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    Da Papa a Tedesco, è la Lega a condurre il gioco.E non solo B. esce sconfitto.La leadership di Bossi è in forte dubbio..

    giovedì 21 luglio 2011


    Il deputato del Pdl,  Alfonso Papa, durante la seduta della Camera (Scudieri)
    Il deputato del Pdl, Alfonso Papa, durante la seduta della Camera (Scudieri)
    ROMA - La maggioranza dei deputati ha detto sì all'arresto dell'onorevole del Pdl, Alfonso Papa. Su 612 presenti hanno votato a favore 319 deputati. I voti contrari sono stati invece 293. Non si è dunque realizzato il «salvataggio» che secondo molti sarebbe stato attuato grazie all'adozione del voto a scrutinio segreto, richiesto dal gruppo del Pdl e da quello di Popolo e Territorio (gli ex Responsabili). E nella serata di mercoledì Papa tramite i suoi legali ha preso contatti con la Guardia di finanza per concordare le procedure per costituirsi: un'auto delle Fiamme gialle lo ha poi accompagnato da Roma a Napoli dove il gip ha disposto la sua reclusione presso la casa circondariale di Poggioreale.
    LA LINEA DELLA LEGA - Determinante la scelta della Lega: dopo il tira-e-molla dei giorni scorsi, con posizioni diversificate e a volte contrastanti annunciate di volta in volta dallo stesso Umberto Bossi, il Carroccio si è espresso formalmente per il sì all'arresto, lasciando comunque libertà di coscienza ai propri parlamentari. Già la giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, nei giorni scorsi, aveva espresso parere favorevole al provvedimento restrittivo chiesto dalla Procura di Napoli nei confronti del parlamentare pidiellino, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4. In aula, al momento della votazione, era presente anche Silvio Berlusconi che poco prima, in un vertice a Palazzo Grazioli con il segretario del partito Angelino Alfano e i coordinatori regionali del Pdl aveva parlato della necessità di fermare «il rischio di una escalation di arresti» perché «perchè di questo passo si rischia di minare i numeri della maggioranza e di tornare al clima del '92». E al termine della seduta ha battuto il pugno sul tavolo e ha commentato laconico: «E' una vergogna».
    TEDESCO «SALVATO» - La votazione è stata preceduta da una giornata di lavori parlamentari particolarmente tesa, culminata nel doppio voto pomeridiano sulle autorizzazioni all'arresto. Oltre al caso Papa era infatti in discussione al Senato anche una richiesta analoga per Alberto Tedesco, senatore del Pd passato al gruppo Misto, indagato dalla Procura di Bari per la sanità pugliese. Ma in questo caso l'Aula si è espressa per il no, nonostante lo stesso esponente democratico poco prima dell'inizio della seduta avesse chiesto ai colleghi di Palazzo Madama di votare sì al suo arresto. Anche al Senato il voto è avvenuto a scrutinio segreto: i no sono stati 151, a fronte di 127 sì e 11 astenuti. E' però giallo sulla paternità dei voti: il Pd dice di essersi espresso per il sì e che sono stati in realtà molti senatori leghisti, con il voto segreto, a graziare tedesco per poi scaricare l'accusa di incoerenza sul centrosinistra. Accusa quest'ultima respinta al mittente dal Carroccio. Toscano, dopo il voto, ha annunciato che non rassegnerà le proprie dimissioni, come paventato da più parti: «Lasciando il mio incarico - ha puntualizzato - avrei dato ragione alle tesi dei pm che dicono che la mia posizione è potenzialmente criminogena». Ha tuttavia chiesto un «processo rapido» e annunciato la propria intenzione di rinunciare alla prescrizione affinché l'iter di giudizio non si interrompa.
    LE TENSIONI - In mattinata c'erano state diverse scaramucce tra maggioranza e opposizione e il Pd, con Dario Franceschini, aveva in particolare parlato di un possibile scambio tra Pdl e Lega. La maggioranza era infatti arrivata a votare contro la posizione espressa dallo stesso esecutivo su alcune mozioni relative all'emergenza rifiuti, con evidente disappunto del ministro Stefania Prestigiacomo, andando dunque incontro alle posizioni del Carroccio, fortemente critico rispetto ad ulteriori aiuti esterni per la risoluzione dell'emergenza smaltimento a Napoli. Secondo il leader del centrosinistra, il Pdl avrebbe fatto dietrofront sui rifiuti per garantirsi la benevolenza del Carroccio nel voto del pomeriggio. In Aula, però, la Lega ha ribadito la propria posizione: indicazione formale per il sì, ma lasciando libertà di coscienza ai deputati. E il voto finale ha confermato che molti leghisti hanno dato l'ok all'arresto del deputato pidiellino.

    La Camera vota ‘sì’ all’arresto di Papa (Pdl).Tedesco (ex Pd) salvato dal Senato

    mercoledì 20 luglio 2011

    Alfonso Papa in carcere per volere della Camera. Alberto Tedesco salvato dal Senato. E’ questo l’esito delle votazioni di oggi nei due rami del Parlamento. Per l’arresto del deputato del Pdl, coinvolto nell’inchiesta sulla P4, alla Camera hanno vinto i ‘sì’ per 319 a 293. Mentre per l’ex senatore del Pd (oggi nel gruppo misto), indagato nell’ambito di una delle inchieste sulla gestione della sanità in Puglia, a Palazzo Madama hanno vinto i ‘no’ per 151 a 127. In entrambi i casi si è votato a scrutinio segreto, nonostante le opposizioni avessero chiesto un voto palese.

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    21.04 – Gip ha disposto per Papa la reclusione nel carcere di Napoli

    Il gip, ricevuta la comunicazione della Camera di Deputati di autorizzazione all’arresto, ha disposto – secondo quanto apprende l’agenzia Ansa – che l’onorevole Alfonso Papa sia catturato e condotto presso la casa circondariale di Napoli. Se, pertanto, il parlamentare si costituirà in un’altra casa di reclusione, dovrà essere trasferito nel capoluogo campano.

    20.35 – L’avvocato di Papa: “Il deputato sta andando a costituirsi in carcere”

    Il deputato Pdl Alfonso Papa sta raggiungendo il carcere, dopo il via libera dell’Aula di Montecitorio all’arresto per l’ex magistrato. Lo spiega, rispondendo al suo telefonino, il legale dell’ex toga di Napoli Giuseppe D’Alise. “Non possiamo dire in quale struttura detentiva sia diretto – precisa – ma è andato a costituirsi. E’ un ex magistrato, certo non si poteva pensare che avrebbe fatto il latitante”. “Speriamo di convincere il giudice della sua innocenza – conclude – e che almeno la prigione gli venga evitata”.

    FONTE



    Senato, il voto sull’arresto di Tedesco sarà contemporaneo a quello su Papa



    Senato, il voto sull’arresto di Tedesco sarà contemporaneo a quello su Papa
    Era scomparso dalle cronache per alcune settimane il nome di Alberto Tedesco. Il senatore del Pd attende da febbraio che il Senato si pronunci sulla richiesta di arresto della procura di Bari che con il tempo il Riesame ha trasformato in domiciliari. Ma è la coincidenza che ha fatto gridare allo scandalo, perché palazzo Madama sarà chiamato a decidere dell’ex assessore alla sanità della prima giunta Vendola, indagato per corruzione, concussione e turbativa d’asta, proprio mentre la Camera voterà sulle sorti di Alfonso Papa. Un voto in contemporanea inedito e ricco di interpretazioni su possibili scambi in corsa: la salvezza dell’uno in cambio della salvezza dell’altro.
    Il Pd si dice “compatto” nel dire si’ all’autorizzazione all’arresto dell’uno e dell’altro per fugare ogni dubbio di accordi sottobanco. “Noi ci opporremo sia qui alla Camera che al Senato – ha spiegato il segretario Bersani – al voto segreto, e siamo favorevoli a che sia concessa l’autorizzazione all’arresto” tanto per Papa quanto per Tedesco. “Noi terremo ferma questa posizione su cui il Pd è compatto – ha concluso Bersani – i problemi sono dall’altra parte come capisce chi mette l’orecchio a terra”.
    Sulla stessa linea anche la capogruppo al Senato dei Democratici, Anna Finocchiaro: “Il gruppo del Senato questa mattina nella Conferenza dei capigruppo ha chiesto che il Senato si pronunciasse sulla richiesta di arresto per il senatore Tedesco in contemporanea con il voto della Camera sulla richiesta di arresto per l’on. Papa. Ci sembra il modo più trasparente per affrontare un passaggio delicato e per evitare qualsiasi strumentalizzazione. Domani proporrò al mio gruppo di dire sì, nell’aula di Palazzo Madama, all’autorizzazione a procedere agli arresti domiciliari del senatore Alberto Tedesco. E’ ovvio che ci opporremo a qualsiasi richiesta di voto segreto perché tutto avvenga pubblicamente e venga fugato ogni dubbio su possibili ‘inciuci’”.
    Già, gli inciuci. Perché se certamente non sarà l’opposizione a chiedere il voto segreto, non è detto che i “franchi tiratori” non riescano a fare fallire l’impegno di trasparenza speso pubblicamente dai vertici del partito. E così, sia alla Camera che al Senato il voto finale potrebbe essere un doppio no. Una situazione irritante per il Pd, già irritato – dicono le agenzie – dall’anticipazione del voto su Tedesco, che sembra essere stata decisione autonoma del vicecapogruppo al Senato Nicola Latorre. E siccome è probabile che anche al Senato, come alla Camera, la maggioranza chiederà il voto segreto, il timore è che un provvidenziale ‘cortocircuito’ salvi in un sol colpo estivo sia il deputato del Pdl che il senatore democratico. Con buona pace della lotta ai privilegi della Casta.

     
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