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    IL DIRITTO LEGALE DELL'IRAN DI ATTACCARE ISRAELE

    sabato 17 marzo 2012

    LO SCRITTORE RUSSO DANIEL ESTULIN,AUTORE DI NUMEROSI LIBRI SUL BILDERBERG,CI PARLA DELLA SITUAZIONE IRANIANA CITANDO L'ASIA TIMES.MENTRE IN ORIENTE SI PARLA DEL DIRITTO LEGALE DI ISRAELE DI ATTACCARE PREVENTIVAMENTE L'IRAN,SUL QUOTIDIANO ASIATICO SI AFFRONTA LA SITUAZIONE OPPOSTA:L'IRAN HA IL DIRITTO LEGALI DI ATTACCARE ISRAELE?SECONDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE SI!



    di Daniel Estulin
    Traduzione Free-Italy.info 
    Se qualcuno ha dei dubbi sulla mia simpatia per l'Iran,voglio che sappiate che sono il primo che appoggia l'attacco preventivo dell'Iran contro Israele.Se Israele ha il diritto di attaccare l'Iran,uccidere i suoi scienziati,minacciare un paese libero,allora questo paese con tutto il diritto internazionale a suo favore ha lo stesso diritto di attaccare Israele.

    Dal momento che esistono le più svariate inchieste su tutti i temi possibili e immaginabili,anche a me piacerebbe fare un'inchiesta:

    Quante persone sono a favore e quante contro un attacco preventivo dell'Iran contro il piccolo stato di Israele?

    A proposito,Asia Times è il sito web più consultato in Asia grazie al lavoro svolto dal team di giornalisti che meglio coprono e capiscono la situazione asiatica(tratta notizie che riguardano l'Asia del Sud,l'Asia Orientale,Occidentale con un approfondimenti su Cina,Giappone,Corea e Mediorente n.d.r.).

    Chi meglio di loro,quindi,possono spiegarci la situazione mediorientale vista dall'Asia?
    Daniel Estulin alla fine del suo breve intervento pubblica un interessante articolo dell'Asia Times scritto dal giornalista Kaveh L Afrasiabi in data 14 marzo 2012 dal titolo "Iran’s legal right to attack Israel".

    IL DIRITTO LEGALE DELL'IRAN DI ATTACCARE ISRAELE


    di Kaveh L Afrasiabi
    Traduzione Free-Italy.info
    Dopo anni di vita all'ombra di un attacco militare israeliano, l'Iran sta ormai apertamente contemplando l'idea di un attacco preventivo,preso atto che Israele sta preparando un attacco agli impianti nucleari iraniani. Citando un diritto di autodifesa preventiva, la tesi iraniana è che invece di aspettare che sia il suo avversario sionista a fare la prima mossa, l'Iran dovrebbe passare subito all'offensiva e neutralizzare la possibilità che Israele porti a termine il suo progetto.Il piano iraniano di un attacco preventivo a Israele è perfettamente legale dal punto di vista del diritto internazionale, secondo molti analisti politici di Teheran specializzati  negli affari esteri dell'Iran. "Secondo la Carta delle Nazioni Unite, l'Iran ha il diritto naturale di autodifesa che in questo caso si traduce nel diritto di rispondere al pericolo chiaro e presente di un attacco imminente da parte dello Stato di Israele, in chiara violazione del diritto internazionale", dice un politologo dell'università di Tehran che ha interpellato uno di questi analisti che ha preferito restare anonimo.
    In poche parole, la tesi giuridica di Teheran in difesa di un attacco preventivo sui centri di Israele si basa su diversi elementi tra loro collegati. Primo, ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, l'Iran ha il diritto di colpire Israele, perché Israele ha già partecipato a numerosi atti ostili contro l'Iran compresi l'assassinio di scienziati nucleari iraniani, sabotaggi che hanno messo a rischio la vita di numerosi civili iraniani,guerra informatica(attacchi hacker n.d.r.), per non parlare delle dichiarazioni aperte di leader politici e militari israeliani, che hanno manifestato l'intenzione di attaccare l'Iran nell'immediato futuro.
    Secondo, questi atti illegali,combinati con le dichiarazioni di intenti costituiscono una minaccia imminente alla sicurezza nazionale dell'Iran,vengono chiamati  nel diritto internazionale "atti ostili"di uno stato contro un altro.Terzo, l'Iran ha già esaurito tutte i mezzi diplomatici per scoraggiare un attacco israeliano,come ripetutamente denunciato al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, senza alcun risultato in quanto il Consiglio di Sicurezza ha chiuso un occhio. Quarto, l'intenzione dichiarata di Israele di attaccare l'Iran viola il diritto internazionale per una serie di altri motivi:
    1. L'Iran non ha mai minacciato di usare la sua capacità nucleare per attaccare Israele.
    2. Sussiste un ostacolo legale a qualsiasi attacco contro impianti nucleari civili iraniane, alla luce della risoluzione 533 dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA), che vieta ogni simile attacco considerandolo una violazione esplicita del diritto internazionale.
    3. L'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione (NPT), in base al quale la sua leadership ha formalmente rinunciato alle armi nucleari, ma non esiste un vincolo nel trattato che impedisca il possesso da parte dell'Iran di un ciclo del combustibile nucleare, e ad oggi, dopo un esame più approfondito degli impianti nucleari iraniani , l'AIEA non ha mai riscontrato nessuna possibile deviazione del nucleare civile a scopi militari.
    4. Le prove, comprese le relazioni del Washington Post che citano il parere del Segretario Americano alla Difesa Leon Panetta, suggeriscono che Israele è ben al di là delle "fasi" preparatorie di un attacco all'Iran e si sta preparando ad attuare questo piano entro i prossimi mesi. Presi insieme, questi argomenti costituiscono delle forti basi giuridiche a favore di un attacco preventivo dell'Iran contro Israele, indipendentemente dal fatto che l'Iran abbia o meno la capacità di portare a termine con successo quest'attacco preventivo contro il suo fervente nemico. Secondo i resoconti dei media iraniani, l'Iran ha circa 11.000 missili in grado di colpire obiettivi in Israele.Capacità militari a parte, nel discorso giuridico dell'Iran, l'illegittimità delle intenzioni ostili di Israele e la legittimità del diritto dell'Iran ad attaccare Israele per primo sono fondamentalmente due facce della stessa medaglia. . Anche le sanzioni Onu contro l'Iran, per non parlare degli Stati Uniti o della guerra di Israele contro l'Iran, dovrebbero essere considerate illegali in base al diritto internazionale Secondo una bozza della Commissione di Diritto internazionale, un atto intenzionalmente illecito di uno Stato si compone di due elementi (articolo 3): l'elemento oggettivo consistente in un'azione contraria od omissione di un obbligo internazionale, e l'elemento soggettivo a che fare con le intenzioni di uno stato. Nessun elemento può essere trovato con riguardo al programma nucleare iraniano. L'assenza di qualsiasi evidenza di deviazione di materiale nucleare ad attività militari, sulla base di un esame più approfondito delle strutture iraniane fatto dall'AIEA, insieme alla rinuncia esplicita delle armi nucleari fatta dai leader politici e religiosi iraniani, costituiscono un ostacolo per l'applicazione di entrambe le sanzioni come anche per le minacce di guerra contro l'Iran. [1] Questo è un promemoria per un certo numero di osservatori internazionali che hanno sminuito le recenti critiche indirizzate Presidente degli Stati Uniti Barack Obama per quel rullo di "rullo di tamburo irresponsabile della guerra contro l'Iran", vista che la minaccia esplicita di Obama di mantenere l'"opzione militare" costituisce una violazione della Carta delle Nazioni Unite, che vieta tali minacce dagli Stati membri dell'Onu. Il fatto è che Obama, un ex professore di diritto costituzionale, continua a sbagliare contro l'Iran, insistendo sul fatto che una volta che tutti i canali diplomatici sono esauriti, allora gli Stati Uniti possono ricorrere alla opzione finale di attaccare gli impianti nucleari iraniani. Come  hanno giustamente sottolineato una serie di esperti statunitensi, tra cui Bruce Ackerman  professore di diritto dell'università di Yale che ha espresso il suo parere dalle pagine del Los Angeles Times, ogni attacco sarebbe vietato in base al diritto internazionale. In aggiunta alle tesi di Ackerman,va detto che gli esperti pro-Israele esperti legittimano un attacco israeliano contro l'Iran sulla base di una deliberata distorsione del significato e della competenza al diritto all'auto-difesa, avanzando un comprensibile dubbio che si rifà allo sfortunato tentativo di George W Bush  di estendere la definizione di "auto-difesa preventiva", che è stato fortunatamente scartato dalle Nazioni Unite. [2] Sembra quasi un deja vu  storico,perchè gli attuali discorsi di Israele sull'attacco preventivo all'Iran sono sorprendentemente simili a quelli sentiti 9 anni fa prima della "guerra per procura" in Iraq nove anni fa, che è stato pienamente razionalizzato da tutto l'esercito di propagandisti di Israele brulicante i media occidentali. La grande domanda è se la comunità internazionale non ha imparato alcuna lezione dal fiasco iracheno e, più importante, se le ragioni a favore di un eventuale attacco prevalgano su quelle che escluderebbero a priori un nuovo conflitto in Medio Oriente. Le condizioni ci sono tutte,ma solo nei prossimi mesi si terravremoà la risposta a questa domanda cruciale. 
    Note
    1 . Consiglio di Sicurezza e Iran per i diritti legali, controreplica . 
    2 UN Managment Reform . (2012), Kaveh L Afrasiabi, PhD, è l'autore del dopo Khomeini: Nuove strade in politica estera dell'Iran(Link Wikipedia ).E 'autore di "Un'indagine sulla politica estera iraniana dopo l'11 settembre(BookSurge Publishing, 23 ottobre 2008)" e Alla ricerca di diritti di Harvard . Il suo ultimo libro è La riforma della gestione delle Nazioni Unite: Selezione di articoli e interviste sulle Nazioni Unite.

    TRADUZIONE FREE ITALY-INFO
    FONTE

    ISRAELE E IRAN A UN PASSO DALLA GUERRA:ULTIMATUM SULLE ISPEZIONI AI SITI NUCLEARI IRANIANI

    giovedì 15 marzo 2012

    Un nuovo conflitto è alle porte. Lo scenario, sempre lo stesso: il Medio Oriente. Israele e Stati Uniti hanno fatto pervenire al governo iraniano, tramite un portavoce russo, l’ultimatum: o si raggiunge un’intesa sulle ispezioni ai siti nucleari e su altri vincoli per il programma nucleare iraniano nei colloqui che si terranno in Turchia ad aprile con i paesi negoziatori del gruppo 5+1 o sarà guerra. Il piano d’attacco esiste da tempo. Le “misteriose” esplosioni di obbiettivi iraniani strategici sono state solo un avvertimento. Del resto, solo gli ingenui hanno creduto che si trattasse d’incidenti. La situazione è tesissima. Israele è tenuto a freno dagli USA ma, spinge per l’attacco. Alla fine, se l’Iran non dovesse accettare l’ultimatum, gli USA darebbero via libera alle forze militari israeliane.



    FONTE

    ISRAELE ATTACCHERA' LA MARINA AMERICANA NELLO STRETTO DI HORMUZ E INCOLPERA' L'IRAN.COSI' INIZIERA' LA TERZA GUERRA MONDIALE.LO SCENARIO E' MOLTO PROBABILE..

    domenica 5 febbraio 2012

    Perché mandare una vecchia nave da guerra, giunta alla fine della sua vita,
    in una zona di pericolo?Per lo stesso motivo per cui Franklin Roosevelt spostó un gruppo di navi obsolete da San Diego a Pearl Harbor, mentre le portaerei e le navi piú nuove erano ben lontane dalle Hawaii il 7 dicembre 1941....Già da giorni le voci si rincorrono: Israele attaccherà l'Iran in Primavera.Come?Ci sarà un falso attentato stile 11 settembre compiuto da Israele ai danni della Marina Usa e l'occidente darà la colpa all'Iran.Così scoppierà la guerra all'Iran.La Cina già si è detta pronta ad intervenire a difesa degli iraniani.La Russia idem.E allora lo scenario è da grande guerra.
    La Terza Guerra Mondiale è alle porte e come nelle due precedenti a farla scoppiare sarà la mano oscura che comanda il mondo.Ma per i media di regime il colpevole sarà quel pazzo di Ahmadinejad che va eliminato perchè personaggio troppo pericoloso per la nostra sicurezza.Ricordatevi questo video quel giorno!


    Un ringraziamento all'utente ApocalisseTv per questo stupendo video.Condividetelo a più non posso lettori di Free Italy,aprite gli occhi a quante più persone possibili!La Terza guerra mondiale potrebbe già iniziare in Primavera!

    Free Italy

    GLI USA TEMONO CHE ISRAELE ATTACCHI L'IRAN IN PRIMAVERA:MA CI PRENDONO DAVVERO PER IMBECILLI?

    GLI STATI UNITI HANNO PAURA CHE ISRAELE ATTACCHI TEHERAN IN PRIMAVERA E CE LO CONFIDANO PER BOCCA DEL SEGRETARIO DELLA DIFESA LEON PALLETTA.MA COME FA A ESSERNE SICURO?SEMPLICE!ISRAELE NON VUOL FARE ESERCITAZIONI MILITARI CONGIUNTE CON GLI USA IN PRIMAVERA.E ALL'AMERICA SAI QUANTO GLI DISPIACE SE ATTACCANO L'IRAN?LA STRATEGIA DELLA MANIPOLAZIONE E' ANCORA UNA VOLTA IN ATTO!

    Sale di un’ottava la guerra psicologica a distanza tra Israele e Iran. Il quotidiano statunitense Washington Post ha raccolto le “confidenze” mirate del segretario della difesa Leon Panetta che, durante un viaggio, ha detto al giornalista David Ignatius di temere un attacco israeliano contro i siti nucleari iraniani “in primavera”, tra aprile e giugno.

    Ad alimentare i timori del capo del Pentagono ci sono una serie di elementi: l’esercito israeliano non ha dato la disponibilità di truppe per esercitazioni congiunte con gli Usa previste proprio in primavera; secondo alcuni rapporti di intelligence, poi, entro giugno l’Iran potrebbe decidere di spostare una parte delle apparecchiature per l’arricchimento dell’uranio in siti più protetti di quelli attuali. Questo momento potrebbe essere quello migliore per sferrare un attacco. Secondo il Washington Post, Israele starebbe pensando a una serie di bombardamenti mirati, della durata di 4 o 5 giorni, prima di un probabile intervento dell’Onu che imporrebbe un cessate il fuoco. In pratica, la riedizione su scala più vasta del raid con cui l’aviazione israeliana distrusse nel 1982 il reattore nucleare iracheno di Osirak. Un atto del genere, va da sé, produrrebbe una durissima reazione iraniana, che – negli scenari allo studio – va dalla chiusura dello stretto di Hormuz, crocevia del traffico petrolifero mondiale, fino al lancio di razzi a lunga gittata sulle città israeliane o sulle unità statunitensi nel Golfo persico. Da lì in poi, tutto è possibile, dal coinvolgimento delle milizie libanesi di Hezbollah per colpire il nord di Israele fino a una guerra generalizzata in Medio Oriente.

    Le previsioni apocalittiche di Panetta, però, devono misurarsi con una serie di difficoltà: la prima, tecnica, è che gli aerei israeliani non hanno il raggio d’azione per arrivare in Iran, almeno non in tutti i siti nucleari possibili “bersagli”. Servirebbero, dunque, basi d’appoggio lungo la rotta (Arabia saudita?) o rifornimenti in volo sopra i cieli iracheni o sauditi. La seconda, politica, è che come scrive oggi il quotidiano israeliano Haaretz, la leadership israeliana non è affatto univoca nella valutazione della situazione. Da un lato ci sono i “falchi”, come il ministro della difesa Ehud Barak e il ministro per gli affari strategici Moshe Ya’alon. I due hanno più volte sottolineato come l’Iran stia per entrare in quella “zona di immunità” in cui sarà sempre più difficile riuscire a impedire che arrivi a dotarsi di un’arma nucleare. Ya’alon, peraltro, ha aggiunto un Iran con capacità nucleari “è una minaccia per tutti i paesi arabi”, oltre che per Israele.

    Più cauto, invece, Aviv Kochavi, direttore dell’intelligence militare di Israele. Secondo Kochavi, la decisione di produrre armi nucleari non è stata ancora presa dalla leadership iraniana e se dovesse essere assunta, “ci vorrà un anno” per creare le strutture per produrre una testata atomica. Altri due o tre anni potrebbero essere necessari perché una testata atomica efficace possa essere effettivamente prodotta. Kochavi ha aggiunto ancora che, secondo l’intelligence militare israeliana, l’Iran ha al momento circa 4 tonnellate di uranio arricchito al 3 per cento e cento chili di uranio arricchito al 20 per cento. Se questo uranio arrivasse al grado “weapon ready” (arricchimento al 90 per cento) potrebbe bastare per quattro testate atomiche. C’è il tempo quindi per aumentare la pressione economica sul Paese, che ha un’inflazione al 24 per cento e almeno il 16 per cento di disoccupati, oltre a una crescita economica zero, che virerà probabilmente in negativo man mano che gli effetti delle nuove sanzioni statunitensi ed europee si faranno sentire.

    Proprio alle sanzioni ha dedicato una parte del suo discorso di venerdì l’ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran: “Le sanzioni non avranno alcun effetto – ha detto nel suo sermone trasmesso dalla tv iraniana – Minacciare l’Iran creerà danno all’America e in risposta alle sanzioni sul petrolio e alle minacce di guerra, abbiamo le nostre misure da prendere al momento opportuno”.

    Chi prende sul serio le minacce incrociate, invece, è il vice premier britannico Nick Clegg, che in un’intervista alla rivista The House magazine, ha detto che “alcuni paesi potrebbero essere tentati di prendere la questione del nucleare iraniano nelle proprie mani”. Un’allusione a Israele, secondo gli osservatori, a cui Clegg non ha voluto aggiungere alcun chiarimento circa la posizione che la Gran Bretagna potrebbe assumere in caso di escalation militare. Mercoledì, invece, è stato il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon a lanciare un avvertimento diretto al governo di Benyamin Netanyahu. Durante la sua visita in Israele, Ki Moon ha ripetuto quanto detto una settimana al Wef di Davos: “Non ci sono alternative a una soluzione pacifica”. Non basta la sua parola, però, per far accantonare i piani militari.

    FONTE


    JAMES MORRIS:ISRAELE POTREBBE ATTACCARE NAVI USA NEL GOLFO PERSICO E INCOLPARE IRAN PER SCATENARE LA GUERRA!

    venerdì 6 gennaio 2012

    WASHINGTON – Un esperto di politica americano spiega che Israele potrebbe attaccare le navi americane nel Golfo Persico ed addossarne la colpa agli iraniani per scatenare una guerra tra Stati Uniti e Iran. Secondo James Morris, intervistato dalla rete Press TV, Israele usò già questa tecnica una prima volta nel 1967, quando attaccò la nave americana USS Liberty durante la guerra con le nazioni arabe e cercò di incolpare l’Egitto dell’azione per trascinare gli Stati Uniti in una guerra diretta contro l’Egitto. James Morris conclude ricordando che la lobby sionista americana ha messo sotto pressione il governo per adottare sanzioni rigide contro l’Iran ed ora sta spingendo il paese sull’orlo di un conflitto armato.

    FONTE



    IRAN,LA GUERRA E' VICINISSIMA:LE MINACCE DI ISRAELE.

    lunedì 28 novembre 2011

    Tempo scaduto: tra poco parleranno le armi? Contro l’Iran, nel mirino per il suo programma nucleare, potrebbe scatenarsi la “madre di tutte le guerre”, aperta da un raid aereo e missilistico entro pochi mesi se l’Aiea denuncerà la preparazione di bombe atomiche. Esplicito il presidente israeliano, Shimon Peres: conto alla rovescia ormai imminente. E’ la conferma di un pericolo reale, denunciato con insistenza da analisti come il canadese Michel Chossudovsky: «La terza guerra mondiale non è mai stata così vicina». Liquidato Gheddafi e neutralizzato Assad, la Nato è padrona del Mediterraneo e il regime di Teheran appare isolato: mentre l’Unesco pensa di inserire la Palestina nel patrimonio dell’umanità, Israele testa nuovi missili e organizza war games in Sardegna. E anche gli inglesi tifano per la guerra, che Obama sperava di riuscire almeno a rinviare.

    «Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sulla crisi finanziaria e dei debiti sovrani – scrive Simone Santini su “Clarissa” – una nuova voragine, forse ancor più drammatica, rischia di aprirsi nel breve periodo: una voragine che si chiama guerra». Sembra la conferma dell’allarme lanciato continuamente da osservatori come Giulietto Chiesa: «Siamo di fronte a un epocale collasso finanziario del capitalismo basato su carte false, trilioni inesistenti e conti truccati, col debito statunitense che ha raggiunto livelli stratosferici: in questo caso, la guerra è la soluzione migliore per fare tabula rasa». Non una crisi regionale, ma una guerra planetaria innescata da conflitti in apparenza locali come quello libico: la conquista di Tripoli da parte della Nato, dopo la secessione africana del Sud Sudan, ha di fatto tagliato alla Cina i rifornimenti strategici (petrolio e gas) sui quali Pechino aveva investito moltissimo. E ora, l’Iran: molto più vicino ai confini cinesi, il paese degli ayatollah – partner fondamentale di Pechino – potrebbe diventare il detonatore di un conflitto planetario.

    «La rottura della diga, il “game changer” – scrive ancora Santini – potrebbe avvenire la prossima settimana con la divulgazione di un rapporto dell’Agenzia atomica internazionale». Gestita fino al 2009 con grande equilibrio dall’egiziano Mohammed El Baradei, già contrario alla guerra in Iraq scatenata dalla menzogna ufficiale delle “armi di distruzione di massa” di Saddam, secondo indiscrezioni l’Aiea si appresterebbe ora ad accusare l’Iran di procedere verso la costruzione della bomba atomica, anche se i ripetuti controlli e le numerose ispezioni hanno accertato che finora Teheran non ha violato il “trattato di non proliferazione”. Secondo il “Guardian”, l’Iran starebbe invece implementando nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio spostandole in istallazioni sotterranee e fortificate nei pressi della città di Qom. Per questo, secondo un alto funzionario governativo britannico, rimasto anonimo, «oltre i 12 mesi non potremmo essere sicuri che i nostri missili possano essere efficaci: la finestra si sta chiudendo, e il Regno Unito deve procedere con una pianificazione razionale».

    Venti di guerra, verso un attacco annunciato che sembra ormai dietro l’angolo: «Gli Stati Uniti potrebbero farlo da soli, ma non lo faranno», dice ancora il funzionario londinese, «per cui abbiamo necessità di anticipare le loro richieste: ritenevamo di avere tempo almeno fino a dopo le elezioni americane del prossimo anno, ma ora non siamo più così sicuri». Le notizie che si rincorrono descrivono un clima internazionale di grave allarme, a partire ovviamente da Israele: Tel Aviv spinge perché l’attacco all’Iran sia scatenato entro la primavera 2012. Ne parla apertamente il maggior quotidiano israeliano, “Yedioth Ahronot”, che descrive il dibattito in corso tra “colombe” preoccupate dalle conseguenze del raid e “falchi” come il premier Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak, decisi a sferrare l’attacco contro il nemico strategico Ahmadinejad, che ha sempre dichiarato di voler cancellare Israele dalla carta geografica del Medio Oriente.

    Anche il paese sembra diviso sulla possibilità di una guerra, dice ancora “Clarissa”: secondo il sondaggio pubblicato dal quotidiano “Haaretz”, quattro israeliani su dieci (il 41% del campione) sarebbero favorevoli al raid, mentre quasi altrettanti (il 39%) sarebbero contrari; in attesa di decifrare l’intenzione degli incerti, “Haaretz” sostiene che in ogni caso la maggioranza (il 52%) si fida della valutazione e delle decisioni che vorranno prendere Netanyahu e Barak. Intanto, Israele si prepara al peggio: il 3 novembre un’esercitazione ha mobilitato il paese per quattro ore, simulando una difesa contro attacchi missilistici dall’esterno. Le forze armate hanno testato con successo un nuovo missile balistico capace di raggiungere l’Iran, e l’aviazione israeliana ha appena condotto a termine un’imponente esercitazione nella base Nato di Decimomannu in Sardegna, con sei squadroni di cacciabombardieri impegnati a simulare azioni d’attacco su lunghe distanze con rifornimenti in volo.

    Se fino a ieri le autorità israeliane parlavano di «esercitazioni di routine», denunciando la «fuga di notizie» innescata da due ex dirigenti del Mossad, Meir Dagan e Yuval Diskin, a confermare l’allarme è lo stesso Peres, premio Nobel per la pace, che il 4 novembre ha dichiarato alla tv commerciale Canale 2 che l’opzione militare si sta affrettando: «I servizi di sicurezza di tutti i Paesi comprendono che il tempo stringe e di conseguenza avvertono i rispettivi dirigenti, perché a quanto pare l’Iran si avvicina alle armi nucleari». Nel tempo che resta, ha aggiunto Peres, insistendo sulla tempestività dell’imminente azione, «dobbiamo esigere dai Paesi del mondo di agire, e dire loro che devono rispettare gli impegni che hanno assunto, e far fronte alle loro responsabilità: sia che si tratti di sanzioni severe sia che si tratti di una operazione militare».

    Sempre l’inglese “Guardian”, aggiunge Simone Santini, il 2 novembre ha pubblicato un reportage secondo cui le forze armate del Regno Unito starebbero intensificando i preparativi in vista di attacchi missilistici degli Stati Uniti contro siti iraniani. Gli strateghi della Royal Navy starebbero esaminando la migliore dislocazione possibile nell’area mediorientale delle unità navali, tra cui i sottomarini dotati di missili da crociera Tomahawk. Londra sarebbe pronta a concedere agli americani l’utilizzo dell’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, già usata come fondamentale base d’appoggio in precedenti conflitti nella regione. L’Iran è tornato al centro delle preoccupazioni diplomatiche dopo la guerra in Libia: anche se Barack Obama non avrebbe intenzione di imbarcarsi in un nuovo conflitto, potrebbe esservi “costretto” dall’atteso rapporto nucleare dell’Aiea, dopo le voci di “complotto iraniano” contro l’ambasciatore saudita negli Usa.

    Finora, le installazioni atomiche iraniane – destinate dichiaratamente all’uso civile – hanno resistito anche agli attacchi cibernetici sferrati dall’Occidente, che sta ora riposizionando le proprie forze nella regione. Secondo il professor Chossudovsky, l’obiettivo è – da anni – l’accerchiamento dell’Iran: «Dalla seconda guerra mondiale, non si era mai visto un simile spiegamento di forze». L’idea, spiega “Clarissa”, è di compensare il ritiro delle forze combattenti dall’Iraq ampliando la presenza militare nella penisola arabica, come ai tempi della prima guerra del Golfo, con nuovi stanziamenti in Kuwait, in Arabia Saudita e negli Emirati, e inviando ulteriori contingenti navali nel braccio di mare che separa le monarchie petrolifere dall’Iran.

    Nonostante la crisi e i tagli (solo annunciati) alla spesa militare, gli Usa rilanciano: obiettivo, una “Nato del Golfo” con Bahrein, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita, che renda permanente la prova generale di collaborazione appena sperimentata in Libia. «Gli scenari fin qui illustrati – si domanda Santini – puntano dritto verso un confronto militare o, come pensano alcuni analisti, fughe di notizie e pianificazioni militari servono per aumentare la pressione su Teheran, lanciando moniti credibili, per ottenere maggiori successi diplomatici?». La risposta, in un senso o nell’altro, non tarderà probabilmente ad arrivare. «Nel frattempo, a fronte di un possibile conflitto con esiti devastanti, il movimento pacifista pare del tutto inerme ed impreparato. Tornerà ad agitarsi, forse, quando sarà ormai troppo tardi. Ammesso che non lo sia già ora».

    Fonte: http://www.libreidee.org/2011/11/israele-gela-il-mondo-la-guerra-con-liran-e-vicinissima/

     
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