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    MOODY'S GATE: COME MONTI HA RICATTATO L'ITALIA (VIDEO)

    sabato 19 novembre 2011



    Monti fa parte del Consiglio Europeo di Consulenza di Moody's, l'agenzia che ha abbassato il rating dei titoli di stato italiani provocando la crisi dell'esecutivo. Dopodiché, da bravo Pompiere Piromane (P2), ha trovato anche lui un lavoro MOOOOLTO precario...


    Prima del 5 ottobre (Before October 5, 2011):




    5 ottobre (October 5, 2011):



    16 novembre 2011 (November 16, 2011):



    "Correvano correvano sembravano pompieri
    quei quattro puttanieri
    dei banchieri di città !"

    FONTE

    CRISI ECONOMICA,ITALIA E AGENZIE DI RATING:ATTENTI CI STANNO SVENDENDO AGLI STRANIERI

    lunedì 10 ottobre 2011

    Se c'è una cosa che mi dà fastidio dell'italiano medio,quella è l'esterofilismo.Quello che fanno gli altri è sempre meglio,sempre più innovativo,più all'avanguardia,più serio.
    Sembriamo soffrire una sorta complesso di inferiorità cronico.Per cui: "eh,mai i tedeschi","sì ma in Francia","guarda sono stato a Londra","con gli scandinavi non c'è paragone","la Spagna ormai ci ha messo sotto"...

    Il nostro amor patrio è un sentimento che estrinsechiamo solo se dobbiamo confrontarci sul cibo,il calcio e la gnocca.In questi tre casi il tricolore si alza e sventola maestoso.Per tutto il resto,no contest.

    Quanto sopra è il terreno su cui poggia l'assoluta libertà delle tre sorelle del Rating(Moody's,S&P e Fitch)di "downgradarci" come vogliono.Già,perchè la funzione di queste agenzie sarebbe(o meglio,dovrebbe essere) quella di analizzare i dati e gli indicatori economici di un Paese,delinearne gli scenari di sviluppo e,solo per ultimo,incrociarli con la situazione politica.Alla fine di questo lavoro,il risultato dovrebbe essere il giudizio sul grado di affidabilità della nazione nell'onorare i suoi impegni finanziari.
    Questa sarebbe la teoria.Nella pratica i recenti giudizi sull'Italia non sembrano per niente seguire questo protocollo operativo.I giudizi assomigliano sempre di più a valutazioni puramente politiche.Certo,l'avere al timone Berlusconi,ahinoi,offre il fianco ad ogni tipo di attacco,ma non basta a giustificare la mortificazione eccessiva che viene riservata al nostro Paese.E tutto questo nella quasi totale rassegnazione e mancanza di orgoglio.
    E' vero,abbiamo una serie di limiti strutturali che frenano il nostro sviluppo potenziale:il debito pubblico,l'evasione e l'elusione fiscale,il divario Nord-Sud,il deficit energetico e quello infrastrutturale.
    Ciò nonostante,negli ultimi vent'anni il nostro posizionamento nell'economia mondiale non è peggiorato.E questo perchè abbiamo delle peculiarità tipicamente italiane che ci consentono di bilanciare le nostre deficienze.

    Allora è il caso di ricordare i nostri punti di forza,quelli che nonostante tutto ci rendono una nazione ricca e sviluppata:

    • basso debito delle famiglie e un buon livello assoluto, medio e mediano della ricchezza delle famiglie stesse
    • qualità della vita tra le più alte (siamo secondi nel G-20 per The Economist)
    • sistema pensionistico e di welfare che assicura una buona sicurezza sociale
    • posizionamento molto importante nella manifattura, nell'agricoltura e nel turismo a livello mondiale
    • elevato livello di produttività aggregata (siamo terzi nel G-20 dietro Stati Uniti e Francia)

    Il nostro è,fortunatamente,un Paese in cui l'economia reale ha ancora il primato sull'economia finanziaria. Mentre siamo settimi nel G-20 per dimensioni del Pila valori correnti, siamo quinti per generazione di valore aggiunto manifatturiero e abbiamo il quinto miglior surplus commerciale con l'estero nei manufatti non alimentari. Eccelliamo nella bilancia commerciale dei beni per la persona e la casa dove siamo secondi (superati solo in volume, ma non certo in qualità, dallaCina) e siamo terzi nella meccanica non elettronica e nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli ( superati soltanto da Germania e Giappone quanto a surplus commerciale).Sui 5.500 prodotti su cui è suddiviso in dettaglio il commercio internazionale,l'Italia risulta essere nelle prime 3 posizioni come esportatore di ben 1000 di essi.

    Non finisce qui.L'Italia vanta anche il maggiore attivo commerciale con l'estero per la frutta fresca a livello dei paesi del G-20 e anche il più elevato export di prodotti trasformati della dieta cosiddetta mediterranea ( derivati del pomodoro, pasta, olio d'oliva, vini, caffè torrefatto). Il nostro paese è altresìprimo per siti patrimonio mondiale dell'Unesco,terzo nel G-20 per entrate turistiche e quarto per arrivi internazionali dietro Usa, Francia e Cina. Ma per numero di pernottamenti di turisti stranieri siamo davanti alla stessa Francia e singole città, province o regioni italiane ( come Venezia, Roma o il Trentino- Alto Adige) ospitano ogni anno più turisti stranieri di intere nazioni.


    Non male vero?


    Se aggiungiamo a questi dati il fatto che la ricchezza privata netta degli italiani è ben quattro volte superiore a quell'iperbolico numero che risponde al nome di debito pubblico(1.935.500.000.000 di euro),allora il quadro è completo.

    A questo punto viene il dubbio che la morbosa attenzione internazionale sull'Italia ed il suo debito nasconda qualche altro obiettivo.Che qualcuno magari stia mirando a costringerci a svendere i gioielli di famiglia(Finmeccanica?),papparsi le nostre banche insieme ad i nostri risparmi(i più elevati al mondo).Ed in generale smantellare i punti di forza di un sistema che nonostante tutto(classe dirigente politica sopra ogni cosa),riesce a tenersi a testa alta tra le nazioni più ricche del pianeta.E che si poggia su:
    • il primato dell’economia reale sull’economia finanziaria
    • il primato dell’attività manifatturiera che ci vede secondi solo alla Germania;
    • il primato della piccola e media impresa che ha saputo conquistare la leadership di nicchie di mercato nel mondo
    • il primato del familismo economico che sa aggiustare consumi, risparmi e investimenti
    • il primato del localismo, dove la qualità comunitaria diventa un valore aggiunto del territorio
    • il primato della banca locale intesa come banca che interagisce attivamente con il territorio
    Tutto questo non significa che siamo senza problemi,ne abbiamo eccome.Ma allo stesso tempo abbiamo un solido terreno su cui poggiare il nostro futuro,anche nei marosi che contraddistinguono la situazione economico-finanziaria attuale.
    Quindi fuori gli sciacalli della finanza predatrice:non facciamoci infinocchiare!


    Studenti a Milano, assediata l'agenzia Moody's (VIDEO)

    venerdì 7 ottobre 2011

    Milano - "Squali della finanza, speculatori sulle nostre vite". Questo il grande striscione esibito dal Coordinamento dei collettivi studenteschi e dal centro sociale milanese il Cantiere davanti alla sede di Moody's Italia. L'agenzia di rating è stata presa d'assedio da un migliaio di studenti partiti in corteo questa mattina da piazza Cairoli a Milano. "Se ne devono andare, tutti. A cominciare da Berlusconi", commenta uno degli studenti che hanno preso parte all'azione dimostrativa. Uova e vernice sono stati lanciati contro la facciata del palazzo, al civico 68 del corso di Porta Romana. Alcuni studenti hanno fatto irruzione nell'ingresso imbrattando muri e ascensori, lasciando l'edificio nel giro di pochi minuti.

    CRISI ECONOMICA,MOODY'S TAGLIA IL RATING DI ENI,ENEL,UNICREDIT ED INTESA SAN PAOLO.

    giovedì 6 ottobre 2011

    Nuovo giro di vite: declassati i colossi dell’economia italiana
    MILANO – La mannaia di Moody’s si abbatte ancora sull’Italia. Dopo il taglio del rating del nostro Paese è arrivata anche l’atteso downgrade per la gran parte delle aziende pubbliche e private italiane, a cominciare da quello delle due principali banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Ma l’agenzia non ha risparmiato Eni, Enel, Terna Finmeccanica, Poste italiane, confermando invece il rating di Generali, l’unico grande gruppo a salvarsi.Sul fronte degli istituti di credito, il giudizio di Moody’s riflette soprattutto il coinvolgimento dell’Italia nella crisi dei debiti sovrani che sta colpendo severamente gran parte dell’Eurozona. Sia per Unicredit che per Intesa Moody’s ha tagliato il rating sui depositi e il debito a lungo termine: nel primo caso portandolo da A3 ad A2, nel secondo da Aa3 ad A2. In entrambe le situazioni l’outlook – cioè le prospettive – è negativo. In particolare per Unicredit il taglio del rating è dovuto al fatto che il gruppo dovrà «migliorare il debole livello di redditività delle operazioni ’corè in Italia». «E nell’attuale situazione economica – spiegano gli analisti di Moody’s – i bassi tassi di crescita e le misure di austerity del governo costituiscono un ostacolo per il gruppo in Italia e negli altri mercati». E tutto ciò – proseguono – «potrebbe aumentare le pressioni negative sulla redditività e sulla qualità degli asset».

    Per quel che riguarda invece Intesa Sanpaolo, per Moody’s il taglio è dovuto «sia all’esposizione diretta verso il debito sovrano italiano sia al fatto che Intesa è concentrata soprattutto sulle attività interne, visto che il 77% delle entrate del gruppo sono generate in Italia». Per questo, l’agenzia ritiene che «il profilo di credito di Intesa sia troppo legato al profilo di credito del governo italiano. E data questa correlazione – conclude Moody’s – è poco probabile per Intesa avere un rating più alto di quello del governo italiano». Capitolo Eni. Per Moody’s, che taglia il rating da Aa3 ad A1, le possibilità che il gruppo riceva sostegno straordinario dal governo sono diminuite «significativamente», con la conseguenza che l’agenzia ha deciso di valutare Eni solo sulla base della qualità del suo credito di base. Per lo stesso motivo Moody’s ha deciso di abbassare il rating di Enel da A3 ad A2. Infine Finmeccanica. Il rating è stato tagliato da A3 a Baa2, in considerazione di «una qualità del credito che si è deteriorata». Si salva solo Generali il cui outlook è stato però valutato negativo.

    FONTE

    Debito pubblico e Germania.Ovvero,i trucchi dei crucchi.

    venerdì 30 settembre 2011

    Si sa:la reputazione è tutto.Quando diciGermania,dici precisione,affidabilità,tecnologia e serietà.E questo lo applichiamo a qualsiasi cosa che venga dal quel Paese,o che si faccia in quel Paese.
    Anche la politica è migliore.E di conseguenza anche la finanza è migliore.
    Negli ultimi tempi gli italiani hanno scoperto un paio di cose di cui hanno ignorato per decenni l'esistenza:lo Spread ed i Bund.Ed hanno imparato che la bontà dei nostri Titoli di Stato si misura col metro degli omologhi made in Germany:i Bund.



    E cosa determina il valore e l'appetibilità di un titolo del debito?Il debito pubblico,ovviamente.Ormai siamo tutti diventati esperti della materia,e sappiamo che il nostro debito pubblico ha dimensioni sconce;ragion per cui i mercati,vista la congiuntura economica globale sfavorevole,temono che l'Italia possa non essere in grado di essere più un "buon pagatore" del suo debito.E per converso,siccome la Germania è un Paese con un debito pubblico di molto inferiore al nostro(e quindi più solido),il mercato misura la nostra affidabiltà con un indice che relaziona il rendimento dei nostri titoli nei confronti degli omologhi tedeschi:e questo è il famigerato Spread(o differenziale)Btp-Bund.

    Più è basso il differenziale è più i nostri titoli sono ritenuti affidabili e coperti;il che significa meno interessi da pagare ai sottoscrittori,in quanto investimento a basso rischio.Al contrario,quando il differenziale cresce,aumentano anche gli interessi,e con loro il costo del debito che lo Stato contrae.Fin qui tutto normale...

    Negli ultimi tempi questo differenziale è schizzato in alto,perchè "improvvisamente" i mercati scoprono che il debito pubblico italiano è un mare magnum di 1890 miliardi di euro,e rappresenta circa il 120% del nostro Pil : maglia nera europea...Ok.

    La Germania invece è una nazione virtuosa,precisa,seria e con i conti migliori.Dicono.Ma è tutto vero?Hmm,parrebbe di no!

    Ricordate il caso clamoroso dei conti pubblici della Grecia,truccati bellamente per poter entrare nell'Euro(con l'aiuto di Goldman Sachs)?Orrore e sconcerto assalirono tutti gli Stati virtuosi,Germania e Merkel in testa.
    Ebbene anche i crucchi,pardòn...tedeschi,fanno i loro sporchi giochini contabili."Possibile?!" direte voi.Possibile,possibile vi dico io.

    Sappiate che sono 16 anni che l'impeccabile Germania bara sui suoi conti pubblici,non includendo tra le passività quelle generate dalla Kreditanstalt für Wiederaufbau(KfW),e che ammontano alla bellezza di 428 miliardi di euro.Ma cos'è questo KfW?Si tratta di una sorta di nostra Cassa Depositi e Prestiti,posseduta per l'80% dallo Stato e per il restante 20% dai Länder.La KfW fa mutui a enti locali e piccole e medie imprese. E detiene partecipazioni cruciali in colossi come Deutsche Post e Deutsche Telekom.Mica male,vero?

    È vigilata dai ministeri delle Finanze e dell'Industria,e non dalla Bundesbank. Grazie al legame di ferro con lo Stato, la KfW conquista la medaglia d'oro nella classifica mondiale dell'affidabilità, stilata da Global Finance, e il massimo rating da parte di Moody's, Standard Poor's e Fitch:lo stesso della Repubblica federale.
    Le sue obbligazioni sono dunque uguali ai Bund. Ma a differenza dei Bund, magicamente non entrano nel conto del debito pubblico. Se vi entrassero,come la logica del Trattato di Maastricht vorrebbe, il debito pubblico tedesco salirebbe da 2.076 miliardi a 2.504 miliardi(di gran lunga il più alto debito pubblico europeo),e la sua incidenza sul prodotto interno lordo 2011 balzerebbe dall'80,7% al 97,4%.Bella differenza,eh?


    L'escamotage utilizzato per quest'imbroglio contabile bello e buono,si chiama Esa 95.Si tratta del manuale contabile che esclude dal debito pubblico, a integrazione dei criteri di Maastricht, le società pubbliche che si finanziano con pubbliche garanzie;ma che coprono il 50,1% dei propri costi con ricavi di mercato e non con versamenti pubblici, tasse e contributi.
    Per farla più semplice,è pressappoco la stesso schema usato dalla Lehman Brothers per mascherare le passività...Insomma,se KfW si trovasse in crisi di liquidità,alla fine dovrebbe essere sempre lo Stato a dover rispondere del debito.

    Ora,come detto in precedenza,la nostra Cassa depositi e prestiti è simile alla KfW,ed è per il 70% del Ministero del Tesoro e per il restante 30% di fondazioni bancarie(quindi privati).La Cdp emette anno dopo anno obbligazioni che godono della garanzia statale e sono collocate dalle Poste sotto forma di buoni e di libretti. Per approssimazione sono almeno 300 miliardi,due terzi reinvestiti in titoli di Stato e un terzo in mutui agli enti locali.
    La Cdp emette anche obbligazioni non garantite per una ventina di miliardi destinate alle iniziative per le imprese e detiene partecipazioni rilevanti. Ma il suo debito è per tutta la parte coperta da garanzia pubblica conteggiato nel debito pubblico.

    E allora,alla luce di quanto sopra bisognerebbe mettersi d'accordo.Le regole sui bilanci devono essere rigide ed uguali per tutti.Quindi,o anche la Germania conteggia tutte le passività,oppure a Paesi come l'Italia andiamo a scorporare quelle che per la Germania non vengono fatte valere.
    Fatto ciò il quadro cambia di parecchio,ed alla speculazione internazionale mancherebbero parecchie scuse per azzannarci come sta facendo da un paio di mesi.

    Ma qui torniamo sempre sul solito punto dolente:abbiamo una classe politica capace di far valere queste ragioni?Non rispondo perchè sarebbe come sparare sulla Croce Rossa...

    In ogni caso siamo vittime di un'Europa e di una moneta che sono cucite addosso al corpo robusto e muscoloso della Germania.Dalla parificazione del valore dell'Euro con quello del Marco a scendere giù,tutto il vecchio continente è stato reso nei fatti un mercato privilegiato della Germania.Mercato in cui hanno sbaragliato la concorrenza prima a livello produttivo-industriale,poi a livello finanziario.


    Questo però non può essere detto nè dai politici nè dai media:pena l'accusa infamante di essere anti-europeisti(che vale una scomunica laica).


    Deutchland uber alles:appunto...



    FONTE

    DOWNGRADE ITALIA,QUALI EFFETTI PER IL BELPAESE?ECCO COME SI MUOVERANNO LE BANCHE DOPO IL TAGLIO DEL RATING ITALIANO.

    mercoledì 21 settembre 2011

    Interessi più alti, maggiori costi e, soprattutto, una maggiore incidenza sul debito: si prevede che il declassamento sancito da Standard & Poor's per l'Italia possa avere per il sistema bancario nazionale le stesse conseguenze che in estrema sintesi dovrebbe sopportare un imprenditore privato con un'azienda finanziariamente in crisi che si rivolgesse a un qualsiasi istituto per ottenere in prestito del denaro.
    «La prima conseguenza», hanno spiegato il 20 settembre alcuni esperti di finanza internazionale, «è che le banche degradate sono chiamate a pagare di più sul debito» (la politica ha reagito così: leggi).
    «LE BANCHE SOTTO ESAME EMETTONO TITOLI A PREZZO PIÙ BASSO». Secondo gli operatori interpellati, infatti, «quando un istituto emette una obbligazione sul mercato (chiede in sostanza del denaro agli investitori) offre un certo rendimento. La banca considerata sotto esame dalle agenzie ma intenzionata a fare una nuova emissione, è dunque costretta a emetterla a livelli di prezzo più bassi e con un rendimento più alto».
    «IN QUESTO MODO VENGONO PENALIZZATI GLI INVESTITORI». Risultano penalizzati, allo stesso modo, anche quegli investitori che hanno sottoscritto obbligazioni dell'istituto quando questo aveva un rating più elevato: «Se il cliente intende vendere il titolo tagliato, anziché tenerlo in portafoglio, per piazzarlo e renderlo appetibile è perciò costretto a sua volta a offrire rendimenti più alti», e cioè in pratica fare uno sconto ai potenziali acquirenti.
    PREVISIONI NEGATIVE SULL'ITALIA ANCHE DA MOODY'S. La decisione presa della società di rating statunitense Standard & Poor's il 20 settembre dovrebbe pertanto comportare nell'immediato costi più alti per le banche e una minore fiducia da parte degli investitori».
    Ricapitolando i giudizi delle principali agenzie, dunque, il rating dell'Italia per Standard & Poor's è «A» con previsione (outlook) negativa; per Moody's Aa2 negativo e per Fitch AA stabile.

    FONTE

    Per l’Italia arriva il downgrade di S&P e Berlusconi da la colpa ai media..

    martedì 20 settembre 2011

    Il rating dell'Italia è stato declassato da Standard & Poor’s. Come si può vedere dalla nostra infografica, la nostra valutazione è scesa lungo la scala delle valutazioni. Già negli ultimi giorni si erano diffuse delle voci su possibile abbassamento. Il primo warning rate da parte di Moody's era arrivato il 17 giugno scorso. Quello di S&P era del 20 maggio.
    Le aspettative che Standard & Poor’s potesse effettuare un declassamento del rating italiano erano elevate. E così è stato. Del resto lo erano anche quelle che Moody’s facesse una revisione al ribasso allo scadere dei 90 giorni che abitualmente l’agenzia lascia intercorrere fra l’annuncio di un outlook negativo, cioè di una previsione negativa sul futuro, e la revisione del rating. Ma questo Moody’s non lo ha fatto, procrastinando di un mese la decisione. Più netta è stata S&P, che ha portato da A+ ad A il giudizio sull’Italia. Secondo quanto riportava il Wall Street Journal, la previsione di un downgrade aveva spinto al ribasso i titoli delle maggiori banche francesi esposte con l’Italia, fra cui Credit Agricole e Bnp Parisbas rispettivamente dell’11% e dell’8%. Gli effetti del peggioramento possibile del rating si erano sentiti anche sugli istituti bancari italiani, con Unicredit e Banca Popolare di Milano che avevano perso il 7% e Intesa Sanpaolo che aveva perso il 2,9%. Il 15 settembre era stata annunciata la decisione delle cinque maggiori banche centrali al mondo di garantire liquidità in dollari per tutto il 2011 alla banche europee. In settimana lo spread, il differenziale, fra titoli di stato italiani e bund tedeschi decennali aveva superato quota 400 (vedi infografica), tuttavia dopo il 13 di settembre era calato fino alla giornata di venerdì, quando si era assestato a quota 365.

    Voci di un downgrade erano girate in settimana, come riportato anche da Linkiesta. Il primo avviso negativo si ebbe il 20 maggio scorso, quando S&P decise di mettere sotto osservazone il giudizio sul debito italiano. Ma è da quando il 17 giugno scorso è arrivato il primo warning da parte di Moody’s, sono state varate due manovre, ma considerando tutte le variabili in atto, non bisogna stupirsi che sia potuto arrivare un taglio del giudizio, anche pesante. I continui cambi di fronte sul piano di austerity, uniti all’immobilismo della classe politica, stanno facendo perdere ulteriore credibilità all’Italia. Una perdita di credibilità che ora ha anche uno specchio nel rating tagliato da parte di S&P.

    Questo nonostante la più dura sia stata Moody’s. Il 17 giugno, l’agenzia di rating aveva annunciato il proprio outlook negativo. Nella sua nota, Moody’s aveva definito il proprio corso d’azione: si sarebbe concentrata sulle «prospettive di crescita dell'economia italiana nei prossimi anni e in particolare le prospettive di rimozione di importanti colli di bottiglia strutturali che potrebbero intralciare una più forte ripresa economica nel medio termine». Sotto esame è stata ancheanche l’abilità del governo di raggiungere gli obiettivi di consolidamento fiscale e di «implementare ulteriori piani per generare un sostanziale surplus primario nel medio termine». Come scrivevamo all’epoca dell’annuncio dell’outlook negativo, l’ultima azione di Moody's sull'Italia fu il 15 maggio 2002 quando il rating fu alzato da Aa3 all'attuale Aa2 con outlook stabile. Erano quindi nove anni che l’agenzia non cambiava giudizio, Ancora il 23 maggio scorso per Moody's le prospettive sul merito di credito erano state confermate come «stabili». «Il rating di Moody's sull'Italia è 'Aa2', con outlook stabile» aveva confermato il portavoce dell'agenzia Francesco Meucci. In occasione di un evento milanese del mese precedente Alexander Kockerbeck, analista per l'Italia, aveva detto alla stampa che a parere dell'agenzia il paese era in grado di stabilizzare o persino invertire il processo di accumulo del debito anche con una crescita economica modesta. Sempre a maggio, il 20, Standard & Poor's, aveva tagliato da stabile a negativo l'outlook sul debito dell'Italia, citando le attuali deboli prospettive di crescita e l'incerto impegno politico per attuare riforme che stimolino la produttività. Se Moody’s ha voluto dare ancora un mese di tempo al Governo per attuare la manovra correttiva dei conti pubblici, per S&P il giudizio era già ben definito da tempo.

    FONTE

    Milano parte in ribasso e poi recupera e passa in positivo. Deboli le altre piazze europee

    mercoledì 3 agosto 2011

    La decisione dell'agenzia di rating Moody's di abbassare l'outlook sul debito americano, all'indomani del voto del senato sul piano per aumentare il tetto al debito, ha un impatto pesante sull'avvio di seduta dei listini europei, reduci da una seduta in forte calo. Piazza Affari arriva a cedere nei primi scambi oltre due punti percentuali. Poi però il listino riduce le perdite e passa in positivo.A metà seduta gli indici FTSE MIB e FTSE IT All Share guadagnano lo 0,85 e lo 0,75 per cento. Bene anche Madrid con l'indice Ibex che segna un rialzo dell1,38 per cento. Per una volta Milano non è la peggiore d'Europa: il CAC 40 di Parigi cede infatti lo 0,66% e il DAX 30 di Francoforte l'1,04 per cento mentre il Ftse 100 di Londra segna -1 per cento.

     
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