterebbero i piccoli e i medi tribunali alla paralisi.

    Il Terzo Polo, insomma, dice ‘no’ al tentativo di mediazione del Pdl e rilancia su due questioni ‘spinose’, una delle quali, quella del tribunale collegiale, venne proposta all’epoca proprio da Giulia Bongiorno, come ulteriore ‘sforzo’ nella trattativa con Ghedini.

    L’Udc, però, non se la sente di sbattere la porta in faccia ai berlusconiani che comunque “qualche passo indietro hanno fatto” e così Rao avverte che ritirerà le questioni pregiudiziali presentate contro il ddl intercettazioni e che si asterrà su quelle presentate dal resto delle opposizioni. Questa decisione viene considerata come “gesto significativo” dal capogruppo del Pdl in Commissione, Enrico Costa, autore dell’‘emendamento-compromesso’. “Non ci aspettavamo subito un sì alla nostra proposta di mediazione - sottolinea Costa - ma la decisione di ritirare le pregiudiziali la guardiamo assolutamente con favore. Il nostro emendamento - prosegue - spero diventi concretamente una base di lavoro comune”.

    Se l’Udc dice no pur senza usare i toni dello scontro, il Pd alza le barricate. “Faremo un’opposizione dura”, assicura il segretario Pier Luigi Bersani. “Metteremo in atto tutte le azioni di contrasto parlamentari”, promette il capogruppo Dario Franceschini. L’emendamento del Pdl di oggi, rincarano la dose Andrea Orlando e Donatella Ferranti, “è un grave passo indietro” visto che le intercettazioni contenute in atti come ordinanze di custodia cautelare o decreti di perquisizione, “hanno già superato il vaglio di rilevanza e pertinenza del gip”.

    L’enciclopedia libera si autosospende per protesta

    Wikipedia si autosospende per protesta contro il ddl intercettazioni. Il sito di enciclopedia libera in qualunque pagina si apre con il comunicato in cui spiega le ragioni del dissenso: ‘’Con le norme del ddl intercettazioni non esisteremo più. Sarebbe un’inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza”. E’ solo la versione italiana di Wikipedia quella non consultabile.

    Nel comunicato ai lettori si spiega che “negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto - neutralità, libertà e verificabilità dei contenuti - rischiano di essere compromessi dal comma 29 del ddl intercettazioni.

    Tale proposta di riforma prevede anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

    Purtroppo, la valutazione della lesività di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto. Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti”

    http://www.voce.com.ve/vernazionali.php?id=3222

    MERKEL CULONA,L'IRA DEL DER SPIEGEL

    domenica 2 ottobre 2011

    Secondo Silvio Berlusconi, Angela Merkel è una ‘culona inchiavabile’. Ieri (il 16 settembre n.d.r.) vari media hanno diffuso la notizia che al premier italiano sarebbe scappata una delle sue solite battute, formulando in termini poco decorosi la sua opinione sul sedere della Cancelliera Angela Merkel. Alcuni giornali hanno tradotto la frase letteralmente, altri l’hanno censurata con cancelletti e asterischi, altri ancora hanno scritto che la frase era troppo volgare da ripetere.Per quanto la frase possa sembrare tipica di Berlusconi – si potrebbe scrivere un libro sulle sue cattive maniere – niente conferma che l’abbia realmente detta. Se bisogna credere alle voci che circolavano ieri, l’arrogante battuta incriminata è stata estrapolata dalle intercettazioni telefoniche tra Berlusconi e un suo amico giornalista, ma non figura nero su bianco da nessuna parte. Ciononostante, la peculiare descrizione del deretano della Merkel ha comunque fatto il giro del mondo.

    Tutto avrebbe avuto inizio la scorsa settimana, con un foglietto che circolava nei corridoi del Parlamento. Sul foglietto, un giornalista de La Stampa avrebbe scritto che l’unica cosa che mancava per far esplodere il Paese era una battuta di Berlusconi sul sedere della Merkel.

    Secondo un commentatore de Il Fatto Quotidiano, non fa nessuna differenza se la storia è vera o no, perché il danno è già stato fatto. I tedeschi si chiedono apertamente se è vero che Berlusconi abbia insultato la loro Cancelliera, e questo succede proprio nel momento in cui i leader europei devono unire gli sforzi per affrontare la crisi.

    DER SPIEGEL
    TRADUZIONE ITALIA DALL'ESTERO

    LEGGE BAVAGLIO,LA PROTESTA DEL PANTHEON.IL GOVERNO CI ASCOLTERA'?

    sabato 1 ottobre 2011

    Giornata di protesta ieri in difesa della libertà d’informazione. Il centro delle manifestazioni è stato a Roma, presso il Pantheon. L’obiettivo è di impedire l’approvazione da parte del Governo del nuovo progetto di ddl sulle intercettazioni, giudicato da FNSI e Ordine dei Giornalisti come un grave attacco alla libertà di stampa.
    A sostegno delle proteste contro il disegno di legge scende in campo anche uno dei maggiori sindacati italiani, la CGIL, che fa sapere di essere pronta a procedere con manifestazioni e iniziative anche nelle prossime settimane. Nelle dichiarazioni di uno dei suoi responsabili, Fulvio Fammoni, l’intenzione a non far calare l’attenzione sul provvedimento:
    «Marcheremo a uomo i passaggi parlamentari del disegno di legge sulle intercettazioni. Perché invece di parlare di lavoro e sviluppo, la maggioranza intasa il Parlamento con provvedimenti utili solo a salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi».

    Questo l’intervento di Fulvio Fammoni, che prosegue sottolineando come la motivazione, addotta dal governo, di tutelare la privacy sia totalmente infondata:
    «Questo provvedimento non ha niente a che fare con la privacy. Basta far caso a una cosa: viene riattivato solo quando emergono problemi di carattere giudiziario relativi al presidente del Consiglio. È solo un pezzo di un’iniziativa più generale che mette insieme le censure, i tagli e il depotenziamento del servizio pubblico, gli interventi sui giornalisti. [...] Discutiamo di privacy per quanto riguarda i cittadini, ma facciamo delle differenze per chi ricopre un incarico pubblico”. Perché al di là del privato del premier, ci interessa sapere che il presidente del Consiglio invita un possibile indagato a restare fuori dal Paese per non subire un processo. Ci interessano le risate della cricca pochi minuti dopo il terremoto de L’Aquila».
    Il ddl prevede poi, come sottolinea l’esponente CGIL, il divieto di ricorrere a registrazioni fraudolente. Come spiega lo stesso Fulvio Fammoni con un esempio pratico:
    “Pensiamo a chi viene taglieggiato e registra le minacce che subisce. Se passa questo testo cosa farà, chiederà il permesso a chi lo ricatta per utilizzare la registrazione? Siamo alle comiche…”
    FONTE

    Legge Bavaglio alla Camera nonostante le proteste

    Non sono bastate le proteste organizzate dal Popolo Viola, né il secco diniego del Presidente della Repubblica. Silvio Berlusconi vuole al più presto una legge contro le intercettazioni, e dai vertici del Pdl giunge la conferma che il ddl andrà in votazione alla Camera già dalla prossima settimana.
    L’intento dichiarato è quello espresso da Antonio Leone, esponente di spicco del Pdl:
    «Il problema è mettere ordine nell’autentica barbarie a cui certe procure hanno dato vita, permettendo la diffusione di intercettazioni rivolte solo a screditare Berlusconi e a diffondere notizie sulla vita privata delle persone».
    Di fatto il Governo vorrebbe fermare con urgenza la diffusione delle imbarazzanti intercettazioni effettuate sui telefoni di Silvio Berlusconi, Gianpaolo Tarantini, Sabina Began e molti altri. Le conversazioni emerse, al di là dei possibili reati profilabili, stanno infatti causando una grave perdita di credibilità per il Presidente del Consiglio, di cui emerge il ritratto ben poco istituzionale di un uomo più impegnato a gestire le proprie feste private, che a occuparsi degli affari di Stato.
    Confermata l’intenzione di approvare il ddl che vieti le intercettazioni, si stanno già intensificando le proteste contro quella che viene definita “Legge Bavaglio“, e ieri sono scese in piazza molte associazioni a tutela della libertà di stampa, come Articolo 21, Rete Viola e Libertiamo.
    Non è chiaro poi come reagirà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla decisione di Berlusconi di far votare un provvedimento che aveva già ricevuto un suo diniego e che, considerato anche il momento di crisi, non sembra in alcun modo rappresentare un’urgenza per il Paese.

    Fonte

    Ddl intercettazioni: il “partito degli onesti” vuole libertà di delinquere

    giovedì 29 settembre 2011

    Da oggi siamo tutti più liberi!
    Con questo aforisma, l'Avanti (quello vero, non quello di Lavitola) annunziava al popolo italiano l'apertura della stagione politica del Centrosinistra.
    Da allora sono passati quasi 50 anni e sono cambiate tante cose. La bandiera della libertà, attraverso la realizzazione delle promesse contenute nella Costituzione repubblicana, è stata gettata nel fango e calpestata assieme ai valori della Costituzione, ripudiati dal ceto politico di governo.

    Però dal fango è stata tirata fuori un'altra bandiera che richiama la libertà. Addirittura è nato un partito-popolo che fa della libertà la sua ragione sociale. Un partito dell'amore (per Silvio) che si autoproclama “partito degli onesti”. In questi giorni il partito degli onesti sta per conquistare un grande traguardo: attraverso la legge sulle intercettazioni, che sta per essere varata dalla Camera, finalmente verrà dato un colpo mortale a quell'odiosa attività investigativa che colpisce così duramente la corporazione degli onesti, mettendone a repentaglio la libertà.
    Appena questo progetto sarà trasformato in legge, l'Avanti (quello di Lavitola) potrà di nuovo titolare con grande enfasi: “da oggi siamo tutti più liberi!”.

    Certamente non saranno più liberi di informare i giornalisti, ai quali viene proibito di rivelare le notizie non più coperte dal segreto istruttorio fino al termine dell'udienza preliminare, né saranno più liberi di essere informati i cittadini italiani che dovrebbero essere gli utilizzatori finali del bene pubblico dell'informazione.
    Però si tratterebbe di un piccolo sacrificio che non può fare ombra ai grandissimi progressi che verranno fatti in tema di libertà.

    La cronache giudiziarie di questi giorni ci fanno vedere le immagini registrate dalla Guardia di Finanza dello scambio di bustarelle fra amministratori pubblici corrotti ed imprenditori affamati di appalti. Per molti mesi abbiamo assistito alle contorte vicende di un caporalmaggiore che adesso si trova in galera con l'accusa di aver ucciso la sua giovane moglie, inchiodato dai tabulati e dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali. In passato abbiamo assistiti sgomenti alle videoregistrazioni di maestre che picchiavano i bambini negli asili nido.

    Tutte le vittime della repressione giudiziaria, che hanno perso la libertà per fatti di corruzione, di spaccio di stupefacenti o di mafia, sono state “incastrate” dalla polizia che, istigata dai P.M., li ha assoggettati ad un pedinamento elettronico attraverso l'acquisizione dei tabulati, li ha filmati con telecamere nascoste e li ha spiati, mettendo microspie nelle loro auto o negli uffici dove svolgevano il loro onesto lavoro, ed ascoltando le loro conversazioni private.

    Da domani tutto questo non sarà più possibile. Giustamente la legge sulle intercettazioni non si occupa solo di intercettazioni, ma anche di tabulati e di videoriprese, strumenti di cui, fino ad oggi, la polizia poteva disporre liberamente, sulla base di una semplice autorizzazione del P.M., e che, da domani, saranno espunti dalla cassetta degli attrezzi degli inquirenti, essendone diventato quasi impossibile l'uso. E si tratta di strumenti che hanno una valore formidabile per il successo delle investigazioni; basti pensare che senza di essi non sarebbe stato possibile individuare gli autori dell'omicidio D'Antona e quelli del sequestro di Abu Omar.

    Appena entrerà in vigore la legge sulle intercettazioni, sarà neutralizzata la diabolica capacità investigativa della polizia giudiziaria italiana, che tante sofferenze ha provocato agli onesti padri di famiglia dediti alle estorsioni, al traffico della droga ed al commercio delle funzioni pubbliche.
    Finalmente il partito degli onesti potrà rialzare la testa e rivendicare la libertà riconquistata.
    Certamente la libertà ha dei costi. Qualche omicidio resterà impunito e qualcuno sparirà, ma, come ci avverte Lucio Dalla: “saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età”.



    http://temi.repubblica.it/micromega-online/ddl-intercettazioni-il-partito-degli-onesti-vuole-liberta-di-delinquere/

    Intercettazioni, il premier vuole il bavaglino:stop alla pubblicazione sui giornali fino alla sentenza d'appello

    Intercettazioni, il premier vuole il blackout 
    Il Pdl torna al testo Mastella: bavaglio fino all'appello. Giovedì protesta in piazza. Votazioni in aula tra una settimana Palamara (Anm): non è vero che c'è uno stato di polizia
    ROMA - È l'ultima novità. L'ennesimo diktat di Berlusconi. Il ritorno alla legge Mastella sulle intercettazioni. Se dovesse passare, sui giornali non usciranno più, addirittura fino alla sentenza d'appello, gli atti integrali contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. "Siamo in uno stato di polizia" dice lui. Il presidente dell'Anm Palamara gli ribatte che "non è vero". Ma il premier agisce di conseguenza. Tenta un compromesso, pm sempre liberi di mettere microspie per i reati oltre i cinque anni di pena, ma ascolti blindati.

    Niente telefonate pubblicate, neppure il loro contenuto, né verbali d'interrogatorio (quelli solo raccontanti per riassunto), né relazioni e accertamenti della polizia. Black out. Con una legge così, per limitarci alle cronache giudiziarie di questa fine estate, non avremmo letto una riga delle intercettazioni tra Tarantini e Lavitola, né quelle tra Lavitola e Berlusconi, tutte nell'indagine di Napoli, né quelle del 2008 tra Tarantini e il premier contenute nell'ordinanza che chiude a Bari l'indagine sulle escort. Niente "Italia paese di merda" (detto da Silvio), niente "la patonza deve girare" (ancora Silvio), niente "resta dove sei" (sempre Silvio a Lavitola).

    Il Cavaliere, su input del suo avvocato Ghedini, l'aveva già proposto all'inizio di luglio. Adesso ci riprova. Vuole tornare al testo della legge Mastella sul bavaglio alla stampa. Proprio quella votata all'unanimità, solo sette astenuti, il 17 aprile 2007. Un colpo di teatro. Che il Cavaliere ripropone come soluzione in queste ore e motiva così: "Voglio proprio vedere se quelli della sinistra smentiscono se stessi e ora mi dicono di no. Se lo fanno vorrà dire che vogliono vedere pubblicate le mie intercettazioni sui giornali e vogliono fare con quelle la lotta politica". L'intenzione sarà ufficializzata mercoledì quando, a Montecitorio, è previsto un vertice del Pdl per decidere come andare in aula la prossima settimana. "Pochissime modifiche e avanti in fretta" dicono i bene informati.

    L'ostacolo non è certo la norma sui blog - obbligo di rettifica entro 48 ore, fino a 12mila euro di multa - che, giurano sempre le stesse fonti, "si può ben addolcire". Il punto fondamentale è bloccare l'uscita delle telefonate registrate. La norma Mastella fa proprio al caso di Berlusconi. Visto che è ben più severa di quella che sta alla Camera, il famoso ddl Alfano, frutto del compromesso di un anno fa tra Berlusconi, Fini e la Bongiorno. Lì si dà grande spazio all'udienza-filtro, quella in cui magistrati e avvocati decidono quali intercettazioni rilevanti devono finire nel fascicolo del processo e, di conseguenza, possono essere pubblicate. Nella Mastella invece il meccanismo è rigido ed esclude qualsiasi margine per pubblicare le carte giudiziarie. Il premier e i suoi avvocati temono che l'udienza-filtro si risolva in una trappola, in cui si verifica comunque una discovery degli ascolti che possono poi trapelare sulla stampa.

    Mentre la piazza già si mobilità, giovedì 29 la prima protesta contro la legge bavaglio, alla Camera il Pdl può contare su un'altra settimana. Troppo affollato il calendario di questa, si rinvia alla prossima. In cui si passerà subito agli emendamenti, visto che la discussione generale s'è fatta un anno fa. Lo scontro è assicurato. Sul bavaglio e sulle sanzioni, ma anche su una legge che per i magistrati limita e danneggia le indagini. Il Pdl è pronto allo scambio. Se il Pd vota la stretta alle pubblicazioni della Mastella, non ci sarà il carcere per i giornalisti, ma solo multe da 10 a 100mila euro. Salvi gli editori. Sarà scontro perché il Pd, a luglio, ha già detto che la Mastella non è la base di un possibile compromesso. Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia, parla di "una norma equilibrata che garantirebbe al contempo lo strumento d'indagine, ma utilizzato senza abusi né forzature, e impedirebbe le divulgazioni indebite delle trascrizioni delle telefonate". Per dirla con il suo slogan "le intercettazioni devono servire nel processo e non sui giornali per alimentare il gossip". Opinione Pdl, ovviamente.

    Questo è il "bersaglio grosso". Sull'ammazza-blog, criticata dal ministro Giorgia Meloni ("Errore da modificare"), c'è già la promessa di un emendamento del Pdl Roberto Cassinelli. Anche qui un compromesso: sanzioni ridotte, la chiosa per la rettifica "quando tecnicamente possibile", da 48 ore a dieci giorni di tempo per farla. L'opposizione - Di Pietro, Rao dell'Udc, i Pd Ferranti, Vita, Gentiloni, Serracchiani, Giulietti di Articolo 21 - preannuncia barricate ("Chi ammazza i blog ammazza la libertà"). Lo scontro in aula dalla prossima settimana.

    http://www.repubblica.it/politica/2011/09/27/news/intercettazioni_il_premier_vuole_il_blackout-22287887/

    Il governo frena sulla norma “ammazza-blog”. Sarà vero?Scopriamolo!


    Morto un bavaglio se ne fa un altro. Sono passati due anni da quando è partito per la rete l’incessante “spam bufala” avallato, spinto, riproposto, se non commissionato dai giornali, relativo al DL n. 733 “pacchetti sicurezza” ed è già tempo di una nuova battaglia, ma questa volta una legge verrà approvata, non si sa esattamente quando e non si sa ancora in quali termini.
    La disinformazione sulla rete è allo stesso livello di quella di TV e giornali, soprattutto se si parla di testate giornalistiche informatiche. Qualcuno pensa ingenuamente che il solo fatto che un quotidiano diventi totalmente “online” significhi automaticamente che questo venga epurato da faziosità, partitismi e finanziamenti politici.
    I “professionisti” dell’informazione contano sul fatto che solo rarissimi lettori vanno a verificare quanto da loro propinato.
    Ciò che contraddistingue la rete da TV e giornali è un fattore fondamentale: la rete offre un’informazione “attiva” e non passiva; questo comporta però uno sforzo in più che i cittadini devono fare per poter essere informati, per auto informarsi, per essere detective di se stessi. Peccato che questo sforzo, questo spartiacque tra passato e futuro dell’informazione, siano disposti a farlo ancora in pochi, così che anche in rete si cade nell’informazione passiva, predigerita, strumentale, a pagamento e di parte.
    Diciamo questo perchè abbiamo una strana sensazione avendo letto integralmente e attentamente l’intera proposta di legge sulle “intercettazioni” di cui ve ne proponiamo le 16 pagine in versione integrale in PDF qui: DDL Intercettazioni
    Di seguito l’estratto “grezzo”, ancora da definire, della parte relativa ai blogs e ai siti internet (ma non accontentatevi, leggete sempre, informatevi più a fondo, è faticoso quanto soddisfacente)
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    29. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
    «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»;
    b) al quarto comma, dopo le parole:
    «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;
    c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
    «Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata.»;
    d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti:«in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma»;
    e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
    «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».
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    Noi bloggers attivamente impegnati preferiamo una dovuta rettifica e rispettare il diritto di replica piuttosto che incorrere a minacce di denunce per diffamazione o a richieste di risarcimento per danni morali (come è già accaduto, pur non avedo mai ricevuto condanne perchè la verità scomoda e ben documentata è meglio non portarla davanti a un giudice!) e in uno stato di diritto è lecito che ciò accada, ma questa è un’altra storia. A detta dei nostri legali, dare la possibilità di commentare, indicando nello specifico cosa si vuole rettificare e a cosa si vuole replicare, significa già adempiere ai doveri di questa nuova norma per quel che riguarda i blogs amatoriali o personali. La differenza con quanto è oggi in essere si può sintetizzare nel fatto che d’ora in poi non si potranno bannare intenzionalmente commenti di rettifica e replica e si dovrà mettere a disposizione la possibilità che questo si posa adempiere.
    Questa è la carta dei doveri del giornalista (non del blogger): Carta dei doveri del giornalista
    Dalla notte dei tempi della Repubblica è valido il diritto di Replica e Rettifica:
    Rettifica e replica
    Riprendendo la legge professionale, la Carta rende centrale il diritto di rettifica, definendolo un “diritto inviolabile” del cittadino in caso di notizie errate, inesatte o ingiustamente lesive della personalità altrui. Il diritto di rettifica è esteso oltre i confini definiti dalla legge 69 del 1963: quando il giornalista scopre che le notizie pubblicate sono errate o inesatte la rettifica è un suo obbligo anche in assenza di una richiesta dell’interessato.
    Ma la Carta introduce anche il diritto di replica: in presenza di accuse che possono danneggiare reputazione o dignità del protagonista, questi ha diritto alla pari opportunità di replica. Quando questo è impossibile il giornalista è tenuto a informarne i lettori. La Carta, inoltre, vieta la pubblicazione di notizie su un avviso di garanzia prima che l’interessato ne sia stato informato.
    Chi ha paura di una richiesta di rettifica o del diritto di replica vuol dire che ciò che ha scritto è falso e la falsità non appartiene alla filosofia della libera informazione… della nuova informazione.
    Strana sensazione dicevamo. E’ solo un’impressione per ora, ma sospettiamo che i giornali, non i blogs, sia su carta che online, stiano strumentalizzando, come di abitudine, il popolo del web, trascinandolo in piazza per poter difendere loro particolari interessi. Noi non crediamo nei giornali, semplicemente perchè abbiamo da tempo preso atto che non eistono più giornalisti e non potranno esistere se non con un buon ricambio generazionale. Oramai fare giornalismo e fare politica sono due facce dalla stessa medaglia.
    Noi crediamo nella disciplina dell’auto informazione, della ricerca delle fonti e della loro verifica, noi crediamo in un’informazione veramente libera. Noi siamo i bloggers.
    Governo, istituzioni, movimenti politicizzati, sindacati, TV, giornali cartacei e online GIU’ LE MANI DAI BLOGS !!
    Il “DDL intercettazioni” va a colpire soprattutto le testate giornalistiche, strumenti della politica al servizio dei partiti. Noi sappiamo leggere perchè vogliamo leggere. Non scenderemo in piazza per difendere giornali alla stregua di come non scenderemo mai in piazza per difendere partiti o politici.
    “…perchè non è vero che non c’è la libertà di stampa… la libertà di stampa c’è ancora, ma sono scomparsi i giornalisti…”





    Per quel che riguarda il punto 29 contenuto nel DDL in oggetto, la contestata stretta sui bloggers, questo potrebbe anche ammorbidirsi. Oggetto questo, a quanto si e’ appreso, di disamina anche nella riunione dei tecnici di governo, che si e’ tenuta stamattina.
    Il giro di vite in questione e’ infatti ammorbidito dai due emendamenti di Roberto Cassinelli che lascia l’obbligo di rettifica, ma ne modula i tempi distinguendo fra blog privati e professionali, come quelli delle testate giornalistiche, e abbassa le sanzioni per i privati.
    “E’ giusto mantenere il dovere di rettifica – spiega lo stesso deputato – ma non si possono equiparare i blog professionali e quelli del privato cittadino ed e’ un’illusione quella di applicare alla Rete le stesse regole” che valgono per altri mezzi.
    La proposta prevede l’obbligo di rettifica entro 48 dalla richiesta solo per le testate professionali e sposta a dieci giorni il termine per i blog amatoriali. E questo, a decorrere dal momento in cui il blogger ha la conoscibilita’ della richiesta. In ogni caso, non possono essere oggetto di richiesta di rettifica i contenuti destinati ad un gruppo chiuso ne’ i commenti ad altri contenuti principali, in modo da rendere impermeabili all’obbligo di rettifica i profili privati sui social network. La sanzione (da 7500 a 12500 euro) e’ ridotta per i siti amatoriali da 250 a 2.500 euro. Una ulteriore riduzione (da 100 a 500 euro) e’ applicata a chi indica un valido indirizzo di posta elettronica al quale fare pervenire le richieste di rettifica.
    No bavagli, difesa della privacy
    La maggioranza e’ intenzionata a portare avanti il testo sulle intercettazioni licenziato dalla commissione Giustizia della Camera, ha reso noto Cicchitto.
    “Stiamo lavorando sul testo uscito dalla commissione Giustizia – ha spiegato il presidente dei deputati del Pdl – ci sono approfondimenti in corso e chiariremo i termini della questione”. Le misure, ha assicurato, “non sono rivolte a mettere bavagli, ma a difendere la privacy profondamente lesionata dalle iniziative dissennate che vediamo in questi giorni”.
    Sette emendamenti
    “Agorà Digitale” ha iniziato oggi a raccogliere adesioni di cittadini, associazioni e altre organizzazioni, da apporre in calce alla lettera che verrà inviata a tutti i parlamentari affinchè sottoscrivano il pacchetto dei 7 emendamenti (presentati da 26 deputati)volti a disinnescare il comma “ammazza blog” contenuto nel ddl intercettazioni.
    Manifestazione a Roma
    Oggi 29/09/2011 dalle 15 alle 18 in piazza del Pantheon a Roma si manifesterà contro il ddl intercettazioni che contiene la cosiddetta norma “ammazza blog”.
    La manifestazione è promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”.
    Aderiscono all’iniziativa associazioni, gruppi di attivisti, cittadini, esponenti dei partiti.Tra i promotori della protesta Cgil, Libertà e Giustizia e Articolo 21, che al Pantheon distribuirà una sorta di giuramento di Ippocrate per i giornalisti e per chi si occupa di informazione: “Giuro che se e quando la legge bavaglio sarà approvata mi impegnerò a fare prevalere sempre e comunque il dovere di informare e il diritto di essere informati”. [ndr l'assenza di veri giornalisti ci ha privato dell'informazione sino a oggi]
    Il responsabile delle relazioni esterne della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Renzo Santelli, ha spiegato che l’intenzione è quella di dar vita ad un’iniziativa che “marchi a uomo”, tutti i passaggi parlamentari del ddl sulle intercettazioni.
    Conclusioni:
    I giornali vogliono continuare a essere liberi di fare informazione di parte, senza essere disturbati da diritti o doveri. Noi non li aiuteremo in questa lotta meschina,causa di profonda disinformazione del popolo italiano, nonchè di profonda divisione del popolo stesso… Divide et impera… STOP!


    FONTE

     
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