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    LETTERA APERTA DELLA RETE A TUTTI I SINDACI ITALIANI

    mercoledì 21 marzo 2012


    Bari – UNA grande iniziativa proposta da uno dei gruppi più attivi del veb la “rete di cittadini liberi “ informare tutti i sindaci e tutti i cittadini italiani, che esiste una legge che prevede la partecipazione attiva delle associazioni e dei cittadini e che nel caso non venga applicata un qualsiasi cittadino può far decadere il sindaco. Ora immaginiamo settori strategici della vita di una comunità ,scelte energetiche,rifiuti,scelte ambientali, cementificazioni, speculazioni. Settori dove il solito gruppetto di predatori affaristi si muove nell’ombra e in maniera sotterranea, cosa farebbero questi signori se dei cittadini puntualmente stanno a verificare e a controllare gli atti? E continuamente chiedono spiegazioni sulle scelte amministrative strane? E nel caso qualcuno faccia il furbo pronti a chiedere petizioni e referendum? Sicuramente gli illeciti e gli abusi si limiterebbero e si avrebbe una maggiore trasparenza.

    La vera domanda che occorre farsi è questa: ”Come mai questa legge è stata volutamente ignorata in questi anni? Ripeto volutamente ignorata…ma grazie agli amici della rete di cittadini liberi tutto questo è venuto a galla ,ed è venuta questa bella iniziativa di informare tutti i comuni italiani di questa legge e chiedere a tutti i comuni italiani di applicarla, ora allego la lettera integrale che sta per essere mandata a tutti i sindaci italiani.


    “Egregio Signor Sindaco,
    siamo un gruppo di cittadini che operano nel web con l’obiettivo di rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono, a tutt’oggi, la presa di coscienza dei diritti e dei doveri che regolano e tutelano lo svolgimento della vita sociale nella comunità. Ci siamo accorti che la maggioranza dei cittadini italiani ignora che c’è una legge dove l’art. 70 contempla che i cittadini possono pretendere che i sindaci decadono se non attuano l’art. 8 della legge 267/2000. Ora l’applicazione di questa legge, ignota a tutti, consentirebbe di poter partecipare attivamente alla vita del proprio Comune e della propria circoscrizione, e soprattutto evitare che decisioni importanti le prendano in pochi soprattutto in settori strategici della vita di una comunità, rifiuti, urbanistica, inceneritori, trasporti, servizi, occupazione.

    L’oscuramento delle regole democratiche è il primo passo verso la criminalizzazione delle regole amministrative poi viene il resto. I soliti noti e i soliti ignoti che controllano tutto e tutti. Lei certamente conoscerà l’art. 8 succitato e, sulla partecipazione popolare, si dice che i Comuni valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. I rapporti di tali forme associative sono disciplinati dallo statuto.

    Nel procedimento relativo, all’adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalità stabilite dallo statuto, nell’osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, anche, previsti referendum su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

    Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali, comunali e circoscrizionali. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo 25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini dell’Unione Europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

    Noi pensiamo che ora bisogna pretendere che i Comuni inseriscano nei regolamenti e negli statuti gli strumenti di attuazione dell’ art. 8:
    - per promuovere le libere forme associative,
    - per promuovere alla gestione del Comune la partecipazione dei cittadini,
    - prevedere le procedure per l’ammissione di proposte petizioni e istanze da parte dei
    cittadini,
    - consentire i controlli e l’accesso agli atti da parte dei cittadini,
    - prevedere regole per referendum,
    - prevedere i tempi per le petizioni e istanze, con sanzioni in caso di inadempimento.

    Questa lettera verrà inviata a tutti i Comuni italiani per conoscere l’applicazione di tale art. 8. Se Lei è fra quei Comuni dove questo articolo è applicato, non avrà niente in contrario a farci pervenire la sua posizione e consentirci, così, di analizzare la situazione a livello nazionale, onde poter procedere alla mappatura della stessa.
    Certi che collaborerà a questa ns. richiesta, restiamo in attesa di un Suo gradito riscontro e La salutiamo distintamente”, rappresentanti della Rete di cittadini liberi.

    FONTE

    FILETTINO STAMPA MONETA:IL COMUNE LAZIALE STA CONIANDO IL FIORITO,MONETA COMPLEMENTARE CHE VALE IL DOPPIO DELL'EURO!

    lunedì 13 febbraio 2012

    MONETA COMPLEMENTARE,SI MOLTIPLICANO I CASI IN ITALIA.OGGI IL BLOG L'ALTERNATIVA CI RACCONTA IL CASO DEL "FIORITO" LA NUOVA MONETA DI FILETTINO,COMUNE LAZIALE CON 500 ABITANTI.IL MERITO DELL'INIZIATIVA VA AL SINDACO LUCA STELLARI,CHE PROMETTE DI SEGUIRE LE ORME DEL SIMEC DI AURITI..E INTANTO LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO!


    Tutto merito dell'ambizioso sindaco Luca Sellari che vuole far diventare il suo comune un principato rendendo la comunità autonoma e indipendente. Autonomia e indipendenza che sarebbero più che garantite dalle risorse del territorio: Filettino infatti, possiede uno dei bacini idrici più grandi d'Europa e la sua acqua arriva ai rubinetti di Roma e a quelli di altri cinquanta paesi. Fino ad ora però, il comune non ha mai ricevuto alcun rientro economico da parte dello stato o della regione.

    Il sindaco si è stancato e così ha iniziato anche a battere moneta:
    "Fiorito" è il nome della nuova moneta che è in rapporto di 2:1 con l'Euro (un Fiorito vale circa due Euro).

    Lo stesso rapporto che aveva il SIMEC di Auriti con il quale il professore dell'università di Teramo riuscì a raddoppiare gli stipendi dei suoi concittadini di Guardiagrele.

    Non sappiamo come il sindaco di Filettino voglia utilizzare il "Fiorito" ma conosciamo bene il metodo utilizzato del professore di giurisprudenza che tanto vantaggio portò all'economia di Guardiagrele: stipendi raddoppiati a tutti i guardiesi e incassi senza precedenti per i commercianti.

    Vi illustreremo brevemente il metodo rivoluzionario di Giacinto Auriti (anche nel caso in cui Sellari decidesse di imitarlo):

    Gli abitanti di Guardiagrele cambiavano gli euro (all'epoca erano le lire ma per semplificare parliamo di euro, tanto per il nostro discorso non cambia nulla) con i SIMEC.

    Auriti per ogni euro dava un SIMEC.

    Ciò significa che cambiando uno stipendio di 1000 si ottenevano 1000 SIMEC.

    Il bello, ed ora fate attenzione, era che un SIMEC valeva 2 euro quindi cambiando 1000 euro in SIMEC si ottenevano 1000 SIMEC del valore di 2000 euro.

    In questo modo i consumatori di Guardiagrele potevano spendere il loro stipendio acquistando merce per 2000 euro invece che per 1000.

    Auriti riusciva così a raddoppiare il potere di acquisto di tutti i suoi concittadini.

    Naturalmente, dato che non tutti i fornitori dei commercianti accettavano i SIMEC e dato che alcuni beni dovevano per forza essere pagati in euro (benzina, autostrada, tasse, ecc) i guardiesi dovevano anche riconvertire i loro SIMEC in euro e tornavano da Auriti (che aveva il "borsino" sotto casa sua nel centro storico del paese).

    Il lettore più attento noterà che in questa situazione compare un problema: se Auriti aveva emesso un totale di, facciamo un esempio, un milione di SIMEC e di conseguenza possedeva in cassa un milione di euro, come avrebbe fatto a riconvertire i SIMEC in euro considerando che un SIMEC valeva 2 euro? Gli sarebbe servito il doppio di quello che possedeva, ovvero 2 milioni di euro...

    Auriti aveva già considerato il problema e lo aveva risolto grazie alle sue doti di grande studioso della moneta: la soluzione che aveva utilizzato era la "velocità di scambio".

    Auriti aveva calcolato che era impossibile che tutti i guardiesi fossero andati contemporaneamente a riconvertire i SIMEC in euro e quindi, se ci fossero andati un po' alla volta, come fu, lui avrebbe avuto sempre a dispozione gli euro per tutti.

    Con questo semplice metodo, il professor Auriti insieme all'allora sindaco di Guardiagrele, Franco Caramanico, riuscì ad ottenere quello che BCE, FMI e gli economisti e i monetaristi di tutto il mondo non hanno neanche mai sognato di raggiungere: potere d'acquisto doppio per ogni cittadino.

    Facciamo girare queste informazioni, magari a Filettino o in qualche altro comune si ripeterà il "miracolo".

    Tutto merito dell'ambizioso sindaco Luca Sellari che vuole far diventare il suo comune un principato rendendo la comunità autonoma e indipendente. Autonomia e indipendenza che sarebbero più che garantite dalle risorse del territorio: Filettino infatti, possiede uno dei bacini idrici più grandi d'Europa e la sua acqua arriva ai rubinetti di Roma e a quelli di altri cinquanta paesi. Fino ad ora però, il comune non ha mai ricevuto alcun rientro economico da parte dello stato o della regione.

    Il sindaco si è stancato e così ha iniziato anche a battere moneta:



    "Fiorito" è il nome della nuova moneta che è in rapporto di 2:1 con l'Euro (un Fiorito vale circa due Euro).

    Lo stesso rapporto che aveva il SIMEC di Auriti con il quale il professore dell'università di Teramo riuscì a raddoppiare gli stipendi dei suoi concittadini di Guardiagrele.

    Non sappiamo come il sindaco di Filettino voglia utilizzare il "Fiorito" ma conosciamo bene il metodo utilizzato del professore di giurisprudenza che tanto vantaggio portò all'economia di Guardiagrele: stipendi raddoppiati a tutti i guardiesi e incassi senza precedenti per i commercianti.



    Vi illustreremo brevemente il metodo rivoluzionario di Giacinto Auriti (anche nel caso in cui Sellari decidesse di imitarlo):

    Gli abitanti di Guardiagrele cambiavano gli euro (all'epoca erano le lire ma per semplificare parliamo di euro, tanto per il nostro discorso non cambia nulla) con i SIMEC.

    Auriti per ogni euro dava un SIMEC.

    Ciò significa che cambiando uno stipendio di 1000 si ottenevano 1000 SIMEC.

    Il bello, ed ora fate attenzione, era che un SIMEC valeva 2 euro quindi cambiando 1000 euro in SIMEC si ottenevano 1000 SIMEC del valore di 2000 euro.

    In questo modo i consumatori di Guardiagrele potevano spendere il loro stipendio acquistando merce per 2000 euro invece che per 1000.

    Auriti riusciva così a raddoppiare il potere di acquisto di tutti i suoi concittadini.

    Naturalmente, dato che non tutti i fornitori dei commercianti accettavano i SIMEC e dato che alcuni beni dovevano per forza essere pagati in euro (benzina, autostrada, tasse, ecc) i guardiesi dovevano anche riconvertire i loro SIMEC in euro e tornavano da Auriti (che aveva il "borsino" sotto casa sua nel centro storico del paese).

    Il lettore più attento noterà che in questa situazione compare un problema: se Auriti aveva emesso un totale di, facciamo un esempio, un milione di SIMEC e di conseguenza possedeva in cassa un milione di euro, come avrebbe fatto a riconvertire i SIMEC in euro considerando che un SIMEC valeva 2 euro? Gli sarebbe servito il doppio di quello che possedeva, ovvero 2 milioni di euro...

    Auriti aveva già considerato il problema e lo aveva risolto grazie alle sue doti di grande studioso della moneta: la soluzione che aveva utilizzato era la "velocità di scambio".

    Auriti aveva calcolato che era impossibile che tutti i guardiesi fossero andati contemporaneamente a riconvertire i SIMEC in euro e quindi, se ci fossero andati un po' alla volta, come fu, lui avrebbe avuto sempre a dispozione gli euro per tutti.

    Con questo semplice metodo, il professor Auriti insieme all'allora sindaco di Guardiagrele, Franco Caramanico, riuscì ad ottenere quello che BCE, FMI e gli economisti e i monetaristi di tutto il mondo non hanno neanche mai sognato di raggiungere: potere d'acquisto doppio per ogni cittadino.

    Facciamo girare queste informazioni, magari a Filettino o in qualche altro comune si ripeterà il "miracolo".

    Fonte: http://lalternativaitalia.blogspot.com/2012/02/filettino-stampa-moneta-la-notizia-fa.html

    SCONTRI 15 OTTOBRE: ECCO QUEL CHE RESTA DI VIA MERULANA (VIDEO)

    lunedì 17 ottobre 2011

    Roma. Alle 20 circa siamo ripassati in via Merulana dove si sono svolti gli ultimi scontri tra manifestanti e polizia. La strada appariva come un cimitero di cassonetti incendiati e sparsi in mezzo alla via. Servizio di Angela Nittoli

    SCONTRI 15 OTTOBRE,DANNI PER 800.000 EURO SECONDO IL COMUNE DI ROMA (VIDEO)

    Roma. 7000 i sanpietrini sollevati dal terreno, 30 i pali della segnaletica stradale divelti, 15 le persone impiegate per la ricostruzione. Sono questi, secondo il Comune di Roma, i primi dati dei danni provocati in piazza San Giovanni dagli scontri di sabato pomeriggio. Ad annunciarli l'assessore ai LL.PP. e Periferie di Roma Capitale Fabrizio Ghera. Servizio di Angela Nittoli

    ROMA,COMUNE STANZIA 1 MILIONE DI EURO PER LE PARROCCHIE.

    domenica 9 ottobre 2011

    Il Comune di Roma ha destinato 1 milione di euro alle parrocchie nel 2010,per un massimo di 20.000 euro a comunità.

    Accade tutto nel gennaio dello scorso anno.Il campidoglio destina un vero e proprio tesoretto alle parrocchie romane.A metterlo a disposizione niente meno che i 22 consiglieri della maggioranza capitolina che,con una delibera,hanno disposto uno stanziamento di un milione di euro come "contributi alle parrocchie capitoline".Un finanziamento concesso «in considerazione dell' insostituibile ruolo che svolgono in favore della comunità cittadina». La particolarità dell'iniziativa sta nelle modalità con cui è possibile accedere ai finanziamenti. Il bando, pubblicato a dicembre e in scadenza il prossimo 1 febbraio, prevede infatti che ogni singola parrocchia interessata ai fondi possa inviare un modulo direttamente al Gabinetto del sindaco che, senza bisogno di ulteriori autorizzazioni o passaggi in altri uffici, provvederà ad erogare fino 20mila eurocon immediato bonifico bancario. Alla parrocchia, dunque, il solo compito di indicare nel modulo il codice Iban per il bonifico e il tipo di progetto per cui intende ricevere i contanti. Una procedura ormai consolidata nel centrodestra, soprattutto se si ricorda che nel 2001 l'allora presidente della Regione Francesco Storace tentò di far passare (pochi mesi dopo la sua elezione a governatore) una legge su generose sovvenzioni agli oratori che suscitò la sollevazione del centrosinistra. Così Storace dovette correggere il tiro e inserire, all' ultimo minuto, un emendamento per estendere il finanziamento anche agli istituti non cattolici riconosciuti dalla Stato.
    Ma torniamo alla delibera.C'è da dire che anche stavolta quelli del Pd non l'hanno presa benissimo.Queste le parole del consigliere comunale Pd Massimiliano Valeriani:
    «La delibera con cui si sovvenzionano le parrocchie assomiglia sfacciatamente a una marchetta elettorale e clientelare degna della Roma degli anni ' 50 e non rientra in nessuna politica di valorizzazione complessiva delle diocesi e delle altre realtà associative della Capitale».
    Pochi mesi dopo,infatti,si sono tenute le elezioni amministrative..Insomma un regaluccio a quanto pare con fini elettorali.Ma sarà stato l'unico?Ma quando mai!Oltre al milioncino alle parrocchie,il comune di Roma aveva assegnato al Vaticano,solo poco tempo prima,  un prestigioso villino di proprietà comunale dentro il parco di Monte Mario, dono del Campidoglio a una fondazione vicina al Papa.Mica finisce qui..Come documentato da noi a suo tempo,Alemanno ha regalato un terreno di 13 ettari nel marzo del 2009.
    Riassumento,nel 2009 la "storia d'amore" tra il Vaticano e il Comune capitolino ha "partorito":
    1)1 milione di euro alle parrocchie
    2)Un villino dentro il parco di Monte Mario
    3)Un terreno di 13 ettari.

    Poi dici il perchè della crisi dei bilanci comunali...

    FONTE

    Tav: lettera aperta al sindaco e ai consiglieri di Quarto

    lunedì 3 ottobre 2011


    Mittente: il Coordinamento Comitati No TAV Friuli Venezia Gulia e Veneto

    Pubblichiamo di seguito la “lettera aperta” firmata da alcuni rappresentanti del Coordinamento Comitati No TAV Friuli Venezia Gulia e Veneto, e consegnata al sindaco e ai consiglieri del Comune di Quarto d’Altino con protocollo 15709 del 27/9/2011.
    La lettera contiene un’interessante proposta per un’iniziativa di approfondimento sul tema dell’Alta Velocità che giudichiamo imperdibile e che ci auguriamo venga raccolta dall’amministrazione. In caso contrario, ci mettiamo a disposizione del coordinamento affinché l’iniziativa venga comunque realizzata.
    * * *
    Alla c.a.
    Sindaco del Comune di Quarto d’Altino
    Gent.ma Dott.ssa Silvia Conte
    p.c.
    a tutti i Consiglieri Comunali del Comune di Quarto d’Altino
    OGGETTO: LETTERA APERTA E PROPOSTA PER UNA INIZIATIVA CONGIUNTA DI APPROFONDIMENTO SUL T.A.V.
    Gent.ma Dott.ssa Conte,
    quella appena trascorsa è stata un estate di intensa attività per i comitati NO TAV del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che si stanno battendo contro la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Venezia – Trieste; con l’incontro dell’8 luglio a San Giorgio di Nogaro, al quale ha partecipato la Deputata Europea Sabine Wils e nel quale il Comune di Quarto d’Altino era fra i pochi formalmente rappresentati con il consigliere delegato per le problematiche inerenti alla TAV Gianni Foffano, è cominciato un percorso alquanto impegnativo che ci ha portato a formare il Coordinamento dei Comitati NO TAV del Friuli Venezia Giulia e del Veneto e a scriverle questa lettera aperta.
    Non riteniamo necessario ritornare in questa sede sui motivi che determinano la nostra ferma opposizione a questo progetto devastante per l’ambiente, vergognosamente costoso, e totalmente inutile per la stragrande maggioranza dei cittadini e delle cittadine; queste motivazioni sono state già esposte da tecnici ed esperti fra i più preparati in Italia negli innumerevoli incontri pubblici che si sono svolti finora, alcuni dei quali, fra i più partecipati ed interessanti, proprio nel Comune di Quarto d’Altino; sono racchiuse nei volantini che abbiamo prodotto, nei siti web, e sono riassunti nella petizione europea a suo tempo depositata a Bruxelles.
    Noi siamo uomini e donne, ragazzi e ragazze, studenti, lavoratori, madri e padri che ritengono non si possa rimanere indifferenti alla devastazione del territorio in cui viviamo, al saccheggio inutile di denaro pubblico, alla sistematica violazione di normative italiane ed europee, alla continua disinformazione e mancanza di confronto con i cittadini che caratterizzano questa grande opera inutile. Non siamo e non possiamo essere un problema di ordine pubblico, a meno che non si ammetta di essere in una dittatura; noi siamo cittadini pacifici, informati, coscienti che vogliono partecipare attivamente alla vita sociale e politica del territorio in cui vivono esprimendo il proprio dissenso e pensiamo che questo sia il contenuto della parola “democrazia”.
    Siamo stanchi di menzogne (“ce lo impone l’Europa”), di frasi fatte prive di alcun significato (“è strategica”), di concezioni economiche distorte (“serve allo sviluppo”); vorremmo semplicemente trasparenza e accessibilità a tutti i cittadini della documentazione relativa al progetto, a partire dalla pubblicazione della documentazione stessa sui siti web ufficiali delle due regioni interessate. Vorremmo informazione seria e risposte dettagliate: quanto costa? Chi paga? Quali sono gli esiti dell’analisi costi-benefici? Quali sono le alternative possibili e quanto è stato approfondito il loro studio? Quali sono i flussi attuali e previsti di passeggeri e merci che rendono necessaria quest’opera (ammesso e non concesso che le merci possano circolare su questa linea)? Potrà sostenersi economicamente o sarà lo stato con i soldi di tutti i cittadini destinati alla scuola, ai servizi, alla sanità a dover intervenire in futuro per evitarne il fallimento?
    Queste sono le risposte che nessun politico ha ancora dato in questo territorio, sono le stesse risposte che vorrebbero e non hanno ottenuto in Val di Susa, dove cittadine e cittadini inermi sono oggetto di una repressione poliziesca brutale e feroce, alimentata dalla più grande campagna di disinformazione che la nostra Repubblica abbia mai conosciuto.
    Lei conosce bene questi temi perché, in un certo senso, è una di noi. Lo è Lei e lo sono tutti i consiglieri comunali che hanno approvato la delibera n° 69 del 19.7.2011 avente ad oggetto “PROGETTO PRELIMINARE NUOVA LINEA AV/AC VENEZIA-TRIESTE. ATTO D’INDIRIZZO”, perché in quel documento abbiamo visto espresse le nostre considerazioni, le nostre preoccupazioni e le nostre proposte, ma anche la volontà di dialogare in modo costruttivo con i cittadini che vogliono contribuire al dibattito per un alternativa alla TAV, speculare alla nostra volontà di dialogare con le istituzioni che vogliano affrontare in modo serio ed approfondito la questione. È proprio quest’ultima parte della delibera che abbiamo apprezzato di più:
    “(L’amministrazione comunale) Si impegna ad operare, per quanto di propria competenza, in stretto rapporto con le altre Amministrazioni Comunali interessate e con le cittadine e i cittadini che riterranno utile contribuire, con occasioni di approfondimento e dibattito, all’iniziativa per una alternativa ai progetti AV/AC, impegnandosi a difendere queste posizioni anche nei confronti delle istituzioni regionali e nazionali.”.
    Ed è per rispondere in maniera concreta a questo appello ai cittadini che le scriviamo formulandole la seguente proposta.
    Il pomeriggio di sabato 22 ottobre 2011 l’Ing. Ivan Cicconi (il cui curriculum, in allegato, parla da sé) sarà a Venezia per presentare il suo nuovo libro, in uscita ad ottobre “IL LIBRO NERO DELL’ALTA VELOCITÀ” (ogni mercoledì e sabato, ilfattoquotidiano.it sta pubblicando un capitolo del libro in anteprima ed i lettori potranno leggerlo e scaricarlo gratuitamente prima dell’uscita ufficiale nelle librerie). Approfittando di questa occasione, l’Ing. Cicconi ha già dato piena disponibilità per una eventuale conferenza a Quarto d’Altino nella mattinata dello stesso giorno.
    Riteniamo importantissimo che questa occasione venga colta e, nello spirito di collaborazione richiamato della delibera, valorizzata da una cornice istituzionale in cui fosse il Comune di Quarto d’Altino a promuovere l’iniziativa della conferenza o sotto forma di consiglio comunale aperto o di incontro pubblico nel quale sia presente l’intero consiglio comunale e l’Amministrazione Comunale si faccia carico di pubblicizzare al massimo l’evento, invitando, oltre alla cittadinanza, i sindaci dei comuni limitrofi e, perché no, gli amministratori provinciali e regionali interessati. Il coordinamento dei comitati si farà carico dell’accoglienza, degli spostamenti e di quanto sarà necessario all’Ing. Cicconi.
    Per concludere ci è sembrata opportuna la sua citazione di Einstein nel suo intervento dal palco di Pesaro del 10 settembre scorso“Non possiamo pensare di risolvere i problemi se non abbandoniamo il modo di pensare che li ha creati”. I problemi legati a questo progetto derivano da un modo di pensare che considera i cittadini come sudditi e le casse dello Stato come un pozzo senza fondo al quale si può liberamente attingere a scapito della collettività; ci auguriamo che questa citazione abbia suggerito delle riflessioni anche a qualche Sua giovane collega del Partito Democratico. Allo stesso modo ci piace l’idea, da Lei suggerita nelle medesima occasione, di un partito che “possa aprirsi ed arricchirsi dell’esperienza e dello sguardo della società civile”.
    E proprio per questo ci auguriamo che Lei e l’amministrazione comunale che presiede, accogliate questa nostra prima proposta.
    Cordiali saluti.
    Per il
    Coordinamento Comitati No TAV Friuli Venezia Giulia e Veneto
    Per il Friuli Venezia Giulia
    Giancarlo Pastorutti BAGNARIA ARSA (UD)Giorgio Guzzon MUZZANA DEL TURGNANOLiviana Andreossi MONFALCONE (GO)Federica Cravin RONCHI DEI LEGIONARI (GO)Peter Behrens TRIESTECristina Favotto CASTIONS DI STRADA (UD)Ginamarco Romano UDINE
    Per il Veneto:
    Arianna Spessotto SAN DONA DI PIAVE (VE)
    Marcella Corò MOGLIANO VENETO (TV)
    Nicola Calenda VENEZIA
    Raffaele Tortato MARCON (VE)
    Marco Simionato QUARTO D’ALTINO (VE)

    FINANZIARIA:PREVISTI 2,6 MILIARDI DI TASSE COMUNALI IN PIU' NEL 2012

    mercoledì 28 settembre 2011


    La manovra finanziaria, recentemente approvata dal Parlamento, riduce, come è noto, ancora una volta, i fondi a disposizione degli enti locali, anche quelli destinati ai Comuni. La Cgia (Confartigianato) di Mestre ha provato ad effettuare dei calcoli in modo tale da quantificare l’entità delle tasse che i Comuni italiani saranno costretti a prelevare dalle tasche dei cittadini, in seguito appunto alla ulteriore diminuzione dei trasferimenti statali. Infatti con la manovra i Sindaci italiani potranno aumentare l’aliquota dell’addizionale comunale Irpef fino a toccare il valore massimo dello 0,8%. Pertanto, con questo sblocco totale delle addizionali – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – “rischiamo 2,6 miliardi di tasse comunali in più. Una vera e propria stangata che si abbatterà sulle famiglie e sulle piccole imprese”.
    “A corto di risorse e vincolati dalle disposizioni previste dal Patto di stabilità interno – prosegue Bortolussi – appare abbastanza probabile che molti Sindaci approfitteranno di questa possibilità per fare cassa. Infatti, non rientrando nei decreti sul federalismo fiscale che vietano un incremento della pressione fiscale, questo sblocco totale delle addizionali comunali Irpef andrà ad appesantire la tassazione locale sui contribuenti italiani”. Osservando i dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, la stima del gettito proveniente dall’applicazione dell’addizionale comunale Irpef, attualmente in vigore, è pari a circa 3 miliardi di euro. Se i Comuni decideranno di aumentare l’addizionale al valore massimo consentito (0,8%), l’incremento di gettito sarà di 2,63 miliardi di euro.
    A livello medio nazionale, la Cgia stima che il costo per ciascun contribuente sarà di 85 euro all’anno. In linea generale, le più penalizzate saranno le persone fisiche che presentano i livelli reddituali più alti. Pertanto, a livello regionale, gli aumenti più consistenti si registreranno nel Trentino (+178 euro per contribuente), nella Valle d’Aosta (+164 euro) e in Lombardia (+130 euro). Ma la Cgia di Mestre prende in considerazione solo l’aumento dell’addizionale Irpef. In realtà i Comuni, nei bilanci preventivi per il 2012, potranno essere costretti ad aumentare, ad esempio, anche la tassa sui rifiuti. E’ probabile che si anticipi il passaggio dall’Ici all’Imu. In questo modo aumenterà anche la tassazione sugli immobili. Per non parlare dei possibili aumenti delle tariffe dei diversi servizi comunali. Quindi i cittadini, per decisioni apparentemente prese dai Comuni, in realtà imposte dal Governo, il prossimo anno saranno costretti a versare ai Comuni risorse finanziarie aggiuntive senza dubbio notevolmente superiori ai 2,6 miliardi di euro calcolati dalla Cgia di Mestre, risorse che però non è possibile quantificare, al momento, con precisione.

    TORINO,SCIOPERO DELLA FAME CONTRO LO SFRATTO.FASSINO INTERVENGA!

    lunedì 26 settembre 2011


    Scorrendo alcune note dei miei amici su Facebook ne scorgo una che mi colpisce.La scrive la signora Elena,che parla di un povero signore sardo,residente a Torino,recentemente sfrattato.Per protesta sta attuando lo sciopero della fame.
    Stamattina, davanti al palazzo del Comune, in Via Palazzo di Città,  dove svolge il suo mestiere il nostro sindaco Fassino tanto per intenderci, c'era un signore:  seduto, con aria dimessa e triste.  Dietro di lui un lenzuolo con su scritto : ''SCIOPERO DELLA FAME COS'ALTRO MI RESTA''? 


    Mi sono avvicinata e gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia ...


    E' un signore di origine sarda, venuto qui da piccolo con la famiglia negli anni '50. Contadini, che, non riuscendo a sbarcare il lunario con la pastorizia e l'agricoltura,  sono venuti a cercar fortuna nel ricco nord Italia! Una storia sentita mille volte e che non sempre ha avuto conclusioni positive ...Oggi, Piero Giorgio Satta,   62 anni ha perso il lavoro  e non avrà la pensione fino al compimento del 65 anno di età, nonostante i 35 anni di contributi! 
    E' stato sfrattato ...  Non avendo reddito, non è in grado di pagare l'affitto ... Cosa deve fare? 

    Pare gli abbiano consigliato di andare in Chiesa a chiedere un piatto di minestra ... (???)
    Lui ha lavorato 35 anni! Non vuole andare in Chiesa a chiedere un piatto di minestra!  Vorrebbe un lavoro che gli permettesse di sopravvivere fino a quando  riceverà la pensione.

    Chiedo a Fassino e alla giunta di Torino di dare una mano in qualche modo a questo signore ... un lavoro che gli permetta di sopravvivere ancora per tre anni ... lui non ha più una famiglia che lo mantiene! Magari una casa popolare visto che ha ricevuto lo sfratto ... un posto da qualche parte che gli eviti le panchine di Corso Matteotti!  Oggi mi ha confessato che lui sturerebbe i gabinetti senza nessun problema ... vorrebbe solo un lavoro... Please ...

    Un ringraziamento alla signora Elena.Facciamo girare e/o cerchiamo di aiutare il povero signore.Vi lascio anche il video del movimento 5 stelle che l'ho intervistato.Forza Grillo,fatti sentire!




    ECCO QUANTO GUADAGNANO SINDACI,VICESINDACI E CONSIGLIERI COMUNALI:FOCUS STIPENDI ED INDENNITA'.

    Quanto percepiscono di stipendio i sindaci per il servizio che svolgono?
    Dipende. Dal numero di abitanti del paese che amministrano, dalla professione che esercitano, dall'andamento del bilancio comunale rispetto alla media regionale e da altri parametri. Le nuove norme sono state definite dal Ministero dell'Interno in accordo con il Tesoro e sono contenute nel Decreto 4 Aprile 2000 n°119 in applicazione della famosa legge Bassanini, la n°265 del 3 agosto 1999 che ha fissato le nuove regole in materia di autonomia e di ordinamento degli enti locali.Il dato preponderante rimane comunque il numero di cittadini del comune in cui i sindaci svolgono la loro funzione, così come riportato dalla tabella.

    GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
    (13/05/2000)
    Indennità di funzione mensile dei sindaci
    Comuni fino
    a 1000 abitanti guadagnano 1.290 €
    Comuni da 1.001 a 3.000 abitanti 1.450 €
    Comuni da 3.001 a 5.000 abitanti 2.170 €
    Comuni da 5.001 a 10.000 abitanti 2.790 €
    Comuni da 10.001 a 30.000 abitanti 3.100 €
    Comuni da 30.001 a 50.000 abitanti 3.460 €
    Comuni da 50.001 a 100.000 abitanti 4.130 €
    Comuni da 100.001 a 250.000 abitanti 5.010 €
    Comuni da 250.001 a 500.000 abitanti 5.780 €
    Comuni oltre 500.001 abitanti 7.800 €

    Come dicevamo, oltre al numero degli abitanti, anche la professione esercitata dal primo cittadino influenza la sua "busta paga". Se il sindaco è un lavoratore dipendente o un pensionato l'importo riportato in tabella deve essere dimezzato, a meno che non richieda l'aspettativa per tutta la durata del mandato. I liberi professionisti al contrario percepiscono l'indennità piena, perchè ritenuti più penalizzati per effetto degli oneri fiscali e previdenziali impliciti nel reddito d'impresa.
    Altre variabili che incidono sulla quantificazione dell'indennità di carica sono:
    1) Se la percentuale di entrate proprie del bilancio comunale risultanti dall'ultimo rendiconto è superiore alla media regionale, calcolato per fasce di numero di abitanti, scatta una maggiorazione del 3 per cento.
    2) Se la spesa corrente pro capite dell'ultimo bilancio approvato è superiore alla media regionale, calcolata sempre per fasce di popolazione, scatta un incremento del 2 per cento sull'importo in tabella. E' prevista la facoltà di introdurre ulteriori incrementi fino al 15 per cento dell'importo fissato dalla legge previa assunzione di delibera motivata. Ma è possibile anche ridurre o addirittura rinunciare al compenso.

    Il Decreto 4 aprile 2000 n°119 fissa anche il compenso dei vic esindaci e degli assessori. Ai consiglieri comunali invece si attribuiscono i cosiddetti gettoni di presenza, una sorta di indennità di presenza in aula. Ai vicesindaci e agli assessori è corrisposto un compenso mensile pari a una percentuale dello stipendio del sindaco, sempre in base al numero di cittadini del comune. Anche il gettone di presenza dei consiglieri comunali varia a seconda del numero di abitanti del comune in cui sono stati eletti.

    INDENNITA' DEI VICESINDACI
    Ai vicesindaci di comuni con popolazione compresa tra mille e cinquemila abitanti ècorrisposta un'indennità mensile di funzione pari al 20 per cento di quella prevista per i sindaci. A quelli con popolazione superiore alle cinquemila unità e fino a 10.000 è corrisposto uno stipendio mensile pari al 50. Ai vicesindaci di cittadine con oltre 10mila abitanti l'indennità è pari al 55 per cento.

    INDENNITA' DEGLI ASSESSORI
    Agli assessori di comuni con popolazione superiore a mille e fino a cinquemila abitanti è corrisposta un'indennità mensile pari al 15 per cento di quella prevista per i sindaci. Agli assessori di comuni con popolazione superiore a cinquemila unità e fino a 50.000 è corrisposto un compenso pari al 45 per cento. Anche per i vicesindaci e gli assessori l'indennità è dimezzata se sono lavoratori dipendenti o pensionati.


    GETTONI DI PRESENZA PER I CONSIGLIERI COMUNALI
    In sintesi, nei comuni da 1.001 a 10.000 abitanti, 18.08 € a seduta; da 10.001 a 30.000 abitanti, 22.21 €; da 30.001 a 250.000 abitanti, 36.15 € per ciascuna presenza in aula.

    FONTE

    Serre in Versiliana, inno allo spreco di denaro pubblico

    venerdì 23 settembre 2011

    Rovi, erbacce, due wc chimici abbandonati in un angolo, una rete, di protezione, divelta e un cancello, con lucchetto, che fa da barriera ad un diffuso senso di degrado. Scenario di fondo delle serre posizionate all’interno del parco della Versiliana, fino a non molto tempo fa strumento sociale per reinserire persone in difficoltà e oggi monumento allo spreco di denaro pubblico oltre che occasione mancata. I fatti: il progetto serre prende il via sotto l’amministrazione Mallegni. L’idea è quella di recuperarle, visto lo stato di abbandono e di affidare il progetto lavorativo ad un gruppo di ex detenuti grazie alla collaborazione con il Pca. Serve però denaro, e non poco: l’ex sindaco Massimo Mallegni recupera, in bilancio, 60 mila euro che assegna al gruppo Sims garante dello stesso progetto. Un finanziamento importante con uno scopo ben preciso: dare una possibilità, di lavoro e non solo, a persone con problemi di dipendenza e dal passato complicato. L’idea era appunto quella di coltivare piante nelle serre per poi rivenderle al Comune e agli stessi privati. Progetto che vide fra l’altro l’assunzione di alcune persone con il supporto, fondamentale, di una psicologa. Una volta ripristinata l’intera area, negli anni diventata una sorta di mini-discarica a cielo aperto tanto che fu rinvenuto, durante la bonifica, un cavallo sotterrato, e recuperate le serre, il progetto partì. Cosa è successo da lì in poi non è dato sapere, visto che nonostante le premesse, vendita piante e reinserimento sociale, niente o quasi, si è concretizzato. Tanto che una volta finiti i soldi, comunali, il direttivo del Sims rinunciò definitivamente e le attrezzature a suo tempo acquistate, furono rivendute. Storia finita? A quanto pare no, visto che dopo il cambio di coloro amministrativo, dal centro-destra di Mallegni al centro-sinistra di Lombardi, una cooperativa del ramo, con sede a Pistoia presentò richiesta di affidamento delle serre in questione. Richiesta accolta con relativo esborso di contributo spese, sempre comunale, pari a 20 mila euro. Al di là della pulizia delle strade, affidate alla stessa cooperativa di Pistoia, niente pero, è stato fatto visto l’attuale astato di abbandono dello spazio. E quel progetto, significativo, di recupero e reinserimento sociale, si è perso fra i rovi e l’erbacce e lo spreco di denaro della comunità.

    http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2011/09/14/LV4PO_LV404.html

    SPRECHI DENARO PUBBLICO:LA PROVINCIA SPENDE 6000 EURO PER UN MARCHIO.LA DENUNCIA DEL CONSIGLIERE STIGLIANO

    antonio_stigliano_consigliere_provincialeIl consigliere provinciale in quota Pdl, Antonio Stigliano, interviene su due probabili casi di spreco di denaro pubblico da parte dell'Amministrazione Provinciale di Matera.
    "Nella seduta di Consiglio Provinciale del 31 agosto scorso sono state trattate quattro interrogazioni presentate dal sottoscritto. Due di esse riguardano autentici sprechi di denaro pubblico come ho tenuto a precisare nel corso delle repliche alle risposte fornitemi dagli assessori alla Formazione e all’Ambiente.Con la prima interrogazione concernente un concorso di idee bandito dal Consiglio di Amministrazione di Ageforma, ho inteso evidenziare lo spreco di € 6.000 per l’acquisizione di un nuovo marchio, certamente non strategico e ininfluente per il miglioramento della qualità dell’offerta formativa.
    Il comportamento del Consiglio di Amministrazione di Ageforma è senza dubbio grave e censurabile, a tal punto da comportare la revoca degli amministratori, perché non rispettoso delle prerogative del Consiglio Provinciale che mai ha deliberato in merito alla modifica del logo, né tantomeno l’adozione di fantomatiche azioni di rinnovamento dell’Agenzia medesima come impropriamente esternato dal Presidente di Ageforma e riportato dalla stampa. Sull’accaduto ho auspicato un’azione forte da parte del Presidente Stella.
    Ancora più grave è il contenuto della seconda interrogazione dove le risorse pubbliche sprecate ammontano a € 100.000, destinate alla pulizia delle acque superficiali marine della Costa Jonica. Ad onor del vero l’entità dello sperpero di denaro pubblico è di € 400.000, se si considera che la Regione Basilicata ha destinato € 100.000 anche alla Provincia di Potenza per la Costa di Maratea e che lo stesso pseudo servizio è stato svolto nella stagione estiva 2009. Si tratta di un trasferimento di parte delle risorse giacenti nelle casse dell’Azienda di Promozione Territoriale APT, che questa avrebbe dovuto destinare allo sviluppo del turismo scolastico, congressuale e per anziani, così svolgendo il ruolo di promozione per cui è stata istituita, e che invece su disposizione della Giunta Regionale sono state dirottate alla Provincia, unitamente al Capitolato Speciale d’Appalto perfettamente coincidente con quello della Provincia di Potenza.
    E’ anche il caso di precisare che le due province lucane sono le uniche in tutta Italia, bagnata dal mare per qualche migliaio di chilometri, ad eseguire tale incredibile servizio commissionato dalla Regione in ogni suo aspetto, relegando la Provincia a mera esecutrice. La vicenda ha poi dell’incredibile dal punto di vista amministrativo, in quanto prima ancora che il Dirigente del Settore Ambiente prendesse atto di tale trasferimento, lo stesso bandiva la gara d’appalto, aggiudicata a un’impresa del napoletano. Successivamente lo stesso dirigente individuava quattro dipendenti provinciali per l’esecuzione dei controlli sul servizio appaltato.
    Tutto ciò è avvenuto in assenza di una formale copertura finanziaria, in quanto la giunta provinciale ha adottato soltanto a posteriori in data 21 luglio u.s. la variazione d’urgenza al Bilancio di Previsione, destinando parte delle entrate, oltre che all’impresa aggiudicataria e al personale controllore, anche all’acquisto di strumentazioni informatiche, a materiale divulgativo e ad una associazione, di cui il sottoscritto ha chiesto dettagli senza ricevere spiegazione alcuna.

    Di tutto ciò il Consiglio Provinciale soltanto nella seduta del 31 agosto ha potuto prendere atto e ratificare con i soli voti della maggioranza. Poiché la variazione di bilancio contemplava altri interventi, responsabilmente il sottoscritto ha garantito comunque il numero legale, essendo presenti all’atto della votazione soltanto tredici consiglieri su venticinque.

    Nel merito ho evidenziato che sarebbe stato più credibile ed utile destinare il finanziamento regionale a servizi sicuramente più indispensabili, come per esempio la pulizia degli arenili di tutta la Costa Jonica o la sistemazione del lido di Metaponto che necessita di interventi urgenti per ridarle decoro e immagine."

    FONTE

    SPRECHI DENARO PUBBLICO:IL COMUNE DOTA ALTRI 20 VIGILI DI TELEFONINO.ALLA MODICA CIFRA DI 290 EURO A BIMESTRE PER CIASCUN CELLULARE..

    IL COMUNE DI MATERA HA STANZIATO FONDI PER DARE AI VIGILI IL TELEFONINO.IL COSTO?34.800 EURO ALL'ANNO PER 20 CONTRATTI DI TELEFONIA CON TELEFONO IN DOTAZIONE!
    Adriano Pedicini consigliere comunale PDL segnala “l’ulteriore sperpero di denaro pubblico da parte del Comune di Matera, un esempio che dimostra il fatto che l’amministrazione comunale non pensa all’interesse collettivo”. Pedicini sottolinea nella nota che se non ci sono risorse per provvedere alle piccole opere nella città al Comune non mancano i fondi per acquistare 20 contratti per telefonia mobile con apparecchi in noleggio. E sorgono alcuni dubbi. “Chi utilizzerà questi telefonini? Quelli attualmente in uso chi e come li utilizza? Sono i dubbi espressi dal consigliere Pedicini nell’interrogazione che al momento verte su di un solo telefonino la cui spesa media è di 290 € a bimestre….
    Di rigore economico nell’amministrazione comunale di Matera non si parla, tra le tante spese dissennate, piccole o grandi, che comunque danno un senso di quelli che sono gli indirizzi che certamente non vanno verso l’interesse pubblico, eccone un’altra: il comandante della Polizia Municipale si preoccupa delle comunicazioni con il personale, queste devono essere efficienti e continue, senza problemi. Così con denaro pubblico si fanno contratti telefonici per apparecchi che non si comprende bene da chi verranno utilizzati, perché i 20 telefonini che già paghiamo non bastano, anche se sino ad oggi non ho mai incontrato un Vigile con telefonino di servizio. Pensate che ogni vigile, tra non molto potrebbe avvalersi di due telefonini di servizio, una radio portatile e chi sa cos’altro, tanto da considerare la nostra Polizia Urbana tra le più collegate in assoluto, il tutto pagato con i soldi dei contribuenti. Nel momento in cui si cerca di limitare la spesa pubblica, contenere le spese della politica e razionalizzare le risorse c’è chi non bada a spese forse perché legge la classifica delle città più facoltose a rovescio. In realtà la nostra Polizia di telefoni cellulari già ne possiede a sufficienza, il Colonnello Pepe, con determina del 22 settembre 2010, ha fatto acquistare 20 telefonini Nokia, perché questi, “ritiene indispensabile ed urgente assicurare un efficace servizio di vigilanza esterna favorendo il più possibile condizioni di sicurezza; dotare il comando di polizia municipale di 20 telefonini”. Ritiene congruo fornirsi anche di un traffico prepagato di 20 € mensili di ricarica, quindi per ogni apparecchio preventiva una spesa di 240 € l’anno che, per 20 telefonini costituisce un importo pari a 4.800 € anno, a questa cifra viene addizionato il costo degli apparecchi per un totale di 5.980 €. Sin qui poco di strano se non l’effettivo bisogno dei telefonini, ma a distanza di meno di un anno si rende necessario noleggiare, non acquistare, altri 20 telefonini questa volta con un contratto in abbonamento della durata di anni 2, con eventuale proroga. La spesa come al solito a carico della comunità. Poco si comprende come tutto ciò sia utile, soprattutto perché di spese folli per le comunicazione vi sono anche i circa 50.000 euro spesi per la sola manutenzione delle apparecchiature radio, fisse e portatili, queste dovrebbero assicurare di per se le comunicazioni tra i nostri operatori della sicurezza, ma a quanto pare non bastano. Quindi nel fare due facili conti si giunge a conclusione che nel comando della nostra Municipale ci sono più di 40 telefonini che se dati in dotazione ai vigili che sono su strada capirete bene che abbondano alla grande. Sembrerebbe che al momento vi sia una sola utenza mobile, in uso al comando di Polizia Municipale con contratto telefonico, invece è certo che questa in media ci costa circa 290 € a bimestre. Ritengo vergognoso tale spreco di denaro pubblico, ed anche fuori luogo l’uso di benefit che non comportano alcuna utilità in termini di sicurezza per il cittadino, a questi privilegi si sono aggiunti altri 20 telefonini. Per questo chiedo al sindaco di rendicontare dettagliatamente da chi sono stati personalmente utilizzati i 20 telefonini acquistati lo scorso settembre, perché chi scrive ignora che la polizia municipale che giornalmente osserviamo in strada, sia dotata di telefono di servizio. Mi chiedo e credo che se lo chieda anche la gente di questa città: cosa si intende fare delle apparecchiature già acquistate? chi saranno i beneficiari dei 20 telefonini di servizio? quali in termini pratici il loro effettivo bisogno? chi utilizza attualmente il telefono mobile dal consumo medio di 290 € bimestrale? Domande semplici per riscontrare il corretto uso del denaro della comunità, saranno oggetto di una mia puntuale interrogazione.

    Adriano Pedicini consigliere comunale PDL

    FONTE

    ROMA, LE CASE FAMIGLIA AL COMUNE: "COSTI TROPPO ALTI, LE RETTE NON BASTANO

    martedì 30 agosto 2011


    Studio di "Casa al Plurale", che riunisce 54 strutture con 400 disabili: un'analisi dettagliati di costi e spese di una casa famiglia. Per ogni ospite con grave disabilità servono 286,64 euro ma la retta passata dal comune si ferma a 127,87 euro. Il 60% della spesa se ne va in assistenza, poi vitto, utenze, manutenzione, condominio. Il presidente Berliri: "Servono almeno altri tre milioni di euro l'anno"
    conti di bilancio
    ROMA - Le rette erogate dal comune di Roma per gli ospiti delle case famiglia per persone con disabilità sono meno della metà di quello che servirebbe per la sopravvivenza stessa delle 54 strutture dove vivono attualmente circa 400 disabili. A sostenerlo è l'associazione "Casa al plurale", che riunisce le case famiglia e che sta consegnando ai consiglieri comunali un dossier che racchiude tutti costi - dal vitto alle ore di presenza degli operatori, passando per la bolletta della luce, la benzina del pulmino e l'affitto e il condominio dell'abitazione - di una casa famiglia. L'iniziativa viene attuata in vista della prossima approvazione del bilancio del Comune e si inserisce nell'ambito della querelle che da tempo è in corso fra case famiglia e Campidoglio sulla necessità di adeguare le rette ai reali costi sostenuti.
    Nello studio - fa sapere l'associazione - si calcola, fino all'ultimo centesimo, quanto costa al giorno, pro capite, la vita in casa famiglia per sei disabili con media o alta disabilità e si mette in evidenza come le rette, erogate dal Comune per gli ospiti delle case famiglia, sono meno della metà di quello che servirebbe. "Abbiamo realizzato questo documento - afferma il presidente di "Casa al Plurale", Luigi Vittorio Berliri - al fine di offrire uno strumento completo, preciso, esaustivo, che chi ha il potere di decidere quanto e come stanziare potrà utilizzare".
    "Nel 1995, quando nacquero le prime case famiglia di Roma - spiega l'associazione - le rette giornaliere pro-capite furono stabilite in 160 mila lire (corrispondenti ad 82,63 euro) e in 210 mila lire per i più gravi (corrispondenti ad 108,46 euro): dopo ben 16 anni risultano rispettivamente di 97,41 euro e di 127,87 euro, essendo cresciute di appena il 17% circa". Tutto ciò mentre "l'avvento dell'euro per le case famiglia di Roma si è tradotto solo nel collettivo raddoppio delle spese".
    "Casa al plurale" ricorda che "le rette sono ferme a marzo 2007 quando c'è stato l'ultimo modestissimo aumento di circa 2,50 euro" e che "è stata anche disattesa la Delibera Comunale 137/2001, nella quale viene previsto l'adeguamento delle rette all'indice Istat". Ancora, "non si è minimamente tenuto conto degli aumenti contrattuali per i dipendenti delle Cooperative Sociali" (il costo del lavoro per gli operatori è stabilito dal Ministero del lavoro, salute e politiche sociali). L'associazione ricorda ancora che il Comune di Roma per le 54 case esistenti spende circa 13 milioni di euro all'anno, ma che ne servirebbero il doppio: una considerazione per l'appunto "facilmente riscontrabile nello studio sui costi effettivi delle case famiglia che l'associazione sta sottoponendo all'attenzione dei singoli consiglieri".
    "Siamo consapevoli - spiega Berliri - che non è possibile pervenire ad un adeguamento immediato delle attuali rette a quelle che emergono dai nostri approfondimenti, e abbiamo senz'altro apprezzato che, lo scorso dicembre, la giunta abbia riconosciuto agli enti gestori circa un milione di euro, tuttavia occorre tener presente che tale cifra ha rappresentato solo un po' di ossigeno". L'associazione si dice convinta che "la sopravvivenza delle case famiglia romane debba essere inserita tra le priorità inderogabili che la nostra città è chiamata ad affrontare" e in vista dell'approvazione del bilancio previsionale esprime l'auspicio che "ci sia una forte e condivisa volontà politica capace di far stanziare più risorse per questo specifico comparto, che avrebbe bisogno di uno stanziamento aggiuntivo annuo di almeno 3 milioni di euro, in modo che nell'arco di 3 o 4 anni si riesca a colmare l'attuale gap".

    Auto blu, le spese del Comune di Roma:226 vetture costano 17 milioni ogni anno


    di Davide Desario
    ROMA - L’auto blu? A Roma non si rifiuta a nessuno. In Campidoglio ce l’hanno davvero tutti: assessori, capo di Gabinetto e il suo staff, il capo del cerimoniale, presidente dell’Assemblea capitolina, i vicepresidenti, i due segretari d’Aula, tutti i capigruppo (dalla Destra a Sinistra e Libertà). Ma anche l’ufficio stampa del sindaco, il Segretario generale e i suoi vice, i direttori e i segretari dei Dipartimenti, i 19 presidenti di Municipio e i 19 direttori di Municipio. Una super flotta guidata da un esercito di dipendenti del Comune. A conti fatti tra noleggio, carburante e stipendi ogni anno costano 17 milioni di euro.
    Diciotto anni di delibere. Il regolamento che stabilisce a chi spetta e a chi no l’auto di servizio del Comune di Roma risale al 1993. E non lo ha emanato nemmeno un sindaco. La firma, infatti, è del commissario straordinario Aldo Camporota, una meteora che, dopo lo tsunami di Tangentopoli, ha guidato il Campidoglio per meno di un mese. Precisamente 27 giorni (dal 9 novembre al 6 dicembre del 1993). Eppure in quei 27 giorni è riuscito a stabilire a chi spettasse l’autoblu. Da allora, in questi 18 anni, ci sono stati altri tre sindaci e tutti e tre hanno allargato la cerchia dei fortunati.
    Prima Francesco Rutelli (ordinanza 864 del 23 ottobre 1996) che ha concesso l’auto e l’autista anche ai vicepresidenti del consiglio comunale. Non gli è stato da meno Walter Veltroni (ordinanza 240 del 17 ottobre 2003) che ha regalato l’auto (con autista ovviamente) addirittura ai due segretari del Consiglio comunale «ai fini dell’espletamento dei compiti istituzionali».
    E poi è arrivato Gianni Alemanno che a giugno del 2008 ha rinunciato alle berline di lusso ereditate da Veltroni (due Lancia Thesis full optional compresi vetri scuri e blindati e televisore) e viaggia solo con una Lancia Delta messagli a disposizione dal Viminale per la sua scorta. Un mese dopo, però, il Comune ha concesso l’auto di servizio (con autista) anche ai due vice capi di gabinetto che, poverini, erano quasi gli unici ad essere rimasti senza in tutto Palazzo Senatorio.

    Dalla berlina all’utilitaria. L’unica vera riduzione in questi anni è stata fatta lo scorso anno quando la Giunta Alemanno ha approvato una delibera per rinunciare alle lussuose Alfa Romeo 159 e alle Alfa 147 a benzina per passare all’affitto delle più discrete Fiat Grande Punto 1,3 diesel. La delibera, inoltre, ha portato anche alla riduzione del parco auto che da 339 é diventato di 226 con una riduzione di spesa totale di 4 milioni di euro.
    «Siamo la prima amministrazione, a livello nazionale, che abolisce definitivamente le auto di rappresentanza - disse Gianni Alemanno - I nostri assessori, i nostri dirigenti andranno con auto normali, di servizio, senza alcuno status particolare». E, aveva promesso, che la rivoluzione avrebbe riguardato anche tutte le aziende della Holding Campidoglio.

    La situazione attuale. Oggi, escludendo il capitolo a parte della polizia municipale di Roma Capitale, il parco auto del Comune conta 226 auto a noleggio. Di queste 117 sono per funzioni operative (la maggior parte consegnano la posta interna e il protocollo) e 109 sono di rappresentanza. Per affittare questa flotta il Comune ha stanziato nell’ultimo bilancio 5 milioni di euro. E per farle camminare ha previsto di spendere 3,5 milioni di euro di carburante e lubrificanti e anche 5.000 euro per il lavaggio degli autoveicoli. Ma non solo: per guidarle il Comune impegna molti dei suoi dipendenti, 226 per l’esattezza. E per pagarli sborsa mediamente 8milioni e 225mila euro l’anno ai quali si deve aggiungere almeno un altro milione di euro di retribuzione straordinaria (gli autisti guarda caso sono quelli che lavorano più di tutti gli altri oltre l’orario normale). Insomma un totale di 17 milioni di euro l’anno. Mica pochi.

     
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