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    UNGHERIA,LE IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 15 MARZO:MIGLIAIA IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO L'UNIONE EUROPEA

    domenica 18 marzo 2012

    In anteprima solo per Free-Italy le immagini che mi ha inviato un amico ungherese riguardo la manifestazione del 15 marzo a Budapest.Di seguito il suo messaggio per il popolo italiano.







    Gentili persone italiane,in Ungheria il 15marzo viene festeggiato l'anniversario della libertá.Nel 1848 anche noi ungheresi abbiamo combattuto per la libertá contro gli
    hobsburgo austriaci che volevano azzittirci e metterci da parte.I nostri
    combattenti molto illustri e coraggiosi sono stati Kossuth,Széchenyi,Petőfi,
    capi militari e tanta popolazione civile,ma gli austriaci hanno fatto delle
    cose molto brutte nei nostri riguardi perché loro assime ai militari russi
    chiamati dagli stessi austriaci hanno combattuto contro di noi ungheresi
    facendo cosí scorrere molto sangue e il popolo ungherese é stato messo in
    ginocchio (per esempio nella cittá di Arad il generale austriaco Haynau ha dato
    il comando di uccidere 13 generali ungheresi impiccandoli e sparandogli.Anche
    nel 1956 gli ungheresi hanno combattuto per la libertá contro i russi e il
    comunismo ma i capi politici ungheresi hanno chiamato i militari russi e cosí
    gli ungheresi sono finiti ancora a terra dai russi.Tante persone ungheresi sono
    state uccise e deportate dai russi in Russia costretti a lavorare forzatamente
    fino alla morte.Dal 1956 al 1989 il comunismo russo ha diretto l'Ungheria, e
    allora cosa c'é oggi quí in Ungheria adesso?Oggi quí in Ungheria il capo del
    governo si chiama Orbán Viktor,nell'aprile del 2010 la popolazione ungherese
    per i 2/3 ha votato Orbán come suo capo del governo.Lui é una vera persona di
    destra che vive e lavora in Ungheria.Lui non é un nazionalista,non é un
    popolista come quí quelli di sinistra vogliono dire e anche i politici di
    sinistra stranieri dicono.Perché i mass media stranieri di sinistra ricevono le
    informazioni sbagliate dagli stessi politici ungheresi di sinistra come mszp.Il
    partito di Orbán Viktor c'é stato dal 1998 al 2002 lasciando il debito pubblico
    dello stato del 52%,poi é subentrato il partito socialista di sinistra mszp per
    8 anni consecutivi lasciando il debito pubblico dello stato al 82%.Ormai il
    partito mszp é poco votato dalla popolazione e per questo il partito stesso si
    occupa di cose poco pulite per esempio in Europa non esiste uno sporco partito
    di sinistra come quello ungherse,per esempio al parlamento europeo hanno votato
    contro il loro stesso stato!E cosí il governo ungherese e Orbán Viktor riceve
    le pressioni straniere e vogliono farlo dimettere.Perché lo vogliono far
    dimettere?Perché in Europa non esiste un capo del governo che abbia ricevuto
    cosí tante votazioni come lui Orbán Viktor e lui no é un capo del governo come
    i suoi precedessori(mszp Gyurcsány) perché lui non ha lasciato che lo
    comandassero e non ha lasciato all'unione e all'imf che in Ungheria dettassero
    le loro regole.Per esempio l'imf avrebbe dato dei crediti come reti di
    pretezione se lo stesso avrebbe dettato legge in Ungheria.E quando Orbán ha
    risposto di no,allora in Ungheria questi per caso(fatto apposta)hanno fatto
    delle speculazioni su fiorino steso e rientravano in questo giro:imf,eu e le
    ricerche finanziarie come moody's .E adesso nel 2012 gli ungheresi ancora
    lottano per la libertá ,perché non é l'Europa che crea problemi ma l'unione di
    burocratici e la finanza mondiale che vogliono dettare anche come quí in
    Ungheria le loro regole.Noi ungheresi fino ad ora a dopo di questo sempre
    proteggeremo il governo ungherese e Orbán Viktor,non lasceremo che lo dimettano
    e se servirá andremo fino a Bruxell.
    Gentili persone italiane proteggete la veritá ,non si puó nascondersi e
    restare in silenzio.
    Cordialmente Kovács András
    Si ringrazia l'amico Footam per il prezioso materiale che ci ha inviato e Kovac Andràs per averci permesso di vedere queste immagini emozionanti!

    ANDRAS KOVACS:VENITE TUTTI A BUDAPEST IL 15 MARZO PER SOSTERNERE ORBAN E PROTESTARE CONTRO L'UE!

    lunedì 12 marzo 2012

    Il 15 marzo saremo a Budapest ancora in tanti e faremo vedere a tutto il mondo che siamo sempre vicino e sosteniamo il governo ungherese, sosteniamo Orban Viktor,e se servirá andremo fino a Bruxell.Arriveranno anche a Budapest tanti amici polacchi e lituani e avermmo piacere di vedere anche i nostri amici italiani.
    Grazie e vi aspettiamo numerosi.


    UNGHERIA,IL 15 MARZO SI TORNA IN PIAZZA CONTRO L'UE:PIENO SOSTEGNO AL PREMIER ORBAN DALLA POPOLAZIONE.

    mercoledì 7 marzo 2012

    di Kovacs Andras
    Il 15 marzo saremo a Budapest ancora in tanti e faremo vedere a tutto il mondo che siamo sempre vicino e sosteniamo il governo ungherese, sosteniamo Orban Viktor,e se servirá andremo fino a Bruxell.Arriveranno anche a Budapest tanti amici polacchi e lituani e avermmo piacere di vedere anche i nostri amici italiani.
    Grazie e vi aspettiamo numerosi.



    UNGHERIA,LE FOTO DELLA STORICA MANIFESTAZIONE ANTI UE INVIATECI DA UN NOSTRO LETTORE

    RINGRAZIAMO FOOTAM PER AVER MESSO A DISPOSIZIONE QUESTE FOTO SCATTATE DA UN RAGAZZO UNGHERESE DURANTE LA STORICA MANIFESTAZIONE ANTI UE DI GENNAIO.LO STESSO RAGAZZO CI HA PROMESSO CHE MANDERA' ALTRE FOTO DELLA PROSSIMA MANIFESTAZIONE INDETTA IL 15 MARZO GIORNO IN CUI GLI UNGHERESI CELEBRANO L'ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA DALL'AUSTRIA.





    Speriamo che qualche italiano alla visione di queste foto abbia un sussulto d'orgoglio e inizi a ribellarsi a questa regia che ci porterà in un mondo povero e affamato.Noi ve lo stiamo dicendo da tempo tocca a voi seguire i passi degli amici ungheresi,loro sì grintosi e combattivi..

    Free Italy

    UNGHERESE,GIOVANE MANIFESTANTE CHIAMA A RACCOLTA IL SUO PAESE IN VISTA DELLA MANIFESTAZIONE DEL 15 MARZO.

    domenica 4 marzo 2012

    Il 15 marzo saremo a Budapest ancora in tanti e faremo vedere a tutto il mondo che siamo sempre vicino e sosteniamo il governo ungherese, sosteniamo Orban Viktor,e se servirá andremo fino a Bruxell.Arriveranno anche a Budapest tanti amici polacchi e lituani e avermmo piacere di vedere anche i nostri amici italiani.

    Grazie e vi aspettiamo numerosi.

    A questo ragazzo un nostro caro lettore ha chiesto gentilmente di inviargli le foto della manifestazione,che noi pubblicheremo quando ne avremo disponibilità

    Redazione Free Italy




    Ungheria. In decine di migliaia sfilano contro l’Ue, nel silenzio dei media occidentali

    mercoledì 8 febbraio 2012

    A ben vedere non sono mancati i colori dalle manifestazioni che negli ultimi dieci giorni hanno sfilato per le strade del centro di Budapest. Il verde, il bianco e il rosso della bandiera ungherese erano facilmente individuabili, giacché orgogliosamente sventolati da decine di migliaia di cittadini magiari intenti ad esprimere appoggio al loro Governo, la cui rediviva sovranità è insidiata da quelli che gli ungheresi definiscono “burocrati dell’Unione europea”.

    Nulla di rivoluzionario, dunque, negli intenti di queste enormi folle di persone, bensì la volontà di affermare corrispondenza tra le scelte del Governo Orbán e le istanze del popolo. E’ per questo, evidentemente, che la stampa occidentale ha, se minimizzato l’entità o diffamato i contenuti di queste manifestazioni. Là dove le folle brandiscono le proprie bandiere nazionali, sostengono i propri sovrani e decidono di non voler spalancare le porte dei propri confini alle ingerenze straniere, per i media occidentali mancano i crismi del politicamente corretto. Il principio che sta alla base delle scelte editoriali è semplice: se non è “rivoluzione colorata” (dai vessilli monocromatici del pensiero unico mondialista), non è legittimo parlarne. Desolante che questo selettivo e arbitrario principio finisca per nascondere all’opinione pubblica una realtà invece meritevole di venire approfondita, non fosse altro che per assolvere la funzione di imparzialità che dovrebbe qualificare la stampa. Una realtà molto vasta, stando ai numeri dei partecipanti a queste manifestazioni in solidarietà del Governo ungherese e contro l’Unione europea.
    L’ultimo di questi appuntamenti si è registrato sabato scorso. Un gruppo di figure pubbliche – giornalisti, scrittori, accademici, imprenditori – vicine alle idee del partito di Governo Fidesz ha indetto un raduno, al centro di Budapest, per esprimere vicinanza al premier Orbán. L’iniziativa è stata definita “marcia della pace per l’Ungheria”, e ha avuto lo scopo di affermare “il progresso e l’indipendenza” della nazione magiara. L’adesione è stata gigantesca, la strada che collega la centralissima piazza degli Eroi al Parlamento si è trasformata in un fitto fiume di gente (stime parlano di almeno centomila partecipanti). Tantissime le bandiere ungheresi, ma anche tante le torce accese, le quali, nel buio del tardo pomeriggio, hanno reso suggestiva l’atmosfera. Tra i partecipanti anche Szilard Nemeth, sindaco del distretto di Csepel, a Budapest, il quale ha rivolto un appello al popolo affinché preghi per Orbán, in modo da difenderlo dagli “attacchi brutali” cui è sottoposto in questo periodo.
    Il massiccio corteo di sabato scorso ha convogliato una serie di iniziative susseguitesi nei giorni precedenti, altrettanto espressive delle istanze di una larga fetta della popolazione ungherese. Il 14 gennaio, esattamente una settimana prima del grande raduno di sabato scorso, in strada era invece sceso il partito Jobbik, attualmente all’opposizione. L’iniziativa di Jobbik – caratterizzato da una linea fortemente nazionale e sociale, oltre che contraria all’Unione europea – ha riscosso un ampio successo, si parla di diverse migliaia di manifestanti. Dal palco della manifestazione Elod Novak, eletto in Parlamento tra le file di Jobbik, ha dato alle fiamme una bandiera dell’Unione europea, gesto seguito alle parole appassionate di un suo compagno di partito, l’europarlamentare Csanad Szegedi: “Questa settimana l’Ue ha dichiarato guerra all’Ungheria in modo aperto e violento”. E’ bene ricordare che Jobbik, partito che i media italiani bollano sbrigativamente come la deriva fascista di un marginale drappello di squinternati, è il secondo partito d’opposizione in Ungheria e, nelle elezioni del 2010, ha guadagnato 47 seggi in Parlamento.
    L’Ungheria, tallonata da speculazioni finanziarie che rischiano di condurla al fallimento, vive giorni cruciali. La scorsa settimana l’Unione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti del Paese governato da Viktor Orbán. Quest’ultimo avrà nella giornata di martedì un incontro con José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, per cercare di appianare le controversie nate dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione ungherese. Una soluzione rosea per l’Ungheria è forse un bandolo di una matassa che Gabor Vona, leader di Jobbik, ha individuato in una strada ben precisa: “La parola torni ai cittadini, l’Ungheria deve uscire dall’Unione europea”. La grande partecipazione alle manifestazioni degli ultimi giorni dimostra che Gabor Vona è interprete di un pensiero molto diffuso tra il popolo magiaro.

    Fonte: http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6686:ungheria-in-decine-di-migliaia-sfilano-contro-lue-nel-silenzio-dei-media-occidentali&catid=3:politica-estera&Itemid=35

    L'UNGHERIA SFIDA FMI E BCE PER RIPRENDERSI LA SOVRANITA' MONETARIA,MA IL RISCHIO FALLIMENTO RESTA ELEVATO..

    venerdì 6 gennaio 2012

    Il governo ungherese denigrato e diffamato perche' prende le distanza dal FMI e
    dalla BCE.Il governo di Viktor Orbán vuole rompere con la subordinazione dei suoi predecessori ai mercati internazionali e ristabilire la sovranità economica. Ma il rischio di un doloroso fallimento è elevato.

    Il secondo regno di Viktor Orbán è contrassegnato dalla volontà di rompere l’ideologia che ha caratterizzato l’Ungheria dopo la caduta del regime comunista. Tutto quello che dice e che fa va in questa direzione. L’idea guida degli ultimi venti anni era la “modernizzazione”. “La sovranità” era invece solo un elemento di fondo, un miraggio. Lo scopo della seconda era Orbán – la prima è durata dal 1988 al 2002 – è quindi ricostruire il potere sovrano, che si sarebbe disintegrato negli ultimi otto anni [con i governo socialisti-liberali].


    L’obiettivo del suo progetto è di conseguenza la creazione di un capitalismo all’ungherese. La politica in apparenza sconclusionata del suo ministero dell’economia serve in realtà a fornirgli le munizioni per distruggere la rete che continua a tenere le redini del paese. Per il resto il progetto di Orbán è molto semplice: il capitalismo ungherese non può esistere senza capitali ungheresi, in particolare i capitali finanziari.

    Ma come sapere se il denaro, che per definizione non ha odore, è “ungherese”? In che misura una banca che ha una vasta clientela nel paese e che dà lavoro a diverse migliaia di ungheresi può essere considerata “straniera”? È semplice, secondo il “sistema Orbán” possono essere considerati ungheresi i capitali disposti a collaborare alla creazione di un capitalismo ungherese, anche se i limiti di quest’ultimo rimangono vaghi.

    Per creare questo capitalismo ci vogliono quindi delle istituzioni finanziarie – banche e assicurazioni – in grado di “invadere” i mercati. Queste istituzioni si possono creare grazie a degli investimenti diretti dello stato nelle nuove banche o attraverso l’acquisto della sua quota da parte di quelle esistenti. Una volta che saranno schierate in ordine di battaglia, si potrà cominciare a fare pressioni sugli altri attori del mercato.

    Le istituzioni finanziarie create di recente dallo stato sono tutte dirette da uomini di fiducia del primo ministro e anche se le banche austriache o tedesche possono ricomprare delle banche ungheresi, nulla vieta il contrario. Allo stesso modo “le poche istituzioni finanziarie che rimangono nelle mani dello stato” possono sempre essere ricapitalizzate. Inoltre quando sarà il momento sarà sempre possibile di procedere a un riacquisto da parte dello stato delle istituzioni che si sono sviluppate in questi ultimi anni in modo autonomo. Quando si possiedono i due terzi dei seggi al parlamento si può fare quasi tutto.

    Ammettendo quindi che queste istituzioni esistano, bisognerà trovare i capitali per procedere all’invasione programmata. Niente di più facile: lo stato dispone di molti mezzi per avvantaggiare gli attori “locali” nelle gare di appalto o facendo leva sulla regolamentazione fiscale e per spingere nelle braccia delle banche ungheresi la massa di chi cerca dei capitali. In effetti dall’autunno scorso la Pszáf [l'Autorità di sorveglianza del settore finanziario] infligge sempre più volentieri multe agli attori multinazionali. La tassa eccezionale applicata alle istituzioni finanziarie obbliga le banche straniere a trasferimenti netti di capitale nelle loro filiali ungheresi.

    Dal disfattismo all’autarchia
    Ma per ora rimangono numerosi ostacoli alla realizzazione di questo progetto. Prima di tutto le banche ungheresi non hanno abbastanza liquidità per proporre crediti in forint a un prezzo accessibile. E non saranno mai in grado di sostituire i loro concorrenti internazionali nel settore dei crediti alle imprese. I nuovi attori del capitalismo ungherese potranno entrare sul mercato solo attraverso il risparmio o l’aumento di capitale. Ma la popolazione non ha i mezzi per risparmiare; anche lo stato è pieno di debiti e le imprese sono indebitate fino al collo. In questa situazione si ha bisogno di investitori stranieri – o ungheresi – che possano essere convinti della validità del progetto di Orbán. Ma è poco probabile che questi argomenti siano stati all’ordine del giorno in occasione dei suoi recenti viaggi in Arabia Saudita e in Cina.

    Assisteremo invece all’erosione e al crollo delle difese che attualmente proteggono i proprietari del settore finanziario ungherese? È troppo presto per dirlo. Ma il recente abbassamento del rating del paese non lasciare presagire nulla di buono in questo senso. Se il rating continuerà a scendere, le vendite di titoli di stato saranno bloccate e l’euro sopra la soglia dei 300 forint e il franco svizzero a 250 saranno difficilmente alla portata degli ungheresi, per lo più indebitati in valute estere. Se invece il progetto riesce, si creerà una squadra economica favorevole a Orbán, che renderà di fatto il paese ingovernabile per chiunque altro. I politici non avranno altra scelta che scendere a compromessi con questo leviatano economico.

    Da 20 anni le élite post-comuniste e neoliberali – che sono ormai un unico fronte – si sono limitate a servire gli interessi dei capitali internazionali in cambio del sostegno morale e finanziario dell’occidente. Di fronte a questa strategia di sopravvivenza basata sul disfattismo, il progetto di Orbán corrisponde molto meglio allo stato d’animo attuale degli ungheresi, stanchi di subire passivamente. Il problema di questo progetto non è quello che gli rimproverano gli ambienti d’affari (che sono apolitici) o gli analisti liberali o di sinistra tendenti a dare un carattere eccessivamente politico alla questione. Il vero problema è che indipendentemente dalla riuscita o meno del progetto di Orbán, il risultato sarà tragico.

    Traduzione di Andrea De Ritis

    Budapest sotto pressione
    Il 21 dicembre Standard & Poor’s ha abbassato il rating del debito ungherese da BBB- a BB+, giustificando la decisione con “l’imprevedibilità della politica economica” del paese, spiega Népszabadság. S&P ha chiamato in causa in particolar modo la nuova Costituzione, che entrerà in vigore il primo gennaio, e il funzionamento della Banca centrale ungherese.

    Le modifiche alla struttura della Banca centrale hanno provocato anche la rottura dei negoziati con Fmi e Ue del 16 dicembre. Ora il governo ungherese, che ha chiesto aiuto internazionale alla fine di novembre dopo avere a lungo assicurato di non averne bisogno e di voler mantenere l’indipendenza del paese, spera che il dialogo possa riprendere a gennaio, soprattutto perché il fiorino continua a perdere terreno nei confronti dell’euro.


    DISOCCUPAZIONE AL 12% NEL 2012
    La disoccupazione prevista in Ungheria nel 2012 è del 12 % mentre già ora il 20 % della popolazione non riesce a pagare le bollette di gas acqua e corrente.

    Lo strappo del governo Orban sostenuto dai 2/3 del Parlamento è di aver posto la Banca Centrale sotto tutela del governo violandone l’indipendenza e di aver imposto la conversione in forint nazionali di tutti i crediti in valuta praticando un tasso fissato dal governo.
    Sfidando poi la commissione europea di Barroso è stata introdotta con LEGGE COSTITUZIONALE l’aliquota fiscale unica (FLAT TAX) del 16 % che difficilmente in futuro un Parlamento avrà la forza di modificare.

    La Flat Tax (13 % in Russia, 19 % in Slovacchia e 20 % in Romania) ha dato buona prova di sè essendo facile da calcolare, certa da incassare e poco onerosa sia pur favorente i ricchi che comunque qui in Occidente evadono alla grande.

    LA MANO DELLA NATO SULL'UNGHERIA
    L’Ungheria è un Paese occupato militarmente dalla NATO dove la popolazione vive ancora in miseria nonostante molte multinazionali vi abbiano delocalizzato la produzione.

    Alcuni anni fa la Electrolux in un’impresa logisticamente epica spostò nell’arco di una settimana con 180 autotreni dalla Danimarca a Jaszbéreny (30 km a est di Budapest) un’intera fabbrica di elettrodomestici. Ovvio che là sia finita anche molta produzione della Electrolux di Susegana Porcìa ecc.

    L’Ungheria è un Paese di dieci milioni di abitanti che fino alla 2. guerra mondiale comprendeva 700 mila ebrei khazari gran parte dei quali si trasferirono in Palestina, alcuni in URSS e Nordamerica. La rivoluzione dell’ottobre 1956 propugnata anche dal cardinale primate Mindzenty oltre che dagli USA/NATO dopo le aperture di Krushchev e il XX Congresso de-stalinizzatore del PCUS (una rivoluzione colorata ante litteram sia pur sanguinosa con 3000 militanti comunisti appesi ai lampioni) fu causata dalla massiccia presenza di ebrei ‘espropriatori’ alla guida del Paese e del partito comunista. Già nel 1919 il bolscevico Bela Kun (Cohen) tentò di imporre un regime comunista in Ungheria dopo la scomparsa della dinastia asburgica.

    Gli ebrei ungheresi di Palestina dopo il crollo dei regimi comunisti sono ritornati a riprendersi i loro averi e lo Stato. Il giovanissimo ex-post-comunista Gurczany ebreo (oggi ricchissimo oligarca che contestava Orban in piazza nei giorni scorsi) fu Primo ministro nell’ultimo governo che permise l’assoggettamento dell’Ungheria ai poteri mondialisti sionisti e una rinnovata infiltrazione di ebrei in tutti i gangli amministrativi e militari.

    L’oriundo finanziere ungherese ebreo George Soros lasciò l’Ungheria a diciotto anni nel 1948. Suo padre (longa manus dei Rothschild) durante la guerra si accaparrò in combutta con la Gestapo e SS le proprietà fondiarie dei suoi correligionari ebrei d’Ungheria ponendoli di fronte al dilemma : o essere internati per lavori forzati in Germania o cedere in fretta e furia la proprietà immobiliare e fondiaria a Soros in cambio di un salvifico trasferimento in Palestina con ciò realizzando il sogno sionista della creazione di Israele avvenuta nel 1947. Ancor oggi Soros è il braccio destro finanziario dei Rothschild ed Israele è la creatura dei Rothschild.

    Orban sembrava aver ottenuto un sostegno finanziario dalla Russia (Putin) ma è già rientrato nei ranghi. Pure Berlusconi osò dichiarare che la Russia poteva acquistare quote del debito italiano ma dovette lasciare precipitosamente palazzo Chigi nel giro di quattro o cinque giorni anticipando la sua uscita di scena.

    FONTE

     
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